MANUEL SCORZA
RULLI DI TAMBURO PER RANCAS.
EDITORIAL PLANETA BARCELLONA 1970
BY MANUEL SCORZA
TRADUZIONE DI ENRICO CICOGNA
TITOLO ORIGINALE:
REDOBLE POR RANCAS
GIANGIACOMO FELTRINELLI EDITORE
PRIMA EDIZIONE ITALIANA 1972
**********Questo libro  la cronaca esasperatamente vera di una
lotta solitaria: la lotta condotta nelle Ande Centrali fra il 1950 e il
1962 dagli uomini di alcuni villaggi ravvisabili soltanto nelle mappe
militari dei distaccamenti che li rasero al suolo. I protagonisti, i
delitti, i tradimenti e la grandezza hanno quasi mantenuto in queste
pagine i loro veri nomi. Dopo la pubblicazione di questo libro Hctor
Chacn, il Nittalope,  stato liberato dopo aver trascorso undici anni
nel carcere di Sepa nella selva amazzonica. I presidi della Guardia
Civile braccano ancora il poncho variopinto di Agapito Robles. In un
livido pomeriggio ho cercato invano a Yanacocha la tomba del Nifio
Remigio. Sul conto di Fermin Espinoza sapr fornire maggiori ragguagli
la pallottola che lo fece crollare sopra un ponte del Huallaga. Il
Colonnello Marruecos ha ottenuto le stellette di Generale. La Cerro de
Pasco Corporation," per i cui interessi vennero inaugurati tre nuovi
cimiteri, ha raggiunto nel suo ultimo bilancio un utile di cinque
milioni di dollari. L'autore si considera un testimone, pi che un
romanziere. Le fotografie, che verranno pubblicate in un libro a parte,
e le registrazioni al magnetofono che documentano queste atrocit
dimostrano che gli eccessi di questo libro sono pallide descrizioni
della realt. Certi fatti e la loro ubicazione cronologica, certi nomi,
sono stati eccezionalmente modificati per proteggere i giusti dalla
giustizia. Manuel Scorza nato a Lima nel 1928, ha partecipato
attivamente alle lotte sociali del suo paese. Autore di quattro libri di
poesie, si  dedicato al romanzo "perch i fatti superavano la poesia."
Attualmente vive a Parigi, dove  lettore di spagnolo alla Scuola
Normale Superiore di Saint Cloud.********** Tout sera oubli et rien ne
sera rpar.
MILAN KUNDERA.

Per Cecilia, sempre.

MANUEL SCORZA.
RULLI DI TAMBURO PER RANXAS

CAPITOLO 1.
QUELLO CHE ACCADDE DIECI ANNI PRIMA CHE IL
COLONNELLO MARQUECOS FONDASSE IL SECONDO CIMITERO DI CHINCHE. PRIMA
BALLATA. Nel quale il sagace lettore sentir parlare di una certa
celeberrima moneta. Dalla stessa cantonata della piazza di Yanahuanca da
dove, con l'andare del tempo, sarebbe emersa la Guardia d'Assalto per
fondare il secondo cimitero di Chinche, in un umido settembre il
tramonto esal un vestito nero. Il vestito, a sei bottoni, ostentava un
panciotto solcato dalla catenella d'oro di un Longines autentico. Come
tutti i tramonti degli ultimi trent'anni, il vestito scese in piazza per
dare inizio ai sessanta minuti della sua imperturbabile passeggiata.
Verso le sette di quel freddoloso crepuscolo, il vestito nero si ferm,
consult il Longines e s'infil in un casone a tre piani. Mentre il
piede sinistro esitava a mezz'aria e quello destro pigiava il secondo
dei tre scalini che uniscono la piazza al limitare, una moneta di bronzo
scivol fuori dalla tasca sinistra dei calzoni, rotol tintinnando e si
ferm sul primo scalino. Don Hern de los Ros, l'Alcalde, che stava
aspettando da un po' di sprofondarsi rispettosamente in una scappellata,
grid: Don Paco, le  caduto un sol! Il vestito nero non si volse.
L'Alcalde di Yanahuanca, i negozianti e la ragazzaglia si fecero sotto.
Infocata dagli ultimi guizzi d'oro del crepuscolo, la moneta
fiammeggiava. L'Alcalde, infoscato da una severit che non faceva parte
del calar della sera, inchiod lo sguardo sulla moneta e sollev
l'indice: "Che nessuno la tocchi!" La notizia si propal
vertiginosamente. Tutte le case della provincia di Yanahuanca
rabbrividirono alla nuova che il dottor don Francisco Montenegro,
Giudice di Prima Istanza, aveva smarrito un sol. Gli zelatori dello
schiamazzo, gli innamorati e gli ubriachi tralasciarono le prime tenebre
per andare a contemplarla.  il sol del dottore!" sussurravano in preda
all'eccitazione. Il giorno dopo, gi di buon mattino, i negozianti della
piazza la logorarono con occhiate timorose.  il sol del dottore!" si
esaltavano. Gravemente edotti dal Direttore della Scuola: Non sia mai
che un'imprudenza conduca le vostre famiglie in carcere," gli scolari la
contemplarono a mezzogiorno: la moneta prendeva il sole sulle stesse
foglie sbiadite di eucalipto. Verso le quattro, un ragazzetto di otto
anni ebbe il coraggio di gramarla con un legnetto: a quella frontiera si
arrest l'audacia della provincia. Nessuno la tocc pi durante i dodici
mesi che seguirono. Placata l'agitazione delle prime settimane, la
provincia si abitu a convivere con la moneta. I negozianti della
piazza, responsabili in prima linea, sorvegliavano i curiosi con
occhiate tentacolari. Precauzione inutile: anche l'ultimo pidocchioso
della provincia sapeva che impossessarsi di quella moneta, teoricamente
pari a cinque biscotti o a una manciata di pesche duracine, e essere
sbattuto in prigione, sarebbe stato soltanto un inizio. Il paese prese
l'abitudine di uscire a passeggio per andare a guardarla. Gli innamorati
si davano appuntamento attorno ai suoi fulgori. L'unica persona ignara
dell'esistenza nella piazza di Yanahuanca di una moneta destinata a
saggiare l'onest dell'elevata provincia era il dottor Montenegro. Tutti
i crepuscoli eseguiva venti giri esatti. Tutte le sere ripercorreva i
duecentocinquantasei passi che costituiscono il perimetro del polveroso
quadrilatero. Alle quattro la piazza ribolle, alle cinque  ancora
considerata un luogo pubblico, ma alle sei  un deserto. Non c' alcuna
legge che vieta di passeggiare a quell'ora, ma sia perch i passanti
sono colti da stanchezza, sia perch i loro stomachi reclamano la cena,
alle sei la piazza si spopola. Il mezzobusto di un uomo intozzato,
panciuto, con occhi piccoli e smarriti in una faccia verdognola, emerge
alle cinque dal terrazzino di un casone a tre piani con le finestre
sempre velate da una spessa nebbia di tendine. Per sessanta minuti, quel
gentiluomo quasi sprovvisto di labbra contempla, assolutamente immobile,
il tracollo del sole. Quali circoscrizioni percorre la sua fantasia?
Enumera le sue propriet? Riconta le sue greggi? Prepara pesanti
condanne? Indaga sui suoi nemici? Chi lo sa? Cinquantanove minuti dopo
aver iniziato quell'abboccamento solare, il Magistrato autorizza il suo
occhio destro a consultare il Longines, scende la scala, attraversa il
portone blu e infila gravemente la piazza sgombra. Perfino i cani sanno
che dalle sei alle sette l non si abbaia. Novantasette giorni dopo il
crepuscolo in cui rotol la moneta del dottore, l'osteria di don
Glicerio Cisneros vomit un grappolo di ubriachi. Mal consigliato da
un'acquavite viperina Encarnacin Lpez si era proposto di impadronirsi
di quel mitologico sol. Barcollarono verso la piazza. Erano le dieci di
notte. Biascicando oscenit, Encarnacin illumin il sol con la sua
torcia a pile. Gli alticci seguivano affascinati le sue mosse.
Encarnacin raccolse la moneta, la scald nel palmo della mano, se la
mise in tasca e sfum sotto la luna. Una volta smaltita la sbornia,
Encarnacin venne reso partecipe il giorno dopo, attraverso le labbra di
gesso di sua moglie, della sua inaudita temerariet. Tra porte che si
serravano a precipizio incespic fino alla piazza, livido come il cero
da cinquanta centavos che sua moglie accendeva davanti al Signore dei
Miracoli. Solo quando scopr che lui stesso, sonnambulo, aveva deposto
la moneta sul primo scalino, ricuper il colore. L'inverno, le piogge
grevi, la primavera, l'autunno sbrindellato e di nuovo la stagione dei
geli circonvallarono la moneta. E si dette il caso che una provincia la
cui professione incontenibile consisteva nell'abigeato si smaltasse di
un'onest imprevista. Tutti sapevano che nella piazza di Yanahuanca
esisteva una moneta identica a qualsiasi altra circolante, un sol che
sul dritto mostrava l'albero della china, il lama e il corno
dell'abbondanza dello scudo della Repubblica e sul rovescio esibiva la
cauzione morale della Banca della Riserva del Per. Ma nessuno osava
toccarla. Il repentino rifiorire delle buone abitudini infiamm
l'orgoglio dei vecchi. Tutte le sere gli anziani sondavano i bambini di
ritorno da scuola. E la moneta del dottore?
 ancora al suo posto!
Nessuno l'ha toccata.
Tre mulattieri di Pillao sono rimasti a guardarla per un bel po'. Gli
anziani sollevavano l'indice, con un misto di severit e di orgoglio:
Cos dev'essere; la gente onesta non ha bisogno di chiavistelli! A
piedi o a cavallo, la fama della moneta percorse casali sparsi a dieci
leghe di distanza. Temendo che una imprudenza provocasse nei villaggi
delle calamit pi deprecabili del malocchio, i tenenti-governatori
avvertirono, di casa in casa, che nella Piazza d'Armi di Yanahuanca
stava invecchiando una moneta intoccabile. Non sia mai che qualche morto
di fame scenda alla provincia a comprare fiammiferi e "scopra" il sol!
La festa di Santa Rosa, l'anniversario della Battaglia di Ayacucho, il
Giorno dei Defunti, il santo Natale, la Messa del Gallo, il Giorno degli
Innocenti, l'Anno Nuovo, l'Epifania, i Carnevali, il Mercoled delle
Ceneri, la Settimana Santa e, di nuovo, l'anniversario dell'Indipendenza
Nazionale, sorvolarono la moneta. Nessuno la tocc. Non appena
arrivavano i forestieri, la ragazzaglia li assordava: Attenzione,
signori, alla moneta del dottore! I forestieri sorridevano con un fare
burlone, ma la faccia tempestosa dei negozianti li raffreddava. Un
commesso viaggiatore, insuperbito dalla rappresentanza di una ditta
all'ingrosso di Huancayo (sia detto di passaggio: a Yanahuanca non
riusc mai piU a farsi passare una commissione), domand con un
sorrisetto: Come sta di salute la moneta? Consagracin Mejorada gli
rispose: Se lei non abita qui, sar meglio che non apra la bocca.
Io abito dappertutto, rispose il briccone, venendo avanti.
Consagracin, che nel nome recava il destino, gli sbarr la strada coi
suoi due metri. Provi un po' a toccarla, romb. L'uomo dal sorrisetto
si congel. Consagracin, che in fondo era una pecora, si ritir
confuso. Sulla cantonata l'Alcalde lo compliment: Cos bisogna essere:
tutto d'un pezzo! Quella stessa sera, in tutti i focolari, si seppe che
Consagracin, la cui unica prodezza conosciuta era quella di bersi tutta
una bottiglia di acquavite d'un sol fiato, aveva salvato il paese. Su
quell'angolo di strada incontr la dea bendata. Perch non appena giorno
i negozianti della Piazza d'Armi, orgogliosi che un yanahuancano avesse
detto il fatto suo a un balordo huancaino, lo contrattarono per
scaricare merci a cento soles mensili. La vigilia della festa di Santa
Rosa, patrona della Polizia, scopritrice di arcani, quasi alla stessa
ora in cui un anno prima l'aveva smarrita, gli occhi di topo del dottor
Montenegro sorpresero una moneta. Il vestito nero si ferm davanti al
celeberrimo scalino. Un mormorio fece fremere la piazza. Il vestito nero
raccolse il sol e si allontan. Lieto della sua fortuna, quella sera
rivel al circolo: Signori, ho trovato un sol in piazza! La provincia
sospir.

CAPITOLO 2.
SULLA UNIVERSALE FUGA DEGLI ANIMALI
DELLA PAMPA DI JUNN.

Il vecchio Fortunato rabbrivid: il cielo aveva lo
stesso color corvo del mattino della universale fuga degli animali.
Attraverso quel cielo, in un'alba stravolta erano fuggiti i volatili.
Qualcuno doveva averli avvisati. Sparvieri, falchetti, cingallegre,
tordi, passeri, colibr, si frammischiarono in un unico panico;
dimenticando animosit, i falchetti volavano in coppia coi passeri.
L'azzurro s'infest di ali terrorizzate. Abdn Medrano scopr le civette
spruzzolate sui tetti. Illanguiditi dal palpebrare dei gufi, i rancheni
avvistarono inconcepibili squadroni di pipistrelli, in fuga, pure loro,
verso le terre libere. Una spessezza di ali abiette storm sui tetti del
paese. Nessuno se ne rammentava. Chi poteva rammentarsi di un esodo
simile? Qualcuno doveva averglielo comunicato. Gli animali della notte
disertavano le penombre e si precipitavano, piagati dalla luce, verso le
gole di La Oroya. Rancas si prostr biascicando orazioni. Con la faccia
graffiata, ginocchioni, con le braccia spalancate, don Teodoro Santiago
deprecava: "Castigo di Dio, castigo di Dio!" Nel nucleo di una terzana
di denti, si doleva col cielo: "Castigo di Dio, castigo di Dio! Uomini e
donne si abbracciavano; ancorati alle sottane delle loro madri, i
bambini singhiozzavano. E come se avessero atteso solo l'emigrazione
degli uccelli notturni, ondularono macchie di anatre selvatiche,
moltitudini di uccelli sconosciuti. L'umanit s'inginocchiava,
supplicava, gemeva. A chi? Dio volgeva le sue spalle sdegnose. Il cielo
scricchiolava sul punto di sfondarsi. Un tuono da cani squarci
l'oriente della pampa: pastori macilenti fuggivano dai villaggi, con la
lingua fuori. I cavalli rabbrividivano di nausea: quadrupedi allevati
fin dalla greppia, disconoscevano la voce dei padroni, zampavano,
scalciavano, verdi di sudore. Al pari dei furetti e delle lucertole,
cercavano dove andare. E non si era ancora stemperata la trepidit degli
zoccoli quando una valanga di sorci flagell il villaggio. Porcellini
d'India che si rammentavano solo d el paradiso dei focolari si
lanciarono gemebondi e ciechi sotto la gragnuola degli zoccoli. E gli
stessi cani, frammescolando i loro nomi, guaivano sordamente tra pecore
agonizzanti con le teste torte verso la paura. Rancas era un singhiozzo.
A mezzogiorno fu la volta dei pesci. Qualcuno doveva averli avvisati.
Fiumi e fiumicelli nereggiarono. Le trote abbandonavano le acque limpide
delle altitudini, scendevano, affogandosi, lungo i corsi avvelenati
dagli scoli del rilavaggio. Saltavano sulle acque torbide. Qualcuno
doveva avergli annunciato la chiusura delle acque. Fortunato trottava
sull'interminabile pampa di Junn. Sul suo viso bluastreggiava un colore
che non era spossatezza. Erano ormai due ore che continuava ad avanzare
con la bocca aperta. I piedi incrostati di polvere riducevano il trotto,
camminavano e si volgevano verso la strada. Da un momento all'altro,
forse adesso, la nebbia avrebbe partorito i pesanti camion, le facce di
cuoio che avrebbero calcato Rancas. Chi sarebbe arrivato primo? Il
convoglio che contornava la lentissima curva, o Fortunato, che sudava
sulla petraia? Inghirlandata da migliaia di animali moribondi, Rancas
stava forse beccheggiando di sopore. Sarebbe giunto in tempo? E anche se
fosse riuscito ad avvertire, come si sarebbero difesi? Con randelli? Con
fionde? Gli altri avrebbero avvisato giusto prima di sparare. Trottava
con la bocca aperta, inghiottendosi il cielo dove gli avvoltoi si erano
dati convegno. Brutti presentimenti galoppavano alle sue spalle.
Indovin confusamente la pampa. Ogni roccia, ogni pozza, ogni macchia,
monotone, identiche per gli estranei, erano indimenticabili per lui.
Correva, correva, correva. In quella steppa maledetta dai forestieri,
odiata dagli autisti, su quell'altipiano dove consolavano solo due o tre
ore di sole, lui, Fortunato, aveva aperto gli occhi e imparato a
camminare, a lavorare, a stupire, a conquistare e ad amare. Sarebbe
anche morto? Il suo sguardo abbracci il continente di pecore morte,
dozzine, centinaia, migliaia di scheletri scarniti dagli avvoltoi. Si
ramment i nomi dei suoi animali: Cotone, Piumetta, Fior del Campo, Fico
d'India, Bandierina, Negro, Civetta, Trifoglio, Pigrone, Birbone e
Fortunato, tutti confusi nel fetore della maledizione. Piuma, piumina,
piumetta. Si arrese sul pascolo ispido. I camion non erano ancora
apparsi. I suoi occhi si ferirono contro la cappa di ferro di un cielo
refrattario all'invocazione. Chi supplicare? Padre Chasn respingeva i
cento soles richiesti normalmente per impetrare il Divino. Rifiutava la
rispettosa insistenza del Personero Rivera. Non voleva ingannarli. Padre
Chasn guardava il Crocifisso con la testa piegata. Correva, correva,
correva. Il Personero Rivera, Abdn Medrano e Fortunato scesero a
Huariaca per supplicare il curatino di interrompere la sua novena.
Supplicarono e supplicarono. Il sacerdote venne nella decrepita chiesa
zeppa di peccatori. Rancas sognava ancora che l'acqua benedetta avrebbe
potuto salvarla. Chi sarebbe arrivato primo? Guillermo, il Macellaio, o
Fortunato, il Lento? Qualcuno doveva aver comunicato agli animali che il
Recinto serrava il mondo. Gli uomini lo sapevano gi. Erano settimane
che il Recinto era nato nelle stoppaie di Rancas. Correva, timoroso di
essere raggiunto da quel verme che sugli umani aveva un vantaggio: non
mangiava, n dormiva, n si stancava. I rancheni, gli yanacochani, i
villapasquesi, gli yarusyaani, avevano saputo, prima dei gufi o delle
trote, che il cielo si sarebbe sfondato. Ma non potevano fuggire. Il
Recinto sbarrava le strade. Potevano solo pregare nelle piazze,
atterriti. Ormai era tardi. Anche se il reticolato non avesse impedito
il passaggio, dove sarebbero fuggiti? Gli abitanti delle terre basse
potevano scendere nelle selve o risalire la cordigliera. Ma loro
vivevano sulla tettoia del mondo. Al di sopra dei loro cappelli pendeva
un cielo arcigno alla supplica. Ormai non c'era scampo, n perdono, n
ritorno.

CAPITOLO 3. SU UN CONCILIABOLO DI CUI AVREBBERO VOLUTO ESSERE INFORMATE
A TEMPO DEBITO LE SIGNORE GUARDIE CIBILI.

Ormai ci sono tutti, disse
l'Abigeo. Quanti ne sono venuti? Chacn, il Nittalope, domandava tanto
per domandare: i suoi occhi, in grado di scoprire l'orma di una
lucertolina nella notte, distinguevano tra i massi di Quencash le facce
in attesa sulle rocce, sul pascolo, sotto l'incerata della notte. Sette
maschi e nove femmine, Hctor.
Noi donne siamo pi maschie, si vant Sulpicia dal centro della
corolla della sua cenciosa sottana. Avete pensato a mettere qualcuno di
guardia? ammon il Ladro di Cavalli. Di' un po' che cosa pensi di
fare, Hctor, disse un uomo sfregiato. Avete da bere? Il Ladro di
Cavalli lev il tutolo di granturco dall'imboccatura della bottiglia e
gliela porse. Hctor Chacn, il Nittalope, scrut la fila di volti tesi
e butt fuori il fumo della sigaretta. Erano dieci anni che sognava di
quelle sigarette, di quelle voci, di quei livori. In questa provincia,
non si avvertiva quasi il suo risentimento, c' qualcuno che ci tiene
proprio sotto i piedi. Io ho visto i malfattori supplicare nelle
prigioni Gesucristo Incoronato: gli assassini e i mammasanta
s'inginocchiavano e pregavano piangendo l'orazione del giusto Giudice. E
allora il signor Gesucristo si rabbonisce e li perdona; ma su questa
terra c' un giudice che non si rabbonisce n con parole n con
orazioni.  pi potente di Dio.
Gesummaria! si segn Sulpicia. Fintanto che vive, nessuno alzer la
testa dallo sterco. Le nostre terre le reclamiamo a vuoto. Il Personero
presenta reclami per niente. Le autorit non sono altro che i ruffiani
dei ricchi.
I Personeros, disse il Ladro di Cavalli, vanno d'accordo col Giudice.
Bustillos e Valle si danno il cambio: uno fa il Personero un anno
intanto che l'altro si riposa, l'anno dopo, cambiano: il Personero lo fa
l'altro.
La loro forza  andare d'accordo, disse Sulpicia. E chi li pu
fermare?
Quando io sono entrato in prigione, continu Chacn, le terre della
nostra comunit erano il doppio. In cinque anni Huarautambo e il Giudice
se le sono ingoiate.
Il Personero ha presentato un reclamo, avvis Abigeo. Il tredici ci
sar una comparizione
Vedrete, rise Chacn. Il dottor Montenegro si pulir il culo coi
nostri reclami. Per gli oppositori, quell'uomo ha due carceri: uno nella
sua fazenda di Huarautambo e l'altro nella provincia
Per noi non c' soluzione, si rammaric l'Abigeo. Che rimedio
proponi, Hctor?
La comparizione sar per il tredici dicembre. Quel giorno, io lo
ammazzer. Strillarono le civette. Il giorno che quell'uomo morir,
tremol l'Abigeo dopo un silenzio invecchiato, la polizia ammazzer e
brucer tutta Yanacocha.
Dipende.
Dipende da che cosa? Non lasciarci in sospeso.
Bisognerebbe aggirare l'ostacolo.
E cio?
Si potrebbe fingere una rissa; se muoiono due o tre dei nostri, la
giustizia potrebbe anche pensare che si  trattato di una lite.
Se quell'uomo muore, s'irrigid Sulpicia, nessuno dir: 'Yanacocha 
mia.'" L'Abigeo si gratt la testa. Cosa ne sar degli assassini?
Staranno in prigione per cinque anni.
Sapendo approfittare, disse Chacn, l'uomo che  stato in prigione ne
esce pi uomo. Io so di molti che in prigione hanno imparato a leggere e
a scrivere.
Io ho imparato in prigione, disse modestamente il Ladro di Cavalli.
Sulpicia pens a suo marito, morto nella prigione di Yanahuanca, si alz
e baci rabbiosamente la mano di Hctor Chacn. Benedetta sia la tua
mano, Hctor! Io sono pronta a restare in prigione dieci anni, purch
non prendano te.
Chi dovrebbe morire? domand il Ladro di Cavalli succiandosi i molari.
Solo gli occhi del Nittalope, in grado di distinguere la fulva presenza
dei furetti nelle stoppie, si accorsero delle mandibole serrate
dell'Abigeo. Il Nino Remigio," disse l'Abigeo, ormai non ha pi
scampo. Sta sempre peggio. Non passa giorno che non stramazzi a terra
con la bava alla bocca. Coi miei occhi l'ho visto piangere quando
resuscita dai suoi attacchi! Si butta sul prato e strappa l'erba.
'Perch vivo? Perch esisto? Perch mai il Divino non mi prende con
lui?' Fa proprio cos!
Che cosa ne dite?
Sarebbe bene che riposasse in pace, quel poverino.
Se muore, disse il Ladro di Cavalli, gli offriremo una buona
funerazione.
Gli compreremo una bella cassa, rincalz l'Abigeo, e tutti gli anni,
il giorno dei Morti, gli porteremo i fiori.
Al voto. Nel buio, il Nittalope guard tutte le braccia alzate. Chi
saranno gli altri? domand l'uomo sfregiato. L'Abigeo sput verde.
Isalas Roque tradisce il villaggio. Montenegro viene a sapere da lui
perfino quello che noi pensiamo. Lui gli riporta le novit e tutto
quello che noi si dice. Propongo che muoia.
Roque si vanta di essere figlioccio del Giudice.  giusto che muoia col
suo padrino, disse Sulpicia. Voi cosa ne pensate? Il Ladro di Cavalli
riusc finalmente a togliersi dai denti il filamento di coca. Al voto,
disse il Nittalope. Tutti alzarono la mano. Ce n' un altro che deve
morire, disse il Ladro di Cavalli.  Toms Sacramento. Prende nota
delle persone che mormorano contro Montenegro. Per colpa di quell'uomo.
molta gente sta soffrendo pena.
Cosa ne pensi, Hctor?
Una volta i contadini del Giudice hanno arato un seminato della
comunit. Per ordine del Personero, io sono andato a lamentarmi al Posto
di Guardia. Il sergente mi ha detto: 'Mandami i cavalli e preparami una
bella pachamanca. Domani verr su a ispezionare.' Cos feci, ma commisi
la bestialit di incaricare Sacramento di portargli i cavalli. Io so che
Sacramento ha parlato col Dottore e che Montenegro gli ha detto: 'Tu fa'
lo gnorri.' E Sacramento ha portato i cavalli a pascolare. Non mi ha
dato retta. E cos, quando il Personero  sceso per informarsi, il
sergente lo ha messo in prigione.
Siamo nelle sue mani. Ci consegner al Giudice quando gli sembrer
meglio.
Bisogna farla finita con l'erba mala. Tutti alzarono la mano. Prima
dobbiamo scacciarli dalla comunit, disse l'Abigeo. L'uomo che non
coopera non ha diritto di esistere. Che muoiano come cani senza
padrone!
No! disse Chacn. Se li scacciamo, la giustizia sospetter.
E chi ammazzer il Giudice? La notte s'incup come l'umore di una
zitella. Mi offro io. Di fronte o di spalle, come meglio vi pare. E se
ce n' bisogno, posso incaricarmi di ammazzare anche gli altri.
Non sei l'unico maschio di questa provincia, si risent l'Abigeo. Il
Giudice lo finiremo a sassate, si ripromise Sulpicia. No, disse
Chacn, sarebbe un delitto troppo pesante.
E quanti soldi ci vorrebbero per gli avvocati?
Di soldi, in fondo, non ce n' bisogno.
E le nostre famiglie?
La comunit aiuter le famiglie.
La comunit, assent l'Abigeo, lavorer le terre degli accusati e
mander viveri agli arrestati.
Gli arrestati se la caveranno da soli: intrecceranno ceste,
fabbricheranno pettini.
Io sono pronto, pronunci gravemente l'Abigeo. Un anno di prigione,
disse Chacn,  uno sbuffo di fumo; cinque anni sono cinque sbuffi di
fumo.

CAPITOLO 4.
DOVE LO SFACCENDATO LETTORE PERCORRER L'INSIGNIFICANTE
VILLAGGIO DI RANCAS.

A Rancas non si apprezzano i forestieri. Non fanno
in tempo ad arrivare che un codazzo di monelli gli grida "Forestieri,
forestieri!" Porte diffidenti si socchiudono. Il cencioso corriere della
ragazzaglia avverte le autorit. Inevitabilmente, i viaggiatori
s'imbatteranno nella Piazza d'Armi in un delegato della Personeria. In
altri tempi nessuno li guardava. Prima  prima, dice Remigio, poi 
poi. Le riluttanze non si spiegano. Chi diamine andrebbe a visitare
Rancas? Il sergente Cabrera, che in altra epoca ha servito come guardia,
dice che Rancas  il culo del mondo." Rancas non ha duecento case.
Sulla Piazza d'Armi, un quadrato di terra spruzzata di icchu, (erba
degli altipiani delle Ande) si annoiano i due unici edifici pubblici: il
Municipio e la Scuola Pubblica. A cento metri, non lontano dalle
colline, auree nei favolosi crepuscoli, pende una chiesa, dove
sfolgorano solo le feste grandi. In altri tempi Padre Chasn veniva a
visitare Rancas. I rancheni mettevano insieme cento soles per le messe.
Il curatino Chasn  molto apprezzato in questi villaggi. Si sbornia con
quelli della comunit e dorme tra le gambe di qualche parrocchiana. Al
tempo dello spavento, Padre Chasn celebrava messa tutte le domeniche.
Rancas dimostr la sua devozione. Durante la Grande Paura, il
confessionale formicolava di peccatori. Oggi il curatino non riuscirebbe
nemmeno a procurarsi l'acqua benedetta.  vero, la maggior parte delle
acque scendono avvelenate dagli scoli del rilavaggio. A Rancas non
accadde mai nulla. Cento anni fa, pi di cento anni fa, in un mattino
fangoso la nebbia sput degli squadroni spossati. Era un esercito in
ritirata, ma una truppa orgogliosa perch, per attraversare un
miserevole villaggio dove era in attesa solo un benvenuto di cani
scheletriti, gli ufficiali ordinarono ai cavalleggeri polverosi di
allinearsi. La truppa si ferm per dar da bere ai cavalli, sfiancati da
una marcia di dieci ore. Tre giorni dopo, in un mattino lavato in una
luce rabbiosa, un altro esercito occup Rancas. Soldati sudici si
accamparono, comprarono patate e formaggio dai pastori sbigottiti:
seimila uomini si accalcarono nella piazza. Un generale caracoll sul
suo cavallo e scagli qualche parola sotto il sole. I soldati risposero
con un boato e sfilarono verso la pampa enorme. Non tornarono mai pi.
Tutti gli anni, nell'anniversario della Repubblica del Per, dall'armi
fondata in quella pampa, gli allievi del Collegio Daniel A. Carrin
organizzano escursioni. Sono giorni attesi dai bottegai. Stormi di
studenti insudiciano il villaggio, orinano nella piazza ed esauriscono
le provviste di biscotti, di gassosa e di Kola Ambina. Nel pomeriggio, i
professori recitano per loro ammaestramento il proclama inciso in
lettere di bronzo sulla parete verdognola del Municipio: l'arringa che
il Libertador Bolvar pronunci, in quella stessa piazza, poco prima
della battaglia di Junn, il 2 agosto 1824. Covate di giovinetti pallidi
e mal vestiti ascoltano il proclama, annoiati, e poi se ne vanno. Rancas
si accovaccia nella sua solitudine fino al prossimo anno. A Rancas non
accadde mai nulla. Cio non accadde mai nulla finch arriv un treno.

CAPITOLO 5.
DELLE VISITE CHE DALLE MANI DEL DOTTOR MONTENEGRO RICEVEVANO CERTE
GUANCE.

Colui che offende il dottor Montenegro con una parola maliziosa,
con un sorriso sconveniente o con un gesto di dispetto, pu stare
tranquillo: verr schiaffeggiato pubblicamente. Durante i trent'anni in
cui il dottore ha favorito dei suoi lumi il Tribunale, la sua mano ha
reso visita a molte guance sfacciate. Non schiaffeggi l'Ispettore
Scolastico? Non schiaffeggi quasi tutti i Direttori della Scuola? Non
schiaffeggi il sergente Cabrera? Non schiaffeggi il Capo della Cassa
di Depositi e Prestiti? Tutti vennero oltraggiati e tutti gli chiesero
scusa. Perch il dottor Montenegro si risente con la persona che lo
costringe a castigarla. Dal momento in cui le sue mani designano
qualcuno, l'eletto dalle sue dita pu tentare tutte le scappellate: per
il dottore  invisibile. Pi che il castigo intimo preferisce il perdono.
Per meritarlo c' bisogno dell'intercessione di amici o parenti. I
castigati organizzano feste; solo nel bollore delle acquaviti, il
vestito nero acconsente a perdonare. Il castigo e il perdono sono
pubblici. La provincia viene a sapere che le mani del dottore si
struggono per una faccia. Questo  tutto: nessuno sa quando l'insolente
ricever l'assordante carezza. All'uscita dalla messa? Nel circolo? In
piazza? In mezzo alla strada? Sulla porta di casa? Il designato dalle
mani del vestito nero si macera nell'impazienza. Un certo giorno i
notabili giocavano a poker nel Circolo Sociale. Scozzava il Direttore
della Scuola. Distribuiva la seconda mano quando il diavolo soffia per
bocca del Sottoprefetto: Don Paco, disse don Arqumedes Valerio (primo
errore: al dottore piace essere onorato pubblicamente col titolo che gli
spetta), uno dei suoi contadini  venuto a lamentarsi nel mio ufficio.
Il Direttore si congel sulle carte. I giocatori si nascosero dietro i
loro full. Il Sottoprefetto morsicchi un sorriso. Troppo tardi. Il
dottore si alz, scost educatamente una sedia e le sue mani visitarono
le gote della prima Autorit della Provincia. La pappagorgia del
Sottoprefetto oscill in un terremoto di gelatina. I giocatori atterriti
si astrassero in un'immaginaria scala reale. Il Sottoprefetto, da quel
volpone che era, si finse ubriaco. La birra mi fa male, balbett; si
lisci i capelli e usc barcollando. Alle undici della mattina dopo, il
cisposo Sottoprefetto valut la propria enormit, si lav accuratamente
le mani, i gomiti e perfino il collo, indoss il vestito blu da
cerimonia, si avvinghi un cravattone a righe e and a scusarsi. Il
Giudice non lo ricevette. Il dottore non si sente bene, biascicarono i
servi, tenendo gli occhi bassi. Il Sottoprefetto chiese il permesso di
aspettare. Alle cinque del pomeriggio, senza avere la temerit di
volgersi verso il balcone dove l'offeso convalesceva al riverbero
solare, l'offuscato funzionario si accomiat. Torn il giorno dopo. Il
dottore ha sempre mal di fegato, lo inform la signora Pepita, con una
voce che non consentiva incertezze alla responsabilit di Valerio per
l'indisposizione del magistrato. L'angoscia devast la faccia molliccia
del Sottoprefetto. Torn il terzo giorno: il dottore sta sempre male."
Ingobbito dal fardello della propria colpa, il Sottoprefetto attravers
trenta volte la piazza; trenta volte torn sui suoi passi con le spalle
prone. La citt assisteva sbigottita al suo infortunio. Privata dei suoi
funzionari essenziali, Yanahuanca si paralizz. Tutte le pratiche
amministrative soffrirono di reumatismo. Nella Sottoprefettura
l'ulcerato funzionario avvampava, alla minima provocazione, in collere
di tigre. Indotti dalla sua disgrazia, tre infelici presentarono un
reclamo insignificante: uscirono ammanettati. La Prima Autorit politica
s'inclin all'esplosione di rabbie sconosciute. Lo stesso Santiago
Pasin non osava sottoporgli gli incartamenti. Solo in un'occasione ebbe
l'audacia d'insistere con una cartelletta obesa di telegrammi dalla
Prefettura:  urgente, signore! sorrise. Me ne fotto dell'urgenza e
della madre dell'urgenza! tuon la Prima Autorit e lacer
l'incartamento, fece a pezzi il calendario dove geishe inopportune
sorridevano, scagli un calamaio contro il ritratto del signor
Presidente della Repubblica e fece uscire a calci lo scribacchino.
Soccorso, mi ammazzano, soccorso! grid Pasin spaventato. Lo
schiamazzo risvegli le guardie civili, ma la cosa non andava presa
sottogamba; le guardie fissarono il turbolento Sottoprefetto e fecero
schioccare regolamentarmente i talloni, intanto che si portavano le
cinque dita ai chep bisunti. Nessuno os tornare nella Sottoprefettura.
In mancanza di permesso, la kermesse della scuola venne rimandata. Per
non fare uno sgarbo al Sottoprefetto, reso incapace di tollerare il
clamore di una banda, si sospesero le feste. Il Sottoprefetto si
abbiosci. Un giorno attravers la piazza con la barba lunga e i calzoni
slacciati, stato che non si confaceva alla sua condizione di
rappresentante del signor Presidente della Repubblica. Quella mattina
avvenne il miracolo: il dottor Montenegro lo ricevette. Quando don
Arqumedes Valerio ud dalle labbra stesse della signora Pepita che il
dottore chiedeva "perch mai non veniva avanti," a momenti venne meno.
Penetr in lacrime. Il dottore lo aspettava con la testa inclinata e le
braccia aperte. L'emozionato don Arqumedes, che neanche un minuto prima
aveva condannato a trenta giorni di gattabuia due colpevoli della
ragliata di un asino, si abbatt sul petto dell'amico che con un
sorriso, mezzo piet, mezzo disillusione, proclamava, buon cristiano, il
perdono delle offese. Don Paco, piagnucol il Sottoprefetto, mi scusi
se nella mia ubriachezza l'ho offeso.
Tra amici non c' offesa, disse il vestito nero. Amici come sempre,
Valerio, e lo abbracci. Erano le sei di sera: il Sottoprefetto chiese
il permesso di mandare a prendere un ponce. Il vestito nero accett.
Alle nove don Arquimedes preg il dottore di far da padrino al suo
matrimonio. Tre mesi prima il fratello di dona Enriqueta de los Ros era
precipitato in un burrone sulla strada per Chinche lasciando una
fattoria sull'orlo del precipizio. La tentazione di trasformarsi in
gamonall e il desiderio di far colpo con un irraggiungibile padrinato,
lo incoraggiarono ad attraversare lo spesso rubicone dei quarantott'anni
della fidanzata. Non so se sto abusando, dottore, toss timidamente,
vorrei che lei mi facesse da padrino. Incapace di albergare
risentimento, il dottore fece portare una bottiglia di champagne La
Fourie. Quando, grazie alla velocit delle lingue che  superiore alla
vorticosit della luce, la provincia seppe che il Sottoprefetto non solo
era stato perdonato -quel pomeriggio scort il dottore nella sua
passeggiata-, ma che il Giudice, inoltre, accettava niente meno che di
far da padrino al suo matrimonio, gli invidiosi non poterono uscire in
strada: erano verdi; ma si morsero la lingua: nessuno voleva mancare
agli sponsali. Insuperbito dal favore di una amicizia turbata da una
nuvoletta che i maligni avevano confuso con la notte, ma che, in realt,
era il preannuncio di un radioso mezzogiorno, il Sottoprefetto fece
preparare la festa pi sfarzosa mai celebrata nella provincia. Un mese
prima, la Guardia Civile ricevette istruzioni precise: la bench minima
infrazione ai regolamenti di transito, il bench minimo rumore,
sarebbero stati inflessibilmente castigati. Don Hern de los Rios,
l'Alcalde, ammon cos severamente i messi comunali, che un grammo di
meno nel peso o un attraversamento di muli contro mano cominciarono a
tradursi in gravosissime multe in denaro o in natura: i maiali, le
capre, le galline, i porcellini d'India soffocavano negli angusti
recinti della Caserma della Benemerita Guardia Civile. Otto giorni prima
che il padre Lovatn benedicesse la cerimonia, il sergente Cabrera
chiese il permesso di sospendere la battuta: non si sapeva pi dove
stivare gli animali. Non c'era pi spazio nemmeno nelle cantine del
Sottoprefetto, zeppe di squisitezze importate da Lima: rossi Tacama,
bianchi Ocucaje, champagne Poblete, tonni, panettoni, biscotti, frutta
candita. La prima domenica di settembre, padre Lovatn benedisse i
maturi sposi (la coppia totalizzava quasi cent'anni). Una folla si sgol
quando lo sposo usc dalla chiesa tenendo sotto braccio il suo verecondo
mezzo secolo. In conformit al testo degli inviti fatti stampare a Cerro
de Pasco in inchiostro rosso su cartoncino azzurro, e al seguito del
padrino, gli invitati penetrarono nei saloni, in altri termini, nella
sala da pranzo del Sottoprefetto. Quasi stramazzano le tavole,
rinforzate dai carcerati con assi di legno, gemevano sotto una montagna
di maiali, di porcellini, di galline e di capretti. Se il Sottoprefetto,
senza dubbio posseduto dal demonio della vanit, si fosse accorto
dell'espressione del suo padrino, forse avrebbe misurato il proprio
errore, ma gli dei accecano chi vogliono perdere. Intiepidito dalle
adulazioni, pi traditrici del bicchiere, il Sottoprefetto Valerio perse
la testa. Non si avvide che il dottor Montenegro non si degnava di
assaggiare nemmeno un brindello delle carni cos pomposamente esposte.
Verso le sei del pomeriggio, il Sottoprefetto alz il calice e pronunci
il brindisi fatale: Salute, padrino, mi sono concesso il piacere di
offrirle la migliore festa della provincia! Il vestito nero s'imbianc.
Cosa intendeva dire l'untuoso ubriacone? Le feste offerte dal magistrato
erano forse inferiori? La sua casa non traboccava di manicaretti
infinitamente migliori di quelle ladronerie arrostite? Esisteva nella
provincia un essere umano in grado di proporre festeggiamenti migliori?
Era forse quel tronfio avvinazzato? E se quell'assurdit poteva essere
concepita, c'era bisogno di proclamarla il giorno in cui si riunivano
tutti, ma proprio tutti i notabili di Yanahuanca? Il volto del dottore
s'impolver di cenere; il suo calice s'infranse sul nitido pavimento di
cemento. Si aggiust il borsalino. Coloro che stavano intrattenendolo
impallidirono. Il Sottoprefetto era una statua con un calice in mano. La
sposa appassita congettur l'abisso che ingoiava l'uomo da sei ore suo
signore e sposo e avanz verso il dottore, con le braccia aperte. Il
Giudice Montenegro la scost delicatamente; super due sedie, un Alcalde
e due maestri, ricuper lentamente la memoria; la mano sinistra gli
sostenne il cuore mentre la destra spiccava il volo. Tre volte lo
schiaffeggi.

CAPITOLO 6.
SULL'ORA E SUL LUOGO DOVE FU PARTORITO IL RECINTO.

Quando nacque? Un luned o un marted? Fortunato non assistette alla sua
nascita. E nemmeno il Personero Rivera, n le autorit, n gli uomini
trattenuti nei pascoli videro arrivare il treno. I ragazzi trovarono,
all'uscita da scuola, due vagoni addormentati nella stazione. Gli
anziani li scoprirono verso sera. Un piccolo convoglio, solo una
locomotiva e due vagoni. Era da parecchio tempo che le autorit
supplicavano la Compagnia di far fermare il treno, anche solo per
cortesia, a Rancas. Richieste inutili. I convogli di Goyllarizquizga,
vanitosi del loro minerale, attraversavano il villaggio senza
concedergli uno sguardo. Finalmente, ora, un treno si fermava. Se
l'avessero avvertita, la Personeria avrebbe organizzato un benvenuto.
Noleggiare trombe e tamburi non  cosa d'altro mondo. Maschere da
diavolo, bardature di festa per i cavalli avanzano, nella pampa; per
disgrazia, i rancheni pasturavano quando il treno cominci a vomitare
sconosciuti. I vicini di Ondores, di Junin, di Huayllay, di Villa de
Pasco, si conoscono tutti. Ma quegli ingiacchettati di cuoio nero,
nessuno li aveva mai visti. Scaricarono balle di filo di ferro. Finirono
all'una, mangiarono e cominciarono a scavare buche. Ogni dieci metri
piantavano un palo. Fu cos che nacque il Recinto. I rancheni tornano
dai loro poderi alle cinque.  il momento migliore per concludere affari
di bestiame o per propalare battesimi e matrimoni. Come tutti i giorni,
anche quel crepuscolo fecero ritorno dai loro pascoli. Trovarono
l'Huiska recintato! L'Huiska  un colle pelato che non nasconde
minerale, n polla d'acqua, n tollera il prato pi stento. Perch
recintarlo? Col suo collare di filo di ferro l'Huiska sembrava una vacca
ficcata in un chiuso. Morivano dal ridere. Chi saranno quei matti che
cintano l'Huiska?
Saranno geologi. Saranno operai del telegrafo.
Quale telegrafo?
Fintanto che non se la prendono con noi, cosa ci importa? disse il
Personero Alfonso Rivera. Quella notte, il Recinto dorm sul colle
Huiska. I pastori uscirono, il giorno dopo, soffocando risolini sotto il
bavero. Quando tornarono, il Recinto aveva gi serpeggiato per sette
chilometri. Nel suo chiuso non soltanto ruminava l'Huiska: muggiva anche
il colle Huancacala, un'immensa mandibola nera disseminata, per volont
di Dio, di immagini benedette: la Madre Dolorosa, il Divino Crocifisso e
i dodici apostoli di pietra. I fili di ferro adombravano i santi. I
rancheni sono di poche parole. Non dissero nulla, ma fu come se un colpo
d'ala maltrattasse il loro viso. In piazza, si scontrarono con un'altra
notizia: le squadre non appartenevano al Governo. Abdn Medrano era
andato a Cerro, quel pomeriggio, per caso, e si era imbattuto nel Capo
dell'Ufficio dei Telegrafi. Il Capo, un uomo inacidito, si esasper.
Che stupidaggini mettono in giro? Quegli ingiacchettati non lavorano
per il Telegrafo. Io li conosco bene gli operai delle Opere Pubbliche.
Quelli non sono del Governo. Mai sentito parlare di loro. A che cosa
serve l'Huiska? Cosa vale quel mucchio di rocce? torn a sghignazzare
il Personero Rivera. Finch non se la prendono con noi, cosa importa?
Chi vuole impadronirsi delle rocce, col suo pane se le mangi.
Quel Recinto  opera del diavolo. Ve ne accorgerete. Qui c  qualcuno
che ha a che fare col Berlicche. Don Teodoro Santiago alzava e
abbassava senza sosta le sopracciglia. Si misero a ridere. Don Santiago
profetizza sempre disgrazie. Annunci che il campanile sarebbe crollato
Ma non  crollato. Predisse che sarebbe scoppiata la peste. Ma non 
scoppiata. Don Santiago  un uomo di lutti. Perch discutere? Non
avremmo dovuto ridere. Invece di ungerci la bocca con parole stupide,
avremmo dovuto assalire il Recinto, ammazzarlo e schiacciarlo sul
nascere. Qualche settimana dopo, quando la Grande Paura strinse le
mandibole, don Alfonso riconobbe che ci eravamo addormentati. Don
Santiago aveva ragione, ma ormai il Recinto infettava tutto il
dipartimento. Fortunato si ferm e stramazz sull'erba. Il suo cuore
saltava come un rospo. Sollev mezzo corpo e scrut la curva brumosa: in
qualsiasi momento, forse proprio mentre stava ansimando, sarebbero
apparsi i camion, ma i suoi occhi non distinsero alcun riflesso,
acciambellata come un gatto, la strada per Rancas dormicchiava.

CAPITOLO 7.
DELLA QUANTIT DI MUNIZIONE RICHIESTA PER
STECCHIRE UN CRISTIANO.

Un inverno prematuro sciaguatt per le strade.
Le orme si smarrivano nel fango. Dicembre tuonava lungo le cordigliere.
Rintanata nelle capanne, la gente guardava dimoiare il mondo. Un
mercoled piovoso, una Guardia Civile emerse dalla strada di Yanahuanca.
La guardia Paz infil il muso rincagnato nella casa del Personero
Agapito Robles. La gente si assiep. Rimasero un po' delusi: la guardia
non recava ordini di cattura. Il Sottoprefetto Valerio confermava che la
comparizione tra la fazenda Huarautambo e la Comunit di Yanacocha Si
sarebbe celebrata il tredici dicembre. La guardia Paz ringrazi per il
bicchierino di acquavite e si estinse nella nebbia.  molto strano,
disse Melecio de la Vega, molto strano che l'autorit ci usi tanti
riguardi.
Non essere sospettoso, disse il Personero. Il dottore sar stufo di
tante notifiche. Forse vorr sistemarle. Si gratt il polpaccio e rise.
Forse non ci sar bisogno di violenza.
Bisogna preparare il ricevimento, disse il Ladro. Un bel
ricevimento, consigli l'Abigeo. Che non ci succeda come a quelli di
Chinche. Il Ladro di Cavalli sghignazz. Le autorit Si segnarono.
Erano mesi che quelli di Chinche, scorticati dagli sconfinamenti della
fazenda, avevano sollecitato una comparizione. Affranti da metri e metri
di suppliche, le autorit deliberarono il viaggio dell'Ispettore
Galarza. Chinche, ancora novellina in fatto di tortuosit giudiziarie,
si scombui. Il Personero Amador Cayetano mand a noleggiare trombe e
tamburi nel raggio di cinque leghe e ordin l'erezione di un arco di
trionfo. Scese di persona in provincia per comprare una camicia nuova e
per far preparare un discorso dallo scribacchino Lorenzana. Il celebre
Linguadoro compose infatti un ditirambo degno del Prefetto. La vigilia,
Cayetano part per Tambopampa coi migliori cavalli della comunit.
Tambopampa  una schizzata di capanne buttata l all'inizio della strada
per Chinche. Cayetano pens a tutto meno che all'inverno. Tra Cerro e
Tambopampa si sprecano, normalmente, cinque ore; ma le piogge si erano
accanite contro le strade. L'arrivo dell'Ispettore, previsto per le
undici del mattino, avvenne in realt alle otto di sera. Impregnato di
fango e di stanchezza, col viso inacidito, scese dal camion imbiancato
dalla tempesta. Come sta Vostra Eccellenza? domand Cayetano.
L'Ispettore percorse con lo sguardo le capanne sferzate dalla grandine.
I cavalli di Vostra Eccellenza sono pronti.
Cazzo, vuoi farmi crepare? grid l'Ispettore. Non ti sei accorto che
non si vede pi in l della punta del naso?  impossibile partire.
Fermiamoci qui. Fammi portare qualcosa da mangiare e poi voglio
riposare. Cayetano sbigott. Non c' niente da mangiare?
A Chinche abbiamo preparato una pachamanca, Eccellenza.
Smettila di sfottermi col titolo di Eccellenza.
Va bene, Eccellenza. Ci misero un'ora ad accendere un fuoco. In una
delle capanne, Cayetano rinvenne un barattolo di estratto di caff.
L'Ispettore aspettava pi morto che vivo, senza niente nello stomaco
dalle sette della mattina; finalmente Cayetano venne avanti con una
brocca. Galarza soffi e sorb il caff bollente; si trasfigur e
sgargagli una smorfia di ribrezzo. Che intruglio  mai questo?
 caff, Eccellenza.
Mostrami il caff! Gli portarono il barattolo fangoso. L'ispettore lo
stapp e scost il naso, disgustato. Da dove cazzo avete tirato fuori
questo caff?
 puro estratto, comprato a Huancayo, Eccellenza. Quando l'hai
comprato, bestia?
Un anno fa, Eccellenza. L'Ispettore alz le braccia al cielo. Dio
mio, quando progrediranno questi selvaggi? Quando si civilizzeranno? Per
lo meno, mi darete da mangiare. Gli portarono una pelle di montone.
L'Ispettore Galarza precipit in un sonno disperato. Le autorit di
Chinche uscirono fuori a recriminarsi. Il rabbioso Ispettore avrebbe
sentenziato contro! Sull'anarchia dei cazzotti s'impose l'autorit del
Personero.  andata cos, disse Cayetano. Offriamogli almeno una
buona colazione. Era un santo proposito. La tempesta murava le strade;
andarono a spidocchiare le capanne. Non trovarono nemmeno una briciola
di pane. A mezzanotte decisero di battere la zona. La tempesta non si
placava. Fermn Espinoza, un ex sergente, colono espulso da Chinche che
viveva rifugiato in una grotta, trov una gallina. La sequestr. Stava
quasi albeggiando. Sai fare da mangiare, tu? domand Cayetano. Nelle
caserme s'impara a fare un po' di tutto.
Prepara un buon stufato. Quando la fame dest l'Ispettore, un sole
glorioso rimetteva tutti i debiti e uno stufato fumigava su una cassa di
legno decentemente coperta da una pagina giallastra de El Comercio. La
colazione, signor Ispettore, annunci Cayetano. L'Ispettore Galarza
stim l'immensit dello sforzo e sorrise. Si gett quasi sullo stufato,
ma non aveva ancora finito d'inghiottire la prima cucchiaiata quando la
faccia gli si risollev. Cos' questa mostruosit?
Gallina, Eccellenza, lo inform Cayetano. L'ho spennata con le mie
mani.
Questa  merda, si strozz l'Ispettore. Cayetano annus lo stufato e
si contorse dalle risa: era proprio merda. Di. un po'? Espinoza. Hai
chiuso la pentola?
Quale pentola?
Grandissimo figlio di puttana, rugg Cayetano. Non sai che quando si
cuoce con lo sterco bisogna chiudere la pentola per non far prendere al
mangiare l'odore della merda? La tragedia dei chinchesi fece
raccapricciare gli yanacochani. Bisogna prepararsi, s'inquiet Agapito
Robles, timoroso. Sarebbe bene contrattare una banda di musicanti,
consigli l'Abigeo. Costerebbe trecento soles.
Li vale. Il dodici dicembre, in mattinata, il Personero e sessanta
cavalieri scesero a Yanahuanca. La Piazza d'Armi non rammentava una
cavalcata simile. Lo stupore sottrasse le guardie alla siesta. Il
sergente Cabrera si aggiust la cartuccera e percorse la piazza con
l'intracciglio aggrottato. Non os altro. Hctor Chacn, il Ladro di
Cavalli e l'Abigeo entrarono nella piazza preceduti da un ronzio di
vespe. Gli uomini aspettarono, fumando, chiacchierando o bevendo. La
nebbia autorizz un rapido crepuscolo. Alle sette di sera due fari
titillarono sulle alte curve di Chipipata. Arrivano, grid il
Personero. Trenta minuti dopo un camion spruzzato di fango entr nella
piazza. La banda scandalizzava con le prime note della Marcha de
Banderas. L'Ispettore si tolse il cappello. Le autorit di Yanacocha,
disse il Personero, dignitoso, le danno il benvenuto, illustrissimo
Ispettore. L'Abigeo e il Ladro di Cavalli si diedero da fare coi
bagagli. La banda e il clamore accompagnarono l'Ispettore fino all'Hotel
Mundial. L'Ispettore avanz, nauseato dall'altitudine e dagli applausi.
Sono molto stanco, disse avvicinandosi alla porta. Non da quella
parte, signor Ispettore, disse il Personero. Come?
Bisogna salire dal patio, lo inform l'Abigeo. L'Hotel Mundial era uno
degli edifici beneficiati dai talenti di Simen lo Sbadato, unico
rappresentante dell'architettura nella provincia. Simen non si
ricordava mai n delle offese n dei progetti di costruzione. Gli
sfuggiva sempre di mente una porta, una finestra, un corridoio. Grazie
al suo genio, molti yanahuancani dormivano in sala e mangiavano in
granaio. Nell'Hotel Mundial gli sfugg la scala. Tra la demolizione
dell'edificio e l'adozione di una scala a pioli, i proprietari scelsero
l'ultima soluzione, che presentava un vantaggio: scartava gli ubriachi
dalla clientela. Vado a riposare, si rassegn l'Ispettore. A che ora
desidera i cavalli?
Alle nove. Il Personero Agapito Robles s'inchin. Esplose, di nuovo,
la Marcha de Banderas. L'Ispettore si arrampic tra salve d'ovazioni.
Domani, tutti in piazza! grid il Personero. Vi chiameranno le
scampanate, aggiunse Felicio de la Vega. I cavalieri si dispersero nel
buio. Il trotto dei cavalli si assottigli. Un'ora dopo sguazzavano nel
fango di Yanacocha. Ci vedremo domani, sbadigli il Personero.
Fermati, ordin Chacn. Cosa c'?

Il Nittalope soppes un sacchetto. Cos'?
Quarantacinque colpi. Il Personero si ritrasse sulla sella. Hctor,
scaracchi, ho fatto un brutto sogno. Il Nittalope osservava un ragno
che risaliva il tetto di una capanna. Ho sognato che la pampa
formicolava di guardie. Il Nittalope fece schioccare le articolazioni
delle dita. Hctor, magari il dottore cede.
Il Giudice ceder il giorno che voleranno i maiali.
Noi autorit, toss il Personero, non siamo d'accordo su quella
morte. Tu non puoi compromettere il villaggio, Hctor.
Hai sognato anche quello? Il Personero si umili. Nessuno pu
procedere senza autorizzazione. Il revolver arse nella mano del
Nittalope. Per che cosa mi sono preparato?
Cosa hai perso a prepararti?
Va bene, grid il Nittalope, e diede di sprone al suo balzano. Il
cavallo part sparato. Hctor, Hctor! Il Nittalope stava gi
galoppando lungo la pampa enorme. Solo all'alba s'impietosI del cavallo
e torn indietro. Tigre usc a strofinarsi contro le sue gambe, agitando
la coda. Per di qui, pap, per di qui, lo guid la voce di suo figlio.
'Crede che sono sbronzo,' pens Chacn. Dalla porta si affacci la testa
di un bambino sporco di sonno. Accendi una candela, Fidel. Il bambino
gli baci la mano e accese il resto di un moccolo. La luce vacillante
spruzz le pareti senza sbiancarle. Nella stanza erano ammucchiati
sacchi di patate, finimenti, selle, some e casse; ritmicamente, sua
figlia russava. All'improvviso una stanchezza antica lo strinse alle
gambe. Si slacci il cinturone e pos il revolver e il sacchetto sulla
tavola. I proiettili si sparpagliarono. Gli occhi di Fidel lampeggiarono
sull'arma. 'Domani morir,' pens il Nittalope. la Guardia Civile mi
criveller, mi legheranno per i piedi a un cavallo e mi trascineranno in
giro. Nessuno riconoscer la mia faccia. N mia moglie, n Juana, n
Fidel, n Hipolito mi riconosceranno. Ammazzer Montenegro, disse il
Nittalope. Domani far fuori quel prepotente. Se vogliamo avere
pascoli, la dobbiamo fare finita. Il bambino accarezz il revolver come
il dorso di un gatto. Tante pallottole ci vogliono per ammazzare un
uomo, pap?
Ne basta una sola.
Le guardie ti lasceranno vivo?
Ho molti colpi.
Ti spareranno?
Non ce la fanno a mirare un cervo, figurati se riusciranno a mirare me.
Metti via quella roba, Fidel.  tardi, va' a dormire. Gli occhi del
bambino arsero. Falli fuori tutti i proprietari, pap. Io ti aiuter.
Nessuno deve sospettare, e cos domani porter io le armi sotto il mio
poncho. Chacn si abbandon a un sonno senza pensieri. Lo ridestarono
le voci di Fidel e di Juana. Fa' in fretta, sorellina, gridava il
bambino in cucina, oggi  il gran giorno. Compra pane e formaggio.
Tu pulisciti il naso e sta' zitto.
Non sai che cosa faremo oggi? e sollev il revolver. Oggi ammazzeremo
Montenegro.
Santissima Rosa di Lima! Metti gi quella roba!
No, sorellina, le donne non toccano le armi. E questa non  uno
scherzo. Taci e prepara una buona colazione per Hctor. Disteso sulla
pelle di montone, il Nittalope contava i rintocchi. Si alz e si vest:
usc nel patio e si bagn la testa sgombra di rancore. Sulla tavola
coperta da un'incerata equamente costellata di scortecciature e di
ghirlande di fiori e frutta improbabili, erano in attesa una brocca di
latte di capra, due pani e un piccolo cacio. Fidel si avvicin e baci
la mano al padre. Pigrone, lo rimprover Chacn, ti sei appena
alzato!
Sono in piedi dalle quattro, protest il bambino. Ti ho preparato la
colazione. Hctor, bevi con calma il tuo latte. Io vado al chiuso del
paese a prepararti un buon cavallo. Usc con una fune in mano. Il
Nittalope, sereno, mastic il pane inzuppato nel latte. Juana si
avvicin piagnucolando. ~ vero che ammazzerai Montenegro, pap?
Chi te lo ha detto?
Fidel ha una pistola e una cintura piena di pallottole.
Per dare agli animali la loro pastura,  necessario che io commetta
quel delitto, disse Chacn dolcemente. La nostra situazione si
aggraver, pap. La polizia ci dar addosso' Le lacrime solcavano gli
occhi piccini. Succeda quello che deve succedere, io ammazzer
Montenegro, pens, e in quel baleno perdon i sentenziati. N il Nino
Remigio, n Roque, n Sacramento sarebbero morti. Uno solo era il
colpevole. 'Ammazzer la sua faccia, ammazzer il suo corpo, ammazzer
le sue mani, ammazzer la sua ombra, ammazzer la sua voce.' Sulla
soglia si allung un ragazzone dalle spalle poderose. Cosa succede,
figlio? Rigoberto si tolse il cappello e gli baci la mano. C' fin
troppa gente in piazza. Molto baccano.
Oggi c' comparizione.
La gente dice che oggi ammazzerai Montenegro. Per la strada corrono
voci.
Cosa?
Non dovevi dirlo a nessuno, Hctor.
Pochi eravamo, Rigoberto.
Pochi? Tutti sanno che hai tenuto raduno a Quencash. Il paese ha pelle
d'oca, pap.
Lascia che muovano la lingua.
Hai intenzione di agire, pap?
In ogni modo la far finita. Rigoberto cercava di mandare a mente, con
disperazione, la faccia di suo padre.

CAPITOLO 8.
DEI MISTERIOSI OPERAI E DELLE LORO ANCOR PI MISTERIOSE OCCUPAZIONI.

Don Alfonso, io non ti accuso. Se ti abbiamo eletto Personero di
Rancas,  stato per la tua esperienza in fatto di pecore. Tu sai come
curarle. A te basta un'occhiata e ti accorgi subito di un'imbarazzo di
stomaco o di una verminazione. Rancas accarezzava grandi progetti:
mettere in piedi una stazione di monta con animali scelti, per
migliorare la razza. Junn lo aveva fatto. Perch non Rancas? Si sapeva
che il senatore, in vista della rielezione, avrebbe concesso tutte le
facilit ai paesi che dimostrassero di essere in grado di allevare
animali di razza. Ecco cosa voleva Rancas: un'occasione. Con un po' di
sforzo, tra qualche carnevale avremmo ripartito pecore incrociate coi
montoni dell'Ufficio Agropecuario. Noi ti abbiamo eletto per farti
dirigere la stazione di monta, don Alfonso. Io non ti accuso. Se fosse
stato per me, io non avrei mai permesso che prendessero a sassate la tua
casa. La buona fede io me la posso spiegare. Tu eri convinto che le
squadre imprigionavano il colle tanto per provare il filo di ferro. Che
altro si poteva immaginare? Chi poteva sospettare? Io non ti accuso, don
Alfonso. Per la verit, solo don Teodoro Santiago ha malignato il vero
disegno, ma come si pu credere a un uomo che ha le labbra sempre
macchiate di disgrazie che non si avverano mai?  vero che una volta
chiuso il colle Huiska il Recinto si  gettato sulle falde del colle
Huancacala. Ma anche a questo punto io mi posso spiegare la tua calma,
don Alfonso. Ai piedi del Huancacala ci s'imbatte nella corrente del
Yuracancha, che nessuno ha mai potuto guadare. Capisco che tu ti sarai
detto: 'La corrente del Yuracancha  troppo forte. Il recinto si fermer
l. E infatti lo hai anche detto, ed erano le nove della mattina. Alle
dieci sei andato nel Municipio da Simn Bolivar per presentare un
reclamo. Era per una faccenda buffa, per una cosa che forse non
bisognerebbe menzionare in questi momenti gravi. Nel Registro Civile di
Rancas, uno dei tuoi figli figurava come femminuccia. Tu hai fatto
reclamo. L'amanuense si  ostinato a volere delle prove. E tu sei stato
costretto a chiedere permesso e a far uscire tuo figlio da scuola. Quel
poveretto di tuo figlio ha dovuto mettersi a fare pip per convincere il
Registro che non si trattava di Josefa bens di Jos del Carmen. Quando
sei tornato erano le undici e sei rimasto l a bocca aperta: il Recinto
aveva saltato il Yuracancha.
In quel crepuscolo, in quell'ipocrita crepuscolo, le parole non si
contano. Per la prima volta, il Recinto sbarr il ritorno dei mandriani.
Per entrare a Rancas le greggi dovettero allungare la strada di una
buona lega. Rancas cominci a mormorare. A cosa aspirava il Recinto? Che
disegno nascondeva? Chi ordinava quella separazione? Chi era il padrone
di quel filo di ferro? Da dove veniva? Un'ombra che non era il tramonto
incup le facce tribolate. La pampa appartiene ai viandanti. Nella pampa
non si sono mai visti recinti. Quella sera, continuarono a parlare fino
a seccarsi la gola. Tu non dicevi nulla. Tu, don Alfonso, avevi gi
maturato il tuo piano: chiedere una spiegazione alle squadre. E cos fu:
ti sei alzato di buon'ora e ti sei messo il vestito nero. Per
raggiungere la testa del Recinto ti sei dovuto percorrere quindici
chilometri. Cappello in mano, ti sei fatto avanti. Uomini armati di
fucile ti hanno fermato.
Non si passa.
Mi permetto informare, signori, che io sono il Personero Legittimo di
Rancas. Con chi ho il piacere?
Non si passa.
Mi permetto informare, signori, che loro si trovano su terre della
comunit di Rancas. Noi vorremmo.
Non abbiamo ordine di spiegare. Se ne vada. Da tali proibizioni nacque
il sospetto che gli operai stavano compiendo una condanna. Quella sera i
vecchi rammentarono che ai tempi di don Augusto B. (Augusto B. Leguia,
presidente della repubblica dal 1908 al 1912. Si proclam dittatore nel
1919 fino al 1930.) il signor Governo aveva mandato i prigionieri
politici a costruire la ferrovia a Tambo del Sol. A Lima accarezzavano
l'idea di una ferrovia diretta verso la selva. La ferrovia sarebbe
cominciata nella pampa. Era una meravigliosa pensata. Invece di oziare e
di imparare cattive abitudini nelle carceri, i signori politici
avrebbero bullonato binari. Scaricarono prigionieri a centinaia. Volont
non gli mancava: gli mancava aria. Quelli della costa si sentono
soffocare, in queste alture. Noi stessi riconosciamo che a cinquemila
metri d'altitudine dar di zappa  duro. Morivano come mosche. Quello fu
il guaio: crepavano. I vecchi non mentono; qua e l, tra le traversine
abbandonate si vedono ancora biancheggiare le ossa. E cos, quando don
Mateo Gallo disse che gli operai erano dei politici, tirammo il fiato.
Di ribelli ce n' d'avanzo, nelle prigioni. Alla Guardia Civile la mano
d'opera non fa certo difetto. La signora Tufina ci tranquillizz
completamente: Lo chieder a mio nipote domenica prossima, quando andr
a visitarlo in prigione.
S, s, chiedilo al Barrign. (panzone) Il Barrign lo sa di sicuro a
che carcere appartengono i condannati. La signora Tufina non celava il
suo orgoglio. Ormai nessuno si rammentava pi delle imprese del
Barrign: dormire con donne sposate e alleggerire i dormienti del loro
bestiame. Quel fottuto di un Barrign si trasform in un balsamo per il
villaggio! Ma Abdn Medrano ci fece una doccia d'acqua fredda: Io non
credo che quegli ingiacchettati siano prigionieri.
E tu come fai a saperlo? grid don Mateo, in tono aggressivo. I
prigionieri sono sempre sorvegliati da guardie repubblicane, e l di
repubblicani non ce n' nemmeno l'ombra. Dimenticando che don Abdn, un
tempo Personero,  uomo di criterio, montammo su tutte le furie.
Volevamo credere a tutti i costi che il Recinto era un miraggio, un
incubo. Perch intanto che discutevamo il Recinto avanzava. Ormai
nemmeno Cecilio Cndor, capace di distinguere un furetto in pieno Bosque
de Piedra, poteva seguirlo con lo sguardo! Era sabato. Il giorno dopo
dona Tufina part per Cerro con un canestro di spumoni e di formaggini
per il Barrign. Torn alle sei, tutta preoccupata. Il Barrign dice
che dalla prigione di Cerro non  uscito a lavorare nessun carcerato.
Forse saranno prigionieri di Hunuco, azzard senza convinzione don
Mateo. Nessuno rispose. Neppure salendo in cima ai dorsali si poteva pi
scorgere la fine del filo di ferro. Avanzava. Colli, pascoli, fonti,
caverne, paludi, s'inghiottiva tutto. Luned, alle quattro, divor il
colle Chuco. La pampa rimase divisa. Il Recinto tagli fuori la pianura.
Villaggi che prima distavano un'ora di viaggio ora si erano allontanati
di cinque. Per arrivare a Huayllay, prima ci voleva un'ora e adesso
addirittura una giornata. I commercianti di Ondores, che intervenivano
alla fiera domenicale, andavano in bestia. Quei cornuti di Rancas
vogliono prenderci per il naso. Cos parlarono nella loro collera.
Falso: noi stessi non riuscivamo a raggiungere le sorgenti; trovare
acqua si era fatto difficile. Ormai pi nessuno si faceva beffe del
Recinto. La paura spolverizzava corvi. Ma tuttavia la gente continuava a
mantenere accesa una fiammella di speranza: al di l del colle Chuco non
c' altro che lo Stagno del Gabbiano, una laguna fetida dove si radunano
gli spiriti cattivi e, ancora pi in l, soltanto le acque avvelenate
dagli scoli delle miniere. Sperdersi laggi vuol dire entrare nella
cavit dell'inferno. A mezzogiorno, il marted, il Recinto richiuse la
Laguna del Gabbiano e si dissip verso l'orizzonte.

CAPITOLO 9.
INTORNO ALLE AVVENTURE E ALLE DISAVVENTURE DI UNA PALLA DI STRACCI.

Ogni sette giorni
una cavalcata percorre le strade di Yanahuanca: sono i capoccia della
fattoria Huarautambo che arrivano per fare da scorta al dottor
Montenegro. Un uomo magro, col sorriso fradicio, con gli occhi infossati
in pomelli sospettosi, si diverte a storpiare i cani con gli zoccoli del
suo cavallo:  il Chuto Ildefonso. Sarebbe un miracolo se sulla porta
del casone dai muri rosa, dalle porte blu e dai balconi rossi, il grasso
Ermigio Arutingo non aspettasse mettendo in mostra i denti invecchiati
di nicotina. Il Chuto, insensibile alla cortesia, si avvicina a fumare
una sigaretta, intanto che il giudice Montenegro, col cappello calcato
fin sulle sopracciglia, finisce di ripulire nella sala da pranzo il suo
piatto di testicoli d'agnello con cipolle accompagnandolo con una
flemmatica tazza di caff macchiato. Il patio lastricato accoglie il
dottor Montenegro alle nove di mattina. Venti cavalieri si scoprono il
capo e salutano, nel medesimo istante, il vestito nero. Ali di paglia lo
proteggono dal sole: un cappello di Catacaos, cos fine che si potrebbe
arrotolarlo in una scatola di fiammiferi. Il grasso Arutingo si avvicina
coi suoi pettegolezzi sugnosi. Il Chuto Ildefonso trattiene per le
redini uno stupendo morello: Triunfante, orgoglio e vanto del dottore, 
l'unico cavallo della provincia che bruca dove gli pare. Nessuno osa
reclamargli danni. L'ultimo

ventotto di luglio, anniversario nazionale, Triunfante prese parte a una
corsa. L'Alcalde, don Hern de los Rios, torn da un viaggio a Hunuco
con l'idea fissa di organizzare una corsa di cavalli nella sua
cittadina. L'iniziativa suscit un vespaio. Esaltati da un concorso che
avrebbe richiamato moltitudini, i commercianti offrirono una coppa
d'argento. Il Municipio approv all'unanimit un premio di mille soles
per il vincitore il quale avrebbe inoltre incamerato l'intero ammontare
delle iscrizioni: cinquanta soles per cavallo, una vera follia. Il primo
di luglio, il Messo del Municipio appiccic il bando di convocazione ai
quattro angoli della piazza. Da quel momento non si parl d'altro. Nella
provincia c' sovrabbondanza di superbi destrieri. Lo stesso giorno in
cui venne propalato l'editto, Apolonio Guzmn iscrisse Pajaro Bobo un
bianco che di goffo aveva soltanto il nome. Ponciano Mayta riusc anche
lui a racimolare i cinquanta soles. Il suo Lucero non era stato
comprato, ma allevato fin dalla greppia con ingegno e tenerezza. Pedro
Andrade caracoll fin sulla porta del municipio, montato su Zorza, un
insolente pezzato dalla fronte bianca. riusc solo per intoppare nei
raschianti sproni di un centauro leggendario: Melecio Cullar,
proprietario di Rabn, un destriero che per volare possedeva il
vantaggio di essere scarso di coda. La concorrenza non intimid Toms
Curi che confidava nel suo Relmpago, balzano di quattro (l'aveva pagato
un toro e millecinquecento soles per soprammercato). Boriosi cavalieri
sconvolsero la vita di Yanahuanca. La provincia era in fermento. Le
stesse comari che mandano avanti la ruota del mondo con la forza motrice
delle loro lingue, si dimenticarono degli adulteri per occuparsi delle
bizzarrie dei corsieri. Non si sa se l'idea sbocci dalla trista materia
grigia di Arutingo o se il cuore del dottor Montenegro fu vellicato dal
nobile anelito di contesa. Una mattina il dottore pietrific l'amanuense
del Municipio con un biglietto azzurro: Triunfante avrebbe partecipato.
Quando i competitori si resero conto che la gara si sarebbe disputata
con la partecipazione di un cavallo sospettosamente denominato
Triunfante, il loro primo impulso fu quello di ritirarsi. Il gomito
frequentemente alzato di Amador Cayetano gli fece commettere
l'imprudenza di rimpiangere sulla pubblica piazza i cinquanta soles
dell'iscrizione. Csar Morales spinse pi in l il suo ardire; and in
Municipio a reclamare le sue cinquanta monetone. Che cosa? rugg don
Hern, imporporato. Vuoi scherzare?
Io non credo, disse Morales, che il dottor Montenegro permetta che
vinca un altro cavallo. Don Hern soffocava. Che cosa? ripet. Te la
senti di avvilire pubblicamente il Giudice? Sei forse stanco di
andartene in giro libero? Mi chiedo dove sia andato a finire lo spirito
sportivo. Cazzo! Il primo che si ritira lo sbatto in prigione! Solo un
appello cos opportuno al sentimento agonistico trattenne gli iscritti.
Una patriottica diana, omaggio della Caserma della Guardia Civile,
ridest Yanahuanca il ventotto di luglio. Otto guardie presentarono le
armi alla Bandiera Nazionale. Dimentichi che padre Lovatn celebrava una
messa in memoria del Generale San Martn, i curiosi formicolavano nel
campo. Erano tre giorni che i signori della Guardia Civile, ansiosi di
esaltare l'anniversario della patria, avevano incaricato i prigionieri
di costruire un palco che era stato ornato con nastri bicolori, omaggio
delle signorine maestre. Alle undici, il Sottoprefetto Valerio,
l'Alcalde, il Direttore della Scuola, il Tenente Capo della Guarnigione,
il Capo della Cassa Depositi e Prestiti e i signori professori si
accomodarono nelle sedie di vimini disposte attorno alla poltrona
riservata al dottor Montenegro. Raggiante in una camicia nuova di
flanella il grasso Arutingo accettava qualsiasi scommessa giurando che
Triunfante avrebbe rotto il nastro bicolore dell'arrivo.

I ficcanaso avevano invaso completamente il campo. Il sergente Cabrera
fece sgomberare. Alle undici e mezzo, sudando in un vestito di lana blu,
don Hern s'incammin verso l'estremit della pista dove stavano
allineandosi i diciannove centauri. Non volendo intorbidare una giornata
cos radiosa, aveva deciso di prendere il toro, meglio ancora, i
cavalieri per le corna. Li fece radunare attorno a s, e disse:
Signori, qualifica che intendeva essere un'accorta mossa diplomatica
nei confronti di costoloni disabituati a deferenze da parte
dell'autorit, questa gara non  fatta per soddisfare le vanit
dell'uno o dell'altro. Si corre per celebrare il sacro anniversario
della Patria. I cavalieri si tolsero il cappello. Sotto le mazzate del
sole, l'Alcalde si gratt la testa. Non importa, sospir don Hern,
chi sar il vincitore. Ma forse sar meglio per tutti che le cose
vadano secondo il verso del dottore! E sfior i partecipanti con lo
sguardo. Che demoniaccio mi ha spinto ad iscrivermi? ringhi Alfonso
Jimnez, togliendosi le caccole dal naso. Era un'evidente mancanza nei
riguardi della dignit dell'Alcalde, ma, lungi dal raccogliere
l'insolenza, don Hern riusc perfino a filosofeggiare: Il Tribunale,
signori,  come la casa del saponaio: chi non cade, scivola. Nessuno 
libero di sollevare accuse, nessuno deve vantarsi 'di quest'acqua non
berr!" E rinforz, paradossalmente: Perdendo, avete tutto da
guadagnare! I disacerbati contendenti si disposero alla gara. Gli occhi
di tutta la provincia li seguivano. Dalla poltrona d'onore, il dottor
Montenegro scrutava le mosse dei fantini con un binocolo a lunga
portata, attrazione che rivaleggiava con l'avvenimento sportivo.
L'Alcalde risal sul palco e annunci: "Signore e signori, il Municipio
di Yanahuanca ha voluto associarsi al gaudio del nostro anniversario
patrio con una gara senza precedenti. I migliori cavalieri della
provincia disputeranno una coppa donata dai signori commercianti. Che
Dio li accompagni e che vinca il migliore! Scrosciarono gli applausi.
Il caporale Minches spar in aria col revolver d'ordinanza. I cavalli si
frammischiarono in un balenio di zoccoli turbinanti. E, sia perch i
tempestivi ammonimenti dell'Alcalde avessero intiepidito gli animi, sia
perch, in effetti, era il migliore, Triunfante stacc tutti gli altri.
Grazie alle sue lenti prodigiose, il vestito nero seguiva la corsa
sorridendo. Ma l'uomo propone e il cavallo dispone. Insensibile ai
giudiziosi argomenti di don Hern, Picaflor, il baio di Csar Morales,
super improvvisamente Triunfante. Morales giura di aver fatto tutto il
possibile per impedire il suo sproposito: si punt sulla sella, pigi i
polpacci, tir e torn a tirare la redine destra, seghett le labbra di
Picaflor. Tutto inutile: il maledetto cavallo si ferm solo dopo aver
varcato la riga della vittoria. Il dottor Montenegro, incaricato di
consegnare al vincitore la coppa offerta dall'Onorevole Confraternita,
sub l'umiliazione di dover assistere alla catastrofe di un cavallo
ironicamente chiamato Triunfante. Trafisse l'Alcalde con un'occhiata
livida. Don Hern soppes le conseguenze, si alz e barcoll verso la
frotta sconvolta dei fantini. Non si seppe mai ci che si dissero Csar
Morales e don Hern. L'Alcalde torn al suo posto. Lo stomacato Arutingo
si rassegnava ormai a pagare le scommesse. Signori, annunci don
Hern, inzuppato di sudore. I competitori accusano Morales di
gravissimi falli. Morales ha intralciato i fantini durante la corsa. Il
rispetto della celebrazione patriottica non ci consente di ammettere
simili scorrettezze. I Notabili sorrisero, rilassati. Era mai possibile
ammettere un'infrazione del genere proprio nel giorno dell'anniversario
della Patria? Un minuto dopo la Giuria annull la vittoria di Picaflor e
per bocca di don Hern stabil che il primo premio spettava a
Triunfante. A questo punto sorse un altro problema: era evidente che il
dottor Montenegro, incaricato di consegnare la coppa, non poteva
riceverla dalle sue stesse mani. Ma don Hern era nella sua giornata di
grazia: supplic dona Pepita Montenegro di degnarsi, in nome
dell'inclita collettivit di Yanahuanca, di onorare il vincitore. La
rubizza latifondista consegn la coppa e i millenovecentocinquanta soles
al dottor Montenegro. riscrosciarono gli applausi. La ragazzaglia scopre
Triunfante che caracolla e se la d a gambe per le strade. Arriva il
dottore! Arriva il dottore! schiamazza. Triunfante, bardato con una
sella andalusa lavorata a sbalzo attorno a due iniziali d'argento "F" e
"M" morde il freno, impaziente. Il vestito nero s'inoltra tra due
barriere di scappellate e attraversa il patio lastricato. Arutingo gli
si avvicina per raccontargli ci che accadde quando la Mutande di ferro
volle iscrivere sua figlia in una scuola di suore. Il Chuto Ildefonso
tiene le redini, il dottore monta. Ormai, le strade da dove passer la
cavalcata si spopolano. Solo i bottegai, nell'impossibilit di
abbandonare i loro negozi, si affacciano dalle soglie per salutare il
Primo Cittadino. Il vestito nero scende lungo il corso Huallaga, una
stradicciola dove si rimpiattano il ristorante "El Chinito" e un
abbeveratoio di pietra. Cinquanta metri pi in l la discesa imbocca il
ponte. Venti cavalieri seguono gli scambietti di Triunfante che trotta
tra i saluti dei dettaglianti. Troppo occupato a godersi le diavolerie
del suo cavallo, l'equestre statua non risponde. La carovana passa sul
ponte e infila la strada che conduce alla fattoria Huarautambo.
Attraversano Racre. E Arutingo continua a spettegolare. Per un'ora i
cavalieri, esilarati dagli avvenimenti che esplosero il giorno in cui la
Scassabrande rinvenne una tartarughina nel suo letto, costeggiano il
nascente fiume Huallaga. Un miglio dopo raggiungono la fragorosa salita
verso Huarautambo: un serpeggiante viottolo sassoso lungo una lega.
Fortunatamente, gli arcionati conoscono la strada impervia. Riconfortati
dalle vicende che si verificarono il giorno in cui la Culo di Bronzo
domand alla Scassabrande quanti petali ha il trifoglio (innocente
domanda che provoc la sortita con baionetta in canna di un reggimento
di granatieri accampato a Huancayo), scorgono finalmente le rupi dopo le
quali le asperit del terreno si placano in una splendida pianura.
Avvezzi alla severit della pietra, gli occhi si scandalizzano per la
leggerezza del fiume Huarautambo che precipita in sette balze di spuma
bruciato da vivissimi incendi di crochi. Ingannato da una pietra
rimossa dalle piogge, proprio mentre stava per superare la terza balza,
Triunfante scivol e si riprese. Senza degnare di uno sguardo il
valoroso impegno delle cateratte, il dottore continu per il sentiero
che termina all'imboccatura di un ponte incassato nella gola e chiuso da
un portone coloniale di legno scolpito dove gli artisti contemporanei
hanno osato aggiungere solo la "F e la "M." Il dottor Montenegro si
ferm a cinque metri dal portone, infil la mano in tasca ed estrasse
una lenta ed enorme chiave. Il ponte ed il portone sono l'unica via
d'accesso verso il mondo dei cristiani. Tutta la pianura di Huarautambo
 rinchiusa in una corona di montagne oltre le quali solo gli avvoltoi
sanno cosa c'. La volont inappellabile del dottor Montenegro decide
una volta alla settimana chi pu varcare i confini della sua propriet;
in effetti, solo le formiche e le lucertole attraversano il ponte senza
un permesso onorato dalla firma e dal timbro del Magistrato. Molti anni
fa il vestito nero se n'era andato a Lima per depositare trecentomila
soles in una banca. Nel trambusto dell'ultima ora -biscottini e formaggi
per la parentela- si dimentic di lasciare la chiave del ponte. Il
dottor Montenegro aveva in progetto di trascorrere una settimana a Lima,
ma gli scutrettolii di una femmina che lustrava la vista agli uomini di
pi di un rione Limano lo trattennero per tutta l'estate. I contadini
dovettero attendere l'umiliazione della moretta prima di poter
ripercorrere il ponte. Il maestro di Huarautambo si rosicchi le unghie
per tre mesi. ma il regolamento  il regolamento," sentenziava il Chuto.
Nessuno attraversa il ponte senza licenza, e meno che meno don Sebastin
Barda, fratello di dona Pepita e padrone della parte grama dei
possedimenti. Quando don Sebastin si sbornia non fa mistero che
dell'eredit di suo padre gli  spettata la pelle del culo. La colpa 
mia perch sono uno stronzo, proclama con la sua voce grapposa. Ed 
vero. Quando don Alejandro Barda mor, dona Pepita propose: Fratellino,
godiamoci la propriet un anno per uno. Don Sebastin, che aveva appena
ricevuto un bel po' di sacchetti di contante, accett e trascorse l'anno
nei bordelli di Hunuco. Non era una cattiva idea. Ad Hunuco, terra di
fuoco, ci sono donne capaci di cavar latte dai sassi. Esausto dopo
trecento giorni di abbondanti scopagioni, don Sebastin compr un
cavallo scultoreo, fece ritorno a Huarautambo e trov il ponte chiuso.
Scalci, protest, insult, si lament. Frutto delle sue insolenze fu
soltanto la decisione del dottor Montenegro, nuovo proprietario di
Huarautambo, di vietargli l'uso delle sorgenti. Se vuole acqua, disse
il fortunato novello sposo, "se la vada a cercare sulle montagne. Senza
degnare di un'occhiata il malridotto rancho dove don Sebastin rimugina
il suo risentimento, il dottore attravers il ponte e avanz tra muri di
cinta chiomati di cactus. Triunfante scalpit sul viottolo e la mala
sorte propose Juan Chacn il Sordo. Intento a giocare con una palla di
stracci messa insieme coi brandelli di una giacca inservibile, non ud
lo zoccolare della cavalcata. A furia di dinamitare rocce per ordine del
dottore, aveva perduto il bene dell'udito. Volgendo le spalle al
sentiero dove caracollava il proprietario della terra in cui egli si
permetteva le delizie del gioco, il Sordo non si era accorto del
pericolo che gli incombeva sul capo. Salt, ma non raggiunse la palla.
Governata dalla mano del diavolo, la palla vol fino a raggiungere la
faccia del dottore. Triunfante si ferm di botto. Il dottore neg
credito al primo istinto che gli suggeriva: affronto premeditato; ma il
dubbio, parente stretto della certezza, cedette il passo alla collera,
cugina prima della violenza. Quando il Sordo gir la faccia untata di
uno stupido sorriso, trov il mondo sbarrato dal monumento del furore.
Chi  quel mangiamerda? latr il dottore. un contadino di Vostra
Eccellenza, balbett il Chuto. Seguitemi, cornuti, sbuff il dottore,
gi al galoppo. Il sole trinciava. Triunfante, madido di sudore, si
ferm in mezzo alla spianata Moyopampa. dal vortice dei suoi zoccoli
emersero il Sordo, color prato, e il Chuto, color cacca. Quel
pidocchioso deve imparare dove mettere le mani: recinger tutta la
spianata, rugghi il dottor Montenegro, e gli sbiec una frustata sulla
faccia. Poi si volse, quasi non si volse, verso il Chuto che tremava.
Oggi stesso chiuderai con un lucchetto la casa di questo imbecille, e
gli schiocc un'altra scudisciata. Finch il recinto non sar pronto,
questi merdosi dormiranno all'aria aperta. Se qualcuno osa aiutarli,
avvisa. Oppresso da una disgrazia superiore alla sua sordit, Juan
azzecc l'unica frase possibile: Grazie, dottore. Il Chuto Ildefonso,
che incassava in contanti le umiliazioni, scacci a pedate la famiglia
del Sordo e chiuse la capanna con un lucchetto. Le pelli per dormire,
una pentola, un secchio e un sacco di patate fu tutto quello che la
famiglia riusc a portar fuori per affrontare le intemperie. Recintare
una spianata di trecento metri di lato  castigo grande, ma, per quanto
smisurata fosse la sentenza, esprimendo il suo ringraziamento, il Sordo
aveva operato saggiamente: fu ancora fortunato che nella collera il
dottore si lasciasse guidare dal proprio criterio. Cosa sarebbe successo
se il grasso Arutingo, distratto nel racconto di ci che era successo il
giorno in cui la Culoelettrico aveva incontrato un muto nel bel mezzo di
un ponte, avesse scortato la collera del dottore? Oltre all'incarico di
costruire il muro di cinta, Juan avrebbe dovuto ricevere un regalo:
correre per tutta la notte attorno alla casa padronale, ballare fino
all'esaurimento o mangiarsi, come era accaduto al defunto Odonicio
Castro, tutto un sacchetto di patate crude. Il Sordo cominci a
costruire il recinto. Bisognava andare a cercare le pietre fino al greto
del fiume. Cinque giorni dopo, suo figlio, vincitore al gioco della
palla, ebbe l'ardire di marinare la scuola per andare ad aiutarlo. Lo
sconcertato maestro esit tra la collera e la compassione.  duro
costruire un recinto senza aiuto, disse il bambino con un tono dove gi
si riconosceva la gravit di un uomo. Va bene, assent il maestro, ti
far ripassare io le lezioni. Trasportavano pietre, impastavano malta,
piantavano sostegni di fango, e al crepuscolo non gli rimaneva che la
forza di trascinarsi sulle pelli di montone e di raggomitolarsi contro
il magro calore delle rocce. Sembrava impossibile, ma sessanta giorni
dopo il mezzogiorno in cui la disdetta aveva strizzato l'occhio a Juan
il Sordo, padre e figlio erano riusciti a recintare uno dei lati di
Moyopampa. Centonovantasei giorni dopo- centonovantasei mattine,
centonovantasei mezzogiorni, centonovantasei pomeriggi, centonovantasei
crepuscoli, centonovantasei notti, uno scheletro chiese il permesso di
mostrare la sua opera. Speriamo che il dottore non trovi da ridire,
borbott il Chuto. Il vestito nero sbuc dalla casa e ispezion il muro
mordicchiando una pesca gialla. Sta bene, accord. Restituiscigli la
casa e regalagli una bottiglia di acquavite. Ristorato dalla
gratitudine, il Sordo ripet l'unica frase pronunciata in tutte quelle
ventotto settimane: Grazie, padrone! Il sole di un prematuro
crepuscolo faceva illanguidire le erbe. Il contadino si tolse il
cappello. Nel nastro, semisepolta sotto una crosta di fango,
fiammeggiava la piumetta di un gallo cedrone. Il giorno in cui il Sordo
aveva insegnato a suo figlio a pescare trote con le mani, il bambino
gliel'aveva infilata nel cappello. Soffi un venticello freddo; il
ragazzetto guard gli occhi nuvolosi del padre, poi una lucertolina che
prendeva il sole orgogliosa della sua coda nuova, poi il cavaliere
altezzoso che si allontanava verso la montagna illividita dal tramonto.
Fu la prima volta -aveva nove anni- che la mano di Hctor Chacn, il
Nittalope, ebbe sete della gola del dottor Montenegro. Trascorsi gli
anni, scontata la sua seconda condanna, un uomo magro, dagli occhi
vivaci, usc dal carcere di Hunuco, si arrampic su un camion e torn a
Yanahuanca. L'inverno si accaniva contro le ultime foglie. L'uomo, che
indossava un paio di calzoni macchiati e una camicia sottile, entr
nella Piazza d'Armi lentamente. Si avvicin a una delle cantonate, pos
per terra una valigia di cartone verde, si accovacci e tolse di tasca
un pacchetto di sigarette. Dalla cantonata opposta sbuc il dottor
Montenegro. Era l'ora della sua passeggiata. La Piazza d'Armi di
Yanahuanca  un quadrilatero irregolare. Il lato nord misura
cinquantadue passi, il lato sud cinquantacinque, il lato est
settantacinque e il lato ovest settantaquattro: duecentocinquantasei
passi che il dottore ripeteva venti volte ogni sera alle sei. Il
forestiero cominci a fumare. Il dottor Montenegro, miope per i
contadini, prosegu. Hctor Chacn, cominci a ridere: la sua
sghignazzata compose una specie di grido, un contrassegno di animali
stregati, un segreto appreso dai gufi, spuma sconvolta dagli scoppi di
una risataccia secca come gli spari della Guardia Civile, che cadde
flagellata dagli spasmi di una spaventosa gaiezza. La gente usc sulle
porte. Nella Caserma, le guardie racimolarono i fucili. Monelli e cani
smisero di rincorrersi. Le vecchie si segnarono.

CAPITOLO 10.
INTORNO AL LUOGO E ALL'ORA IN CUI IL VERME DI FIL DI FERRO APPARVE A YANACANCHA.

Io il Recinto non lo conoscevo ancora. Dato che l'allevamento del bestiame non
mi d abbastanza da vivere, ho messo su un'osteria nei dintorni di
Yanacancha, a trenta chilometri da Rancas. Il sergente Cabrera, che a
ricordare il suo tirocinio di guardia semplice ha lasciato l un buon
numero di nemici, dice che a Yanacancha non c' nemmeno la piazza. 
vero. Misi insieme delle tettoie inservibili e tirai in piedi una
baracca. Trovai una tavola, un'incerata a fiori e delle panche e, per
non intristire i clienti, pitturai un cartello: Qui si sta meglio che
l." "L"  il cimitero dirimpetto. Ai minatori  piaciuto il mio caff
annacquato. Perch poi Yanacancha dovrebbe aver bisogno di una piazza?
Le sue catapecchie sono sparse, un po' alla carlona, lungo il dirupo che
scende a Huariaca. Da noi, d'inverno e d'estate, i cristiani camminano
con le mani cacciate in tasca e con la faccia affondata nella sciarpa.
Soltanto il sole di mezzogiorno scalda. I cani aspettano impazienti quel
fulgore e lo inseguono fino a perderlo nella steppa. Allora, d'un botto,
si fa sera. Il vento esce dalle caverne e lecca rabbiosamente la terra
spelacchiata. Yanacancha comincia dove finisce Cerro de Pasco: nel
cimitero. I viandanti si stupiscono di quel camposanto, troppo vasto per
il paese. Il fatto  che, tanti anni fa, Cerro de Pasco era arrivata ad
avere perfino dodici viceconsolati. Cercatori di tutte le razze
risalivano questi nevai sperando di scoprire il filone favoloso. Vennero
a cercar fortuna e ci lasciarono le ossa. Scialacquavano i loro anni
vagando per le cordigliere. Un brutto giorno li sorprendeva la febbre e
nelle pause del delirio supplicavano che col loro oro gli comprassero,
per lo meno, una bella tomba. Sono tutti l, infilati nei loro
catafalchi, a borbottare contro le nevicate. In uno dei muri del
cimitero, un gioved, la notte partor il Recinto. Mi feci tre segni
della croce. Una folla d'ingiacchettati lo guardava strisciare. Sotto i
miei occhi il Recinto circond il camposanto e scese verso la strada.
Era l'ora in cui i camion ansimano verso Hunuco, felici di avvicinarsi
a terre alberate. Sul bordo della strada il Recinto si ferm, medit una
mezz'ora e poi si divise in due. La strada per Hunuco cominci a
scorrere tra due confini. Il Recinto serpeggi per tre chilometri e poi
punt verso le terre scure di Cafepampa. Qui c' qualcosa che non va,"
pensai. Non mi curai della nevicata e corsi ad avvisare don Marcelino
Gora. Ma don Marcelino non era in vena di ascoltare notizie. Quella
mattina gli abigei -sia maledetto il loro stampo!- lo avevano
pregiudicato di due tori. Era la terza volta in quell'anno che gli
abigei lo prediligevano. Seduto sulla soglia della sua capanna, con gli
occhi bassi, don Marcelino immaginava che cosa avrebbe strappato agli
abigei nel momento della loro cattura. Mi feci avanti sotto il maltempo,
proteggendomi con un sacco di juta. Senta un po', don Marcelino, sulla
strada per Hunuco  nato un Recinto molto strano.
Se metto le mani su quei cornuti li castro.
Don Marcelino, la strada cammina tra due fili di ferro sospetti.
Qualcuno mi ha fatto la fattura, Fortunato. Ho trovato croci di cenere
sulla mia porta.
A Yanahuanca c' un mago che dissotterra tutte le ladrerie nei suoi
sogni, ma ha un nome che mi farebbe pensare, se fossi in lei: si chiama
Abigeo. Cosa ne dice del Recinto, don Marcelino? Non sarebbe bene sonare
qualche rintocco e radunare la gente?" Saranno ingegneri, Fortunato.
Da quando in qua le strade hanno avuto un recinto? Un recinto  un
recinto, don Marcelino; e un recinto vuol dire padrone. Don Marcelino
contava rabbiosamente le gocce di pioggia. Tornai nell'osteria a
inumidirmi la gola. Il temporale si stava indebolendo. Tornai fuori, mi
arrampicai sulla scarpata e spalancai tanto d'occhi: il Recinto si era
inghiottito Cafepampa.  cos che  nato quel cornuto, in un giorno di
tempesta, alle sette della mattina. Pass la notte nel fontanile
Trinidad. Il giorno dopo corse fino a Piscapuquio l celebr i suoi
dieci chilometri. Chi non conosce l'acqua delle cinque sorgenti di
Piscapuquio? Per chi arriva, berla  un godimento. Per chi parte,  un
godimento ricordarla. Da quel momento nessuno si  pi potuto
affezionare a quelle fonti. Il terzo giorno il Recinto comp altri
cinque chilometri. Il quarto attravers i lavaggi dell'oro. Tra quegli
scheletri di pietra innalzati dagli antichi, gli spagnoli lavavano il
loro oro.  meglio non attraversare di notte quelle solitudini: un
decapitato chiede l'elemosina con la sua testa in mano. L pernott il
Recinto. All'alba avanz verso la gola dove la strada s'incassa tra due
montagne invalicabili che le fanno da guardia: il rossiccio Pucamina e
l'abbrunato Yantacaca, inaccessibili perfino agli uccelli. Il quinto
giorno, il Recinto batt gli uccelli.

CAPITOLO 11.
SUGLI AMICI E GLI AMICONI CHE HECTOR CHACN, IL NEGLETTO INCONTR QUANDO USC
DAL CARCERE DI HUNUCO.

Se per goffaggine qualcuno dei commessi
viaggiatori che una volta al mese arrivano a Yanahuanca per sciorinare
quei campionari di stoffe fiorate i cui splendori provocano tanti dolori
di capo agli uomini che commettono la prodezza di dormire con due donne,
si avventura a domandare, come per puro caso, di Hctor Chacn, i
commensali dell'Hotel Mundial s'intestardiscono sullo stufato tutto
grassume; e se i rappresentanti dei grossisti, apparentemente
indaffarati a respingere clienti, insistono, i pensionati perdono
l'appetito e si allontanano; e se, indotti da funesta curiosit, questi
ipotetici esploratori s'inerpicano fino al casale di Yanacocha, in
bilico su una cornice della cordigliera, mille metri pi su, i ficcanaso
intoppano in un muro di negazioni: nessuno conosce quell'essere dal viso
sferzato da tanti sguardi diversi; e se volessero addirittura entrare
proprio nelle case dove, in altri tempi, Hctor Chacn mangi,
gozzovigli e si sborni, si sentirebbero ripetere: non conosciamo
quell'uomo che, riparato da una camicia che era una burla all'inverno,
un mezzogiorno fangoso scese verso la fontana della Piazza d'Armi di
Yanahuanca; e se i caparbi viaggiatori dirigono i loro passi verso le
case degli amici stessi di Hctor Chacn, tanto per fare un esempio
verso le capanne di Agapito Robles o di Isaac Carbajal, i padroni di
casa li

squadreranno sospettosamente e diranno: Un momentino. Poco dopo i
ficcanaso comprenderanno l'inutilit dell'attesa: gli inquisiti hanno
saltato lo steccato dei loro cortili e si sono persi tra gli eucalipti;
e se, tanto per rincalzare una ipotesi sfortunata, i commessi bussassero
proprio alla porta della moglie di Hctor Chacn, anche lei
risponderebbe: Non lo conosco." Nel raggio di dozzine di leghe, solo
una persona ammetter di conoscerlo. Io so dov' Hctor, dice il Nino
Remigio, col suo sorriso stento. "Dov'? Il Nino Remigio lancia il
fiotto della sua risata: Si  trasformato in lucciola! Tuttavia, un
mezzogiorno piovoso Hctor Chacn, il Negletto, attravers lentamente la
piazza diretto verso la malridotta fontana dove un angioletto ammaccato
non riesce a scoccare la sua freccia perch qualche figlio di puttana
gli ha rotto un braccio. Indossava gli stessi indumenti coi quali era
uscito dal carcere di Hunuco. Cinque anni prima era sbucato da quella
stessa cantonata con le mani legate a una fune tirata dai cavalli della
Guardia Civile. Accese una sigaretta. Il suo sguardo convalesceva sulle
cose dimenticate. Butt fuori la seconda boccata. Un uomo che sfoggiava
una violenta camicia a quadri, allampanato, col viso verdognolo, gli
occhi a mandorla, i capelli arruffati, lo palp con lo sguardo. Don
Hctor, don Hctor!" grid. Era Agapito Robles, il nuovo Personero della
comunit. Gli occhi di Hctor Chacn lo disconobbero. "Sono Agapito
Robles, don Hctor," disse il Personero, intanto che attraversava la
cagnara di una nube di bambini dalle facce irriconoscibili sotto la
crosta di moccio pietrificata. Chacon sorrise e si ramment. Il giorno
in cui, stretto dal doppio laccio della Guardia Civile e della vergogna
pubblica, aveva attraversato per l'ultima volta quella piazza, Agapito
era un ragazzetto che giocava alle palline. Fortunati gli occhi che ti
guardano, don Hctor! si emozion la voce. Grazie, don Agapito. Altri
due uomini, un gigante alto due metri e un tipaccio dalle mandibole
poderose e dalle spalle quadrate, si avvicinarono gridando: Hctor,
Hctor! Il Nittalope si batt le cosce dalla gioia. Fratellone,
fratellone! "Sapevo del tuo arrivo, disse il gigante, con un sorriso
che non mostr dente alcuno per la semplice ragione che non ce n'erano
da mostrare. Come l'hai saputo, compare?
Dagli animali, sorrise lo sdentato. Gli animali gli anticipavano la
notizia. Suo padre, un gobbo che teneva commercio con gente complicata
dell'Altro Mondo, lo aveva abbandonato all'et di cinque anni
lasciandogli come unica eredit il linguaggio degli animali. A sette
anni chiacchierava coi puledrini: a otto, nessun animale gli resisteva;
e dovette sua madre striarlo di frustate per impedirgli di trascorrere
l'infanzia in chiacchiere con gli unici maestri che gli insegnarono cose
serie. Ogni tre mesi il bisogno, che  pi brutto che picchiare il
padre, lo spingeva a risalire le cordigliere. Non rubava: convinceva gli
animali. Provvisto di banconote fruscianti, fingeva d'interessarsi
all'acquisto di cavalli e, approfittando della disattenzione dei
capoccia, impotenti del resto di fronte a tali maestrie, si andava
conquistando la fiducia dei quadrupedi e poi citava luoghi dove
crescevano pascoli pi alti della groppa dei tori e dove galoppavano
giumente dai deretani colossali: gli animali lo stavano ad ascoltare,
con gli occhi umidi. Il Ladro di Cavalli li convocava in siti deserti,
ed essi, pi fedeli delle donne, accorrevano all'appuntamento e si
allontanavano insieme a lui lungo i meandri di anfrattuosissime
cordigliere. Qualche settimana dopo il Ladro di Cavalli compariva a
Canta, a La Unin o a Yauyos, proponendo l'acquisto dei cavalli. Ma li
vendeva soltanto a quegli allevatori di cui gli equini stessi, che egli
interrogava girando di stalla in stalla, erano in grado di fornirgli
ottime referenze. Anche l'Abigeo ogni tre mesi si avvolgeva in un poncho
lurido, s'infilava in testa un passamontagna dai colori demoniaci e
s'inerpicava sulle montagne dove per settimane e settimane depredava le
fazendas. Poi attraversava coi suoi armenti l'aspra cordigliera di Oyn
e ricompariva tra pachamancas e sbronze leggendarie. Sono stato
perdonato, sghignazzava. "Chi ti ha perdonato? "Ho rubato ai
fazenderos; ladro che ruba a un altro ladro, si merita cent'anni di
perdono." I fazenderos, resi furiosi dalla decimazione, organizzavano
vaste battute. Tutto inutile. L'Abigeo era investito dei poteri del
sogno: parecchi giorni prima che le pattuglie si sognassero di scegliere
un valico dove tendergli un agguato, egli veniva edotto del luogo esatto
dove, vanamente, si sarebbero appostati gli inseguitori. "Trenta giorni
fa," disse l'Abigeo, "ho sognato che venivi avanti proprio coi vestiti
che hai indosso." In effetti, l'Abigeo conosceva il futuro. La gente che
perdeva qualche cosa andava da lui con una bottiglia d'acquavite e con
dieci soles che egli intascava solo per poter dimostrare alla giustizia
in che modo tirasse a campare. Riusciva sempre a trovare tutto. Scopr
il nascondiglio dove il defunto Matas Zelaya aveva riposto i titoli di
propriet del podere senza curarsi di riflettere che la Falciatrice
arriva sempre senza preavviso. Risolse la calunnia del furto dei dodici
cucchiaini d'argento che coinvolgeva uno dei pensionati dell'Hotel
Mundial: era stata invece la stessa vedova Lovatn ad averli cacciati,
per sbadataggine, in un sacchetto di zucchero. Ma, col passare degli
anni, l'Abigeo prefer limitare le proprie prestazioni: la giustizia
ricorreva a lui sempre pi frequentemente per ottenere rivelazioni sulle
mosse dei ricercati. Si conoscono solo due casi in cui le sue facolt
ebbero un insuccesso clamoroso. Una volta il maniscalco di Yanacocha, un
bruto gigantesco dotato di un immenso organo procreatore da cui
rifuggiva, giustamente terrorizzata, la legittima moglie, lo costrinse
ad accettare una damigiana di acquavite pur di ricavare un'accurata
descrizione dell'uomo che s'incaricava di sostituirlo nel talamo
nuziale. Il bestione veniva ad attendere l'alba davanti alla porta
dell'Abigeo. "Cosa hai sognato?
Ho sognato pesci, ho sognato acqua. Il vento mi impedisce di vedere nei
sogni," rispondeva l'Abigeo, scoraggiato. "Dove cacchio  andato a
finire tutto il tuo potere? muggiva il maniscalco. La gente cominci a
prenderlo in giro. L'Abigeo la tira in lungo perch vuol continuare a
bere gratis. Ma l'Abigeo conosceva perfettamente il nome del colpevole:
era lui stesso. Un'altra volta riusc a distinguere chi scoteva il
pelliccione della figlia del Governatore. Nel sonno scopr la ragazza
sdraiata accanto all'uomo che l'avrebbe sposata, un maestro di un
lontano casale; ma il maestro lo guard negli occhi con tanta tristezza
che l'Abigeo prefer subire la vergogna di restituire i dieci soles. Gli
amici ritrovati si abbracciarono e andarono a bere. "Questo  un
avvenimento che merita almeno una dozzina di birre, disse il Ladro di
Cavalli. Perch tanta avarizia, compare? lo rimprover l'Abigeo.
Penetrarono nell'emporio di don Carmelo, una sconquassata stamberga con
qualche scaffale su cui si annoiavano ventiquattro bottiglie di birra,
otto barattoli di latte in polvere, mezza dozzina di scatole di sardine
e un sacchetto di sale. Cosa vi servite? domand don Carmelo,
preoccupato dalla prospettiva di un pomeriggio di lavoro. Era un
incallito praticante della santa massima: "Se l'alcool pregiudica il tuo
lavoro, lascia stare il lavoro." Tira gi una dozzina di bionde,
ordin Agapito Robles. Tirale gi tutte, rettific Chacn. Bevvero
tutto il pomeriggio. Come stanno i tuoi? domand, gi un po'
annebbiato, l'Abigeo. Non sono passato da casa, disse Chacn, e si
rivolse a Robles. E cos, tu sei il nuovo Personero?
Ai tuoi ordini.
Credo proprio che a te il burro non avanzer. Si misero a ridere. I
vecchi Personeros, compari del Giudice, non aprivano bocca sul loro
bilancio familiare. Formaggio e burro ne avevano d'avanzo; i contadini
di Huarautambo s'incaricavano di rifornirli settimanalmente. Ai tuoi
ordini, ripet Robles. Chacn lo fiss col suo sguardo capace di
scoprire i rospi sotto i sassi. Mi piacerebbe soltanto una cosa. Sono
venuto per quello.
 una cosa che piacerebbe anche a me.
Davvero?
Ci sono uomini di paglia e uomini di fegato, don Hctor, e nei suoi
occhi stagnarono l'animosit e la paura. Trenta giorni dopo, Hctor
Chacn fece un sogno. Stava cavalcando su una strada nevosa,
assurdamente coperta di fiori. Lo strepito di una canzone solitaria, le
cui frasi non riusciva a capire, convocava gli uomini: dieci, cento,
duecento, cinquecento, mille, quattromila uomini avanzarono sulla stessa
strada cantando la canzone inaudita. Cavalcarono per mesi, senza
soffrire n sete n fame, finch infilarono una gola che portava alla
provincia, scesero, attraversarono il ponte, inondarono la piazza.
Guardando quella folla, le guardie civili fuggirono spaventate. La gente
attravers la piazza e scardin violentemente le porte blu della casa
del dottor Montenegro. Pallidi fuggirono i capoccia, lo stesso dottore
scapp di stanza in stanza, lo inseguirono attraverso un labirinto di
sale immense, alcune coperte di neve, altre invase dalla selva, sempre
cantando lo catturarono e lo trascinarono nella piazza. Erano le tre
della mattina, ma il sole, un sole adamantino, fiammeggiava. I messi
convocarono con le trombe tutti gli uomini e gli animali della provincia
per giudicare il dottor Montenegro. Il Messo Maggiore si vest di bianco
e domand: C' qualcuno che non  stato oltraggiato da quest'uomo?
Nessuno si alz. "Perdonatemi, non lo far pi, singhiozzava il vestito
nero. Il Messo richiese la dichiarazione dei cani. C' qualcuno che non
sia stato preso a calci da quest'uomo? I cani irrigidirono la coda. Il
Messo insistette: C' qualche gatto che non sia stato bruciato da
quest'uomo?" Gli uccelli veloci, le farfalle spensierate, gli
astutissimi furetti e i sonnacchiosi porcellini d'India testimoniarono.
Nessuno perdon il dottore. Lo fecero salire su un asino e lo
scacciarono dalla provincia, tra musiche e petardi. Chacn si svegli
con la bocca secca, si alz e usc nel patio, cerc la brocca e bevve un
lungo sorso. Era ancora notte. Si bagn la faccia. Seduto su uno scalino
aspett il primo chiarore. Su quello stesso scalino, otto giorni prima
era stato incoronato per la seconda volta in vita sua dal desiderio di
ammazzare il dottor Montenegro. Quella mattina, venne a visitarlo
l'ansia di ammazzarlo davvero. Si chin e strapp un filo d'erba; lo
mordicchi. Albeggiava. Torn nella stanza dove sua moglie, placata
dalle sue carezze, si affaccendava coi suoi stracci. Prese una camicia
nuova comprata a Huanuco col ricavato dell'ultima dozzina di sedie di
paglia fabbricate in carcere, se l'infil e scese in strada. Cinque
minuti dopo entr nel patio dell'Abigeo. Accoccolato in un angolo,
l'Abigeo si accingeva a sgozzare un agnello. Che mosca ti ha punto,
compare? Il Nittalope si curv e aiut a legare allo steccato le zampe
dell'animale. L'agnello belava debolmente. Chacn l'afferr per le zampe
posteriori. L'Abigeo tolse di tasca il coltello e sgozz l'animale con
un colpo secco. Il sangue schizz sugli orci neri. Annusandolo, i cani,
a un metro di distanza, fremevano. C' gente di fiducia in questo
paese?
A che cosa deve servire?
A dare una lezione a un uomo prepotente. L'Abigeo si gratt la testa.
"Ce ne sarebbe, e gett le parti inutili ai cani. "Puoi convocarla?"
L'Abigeo pul il coltello insanguinato nell'erba. Dove? "Dove vuoi tu,
ma di notte." L'Abigeo scrut la gravit dei suoi pensieri. Vedr.

CAPITOLO 12.
INTORNO ALLA STRADA PERCORSA DAL LOMBRICO.

Nove colli, cinquanta
pascoli, cinque lagune, quattordici sorgenti, undici caverne, tre fiumi
cos impetuosi che non gelano nemmeno d'inverno, cinque villaggi, cinque
cimiteri, s'inghiott il Recinto in quindici giorni. Prima che i
Personeros si riunissero per considerare le sue ambizioni, il Recinto
divor la pampa. Dicerie sotterranee emaciarono la pianura. I
viaggiatori, costretti a pernottare a Rancas, mormoravano che il Recinto
non era opera di cristiani, che spuntava nello stesso tempo in dozzine
di casali, che ben presto sarebbe entrato nei villaggi e persino nelle
stanze. Bruscamente, il Recinto sbuc venti chilometri pi in l,
accanto a Villa de Pasco. Fortunato correva, correva, correva. Nella
nebbia vermiglia della sua spossatezza, Fortunato intravide la faccia
spaventata di Adn Ponce, i visi aggrottati dei Notabili di Villa de
Pasco. Il Recinto infettava anche quelle terre. Vicino a Villa de Pasco,
sonnecchiano due lagune: Yanamate grande e Yanamate piccola, due pozze
solitarie frequentate unicamente da anatre selvatiche. Il Recinto emerse
tra le due lagune. I pastorelli, che da parecchie settimane conoscevano
le sue livide imprese, corsero ad avvisare Adn Ponce, il pi importante
cittadino di Villa de Pasco. Adn tralasci la riparazione di un paio di
forbici rugginose e usc con venti uomini. Il Recinto stava gi
deglutendo la pampa Buenos Aires. Per quella notte si ferm l. Il

giorno dopo si arrampic fino a Buenavista e rinchiuse quaranta
famiglie. Uomini e donne costretti nell'interno delle loro case
cominciarono a gemere. Per uscire non avevano altra scelta che la fosca
strada verso i nevai. Il terzo giorno, il Recinto sal alla Cuesta de
los Pumpos e rinchiuse altre diciotto famiglie. Quella sera si ferm, a
quindici chilometri dalla sua culla, sulle scivolose rive del fiume San
Juan. Rinchiuse altre trenta famiglie. Il fiume San Juan nasce sulle
cordigliere del Chauca, gonfio di buonissime trote; sfortunatamente, qui
non le conosciamo: le acque avvelenate dei rilavaggi le assassinano. Qui
il San Juan  un corso di acque defunte. Ma la sua fetida corrente non
trattenne il Recinto. Il Recinto salt il San Juan e avanz verso
Yuracancha, il villaggio pi striminzito della pampa. Quando il Creatore
venne a visitare questi luoghi, non volle entrare a Yuracancha. Cos
dice la gente del villaggio, risentita per l'altopiano che gli ha
destinato don Gesucristo. L'unica ricchezza di Yuracancha  una miniera
di calce. Per mantenere in vita i loro greggi, gli yuracanchani faticano
per leghe, in cerca di pascoli. Quel mezzogiorno il Recinto si avvicin.
Gli yuracanchani uscirono, tremando, con pale e sassi per affrontarlo.
Ma a duecento metri dal villaggio il Recinto gli volt le spalle, si
curv e si perse sdegnosamente nella pampa. A Yarusyacn s che 
entrato. I pastori ignari pascolavano le loro greggi. Nel villaggio
c'erano solo vecchi e donne. Gli yarusyacani sono coraggiosi. Non
avrebbero mai permesso che il Recinto arrivasse nel villaggio. Si
sarebbero difesi. Ma, fino a quel giorno, il Recinto non aveva ancora
violato alcun villaggio. Divorava terra, masticava lagune, mangiava
colli, ma non osava penetrare nei villaggi. Ma tre ore dopo aver
respinto il misero Yuracancha, sorprendentemente, infil la strada
principale di Yarusyacn. Le donne, uniche abitanti nelle ore di lavoro,
uscirono strillando, con occhi enormi. Le pi coraggiose impugnarono le
fionde e castigarono, da lontano, le squadre. Anche i bambini della
scuola le presero a sassate; ma una sola carica di cavalli disperse gli
attacchi inutili. Il Recinto divise il villaggio in due: ormai non si
poteva pi passare da un marciapiede all'altro. Attravers Yarusyacn e
torn a fondersi nella pampa. Avvoltoi enormi svolazzavano nel
crepuscolo di cenere. Ormai nei villaggi non dorm pi nessuno. Quella
sera arriv a Rancas l'ultimo mulattiere, un commerciante di fichi
d'India rinchiuso nelle strade da tre giorni. Quell'uomo comunic:
"Signori, questo Recinto non riguarda solo la pampa.  un filo di ferro
che cammina per tutta la terra. Inghiotte distretti interi. In certi
luoghi la gente, rinchiusa, muore di fame e di sete. Io ho visto
sbarrata la strada per Hunuco. Un altro mulattiere, al quale ho
regalato i miei fichi che marcivano, mi ha detto che al di l di
Huariaca ci sono centinaia di camion fermi. I passeggeri muoiono e la
merce va a male. Tre giorni dopo sopravvenne la Grande Paura. Si
notarono segni durante tutta la settimana. Don Teodoro Santiago scopr
che l'acqua di Yanamate si crivellava di buchi. A Junn una vacca
partor un maiale con nove zampe. A Villa de Pasco, nell'aprire un
agnello salt fuori un topo. Segni ce ne furono, ma nessuno volle
vederli. Perfino alla vigilia si sarebbe potuto sospettare del
nervosismo dei cani. Qualcuno doveva avergli comunicato che il mondo si
stava richiudendo. Scappate prima che sia troppo tardi. Qualcuno doveva
averli avvisati. E anche gli alberi si spaventarono. Io non li ho visti.
Qui non crescono alberi. Ma a Huariaca, mille metri pi gi, dicono che
gli eucalipti impazzirono. Non soffiava alito di vento:  per questo che
fece impressione. L'aria sonnecchiava tranquillamente quando i salici e
i molles (alberi dai cui frutti si ricava una bevanda alcoolica.)
diventarono epilettici: si torcevano, tremolavano, si agitavano,
poveretti, come se volessero, poveretti, piedi per andarsene. Qualcuno
doveva avergli mormorato che la terra si richiudeva. Si contorcevano, si
ferivano, si piantavano addosso le loro spine. Soffrirono per met
pomeriggio e per tutta la notte. Qualche albero riusc finanche a
trascinarsi per qualche metro. All'alba erano tutti sudati di un lattice
sconosciuto. Ma ormai nessuno aveva pi compassione degli alberi: gli
animali scappavano. Le furbe volpi, da vere volpi, si misero in fuga fin
dalle quattro della mattina. Senza dire una parola, senza dirlo a
nessuno, sfrecciarono lungo la strada per La Oroya: migliaia e migliaia
di musi fendettero il buio. Alle sette si scoprirono i barbagianni
abbarbagliati. Qualcuno doveva averli messi al corrente. La gente si
inginocchi con la faccia colore di questo muro. Piet, Gesucristo! E
don Santiago, in ginocchio, accelerando il panico: Accusatevi,
peccatori, accusatevi prima che sia troppo tardi. E si accusarono.
Mayta cominci a mordersi le mani. Mani sporche, mani condannate! Io ho
rubato le tue galline, don Jernimo, sono un miserabile ladro,
perdonami. Don Jernimo rispose con un singulto. Si abbracciarono,
singhiozzando. Anche Clodomiro confess: il Barrign non era colpevole
del furto della farina di don Jernimo. E la moglie di Odonicio si
graffi anche lei la faccia. Uccelli e pesci si disputavano le strade
del cielo. Cielo nero, cielo verde, cielo blu, cielo terra. Ah,
Diosito, voglio bruciarmi il ventre: ho fornicato con mio cognato!
Portate carboni e fatemeli mangiare. Cos era, infatti: approfittando
della malattia di Odonicio, si rivoltavano a un metro dal paralitico.
Vennero alla luce atrocit. Rancas, inginocchiata, alz le mani inutili
verso le labbra di Dio, ostinatamente chiuse.

CAPITOLO 13.
SULL'INCREDIBILE
BUONA STELLA DEL DOTTOR MONTENEGRO. L'Abigeo non disvel i pensieri di
Chacn. Vanamente si tuff nelle negre lagune del sogno. Chacn sfidava
le notti. Contro l'uomo sveglio il braccheggiatore del sogno 
impotente. Per tre notti vag l'Abigeo tra i pruneti della sonnolenza:
per tre notti Chacn si rifiut di spalancargli le porte della sua
veglia. L'Abigeo, stanco di aspettare, part per i casali. Quattrocento
uomini si vantavano nella provincia del padrinato del dottore, ottocento
sguardi pi infidi delle strade di gennaio. Col pretesto di
compravendita di bestiame, l'Abigeo percorse i paesucoli e convoc gli
uomini di fiducia. Non era facile riunirli senza destare sospetti. Fu la
buona stella ad aiutarlo. Una mattina, dona Josefina de la Torre,
Direttrice del Centro Scolastico Femminile, si svegli con l'ispirazione
di acquistare un mappamondo per la scuola.  necessario che le bambine
viaggino, disse la decana delle male lingue della provincia. La sua
idea di organizzare una sagra venne subito accettata. E, sia perch la
gente approvava il progetto di far viaggiare le proprie figlie per
plaghe ignote, sia, e soprattutto, perch era ansiosa che donna Josefina
-Fina per gli amici intimi- facesse riposare per un po' di tempo la sua
lingua biforcuta, si dichiar disposta a fornire gli aiuti necessari.
Dopo una quindicina di conciliaboli -un vero balsamo per i peccatori-,
dona Josefina annunci un programma sensazionale. La gente spalanc
tanto di bocca. Un cartoncino giallo annunci delle manifestazioni
deliranti. I nemici di dona Josefina si ostinano ad assicurare che la
met dei numeri in programma fu soltanto un parto della sua fantasia. In
effetti, almeno un paio delle manifestazioni  simbolico: 1) Risveglio.
2) Diana patriottica a cura della Benemerita Guardia Civile. 3) Gaudio
Generale. 4) Imbandieramento della Citt. 5) Petardi, petardini,
petardoni. 6) Pranzo di Gala. Ma non si pu nemmeno negare che il
programma offrisse attrazioni note soltanto agli audaci viaggiatori: chi
aveva mai sentito parlare della corsa nei sacchi, dell'albero della
cuccagna e della sfilata delle torce? E non bastava: dimostrando quanto
talento sprecasse nei pettegolezzi, dona Josefina tram- due sorprese
destinate a far colpo: la Fiera Gastronomica e il Sorteggio dei Montoni.
La direttrice indusse le madri di famiglia a preparare almeno qualche
brodaglia. E qui tocc il tasto pi sensibile. Considerate le
rispettabili dimensioni delle pance dei notabili, ventri che sarebbe
stato opportuno adattare come modello per il famoso mappamondo,  facile
dedurre che a Yanahuanca la cucina non  arte da poco conto. Esistono
mani capaci di preparare uno stufato con quattro sassi. Le matrone si
divisero i compiti: dona Magda de los Ros, la Alcaldessa, offr il suo
celebre spezzatino di pollo; dona Queta de Valerio, la Sottoprefetto,
s'impegn a fornire il suo famoso brasato alla segale; dona Queta de
Cisneros, promise i suoi tamales, cos celebrati in una decantata
occasione che lo stesso Prefetto di Cerro de Pasco ne supplic la
ricetta. Ne venne fuori una babilonica bisboccia: porcellini allo spiedo
ripieni di noci e mele, brodi di testa d'agnello pelata con la cenere,
humitas dolci e salati, il lussurioso riso con anatra alla chiclayana,
il piccante capretto alla nortena, le ampollose patate alla huancaina, e
la ocopa all'arequipena, vero peccato di vescovo. L'Opus Magna sarebbe
stata rappresentata da una colossale pachamanca. Sotto il suo profumato
vulcano decorato con una bandierina peruviana, la Benemerita si impegn
a sotterrare tutti gli animali provenienti dai sequestri. Il numero di
fondo sarebbe stato il Sorteggio dei Montoni. Al signor Cisneros,
Direttore della Scuola Maschile, venne in mente di farsi dare gli
animali in regalo dai fazenderos; ma dona Josefina, in un lampo di
genio, perfezion l'idea. Perch non richiedere animali di razza
all'Ufficio Agropecuario di Junn? E' una pazzia, obiett il
Direttore. Sia detto con tutto il rispetto, Signora Direttrice, a chi
verrebbe in mente di rivolgersi ad un'istituzione pubblica per una
faccenda che riguarda la collettivit?
Al massimo sprecheremo i
francobolli, rispose dona Fina, e scrisse all'Agropecuaria.
Sorprendentemente l'ufficio rispose a volta di corriere: offriva in
regalo dodici montoni d'origine australiana "al solo scopo di fomentare
l'allevamento di bestiame di codesta esimia provincia." Si avvicinava la
campagna elettorale. Il Senatore della circoscrizione di Pasco, ansioso
di essere rieletto, si era rivolto all'Agropecuaria dando disposizione
che si prestassero "tutte le facilitazioni del caso ai suoi
rappresentati." Agropecuaria e tutto, scritto e timbrato dalle autorit,
e tuttavia la gente non prestava fede. Non avevano promesso di riparare
il ponte, di costruire l'ufficio sanitario, di dotare di libri le scuole
dei casali, di costruire la centrale elettrica? La stessa dona Josefina
ritenne pi prudente mantenere i contatti coi fazenderos in apparenza
indifferenti al desiderio manifestato dalle bambine di vedere il mondo.
Ma un sabato fangoso, un camion giallo emerse dalle curve frastagliate
di Chipipata: dodici enormi montoni traballavano dietro le grate del
pesante Ford. La gente sbigott. Gli ubriachi e gli stessi commercianti
uscirono dalle botteghe per ammirare i superbi animali. N al Ladro di
Cavalli, n al Nittalope, n al Personero, l'Abigeo rivel che li
sognava. Per la prima volta nella sua vita l'Abigeo si perdeva in un
arruffo di sogni strani. Sogn che stava arrivando a Tambopampa. Per
qualche circostanza che nessuno dei vicini riusc a spiegare
soddisfacentemente, il sole, fermo a un'ora incerta, pendeva da un cielo
livido. N la notte avanzava, n il giorno retrocedeva. Dopo qualche
settimana il sole cominci a marcire. A poco a poco la luce si trasform
in una tumefazione: il giorno del suo arrivo il cielo era una piaga, la
luce sgocciolava. A fatica, l'Abigeo si apr la strada tra le filacce
di luce tumefatta. Scese verso le casupole. Scopr il Ladro di Cavalli,
seduto su una pietra. Si rallegr di incontrare un cristiano in mezzo a
tanto livore. "Qual buon vento, compare?" il Ladro di Cavalli non si
accorgeva delle malefiche trasmutazioni del cielo. "Non lo sai, compare,
Sono gi le nove! Non lo sai?" Sghignazz e grid: "Andiamo sulla vetta
Murmunia!" Andiamo," accett l'Abigeo e si pietrific: il Ladro di
Cavalli era piantato su un paio di piedi enormi, un paio di piedi di
dimensioni terrificanti. Piedi pi alti della cintura dell'Abigeo, dita
pi grosse delle sue braccia arboree. L'Abigeo rimase senza fiato.
Spicciati, compare! disse il Ladro. "Non perdere tempo." L'Abigeo
ricuper un fiatino di voce: "Che malattia ti ha preso, compare?" Il
Ladro di Cavalli stapp la bottiglia di una spumosa sghignazzata. Ah,
compare mio, questa non  una malattia,  una precauzione! E gli spieg
che si stava preannunciando una faticosissima corsa che lui, il Ladro,
avrebbe vinto. I cavalli, i suoi amici intimi, i puledri, i suoi
compari, i suoi fedeli, glielo avevano annunciato. Gli equini gli
consigliavano di lasciarsi crescere i piedi. Era facile: bastava
immergere i piedi per sette notti in una laguna. Ma attenzione, era
necessario pitturare i piedi, ogni notte, con un'anilina diversa: rossa,
blu, gialla, verde. Il ladro si era sottoposto al trattamento. Le sue
sghignazzate demolivano le rocce. "Voglio proprio vederli! Voglio vedere
che faccia faranno il Sottoprefetto e le autorit il giorno in cui mi
consegneranno la coppa. Chi potr fermarmi, con dei piedi simili?" E si
contorceva dalle risa. L'Abigeo si svegli tremando. Usc nel patio e
immerse la testa in un secchio di acqua gelata: sempre offuscato, sell
il suo cavallo e sal verso Pillao in cerca di Polonio Cruz. Quando i
curiosi si accorsero del gesto di ribrezzo col quale i montoni appena
scesi dal camion rifiutarono l'umile erba della Piazza-d'Armi, ci si
avvide che tali aristocratici potevano solo provenire dalla bionda Australia. Perfino i nemici della Direttrice, quelli che propagavano che
se dona Josefina si fosse morsa la lingua sarebbe stramazzata al suolo
morta avvelenata, si tolsero il cappello. Una vera folla accompagn gli
aristocratici fino al modesto chiuso villareccio. Le pepite d'oro di una
delirante ambizione ardevano in tutte le pupille. Quale doveva essere la
stirpe degli sprezzanti australiani, se lo stesso dottor Montenegro si
accorse di loro e interruppe la sua meditazione solare, cosa che aveva
fatto solo il giorno in cui una certa persona aveva attraversato la
piazza coi polsi legati dalle Guardie Civili? Attravers il portone e si
mescol alla gente come un semplice concittadino. Si alzarono applausi.
Coi pollici infilati nel panciotto e le altre dita distese sul petto, il
dottore si avvicin al chiuso. Fecero strada i figli di puttana,
belarono gli animali incoscienti. Chi vende i biglietti?" domand il
dottore. Dona Josefina de la Torre, resa edotta dall'andirivieni dei
monelli in fermento, si avvicin, soffocando. "Ah, che piacere!" disse
la matrona. Quanti biglietti vorrebbe, caro dottore?" Me ne dia dieci,
Finita, sorrise il magistrato, e consegn un biglietto nuovo da cento
soles. Il venerd pomeriggio i prigionieri, gentilmente forniti dalla
Benemerita Guardia Civile, terminarono i chioschi. Il sabato le
professoresse ornarono i padiglioni con catene e fiori di carta
crespata. "Vorrei che lei scendesse a Yanahuanca per una faccenda di una
certa importanza," disse l'Abigeo. Polonio Cruz sollev la gamba e
l'appoggi a una pietra, per grattarsi meglio. "Di che cosa si tratta?"
"Di una faccenda da uomini." "Non puoi dirmelo?" "No. Polonio sput la
saliva verde di coca. "Parlate a vanvera. Sono stato tre volte in
prigione per essermi riunito a sparlare dei padroni. Nessuno mi ha
portato nemmeno acqua da bere. Chi siete Voi? Voi siete parole al vento.
Scapperete non appena le castagne scottano." "Viene o non viene.?" si
secc l'Abigeo. "Dove? "Alla scarpata Quencash, quando cambia la luna.
Ci verr, disse Polonio. Cos, alla leggera, decise della sua vita.

I bellimbusti di Yanahuanca buttarono sottosopra i loro bauli. Il sabato
i commercianti esaurirono le ultime riserve di Agua Eflorida. La
domenica, le madri invasero la piazza gi a partire dalle nove. Da
un'ora dona Josefina cercava di costringere il proprio corpo in un
corsetto comprato a Huancayo con delirante ottimismo. Alle dieci la
piazza ribolliva. Le autorit, il dottor Montenegro; il Sottoprefetto
Valerio; don Flix Cisneros, Direttore della Scuola; dona Josefina de la
Torre; il Capo della Cassa Depositi e Prestiti; il tenente Peralta; il
sergente Cabrera; il caporale Minches, arrivarono alle undici. Il sole
aveva aderito al prestigio della giornata. Si sedettero nel palco
graziosamente approntato dai prigionieri della Benemerita Guardia
Civile. Un altoparlante noleggiato a Cerro de Pasco trasmetteva la
musica di alcuni dischi prestati da un commesso viaggiatore. Si
lamentava il grammofono scatenato nella confusione di sentimenti.
Marzialmente, il cantante proclamava la disgrazia. il respiro. Una
brezza mortifera si alz dalle ascelle anemiche dell'acqua. Il bambino
infil la mano nell'urna, tir fuori una pallina e la consegn
all'annunciatore. "quarantotto," cant l'annunciatore. Tutti gli occhi
cercarono la faccia della buona stella. Presente!" grid con voce
strozzata un uomo dalla faccia antipatica: Egmidio Loro. Si avvicini,
ordin dona Josefina de la Torre. L'uomo dal viso granulato di foruncoli
si fece sotto tendendo le mani sudate. "Mi rallegro con lei," sorrise la
Direttrice. "Scelga un montone." Uno qualsiasi?
uno qualsiasi! sospir Loro. Gli consegnarono un montone di
discendenza mitologica. Il sergente Cabrera interruppe il valzer e
ordin alla banda di farsi onore nell"'Assalto di Uchumayo."
L'imbonitore si sgol: Signore e signori,  arrivato il momento tanto
atteso da tutta l'esimia popolazione. Mancano pochi minuti al
sensazionale sorteggio! Mancano cinque secondi, quattro, tre, due!
Avvicinatevi, guardateli! Non si sono mai visti nella provincia animali
simili, veri campioni dell'allevamento mondiale!" Tre urr per dona
Josefina!" grid un'alunna ansiosa di mettersi in mostra. "Hip....hip...
hurraaaa...!" Dona Josefina non riusc a contenere un singulto.
L'annunciatore chiese il permesso di iniziare il sorteggio. Il
Sottoprefetto Valerio si tolse il cappello. Un bambino vestito da
marinaretto si avvicin a un bariletto di latta dipinto coi colori della
Patria, cortesia della Benemerita Guardia Civile. Il pubblico trattenne
il fiato. L'Abigeo abbandonava le redini di "Primavera" fiducioso
dell'esperienza del cavallo. Pensava. Per la prima volta nella sua vita
non discerneva le parole modulate nei suoi sogni dai Vecchi. Il Vecchio
dell'Acqua, il Vecchio del Fuoco e il Vecchio del Vento, masticavano
frasi di lana. Non decifrava il messaggio. Volle purificarsi, digiun
per parecchi giorni e si astenne perfino dal visitare le sue donne. Il
suo udito non miglior. I Vecchi annunciavano un forestiero senza volto.
Era un uomo che invece della faccia ostentava una parete di carne liscia
solcata da sei rughe nere. I Vecchi lo condussero sulla strada per
Chinche e svanirono tra le rocce. L'Uomo dalle sei Rughe avanzava lungo
la strada seguito da una folla di uomini anche loro privi di volto. Il
gruppo procedeva verso Murmunia. Dalla respirazione ansimante dei
senzafaccia, l'Abigeo cap che erano forestieri. Si mescol tra le file.
Vicino a Murmunia incontrarono un uomo a cavallo. Dal disordine delle
sue redini si poteva subodorare, anche da lontano, la sbronza. L'Abigeo
si avvicin e si fece vecchio: era lui stesso. Inoccultabilmente, guard
il suo stesso viso spruzzato di farina e il suo collo taurino avvolto in
stelle filanti. Che festa era? L'Abigeo pesc accanto all'Abigeo senza
riconoscerlo. E ancora peggio: come se il sognatore fosse invisibile,
l'Abigeo si ferm a pochi passi dall'Abigeo e orin stelle filanti.
L'Altro non si stup: pi che dal soffio sinistro era preoccupato perch
non riusciva a leggere il messaggio scritto sulle striscioline di carta.
L'Abigeo si avvicin e aguzz lo sguardo, ma riusc solo a interpretare
parole confuse: "...carnevale... laguna..., corri, corri..., il fornaio
dei morti..." L'Abigeo scosse dalla testa i cattivi pensieri e scorse la
capanna di Sulpicia. La vecchia stava zappando in fondo al suo podere.
Leg il cavallo e avanz verso la donna madida di sudore. "Lavori anche
di domenica, mammetta?
I miei figli non mangiano forse anche di domenica? Sulpicia sorrideva
dolcemente con la met della bocca sdentata. "Puoi scendere per una
riunione segreta, mammetta?
Posso scendere, ma non sono sicura di risalire. Si asciug la fronte
sudata. C' molta gente che parla troppo.
Chacn vorrebbe parlarti. Negli occhi della donna arsero due raggi pi
imperiosi del mezzogiorno. E cos, Chacn  tornato per incassare i
crediti!
Non lo so, mammetta.
Non dire storie. Tu sai tutto. Se fosse per dei ciarlatani come voi io
non scenderei, ma se  per Chacn, verr. quell'uomo l'ha giurata ai
padroni. Poi si chin per bere acqua fresca dalla brocca. A questo
punto, sulla fronte del dottore comparve la prima ruga. Ma dona
Josefina, che avrebbe fatto bene a sorvegliare certi preannunci di
bufera, stava approfittando della pausa per tentare di sgominare il
primo gancio del corsetto mediante una laboriosa manovra di
strusciamento della schiena contro la spalliera della sedia. Terminata
la consegna del primo montone, l'imbonitore decifr il numero della
seconda pallina estratta dal marinaretto. Sedici," annunci gaiamente.
Si fece avanti Julin Moro, uno scavezzacollo che sapeva perfino
leggersi il nome. Conosceva tutte le grotte della provincia e da una era
uscito dopo sei mesi giurando e spergiurando di aver presenziato a
baccanali interpretati da vegliardi e da fanciulle in fiore. "Quale
vuoi?" domand dona Josefina, dopo un sospiro di recondito sollievo.
Julin Moro si scelse un montone grassoccio e dallo sguardo lascivo, e
un'altra ruga restrinse ulteriormente la fronte del dottor Montenegro.
Il tripudio della folla, quando Julin Moro la solc tirandosi dietro
l'ariete, era sensibilmente meno intenso. Il numero settantasette,
sbraitato dal banditore, allib don Mauro Pejila, un commerciante di
stoffe e bottoni in gran parte responsabile dell'eccentricit delle
signore del bel mondo di Yanahuanca. Si vantava di avere soltanto
amorazzi gringos, il che lo induceva a una sospetta castit perpetua che
egli legittimava con la difficolt di procurarsi materia prima da lui
stesso definita di contrabbando. Ma, sia perch la fronte del dottore
fosse incapace di ospitare altre rughe, sia perch egli ritenesse la
disdetta che lo assediava del tutto ingiustificabile, dopo quest'ultimo
verdetto del banditore si verificarono eventi sulla cui effettivit i
cronisti sono a tutt'oggi assai discordi. Certuni affermano che non
appena il dottore sent vociare il numero premiato si alz di scatto e
picchi un pugno sul tavolo, ma tutti ammettono concordemente che egli
si espresse nei seguenti termini: "Quest'uomo  in combutta con gli
organizzatori perch ha vincoli di sangue con loro. Il pubblico
rabbrivid: il magistrato denunciava una sacrosanta verit. Il miserando
Pejla era cognato di una cugina di terzo grado di dona Josefina.
Neppure lo stesso beneficiato era al corrente che sua moglie, che da tre
anni non dava segno di vita dopo essersi eclissata misteriosamente in
coincidenza col fugace passaggio nella citt di un venditore di
cataplasmi, celava una cos invisibile parentela con una signora della
distinzione di donna Josefina, la cui porta,  ovvio dirlo, non aveva
mai varcato. L'implacabile memoria del dottore sgominava l'impostura.
Gli organizzatori si sentirono gelare i piedi. Per sospetti ben minori
c'era gente che marciva nel carcere di Yanahuanca. Il burrascoso volto
del dottore mostr la sua inflessibile decisione di impedire ulteriori
attentati alla buona fede del popolo semplice ed onesto. Nel silenzio
che si produsse quando la giustizia fece pendere pesantemente uno dei
suoi piatti fatali, solo don Hron, l'Alcalde, che in simili occasioni
si rivelava uomo di impensabili risorse, riusc ad esalare un "Forza con
la musica! Si lament il grammofono. Il valzer incalzava sulla fatalit
del povero che alza gli occhi su una donna decente. Tutti i fuochi degli
inferni non lo assolveranno dal suo incancellabile peccato originale: la
povert. Il valzer s'intrideva di secoli di pregiudizio e di cattolico
odio verso l'amore, mentre don Hern era assorbito in una conversazione
serrata con donna Josefina dietro il palco delle autorit. Cosa si
dissero? Don Hern confessava forse una sua passione insana nei
confronti di dona Fina? Si diedero appuntamento in qualche angolo del
fiume? Lo si ignora. Le tenebre coprono quel periodo. Senza rivelare
nell'espressione del volto lo storico enigma, don Hern e dona Fina
tornarono sulla tribuna. Che numeri ha, dottore? domand Hern,
agitato. Il dottor Montenegro allung i biglietti al termine di un
braccio sdegnosamente teso, mentre dona Josefina, con le gote arrossate,
don Hern si era forse preso qualche libert?, riprendeva posto sulla
sua sedia. "Continuate! ordin. Il marinaretto scosse l'urna di latta.
Gli innamorati approfittarono dell'attesa per lavorare di mano. L'araldo
del destino estrasse la pallina e la consegn a dona Josefina.
Tredici, proclam la direttrice. Chi ha il tredici?" domand don
Hern. Io, rispose il dottor Montenegro modestamente. Ermigio Arutingo
ricevette in consegna un superbo australiano. Il dottore non aveva
tentennato di fronte al livido prestigio del numero ripudiato dalle
superstizioni: il tredici riconoscente gli mutava la sorte. Il sette, la
cifra lodata dai cabalisti, lo ricompens col quinto montone della
giornata; il trentaquattro, un numero grasso, dall'aspetto rispettabile,
gli forn l'unico montone contraddistinto da una macchia nera; lo zero,
colmo della sapienza ind, lo rese proprietario del settimo montone
sorteggiato, uno splendido animale che sfortunatamente sarebbe morto
quella stessa settimana; il sessantasei condusse nelle sue stalle
l'ottavo ariete. La gente assisteva con la mascella penzoloni a una
fortuna cos inaudita.  difficile che la folla si mantenga immota, ma
fu ci che avvenne quel giorno a Yanahuanca. Ammaliata dalla buona
stella del dottore, la gente abbandonava i chioschi per addossarsi sotto
il palco. " incredibile!" Questa s che si chiama fortuna!" Quando
Dio regala, regala a piene mani!" Che fortuna gli hanno portato quei
numeri cos brutti!
Sessanta, trill dona Josefina. "Qui, rispose tutta raggiante dona
Pepita. "Le bacio la mano, padrino, celi il Sottoprefetto. Ce ne
mangeremo uno, lo consol il magistrato, e rivolgendosi a dona
Josefina:  troppo, dona Fina, sar meglio che mi ritiri, Finita.
No, no, no, si agit la direttrice. Vuole umiliarci? permetterete che
il dottore si ritiri?
Se  per farle piacere, rimango tutto il pomeriggio, Il novanta,
numero oscuro e senza precedenti, lo ricompens col decimo ariete e il
sessantanove, numero che provoca sempre il sorrisetto dei malpensanti,
rinchiuse nelle sue stalle l'undicesimo montone del sorteggio. Il
marinaretto estrasse la dodicesima pallina e dona Josefina non attese
nemmeno che il banditore annunciasse il numero per precipitarsi a
porgere le sue congratulazioni al dottore. La gente non riusciva a
scuotersi dalla stupefazione. L'altoparlante diffondeva un tango le cui
parole proclamavano l'inutilit della lotta contro il fato. nasaleggiava
l'indimenticabile Carlos Gardel. Ad ogni buon conto, Ermigio Arutingo si
trascin via anche il dodicesimo montone.

CAPITOLO 14.
SULLE MISTERIOSE MALATTIE
CHE COLPIRONO I GREGGI DI RANCAS.
La strada verso Cerro de Pasco era una
collana di cento chilometri di pecore moribonde. Greggi famelici
rosicchiavano gli ultimi cespugli nelle strettoie che, a ogni lato della
strada, venivano tollerate dall'imperiosit del Recinto. Quel transito
dur due settimane. Nella terza il bestiame cominci a morire. Nella
quarta morirono centottanta pecore; nella quinta, trecento; nella sesta,
tremila. Immaginarono che fosse pestilenza. La signora Tufina mand a
comprare unguento contro la verminazione. Sua figlia si procur per
conto suo anche un po' di acqua benedetta. N unguento n acqua
benedetta arrestarono la mora. Morirono a migliaia. La strada correva
tra due cordoni di bava bianca. Castigo di Dio, castigo di Dio!
bramiva don Teodoro Santiago marcando con croci le case degli adulteri e
dei calunniatori.  per le vostre colpe! Per le vostre lingue infette e
per i vostri desideri sporchi, Dio sputa su Rancas! I peccatori
s'inginocchiarono. Perdono, don Santiago!"
Non chiedete perdono a me, sacrileghi! Supplicate Dio! Quella notte i
vecchi lapidarono la casa di Mardoqueo Silvestre. Mardoqueo 
proprietario di una lingua di vipera. E non basta: Mardoqueo manipola
erbe. Lo si  visto vagare, in certe notti di luna, nel Bosque de
Piedra. I vecchi si riunirono e presero a sassate la sua casa. Mardoqueo
usc con l'immagine del Senor de los Milagros e s'inginocchi nel fango.
Giuro di non aver avuto cattivi pensieri! Per la salvezza della mia
anima, giuro di non aver commerci con la gente dell'Altro Mondo.
Cosa facevi nel Bosque de Piedra?
Cacciavo nottole, paparini.
Giuri che non ricomincerai a calunniare la gente, Mardoqueo?
Lo giuro per l'anima mia, nonnini, rispose Mardoqueo baciando
l'immagine divina. Gli anziani innaffiarono di acqua benedetta la porta
di Mardoqueo. Inutilmente. Le pecore continuarono a morire. I vecchi si
disperarono. Nemmeno nei meandri della memoria ritrovavano ricordi
paragonabili a quelli.  arrivata la nostra ora, diceva Valentin
Robles. Manca ormai poco e poi richiuderanno il villaggio. E allora ci
mangeremo tra cristiani. Il padre si manger il figlio; il figlio si
manger la madre.
Se potessimo, andremmo in altri villaggi a supplicare, ma non si pu.
Sopra la pampa c' soltanto aria.
Sarebbe meglio che si portassero via tutto. Sarebbe meglio che il
Recinto entrasse nel paese. Sarebbe meglio che morissimo tutti. Morti
non domanderemo nemmeno acqua.
Sta per arrivare il giorno tremendo! Il Recinto non  che un segnale.
Vedrete: non solo fuggiranno gli animali, ma ben presto se la daranno a
gambe anche i morti.
A Yanahuanca i morti hanno lasciato le tombe vuote prima dell'alba. Un
uomo grasso, con la faccia mezzo pallida, impillaccherato di fango,
parl dalla porta. Non  Dio, paparini,  la 'Cerro de Pasco
Corporation' Era Pis-pis, un forestiero che veniva una volta all'anno a
Rancas per vendere merci strane: cinture magnetiche, unguento contro la
stregoneria, sciroppo di stramonio per ammaliare gli uomini, pomate
contro gli incubi. Quell'anno vendeva corde per chitarra. In ogni
villaggio, c' una chitarra inservibile per mancanza di un cantino. Il
padrone  disposto a pagarsi un capriccio. Risultato: a Pis-pis non
manca mai birra. "Il Recinto," inform Pis-pis,  lungo pi di cento
chilometri.
Come fai a saperlo?
Chi ha un fiammiferino? Il Personero Rivera glielo diede. E adesso
chi ha una sigarettina per questo fiammiferino? Se non gliela avessero
offerta, non avrebbe parlato. Gli diedero un'Inca. Aspir il fumo con
ansiet. Il Recinto  lungo pi di cento chilometri, ripet. Comincia
a San Mateo. La gente rimase l senz'anima. Il Recinto comincia al
chilometro duecento della strada per Lima.
Chi  il padrone? domand il Personero Rivera.  la compagnia 'Cerro
de Pasco Corporation.'
E tu come fai a saperlo?
Ho amici autisti, disse Pis-pis ingollandosi un'acquavite
bruciabudelle. E dove finisce? domand Rivera, con voce straziata.
Non finisce," disse Pis-pis, liquidando il secondo bicchierino.
Vogliono recintare il mondo.

CAPITOLO 15.
CURIOSISSIMA STORIA DI UN CREPACUORE
COLLETTIVO CHE NON NACQUE DALLA TRISTEZZA.

Solo don Medardo de la Torre,
il padre di don Migdonio, non disdegn di passare la vita a cavallo per
congetturare con lo sguardo le inabbracciabili frontiere della fazenda
El Estribo. Don Migdonio de la Torre, altezzoso torrione di muscoli
incoronato da una testa spagnola bruciata da barbe imperiali, prefer
consolarsi col godimento dei propri privilegi. N i suoi confini
sperduti in tre diversi climi, n le vicende dei raccolti, n
l'ingrassamento del bestiame lo interessavano. L'unica cosa che
accendeva il suo sguardo azzurro era la crescita delle sue "figliocce.
Ne aveva a centinaia. Tutte le figlie dei suoi contadini gli
appartenevano. Ai dubbiosi onori di un senatorato reiteratamente
offerto, preferiva la pianura di piume del suo letto gigantesco
sostenuto da quattro artigli d'aquila intagliati nel legno. Un condor
disseccato spalancava ali immense sulle sue veglie. N il Libro dei
Conti, n il Registro del Bestiame, n il Dare, n l'Avere, dove
figuravano le sue dovizie, lo assorbivano come il Libro delle Nascite.
Sfogliava ansiosamente il registro dove veniva annotata la data di
nascita di ognuna delle bimbe nate a El Estribo. Il giorno del loro
quindicesimo compleanno gliele infilavano nel letto perch le
migliorasse. Nelle fazendas, tuttavia, questa non era una gran novit.
Ci che s'ignorava era la mitologica potenza della sua terza gamba. Era
inesauribile. Non gli bastavano cinque ragazzette al giorno e una volta,
dopo aver slombato tutto il puttaname di un bordello di Huanuco, usc
fuori a inzuppare i fiori con bianca rugiada. Era colossale. I suoi
stessi contadini erano orgogliosi del vigore del suo serpente, e  spesso
facevano scommesse sul numero di figliocce che egli avrebbe potuto
dissigillare nelle notti in cui il sonno lo sdegnava. Al di fuori delle
cavalcate notturne gli interessavano solo le prove di forza. Per
dimostrare la potenza delle sue braccia di quercia scendeva raramente
dalla sua camera da letto. Nessun domatore di cavalli poteva
rivaleggiare con la tensione dei suoi muscoli. Solo Espritu Flix, uno
sbarbatello capace di trattenere un torello per le corna, uguagliava,
non superava, la sua forza. Ma un giorno la Patria lo distolse dal suo
perpetuo orgasmo. Quali motivi indussero il Capo della Guarnigione a
rastrellare El Estribo in cerca di coscritti? Mistero. Un venerd, il
Tenente comparve a El Estribo in uniforme e con pistola d'ordinanza, in
cerca di reclute. Don Migdonio lo ricevette con un sorriso lardellato di
scherno e di buona educazione, ma il Tenente si ostin. Nemmeno le
figliocce che don Migdonio gli fece trovare nel letto gli piegarono la
volont. Le istruzioni del Comando erano precise. Nessuna fazenda poteva
essere esente dal servizio. Di fronte a una fumante pachamanca, il
mattino dopo don Migdonio capitol. Almeno, sospir, "mi lasci
scegliere i coscritti.
D'accordo, don Migdonio, concesse il Capo della Guarnigione. Don
Migdonio fece riunire i contadini nel grande patio lastricato. Ordin
che aprissero la bocca; al servizio della Patria design le cinque
migliori dentature: Encarnacin Madera, Ponciano Santiago, Carmen Rico,
Urbano Jaramillo e Espritu Flix. Enormi lacrime sparsero i ragazzotti.
Il Tenente se li port immediatamente via. Don Migdonio, che si era
vestito solo per ricevere il Tenente, torn nel monumentale letto dalle
zampe d'aquila: quel giorno compivano gli anni due delle sue pi
agognate figliocce. Della requisizione si ricord solo trenta mesi dopo
il giorno in cui le reclute tornarono dal servizio militare alla fazenda
con l'abbacinante spettacolo dei loro scarponi nuovi, ma Madera,
Santiago, Rico e Jarimillo persero coraggio nell'avvicinarsi a El
Estribo. Mancava ancora una lega quando si scalzarono prudentemente.
Solo Espritu Flix entr nel patio della casa-fattoria tacchettando. La
caserma lo aveva trasformato. Nella solitudine dei camminamenti di ronda
altri soldati gli avevano svelato le vere dimensioni del mondo. Durante
le veglie nei corpi di guardia qualcuno lo aveva informato
dell'esistenza di una specie di scrittura dei diritti, la Costituzione,
che riguardava perfino i guardiani di porci e gli zoticoni come lui. E
c'era di pi: quella misteriosa scrittura affermava che grandi e piccoli
erano uguali. E di pi ancora: una notte che festeggiavano in una viuzza
del rione Vitarte il compleanno di Santiago, avevano arditamente
invitato anche un caporale, uno del Cuzco, e il gallonato li sbigott:
nelle haciendas del sud un tale Blanco organizzava sindacati di
contadini Sindacati? E che cavolo vuol dire, caporale?
qualcosa come una confraternita per lottare contro gli sfruttatori
della povera gente." Non ci cap un'acca, ma cinque settimane dopo, non
per festeggiare un santo ma per consolarsi dell'insensibilit di certe
servette che si erano insuperbite perch servivano a Miraflores, chiese
diritto d'asilo a una bettola di mala fama nel rione di Chorrillos. Quel
sabato, un sergente di Chinche, certo Fermn Espinoza, gli fece cadere
la benda dagli occhi. Sarebbe bene organizzare quella confraternita a
El Estribo," disse Espritu, con gli occhi di bragia. Nessuno  tanto
gagliardo da fare una cosa simile a don Migdonio," naseggi Jaramillo,
sbronzo. Espritu tracci una croce con le dita. Per questa," giur, e
baci il segno. Quando don Migdonio scopr dalla finestra gli scarponi
di Espritu, lustrati dalla maraviglia, scese a quattro a quattro i
larghi scalini di pietra. Buon giorno, padrone," riusc a dire
Espritu, con un sorriso timido, ispirato al ricordo delle gare di
forza. Togliti subito quelle scarpe, pezzo di stronzo," url don
Migdonio. Cosa ti sei messo in testa, razza di screanzato. In questa
fattoria le scarpe le porto solo io. Mi senti, figlio di una grandissima
puttana?" Schiumava, sulla soglia dell'apoplessia. A Espritu si
coagularono le lacrime, ma non os ribattere n volse lo sguardo verso
il fal dove ardevano i suoi scarponi inzuppati di petrolio. La prudenza
ricompens Madera, Santiago, Jaramillo e Rico. Nessuno pens di
perquisire gli zaini e cos almeno i loro scarponi furono salvi. Tanto
per rammentare i mesi di caserma, un'epoca ormai sommersa nel mare di
cenci dell'abitudine, nelle grandi occasioni tiravano fuori gli
scarponi, di nascosto, per contemplarli. Trent'anni dopo, nell'ora della
morte, Santiago avrebbe chiesto alla sua prossima vedova di farglieli
vedere per l'ultima volta. Ma Espritu non cedette. Al fervore del suo
remoto giuramento egli aggiunse la tristezza dei suoi scarponi
calcinati. Delicatamente, come quando si palpa una caviglia rotta,
continu a vellicare lo spirito dei contadini. Di coloro che avevano
condiviso con lui le pedate e le malinconie di Lima, gli si smarr solo
Santiago. Ventidue mesi dopo frequenti riunioni clandestine in spelonche
o in valloni solitari, abbacin una dozzina di contadini col miraggio
della grande confraternita. Incredibilmente, accettarono. Ci
appenderanno a testa in gi!" rabbrivid Jaramillo. Nessuno  mai morto
per quello," sentenzi Espritu Flix. Quell'inverno, os
l'inconcepibile: chiese udienza a don Migdonio. I servi ascoltarono la
richiesta e gli sbatterono la porta in faccia. Insistette tre giorni. Il
quarto lo annunciarono. Don Migdonio, che forse si rammentava delle gare
di un tempo, acconsent ad uscire nel patio. Sotto una delle arcate di
pietra, Espritu, in uniforme di caporale, fece costernare don Migdonio.
Ma la collera che arse mezzo corpo di don Migdonio non arriv a
infiammare i suoi occhi azzurri. "E cos, volete formare un sindacato?
Se lei lo permette, padrone.
Gi.
Cos lavoreremo pi volentieri.
Gi! E quanti sono che la pensano come te?" Ce ne sono diversi,
padrone.
Quanti?
Dodici, padrone." Non  una brutta idea. Mettili insieme e vieni da me
con loro. Voglio parlare a tutti. Si smarrirono in visioni. Non solo
Espritu non usciva ammanettato dalla casa-fattoria, ma don Migdonio in
persona, con voce educata, perfettamente udita dai servi, lo invitava a
tornare. Si entusiasmarono. Flix convoc i congiurati. Erano gi
quindici. Una settimana dopo comparvero davanti alle barbe imperiali di
don Migdonio. Forse perch la notte prima aveva rinvenuto qualche pepita
d'oro tra le gambe di una figlioccia o perch il diamante del mattino lo
invitava alla benevolenza, don Migdonio li fece accomodare. Si sentirono
venir meno. Nella vastit della memoria nessuno rammentava che alcun
contadino fosse mai entrato nella casa-fattoria. Pretendere una
confraternita  una cosa, ma bazzicare i padroni  un'altra; ma, fosse
perch ubbidiva a un capriccio, fosse perch compiva una promessa in
memoria della sua santa madre, don Migdonio ripet l'invito. Non gli
rimase altro da fare che ubbidire. Avevano la gola secca. Lo stesso
Flix faceva di tutto per ricordarsi del giorno in cui, sull'attenti a
sei passi di distanza, aveva dialogato con un colonnello, che  quasi
come un fazendero. Avanti, ragazzi, sedetevi!" li invit dalla porta un
don Migdonio trasformato dalla malia di qualche beverone. Credettero di
sognare i seggioloni di pelle rossa e i sof trapuntati di fiori gialli,
mobili nevati di pizzi tessuti dalla mano eburnea della madre dell'uomo
che essi intendevano danneggiare. "Con permesso, padrone," riuscirono
appena a spiccicare. Nella bocca sentivano bruciare il salnitro del
tradimento. Cosa volete, ragazzi?" domand cordialmente don Migdonio.
Espiritu sent la terzana nelle ginocchia. Padrone, io..." Senti,
Flix, per non farti stare in pena ti dir subito che io non mi oppongo
al sindacato. Non ci sono inconvenienti," disse con la stessa
naturalezza con la quale avrebbe potuto autorizzare: bevete pure dal
fiume" o "potete pisciare nel prato." No, non mi oppongo; al contrario,
sono proprio contento. Io voglio che la fattoria progredisca e cambi.
Dobbiamo fare un brindisi! " E si rivolse a un servo. Senti, portami la
caraffa di acquavite della sala da pranzo. Il servo, che aveva chiuso
gli occhi a don Medardo, usc senza celare il ribrezzo che si meritava
l'apoteosi dell'ingratitudine. Torn con la caraffa e riemp i
bicchieri. Io brinder col bicchiere vuoto. Ieri sera ho alzato il
gomito," disse giovialmente don Migdonio. Bene ragazzi, salute!" Per
sottrarsi ai vortici del delirio i ragazzi vuotarono i bicchieri d'un
fiato. Don Migdonio ordin di riempirglieli di nuovo. Vuotarono il
secondo bicchiere. Non so cosa mi sta succedendo," disse Jaramillo
portandosi le mani alla gola. Mi manca l'aria.
Qualcosa mi ha fatto male," sussurr Madera, livido, torcendosi sulla
pancia. Fu il primo a crollare. Altri tre stramazzarono fulminati e gli
altri stravolti in un agonico contorcimento di budella. Don Migdonio li
abbracci in un'occhiata di ferro. Rico, che stava comprendendo troppo
tardi, rovesci il ritratto della madre di don Migdonio; ma non ce la
fece a sputargli in faccia. Figlio di puttana...!" riusc ancora a dire
Espritu Flix prima di scivolare per terra con le budella abbrustolite
dal veleno. Quindici minuti dopo, una squadra di uomini stravolti li
portarono via coi piedi in avanti e le facce contorte mal celate dai
ponchos. La piazza si screpol di gemiti, ma i dolenti non ebbero
nemmeno il tempo di piangerli. I muli stavano gi aspettando. Il fatto 
che la cosa che don Migdonio temeva sopra ogni altra era il malocchio.
Quel gigante che non indietreggiava davanti a nessun cristiano, tremava
sotto la sua coperta ogni volta che i cani ululavano al passaggio delle
anime. Non tollerava funerali nella sua fattoria. Non appena un
moribondo esalava l'ultimo respiro, i suoi parenti si affrettavano ad
avvolgerlo in un lenzuolo imbottito di erbe aromatiche. Su un asino o su
un mulo, i defunti iniziavano il vero ultimo viaggio verso remote
sepolture scavate oltre i confini di El Estribo, regioni dove il livido
rancore dei morti non potesse assassinare i fiori o avvelenare le acque.
Non rimaneva tempo per lamentazioni. La veglia era una camminata. Ma
poich El Estribo era quasi infinito, per trasportare i defunti si
cavalcava per intere giornate. Sulle prime, i ghiacciai delle
cordigliere preservavano i cadaveri, ma poi, il calore delle vallate
aveva la meglio sullo sforzo disperato delle narici tappate con erba di
ruta. Gli stessi muli soffrivano del risentimento dei defunti
incolleriti dalla privazione di candele e giaculatorie. Li portarono via
alle dodici. Alle dodici e mezzo uno dei servi galoppava gi in
direzione opposta. Cinque giorni dopo faceva partire il seguente
telegramma: Dottor Montenegro Giudice di Prima Istanza Yanahuanca.
Doverosamente comunicole morte quindici contadini fazenda El Estribo
causa infarto collettivo. Migdonio de la Torre." "Cazzo!" disse il
dottor Montenegro.

CAPITOLO 16.

DEI DIVERSI COLORI DELLE FACCE E DEI CORPI DEGLI
ABITANTI DI CERRO.

Il 14 marzo 1903, sei minuti prima di mezzogiorno, il
colore della faccia e del corpo degli abitanti di Cerro cambi per la
prima volta. Fino a quel momento i felici abitanti della piovosa Cerro
de Pasco ostentavano visi color rame. Quel mezzogiorno, le loro facce
cambiarono: un uomo emerse dall'osteria, dove gli avevano servito
acquavite serpigna, con la faccia e il corpo blu; il giorno dopo, un
altro cristiano che si stava sborniando nella stessa osteria divenne
verde prato; tre giorni dopo un uomo dalla faccia e dalle mani color
arancione si avviava tranquillamente verso la piazza Carrin. Mancavano
pochi giorni a carnevale: si ritenne che fossero candidati alla parte di
diablos-supayl dei prossimi festeggiamenti. Ma il carnevale pass e la
gente continu a cambiar colore. Cerro de Pasco  la citt pi alta del
mondo. Le sue viuzze si contorcono ad altitudini superiori a quelle
delle pi alte montagne d'Europa. E una citt dove piove duecento giorni
all'anno. Il giorno si dischiude su una vetta nevosa. Cerro de Pasco si
acquatta al confine della pampa di Junn. Anche per gli stessi autisti,
imbacuccati fino agli occhi, la pampa  un percorso gramo. Tutti i
camionisti appiccicano sui parabrezza le immaginette della Beata Humay;
le affidano i loro motori. Non sia mai che gli si blocchino in quella
steppa eternamente spazzata dalle tormente, in quella pampa dove il
soroche, il mal d'aria, fulmina tanti costieri! I viaggiatori che
conoscono quella desolazione vigilata dall'occhio geloso del lago Junn,
si fanno il segno della croce non appena sboccano dalla gola rocciosa di
La Oroya. Vergine Maria protettrice dei viandanti, custodiscici! Santa
Tecla, protettrice dei pellegrini, ora pro nobis! Pregano, verdi per la
mancanza d'ossigeno, spremendo limoni inutili contro l'anossiemia. N le
collane di limoni n le orazioni servono a qualcosa nella steppa senza
alberi. Perch coloro che non sono mai stati a Hunuco non conoscono n
alberi n fiori: non li hanno mai visti; qui non crescono. Solo l'erba
nana sfida la collera dei venti. Senza questa poca erba, senza l'icchu,
nessuno vivrebbe. La stipa  l'alimento dei greggi di pecore, unica
ricchezza. Migliaia di ovini brucano nella pampa fino alle tre del
pomeriggio. Alle quattro piomba gi la ghigliottina del buio. Il
crepuscolo non  il calar della sera ma il crollo del mondo. Che cos'
che ha trascinato gli uomini in quest'anticamera dell'inferno? Il
minerale.  da quattrocento anni che Cerro de Pasco cela il pi favoloso
giacimento del Per. Pi in su, in cima a una collina spelacchiata che
sfiora quasi i testicoli del cielo, si allineano le tombe tormentate dei
cercatori: scava e scava, hanno finito per scavarsi anche la fossa.
Trecento anni dopo i caparbi spagnoli sono saliti fin quass, i rudi
tedeschi, i sospettosi francesi, i rigidi serbi, i pericolosi greci;
dormono tutti nelle loro tombe maledicendo il nevischio. Verso il 1900 i
filoni si esaurirono. Cerro de Pasco, cos orgogliosa dei suoi dodici
viceconsolati, sbiad. Minatori, negozianti, albergatori e puttane
abbandonarono la citt. E cos, Cerro si spopol. Nel vago censimento
distrettuale del 1895 sono enumerate tremiladuecentoventidue case. Nei
cinque anni che seguirono il vento spazz via duemilaottocentotrentadue
case. A poco a poco Cerro torn a essere un deserto. Nel 1900 non
rimaneva ormai pi che qualche casa accoccolata attorno alla Piazza
Carrin, e fu in quell'anno, alla vigilia della Settimana Santa, che
arriv un gigante biondo dagli occhi azzurri e ridenti e con una
fiammeggiante barba rossa, grandioso nelle gozzoviglie e nelle sbornie.
Era un ingegnere, un formidabile fornicatore che fin dall'inizio fece
lega e simpatizz con la gente. Sulle prime gli abitanti di Cerro
considerarono il nordamericano con una certa diffidenza, ma poi si
accorsero che pi che dei teodoliti il barbuto si preoccupava di sondare
gli anfratti delle cholitas' e gli fecero credito. Il gringo gironzol
da quelle parti per qualche mese, raccogliendo campioni e migliorando la
razza. La gente lo prese a ben volere. Disgraziatamente, il rosso
ammatt. Un pomeriggio, saranno state le tre, entr nel "Valiente de
Huandoy," una bettolaccia della mala ora dove dei bei tempi andati
sopravviveva ancora una cassa di whisky. Se ne bevve una bottiglia, poi
due, poi tre. Verso sera usc in strada a distribuire whisky. Alle sette
vennero a visitarlo i diavoli azzurri. (effetti del delirium tremens).
Forse aveva alzato troppo il gomito; forse, alla fine, il mal d'aria
aveva colpito pure lui: cominci a ridere come un ossesso. La gente
continu a bere, ad ogni buon conto si stava ubriacando a spese del
gringo, ma a poco a poco, mentre il riso si andava trasformando in una
cateratta di sghignazzate, in un mare spumoso di cachinni, in una
mareggiata di ilarit, cominci a spaventarsi e si dilegu. Che motivo
c'era? Un'ora dopo, il gringo dall'indimenticabile barba crepuscolare si
asciug le lacrime, lasci sulla tavola della bettola un mucchietto di
libbre d'oro e usc dal Valiente de Huandoy. Non torn pi. Il
suscitatore di quella sghignazzata se la rideva in barba ai minatori e
ai cercatori di quattrocento anni addietro, a Cerro de Pasco, al vento
che si portava via le case, alle nevicate alte un metro, alla pioggia
interminabile, ai morti che tremano di freddo, alla solitudine. Sotto i
filoni esauriti egli aveva scoperto il pi favoloso giacimento della
mineraria americana. Dopo aver arricchito legioni di re e di vicer,
Cerro de Pasco era vergine. La citt stessa, il villaggio agonizzante,
le capanne sgangherate, erano costruiti sulla vetta pi strepitosa del
Per. Le case sconnesse e squallide, le piazze calve e senz'alberi, le
strade fangose, la Prefettura sempre sul punto di crollare, l'unica
scuola, erano la crosta di una ricchezza da delirio. Nel 1903 comparve
la "Cerro de Pasco Corporation. Quella era un'altra solfa. La Cerro de
Pasco Corporation Inc. in Delaware, nota quass pi semplicemente come
La Cerro" o La Compagnia, dimostr che l'animatore
dell'indimenticabile sghignazzata, il leggendario barbone, aveva avuto
un buonissimo motivo per ridere. La Compagnia" fece costruire una
ferrovia, trasport macchinari leonardiani e mont a La Oroya una
fonderia il cui unico fumaiolo asfissiava tutti gli uccelli in un raggio
di cinquanta chilometri. Allettati dalla paga, folle di straccioni si
arrampicarono verso le miniere. Ben presto, trentamila uomini
picconavano profondissime gallerie. Nel bel mezzo di Cerro de Pasco la
Compagnia fece scaturire un monumento all'orrore architettonico: un
panciuto edificio a tre piani, la "Casa di Sasso," sede del pi
smisurato dominio minerario mai conosciuto in Per dai tempi di Filippo
II. I bilanci della Cerro de Pasco Corporation documentano che in
fondo il gigante barbuto si era permesso solo una risatina. In poco pi
di cinquant'anni, l'et di Fortunato, la Cerro de Pasco Corporation
sviscer pi di cinquecento milioni di dollari di utile netto. Nel 1900,
nessuno avrebbe potuto immaginarselo. "La Compagnia, che pagava lauti
salari di due soles, fu accolta con gioia. Una moltitudine di
mendicanti, di profughi dalle fazendas, di abigei ravveduti, invase
Cerro de Pasco. Solo qualche mese dopo si not che il fumo della
fonderia assassinava gli uccelli. Un giorno ci si avvide che, oltre a
tutto il resto, faceva anche cambiare il colore dei cristiani: i
minatori erano variopinti; il fumo propose varianti: facce rosse, facce
verdi, facce gialle. E se una faccia blu si univa in matrimonio con una
faccia gialla, ne nasceva una faccia verde. In un'epoca in cui l'Europa
non aveva ancora scoperto le estasi dell'impressionismo, Cerro de Pasco
godette di una specie di carnevale permanente. Come  logico, molti si
spaventarono e se ne tornarono nei loro paesi. Cominciarono a correre
voci. La "Cerro de Pasco" fece affiggere un bollettino su tutte le
cantonate: il fumo non faceva male. E in quanto ai colori, la
trasformazione era un'attrattiva turistica unica. Il Vescovo di Hunuco
sermoneggi che il colore era una garanzia contro l'adulterio.
Dall'unione di una faccia arancione con una faccia rossa, non sarebbe
mai potuta nascere una faccia verde. La citt respir di sollievo. Un
ventotto di luglio il Prefetto proclam, dall'alto della tribuna, che
andando di quel passo ben presto gli indios sarebbero diventati pallidi.
La prospettiva di potersi trasformare in uomini bianchi sgomin ogni
dubbio. Ma chi continuava a lamentarsi era la categoria dei contadini:
nelle loro terre, sia in quelle blu che in quelle gialle o di altri
colori, le sementi non attecchivano. Qualche mese dopo -1904- la
"Cerro, pur sottolineando l'evidente ipocrisia di coloro che
affermavano che il fumo avvelenava la terra, si dichiar disposta ad
acquistare i poderi in questione al solo scopo di tacitare le
rimostranze. E in effetti compr l'Hacienda Las Nazarenas del Convento
de Las Nazarenas: 16.000 ettari. In tal modo, nacque la " Sezione
Allevamento della "Cerro de Pasco Corporation. Ma il Recinto di filo
di ferro de Las Nazarenas non si ferm l: poco dopo rinchiuse
l'Hacienda Pachayacu, e poi l'Hacienda Cochas, e poi la Punascochas, poi
la Consac, poi la Jatunhuasi, poi la Paria, poi la Atocsaico, poi la
Punabamba, poi la nasaracra, poi la Quilla. La "Sezione Allevamento
cresceva e cresceva. Verso il 1960, la "Cerro de Pasco Corporation
possedeva pi di cinquecentomila ettari. La met di tutte le terre del
distretto. Nel mese di agosto del 1960, vuoi perch si fosse ammattito
dopo una marcia che durava ormai da mezzo secolo, vuoi perch fosse
stato colto da un attacco di soroche, il Recinto non riusc pi a
fermarsi. Nella sua pazzia, anel tutta la terra. E cominci a
camminare, a camminare. Un giorno, un treno fuori itinerario si ferm
alla stazione facoltativa di Rancas.

CAPITOLO 17.

DEI PATIMENTI DEL NINO
REMIGIO.

L'Abigeo in persona attravers la piazza di Yunahuanca alle sei di
mattina tirandosi dietro un magnifico baio. Era diretto verso la
panetteria dove dormiva il Nino Remigio. Non dormiva, il Nino Remigio:
aspettava vestito. L'Abigeo arriv tenendo per le redini Tordillo e
torn ad attraversare la piazza con Remigio. Il Nino indossava una
camicia di flanella rossa e portava un fazzoletto arancione e il
cappello dell'Abigeo. I mattinieri si stropicciarono gli occhi. Che
l'altero Abigeo scendesse da Yanacocha per condurre un cavallo, il
migliore destriero dopo l'alato Triunfante, che in quel momento stavano
sellando per il Nittalope! alla insignificante persona del Nino Remigio,
sembrava opera di stregoneria. I cavalieri attraversarono boriosamente
la piazza. La Nina Consuelo usciva da messa. La donzella non resistette
allo splendore della visione e spalanc la bocca. Lo sprezzante gobbo
non la degn di un'occhiata. Erano ormai dieci anni che la Nina Consuelo
se ne infischiava del Nino Remigio. L'oggetto della passione che
torturava l'anima dello storpio era una nana dagli occhi arrossati e
sporgenti, un corpo asservito da un ventre enorme e da un testone
chiomato da una capigliatura forforosa. Di bello aveva solo i tizzoni
dei suoi occhi infiammati dall'odio per i gatti e dal disprezzo per il
Nino Remigio. I gatti li lavava nell'acqua bollente e il Nino Remigio lo
insultava pubblicamente. Perch mai Remigio la idolatrava? Se la Nina
Consuelo, imbellettata dagli angeli, coi capelli pettinati dalla mano
del Creatore in persona, fosse comparsa dinanzi a tutte le generazioni e
il Signore avesse domandato: Chi vuole per moglie questa donzella? gli
stessi dannati avrebbero voltato le spalle. Ma il destino, che si
compiace di burlarsi dei cristiani, dispose che l'unico uomo in grado di
covare una passione per la Nina Consuelo vivesse nel suo stesso secolo,
nella sua stessa nazione e perfino nel suo stesso villaggio. La Nina
Consuelo non ne provava alcuna riconoscenza. Se qualcuno, per darle
fastidio, le diceva: Il tuo fidanzato ti aspetta sull'angolo la
dulcinea schizzava saette d'odio, "Un giorno o l'altro acciuffer quello
zoppo e lo far annegare nel fiume! e amaramente prediceva che a
Remigio la gobba sarebbe presto marcita. Le male lingue mormoravano di
averli sorpresi aggrovigliati tra i cespugli del fiume. Ci poteva forse
spiegare l'odio infermiccio della Nina Consuelo e la fedelt di cane del
Nino Remigio? Passo passo, godendo dei finimenti d'argento, il gobbo si
avvi verso l'ultima mattinata della sua vita, su un cavallo riservato
ai sottoprefetti. Trentanove ore prima su quella stessa cantonata, il
Nino Remigio aveva osato offrire un mazzetto di campanule alla Nina
Consuelo. Remigio le si era avvicinato col sorriso mansueto che gli
procurava la simpatia dei bottegai pi taccagni; (gli regalavano i
biscotti rotti) e forse, cerc di porgere, i fiori innocenti. La Nina
Consuelo gli sput in bocca. Lama, vigogna! rispose il pallore
dell'ingiuriato. Nella sua disperazione, il Nino Remigio calunniava. Le
vigogne, misteriose esalazioni della delicatezza, sputavano s, ma
camminavano con un'eleganza che la vergine non avrebbe mai potuto
uguagliare. La Nina Consuelo sbav di stupore. Senza abbassarsi a
guardarla, il cavaliere fece caracollare Tordillo avanti e indietro.
L'Abigeo si ferm ad ammirarlo; troppo tardi la Nina Consuelo punt lo
sguardo sul cavaliere inflessibile. A Yanacocha, il Personero entrava
nella casa di Hctor Chacn, il Negletto. La notte o sua moglie gli
aveva portato consiglio. Sei pronto, Hctor? Chacn sollev le
braccia. Oggi mi macchier le mani del sangue di un prepotente. Il
Personero si gratt la testa; le sue dita insistettero, a lungo, sulla
puntura di un pidocchio. "Hctor, l'Ispettore ha una pulce in un
orecchio." Volsero le facce nello stesso istante. "Come lo sai?" "Questa
mattina sono andato a salutarlo nella sua stanza. Mi ha ricevuto mentre
faceva colazione. 'Senti un po',' mi ha avvertito, tutto serio. 'Ti
avviso che alla comparizione andremo soltanto noi autorit." 'Ma,
signore, la comunit  stata avvisata." 'Balle! Se insisti, io non ci
vengo." Ha detto proprio cos? Il Personero era imbarazzato. Ha detto
anche dell'altro.
Cosa? "Ha detto: 'Tra le cinque persone che mi accompagneranno, non
voglio vedere, per nessuna ragione, quell'Hctor Chacn." Ma se
l'Ispettore non mi conosce!" Ha sentito parlare di te.
Sar stato un figlio di puttana a fare la spia.
Nessuno ha parlato. "Voi, con la vostra paura,  come se l'aveste
scritto in faccia. Il Personero sudava. Hctor, Bustillos ci consiglia
di non commettere quel delitto. Lui  stato autorit per molti anni. Lui
conosce la giustizia. Noi siamo troppo a terra, Hctor." Approfiittando
di un attimo di distrazione del Personero, l'Abigeo strizz l'occhio al
Nittalope. Non commettere quel delitto," supplic il Personero. "Non
macchiarti."

E allora, perch mai mi sono preparato? Sono forse un burattino?" Non
commettere quell'assassinio.
Non  assassinio.  giustizia.
Tu solo non ce la farai.
Va bene, si rassegn Chacn, pi deciso che mai. Sei armato?"
Perquisiscimi, sei vuoi." Udirono la terza scampanata. Andiamo, disse
l'Abigeo.  tardi. Montarono sui loro cavalli. La piazza di Yanacocha
era gonfia di cavalieri. Il rione Rab e il rione Tambo aspettavano
dietro le loro bandiere. Irreggimentate alle spalle di Sulpicia c'erano
tutte le donne: le sposate, dietro una bandiera rossa; le nubili, dietro
una bandiera gialla; le vedove, dietro una bandiera nera. Sulpicia
scorse Chacn e si avvicin a Triunfante. Gli incaricati del chiuso, che
come tutti gli yanacochani sapevano che l'anima di Chacn ribolliva, gli
avevano scelto Triunfante, il miglior cavallo della comunit. Che
Gesucristo Incoronato ti accompagni! disse la vecchia. Che Gesucristo,
il Protettore, vegli su di te. Che il Signore guidi la tua mano,
paparino! Il viso annuvolato di Chacn non cedette. Sai che
l'Ispettore ha proibito alla comunit di accompagnarlo? Sulpicia
invecchi. Lo dice chi?" Lo dice lo stesso Personero. "Andranno solo
le autorit, conferm, confuso, il Personero. Nel suo sguardo
illanguidiva la paura e l'imbarazzo. La terra non  di uno solo, disse
Sulpicia.  di tutti e andremo tutti. Montenegro vuole poca gente per
poterla mortificare. Ignorando il Personero, si volse. Cosa facciamo,
Hctor?
Ci andremo in ogni modo, mammetta. Le autorit accompagneranno
l'Ispettore, ma voi ci seguirete di nascosto.
Portate bastoni e fionde, raccomand l'Abigeo. L'Abigeo e il Ladro di
Cavalli mi accompagneranno. Tu, Sulpicia, rimani in testa alla comunit.
Ci seguirete per la scorciatoia. Ci raggiungerete a Parnamachay. Io
accompagner le autorit, ma mi volter per avvisarvi. Se alzo la mano e
agito un fazzoletto, venite di corsa. Partirono. Le trombe e i tamburi
inutilmente noleggiati sfilarono in silenzio verso Huarautambo. Le
autorit aspettarono che la comunit sparisse dietro la curva e si
diressero verso l'alloggio dell'Ispettore Galarza. L'Ispettore,
ristorato da una notte di sonno, si scaldava al sole nel patio. "Buon
giorno, signor Ispettore, lo salut il Personero. Ha dormito bene?
Benissimo, benissimo, rispose l'uomo dalla faccia rossa. Andava bene
la colazione? Melecio de la Vega fece avvicinare un superbo roano
insellato con finimenti huancavelicani. Ottimo animale! elogi
l'Ispettore e si rivolse al Personero. Siamo d'accordo, allora. Se
viene la gente, io rimango qui.
Perch, signor Ispettore? domand Chacn con un tono di voce cos
rispettoso che Galarza non pot fare a meno di rispondere. Sono
parecchi anni che faccio questo mestiere e ho una certa esperienza. Di
comparizioni ne ho viste un'infinit. Quando c' troppa gente non si
combina un bel nulla.
Ma la terra  di tutti, insistette la voce vellutata di Chacn.
Passarono tra le ultime case. Il mattino s'inargentava sugli eucalipti.

CAPITOLO 18.
INTORNO ALLE ANONIME CONTESE
DI FORTUNATO.

Settembre trov pi di trentamila pecore morte.
Frastornati dall'esorbitanza della loro disgrazia, i pastori sapevano
soltanto piangere. Seduti sul mare di lana delle pecore moribonde,
singhiozzavano, immobili, con lo sguardo puntato sulla strada. Il terzo
venerd di settembre il Personero Rivera fece chiamare padre Chasn. Il
curatino venne a celebrare. Tutti i peccatori, tutti i rancheni,
affollarono la chiesa. Il padre pronunci un sermone ascoltato in
ginocchio. Padre," domand il Personero dopo l'ite missa est, perch
Dio ci manda questo castigo? Il prete rispose: Il Recinto non  opera
di Dio.  opera degli americani. Non basta giungere le mani, bisogna
anche menarle. La faccia di Rivera s'illivid. Come si fa a lottare
contro 'La Compagnia,' padre? Della polizia, dei giudici, dei fucili, di
tutto sono padroni.
Con l'aiuto di Dio, niente  impossibile." Il Personero Rivera
s'inginocchi. La benedizione, padre. Padre Chasn tracci una croce.
Cominciarono a lottare. Alle quattro di mattina, Rivera buss alla porta
di tutti gli uomini. Si riunirono nella piazza. Gelava. Saltellavano
sulle pietre per non screpolarsi dal freddo. Si armarono di bastoni e di
fionde. Si spartirono tre bottiglie di acquavite. Faceva ancora buio
quando si acquattarono per aspettare la ronda de La Compagnia." Il sole
non riusciva a buttare i piedi fuori dalla ragnatela di una nebbiolina
rosea. Emersero vaghe forme equestri. Gli furono addosso. La paura
indur i loro pugni collerici. Corruschi di eccitamento e di brina, i
cani partecipavano alla collera. I capoccia, colti di sorpresa,
ammaccati, con la faccia rigata dalle fiondate, si dispersero nella
nebbia. Spezziamo il Recinto!" ordin il Personero Rivera, sputando un
dente. Cos'hai detto, don Alfonso?" Spezziamo il Recinto e facciamo
entrare il bestiame!" insistette il Personero asciugandosi il sangue del
naso con un fazzoletto grumoso. Ubbidirono. Tornarono a Rancas a
prendere le pecore: dovettero quasi trasportarle di peso. Ma il pascolo
 miracoloso; un'ora dopo le pecore brucavano e saltavano come prima,
tra i cani, pazze di gioia. Quella sera, per la prima volta dopo molte
settimane, Rancas rison di risate. Tutti si vantavano di imprese vere o
immaginarie. Gli stessi bottegai erano lieti di fare credito. Don
Eudocio offr da bere a tutti coloro che avevano la faccia ammaccata o
le labbra rotte. Continuarono a lottare. Ogni mattina affrontavano le
ronde della "Cerro-de Pasco Corporation. Come prima uscivano a
pascolare, adesso se ne andavano a compiere l'antichissimo rito dei
maschi. Tornavano insanguinati. Egoavil, il capo ronda, un omaccione
grande come un armadio, rinforz la schiera dei suoi seguaci. Basta con
le pattuglie da cinque; ora le ronde de La Cerro erano composte da
venti uomini a cavallo. Ma anche cos, continuavano a prenderle. E i pi
audaci erano i vecchi, che non avevano denti da perdere. Ma Egoavil non
era scemo. Una mattina i pastori de La Florida" entrarono a Rancas
piangendo al seguito di un branco di vacche che muggivano
compassionevolmente. Le vacche sembravano porcellini d'India: non
avevano la coda. Fu cos che cominci la violenza. Pecora che
s'imbatteva nelle squadracce era pecora spacciata. E quello era ancora
niente. Una mattina tre pastori si stavano scaldando intorno a un fuoco
di sterpi. La nebbia era fitta. Si stavano scaldando ai piedi di un
pendio, quando crepit una sghignazzata. Si alzarono allarmati mentre
una palla rotolava fino ai loro piedi. Si avvicinarono: era la testa di
Mardoqueo Silvestre. La gente cominci a raffreddarsi. Gli ultimi che
osavano ancora combattere, tornavano strasciconi. Invano il Personero
bussava alle porte ostinate. Verso la fine di settembre neppure i pi
coraggiosi osarono lottare. Un giorno la ronda venne avanti accompagnata
da uomini in uniforme. Da quel giorno in poi i capoccia furono scortati
da un plotone della Guardia Repubblicana. Attaccarli voleva dire
attaccare le Forze Armate. Egoavil entr a Rancas accompagnato da tre
guardie repubblicane, percorse ostentosamente la strada, tacchett nella
piazza ed entr nell'osteria di don Eudocio. Una dozzina di birre per i
signori che mi accompagnano," grugn, appoggiandosi al bancone. Bisogn
servirlo. Nella vastit dei campi recintati rimase soltanto Fortunato.
In garitte di legno frettolosamente costruite dai falegnami della Cerro
de Pasco Corporation, la Guardia Repubblicana mise di guardia una
sentinella ogni tre chilometri. Nessuno os attaccare. Nessuno tranne
Fortunato. Quando Egoavil, il gigantesco figlio di puttana capo delle
ronde, guard l'unico avversario de La Compagnia cadde quasi di sella
dal gran ridere. Sghignazz fino alle lacrime e poi se ne and. Ma il
giorno dopo, la ronda s'imbatt di nuovo nel vecchio. Nella sua faccia
schiacciata ardevano due fiammelle. Il vecchio fiss i cavalieri e
lasci partire una fiondata. Smontarono e gli diedero una manica di
pugni. Fortunato torn a casa gattoni. Il mattino dopo, insistette.
Egoavil lo fece zebrare a frustate. Il Faccia di Rospo, cos lo chiamava
Egoavil, si torceva come una biscia, ma non gridava. Quando le frustate
lo sdegnarono, aveva le labbra morsicate. Se vuoi, torna domani a
prendere il resto"! grid Egoavil. E lui torn. Rientr a casa che
somigliava al San Sebastiano della chiesa di Villa de Pasco. Per fare
quattro chilometri ci mise tre ore. Si lasci dietro un rigagnolo di
sangue. Non insistere, don Fortunato, lo supplic quella mattina
Alfonso Rivera. Solo non puoi farcela. Uno solo non pu lottare contro
cinquecento.
Ti ammazzeranno, paparino, singhiozzavano le sue figlie. Da vivo ci
servi; da morto, non ci porterai nemmeno l'acqua." Solo non puoi
farcela, insistette Rivera. Non rispose. Continu a combattere. Giorno
dopo giorno usciva a intricarsi in inutili lotte. Per i capoccia non era
una contesa, era una diversione. Se lo tiravano perfino a sorte. Non
dargliele troppo forte, bisogna conservare il nostro rospetto,
scherniva Egoavil. Il vecchio era sempre puntuale all'appuntamento.
Cadeva e si rialzava. Era come quei fantocci che li puoi piegare per
ogni verso e tornano sempre in piedi. Maltrattarlo era un'abitudine che
dipendeva dagli umori di Egoavil. E cos, la mattina che segu la notte
in cui la Culoelettrico lo umili pubblicamente dopo essersi vuotata
un'intera bottiglia di anisone Poblete, Egoavil volle levarsi la
fregola. Otto cavalieri chiusero un circolo attorno al pallore del
vecchio. Per un'ora se lo passarono, a pugni e a calci. Fortunato
barcollava dall'uno all'altro, stordito; la sua faccia era una maschera
scortecciata. Quando lo lasciarono andare, non gli si vedevano gli
occhi. Stramazz come un sacco vuoto. Rimase lungo e disteso sull'erba,
ansando, con la faccia verso il cielo, con la bocca aperta. Dei
mulattieri lo raccolsero verso mezzogiorno: entr a Rancas vomitando. Si
gett su un pagliericcio e vi rimase tre giorni con la faccia
verde-giallo-viola coperta di pezzetti di carne fresca. Il quarto giorno
si alz. La quinta mattina se ne and, di nuovo, ad affrontare la ronda.
Ma si accorse che Egoavil non sembrava pi lui. I cavalieri non si
fermarono nemmeno. Vattene, Fortunato, scappa via!" gli gridarono,
allontanandosi. Il vecchio tent di inseguirli a sassate, ma ne fu
impedito dalla sua debolezza e dal trotto dei bastardi. Egoavil aveva
cominciato a sognarlo. Fortunato lo perseguitava nel sonno. Gli appariva
tutte le notti. Nel sonno, cavalcava per un deserto, al di l di
qualsiasi fatica, quando ud una voce; spaventato, Egoavil spron il
cavallo, ma tornarono a chiamarlo. Chi poteva nominarlo in quella
solitudine planetaria? Continu a fuggire dalla voce implacabile. Solo
molte leghe dopo cap con terrore che chi parlava era il suo stesso
cavallo; scese di sella tremando solo per scoprire che il quadrupede
aveva la faccia tumefatta e giallastra di Fortunato. E sogn di trovare
vicino al suo letto un ritratto del vecchio. Folle di paura, strapp il
volto odiato solo per scoprire che era un calendario atroce e che sotto
a ogni faccia strappata c'erano centinaia e centinaia di facce del
vecchio: Fortunato che rideva, Fortunato che gli faceva le smorfie,
Fortunato che piangeva, Fortunato che gli strizzava l'occhio, Fortunato
con la faccia blu, Fortunato con la faccia bucherellata, Fortunato con
la faccia reticolata. E sogn anche di peggio: Fortunato gli apparve
crocifisso. Se lo sogn come un Gesucristo inchiodato su una croce. I
fedeli di Rancas, i devoti di tutta la terra, seguivano la processione
pregando. Il crocifisso indossava gli stessi calzoni impillaccherati e
la sfilacciata camicia del vecchio; al posto della corona di spine, si
era calcato il suo cappello sbrindellato. Egoavil distinse nitidamente
la faccia tumefatta. Il crocifisso, il Signore di Rancas, apparentemente
non soffriva; di tanto in tanto staccava un braccio dalla croce e si
portava alle labbra una bottiglia di acquavite. Egoavil avanz dietro la
processione, tremando, con una candela in mano, cercando di nascondersi,
ma il crocifisso lo riconobbe e gli grid: Non scapparmi via, Egoavil!
Domani ci vedremo!" e gli strizz un occhio coperto da un'atroce
tumefazione giallastra. Si svegli gridando. Con calma, seduto su una
roccia, il vecchio si rimbocc le maniche della camicia. Egoavil si
sent la bocca di paglia. Don Fortunato!" arroch dall'alto del
cavallo. Ormai so fin troppo bene che sei un valoroso." E la sua mano
ferm la ronda con un gesto secco. Qui non c' un solo maschio che ti
valga. Perch vuoi continuare questa lotta inutile? Tu solo non puoi
farcela, don Fortunato. 'La Cerro'  potentissima. Tutti i villaggi si
sono rassegnati. Tu sei l'unico che insiste. Perch continui, don
Fortunato?
Scendi o ti faccio scendere io, cornuto!" grid il Faccia di Rospo.
Per l'amor di Dio, don Fortunato, non insultarmi!" Figlio di puttana
da parte di madre!" "Non vogliamo picchiarti. Se tu non vieni pi qui,
non ci verr pi nemmeno la ronda.
Figlio di puttana da parte di padre!" Egoavil scrut le facce di cuoio
della ronda, intravvide il volto di Cristo, sent il sudore dell'incubo
che aveva sognato, e scivol gi dal cavallo. Si allacciarono. Fortunato
attaccava rabbiosamente, con colpi da mulo. Egoavil rispondeva, con
colpi di lana.

CAPITOLO 19.
DOVE IL LETTORE VERR INTRATTENUTO CON UNA PARTITA A POKER.

Il Giudice Montenegro part per El Estribo. L'ufficiale sanitario
Canchucaja, lo scrivano Pasin, Arutingo, il sergente Cabrera e un
picchetto di guardie civili scortarono il magistrato. Don Migdonio
predispose splendide tappe lungo tutto il percorso. Ogni sei ore il
Giudice trovava cambio di cavalli e pachamanca. Cinque giorni dopo la
carovana passava sotto l'arco di pietra da cui pendeva, da
cinquant'anni, la staffa d'argento del nonno di don Migdonio. Bardato
con calzoni da cavallerizzo, giacca di pelle, stivali inglesi e
ricchissimo fazzoletto di seta, don Migdonio diede il benvenuto
all'illustre comitiva," un tantino intimidita dall'enormit della casa
padronale. Era una casaccia lunga cento metri, costellata di porte e di
finestre scolorite. Lo stato d'abbandono liquidava gli intenti dei
costruttori. Anche il patio lastricato si era arreso all'erba. Cenciosi
fantasmi, contadini senza volto, emersero dalle stalle e si occuparono
dei cavalli. Gli ospiti attraversarono il patio ed entrarono nella sala
da pranzo ancora impreziosita da antichi mobili inglesi che gemevano tra
pareti tempestate di calendari. Li attendeva un pranzo gaudioso.
Parecchie ore dopo continuavano a bere acquaviti e poncini. Quella volta
erano tutti invitati, perch normalmente, fatta eccezione per il dottor
Montenegro, invitato d'onore in tutte le occasioni, i notabili e le
guardie civili non mancavano mai d'intrufolarsi, senza essere mai
pregati, in tutte le manifestazioni d'un certo rilievo gastronomico.
Solo alle sei del pomeriggio, il dottor Montenegro ebbe l'ardire:
Spero, don Migdonio, che lei mi conceder qualche minuto." Si chiusero
nello studio. Il tenore del colloquio che impegn per sessantacinque
minuti don Migdonio de la Torre e don Francisco Montenegro fa parte di
quegli enigmi storici che mandano a nozze i cronisti. Mi permette,
sergente? chiam il dottor Montenegro, affacciandosi all'uscio un'ora
dopo. Il sergente pos sulla tavola il bicchiere di cognac e spar nello
studio. Ci che don Migdonio, il dottor Montenegro e il sergente Cabrera
si dissero  tuttora avvolto in quella nebbia impenetrabile e piccante
che avvolge i grandi interrogativi della storia del mondo. Mi permette,
amico Canchucaja? chiam di nuovo il dottor Montenegro, ormai del tutto
a suo agio nell'universo degli arcani storici. E a questo punto le
versioni si contraddicono. C' chi assicura che i colloqui non durarono
ore, ma addirittura intere giornate, e che, invece di celebrare un
conclave, le autorit infilarono un'altra uscita e se ne andarono
attorno a bagordare per i fatti loro. Per smentire i testimoni che
giurarono di aver visto uscire le autorit sottobraccio, tra risa e
canti, i cronisti esibiscono una prova irrefutabile: quella sera, ma era
sera o era giorno?, le autorit confermarono che Espritu Flix e i suoi
quattordici compagni erano stati fulminati da un infarto collettivo."
Era forse possibile giungere a quella conclusione senza un'accurata
indagine? No.  in questo modo che ragionano certi altri storici,
concludendo che le autorit infilarono s un'altra uscita, ma se ne
andarono per raccogliere dati nei confini nebbiosi de El Estribo. Sia
come sia, la sentenza del dottor Montenegro fu categorica: i contadini
erano stati falciati dal primo infarto collettivo che la storia della
medicina ricordi. Il dottor Montenegro conferm che la debole
costituzione cardiaca dei vassalli non aveva retto al contatto col
potere; cuori avvezzi a pulsare a cinquemila metri d'altitudine erano
stati schiacciati dall'emozione dell'incontro con don Migdonio
nell'interno della sua magione. La provincia esultava. Il privilegio
dello sconcertante evento medico, negato al cosmopolitismo, ricadeva su
una umile sincera provincia peruviana. Il genio non sceglie unicamente
le grandi nazioni per palesarsi. Per colpa di un baio, per colpa di
Lunanco, sono ai ferri corti col Giudice Montenegro. Dona Pepita Barda,
la proprietaria di Huarautambo, si era sposata da poco col dottor
Montenegro, quando i capoccia catturarono Lunanco. Io seguii le piste e
arrivai alla fazenda: Lunanco stava nitrendo nel chiuso. Perch avete
preso il mio cavallo?" Il guardiano divent rosso. "Il dottore ha dato
ordine di requisire tutti gli animali che danneggiano i suoi pascoli."
"Non pascolava nella fazenda." "Io non so niente, don Hctor. Prova ad
andare a parlare coi padroni." Me ne andai alla casa padronale e chiesi
del dottor Montenegro. Mi fecero passare nel patio. Il dottor Montenegro
era seduto su una poltrona e leggeva il giornale. "Come stai, Chacn?"
"Io sto bene, dottore, ma Lunanco sta male." Il dottore corrug la
fronte. "Chi  Lunanco?" "Un mio cavallo chiuso nella sua stalla.
Avr fatto qualche danno." "Non era sul suo pascolo, dottore. Era sul
mio. Il Giudice mi guard con occhi irritati. "Io non so niente.
L'unica cosa che so  che abusate dei miei pascoli." "Ma, dottore..." Il
Giudice si alz in piedi. Niente, non voglio sapere niente! Vattene via
di qui, cholo di merda! Me ne andai coi tizzoni nel cuore e partii per
la provincia. Quello stesso giorno presentai il mio reclamo alla
Sottoprefettura. Non mi diedero retta. "L'Autorit," disse don
Arqumedes Valerio, "non pu risolvere problemi privati. Questa disputa
 privata. Io non posso farci niente. Tornai a Huarautambo e mi si
ferm il cuore: i capoccia avevano catturato anche gli altri cavalli che
mi rimanevano. Alazn, Castana, Canela, Rosada e la mia giumenta
Huicharamay' (si chiamava cos perch piangeva quando si allontanava
dagli altri animali, soffrivano nel chiuso. I capoccia non rilasciavano
mai gli animali senza prima aver incassato i 'danni: cento soles al
capo. Finch non si pagava la multa gli animali restavano senza bere n
mangiare. In quel modo ne sono morti a dozzine! Mi affidai al servo
Palacn. "Perch mi vuoi sfruttare, don Mximo? Cosa posso fare? Io sono
un poveraccio.
Tu vuoi fare troppo il furbo, Chacn. Il dottore vuole darti una
lezione." "Come far a mettere insieme seicento soles?" "Dato che sei
tu, sono ottocento, Hctor." Io avevo soltanto dieci soles: comprai una
bottiglia di acquavite e mi umiliai. "Fa' qualcosa per me, don Mximo."
"Tu sei molto superbo, Chacn." "Serviti e perdonami, signor Palacn!"
"Non posso perdonarti. C' ordine severo di stringere i freni."
Supplicai e supplicai, mentre Palacn finiva di vuotare la mia
bottiglia. "Io non ho ottocento soles. Mai avuti in vita mia. E non li
avr mai." "Potrei accettare in cambio un cavallo." Cosa potevo fare?
Invece di perderne sei, ne avrei salvati cinque. Quale cavallo vuoi?"
"Voglio quel baio," e indic Lunanco. "Quello no, signor Palecion. A
quello ormai gli voglio troppo bene. Non posso dartelo." Niente da fare:
non riuscii a salvare Lunanco.

La Corte Superiore ratific la sentenza del Giudice. Don Migdonio decise
di fare un viaggio in provincia allo scopo di dimostrare la sua
riconoscenza per le gentilezze usate verso il sottoscritto." Quando il
dottor Montenegro venne a sapere per bocca di uno dei contadini de El
Estribo che don Migdonio, unico maschio in grado di mettere incinte
sette donne nello stesso giorno, stava movendosi verso Yanahuanca, prima
di tutto ordin che dona Pepita disponesse un'ecatombe di maiali,
capretti e galline. Fatta eccezione per il senatore, uno scribacchino
fortunato, nessun personaggio di tale importanza aveva mai nobilitato la
provincia con la sua visita. Le mogli dei possidenti fecero man bassa di
tutte le pomate che stavano inacidendo negli empori. Chi sarebbe stato
invitato? Mentre il dottor Montenegro, pi assorto che mai nelle sue
solitarie passeggiate, s'immergeva nella gravezza dei suoi pensieri, i
notabili stavano sulle spine. Ma per una volta tanto furono soddisfatti:
invit tutti i concittadini presentabili. Andarono ad accoglierlo ad una
lega da Yanahuanca. Don Migdonio de la Torre y Covarrubias del Campo del
Moral entr nella cittadina verso sera: i suoi scopettoni fiammeggianti
e la sua barba di rame fecero giungere al culmine l'esaltazione della
folla che faceva ala al corteo. Attraversarono tra ovazioni imponenti le
strade scopate dai prigionieri. Per ordine del sergente Cabrera, le
guardie attendevano schierate marzialmente davanti alla caserma.
Dall'alto del cavallo, l'ospite illustre individu dona Pepita e tracci
da lontano una principesca scappellata; poi smont e si prostr a
baciarle la mano. Il dottor Montenegro, a cui simili galanterie erano
inusitate, tentenn sul calcio della pistola; il suo spirito venne
travolto dalla medesima tormenta di sensazioni che, secondo quanto si
afferma, sconvolse l'animo di un Generale Presidente della Repubblica il
giorno in cui, da poco assunto al potere, un ambasciatore avvicin le
labbra alla mano paffuta della Prima Signora. Conoscendo la gelosia del
dittatore, la Generalessa ritenne opportuno cadere in un deliquio
diplomatico. I festeggiamenti ebbero inizio quella sera stessa. Le
autorit e i notabili, accuratamente lavati e pettinati, sfilarono nella
casa del dottore (i cortili erano invasi dalle ceste ricolme di
'regalini' portati dai contadini di El Estribo). Tutti indossavano
camicie nuove. Il Sottoprefetto, don Arqumedes Valerio, sfoggiava un
vestito blu da cerimonia, riservato agli anniversari della Patria, e una
cravatta rossa. Con l'andare degli anni quell'innocente estrosit
sarebbe stata la sua rovina. Le vicissitudini del servizio lo avrebbero
trasferito in un'altra provincia dove le lingue degli invidiosi si
sarebbero incaricate di tacciarlo di estremista. Agli occhi di un
Prefetto che non lo poteva soffrire -il Sottoprefetto non sarebbe stato
in grado di organizzare un bordello nella provincia, inettitudine questa
che non avrebbe consentito al suo superiore gerarchico di potersi
vantare dell'esistenza di un postribolo in ogni circoscrizione-. la
cravatta rossa sarebbe stata la prova del suo comunismo dissennato; egli
avrebbe perduto il posto e sarebbe morto nella pi nera dimenticanza.
Incapace di antivedere le turbolenze del futuro, il Sottoprefetto si
avvicin tutto tronfio per salutare don Migdonio de la Torre y
Covarrubias del Campo del Moral. Il Giudice era giunto all'estremo di
far spazzare tutta la casa e perfino di far irrorare il pavimento col
petrolio, suscitando un puzzo che si accordava con l'odore pungente del
sudore di matrone oppresse dal fasto delle acconciature. I mocciosi, in
effetti ostentavano narici tappate da croste di moccio, soffocavano coi
loro strilli i patetici conati musicali del cagnolino della Voce del
Padrone. Autorit e notabili sgambettavano sulla segatura cosparsa a
piene mani per evitare che gli invitati scivolassero sul petrolio. Fu il
pi stupefacente baccanale mai celebrato a Yanahuanca. Verso l'alba,
quando ormai i notabili non sopportavano pi il peso delle gambe, don
Arqumedes propose: Perch non facciamo una partitina a poker?" "Ben
volentieri," accett don Migdonio, che cominciava ad annoiarsi. E, dato
che le disgrazie non vengono mai sole, qualche settimana dopo il mio
compare Polonio Cruz mi affid i suoi cavalli. Per mia sfortuna tornai a
distrarmi e i capoccia si portarono via di nuovo gli animali. Presentai
reclamo, un'altra volta, a Huarautambo. Non mi diedero retta. I capoccia
si rifecero dei "danni" con un cavallo del mio compare. "Il responsabile
sei tu," mi disse don Polonio, addolorato. Era vero: la colpa l'avevo
io. Dovetti risarcire il mio compare con Alazn, un cavallo al quale don
Polonio fin per affezionarsi. Ma i guai non finirono l: per mettere
insieme quattro soldi, seminai una terra abbandonata che si chiama
Yanaceniza; seminai dieci sacchi. Scelsi bene il seme. Ci sono molte
qualit di patate: la patata bruna, granulosa, incomparabile per la
tavola; la patata gialla, particolarmente resistente; la patata shiri,
la migliore per la fecola; la patata bianca, per gli usi di casa; scelsi
amorosamente la semenza per la sua grossezza e i suoi bei colori. La
terra mi ringrazi. La patata venne su una bellezza. Era una meraviglia
vederla fiorire in aprile. E mi capit una disgrazia: una notte un
gregge di animali mi butt all'aria tutto il seminato. Che sfortuna! La
notte dopo gli stessi animali tornarono a invadere il mio podere. Cercai
disperatamente di scacciarli a sassate. Non ci riuscii. Allora acciuffai
un pastore. Perch lo fai? gli domandai. "Il dottore mi ha ordinato di
cacciar qui gli animali, abbass la testa. "A noi dispiace quanto a te,
don Hctor. Scesi disperato alla provincia e andai direttamente a casa
del dottore. Il Giudice stava uscendo. Dottore, mi permette una
parolina?" Il dottore continu a camminare. Si tratta di danni?" "S,
dottore." Si ferm un attimo prima di continuare. "Tu sei un
attaccabrighe, Chacn.  la terza volta che mi disturbi. Non sai che non
mi occupo di quelle cose. Va a parlare con la signora Pepita." Dona
Pepita, la proprietaria,  una donna che si serve del suo sesso per
infamare i cristiani; la sua bocca offende e puzza pi di quella di un
ubriacone. Chiesi udienza. Niente da fare. Era nella sua soffitta a
contare le argenterie, le lane. Aspettai tutta la mattina. Finalmente,
verso mezzogiorno, Dona Pepita venne gi. Entr nel patio. "Cristina,
Cristina!" chiam. Vennero fuori due ragazze, correndo. "Venite a
scatricchiarmi." Le ragazze corsero a prendere due sedie. La signora
Pepita si sedette su una e la ragazza sull'altra. "Dimmi in fretta cosa
vuoi. Non ho tempo," mi disse la signora Pepita da sotto la massa di
capelli che si era rovesciata sulla faccia. La scatricchiatrice mi
guard con occhi bellissimi; la conoscevo fin da bambina: una volta le
avevo regalato una trota, un'altra volta... Dona Pepita, i suoi animali
stanno rovinando il mio campo di patate!
Chi ti ha detto che  il tuo campo di patate, cholo di merda?
Yanaceniza l'ho seminata io, signora. Sollev la testa incollerita. E
perch hai seminato l, imbecille?   terra abbandonata. La comunit
mi ha dato il permesso.
E chi  la comunit, per darti il permesso? Della comunit io me ne
frego. In questa provincia non ci sono terre abbandonate. Tutta la terra
 pascolo mio.
Come pu essere pascolo suo? Nessuno semina in quelle terre fin dai
tempi dei miei nonni. Sollev di nuovo la capigliatura nera. Sono
proprio contenta! grid. Sono proprio contenta che le mie bestie
entrino nel tuo podere. Tu sei un cholo impertinente, un indio di merda.
Continua a comportarti cos e vedrai cosa ti capita. Tu non vuoi
intendere. Sei ostinato come un mulo.

Prepararono la tavola. Don Migdonio de la Torre y Covarrubias del Campo
del Moral, il dottor Francisco Montenegro, il Sottoprefetto Valerio e
l'Alcalde, don Hern de los Ros, si sedettero a giocare. Alla seconda
mano il sonno si dilegu. Alla terza, il Cornuto sugger al dottor
Montenegro di fare un rilancio. Don Migdonio de la Torre y Covarrubias
del Campo del Moral, che stava bluffando con una scala buca, s'indign.
S'imbaldanzirono gli spiriti e si elevarono le puntate a cinquemila
soles, che intasc il dottore. I giocatori s'ingineprarono nel furore
degli eventi. Non smisero fino alle otto della mattina. S'interruppero
per gradire un brodino d'anatra. Don Migdonio gli trov un sapore
d'ortica: stava perdendo undicimila soles. Era cos lesinino che per non
perdere dieci soles di scommessa si prestava anche a scavare di notte,
viola di paura, in un cimitero. Dopo aver proclamato che
era proprio piacevole intrattenersi con gli amici, si rifiut di porre
termine alla partita. Schiacciarono un pisolino nelle loro stanze e alle
undici ripresero a giocare. Rimasero attorno al tavolino tutto il
pomeriggio, e la sera, che aggrava gli infermi, port fortuna a don
Migdonio. Quando li interruppero con le sontuosit di un fricand di
pollo al peperoncino, vera Cappella Sistina della cucina creola, il
dottor Montenegro perdeva quattordicimila soles. Fu la volta del
magistrato di dilungarsi sulla gioia di ospitare gli amici. Malediceva
in cuor suo la pensata di don Arqumedes. Ripresero la partita,
sopravvenne la sera e il Sottoprefetto gli apparve in tinte meno fosche;
verso l'alba cambi definitivamente opinione: una scala all'asse gli
fece ammucchiare diciottomila soles. Quella volta l'elogio dei piaceri
dell'amicizia spett di nuovo a don Migdonio. Schiacciarono un pisolino
e alle dodici ripresero la partita. Giocarono per novanta giorni di
seguito.

Mi morsi le mani per non rovinarmi. Me ne andai. Il sole fulminava la
piazza. Passarono dei bambini, correndo a pi non posso. Un cane
dall'aspetto incazzato li inseguiva a una certa distanza. Poi i bambini
fecero dietro front e il cane li imit, scappando con la coda tra le
gambe. E cos ero anch'io: ero un cane che scappava tutte le volte che i
padroni gli mostravano la faccia. Sentivo la bocca secca. Entrai nella
bettola di don Glicerio Cisneros e chi ti vedo? Salomn Requis, il Messo
Municipale di Yanacocha, e Abraham Carbajal, che stavano bevendosi un
quartino. Come li vidi, gli piombai addosso. Tu come autorit non vali
niente! gridavo, mentre prendevo a pugni Salomn. Cosa ti prende,
Chacn?
Tu vedi che commettono abusi e non fai rispettare! Piangevo. Requis si
pul il sangue dalla bocca. Hai ragione, Chacn! Noi non valiamo
niente! Beviti un bicchierino, fratello, disse don Glicerio. Offro
io.
Carbajal ha ragione. Noi non valiamo niente. Il Giudice ci tiene sotto
i piedi.
E tu perch non sequestri il bestiame di Montenegro, la prima volta che
danneggiano il tuo podere?
Nessuno aveva mai osato catturare gli animali della fazenda
Huarautambo. Sequestrali e mettili nel chiuso! Poi ci penseremo noi
autorit Bevvi. Perdonami, signor Requis.
Salute, Chacn. Parlai coi miei vicini Santos Chacn e Esteban
Herrera, che erano molto preoccupati per via degli sconfinamenti della
fazenda. Ci preparammo a sorprendere gli animali. La notte dopo trovo
quelle maledette bestie nel mio campo di patate e chiamo a gran voce
Santos Chacn e Esteban Herrera. "Aiutatemi a portare questi animali nel
chiuso, li supplico. A furia di bastonate, riuscimmo a sequestrare
quindici capi. Li conducemmo nel chiuso della comunit, a Yanahuanca.
"Signor Messo Municipale," dico a Requis, " da otto giorni che questi
animali buttano all'aria il mio campo di patate.
Presenta una denuncia per dimostrare i tuoi danni. Le bestie le
tenete voi?
Le teniamo noi finch il tuo danno non sar risarcito.
Grazie, signor Messo. E in quella compaiono due guardie civili e mi
puntano addosso le pistole. Requis impallidisce. Dove vai?
Ho condotto qui dei capi di bestiame per giustificare il mio danno,
signore.
C' una denuncia contro di te. Hai rubato questi capi di bestiame, che
sono del dottor Montenegro. Mi volsi per chiamare i testimoni. Erano
spariti. "Sono animali che hanno fatto danno, sono animali che..." Tu
hai rubato quelle bestie. Accompagnaci. Anche te, Requis.
Io non so niente, balbetta Requis.  stato lui a condurre qui il
bestiame. Io non so niente.
Va bene. Consegna le bestie ai pastori della fattoria e vattene.
Grazie, signori, si arrende Requis. Mi tennero dentro sette giorni. Il
marted dopo mi fecero uscire e mi portarono a casa del dottor
Montenegro. Va bene, disse il dottore. Ritiratevi. Le guardie
salutarono. Chacn, mi disse, tu sei molto furbo. Tu non tolleri
niente. Perch hai sequestrato i miei animali?
Perch ha rovinato il mio campo di patate, dottore? Il dottore mi
punt contro l'indice: Per questa volta ti perdono, ma la prossima ti
lascio in prigione sette mesi! Mi senti, merda?
Perch ha rovinato il mio campo di patate? Di che cosa vivr? Cosa
manger?
Arrangiati un po' tu. Cerca altri posti. Yanaceniza  mia. Salii a
Yanacocha. Don Abraham Carbajal si meravigli di vedermi in libert.
Come hai fatto a venir fuori, Hctor?
Con le gambe, don Abraham. Mio padre mi abbraccia e guarda le
autorit. Verit non valete un bel niente, dice il mio vecchio, e
sputa. Il Giudice  autorit superiore, si rattrista Carbaial. Valete
meno dello sterco dei cavalli, ripete il mio vecchio. Il Giudice,
Requis  addolorato, ci mette poco a cacciarci tutti in prigione. Non
si pu fare niente. La forza  la forza.
Senti, Messo, gli dico, Montenegro mi ha avvertito che non posso
seminare a Yanaceniza. Se insisto mi condanner alla prigione a vita.
Dove vado a vivere.?
La comunit ti dar un altro podere per campare, Hctor. Ti assegneremo
un'altura verso Quinche.
Andiamo. dice il mio vecchio. Strada facendo chiesi al mio vecchietto:
Da dove sono venuti fuori i fazenderos, pap? Il mio vecchio continu
a camminare. Da dove sono arrivati? Ci fermammo. Perch ci sono i
padroni? Perch c' un padrone a Huarautamboo, pap? Il mio vecchio si
sedette su una pietra della strada e non rispose.

Dona Pepita seguiva la gara, un po' scandalizzata. N il dottore n il
fazendero si rassegnavano a perdere. Si smarrirono nei labirinti delle
scale reali. Si alzavano dal tavolo solo per andare a lavarsi o a
dormire, perch, quanto a mangiare, mangiavano nella stessa sala,
patinata dal fumo di generazioni di sigarette. L'assenza dei suoi pi
eccelsi funzionari fece illanguidire la provincia. Telegrammi e pratiche
ammuffivano sulle scrivanie. Quindici giorni dopo l'inizio della
partita, un po' spaventato dalle dimensioni della sfida, lo scrivano
Santiago Pasin os cacciare la testa nel fumo della stanza. Cosa
succede, amico Santiago? domand di buonumore il dottor Montenegro:
stava guadagnando ventiquattromila soles. Mille scuse, signori, mille
scuse, balbett lo scrivano. Parli pure senza complimenti, don
Santiago, lo incoraggi il dottore. Di chi si tratta?Di un ladro di
galline.
Non vorr forse interrompere la partita, vero? s'inquiet don Migdonio
de la Torre y Covarrubias del Campo del Moral. Perch non lo giudicano
qui? sugger Arutingo. Don Migdonio sospir di sollievo. Cinque minuti
dopo, Egmidio Loro, accusato del furto di quattro galline, comparve nel
patio. E dovette ringraziare la sua buona sorte se quando lo giudicarono
le carte favorivano il Giudice. Sei colpevole o innocente? domand il
Giudice, scartabellando la pratica. Come lei desidera, dottore. Il
dottore sghignazz. Da quanto tempo sei dentro?
Da otto mesi, dottore.
Libero, sentenzi il magistrato. Cos si abituarono a risolvere i
problemi, nel patio, tra le pause intermittenti del gioco. Incoraggiati
dalla fortuna di Loro, anche altri rei sollecitarono il processo. Non a
tutti and bene. Parecchi comparvero quando le carte voltavano le spalle
al dottor Montenegro: Marcos Torres, accusato del furto di un sacco di
alfalfa, si aspettava di scontare il crimine con sei mesi di carcere che
aveva gi fatto; gliene appiopparono altri tre. Neanche fossi incinto!
mormor, se ne becc ancora sei. Ma non tutte le attivit della
provincia potevano essere risolte nel patio. Fu necessario sospendere il
ballo che il club Undici Amici di Yanahuanca" aveva organizzato per
acquistare le uniformi della squadra di calcio.

Quella sera comunicai a Sulpicia, Anada e a Santos Chacn: Montenegro
ci ordina di abbandonare Yanaceniza.
Perch dovremmo abbandonare una terra graffiata con le nostre stesse
unghie? si lament Sulpicia. Perch dovremmo andarcene? si ribell
Santos Chacn. Moriremo sulla nostra terra, decise Sulpicia. Non
andartene, Hctor! Se tu abbandoni il podere, non rimarr pi nessuno a
proteggerci, disse la signora Anada. Io sono disposto a resistere fino
alla mia morte, disse don Esteban. E cos decidemmo di lottare.
Facevamo la guardia di notte e dormivamo di giorno, a turni. Sulpicia,
dona Anada, Santos Chacn, don Esteban e io morivamo di sonno piuttosto
che lasciare incustodito il campo di patate. In quel modo, vigilando
notte e giorno, riuscimmo a salvare il seminato. Un giorno tirammo su
qualche pianta, tanto per provare. Che meraviglia! In una sola pianta
contammo fino a centoventi patate. Centoventi! I capoccia guardavano il
campione con invidia. Che belle patate ha Chacn! ruffianavano al
dottor Montenegro. Che magnifiche patate sanno dare quei posti! Lui
disse: Quei posti dobbiamo sfruttarli noi. Fate in modo di mandar via
Chacn. Una sera, mentre Sulpicia si era arresa alla stanchezza, una
banda di capoccia ben insellati notific alla gente: Queste patate,
dalla prima all'ultima, se le immagazziner Huarautambo!
Questo campo di patate appartiene a Hctor Chacn, riusc a dire don
Esteban Herrera prima che gli attraversassero la faccia con una
frustata. La signora Sulpicia si svegli. Sar difficile che don Hctor
possa lasciarsi prendere le sue patate. Morir sul suo campo. E non ci
morir soltanto lui!
Chacn  un bel niente, non c'entra nulla, disse il servo Palacn. Mi
seppe d'amaro. La gente rider di noi, si lament Sulpicia. Se ci
strappassimo un capello per ogni abuso, ci rimarrebbero capelli? Quel
giorno tirammo le somme dei suoi sconfinamenti, dei suoi soprusi, della
sua tirannia. Vedremo se Montenegro  l'unico uomo di questa
provincia! dissi. Non cacciarti nei guai, Hctor, disse Sulpicia
guardandomi. Non risposi. Montai sul mio cavallo e andai a Huanautambo.
Il servo Palacn mi fiss meravigliato. Non mi domand nemmeno perch
avevo attraversato il ponte senza permesso. Mi scusi il disturbo,
signor Palacn. Ho sentito che lei  andato a Yanaceniza a notificare
che la fazenda immagazziner le mie patate.
S,  vero, Hctor. Il dottor Montenegro ci ha ordinato di fare la
raccolta.
Io voglio che tutti quelli di Huarautambo vengano a raccogliere le mie
patate! gridai. Chacn, per favore, non gridare. Vuoi comprometterti?
Il signor Palacn, uomo dal polso duro coi cavalli, tremava vedendo
l'ombra di Montenegro. Voglio che vengano tutti quelli della fazenda a
insaccare le mie patate! Il signor Palacn si sentiva male. Chacn,
Chacn, sta' attento che non ti senta la signora! Sta contando le sue
posate!
Vorrei che veniste tutti con le vostre bestie, a calpestare le mie
piante!
Chacn, fammi il favore, vuoi che il dottore ti senta? Io caracollavo
sul mio cavallo, nel patio, gridando. Vorrei che venissero tutti a
Yaneceniza, e subito, per imparare a conoscermi. Venite! Cos saprete
chi  Chacn! Voi raccoglierete le mie patate quando io sar morto.
Voglio che tutti vengano subito! Me ne andai, pazzo di lacrime. Sul
pendio, vicino a Yanahuanca, trovai don Procopio Chacn e don Nstor
Leandro. Mi avvicinai a Procopio e gli dissi: Nipote, ormai mancano
pochi giorni alla lotta per la vita o per la morte.
Cosa succede, zietto? domand Procopio. Manca poco per farla finita
quando verranno a prendere le mie patate. Gli far vedere io, a quei
cornuti. Voi siete la mia famiglia, ma dovr procedere lo stesso.
Non scaldarti, Hctor. Queste spacconate lasciale ai capoccia; noi
siamo poveri.
Siete poveri adesso, coglioni!
Noi non vogliamo cacciarci nei guai. Anche noi dobbiamo riempirci la
bocca. Il mese di giugno port attorno la nuova: Huarautambo si
prender le patate di Chacn. Io non dormivo. Ignacia e io fissavamo il
tetto della capanna. Cos'hai? Perch non dormi?
Ho sete. Ignacia,
hai paura?
Ho sete. Ignacia, il giorno che si prenderanno le nostre patate, cosa
ne sar dei nostri figli?
Perch hai seminato Yanaceniza?
 terreno della comunit, libero.
Prima non mangiavamo molto, ma qualcosa mangiavamo. Quelli hanno la
loro giustizia, singhiozz, loro fanno quello che vogliono.
Per niente abbiamo lavorato: non raccoglieremo e la gente rider.
Pi che altro mi dispiace per la signora Sulpicia. E decisi di
comprarmi un fucile. Io non avevo il becco di un centesimo, e cos scesi
per andare a parlare col signor Rivas. Un giorno lo fermai per la
strada. Signor Rivas, voglio parlarti a proposito di uno schioppo.
Perch vuoi uno schioppo?
Per cacciare cervi. Il signor Rivas mi misur col metro della sua
esperienza. Sei smagrito, Chacn.
Sai che la fazenda Huarautambo vuole prendersi le mie patate?
 un abuso che mi d rabbia. Perch? Che diritto hanno? Tutti dobbiamo
aiutarti.
Se voi mi aiutate, la giustizia vi accuser. Meglio che mi arrangi da
solo. Ho bisogno della tua arma. La mia carabina  a palla e pu
ammazzarne uno solo per volta; lo schioppo sparge la morte.
Va bene, ti affitter uno schioppo.
E cartucce? Me ne puoi vendere?
Sono care.
Ti dar un montone. Ti piacer. Ti far razza.
D'accordo, venticinque cartucce per un montone.
Ti dar un animale competente, un animale a cui finirai per
affezionarti. Quella stessa mattina salii a Yanaceniza con lo schioppo.
Quando tornarono i capoccia, io ammazzai davanti ai loro occhi un
uccello. Cos morirete, cornuti! e accarezzai il bellissimo schioppo.
Questo signorino vi succhier il sangue. In conclusione, non vennero a
raccogliere. E cos capii che i vigliacchi non hanno terra. Le patate
fiorirono, meravigliose; patate per due anni. E contrattai quaranta
uomini per la raccolta. Finch una sera vidi venire avanti il servo
Palacion con trenta uomini a cavallo. Scorsi il polverone e compresi che
mi si stava cambiando la sorte. Il servo Palacn guard l'estensione dei
miei anni. Chacn, c' stato un furto di cavalli su queste alture!
Dovresti saperne qualcosa. Te ne vieni con noi. E mi arrestarono.

Non osarono offendere le autorit. E venne sospeso anche un t
organizzato da dona Josefina de la Torre. Tre casali speravano di far
festa in quel mese in occasione rispettivamente dell'inaugurazione di
una fontana, di uno steccato e dell'asta per la bandiera: rimisero via i
vestiti buoni. Ma chi ci rimise di pi furono i detenuti in attesa di
giudizio. Poco prima che s'iniziasse la partita, il sergente Cabrera
aveva fatto pitturare segnali di transito su tutte le cantonate. Un
giorno Yanahuanca si svegli costellata di frecce bianche. Era un
capriccio dettato da una delle sbornie del sergente. La gente ignorava
perfino il significato della parola "transito," ma il sergente, che
aveva ordinato quella trasformazione tra i fumi dell'acquavite, non ebbe
altro rimedio che rispettare le sue stesse disposizioni: ventitr poveri
diavoli furono condotti al corpo di guardia prima ancora che si
potessero annullare quelle stravaganze. Il Sottoprefetto non pot
giudicarli.  evidentemente impossibile, disse Arutingo, riempire il
patio di pidocchiosi. Rimasero in prigione per tutto il tempo che dur
la tenzone. Novanta giorni dopo, un chingolo nero, modesta imitazione
creola della colomba che annunci a No la fine della collera divina, si
pos sulla finestra dove stavano invecchiando i giocatori.  dicembre,
disse don Migdonio. Ben presto non si potr pi transitare sulle
strade.
Stanno per arrivare le piogge, concesse il dottore. Stando cos le
cose, sar meglio chiudere, sospir don Migdonio, rassegnato a perdere
quattrocento soles.

CAPITOLO 20.
DELLA PIRAMIDE DI PECORE CHE, SENZA AVERE LA
PRETESA DI IMITARE GLI EGIZIANI, ELEVARONO I RANCHENI. Una volta, c'era
un vecchio testardo come un mulo. Era un vecchio con la faccia
schiacciata e gli occhi sporgenti che la gente aveva soprannominato
Faccia di Rospo. Non voleva capire che la "Cerro de Pasco Corporation"
se la faceva con un capitale di cinquecento milioni di dollari. Da parte
sua, il vecchio non possedeva che una trentina di pecore, una collera e
due pugni. E c'era pure un capo ronda, un certo Egoavil, dallo sguardo
cattivo e dagli occhi obliqui, che guadagnava migliaia di soles
tagliando la coda alle vacche e calpestando gli agnelli sotto gli
zoccoli del suo cavallo. Malgrado ci, la Culoelettrico aveva scolato
una bottiglia di cognac Poblete a spese del bravaccio e poi non si era
data per intesa quando lui aveva voluto aprirle le gambe. Sconfitta
questa che fu il vecchio a pagare con una bastonatura che lo lasci l
pi di l che di qua. Ma poi successe che il bruto cominci a sognarsi
del vecchio. La malattia dei sogni lo scarn. Il vecchio gli appariva
con la faccia di Cristo. Roba che pu succedere benissimo, da queste
parti. Ma non si pu dare una battuta a Gesucristo e venirsene via tutti
tranquilli e beati. E cos, un giorno il vecchio stava riposando, -be',
cercava di farlo-, sdraiato sulla sua pelle di montone. Aveva tutto un
mosaico di pezzetti di carne fresca sulle ecchimosi. Lo scarso cielo che
gli autorizzavano i suoi occhi gonfi era oltre a tutto annuvolato. Ma
perse anche quel poco di cielo. Un uomo magro, con gli zigomi ossuti e
con grandi orecchie trasparenti, gli oscur la porta. Il vecchio
riconobbe uno dei troioni della ronda. Si sollev, disposto a mulinare
le mani. Ma il tizio dalle orecchie diafane venne avanti, piuttosto
mogio, tenendo il cappello in mano. Ed ebbe inizio il seguente dialogo:
Le auguro una gran bella giornata, don Fortunato. Mi permette una
parolina? Vengo a parlarle a nome di Egoavil.
Non nominare quel figlio di puttana in casa mia, rugg il vecchio.
Non si scaldi, don Fortunato. Mi permetta. Don Egoavil riconosce che
lei  un vero uomo, tanto  vero che continua a insultarci e a
disprezzarci. 'Vorrei avere uomini come quel Fortunato, e non una banda
di cagoni come voi.' Ecco cosa dice don Egoavil quando si sbronza.
Forse senza intenzione, il vecchio schizz la saliva verde di coca sugli
stivali dell'orecchione. "Cosa vuole?
Don Egoavil  stanco di lottare. Vuole fare la pace con lei. Dice che
se lei vuole pu fare entrare le sue bestie nei nostri campi. Don
Fortunato aggrott le sopracciglia per nascondere il suo trionfo. Non
sono i vostri campi. Voi avete recintato abusivamente la terra d'altri.
L'uomo dalle orecchie trasparenti fece appello alle prerogative dei
sottosviluppati. Io non sono altro che un povero salariato, don
Fortunato, e ubbidisco agli ordini.
E quale sarebbe la proposta di Egoavil?" Il povero salariato sorrise,
nella speranza di vedersi risparmiata una sequela di sacramentele da
parte di Egoavil. Ecco, lei potrebbe far entrare le sue bestie di
notte. Noi chiuderemmo tutt'e due gli occhi. Don Egoavil la prega solo
di far entrare le sue bestie di notte. Non lo comprometta.
Hum!
Ci pensi, don Fortunato.  un delitto far morire le pecorelle. Il
vecchio venne colto da un accesso di collera. E tu ci pensi adesso,
coglione?
Non se la prenda con me, don Fortunato. Io sono un poveraccio. Proprio
cos. Guardi un po' cosa si deve fare pur di sfamare la famiglia.
Bada, Fortunato,  una trappola, lo avvisarono i pastori. Il vecchio
rispose: Cosa posso perdere? Peggio della morte non c' altro. Quante
bestie mi rimangono? Riun i resti del suo gregge. Quella stessa notte
stacc con un paio di pinze il filo di ferro del pascolo Querupata. Le
sue pecore vi pascolarono fino all'alba. Il vecchio torn a casa gelato
ma contento. La sera successiva ripet l'impresa. I pastori ammiravano
affascinati le sue pecore rimpinguate. Approfittatene. Cosa potete
perderci? insisteva Fortunato. Non osavano. Chi si decise per primo fu
proprio una donna, dona Silveria Tufina, che lo supplic di far entrare
nel pascolo anche le sue pecore. Fortunato mise insieme i due greggi
convinto che quella notte tutti i timori sarebbero stati dissipati.
Stacc il filo di ferro e introdusse le bestie. Gli si chiudevano gli
occhi. Per favore, dona Tufina, non ce la faccio pi. Vado a dormire un
po', ma torno subito. Lo svegli il sole. Salt dalla pelle di montone,
cacci la testa in un secchio d'acqua e corse verso la pampa. La nebbia
non si diradava. Da lontano scorse Tufina, seduta su una roccia. Si
rilass. Stai bene? Non gli rispose.  successo qualcosa?
Malasorte, disse Tufina accennando vagamente alle rocce. Fortunato si
arrampic sul pendio sfumato dalla nebbia e contempl un orizzonte di
animali sgozzati. Riboll nel brodo di una rabbia biblica. Sollev lo
sguardo. I primi avvoltoi stavano planando, puntuali. Signorina, fa la
nanna, singhiozz la vecchia, accarezzando la testa di una pecora
moribonda. Fortunato strapp un ciuffo d'erba e la scagli in aria. Un
vento freddo disperse gli steli: tre fili gli sferzarono la faccia. Chi
 stato?
Signorine, non lasciatemi, signorine!
La cosa non pu finire qui! Non pu finire qui. Strapp di nuovo
l'erba, lacerandosi le dita con le spine. Sono stati i cani.  stato
Egoavil! Le sue mandibole si confusero coi profili delle rocce aguzze.
Resta qui, ordin. Sorveglia i tuoi morticini. e corse a Rancas
ancora perduta nei vapori dell'alba. Fortunato attravers la viuzza e
corse verso il campanile, apr la porta, sal i quindici scalini e
cominci a spingere la campana. Il suo braccio scoteva la campana, senza
ritmo, furiosamente, con rabbia. Istantaneamente la piazza nereggi di
facce gravi. Fortunato scese. Gli uomini circondavano il corpo sbranato
di una pecora. Fortunato si ferm sulla porta. Aveva il petto sporco di
sangue. Siete uomini o donne?
Cosa succede, don Fortunato?
I capoccia de 'La Cerro' hanno sorpreso la signora Tufina, hanno
calpestato le pecore coi cavalli e poi hanno fatto entrare i cani. Sono
morte tutte. Uomini o donne, io non so cosa siete. Che cosa aspettate?
Che il Recinto entri nelle vostre case? Aspettate che la donna non possa
pi mettersi a letto con l'uomo? Le facce si raggrinzivano, azzurravano
con un colore diverso il giorno nascente. Negli sguardi si spegneva e si
riaccendeva, nasceva e rinasceva, una forza estinta. Qui ormai non si
pu pi indietreggiare. Indietreggiare vuol dire toccare il cielo col
culo. Uomini o donne, non so cosa siete, ma dobbiamo lottare. La nebbia
non si dissipava. Le rocce esalavano fumigazioni biancastre. Incas,
capi, vicer, corregidori, presidenti della repubblica, prefetti e
sottoprefetti erano i nodi di un quibus' di un filo di terrore
immemorabile. Fortunato ha ragione, disse Rivera, logorato. Le
pietraie, il vento, le facce, si corrugavano in un'altra et pi
consunta. Nella voce rauca si notava la vecchiaia. Bisogna protestare!
grid. Andiamo a Cerro! Protestiamo a Dio, al Prefetto, al Giudice, ai
cani, ma protestiamo! Facciamo vedere alla gente il nostro dolore.
Le autorit sono vendute, si lagn Abdn Medrano. Qui non c' nessuno
a cui protestare. Anche lui aveva una nuova faccia. Fortunato sollev
la pecora e se la mise sulle spalle. Il Personero Rivera, che aveva in
casa sua la storia di Gesucristo, si ramment che in una delle incisioni
un profeta, altro uomo incollerito, si era messo una pecora sulle spalle
prima di predicare la perdizione e il fuoco, ma non disse nulla: non
sapeva come dirlo. "Andiamo a raccogliere le pecore," disse Fortunato,
"e poi tutti a Cerro de Pasco! Raccolsero gli animali. Tra uomini,
donne e bambini, si strinsero insieme un centinaio di persone. Il
mattino accigliato si acquattava nella pampa. Pass strillando uno
stormo di anatre selvatiche. Il vento gelido tiranneggiava i visi
angosciati. Lungo la strada si unirono a loro altri pastori. Guardavano
la carovana e, senza una parola, raccoglievano le loro pecore e
camminavano: erano quasi un migliaio. Percorsero in silenzio dieci
chilometri. Videro in lontananza Cerro. Un sole smemorato scoloriva le
prime case. Entrarono nel viale Carrin e avanzarono tra le buche
scavate dai ferri dei cavalli. La gente cedeva il passo al corteo. Cosa
succede?" interrogavano, ma poi guardavano la processione di uomini
curvi sotto il peso delle pecore morte e tacevano. Guardate quello che
ci fa 'La Cerro'! grid Fortunato. "Non si accontenta di recingere le
nostre terre. Ammazzano le nostre bestie coi loro cani. Presto
ammazzeranno anche noi! Presto non rimarr pi nessuno! Presto
recingeranno il mondo! La voce risonava come se la citt fosse il
ventre di una campana colossale. Erano le dodici. Impiegati e operai mal
vestiti si allineavano sui marciapiedi. Il vecchio evocava le furie
della sua impotenza. Hanno recinto Rancas! Hanno recinto Villa de
Pasco! - Hanno recinto Yanacancha! Hanno recinto Yarusyacn,
recingeranno il cielo e la terra! Non ci sar n acqua da bere n cielo
da guardare!" "Non hanno diritto!" Questo  un abuso! Quei gringos di
merda non hanno diritto di scacciarci dalle nostre terre!
Cosa fanno le autorit?" La gente s'indignava. Un minatore alto e magro
si tolse il casco giallo e se lo pos sul petto, come se passasse un
funerale. Un venditore di berretti di cuoio, un grassone sdentato, lo
imit. Percorsero tutto il viale Carrin. Erano una moltitudine, quando
entrarono nella piazza. "Alla Prefettura! Alla Prefettura! La folla
cenciosa si diresse verso la Prefettura del distretto, uno scalcagnato
edificio con le finestre verdi sulla porta del quale si stavano
annoiando due guardie repubblicane. Le guardie guardarono la folla e
armeggiarono coi loro vecchissimi mauser. Dalla Prefettura usc un
caporale grassoccio, con la faccia imbruschita. La giubba semi
sbottonata denunziava il pranzo interrotto. Sei guardie arcigne si
allinearono dietro il suo malumore. Davanti alle armi, come sempre, la
folla si ferm. Cosa succede?" grid il caporale. Vogliamo parlare col
Prefetto, si umili Fortunato. Il caporale non ritenne necessario
finire di abbottonarsi. "Chi siete?" "Sono... noi siamo i comuneros' di
Rancas, balbett il Personero Alfonso Rivera. Avrebbe voluto parlare,
non gli venivano le parole, sudava. Il caporale lo rinvest, di nuovo,
di disprezzo. "Vado a domandare," grugn e spar nel corridoio. La folla
silenziosa ascolt il ticchettio degli stivali consunti. torn dopo
cinque minuti: per parlare col suo ufficiale si era abbottonato
regolarmente la giubba; ma ora, davanti alla folla, torn a
sbottonarsela. "Il signor Prefetto non c'," e li guard rabbiosamente.
La sua bistecca con cipolle si stava coprendo di untume. "Ma se lo
abbiamo visto alla finestra, protest Fortunato. "Non c' e non c',"
grugn il caporale. Il viso degli uomini si tinse di delusione.
Imbaldanziti dalle parole di Fortunato avevano sognato, per un attimo,
di poter protestare. Il caporale li riportava alla realt. Il Prefetto
non c'era. Le autorit non ci sono mai.  da secoli che in Per non c'
mai nessuno. "Va bene," si rassegn Fortunato. Volevo solo fargli
vedere questo. E sollev le braccia e pos la sua pecora morta sulla
soglia. "Via di l," sbrait il caporale. Mettete gi le vostre
pecore," ordin Rivera. Gli uomini esitarono. Scintille di paura
accesero le loro pupille. Non ne avevano il coraggio. Era da centinaia
di anni che perdevano tutte le guerre, secoli che si ritiravano.
Ubbidite," disse il Personero Rivera posando il suo montone di pena.
Abdn Medrano lo imit, e cos fecero tutti gli altri, ad uno ad uno.
Gli urli del caporale e le cariche delle guardie non impedirono il
sorgere di una piramide di teste insanguinate. Un vertiginoso monticello
di animali morti and crescendo sulla porta della Prefettura, sotto lo
scudo sbiadito che proclamava che in quel luogo, in quell'edificio a due
piani, con otto finestre verdi, risiedeva il rappresentante politico del
signor Presidente della Repubblica, Sua Eccellenza don Manuel Prado. Le
urla del caporale trasudavano paura. Conosceva la cocciutaggine degli
indios: vent'anni di servizio sulle montagne gli avevano insegnato che
quando i comuneros si decidono a fare qualcosa, nessuno pu fermarli. E
per stanchezza, per tristezza, per incoscienza, continuavano ad
ammonticchiare le loro pecore, ignorando che se la Prefettura fosse
crollata sarebbero stati loro i primi ad essere travolti. La Prefettura
di Cerro de Pasco si trova su una cantonata. A destra confina con la
premiata drogheria La Serranita" e a sinistra col viale Libertad. In
nessuna citt del Per mancano strade intitolate alla Libert,
all'Unione, alla Giustizia, al Progresso.) L'edificio della Prefettura
pendeva un po' da quella parte, oppresso dall'oceano moribondo di lana.
Ormai non si potevano pi distinguere le pecore vive da quelle morte. Le
pecore hanno una loro prerogativa: anche dopo sgozzate continuano a
ruminare. E sia perch la passeggiata le avesse ristorate o per semplice
brama di esibizionismo, le pecore ruminavano, continuavano il loro
stupido ed inutile lavoro. Don Alfonso Rivera guard la piramide di lana
insanguinata: Sar meglio andarcene! Non sia mai che la Prefettura
crolli gi e che ci obblighino a pagare una multa!
S, ormai pu bastare," disse Fortunato, sporco di sangue. Tornarono
sui loro passi. Sulla salita, all'altezza della chiesa, furono raggiunti
da una camionetta della Polizia. Un tenente rabbioso grid dal
finestrino: Siete stati voi a lasciare quelle pecore davanti alla
Prefettura? Si esprimeva martellando le sillabe. Dalla velocit delle
sue parole, secche e definitive, si riconosceva l'ufficiale della costa
per il quale il disprezzo contro gli indios  quasi del tutto naturale.
S, signore." "Chi  Fortunato?" Io, signore." Salga immediatamente!
Il Prefetto vuole parlarle! Fortunato non si fece pregare ma, prima di
saltare sul pavimento della camionetta dove sacramentavano di freddo tre
guardie repubblicane, abbozz un sorriso. Il Prefetto lo mandava a
chiamare. Finalmente avrebbero protestato. La camionetta part. Il
sorriso di Fortunato continu ad ondeggiare sulla folla eccitata.
Fortunato aveva ragione! La Ford si perse tra il fango delle viuzze. Si
ferm davanti alla porta della Prefettura. Le pecore continuavano a
ruminare. Il tenente salt gi. Mi segua!" disse senza voltarsi e
salendo i gradini a due a due, aggrappato alla ringhiera per non
scivolare sugli scalini sconnessi. Fortunato lo segu rispettosamente.
L'anticamera della Prefettura era un salottino della mala sorte,
arredato con tre poltrone imitazione Luigi XVI. Il ritratto del
Presidente della Repubblica, Ing. Manuel Prado, sorrideva dietro una
triplice fila di decorazioni. "Eccotelo," disse l'ufficiale a un
grassone sbiadito dagli occhi mongolici. Lei  Fortunato?" domand il
segretario. S, signore," disse Fortunato togliendosi il cappello.
Entri." Fortunato entr nell'ufficio. Lo studio della prima autorit
politica del distretto partecipava del sudiciume generale. Davanti al
modesto scrittoio, coperto di scartafacci, stava aspettando, in piedi,
un uomo grasso, con le labbra gonfie e una grande pappagorgia. Il signor
Figuerola, Prefetto del distretto di Cerro de Pasco, indossava un
vestito liso, a quattro bottoni, acquistato nei tempi grami, prima che
il Presidente lo favorisse.  lei Fortunato?" domand, come chi scaglia
un pugno. "S, signore," rispose l'altro, con la bocca impastata
dall'emozione. Il Prefetto Figuerola cominci a passeggiare su e gi per
la stanza. Per contenere la collera faceva schioccare le giunture delle
dita. Lei ha preso la Prefettura per una stalla? Cosa le  venuto in
mente di lasciarmi sulla porta la merda delle sue pecore?" Fortunato si
sent sprofondare in un oceano di terrori ancestrali. Signor Prefetto,
io volevo solo che lei vedesse l'abuso; io, signore..." Il Prefetto
prosegu il suo andirivieni davanti all'uomo che continuava a
rimpicciolire. Io la far marcire in carcere per la sua insolenza! Cosa
si  messo in mente, morto di fame? Di venirmi a fottere l'anima con le
sue pecore pidocchiose?" La voce pugnalava. Va bene. Io lo so ch  un
delitto mostrare l'abuso," disse il vecchio, ansioso di bere il suo
millenario calice di umiliazione. Il Prefetto, che si dominava per non
prendere a calci lo sfrontato, si ramment della pressione arteriosa.
Grazie a Dio, lui non era nato in quella merda di paese e perci
l'altitudine lo faceva boccheggiare. Mi stia a sentire, imbecille.
Mostrare l'abuso non  delitto! Delitto  sporcare la porta
dell'Autorit." La 'Cerro de Pasco Corporation' ci obbliga a
protestare, signore. Lei lo avr ben visto quel Recinto." Io non so
niente.  da anni che faccio l'autorit. Io ho servito in quasi tutti i
distretti. Non ho mai conosciuto un indio onesto. Voi sapete solo
protestare: mentite, ingannate, fingete. Voi siete il cancro che sta
facendo marcire il Per.
Signore, la sua pressione," ramment rispettosamente il segretario. Il
Prefetto si sedette. Cosa ha intenzione di fare con quella porcheria
delle pecore?
Me le porter via, signore." E come pensa di portarsele via?" Cos
come le ho portate qui, signore.
 pazzo? Vuole ripetere quella pagliacciata idiota? Nossignore, se le
porti via con un carro!" Noi non abbiamo un carro, signore," balbett
Fortunato. Chiami il Municipio e si faccia prestare il carro della
spazzatura!" A me non daranno retta, signore." Va bene," disse il
Prefetto Figuerola, rassegnato. Va bene. Signor Gmez, chiami da parte
mia il Municipio e dica che prestino un camion a questi imbecilli.

CAPITOLO 21.
DOVE, SENZ'ALTRA SPESA, IL VOLONTEROSO LETTORE
VEDR IMPALLIDIRE IL DOTTOR MONTENEGRO.

Fiducioso di poter ancora
disporre di migliaia di ore per scegliere tra migliaia di pesche
duracine, la mano grassoccia del dottor Montenegro palp uno dei frutti.
La manina dalle dita corte si sofferm sulla pelle rosea della pesca. A
tre leghe dall'alzata davanti alla quale il magistrato esitava ancora,
l'Ispettore Galarza e le autorit della comunit di Yanacocha superarono
il colle Parnamachay. Hctor Chacn trattenne Triunfante. Sulla stessa
balza di roccia rossiccia, venti anni addietro un altro Triunfante aveva
affondato il muso in una pozza d'acqua. Triunfante non riusc a bere.
Chacn affond gli speroni. Triunfante discese tra un rovinio di sassi.
Alla distanza di un chilometro la comunit avanzava coi suoi tamburi
silenziosi. Il Nittalope sventol un fazzoletto. Sulpicia rispose
agitando una scolorita bandiera peruviana. La dolcezza penetrante della
pesca non convinse il dottore, sazio della colazione. Il dottor
Montenegro guard le lancette del Longines. Erano le undici e
quarantadue minuti dell'ultima mattina della sua vita. Il bailamme dei
cani lacer la lontananza. Il dottore si alz e varc la porta della
stanza da letto. L'Ispettore Galarza si commosse davanti alle sette
cascate d'acqua del fiume Huarautambo. Che meraviglia! Questa terra 
veramente benedetta," e si ferm estasiato sulla roccia bianca e nera
dove vent'anni prima Arutingo lo spetazzone aveva raccontato le tortuose
vicende accadute il giorno in cui la Culoelettrico aveva regalato una
vespa alla Naticapronta. L'Ispettore Galarza ammir la baldanza delle
sette cataratte. Si volse e gli si rannuvol il viso: scorse a mezzo
chilometro di distanza la processione della comunit. "Voi non
ubbidite," si amareggi. I dirigenti di Yanacocha curvarono la testa.
"Ci scusi, signor Ispettore," disse il Personero. Sono casali
dell'altra valle. Erano citati da sette giorni," si tolse il cappello,
non c' stato il tempo di annullare l'ordine." Il signor Galarza non
volle indugiare su ci che riteneva una sfacciata panzana. Andiamo
avanti," sospir. Il Chuto Ildefonso avvicin servilmente la sedia a
dondolo. Il dottor Montenegro si sedette a prendere il sole. Si
avvicinarono i capoccia leccapiedi. Sulpicia sollev il piede per
scrutare la puntura di una spina. Un cavaliere che avvampava nella
fiammata di una camicia rossa emerse dalla scorciatoia. "Ecco il Nino
Remigio!" disse Sulpicia facendosi il segno della croce.  necessario,"
disse il giudice Montenegro scostando appena le labbra macchiate dalla
maleducazione della pesca succosa, "dare una lezione una volta per
sempre a quei pidocchiosi. Quegli yanacochani capiscono solo le
bastonate." La voce si fece dura. Oggi impareranno chi  Montenegro. 
da un pezzo che su queste alture si verificano furti di bestiame. Le
autorit di Yanacocha sono abigei. Oggi finiranno in prigione o non mi
chiamo Montenegro." Per ingraziarsi l'Ispettore Galarza, il Personero si
affrett a levargli dinanzi un cespuglio spinoso. La fazenda Huarautambo
emerse dalle rocce della strada. Un cavallo sudato stava uscendo da una
gola ignota a tutti e galoppava ventre a terra verso le scuderie. Un
vestito giallo, opaco di sudore sotto le ascelle, balz di sella. Lala
Cabieses attravers i corridoi ed entr ansimante nel patio lastricato
dove il dottor Montenegro si riconfortava. Dottore, dottore!" Il
vestito nero si volse. Lala Cabieses gridava senza fiato. Nel volto
alterato del vestito giallo che avanzava agitando un foglio stretto
nella mano, il vestito nero riconobbe il colore della gravit. Legga,
dottore, legga!" disse Lala Cabieses, tendendogli un foglio. Il
magistrato riconobbe allora il potere della letteratura. Poche parole
tracciate da uno scrittore che non poteva nemmeno vantarsi di avere una
bella scrittura o una corretta ortografia (non si capiva la parola
fuggi da cui erano state soppresse le due g, certo in una salomonica
decisione derivata dall'incertezza se metterne una o due); poche linee
scarabocchiate da un artista che probabilmente non avrebbe mai dato
lustro alla sua provincia, lo commossero fino al pallore. Cosa succede,
don Paco?" si stup Arutingo. La processione scorgeva gi gli alberi
della fazenda. I cani mordevano il benvenuto. La folla attravers un
bosco castigato dai denti di un inverno prematuro. Hctor! grid
Fidel, e porse un sacchetto sudicio a Chacn. I suoi occhi erano due
braci. Gli occhi del Nino Remigio scaldarono da lontano la mano
dell'uomo che si proponeva di causargli la morte. Hctor!" ripet rauco
Fidel. "Spero che ti vada bene!" Si assieparono i cavalieri, si
mescolarono le cavalcature affaticate. Voi incaricatevi dei fucili
delle guardie civili," disse Chacn, leggermente pallido. Fate in modo
che non sparino." Melecio de la Vega guard la testa di Hctor Chacn
doppiamente arroventata dal fuoco del mezzogiorno e da quello della sua
collera, e il cuore gli trem. Non mi dimenticher mai di Chacn,"
pens. Cosa succede? Perch non andate avanti?" domand l'Ispettore
pungolato dai presentimenti. Nei volti disabitati, nella pietraia del
silenzio, dove erano ospitati soltanto nitriti e latrati, stava
scoprendo un malessere. Il ponte  chiuso," disse l'Abigeo. Nove notti
prima aveva sognato di un ponte scricchiolante di morti. Seduti in
strane posizioni o abbiosciati, i cadaveri guardavano il cielo con gli
occhi vuoti. Trattenne il cavallo meno sudato delle sue mani. "Chi ha la
chiave?" insistette l'Ispettore. Il dottor Montenegro ha dato ordine di
chiudere il portone. Non si pu passare," disse la voce rispettosa del
Chuto da dietro il battente. Scostatevi! Toglietevi dal ponte!" La voce
del Nittalope sciolse un volo di invisibili civette. L'Ispettore Galarza
fece per ribattere, ma si scontr con gli occhi del Nittalope e
indietreggi lasciando il ponte vuoto. Scostatevi!" ripet Chacn e
costrinse Triunfante a rinculare. Poi si slanci contro il portone che
sbarrava il ponte. La porta fremette. Per tre volte Chacn costrinse
Triunfante a forzarla con l'impeto del suo petto. Il portone cedette e
si rovesci. Triunfante salt sul legno scardinato e si lanci al
galoppo lungo la stradicciola. Gli uomini lo seguirono. Vent'anni prima,
Juan il Sordo aveva insultato in quel luogo la fatalit. La comunit si
vest del bianco della polvere. Hctor Chacn penetr nella piazza di
Huarautambo. Nella piazza calva, tra erbacce anemiche, scorse un uomo
solo, Julio Carbajal, il maestro di Huarautambo. "Dov' il dottore?"
domand Chacn, illuminato dal sospetto. Se n' andato verso la
cordigliera." Non sapeva che oggi c'era comparizione?" Aspettavano."
E allora?" Mezz'ora fa  arrivata Lala Cabieses." Da dove?" Dalla
gola segreta." E poi?" Aveva in mano un foglio. Il dottore ha letto il
messaggio e se n' andato subito verso la cordigliera." E le guardie?"
Se ne sono andate con lui." Perch scappa, se  stato citato?" domand
l'Abigeo. Tre notti prima aveva sognato che udendo il nome di Chacn il
dottor Montenegro impallidiva. Non ci aveva creduto. Il suo cervello,
esperto nel fiuto dei sogni, si rifiutava di pensare che il dottor
Montenegro potesse aver paura di un semplice essere umano.
Inseguitelo!" grid l'Ispettore Galarza, risentito. Rivera, Requis,
Mantilla!" ordin il Personero. I cavalieri fecero lampeggiare gli
sproni. Non riuscirono a raggiungere il dottore. Tornarono un'ora dopo,
coi cavalli canuti di schiuma.


CAPITOLO 22.
SULLA MOBILITAZIONE GENERALE DI
MAIALI ORDINATA DALLE AUTORIT DI RANCAS.

Continuarono a lottare. Don
Alfonso Rivera pens con invidia e tristezza, con pi tristezza che
invidia, alle doti di Fortunato. Quell'uomo era un trascinatore di
folle. Lui, invece, aveva la parola stenta. Lui era un asino. Ma
Fortunato arrugginiva in carcere per aver mancato di rispetto alle
autorit. Vestito di nero, con una camicia pulita ma non stirata, senza
cravatta, il Personero attravers la piazza di Rancas. Il vento che
veniva dal lago faceva pendere la tempesta come una lacrima. Padre
Chasn officiava. Rivera si bagn le dita nell'acqua benedetta e si
segn. Padre Chasn, un uomo alto, bianco, con le sopracciglia folte,
prometteva dal pulpito il fulmine della collera divina agli ingiusti.
Rivera sospir. Il Signor Gesucristo avrebbe fulminato "La Compagnia"?
Padre Chasn si asciug la fronte con una manciata d'erba Gli
sfruttatori e i violenti rotoleranno nella cenere. I buoni e i mansueti,
i poveretti senza terra, gli oppressi, i miseri, quelli s che sederanno
alla destra di Dio Padre, tuon il pulpito tarlato. La chiesa esalava
sudiciume e povert. Le autorit si erano riunite in chiesa da poco.
Chiesero rispettosamente a padre Chasn di ascoltare il giuramento del
Direttorio. Giuramento? Per che cosa?" Per combattere contro la
Compagnia Cerro de Pasco, padre." Le sopracciglia cespugliose di padre
Chasn si sollevarono come due corvi in volo. Siete disposti a
combattere davvero contro 'La Cerro'?" S, padre. I corvi si
rifugiarono sotto la grondaia dei capelli. Questo non  un gioco.
Lottare contro 'La Cerro' non  uno scherzo. Io posso accettare il
giuramento solo se siete disposti a lottare fino alla fine. Il
Personero e le autorit s'inginocchiarono, offuscati dalle lacrime. Ora
il pulpito prometteva la Collera. " Coloro che si proclamano padroni
della terra, i prncipi che hanno l'ardire di recintare la terra,
periranno tutti. E chi oser comparire quando il Signore ordiner alle
ossa di risorgere? I farisei? I pubblicani? Coloro che osano recintare
il mondo? Coloro che rinchiudono i fiumi? Coloro che sbarrano le
strade?" Padre Chasn benedisse i fedeli con una mano pi vellosa di
rabbia che di compassione. La gente tuff le dita dalle unghie nere
nell'acqua benedetta. Di domenica, la piazza di Rancas, deserta negli
altri giorni della settimana, s'impidocchiava di sottane e di ponchos,
ma erano ormai molte domeniche che non si faceva la Fiera. Quel giorno,
tuttavia, la piazza soffocava di folla. Da una settimana i messi
percorrevano le campagne annunciando un cabildo, la riunione generale
dell'intera comunit. Il Personero Alfonso Rivera chiamava a raccolta,
sotto pena di multa, tutti i rancheni. Le autorit uscirono di chiesa
con le mani fervorosamente giunte. Il Personero ne attravers lo
sbrecciato portale. C'era aria di neve. L'occhio astioso del lago Junn
avrebbe scatenato ben presto la tormenta. Il messo fece suonare la
campana. Era un avviso inutile: Rancas al completo attendeva sotto le
prime raffiche. Il Personero si dolse di nuovo della propria pochezza:
avrebbe voluto esprimere tutti i patimenti del suo cuore, raccontare
alla gente che gli era apparso in sogno un angelo azzurro, che lui,
Rivera, era disposto a dare la propria vita per loro; ma non trov le
parole, sospir e si asciug la fronte sudata. Leggete i titoli!"
ordin. La gente si fece cupa. I titoli di propriet di una comunit
sono conservati dal Personero. Soltanto un'altra persona (per
l'eventualit che il Personero venga a mancare) conosce il luogo dove
sono nascosti quei documenti che si leggono solo nelle ore gravi. Uno
studente della Scuola Nazionale Daniel A. Carrin, figlio di Rancas,
cominci a leggere. In piedi su una tavola, il ragazzo magrolino, dagli
zigomi sporgenti e dalla voce timida, leggeva con voce monotona. La
lettura ebbe inizio alle dodici e dodici minuti. Dur due ore. La gente
sopport immobile, quasi immobile, l'enumerazione di case, sorgenti,
pascoli e lagune che faceva fede che quelle terre, che quella nevicata
che imbiancava i loro cuori, appartenevano a Rancas. Alle due del
pomeriggio il lettore termin, tossendo. Il Personero si fece largo. Il
vento gli schiacci contro la testa lo scolorito cappello nero. Un
grande male  caduto su questo paese, fratelli," si contorse le dita.
Dai nostri peccati  nata una grande pena. La terra  malata. Un grande
nemico, una Compagnia poderosissima, ha deciso la nostra morte." Si
appoggi alla tavola. Gli si notavano le spalle curve, come schiacciate
dal peso delle nevi remote. "Rancas  piccola, ma Rancas lotter. Una
picca pu sventrare un animale. Un sasso in una scarpa ferisce il piede
di un uomo
Non ci sono nemici piccoli! gridarono due occhi nei quali
combattevano, come cani, la paura e il coraggio. Sul viso di Rivera
svolazzava la delusione. Le autorit sono dei ruffiani della 'Cerro de
Pasco Corporation.' Se ne fregano dei nostri patimenti. Va bene:
combatteremo soli. Fratelli, domenica prossima dovete portare un maiale.
Ogni uomo, ogni capo famiglia,  obbligato a portare un maialetto. Io
non so come farete a trovarlo. Rubatelo, fatevelo prestare, compratelo.
Arrangiatevi. So solo che domenica prossima noi ci riuniremo in questa
stessa piazza coi maiali. Questo  l'ordine della comunit: portare un
maiale in questa piazza domenica prossima." La gente sbigott. Il
Personero era diventato matto? Crepit qualche risatina. Perch dovevano
portare un maiale? Ma il Personero  il Personero. Bisognava ubbidire. 
difficile trovare maiali sull'altipiano. I pastori evitano i porci. Il
maiale, colonia devastatrice di parassiti, non  benvoluto. Il pascolo
in cui caccia il muso un maiale  pascolo contaminato. Trecento maiali?
I comuneros pi avveduti comprarono i maiali di Rancas nel pomeriggio di
quella stessa domenica. Il giorno dopo cominciavano gi a scarseggiare;
allora andarono a cercarli nei paesi vicini. La gente gli rideva in
faccia. Signora, mi venda il suo maiale.
Non posso, sto ingrassandolo." "Allora me lo affitti, signora." Sei
matto?
Per una settimana sola, mammetta.
Per che cosa ti serve?" Perch cos mi han detto di fare i miei
morti.
Quando mai si sono visti maiali in chiesa, cholo idiota?
Ti dar dieci soles.
Cosa mi darai in pegno?" Ti dar il mio poncho. Dove il denaro non
solleticava, offrivano servigi. I Gallos fabbricarono una staccionata;
la signora Tufina baratt una trapunta per un maiale; gli Atencio fecero
il tetto a una stalla. Tutti riuscirono ad arrangiarsi. La domenica
successiva padre Chasn usc dalla chiesa con le sopracciglia
severamente inarcate: i grugniti vietavano il suo sermone. Seduti sugli
ultimi ciuffi d'erba di una piazza ventosa, i rancheni aspettavano
impazienti. Il Personero Rivera ascolt la messa fino alla fine, bagn
le dita nell'acqua benedetta, si fece il segno della croce e
s'inginocchi; solo dopo aver tracciato sulla fronte tre croci
corrugate, usc lentamente. I messi gli fecero scorta. Chiudete la
piazza! I messi chiusero la piazza con assi di legno e piote. In pochi
minuti la piazza si trasform in un chiuso. Quando i falegnami
terminarono di inchiodare le cantonate, Rivera parl. Marcate i vostri
maiali! grid. Fratelli, lasciate qui i porci. I messi li
sorveglieranno. Tornate domenica prossima. Un mormorio accolse le sue
parole. Ma erano ormai abituati all'avarizia di lingua del Personero e
la faccia delle autorit non concedeva scherzi. Il Personero  il
Personero. Marcarono le loro bestie e le lasciarono andare. La gente di
rispetto si allontan; i ficcanaso e i perdigiorno rimasero attorno al
chiuso. Verso il crepuscolo i maiali avevano gi fatto sparire gli
ultimi ciuffi d'erba. Cosa mangeranno gli animali domani? domandarono
i proprietari, allarmati. Niente, risposero i messi. C' ordine di
non dargli niente.
Niente?
Solo acqua gli daremo.
Non sar vero. Ma era vero. Il Personero aveva ordinato digiuno
assoluto. Il giorno dopo i maiali ripresero a grufolare. Marted
scalzarono le radici: il suolo della piazza si crivell di buchi bordati
di bava. Mercoled la gente aspett la luce del giorno con occhiaie
lunghe un metro: non si riusciva a dormire. Gioved il Direttore della
Scuola corse alla Personeria a protestare. Se non facevano tacere i
maiali sarebbe stato impossibile continuare a far lezione. Venerd
protestarono i bottegai, al gran completo. Sabato le vecchie
cominciarono una novena. Chasn si rifiut decisamente di celebrare.
Padre, non ci tolga anche l'aiuto divino, supplic il Personero. Padre
Chasn mosse le labbra colleriche senza alcun risultato; i grugniti
cancellavano il mondo. Peccatori segnati per lavare delitti mostruosi, i
maiali digiunarono otto giorni. Nulla alter don Alfonso Rivera. Quella
domenica torn a stringersi addosso il suo vestito nero e attravers il
paese saettando attorno uno sguardo di fuoco. La gente gremiva la
scuola. Il Personero fece chiudere le porte. Nemmeno dopo quella
precauzione riuscirono a sentirlo. Comprendendo l'inutilit del
commercio della parola, prese un pezzo di gesso e scrisse sulla lavagna:
Ognuno dovr prendersi il suo maiale. Le proteste dei maiali
incrinavano le fragili pareti della domenica. Cancell e scrisse: Poi
li lasceremo andare nei pascoli della Compagnia. Cancell e scrisse:
"Li lasceremo andare nei pascoli migliori della Compagnia. Cancell e
scrisse: Voglio vedere la faccia dei gringos quando sapranno che le
loro pecore mangeranno erba infetta Sorrideva fino alle orecchie.
L'assemblea scuc una formidabile risata. Erano mesi che a Rancas non si
rideva. Disgraziatamente, i grugniti impedivano di udire lo scoppiettio
delle risate. Ma, dai gesti, dalle lacrime, dal modo in cui si tenevano
la pancia, si capiva benissimo che tutti stavano sghignazzando a
crepapelle. Infettare i pascoli della "Compagnia" coi maiali affamati!
Era formidabile! Il Personero scrisse, con la sua enorme calligrafia
infantile, le istruzioni: ogni uomo avrebbe preso un maiale e lo avrebbe
portato, con zampe e muso legati, fino ai limiti delle terre della
Cerro. In quei prati pascolavano pecore finissime. Un esercito di
veterinari curava montoni mitologici. Uno solo di quei costosissimi
australiani valeva pi di un gregge delle loro pecore striminzite. Ma
dopo aver brucato l'erba infettata dai maiali di Rancas, che valore
avrebbero avuto? Il sole si stava rannuvolando. Corsero verso la piazza
dove i maiali stavano impazzendo. In due, in tre, li acciuffarono tutti.
La strana processione usc da Rancas pregando: donne, bambini e cani
scheletriti marciarono fino ai limiti della "Cerro con trecentocinque
maiali. Scorsero i confini della Cerro" alle tre. Un gruppo di
guardiani dai brutti ceffi usc fuori agitando i fucili. Le
schioppettate aspettavano che i comuneros attraversassero i confini. Non
li violarono. Don Alfonso si ferm accanto al cippo di propriet.
Trecentoquattro uomini lo imitarono. Cosa succede? grid Olazo, il
capoccia di turno, un briccone ossuto. Dove state portando quei
maiali?
Li stiamo portando a passeggio, rispose Rivera. Badate! Non
oltrepassate il limite perch vi bruciamo! Il Personero si curv e
liber il suo maiale. Il porcellino strabuzz gli occhi alla vista del
pascolo. Uomo o bestia che attraversa, lo falciamo! avvis Olazo.
Partirono i maiali e le schioppettate. Un tuonare di denti flagell il
pascolo. I capoccia spararono troppo tardi: un millennio di fame
grufolava sull'erba. Il mondo era un ruggito. Una tempesta di grugniti
grandinava sul pascolo delizioso. Otto, dieci, quindici maiali
stramazzarono proprio mentre stavano attaccando l'erba in cui ormai non
avrebbero mai pi pascolato le splendide greggi de La Compagnia." Il
giorno dopo, la Cerro de Pasco" abbandon millequattrocento ettari.

CAPITOLO 23.
VITA E MIRACOLI DI UN COLLEZIONISTA DI
ORECCHIE.

Non si deve confondere Tagliavento con Tagliaorecchie.
Tagliavento era un cavallo che mor quando il colonnello Marruecos si
rec a Chinche per fondare un nuovo cimitero. Amador, il Tagliaorecchie,
era un uomo. Bisognerebbe domandarlo a Carmen Minaya, suo cognato; la
sua fu una delle prime orecchie di Amador. La prima la tagli il settimo
giorno della sbornia quando Egmidio Loro festeggi la prima comunione di
sua figlia, la Mutina. Ingagliardito dal celeste avvenimento, Loro
chiuse gli invitati sotto chiave e la gett nelle tenebre di
un'insondabile botte di acquavite. Vincolati dall'onore della disfida,
gli invitati rinunciarono ad uscire. Ci misero sette giorni a ricuperare
la chiave. Il rinvenimento suscit una gioia tale da indurre Amador ad
affiancare il coro con la sua voce stridula e: "Devulueme el rosario de
mi madre y qudate con todo lo dems." Non romperci i vetri," protest
un barbagianni alto, di Michivilca, rosicchiato dal vaiolo, che
sonnecchiava in un angolo. Se non vuoi ascoltarmi, tagliati le
orecchie," rispose Amador, risentito. Virgen de medianoche, cubre
desnudez." Tagliamele tu!" rispose il michivilcano e si alz e avanz
arrotolandosi le maniche della camicia. Non si accorse quasi del lampo
che gli tos l'orecchia. C' qualche altro che ha orecchie d'avanzo?
domand Amador con una brace di pazzia negli occhi. Continuate a
sonare, finocchi! " grid all'orchestra. Invitati e musicanti si
abbandonarono ai vortici di un furioso cacharpart. Contagiato
dall'allegria generale, Amador ball fino alle sette della mattina dopo;
poi, risal le cordigliere. Nemmeno una cos espressiva manifestazione
di fanatismo filarmonico riusc a convincere gli yanacochani che le
orecchie di Amador sarebbero appassite senza musica. Non lo cap nemmeno
chi per professione e parentela si trovava nell'obbligo di dover
favorire la sua melomania: suo cognato, il musicante Carmen Minaya. Non
solo non lo favor ma addirittura lo ostacol il giorno in cui,
babilonicamente ubriaco, Amador propose all'orchestra di accompagnarlo
mentre egli si recava a defecare nel fossato dietro casa. Per favore,
siate gentili, supplic Amador. Minaya gli disse di andare a soddisfare
quel bisogno fisiologico che Amador stava appunto per appagare; ma
glielo comunic con parole pi esplicite Non costringermi a dartele,
cognatino.
Fuori di qui, ubriacone! "Non darmi dell'ubriachino. Carmen Minaya
commise l'errore di afferrarlo per i baveri della giacca. Sarebbe stato
meglio se si fosse servito delle mani per non staccarsi dall'orecchia.
Chi gliela stacc fu Amador. Venite o restate? grid ai musicanti.
Mansuetamente, trombe e clarinetti lo scortarono fino al luogo
preannunciato. Strada facendo Amador tagli la spina di un cactus e si
appunt l'orecchio al bavero della giacca. Poi ball fino alle sette
della mattina. Ornato del crudele garofano, percorse il paese gridando:
"A Yanacocha non c' uomo uguale a me! Non c'era. Fu cos che nel seno
della propria famiglia, generalmente ingrata al talento, si riconobbe il
suo genio. Fugg, di nuovo, sulle cordigliere. Da quel momento non gli
mancarono clienti. Calixto Ampudia, il maniscalco, fu il primo a
strumentalizzare la sua perizia. La vigilia dell'Anno Nuovo scopr che
sua moglie si faceva benmenare da uno studentello arrivato da poco. Alla
donna forgi a nuovo la faccia. Ma non volle avvicinarsi troppo al
saputello: toccarlo con le sue mani voleva dire autocondannarsi
all'ergastolo. Prefer umiliarsi e varcare la soglia di Amador. Senza
perdere tempo in chiacchiere pos tre banconote arancione sulla tavola.
Il Tagliaorecchie sfoder un sorriso arguto. "Che cosa vuoi, Calixto?"
Le orecchie di un rovinafamiglie, rispose Ampudia, togliendo da sotto
il poncho una bottiglia di acquavite. Il Tagliaorecchie si anticip una
sorsata redentrice e toss. Per educazione, fingeva che l'acquavite gli
andasse di traverso. Perch le vuoi?" Voglio sapere come sono fatte le
orecchie che ascoltano i gemiti di mia moglie.
 una voglia che ti coster cinquecento soles." Io lavoro per cavarmi
le voglie. Sette giorni dopo, Calixto Ampudia conobbe il velluto delle
orecchie che sua moglie aveva stretto nel momento del galop finale.
Quella volta il Tagliaorecchie comparve davanti al Tribunale. Al dottor
Montenegro bast leggere la pratica per riconoscere che le doti di
Amador Leandro erano sprecate tra la ciurmaglia dei contadini. Non solo
lo lasci libero, ma gli regal un biglietto da cinquanta soles che
Tagliaorecchie fece immediatamente incorniciare dalla falegnameria del
paese. Quello stesso pomeriggio, il Chuto Ildefonso lo contratt. Era un
lavoro tranquillo. Nello spazio di cinque anni, il tempo della condanna
di Hctor Chacn, Si ricorse tredici volte ai suoi uffici. La sua fama
oltrepassava i modesti confini della provincia. Fazenderos innamorati
delle orecchie di malcreati che si rifiutavano di togliersi il cappello,
lo imploravano al Giudice. Il dottor Montenegro, la gentilezza in
persona, acconsentiva sempre a estendere il modesto programma di
affitti e prestiti che Yanahuanca attuava contemporaneamente a una
grande nazione del nord. Il coltello di Amador, unico articolo
d'esportazione della provincia, stabil la pace tra gli allevatori. Il
giorno in cui il dottor Montenegro venne a sapere, per merito di Lala
Cabieses, che Hctor Chacn desiderava allungare la mano verso la sua
gola; il giorno in cui il suo pallore risal le cordigliere attraverso
una gola segreta, accompagnato da capoccia e da guardie civili; quel
giorno il dottor Montenegro pens sopra ogni altra cosa che la sua
salute avrebbe tratto un grande giovamento da una sensazione tattile:
quella delle due orecchie del Nittalope nella propria mano. Nessuno
osava rivolgere la parola al Giudice. Lo stesso Arutingo e l'ex sergente
Atala tenevano per s, scuri in viso, i misfatti sopravvenuti
infaustamente il giorno in cui la Naticapronta chiese in prestito un ago
alla Mutande di Ferro, evento che motiv la rottura di seicento vasi.
Cavalcarono per sei ore senza avere nemmeno il coraggio di ricorrere
alla borraccia di acquavite. Quando fecero ritorno a Huarautambo era gi
buio. Sgocciolavano le prime stelle quando il Tagliaorecchie entr
nell'ufficio del dottore. Tre giorni dopo sette cavalieri imbacuccati
entrarono a Yanacocha investendo plebaglia. Si fermarono davanti alla
porta del Nittalope. Il Tagliaorecchie apr la porta a calci, ma per
fortuna sua il Nittalope era in viaggio per Pillao per concludere un
affare di bestiame. Il collerico Tagliaorecchie si precipit
nell'osteria, pag i suoi debiti e si fece servire la prima dozzina di
birre. Di tanto in tanto i suoi compari uscivano a spiare. Il Nittalope
tardava. Concluso l'affare, il compratore lo aveva pregato di fermarsi
a far penitenza." Hctor Chacn accett lo spuntino. Ai sette cieli per
essere riuscito a comprare per mille soles un torello che ne valeva per
lo meno il doppio, il padrone di casa mand a prendere qualche birra.
Dicono che in questo paese c' uno spaccone chiamato Chacn, disse il
Tagliaorecchie facendo crocchiare le giunture delle dita. Peccato che
gli spacconi non si facciano mai vedere, quando io vengo a trovarli.
Erano le sette. Un'ora dopo, le ultime gocce di una bottiglia di rum
suggerirono al Tagliaorecchie di aspettare Chacn solo. Cosa cazzo
state facendo qui?" grid ai suoi bravi. Aspettiamo ordini, don
Amador, gli risposero gli sgherri, desiderosi di non separarsi dalle
bottiglie. Che ordini e non ordini. Per Chacn basto e avanzo io solo!
Erutt una zaffata e fece appassire i fiori di un calendario. Li butt
fuori a calci. Il Nittalope stava scendendo lungo il ripido pendio di
Pillao. A trecento metri i suoi occhi scoprirono una donna seduta su una
roccia, sul ciglio della strada: Sulpicia. Il Nittalope avvertI il
pericolo. Chi stava aspettando Sulpicia? Smont, leg il cavallo e
avanz a piedi, prudentemente. Sulpicia, che non possedeva il bene dei
suoi occhi, lo scorse solo quando Chacn fu a tre passi da lei. Hctor,
mi hai spaventata! Scappa, Hctor! Il Nittalope annus il terrore della
donna. Dei tizi di Huarautambo ti stanno cercando da questa mattina,
Hctor! Amador  a caccia delle tue orecchie!
Dove?
Da Santilln.
Corri a cercare l'Abigeo e il Ladro di Cavalli, Sulpicia. Di' loro di
raggiungermi l.
Bada a te, Hctor, bada a te. Sulpicia si allontan nell'oscurit. Il
Nittalope scomparve tra le rocce. I presentimenti si arroventavano nel
fumo della notte. Tirando il cavallo per le redini, Chacn entr nella
stalla della sua casa e prepar l'acqua e la biada. Poi si lav
lentamente la faccia e le mani. Non si pettin e si avvi lungo il luogo
dove stava bevendo l'uomo pi coraggioso della provincia. Amador stava
brindando con la sua ombra riflessa dalla luce scoppiettante della
lampada a petrolio quando Chacn usc dall'oscurit e attravers la
soglia dell'osteria. Santilln perse il colore. Senza chiedere permesso,
Chacn si vers un bicchiere di birra e la rovesci ostentatamente sulla
tavola. E cos, mi stai cercando?" Solo mezza bocca sorrideva. Si
comprov allora la fragilit del desiderio umano. Febbricitante per
l'ansia di scovarlo, il Tagliaorecchie aveva buttato all'aria tutta
Yanacocha in cerca del viso che ora fissava il lago di schiuma
giallastra, ma non appena s'imbatt nella faccia disperatamente cercata,
gli svan ogni desiderio. Buona sera, don Hctor, salut il
Tagliaorecchie cos inopinatamente ben educato che a Santilln tremarono
le mani. Buona notte, signori. E salut l'Abigeo e il Ladro di
Cavalli. Tra il chullo (berretto di lana con orecchiere in uso nelle
Ande) e la sciarpa ardevano soltanto gli occhi felini del Ladro di
Cavalli. L'Abigeo si strofin le mani, incrostate di farina. Il silenzio
aumentava. E cos, ti piacciono le mie orecchie?" Il Nittalope si
accarezz intenzionalmente il lobo della sinistra. Senza rispettare la
propriet privata dell'uomo che aveva acquistato la birra col proprio
denaro, Chacn si vers un altro bicchiere. Chi te lo ha detto, don
Hctor?
Una pecorella. L'Abigeo, che non possedeva lo spirito del Nittalope,
rovesci la bottiglia con una manata. Che cosa sei venuto a fare? Cosa
vai cercando, figlio d'una puttana?
Ho avuto una lite con la signora Pepita, disse il Tagliaorecchie. Nei
suoi occhi s'illanguidivano braci. Per che ragione? Il Tagliaorecchie
lasci distillare un minuto. La signora Pepita voleva mandarmi ad
ammazzare gli yanacochani. Come se volesse farsi scusare per la
sgarbatezza della mano, il piede dell'Abigeo scost i cocci sparsi della
bottiglia. E tu che cosa hai risposto? Vagamente annoiato, il Ladro di
Cavalli infil la mano in un sacco di grano; cominci, per gioco, a far
passare i granelli da una mano all'altra. Io le ho detto che non volevo
pi storie coi miei fratelli. Ne ho abbastanza. Voglio fare la pace coi
miei cognati. Questo le ho detto, ma la signora Pepita se l' presa e mi
ha scacciato dalla fazenda.
Quando ti ha scacciato?
Tre giorni fa. Il Ladro di Cavalli gli gett in faccia la manciata di
grano. Perch menti, figlio di puttana? Ieri hai incontrato mio
fratello sulla cima Huajoruyuc. Tu stavi coi contadini di Huarautambo e
hai ordinato di farlo fuori a frustate. Tu sei venuto qui per spiare.
Frughiamogli un po' nelle tasche. Chacn era di bronzo. Santilln si
accost al muro. Come serpi frettolose, le mani dell'Abigeo frugarono
nelle tasche di Leandro. Cav e pos sulla tavola: tre chiavi (di cui
una arrugginita), uno stappabottiglie omaggio di Kola Inglesa, una
matita spuntata, una lettera e un revolver 38. Perch hai il revolver?
Mi serve per cacciare i cervi. Le mani dell'Abigeo tremolarono. Una
banconota dai colori sconosciuti sbigott l'esploratore. Che cos'?
Era la prima volta che vedevano una banconota da cinquecento soles. I
miei risparmi, balbett il Tagliaorecchie. E cos tu ti porti dietro i
risparmi, quando ti sbronzi? La voce dell'Abigeo sibilava. Smettila di
fare il furbo, Amador. Meglio confessare! Ora Chacn era di neve. Va
bene, accett Chacn, pensiamoci sopra con calma. E si rivolse a
Santilln. C' acquavite?" C', don Hctor.
Vendimene tre bottiglie. Le mani inquiete posarono tre bottiglie
scure, senza etichetta, chiuse da un tutolo di granoturco. Gli occhi non
scorsero quasi i quindici soles accartocciati sul banco. Andiamo verso
la provincia! Gli occhi del Nittalope soffrivano. Una nottata felina
era acquattata nei radi cespugli. Sulle cordigliere si stava
intrecciando una battaglia di fulmini. Senza gli avvisi del Nittalope,
che preannunziava sassi e precipizi, si sarebbero dannati. Yanacocha era
uno spruzzo di luci. Avanzarono per un chilometro e scesero a Urumina.
Sempre in silenzio, sorpassarono Antac. Nella notte senza stelle ora
alitava soltanto il respiro del Tagliaorecchie. Si lasciarono alle
spalle Yurajirca. N il Tagliaorecchie n i suoi guardiani si scucivano
le labbra. Scorsero Curayacu. Fermiamoci qui!" ordin il Nittalope.
Nella vallata si scorgevano le luci cenciose della provincia. Guardando
i bagliori della citt dove vegliavano le guardie civili, Leandro
s'imbaldanz. La sua paura gli faceva sognare la provincia alla svolta
della roccia. Cosa borbotti?" Chi credete di essere per menare la
gente attorno a questo modo? Non ve la lascer passare liscia! Ci
penser io, non appena saremo arrivati nella provincia!" Le mani di
Chacn lo afferrarono per la camicia e lo costrinsero a sedersi sulle
rocce Siediti, cornuto!" lo sferz con la voce. Tu alla provincia non
ci arriverai mai! e, come se riconoscendo un amico avesse deciso di
smetterla di scherzare, gli prese la mano e gli sussurr: Scappa via!
Il Tagliaorecchie sent che una stretta di odio e di ribrezzo lo
attanagliava a una mano d'osso. Prova, corri, scappa via! Il
Tagliaorecchie ud il sibilo di un disprezzo pi ampio della notte. Con
le sue sole parole non sarebbe mai riuscito a mendicare il perdono. Non
ammazzarmi, zietto, s'inginocchi tremando. Con la paura, ricuperava la
memoria. Bruscamente, si rammentava che l'uomo di cui stava andando in
cerca fin da quella mattina, una mattina ormai remota nel tempo, era lo
stesso che vent'anni prima gli aveva insegnato a pescare trote. Non
macchiarti del sangue di tuo nipote, zietto! Non mettermi paura, zietto.
Mi farai scoppiare il cuore.
Piantala di frignare, grid Chacn. Confessa la verit.
La signora Pepita verr a saperlo.
Qui ci conosciamo tutti. Come far a saperlo? Vuoi un sorso? Il
Tagliaorecchie si cauterizz la paura con una sorsata di fuoco. 
buona?
 un'acquavite buonissima, zietto." Bevine ancora.
Sono gi mezzo sbronzo, zietto.
Bevine ancora, cornuto!" e gli esplose uno sparo vicino alle orecchie.
Confessa, figlio di puttana! Nel buio, gli occhi del Nittalope
riuscirono a contare le gocce di sudore che imperlavano la fronte di
Amador. Tutto quello che fai, don Hctor, la signora Pepita lo sa. Se
fai riunioni, se dormi, se cammini, la fazenda sa tutto quello che fai.
Se mi dici chi  il traditore, ti autorizzer a rimanere nella
comunit. Chacn si addolc. I miei soffriranno la rappresaglia,
zietto.
Casa e terra ti dar, e ti far fare la pace coi Minaya. Il
Tagliaorecchie sospir. La vedova Carlos  quella che spiffera pi di
tutti.
Lei non viene alle riunioni. Come fa a saperlo?
 strega. Sono i suoi animali che la informano. Manda in giro cani
addestrati, animali che sentono quello che voi discutete e poi vanno a
ripeterglielo.
Continua.
E poi ha anche uccelli. Uccelli ingrassati apposta.
Continua.
La signora Pepita vuole regalarti la morte.
Per mano tua?" Ho accettato per finta, zietto." Questo coglione ci
denuncer, gracchi l'Abigeo. Io vi giuro, padroni...
Questo finocchio ci fregher.
Per la Vergine santissima, io...
Bevi, ordin Chacn porgendogli la seconda bottiglia. L'acquavite
ormai non bruciava pi. Bevitela tutta." Mi gira la testa.
Tu hai rivelato a Montenegro che pensavamo di ammazzarlo?
S, zietto.
Come hai fatto ad avvisarlo?
Gli ho mandato un biglietto, per mezzo di Lala.
Cosa diceva il biglietto?
Fuggi. dottore: Hctor Chacn sta arrivando armato per ammazzarti.
Va bene. Ne so abbastanza," disse Chacn. Non penserai mica di farmi
del male, vero zietto?
 arrivata l'ora di cavar la voglia delle sbruffonate a questo
coglione. La tempesta si allontanava. Il Tagliaorecchie scopriva che la
voce aveva un viso dagli zigomi duri, dalla fronte stretta, dai capelli
sciolti. Amador, tu ti sei sempre fatto giustizia con le tue mani. Hai
sempre manovrato il coltello come ti piaceva. E la cosa non m'importava.
Ma per qualche libbra di burro, per la merda di qualche favore, tu hai
tradito la tua comunit. Tu ci hai venduti a un tanto al chilo.
Tenetelo! Le braccia nerborute dell'Abigeo e la forza del Ladro di
Cavalli immobilizzarono il Tagliaorecchie. Alzatelo! Lo alzarono come
se fosse un bambino. Nelle ondate di latte che spargeva,
inaspettatamente, la luna, il Nittalope ricuper per un attimo gli occhi
del bambino col quale, in tempi sperduti nel ricordo, aveva saltato
fossati e rubato frutta. Ma demol i volti che proponeva il ricordo e li
sostitu con la faccia del traditore. Prese un fazzoletto e lo
introdusse bruscamente nella bocca del Tagliaorecchie. L'asfissia
ingigant gli occhi di Amador. Si contorse come serpe, ma a poco a poco
il corpo gli s'inond di panico, di silenzio, di aria vizza.

CAPITOLO 24.
RITRATTO A OLIO DI UN MAGISTRATO.

I maiali rasero millequattrocento
ettari, ma non riuscirono a digerire la razione di piombo dei
winchester. I valorosi morirono. Il Recinto continu ad avanzare. Dopo
essersi inghiottito quarantadue colli, ottanta picchi, nove lagune e
diciannove corsi d'acqua, il Recinto dell'est serpeggiava alla volta del
Recinto dell'ovest. La pampa non era infinita; il Recinto s. Nella
pampa le voci vanno e vengono come il vento: chi fu l'autore dell'idea
del reclamo? Non nacque dal cervello del Personero Rivera, n
dall'immaginazione di Abdn Medrano, n dalla testa di Fortunato. Un
giorno Rancas si svegli con la novit del reclamo. A chi l'avrebbero
rivolto? E le ciarle furono tante e poi tante che i Notabili si
riunirono, spontaneamente, senza convocazione, nella scuola. Lo stesso
Personero e le autorit presero parte alla riunione senza sapere il
perch: forse l'idea era che dopo la benedizione di padre Chasn sarebbe
stato possibile qualche tipo di rivolta. Vallo a sapere. Si riunirono.
Rivolgere un reclamo a chi? Al Prefetto? Al Capo della Regione? Alla
stessa Cerro? Non ci fu bisogno di molta saliva per dimostrare
l'insensatezza del ricorso. E se andassimo direttamente dal Giudice
della Provincia? sugger don Abdn Medrano. In fin dei conti, il
Recinto commette un delitto: nessuno ha il diritto di chiudere le
strade.
Esatto," ammise il Personero. Il Giudice della Provincia ci
protegger. Proteggere chi ne ha bisogno  lavoro del Giudice. Da dove
cav fuori il Personero l'idea che la professione di un giudice  quella
di esercitare la giustizia? Mah! I Notabili di Rancas decisero quindi di
reclamare. Era una giornata di sole e fu forse tutto quello spreco di
fulgori ad accendere una speranza negli animi. Niente  pi debilitante
per un essere umano che le menzogne della speranza. I Notabili
rovistarono nei bauli e si vestirono a festa. Ben lavati, faccia, collo,
mani, (certuni, come Abdn Medrano, sfoggiavano perfino la cravatta),
partirono, il giorno dopo, alla volta di Cerro de Pasco. Il Tribunale di
Cerro de Pasco  sprovvisto di marciapiede. Profonde crepe serpeggiano
lungo tutta la facciata dell'edificio di due piani. Una folla di
postulanti attende seduta, giorno e notte, il turno per parlare col
Giudice, il dottor Parrales. Il Tribunale non  altro che una stanza con
l'intonaco a pezzi, dove tentennano una scrivania sconquassata, un paio
di poltrone e un paio di sedie. Sullo scrittoio di Sua Signoria, quasi
sepolto da una cordigliera di pratiche inevase, una fotografia
incorniciata d'argento sta a dimostrare l'esemplare attaccamento che il
Magistrato nutre per la propria famiglia. In un felice momento,
l'artista ha colto Sua Signoria severamente seduto nella sua poltrona;
dietro il Giudice, sullo sfondo di un lago di cartone dove vagolano
cigni dai colli interminabili, con la mano timidamente appoggiata alla
spalla della Giustizia s'intravvedono la moglie e i sei figli, incapaci,
pur essendo disposti tutti in fila, di apparire al di l dei limiti
dell'immenso corpo del Genitore. Rispettosi, quasi invisibili, i
portavoce di Rancas penetrarono nell'ufficio. Il dottor Parrales non
sollev lo sguardo da un documento in carta bollata: continu la
lettura. I comuneros non si stupirono. I grattapancia del Per sanno
valutare perfettamente l'infima importanza delle loro faccende e sono
sempre disposti ad un'attesa di ore, giorni, settimane, mesi. In
effetti, i comuneros attesero solo trenta minuti. Sua Signoria termin
di leggere il documento. Cosa volete? Il suo viso olivastro era una
parete inattaccabile. Doctorcito, balbett Rivera, noi siamo
comuneroS di Rancas... noi siamo venuti..." Spicciatevi, non ho tempo.
Non so se sai dell'esistenza di un Recinto nella pampa, doctorcito. Il
comunero d del tu per timore, ma poi si confonde e mescola il tu col
lei in un sussurro anemico. Non so nulla. Io non esco mai dal mio
ufficio.
La 'Cerro de Pasco Corporation' ha costruito un Recinto. Tutta la pampa
ha cintato. Strade, paesi, fiumi, il Recinto chiude tutto, doctorcito.
Ormai non abbiamo quasi pi pecore, dottore, disse Abdn Medrano. Ci
 morta la met dei nostri agnelli. Non c' pi pascolo. La dentatura di
quel muro ha masticato tutta la nostra erba. Perfino le strade sono
chiuse, doctorcito. Nemmeno i viaggiatori arrivano pi a Rancas.
La stessa fiera non c' pi, si recuper il Personero. Trentamila
pecore ci sono morte, spieg Medrano. Sar la mora, disse il
Giudice.  fame, dottore, disse Rivera. Io non sono veterinario,
s'infastid il Giudice. Cosa volete? "Vogliamo che lei faccia la
constatazione dell'abuso, doctorcito.
 una constatazione che costa.
Quanto costerebbe la constatazione, doctorcito? domand Rivera,
rincuorato. Dieci... forse quindicimila, rispose la voce
impercettibilmente meno congelata. Non ce la faremo mai a mettere
insieme tanto, doctorcito, forse se lei ci venisse un po' incontro...
Gli occhi del dottor Parrales sfolgorarono e la sua mano castig
violentemente la scrivania. Il rimbombo lasci senza parola le autorit.
Cosa vi siete messi in testa? Questo non  un mercato. Vi voglio
favorire e voi vi mettete ancora a discutere.  mai possibile?
Grazie, dottore.
Quando possiamo tornare? Fortunato semisorrideva dalla porta. "Quando
volete," disse il dottor Parrales, risentito. Uscirono tutti entusiasti.
Non ve l'avevo detto?" Fortunato si stropicciava le mani. Non stavano
pi nella pelle. Siamo degli idioti. Perch non siamo venuti prima?
Diecimila  molto. Mai e poi mai riusciremo a metterli insieme, disse
Rivera, scettico. Potremmo fare una colletta," propose Medrano.
Cinque, seimila sarebbe tutto quello che riusciremmo a raccogliere.
 vero. Non riusciremmo mai a metterli insieme.
E se facessimo una festa?" insinu Medrano. Lo abbracciarono. Invece di
organizzare una dubbiosa colletta era molto meglio preparare una
tombola. Conoscendo il motivo, sarebbe accorsa gente anche da altri
paesi. Era un'idea geniale. A Rancas l'idea fu completata da don Teodoro
Santiago. Perch non invitare l'Alcalde di Cerro de Pasco? Quello non
ci dar retta!
Tanto vale provare!
Forse ci comprer qualche bigliettino.
Figurarsi! "Tentare non costa niente!" Minacciava pioggia. Il cielo si
blindava di squame livide. Indifferenti alla tormenta, si diressero al
Municipio, un edificio a due piani con porte e finestre verdi che non
sfugge agli orrori dell'architettura di Cerro. Fortunato entr solo.
Usc raggiante. Entrate, entrate! L'Alcalde ci riceve!" Si scrostarono
coi sassi il fango delle scarpe. Mica volevano correre il rischio di
sporcare il pavimento del Municipio! Davanti a una tavola coperta di
panno verde, li aspettava l'Alcalde, don Genaro Ledesma, un uomo sui
trent'anni. Bene, in che cosa posso servirvi? Era una voce calda,
lenta. Siamo comuneros di Rancas, dottore, spieg Fortunato. "Non so
se lei conosce il nostro problema. La 'Cerro de Pasco Corporation'...
Il Recinto? domand. Rimasero di stucco. Finalmente un'autorit
riconosceva l'esistenza di quell'invisibile serpente. Lei ha visto il
Recinto? Lo ha visto davvero? domand incredulo Rivera. S, come lo
hanno visto tutti.
Ma lo ha visto davvero?
S, s. Come posso non vederlo se  proprio alle porte di Cerro?
E lei che cosa ne pensa, dottore? domand Fortunato, con
circospezione.  un abuso intollerabile. 'La Cerro' non ha alcun
diritto. Parlava senza affrettarsi. Siamo venuti a chiedere un po'
d'aiuto da parte del Municipio, dottore, disse Rivera. Di che cosa si
tratta?
Vorremmo che il Municipio ci aiutasse, comprando qualche bigliettino di
una tomboletta.
Una tombola? A che scopo?
Abbiamo organizzato una tombola per mettere insieme quello che serve a
pagare gli onorari del dottor Parrales.
Il giudice?
S, dottore.
Onorari per che cosa?
Per constatare l'esistenza del Recinto il dottore vuole diecimila
soles. Noi possiamo metterne insieme cinquemila. Se il Municipio ci
aiuta, completeremo la somma, butt fuori Fortunato. Siete matti?
Abbassarono la testa, costernati. Il dottor Parrales non deve chiedervi
nessun onorario. Ha il dovere di formulare quella constatazione. Non
dovete dargli nemmeno un centesimo. Il Giudice riceve uno stipendio
dallo Stato. Verificare gli abusi  un obbligo.
Allora, lei non ci pu aiutare?" domand Rivera, col poco fiato che gli
rimaneva in corpo. Darvi denaro per corrompere il Giudice sarebbe
immorale. Il Municipio pu aiutarvi in un altro modo.
In che modo, dottore?" L'Alcalde riflett. Questa faccenda de 'La
Cerro'  molto grave.  la cosa pi grave che si  vista in questo
distretto. Questo  solo un inizio; quale sar la fine? Bisogna fare una
denuncia, amici miei.  l'unico modo di risolvere questo problema. Oggi
stesso parler per radio e denuncer lo scandalo. E per prima cosa,
denuncer il dottor Parrales.

CAPITOLO 25.
DEL TESTAMENTO STESO IN VITA DA DON HECTOR
CHACN.

"Io ero testimonio! Io ho
firmato, si vanta il Nifio Remigio inarcando la gobba. Il Nifio Remigio
parla tanto per parlare. La sera in cui il Nittalope riun i suoi figli
per comunicar loro le sue ultime volont, il gobbetto russava nella
prigione del posto di guardia. Il sergente Cabrera, incrollabile
partigiano della candidatura unica di un Generale, futuro Presidente
della Repubblica, era venuto a sapere che Remigio propagava per tutto il
paese la diceria che le urne elettorali non erano altro che scatole
magiche dove un voto contrario al Generale si sarebbe automaticamente
trasformato in un voto favorevole al Generale. Lo scherzo cost al Nifio
Remigio quindici giorni di prigione. Come era possibile che avesse
assistito all'apertura del testamento? Non vi assistette, n firm, n
era in grado di firmare. Il documento non lo poteva vedere nessuno dato
che non esisteva. Gli unici convocati furono Ignacia, la moglie di
Chacn e i suoi figli Rigoberto, Fidel e Juana. Hiplito era assente. Li
svegli alle tre di mattina. Il Nittalope accese i resti di una candela.
La luce vacill. Chacn si bagn le dita di saliva, calm la fiamma e
poi disse: Ho ammazzato un uomo!
Vergine Santissima! Ignacia si pieg sulle ginocchia. Fidel guard il
volto invecchiato, debole, di suo

padre: era l'ultima volta che lo vedeva. Rigoberto palpebr in silenzio.
Juana si mise a singhiozzare. Figli, ho ammazzato un uomo violento. Non
appena far chiaro la polizia verr a prendermi. Devo andarmene questa
notte stessa.
Quando tornerai, pap? domand Rigoberto. Non sono sicuro di tornare.
Se mi prendono vivo la condanna sar lunga; ma non sar facile
acciuffarmi.
Pap, piagnucol Juana, mai hai parlato cos. Il Nittalope si
sedette su un sacco di biada. Queste violenze sono nate dai pascoli,
figli. Se Montenegro ci avesse lasciato un pezzetto di pascolo, tutto
andrebbe come una volta, ma adesso  troppo tardi. Sono grave. Posso
morire da un momento all'altro. Se cado nelle mani della polizia, mi
ammazzeranno." Fa' fuori i fazenderos, pap," disse Rigoberto
mangiandosi le lacrime. Anche se tu dovessi morire, falli fuori.
Rompigli la schiena.
Non parlare cos a tuo padre, lo rimprover Ignacia. La candela
ingiall gli occhi del Nittalope. Quello era il viso che Rigoberto non
si sarebbe pi dimenticato. Passati gli anni, quando si sarebbe sperduto
nel labirinto dei lavori oscuri, non avrebbe pensato ai sorrisi dei
giorni buoni, ma a quel viso smaltato di rancore. Sia come sia,
Montenegro ha i giorni contati. Mi sono deciso a formare una banda per
combattere contro l'oppressione. Ho amici disposti a bere il suo
sangue.
Cos va bene, pap, disse Rigoberto. Falla finita coi prepotenti."
Io non cadr solo. Anch'io ammazzer. Se vivo, torner; se muoio,
morir.
Cos'hai, cosa succede, pap? tornarono a lamentarsi le donne. Io non
sento pena, ma rabbia; non soffro, sono sereno. Si alz. Juana avrebbe
rammentato quel volto. Passati gli anni, quando il rimorso le avrebbe
roso il cuore, la nebbia di quegli occhi sarebbe venuta a farle visita.
Torn a sedersi sul sacco. Figli, a me spettano tre campi di grano:
Ruruc, Chacrapapal, e Yancaragra. Quelle terre sono mie. Quei campi
saranno divisi in parti uguali tra i fratelli. Questa casa l'ha
costruita mio nonno. Lui l'ha lasciata a me. Sar divisa in parti uguali
tra i maschi. E alle donne? domand Ignacia. Alle donne lascio il
campo di Lechuzapampa. A te, Juana, niente. Tu vivrai con tuo marito.
Ubbidiscigli sempre. Non lasciare sola tua madre.
Perch non mi permetti di accompagnarti, pap? Ormai sono un uomo, io
so sparare, disse Fidel. Non piangete. Io devo vendicare la gente
povera. Anche se dovesse contrattare mille guardiaspalle, io ammazzer
Montenegro. Non sar sempre protetto dai suoi leccapiedi. Il mese di
maggio  ormai vicino. Dovr per forza uscire a sorvegliare i raccolti,
e allora cadr.
Io posso accompagnarti dovunque andrai, pap. Posso portarti i
sacchetti delle cartucce. Cos potrai dormire tranquillo, insistette
Fidel. Rompi la schiena a tutti i fazenderos, pap, ripet Rigoberto,
con rancore. Rigoberto, tu devi provvedere alla famiglia. Qui ti
perseguiranno. Sar meglio che tu vada a lavorare nella miniera
Atacocha. Non ti compromettere. Il mese prossimo far piazza pulita.
Va bene, pap, fallo. La gente dice che morirai. Va bene, muori, ma non
morire senza far morire. Sei armato, non lasciarti battere.
Non mi batteranno. Non mi resta altro da dirvi. Vi ho dato tutto quello
che ho. Mi restano solo due cose: un calendario che mi hanno regalato a
Yanahuanca e un pacchetto di stelle filanti che pensavo di usare a
carnevale. Il calendario  per te, Rigoberto; le stelle filanti sono per
te, Fidel. E adesso sellatemi il cavallo. Me ne vado!

CAPITOLO 26.
DOVE SI PARLA DEGLI UOMINI-TOPO E DEI BAMBINI CHE CORSERO IL
RISCHIO DI CHIAMARSI HARRY.

Un venerd tempestoso, l'Alcalde Ledesma
contribu al cattivo tempo coi tuoni e fulmini di un discorso contro il
dottor Parrales. "Radio Corporacin" trasmetteva il suo programma
settimanale per le scuole. L'Alcalde, maestro di storia dell'Unit
Scolastica Daniel A. Carrin, approfitt dell'atmosfera romantica
suscitata dalla voce di Jorge Negrete' per scagliarsi contro il Giudice.
Quando si stacc dal microfono, le onde hertziane disperdevano ai
quattro venti la notizia che il Giudice Parrales aveva la pretesa di
incrementare la sua collezione di carta moneta circolante. In citt non
si parl d'altro. Centinaia di uomini e di donne avevano assistito alla
processione delle pecore. Si avvicinava il centenario della nascita di
Daniel A. Carrin, martire della medicina, e il Prefetto non si sarebbe
certo rassegnato a fare una figuraccia davanti alle autorit limane. Non
si erano ancora spente le eco della denuncia, quando la stessa radio
diffuse la notizia che il dottor Parrales avrebbe sporto querela contro
l'Alcalde per diffamazione e calunnia. La citt cominci a preoccuparsi.
A che cosa avrebbe condotto un processo? E improvvisamente, non si seppe
mai perch, un'epidemia flagell Cerro de Pasco. Un virus sconosciuto
infett gli occhi degli abitanti. Apparentemente, le vittime godevano
dell'integrit della loro vista, ma una misteriosa oftalmia sottraeva
alla loro percezione alcuni oggetti. Chi era affetto da tale infermit
era in grado di scorgere, per esempio, le macchie del vello di una
pecora a un chilometro di distanza, ma era del tutto incapace di
distinguere un recinto lontano cento metri. Perfino gli infermieri della
Unit Sanitaria compresero di trovarsi di fronte ad un avvenimento senza
precedenti nella storia della medicina. Per disgrazia, a Cerro de Pasco
non esistono oculisti. Nessun aggiustaocchi accettava il posto vacante,
e disponibile da quando l'avevano creato, nell'Ospedale Operaio.
L'altitudine bestia, il freddo, la puttana solitudine, scoraggiava
chiunque. Da questa situazione il Governo traeva vantaggio per
proclamare l'esistenza del a pieno impiego" nel distretto. Ma, a parte
le controversie politiche, la perdita che lo sconcertante virus
procurava alla oftalmologia era davvero incalcolabile. Si sperava che
almeno gli Uffici Sanitari della provincia avrebbero posto riparo in
qualche modo all'inconveniente; ma, per sfortuna, l'epidemia coincise
con un monumentale campionato di canasta. Per un paio di settimane gli
Uffici Sanitari non aprirono praticamente le porte. Si mormorava che il
virus veniva dalla selva. Possibilissimo. Cerro de Pasco  passaggio
obbligato per i camion che trasportano frutta da Tingo Maria a Lima. Era
la frutta? La gente povera, i figli dei minatori, non conoscono il
sapore delle papaie e delle mele. I Notabili godono a volont della
freschezza delle pesche duracine e della dolcezza delle banane di Tingo
Maria. Il virus li aveva colpiti forse per quella ragione. Il Prefetto
Figuerola, il Giudice Parrales, il Comandante Canchucaja, l'Agente delle
Tasse Moreyra e perfino i capi della Caserma della Guardia Civile
smisero di vedere certe cose. Fortunatamente, la malattia non era grave
e le attivit non vennero interrotte. Le autorit, e specialmente il
Prefetto Figuerola, furono additati ad esempio di virt civica.
Continuavano ad espletare le loro mansioni. Ma l'epidemia fece fallire
le buone intenzioni dell'Alcalde: nessuno riusciva a vedere il Recinto.
Don Teodoro Santiago affermava che i malati non riuscivano a vedere
nemmeno i colori; ma una mattina il Prefetto Figuerola fece fermare la
sua automobile alla porta dell'Hotel Francia per comprare una bellissima
coperta di Ayacucho. Si scopr cos che distingueva i colori. Ma,
invece, non riusciva a distinguere il Recinto. Un giorno, le squadre
eressero due portoni di legno, alti sei metri e larghi quanto la strada,
alle due uscite di Cerro de Pasco, sia sulla strada per Hunuco, sia su
quella per La Oroya. La citt si allarm. Ma le autorit non vedevano
nemmeno i portoni. Solo l'Alcalde era immune dalla malattia; forse
perch era di Trujillo, o forse perch aveva l'abitudine di bere delle
grandi quantit di t, l'epidemia lo aveva risparmiato. Forte della sua
immunit, fece convocare un'assemblea straordinaria solo per constatare
che la met dei consiglieri erano, purtroppo, vittime dell'epidemia.
L'altra met esitava. Amici ufficiosi informarono i consiglieri,
soprattutto i commercianti, che La Compagnia stava pensando seriamente
di aggiungere i loro nomi alla gi consistente lista nera dei suoi
nemici; vennero colti da un altro malanno: terzana di denti. L'assemblea
ebbe fasi violente. Certi consiglieri accusarono l'Alcalde di essersi
lasciato prendere la mano con una denuncia prematura. Si potevano
adottare altre misure pi diplomatiche, che diamine! Dopo sei ore di
dibattito, il Municipio si accord su una mozione di compromesso:
interporre i buoni uffici del Consiglio tra le comunit e la Cerro de
Pasco Corporation. L'Alcalde sollecit un abboccamento. Il
Sovrintendente de "La Cerro," Mister Harry Troeller glielo fiss per
quindici giorni dopo. L'Alcalde insistette e l'appuntamento venne
spostato a quattro giorni dopo. La notizia si sparse. Il giorno
stabilito per l'incontro, una folla di comuneros accompagn l'Alcalde e
i consiglieri. I Notabili entrarono nell'imponente "Casa di Sasso" alle
sei e ne uscirono alle sei e quattordici: nemmeno a La Cerro" era nota
l'esistenza del Recinto. Per informarne l'Alcalde, l'assistente legale
de La Cerro," dottor Iscariote Carranza, un meticcio grasso il cui viso
era animato da due occhietti da topo e da un naso spugnoso, ci mise
cinque minuti. Gli altri nove minuti e quarantaquattro secondi del
colloquio furono impiegati dallo stesso Sovrintendente, Mr. Harry
Troeller. Dato che gli veniva offerto il piacere di intrattenersi col
borgomastro della superba citt di Cerro de Pasco, ne voleva
approfittare per toccare un problema molto pi grave di quello del
presunto recinto: come era noto al signor Alcalde, la "Cerro de Pasco
Corporation" era proprietaria delle centrali elettriche di Liaupi e di
Passo Disgrazia (un'autentica disgrazia soprattutto per gli imprudenti
operai che vi si erano lasciati fucilare nell'anno trentuno). In quelle
centrali si produceva l'energia elettrica di cui godeva l'altera Cerro
de Pasco. A che prezzo? A dieci centavos il kilowatt. Era un prezzo
giusto? No, non lo era. E allora? Era un sussidio, una deferenza alla
illustre Cerro de Pasco. Per puro ossequio, La Compagnia" si sobbarcava
il deficit da decenni; ma il signor Alcalde non doveva certamente
ignorare che il prezzo dei minerali stava scendendo sul mercato
internazionale. Era un vero peccato che il signor Alcalde non parlasse
inglese. Risultato: La Cerro" non poteva sostenere lo sforzo ed era
costretta suo malgrado a comunicargli che, a partire da quel momento, si
vedeva costretta a vendere la luce a trenta centavos il kilowatt. Il
signor Alcalde rispose che in effetti la "Cerro de Pasco Corporation"
vendeva la luce a dieci centavos il kilowatt. Il Municipio la rivendeva
a trenta centavos; la piccola differenza era un'antica rendita
municipale grazie alla quale era stato possibile, tra l'altro, e solo
per citare un esempio, dotare di uniformi la squadra di calcio del
distretto: pantaloncini neri, maglie gialle, Cerro" scritto a caratteri
blu e calzettoni nuovi. Lo sapevano tutti che la scorsa domenica le
insuperabili maglie gialle avevano battuto per 5 a 1 la capolista
Callao! E il resto doveva ancora venire: ben difficilmente un'altra
squadra avrebbe potuto arrestare la corsa del "Cerro" verso il
campionato. C'era da scommettere che le maglie gialle... Mr. Troeller si
scus: non sapeva nemmeno che si potesse giocare al football a simili
altitudini. L'Alcalde si mise a ridere e disse che... Mr. Troeller si
scus di essere costretto a insistere: si triplicavano le tariffe o
avrebbero sospeso la fornitura di luce elettrica. L'Alcalde si
scandalizz. Cosa c'entrava il Recinto con il brusco aumento delle
tariffe? Il dottor Iscariote Carranza ridacchi, giovialmente. Per
favore, siamo in democrazia, no? Chi non rise fu Mr. Troeller. Era assai
dispiaciuto, ma era costretto a insistere: inoltre, c'era un conticino
ancora in sospeso. Se non andava errato, l'Illustre Municipio di Cerro
de Pasco non aveva ancora saldato alla "Cerro de Pasco Corporation" una
fatturina di quarantaquattromilaottocentoventi soles e quaranta
centavos, per fornitura arretrata di luce. Era spiacente di dover
comunicare che se l'Illustre Municipio non avesse pagato entro le
prossime quarantotto ore, La Cerro" si sarebbe trovata nella sgradevole
necessit di sospendere la fornitura. Gi un po' irritato, l'Alcalde
disse che gli sembrava che La Compagnia" trattasse il Municipio come un
bambino maleducato. Il dottor Carranza si rimise a ridere. "Sono
esterrefatto, disse Ledesma, "che una compagnia poderosa come la 'Cerro
de Pasco Corporation' che, sia detto tra parentesi, dichiara nel suo
ultimo bilancio un utile netto di cinquecento milioni di soles, si
preoccupi del saldo di una fattura di quarantamila soles e rotti. Il
denaro non fa la felicit. Al contrario, corrompe lo spirito. Lo stesso
Gauguin... Mr. Troeller ribatt con un sorrisetto: si notava che
l'Alcalde, un maestro, in fin dei conti, era un umanista. Il dottor
Iscariote Carranza ramment che, se non era stato male informato,
l'Alcalde scriveva poesie. Il poeta assent, modestamente. Ma noi,
prosegu Iscariote, siamo uomini semplici e comuni, uomini di
commercio, signor Alcalde. Per gli economisti, il mondo  diverso:
500.000.000 di soles sono fatti di 50.000.000.000 di centavos. No, non
era possibile, era veramente dispiaciuto; o saldavano la fattura o
sospendevano la fornitura. "Quel gringo Troeller  un figlio di una gran
vacca!" disse furiosamente l'Alcalde, quando usc. Una definizione cos
ovvia non imped che due giorni dopo Cerro de Pasco si risvegliasse al
buio. Cerro  una citt scura; la brevit del giorno, la nevicata
continua, la nebbia, costringono a mantenere la luce accesa notte e
giorno; e, ci nonostante, la gente continua a perdersi nelle viuzze.
Privata della fioca consolazione delle lampadine elettriche, Cerro si
trasform in un tunnel. Non era la prima volta. Molto prima dell'arrivo
dell'indimenticabile barbone rosso, Cerro de Pasco aveva vissuto nel
buio. La luce elettrica era sconosciuta. Il logorante lavoro nelle
miniere decimava la popolazione india. Per non parlare dell'epoca dello
sfruttamento coloniale: un vero ossario. Non appena nata la Repubblica,
i filoni indeboliti illanguidivano per mancanza di mano d'opera.
Nonostante la sorveglianza, gli indios se la davano a gambe. Non rimase
altro rimedio che rinchiuderli, per tutta la vita, nelle miniere.
Ingaggiatori col miele sulle labbra percorrevano le province abbagliando
la gente con la prospettiva di salari colossali. Pagavano
anticipatamente. Sedotti da bariletti di acquavite, ammaliati da tagli
di stoffa, da camicie e perfino da scarpe, i contadini si arruolavano. A
Cerro de Pasco venivano immersi nelle gallerie: non riemergevano pi. Le
sentinelle armate bloccavano le uscite. Vivevano e morivano nelle
gallerie. Di tanto in tanto i capoccia riportavano alla luce un
uomo-topo: lui stesso li supplicava che lo riportassero nelle tenebre.
Non ce la faceva pi a sopportare la luce del sole. L'unica cosa che
ottennero gli uomini-topo fu l'autorizzazione a far scendere i parenti
nelle viscere della miniera. Famiglie complete, cani compresi, scesero a
vivere nelle grotte. Migliaia di uominitopo lavoravano, mangiavano,
fornicavano in una citt sotterranea forse pi vasta della stessa Cerro
de Pasco. Una razza dagli occhi speciali, quella dei bambini-topo,
cresceva nelle gallerie senza prestar fede alle fole di un sole diverso
da quello delle torce dei tunnel. Non si potr mai sapere quanta gente
visse laggi. Non sono sepolti nel cimitero di Cerro de Pasco, ma in un
camposanto sotterraneo. Nel sessanta, le cose non arrivarono a tanto. Le
tenebre nelle quali Mr. Troeller immerse la citt provocarono soltanto
uno sconvolgimento di orari. L'elementare impresa di andare a comprare
il pane divenne chimerica. Il taglio dei capelli si trasform in
un'avventura. Nessuno imbroccava le strade. La gente incespicava nel
buio. Della drastica decisione di Mr. Troeller beneficiarono coloro che
covavano qualche rancore; ne approfittavano per bastonare i loro nemici.
Per il solo gusto di assistere ai ciampiconi della gente, i figli di
puttana tendevano funicelle tra una cantonata e l'altra. Ogni cosa si
sconvolse, ed ebbe inizio la sospirata et dell'oro degli appassionati
delle cose altrui. Caco regn nel buio. I mendicanti ingrassarono e
perfino i pi miseri pretendevano di alimentarsi solo con carne di
gallina. La popolazione furiosa si divise tra quelli che dicevano
-che-cazzo-ci-siamo-andati-a-mettere-contro-i-gringos e quelli che
sostenevano che-bellezza-finalmente-cominciamo-a-menar-le-mani. Della
seconda fazione facevano parte tutti gli innamorati. L'oscurit
crepitava di baci. Le ragazze uscivano per comprare il latte: tornavano
con un figlio. Gli amanti benedicevano la Cerro de Pasco Corporation.
Le adultere si abituarono a farsi sostituire da un sacco di patate nel
talamo coniugale per gabbare le collere dei cornuti. Grazie al pertinace
carattere di Mr. Troeller, padri severi, mariti abusivi, e madri
insopportabili trovarono castigo. I mariti cornuti e i padri delusi
esploravano strade e piazze, inutilmente: il vento di Cerro non tollera
torce. Nel suo ufficio illuminato, Mr. Troeller ignor sempre la
gratitudine di tanti cuori. Nove mesi dopo, il litigio con "La Cerro" si
tradusse nell'incremento della curva demografica. Molte coppie
riconoscenti sognarono di battezzare i nuovi cittadini col nome di
Harry. La "Cerro de Pasco Corporation non seppe trarne alcun vantaggio.
Sarebbe bastata una distribuzione di pannolini o perfino di semplici
biglietti di felicitazione. Ma alla "Casa di Sasso" non venne in mente
di ricorrere a un cos elementare provvedimento di relazioni pubbliche.
In tal modo La Cerro" perse un'opportunit.

CAPITOLO 27.
DOVE L'INCLITO LETTORE FAR CONOSCENZA, SEMPRE A SPESE DELLA CASA,
DELLO SPENSIERATO PIS-PIS.

Le malelingue, unico archivio della provincia, discordano. Dona Josefina
de la Torre, decana delle viperine, proclama apertamente la falsit del
seguente capitolo. Eduvigis Dolor, la concubina del medico, giura di
averlo sentito dire dalle labbra del suo amico. Chi pu esserne certo?
Certi cronisti affermano che non appena il dottor Montenegro venne a
sapere della sfortunata fine del Tagliaorecchie, sparse un lacrimone.
Per piet, secondo alcuni; per pura gioia, secondo altri. Gli
storiografi che scambiano le commozioni del dottore per lacrime di
coccodrillo, si ostinano a sostenere che sfoder un sorriso identico a
quello che sfoggia Lucifero nel celebre Giudizio Universale della chiesa
di Yanahuanca. Finalmente aveva in mano le autorit di Yanacocha!
Scortato da notai e da guardie civili, il dottore riconobbe il cadavere
dell'infausto Tagliaorecchie. Contraddicendo gli annalisti che
proclamano che i giudici del Per sono incapaci di piangere, il vestito
nero si asciug un altro lacrimone e fece trasportare il cadavere a
Yanahuanca. In quel modo, Amador entr nella provincia come certi
politicanti: a spalle. A questo punto gli scolastici si accapigliano. La
commiserazione s'impose. Invece di spedire il cadavere all'obitorio, il
vestito nero diede ordine di condurlo nella propria casa. Si comp cos
anche per il Tagliaorecchie il destino dei grandi artisti: da morto gli
vennero spalancate le porte che in vita non gli erano state aperte. Il
vestito nero scacci via i curiosi. Col defunto rimase soltanto
Procopio, il fratello, pi innervosito dall'impresa di doversi sedere
sulle sedie di plastica verde che addolorato dall'irrigidimento del
Tagliaorecchie. L, intanto che Leandro si gonfiava, il dottor
Montenegro spieg a Procopio che le autorit della comunit di Yanacocha
avevano privato l'arte del coltello di uno dei suoi pi insigni cultori.
Disgraziatamente non esistevano prove, ma la giustizia esisteva apposta
per riparare i torti. Se graffiassimo un poco la faccia di Leandro,
singhiozz il dottore, "i colpevoli non riderebbero della tua
famiglia. "Sarebbe un peccato, doctorcito, disse l'amitto Procopio. Il
Giudice ribatt con la definizione teologica: "Peccato sarebbe se i
criminali riuscissero a burlarsi della giustizia. Tu saresti il
colpevole," disse il dottore e fiss i suoi occhi disgraziatamente
troppo piccoli per una scena cos grande in quelli di topo di Procopio,
che della filippica aveva afferrato solo l'idea della sua presunta
colpevolezza. Come lei vuole, doctorcito, mormor Procopio. Si mand a
chiamare il Chuto. Ildefonso entr nella sala visibilmente commosso.
Infiammato da sacro fuoco di giustizia, condusse il defunto nei cortili
interni. Probabilmente, in quei luoghi non si accontentarono di
graffiarlo un poco perch quando il Tagliaorecchie fece ritorno il suo
viso era coperto di bozze multicolori provocate da un diluvio di
bastonate e di sassate. Dopo aver osservato l'effetto del trattamento,
Procopio si sent quasi venir meno, ma fu riconfortato da trecento soles
caritatevolmente offerti per le spese della veglia. Il che comprova
che il suono del denaro rinfranca gli animi pi del suono delle parole.
Quello stesso pomeriggio il medico stabil che il Tagliaorecchie aveva
perso la vita nel corso di un'evidente sassaiola pubblica. Sempre
sollecito del rispetto degli interessi della signora con la bilancia, il
Tribunale di Prima Istanza di Yanahuanca eman l'ordine di cattura
immediata dei presunti colpevoli: i dirigenti della comunit di
Yanacocha. Simpaticamente invitati dal sergente Cabrera entrarono in
prigione Agapito Robles, Blas Valle, Alejandro Gui, Sinforiano Liberato,
Felicio de la Vega, Jorge Castro, Jos Reques e i tre Minaya: Carmen,
Jess e Anacleto. Una settimana dopo, i dieci interessati ricevettero un
invito scritto dal carcere di Hunuco: in quel luogo rimasero ospitati
per un anno. Solo Hctor Chacn, il Negletto, non ascolt il tuono della
giustizia: stava attraversando i confini della provincia, favorito dalla
grandinata. La neve che bloccava le strade non blocc lui: sette giorni
dopo scendeva a Huamalaes, domicilio di un uomo coraggioso che egli
aveva conosciuto durante i suoi cinque anni d'incarceramento: Pis-pis,
l'uomo dal sorriso d'oro. Non fu l'alito cattivo di una dentatura
cariata n una scalciata di mula a privare Pis-pis dei suoi denti:
furono le donne. Per abbagliarle si fece togliere la sua magnifica
chiostra: la sostitu con uno sfolgorante sorriso. Era in grado di
pagarselo: coltivava papaveri e alleggeriva le fazendas dal bestiame
esorbitante. Durante una delle sue escursioni commise il grosso errore
di ridere: un contadino riconobbe la sua allegria aurea. In carcere fu
sul punto di farsi cambiare la risata d'oro con una discreta dentatura
d'argento. I suoi compagni lo dissuasero dal commettere l'attentato. Ma
le guardie repubblicane non lo stimavano soltanto per lo sfarzo della
sua bocca: temevano il suo potere in fatto di veleni. Il giorno in cui
sua madre lo abbandon sulla piazza di Hunuco, disperata perch non
poteva mantenere sette bocche, Pis-pis ebbe la fortuna di cadere nelle
mani di don Angel de los Angeles. Il signore dei veleni se lo port
nella selva. L gli insegn il potere delle erbe. Pis-pis fu il
misterioso aiutante che venne notato accanto a don Angel de los Angeles
durante il celebre duello. Non lo provoc don Angel, bens
l'insensatezza di un Governo ostinato nel voler sistemare un diplomato a
spasso. Si sa con sicurezza che quando il Governatore venne informato
che il Governo gli stava mandando un medico, si sobbarc una cavalcata
di tre giorni per spedire il seguente telegramma: Presidente della
Repubblica, Palazzo del Governo Lima Per Sud America stop Onoromi
informarla che citt non abbisogna medico stop Salute perfetta grazie
incalcolabili servigi don Angel de los Angeles stop Terza parte
popolazione supera cento anni stop Bacio mani Sua Eccellenza stop
Governatore Padilla." Ma nemmeno un testo cos salutifero imped
l'arrivo di un personaggio grasso e sudaticcio: il nuovo medico. La
citt, avvezza alla visita dei costieri che si stancavano presto del
clima e si allontanavano maledicendo la malsana atmosfera delle lagune,
lo toller. Qualunque cristiano avrebbe compreso che il miglior modo di
occupare il tempo sarebbe stato quello di salire e scendere le scale del
poker, ma il grassone si ribell e cominci a screditare don Angel.
L'erborario, invecchiato nella gratitudine, scroll le spalle, ma una
domenica, mentre attraversava la piazza, il medicastro lo abbord:
"Senta un po', stregoncello," gli grid davanti alla gente che sbavava
d'incredulit, se lei  un uomo, l'aspetto domenica prossima in questa
piazza. La vedremo se  capace di curare se stesso. Don Angel sospir e
la domenica seguente fu puntuale, su un cavallo nero, davanti a una
piazza zeppa di viaggiatori venuti da dieci leghe di distanza. Si
accordarono su tre bevute. Don Angel chiese di bere i tre veleni del
medico in un fiato solo. Bevve i tossici e poi mastic tre erbe. Sud
viola, giallo e blu. Pis-pis, che allora aveva tredici anni, gli asciug
il sudore con un fazzoletto cosparso di croci tracciate a luna calante.
Il medico bevve la pozione preparata da don Angel, con un sorrisetto
sprezzante; cinque minuti dopo si dissangu. Cerc invano di farsi
iniezioni, si tampon e cerc di frenare la velocit con la quale
scorreva il sangue. Perse la vita dal naso, dalla bocca, dalle orecchie
e dal culo. Il discepolo di tanto maestro s'impose alle guardie
repubblicane desiderose, tra l'altro, di farsi dare beveroni capaci di
suscitare la simpatia delle donne crudeli o di triplicare il potere
delle cozzate. Hctor Chacn fugg da Yanahuanca col pensiero rivolto a
Pis-pis. Capiva che non avrebbe avuto alcuna possibilit di successo se
avesse affrontato solo con le sue mani l'ostentato disprezzo delle
guardie civili. Dirigendosi verso Hunuco, Chacn aveva sognato di
formare una banda di uomini armati in grado di espellere, a colpi di
fucile, tutti i fazenderos. Disgraziati non erano soltanto gli uomini:
il Ladro di Cavalli gli aveva raccontato della sofferenza degli
animali. E sogn anche di riunire i disperati e di tornare per sistemare
i conti con Montenegro. Pis-pis lo avrebbe aiutato. L'uomo dal
costosissimo sorriso l'aveva giurata ai prepotenti. Lui stesso l'aveva
sentito in carcere dipanare il gomitolo delle ingiustizie. Pis-pis non
era un uomo qualunque; e sogn delle mani di Pis-pis intente a spargere
polveri sull'acqua delle guardie civili, per tostare col veleno gli
acquartierati, per costringere gli smargiassi a pisciare sangue. Scorse
Huamales. Si ferm, leg il cavallo e si lav la faccia in una pozza
d'acqua. Attravers il villaggio e riconobbe la casa di Pis-pis, sul
ciglio della strada! Da lontano sentiva ridere a crepapelle. Una donna
paffuta, una bella femmina, si sporse dall'uscio. Abita qui Pis-pis?
La donna lo squadr con un'occhiata diffidente. Pis-pis e io siamo
stati in carcere insieme per cinque anni, signora. Un paio d'occhi
maliziosi sbirciarono dalla fessura della porta, poi uno scarpone rozzo
la viol completamente: un grassone dal viso paonazzo allarg le braccia
e un sorriso. Rideva e si batteva sulle cosce. Chaconcito, Chaconcito,
avevo una gran voglia di rivederti! Quanto tempo, Chaconcito! Quante
volte ho pensato a te, fratellone! Ma tu la gente povera non vai a
visitarla volontieri. Amici, venite fuori a conoscere il mio compare
Chacn!" Si abbracciarono. Uscirono due uomini. Il primo, l'uomo pi
magro che Chacn avesse mai visto in vita sua, portava un paio di
calzoni rattoppati e una giacca di pelle sbrindellata. L'altro, enorme e
muscoloso, sbozz un sorriso amichevole. Questo  il mio compare,
Hctor Chacn. Pis-pis gli batteva sulla spalla. Quante volte abbiamo
sentito parlare di te, don Chacn!" disse il Magro. Pis-pis pizzic le
natiche alla donna. Senti, mogliettina, ammazza subito una gallina e
prepara un buon arrosto per il mio compare." La stanza era un
guazzabuglio di sedie, di sacchi di patate, di selle e di finimenti. Sei
bottiglie di birra vuote e sei piene stavano a dimostrare un'allegria
anteriore all'incontro. Pis-pis stapp un'altra bottiglia. A cosa si
deve questo piacere, compare?
Sono venuto a trovarti perch te lo avevo promesso.
Si pu?" domand dalla porta un uomo solido e muscoloso, un vicino del
paese di Choras. Questo  Chacn," disse Pis-pis. Negli occhi
dell'ultimo arrivato scomparve la diffidenza. Sono Hctor Chacn, della
provincia Daniel Carrin." Mi hanno detto molte cose sul tuo conto,
signor Chacn," disse l'uomo di Choras. Salute!" disse Pis-pis. "A me
piace bere con gli uomini, non coi castrati. Cosa ti succede, compare?
C' qualcosa che non va, nella tua faccia. Parla pure. Questi uomini
sono amici miei. Abbi fiducia." Mi  successa una disgrazia, fratelli.
Ho ammazzato un uomo." Io ho sentito parlare spesso di quel giudice
Montenegro," sput Pis-pis, quando Chacn fin il suo racconto. Altre
dodici birre aspettavano le gole dei collerici. " ormai vent'anni che
quel Giudice, facendosi forte del suo potere, mette sotto i piedi tutti
i cristiani. Chi osa sfidarlo, entra in prigione. Quell'uomo ne ha due:
una nella sua fazenda e l'altra nella provincia.
Ho sentito dire che nella prigione di Huarautambo non ci sono
finestre," disse il Magro.  vero, c' solo un buco della grandezza di
un pugno, quanto basta per cacciar dentro una patata al giorno per il
prigioniero." E tu cosa pensi di fare, amico?" disse Pis-pis stappando
un'altra bottiglia. "Penso di ricuperare la mia terra a colpi di fucile.
Non c' altro modo, coi fazenderos. Io penso di cominciare una lotta di
sangue." E che cosa ne pensa il tuo Personero?"  in prigione." E il
Presidente della Comunit?"  in prigione." Il Magro si alz. Non 
possibile tollerare tante prepotenze.
Hctor ha ragione," disse Pis-pis. Dire che siamo liberi  una bugia.
Siamo schiavi. L'unico modo di uscirne fuori  di ammazzarli tutti.
Questo si pu fare nella mia provincia, signori," disse Chacn. La
morte dei ricchi dobbiamo cominciarla a Yanahuanca. Sono pronto a
prestare la mia vita. Puoi aiutarmi, compare? Guard Pis-pis,
timidamente. Pis-pis strabuzz gli occhi burloni. Io ti appoggio,
compare. Di che cosa hai bisogno?" Di carabine e di consigli, compare."
"Queste ingiustizie dobbiamo affrontarle col sangue," disse il Magro,
entusiasmato. "Dovrebbe essere come una rivoluzione. Verranno armati,"
disse Pis-pis. Risponderemmo con le armi," continu il Magro. Io ho
studiato. Ci sono molti modi di contrarrestare una truppa di uomini.
Cominciamo da Montenegro, disse Chacn. Io sono pronto, compare." Le
mani agili di Pis-pis accarezzarono e poi sverginarono un'altra birra.

CAPITOLO 28.
IN CUI SI PROVER CHE ESISTE QUALCHE DIFFERENZA TRA I COLIBR E LE PECORE.

In quasi tutti i villaggi di Cerro de Pasco e in quasi tutta la Repubblica del Per, le
terre migliori sono delle aree insultate dalle piogge maleodoranti dei
bisogni pubblici. Quei terreni sono monumenti alla speranza. Il
Municipio li riserva per immaginari e ripetutamente promessi edifici
pubblici. Ogni volta che il Prefetto o il Deputato promettono una scuola
o un ospedale, l'ottimismo del Municipio riserva un terreno. Il
Consiglio Comunale e la popolazione assistono alla solenne posa della
prima pietra" degli edifici pubblici. Non si posa mai la seconda. Il
pi modesto villaggetto pu vantarsi di dozzine di "prime pietre";
mercati, scuole, ospedali, uffici di agropecuaria, viali immaginari
espongono la loro prima pietra all'ingenuit. Tutto il Per  una prima
pietra. Cerro de Pasco, capitale del distretto, vanta, naturalmente,
moltissime "prime pietre" pi di qualsiasi altra provincia. Ma, come
dice il proverbio, "nessuno sa per chi lavora." Il Municipio di Cerro
dispone di molte aree invase dalle erbacce. Tale incuria consent ai
comuneros di chiedere al Municipio il permesso di condurre le loro
striminzite greggi a pascolare sui chimerici edifici pubblici. Il
Municipio, mosso a piet dalle pecore che agonizzavano lungo la strada
per Hunuco, concesse il prestito delle sue zone incolte. Quel pascolo
permise alle greggi di Rancas di resistere altre due settimane.
Terminate le erbacce, i comuneros chiesero il permesso di far pascolare
nello Stadio Municipale. Il campo di calcio, dove le agili maglie gialle
di Cerro avevano piegato da poco (per 4 a 1) la sprezzante squadra di
Huancas, permise di tirare avanti altri nove giorni. Ottobre mor. Il
primo di novembre, giorno dei morti,  festa grande a Cerro de Pasco. Da
tutti gli angoli del Per, dalle polverose citt della costa, dai
villaggi canicolari della selva, dalla campagna di Huancayo, i pasqueni
salgono a trovare i loro defunti.  l'unica settimana durante la quale 
difficile trovare alloggio. A Cerro de Pasco non crescono fiori; proprio
per questo motivo, i dolenti si ostinano ad offrire ai loro defunti
l'insolito lusso delle corone. Dalie, rose, gerani, gigli e gladioli
arrivano a montagne dalle terre calde. Il primo di novembre una vera
folla invade il cimitero. Per tutta una mattinata il cimitero ricupera
la sua antica grandezza, quella del tempo in cui Cerro si insuperbiva di
dodici viceconsolati. La folla prega e singhiozza davanti alle tombe;
verso mezzogiorno esce e va a consolarsi nei chioschi di cibarie sparsi
lungo un chilometro. Si mangia, si beve e si balla fino al crepuscolo,
alla salute degli indimenticabili. Ammaliato dalla bacchetta magica del
ricordo, il cimitero si trasforma per un giorno in una citt. Negli
altri trecentosessantaquattro giorni lo viene a visitare un solo ospite:
il vento. Quel primo di novembre del 1959, i defunti ricevettero pi
fiori che mai. Anche i comuneros di Rancas, di Villa de Pasco, di
Yarusyacn, di Yanacancha, di Huayllay vennero in visita al cimitero.
Non portavano fiori, venivano a piangere ansiosi di conversare coi loro
morti. Non avendo soldi per poter acquistare le fumiganti meraviglie dei
chioschi: brodi di testa d'agnello, riso con anatra, porcellini arrosto,
capretti alla nortena, si accontentarono di pranzare con grano tostato,
seduti tra le tombe. Allora don Alfonso Rivera guard un chingolo.
L'uccellino nero svolazz tranquillamente e si ferm su una tomba,
scosse la testina e si avvicin, saltellando, a becchettare un gladiolo.
"Guardate il chigolito!" sussurr il Personero. "Bestiolina di Dio!
Continuarono a masticare, con gli occhi puntati sul Jirishanca,
irraggiungibile, indifferente guglia di neve sperduta nella volta del
cielo. "Guardatelo, guardatelo! "Cosa ti succede, don Alfonso?" domand
Medrano. Gli si illuminarono gli occhi. "Guarda come si mangia i
fiorellini! e indic con un largo gesto del braccio il cimitero.
Quanti fiori! Fiori buoni, fiori in quantit da succhiare e da
mangiare!"  bellissimo il cimitero, don Alfonso," ammise Medrano.
"Fiori in abbondanza, fiori in quantit da masticare e da brucare,
continu don Alfonso. A che cosa pensi, Personero?" Fiori per le
nostre pecorelle.
Don Alfonso!
Rubiamoli, disse il Personero, eccitato. Zitto... zitto...
Non sta bene rubarli, disse Medrano. Forse ce li regalano. Perch no?
L'Alcalde pu regalare i fiori. Qui marcirebbero." Non vorranno," disse
Gora. Sarebbe mancanza di rispetto.
Provare non costa niente, disse il Personero. Figurati se ce li
regalano! Preferiscono farli marcire, insistette Gora. Se ci
regalassero i fiori, le pecorelle resisterebbero ancora una settimana,
disse Fortunato. Diranno che  sacrilegio, si ostin Gora. Bisogna
guadagnare tempo.
Perch?" Non so, disse il vecchio, non so. Non saresti contento di
portare qui le tue bestiole?" La campana della chiusura li costrinse a
uscire, ma non si allontanarono. Rimasero accanto all'entrata, a
discutere. Era gi buio quando scesero a Cerro de Pasco. Non smisero di
parlare, mentre si avviavano verso Rancas. Il giorno dopo, molto presto,
andarono a trovare l'Alcalde. I fiori del cimitero? L'Alcalde rimase
allibito per un attimo, poi scoppi a ridere. Perch no? disse
l'Alcalde. Ma  una cosa che non posso decidere io solo. Bisognerebbe
sentire che cosa ne pensano i Consiglieri. I fiori del cimitero?
L'onorevole Consiglio Provinciale alz le braccia al cielo. Il
consigliere Malpartida si scandalizz. Cosa avrebbe detto la gente? Il
pur rispettabile problema dei comuneros si sarebbe dunque trasformato
anche in un problema della citt? Chi ne pagava le spese era Cerro de
Pasco. L'aumento delle tariffe elettriche era solo un avviso.
Attenzione! I fiori dei defunti erano sacri. Se non si rispettavano
nemmeno le tombe, dove si sarebbe andati a finire? L'Alcalde insistette.
Cos come stavano andando le cose, ben presto i comuneros sarebbero
stati ospiti e proprietari del cimitero. Non si sa se sono morti o
vivi. Forse, i fiori possono pretenderli nella loro qualit di futuri
occupanti del cimitero.  questione di tempo. E attacc dal lato della
legge. La Costituzione della Repubblica del Per  esplicita: nessuno 
obbligato a fare quello che la legge non prescrive,
A nessuno  vietato di fare--capite, signori?--a nessuno  vietato di
fare quello che la legge non proibisce. La legge proibiva forse di
regalare i fiori del cimitero? La saggia giurisdizione peruviana non
codifica alcun divieto che stabilisca: Nel caso che una compagnia
straniera recinga tutte le terre libere, si vieta ai comuneros di Pasco
di far entrare le loro greggi nel cimitero. "Farle entrare? allib il
signor Malpartida. "Non sarebbe meglio portar fuori i fiori?" Portar
fuori i fiori sarebbe un sacrilegio. Non sarebbe meglio far entrare le
greggi?" Fare entrare le greggi sarebbe una profanazione." C'
profanazione quando lo si fa con intenzione. Quale intenzione sacrilega
si pu imputare alle pecore? Non ci sono forse anche adesso degli
animali, nel cimitero?" Cosa?" L'Alcalde Ledesma sorrideva: Gli
uccellini che becchettano i fiori. Possono le pecore commettere un
sacrilegio? Qual  la differenza tra un montone e un chingolo? Portar
fuori i fiori  una profanazione? Come si devono portar fuori i fiori?
Buttandoli al di l del muro di cinta? Il delicato problema fu discusso
per sei ore. Perch no? All'inizio della Conquista, i filosofi spagnoli
discussero non per sei ore ma per sessant'anni se gli indios
appartenevano al genere umano. Non fu forse necessario arrivare fino
alla sedia gestatoria per far s che, brandendo le chiavi del regno, un
papa affermasse ex cathedra che quegli esseri scoperti nelle Indie con
corpo, viso e gesti sorprendentemente simili agli uomini, erano,
effettivamente, esseri umani? Il dibattito del Consiglio Municipale di
Cerro de Pasco dur meno. Alle quattro di mattina venne approvata la
seguente mozione: "Il Consiglio Provinciale di Cerro de Pasco autorizza
le comunit di Cerro de Pasco a introdurre i suoi animali da pascolo nel
cimitero della citt, allo scopo di consentire a detti animali, che si
trovano in stato di fame, di alimentarsi coi fiori offerti ai defunti in
occasione del primo giorno di novembre del presente anno. La mozione,
sia detto in onore del signor Malpartida, venne approvata all'unanimit.

CAPITOLO 29.
SULLA UNIVERSALE INSURREZIONE DEGLI EQUINI TRAMATA DALL'ABIGEO E
DAL LADRO DI CAVALLI.

Il dottor Montenegro viveva sorvegliato dai fucili
della Benemerita Guardia Civile e dalla diffidenza di quattrocento
capoccia. Cinque uomini soli non erano certamente in grado di vincerlo.
Cos assicuravano le lingue lunghe. Erano parole a vanvera. In effetti,
erano cinque uomini contro settecento armati, ma si trattava di cinque
uomini speciali. Tanto per cominciare, Hctor Chacn, il Nittalope,
usava indifferentemente del bene della vista sia di giorno sia di notte;
i suoi occhi potevano sondare con uguale efficacia tanto nelle tenebre
pi fitte quanto nel chiarore pi smagliante. Il Ladro di Cavalli e
l'Abigeo stavano scaltramente organizzando un'insurrezione di equini a
Yanahuanca. Il Ladro di Cavalli spiegava loro, con santa pazienza, la
portata mondiale della congiura. Con gli occhi umidi, le brenne
comprendevano che il sole dell'avvenire sarebbe sorto ben presto sulle
pampas libere. s'impegnarono solennemente a insorgere; sarebbe bastato
un segnale per far sbattezzare le guardie civili che avessero osato
proseguire nella persecuzione anche dopo l'inevitabile morte del dottor
Montenegro. Insigni cavalli capeggiavano la congiura e implicavano, con
la compiacenza di giumente dai fianchi deliranti, perfino gli equini
della stessa Benemerita Guardia Civile. Pajarobobo e Lucero, vincitori
della competizione del 28 luglio, dirigevano il complotto ed erano
riusciti a convincere perfino dei puledri tradizionalmente reazionari
come Cachabotas, Sietevientos o Flor de Romero. Tutta la cavalleria
avrebbe sbalzato di sella le guardie civili il giorno in cui uno
stallone dagli occhi gialli avrebbe flagellato la scuderia con la
notizia che Montenegro pendeva da un albero. E quella zoccoluta
insurrezione sarebbe stata solo un inizio, perch Pis-pis contava di
emergere dalle selve di Hunuco, temibile ambasciatore di abelmosco,
tossici e stramonio. Sarebbe bastato mescolare all'acqua delle guardie
civili qualche polvere ferrugigna per farle dissanguare da tutti i
buchi. E tutto ci, senza far conto dei poteri del sogno che
permettevano all'Abigeo di anticipare gli agguati. E poi, non erano
cinque, bens sei, solo che l'uomo di Choras non scuciva mai la bocca.
Nel decorso di un viaggio misterioso, aveva dimenticato la voce. Durante
i mesi in cui camminarono insieme, pronunci solo tre cose. "Sta per
piovere." " meglio aspettare il raccolto," e "Attenzione al malocchio.
Il Magro, poi, parlava con la voce d'acciaio di una mira infallibile.
Perch ci hai detto che i cavalli si sarebbero sollevati, compare?
domand il Magro. L'ho detto per provarvi, compare, rispose Hctor
Chacn. "E cosa aspettano gli animali a sollevarsi?
Non appena Montenegro sar morto, uno stallone nero come il carbone
percorrer le scuderie dando il segnale. "Impiccheremo il Giudice e
cominceremo una rivoluzione totale!" si entusiasm Pis-pis, stappando
una bottiglia di acquavite. Per avere la terra bisogna massacrare i
proprietari, Chacn mastic un sorriso crudele. L'uomo di Choras
sorrideva, indifferente. "Non appena avremo ammazzato il Giudice,
manderanno la truppa. Contrattaccherem. Io sono pronto a riunire
duecento uomini a cavallo in questo distretto, disse Pis-pis. Questa 
l'unica strada da seguire, compare, disse il Magro. Dalla giustizia si
ricava soltanto la beffa. La mia comunit, quella di Ambo, sta girando
da cinquant'anni nei tribunali per le sue terre. "E questo  ancora
niente, disse Pis-pis. "Nel sud, la comunit di Ongoy  nei tribunali
da quattrocento anni. Sette Personeros morti. Ecco cosa ci hanno
ricavato. "L c' una capanna," indic il Magro, felice della
prospettiva di un po' di riposo. "No," disse Chacn. Andiamo avanti. 
meglio proseguire di notte. Riposeremo a Tuctuhuachanga. Da l
continueremo a piedi. A cavallo ci potrebbero riconoscere: cinque uomini
a cavallo danno nell'occhio." Cavalcarono finch dur la luna e
raggiunsero Tuctuhuachanga all'alba, lividi di brina. Il vento graffiava
con tutti i suoi cani. Sul pendio, il Magro scopr un'altra capanna,
abbandonata. Smontarono. Tolsero la sella ai cavalli e si riposarono. Si
svegliarono col sole gi alto, mangiarono qualcosa e attesero la
vecchiaia della sera. La pioggia continuava a cadere. Verso il
crepuscolo scesero a Yanahuanca. Una lega dopo avvistarono due figure a
cavallo: una donna e un ragazzo. Chacn si scost troppo tardi.
Hctor, gli gridarono, Hctor! Avvicinati!" Era la voce di Cirila
Yanayaco. Avvicinati, Hctor, avvicinati!" aDove stai andando, Hctor?"
Vado a Yanacocha a comprare bestiame.
Non andarci, Hctor," disse dona Cirila, gesticolando.a Le guardie ti
stanno cercando in tutta la provincia. Questa mattina sono andati nella
tua casa e, furiosi per non averti trovato, hanno requisito i cavalli di
tuo fratello Teodoro." E Teodoro cosa ha fatto?" Otto cavalli, gli
hanno portato via. Va attorno piangendo come una fontana." "Sar meglio
andare a casa tua per sapere come sono andate le cose, disse Pis-pis.
Cirila Yanayaco emigr nella notte di Tuctuhuachanga.

CAPITOLO 30.
IN CUI SI VERR A CONOSCENZA DELLA NON DISPREZZABILE UTILIT DEL ROMPIZAMPE.

Il Personero
fece male i calcoli: i fiori del cimitero durarono otto giorni; il nono,
le stesse pecore compresero la vanit della brucatura e si distesero,
qua e l tra le tombe. Il settimo giorno il Personero Rivera convoc un
cabildo. Dinanzi ai trecento volti abbruniti, riconobbe il suo errore:
se il giorno del parto fatale avesse sospettato, la notte, madre del
Recinto, avrebbe forse abortito. Ma non aveva sospettato. La pampa 
stata sempre dei viandanti. Ora la terra, tutta la terra conosciuta,
invecchiava zitella dietro un recinto che i piedi di nessun essere umano
erano capaci di seguire. I villaggi pi vicini erano distanti giornate
di viaggio. Fortunato, che arrugginiva, poveretto, nella prigione di
Hunuco, aveva ragione: ormai non potevano pi indietreggiare. Bisognava
lottare. Il silenzio piovigginava. Tutti capivano che per togliersi la
spina di quelle parole, don Alfonso aveva percorso per settimane le
viuzze dell'insonnia, tacchettando senza sosta sulle pietre di Rancas,
nel freddo ammazzabestie. Decisero di attaccare. A trenta chilometri dai
loro lutti, affondato in una poltrona di pelle, con una lettera in mano,
un uomo biondo e con gli occhi azzurri sognava. Quell'aureola che esalta
la testa di tutti coloro che transitano per i sogni illuminava la sua
faccia lentigginosa. La lettera che Harry Troeller, Sovrintendente della
"Cerro de Pasco Corporation," rileggeva, era latrice di notizie
sorprendenti. A Cleveland correva voce che la "Cerro de Pasco
Corporation" e la Picklands Mother Company avevano intenzione di
fondersi per consolidare un gigante: uno dei pi grandi produttori
minerari dell'America latina. Troeller riflett: le vendite della nuova
compagnia avrebbero superato abbondantemente i 500 milioni di dollari.
Mr. Koening, Presidente de La Cerro" assicurava che gli utili minimi
del colosso avrebbero raggiunto i 75 milioni di dollari. Mr. Koening
aveva ragione. Il mondo stava vivendo l'epoca dei megateri.
Nell'universo dei giganti, i deboli non hanno diritto all'erba. Gl i
occhi di Mr. Troeller s'illuminarono. E se proprio lui, Troeller, avesse
aggiunto alle attivit di quel favoloso impero, dominatore incontrastato
di dozzine di miniere, di ferrovie, di fonderie e di porti, un milione
di ettari? Non i cinquemila che quel meticcio del suo avvocato Carranza
si riprometteva di far recingere dal Recinto, ma addirittura un milione
di ettari. E sogn di un recinto infinito, sogn di una intera nazione
rinchiusa in un recinto pi lungo della neve. Un milione di ettari in
Per? Il Comitato di Direzione si sarebbe stupito. S, signori, avrebbe
detto Mr. Koening, e forse si sarebbe parlato, per un attimo, di un
certo Harry, di quel ragazzo sperduto nelle anfrattuosit delle Ande.
Decise di attaccare. Il ventisette fu un giorno soleggiato. Il ventotto
nevic. Il ventinove, una mattinata d'un azzurro inconcepibile, un treno
si ferm accanto alla pensilina. Si avvicinarono i rancheni rabbuiati e
decisi a lottare, ma i vagoni vomitarono guardie repubblicane e cento
uomini della Compagnia." Protetti dai fucili, vecchi mauser 1909
acquistati con colletta pubblica per riscattare con le armi le province
di Tacna e di Arica, le squadre si misero in marcia. Trenta minuti dopo,
sempre preceduti dai fucili pietosamente destinati a indorarsi sotto il
sole delle battaglie, gli ingiacchettati raggiunsero l'unico territorio
libero di Rancas: la Porta di San Andrs. Rompizampe! Il rompizampe
 un tubo di metallo di qualche pollice di diametro. sotterrati
verticalmente, i rompizampe trasformano qualsiasi terreno in una
specie di colabrodo; nessuna pecora pu avanzare senza infilarvi una
zampa. Per liberarla non c' altro rimedio che il coltello.
Rompizampe!" Le squadre avanzarono tra lo stupore del mezzogiorno
imbaldanzito dai fucili che all'inizio del secolo furono sul punto di
immortalarsi. Egoavil, scuro in volto, sbrait i suoi ordini. Gli
ingiacchettati cominciarono a interrare i "rompizampe." Rancas seguiva
il lavoro, atrocemente affascinata. La Cerro" chiudeva l'unico
passaggio libero. I tre quarti del bestiame era morto. La pampa era un
ossario colossale. Ma fino a quella mattina si poteva ancora portar
fuori dal paese ci che rimaneva delle bestie. Non appena le squadre
avessero finito di seminare i rompizampe, nessun animale avrebbe pi
potuto varcare la Porta di San Andrs. Don Teodoro Santiago aveva
ragione: Gesucristo sputava su Rancas. E non solo su Rancas. Identiche
facce di cuoio seminavano rompizampe in tutti i villaggi. Ora s che li
rinchiudevano completamente. I corvi del temporale rovesciarono il breve
ma glorioso regno del mezzogiorno: sarebbe caduta la pioggia. Il cielo
s'imbronci, Rivera, immobile nel vento, cap che se non si faceva
qualcosa non ci si sarebbe mai liberati del Recinto. Bocca secca, cerc
sotto il poncho, con mani sudate, la sua fionda da bestiame. Fiss il
cielo sdegnoso, i berretti indifferenti delle guardie, i picconi che
lavoravano, le case debilitate dalla scialbatura, gli avvoltoi
incombenti... "ujuiii... ulul, ormai impegnato nel vortice della
fiondata. "ujujuiii..." Era uno strillo di gheppio. Il sasso schiocc,
secco, sulla faccia di un caporale che scivol dalla sella con la fronte
insanguinata. "ujujuiii... Si slanciarono sulle guardie. I
repubblicani, sorpresi, si lasciarono abbracciare. Ormai i fucili non
potevano pi servire. La rabbia dei rancheni continuava a danzare nelle
loro fiondate. Le squadre insanguinate fuggivano. I repubblicani,
ricomposti, caricavano coi cavalli e rovesciavano i ribelli, facendoli
rotolare nel fiume gelato e continuando a colpirli col calcio dei
fucili. Non cedevano. Il chiarore del giorno sfumava. In un attimo, il
pomeriggio incanut e si aprirono le cateratte di una tempesta
luciferina. "Guardie, ritirata! grid il capo. Cornuti!" si volse a
gridare, allontanandosi col picchetto. "Imparerete cosa vuol dire
attaccare le Forze Armate!" Ignorando che il Codice Militare prescrive
che "l'individuo o gli individui che osino attaccare la Forza Armata
sono passibili di processo sommario davanti al Consiglio di Guerra e
che...," i comuneros ballavano. La tempesta non cedeva. La strada
scompariva sotto la rabbia della grandine. Divelsero i "rompizampe" Poi
si lanciarono contro i paletti del Recinto. Trecento metri di filo di
ferro scomparvero in un baleno. Gridavano e ballavano, come ossessi.
Spezzato il Recinto, cacciarono dentro le ultime pecore esauste. A
Marcelino Munoz, terza elementare alla Scuola Comunale, venne in mente
di congegnare uno spaventapasseri. Nel crepuscolo illividito, piant il
fantoccio sulla montagna di rompizampe conquistati. Nella fretta della
ritirata, le guardie avevano abbandonato un pastrano e un berretto.
Marcelino chiese il permesso di mettere in divisa di repubblicano lo
spaventapasseri. Il Personero Rivera glielo concesse. Cosa accade quando
l'uomo viene costretto a rinnegare il suo stato di essere umano e ad
indietreggiare verso lo stato primitivo di bestia? Cosa accade quando ai
confini della sua sciagura, restituito al suo terrore di carnivoro
insidiato, l'uomo ha davanti a s l'alternativa di tornare ad essere un
animale e quella di trovare la scintilla di una grandezza? Fortunato
aveva ragione: indietreggiare l, voleva dire urtare nelle nubi col
culo.

CAPITOLO 31.
DELLE PROFEZIE ANNUNCIATE DAGLI INFALLIBILI CHICCHI DI
GRANTURCO.

Hctor!" grid Ignacia, lasciandosi scappare di mano il
coltello col quale stava pelando le patate. Perch sei venuto? Uomo
pazzo! Non sai che moltissime pattuglie armate ti stanno cercando? La
Guardia Civile sa che te ne vai attorno con gli sconosciuti." La donna
si strinse la testa tra le mani. Ah! Gesucristo, che peccato avr mai
commesso per soffrire tanto?" Taci, donna, taci, e dammi qualcosa da
mangiare." Ignacia si alz, ma torn immediatamente a sedersi,
incenerita dallo spavento: il rumore di un paio di scarponi rimbombava
sulle pietre che portavano al suo uscio. Il revolver di Chacn lampeggi
nella penombra. Si port l'indice alle labbra e and a nascondersi
dietro un mucchio di sacchi di biada che ingombravano una buona met
della stanza senza finestre. La testa di un uomo sparuto, dagli zigomi
sporgenti e dai capelli sciolti, s'infil nella porta socchiusa.
Teodoro, cosa vuoi?" domand Ignacia, tranquillizzata alla vista del
fratello del Nittalope. Un paio di calzoni inzaccherati di fango e un
maglione grumoso si abbatterono sulla panca. Cosa succede, Teodoro?"
L'uomo si afferr la testa e sollev la pozzanghera di dolore dei suoi
occhietti. Per colpa di tuo marito non ho pi cavalli! Io mi faccio
sempre i fatti miei. La mia unica disgrazia  quella di essere fratello
di Hctor. Cosa devo fare? Otto cavalli e una giumenta, mi hanno
sequestrato. Come far a riprenderli? Come far a pagare la multa? Come
far a lavorare? Ma ammutol scorgendo la faccia partorita dal buio.
Senti, Teodoro," s'infuri il Nittalope, non essere vigliacco, non
prendertela con le donne. Affronta piuttosto gli uomini. Se tu parlassi
cos col Giudice, ti riprenderesti i tuoi cavalli. Tu non c'entri nulla.
Perch protesti? O i tuoi cavalli sono rubati?
Non sono rubati. Li conoscono tutti.
E allora perch non fai reclamo?" "E se mi mettono in prigione?"
Perch dovrebbero metterti in prigione? Teodoro abbass la testa. Io
so che tu lavori per il bene della comunit, ma la vendetta la sopporto
io, Hctor. La mano del dottore  pesante. Dove andremo a finire?" Dove
vorranno i nostri piedi.  l che andremo a finire." Ho paura di andare
a reclamare, non ho il coraggio di andare dalle Guardie." Si interruppe
e usc bruscamente. Lo si udiva singhiozzare fuori della porta. Tutti
hanno paura, sospir Ignacia. Perch?" Credono che la polizia
ammazzer e incendier per colpa tua. Hanno paura di questo. Parlano a
vanvera. Tu sei cambiato. Prima non eri cos. Tu adesso sei un altro
uomo. Io stessa, tua moglie, quasi non ti riconosco. Il risentimento
illuminava come un petrolio cattivo la stanza buia. Andiamo a prendere
i cavalli di Teodoro, Ignacia. Quegli animali li ha la Guardia
Civile. Non spaventarti, Ignacia. Stammi a sentire. Ho poco tempo. Tu
andrai alla casa di Montenegro. Busserai alla sua porta e dirai: 'Mio
marito  venuto a Yanacocha con quattro sconosciuti armati.' Ay,
Signor Gesucristo!" Mio marito  venuto con uomini decisi a tutto e io
ho avuto paura. E gli dirai anche: 'Chacn pensa di assalire la fazenda
per vendicarsi del sequestro fatto a suo fratello Teodoro. Lasci andare
i cavalli, altrimenti succeder qualcosa di brutto.' Dirai proprio cos,
al Giudice. E se mi chiede qualcosa d'altro?" Rispondi mettendoti a
piangere. Scendi a Yanahuanca domattina presto, disse Chacn,
scomparendo. Ignacia pass la notte a rigirarsi sulla sua pelle di
montone, ma alle sette di mattina scese, con gli occhi arrossati, a
Yanahuanca. Attravers la piazza con la testa bassa. L'ombra di una
guardia civile sbarrava la strada. Ignacia si tolse il cappello,
tremando. La guardia, con occhi d'acquavite, non not il tremore del
cappello. Ignacia avanz, ma quando scorse a mezzo isolato di distanza
il casone a tre piani, i cui muri rosa, le porte blu e il tetto verde
vincevano qualsiasi orizzonte, vacill e indietreggi. Cammin per tutto
il paese come ubriaca, fino a mezzogiorno. Alle dodici si present alla
porta sorvegliata. Passa, figlia mia, passa," disse il dottor
Montenegro aggiustandosi il cappello.  vero quello che mi ha detto il
Chuto?  la pura verit, dottore. Mio marito viene verso la provincia
in compagnia di sconosciuti. Per ammazzarti; ecco perch viene. Il
dottor Montenegro aveva finito di far colazione: con una tazzona di
cioccolata. Si osservarono allora gli effetti perniciosi che la
cioccolata provoca negli epatici: il dottore si fece verde. Mi avevano
gi detto che tuo marito stava venendo con gente armata, disse
l'epatico. "Non avevo bisogno del tuo avviso, ma non importa. Questa
informazione mi serve per sapere che tu sei una donna leale. Hai fatto
bene ad avvisarmi. Se ci si comportasse sempre cos, si eviterebbero
tante disgrazie. "Voglio che i miei figli conservino il loro padre,
dottore. "E cosa pensa di fare tuo marito? "Ammazzare e rubare nella
tua fazenda, se non restituiscono le bestie a Teodoro.  forse meglio
lasciar andare i cavalli, dottore. Ho paura. "Non temere, figlia mia.
Tu sei innocente e io ti proteggo. Ho paura per i miei figli,
dottore. Magari tutti fossero onesti come te, Ignacia. Magari tanti
ipocriti fossero come te. E per dimostrarti che chi ben fa ben riceve,
lascer liberi i cavalli. Sono decisi ad ammazzare. Lascia liberi i
cavalli, dottore. Li lascer liberi per te. Non per paura di tuo
marito. Non sar certo io a cambiare le mie abitudini e ad agire contro
giustizia per quattro straccioni. E alz la voce, Pepita, Pepita!"
Dona Pepita, che ascoltava dietro la porta socchiusa, entr nella
stanza, illividita al pari del retto Giudice. Pepita, cara, scendi a
parlare col segretario e digli che vada da parte mia in Caserma a dare
ordine che lascino liberi i cavalli di Teodoro. Quel poveraccio non ha
colpa di essere parente di un bandito. Quanti cavalli sono, Ignacia?
Sono nove, dottore. Quel Teodoro  ricco. Nove cavalli! Bene, figlia
mia, ci vediamo. Grazie, dottore. "Dove hai detto che si trova, tuo
marito? "Dio solo lo sa, dottore. Quell'uomo si  dimenticato della sua
casa. Il vestito nero mostr il tartaro dei suoi denti. Si sar
cacciato dalle sue innamorate. Dicono che tuo marito sia tremendo.
"Sar come tu dici, dottore. Bene, se vieni a sapere qualcosa,
avvisami. Non ti succeder niente. Le Autorit ti proteggono. Una
brusca tenerezza per i figli del Nittalope sbocci in quell'attimo nel
cuore del dottor Montenegro. C' perfino qualche scoliaste che si ostina
a sostenere che il dottore domand a Ignacia quanti figli avesse e quali
fossero le loro avvenenze. Altri si accontentano invece di affermare che
il dottore estrasse semplicemente una banconota da dieci soles per
ricompensare Ignacia d ei suoi buoni servigi. Compra qualche caramella
per i tuoi figli, Ignacia." Il padre dei figli tanto teneramente evocati
stava cavalcando in una gola rocciosa fiancheggiata da pareti
vertiginose. "Qui ci troviamo a Yerbabuenaragrac, disse Chacn. Qui
dovr passare per forza Montenegro, sabato, diretto a Huarautambo." Per
forza? Non c' altra via per raggiungere Huarautambo." Il Magro
accarezz il ventre del winchester. Qui lascer il suo sangue."
Nascondiamo i cavalli e aspettiamo. C' da mangiare e da bere in
abbondanza. Io andr all'inizio della gola e avviser lanciando
sassolini. Non sia mai che ci vada di mezzo qualche innocente." Ben
presto stenderemo tutti quelli che dicono 'Questa terra  mia,"' disse
il Magro. Il guaio  che Montenegro non lo conosciamo," disse Pispis,
contrariato, "corriamo il rischio di buttarci addosso a qualcuno che non
c'entra." Non preoccupatevi, ci penser io. Voi andate a dormire.
aspettarono gioved, venerd e sabato, le ventiquattro ore di sabato e
le novecentosessanta ore dei quaranta sabati seguenti. Il dottor
Montenegro non si fece vedere. Invano i membri del Comitato
pro-fucilazione del pi grande cornuto di Yanahuanca" (parole di
Pis-pis) si annoiarono a Yerbabuenaragrac. N le partite a carte n i
ricordi riuscirono a consolarli. Il dottor Montenegro si rinchiuse nel
suo casone. Colto da un improvviso languore, il Giudice non usc nemmeno
per presiedere il Tribunale. La Benemerita Guardia Civile gli
trasportava i rei nel patio. E si sparse una voce: fintanto che i
componenti del "Comitato pro-esecuzione gratuita del pi grasso figlio
di puttana della terra" (testo di Pis-pis) non fossero stati assicurati
alla giustizia, il dottore non sarebbe uscito dalle sue stanze. Al
Comitato non rimase altro rimedio che consultare i buoni uffici
dell'Abigeo. Cosa scopri nei tuoi sogni, Abigeo? L'Abigeo non vedeva
nulla. Riesco a scorgere solo una pampa, scorgo solo una pampa,"
continuava a ripetere. Montenegro non uscir dal suo ufficio," inform
il Ladro di Cavalli, finch non riuscir a sapere dove ti sei
cacciato." Come fai a saperlo?" Il sergente Cabrera ne ha parlato in
casa sua. La cuoca ha sentito. Cosa facciamo?" si scoraggi il Magro.
Aspettiamo, disse Pis-pis. Per quei figli di puttana l'avarizia  pi
forte della paura. Non si lascer perdere il raccolto. Aspettare fino
al raccolto? Chacn si rabbui. No, fratellini,  troppo. Perch non
tornate alle vostre case? Io ce la far comunque, ma voi vi siete gi
troppo compromessi. Se volete, verr a cercarvi quando il raccolto sar
terminato. Pis-pis si morse le unghie. "Hai ragione, compare. Non
appena ci avviserai, verremo subito," disse il Magro. Saremo tutti
pronti Prima di andarmene, il granoturco mi dir qual  il tuo
futuro," disse Pis-pis. Pis-pis distese per terra il poncho e vi gett
sopra una manciata di chicchi. Tu sarai Montenegro," e indic un chicco
nero. Butt fuori il fumo della sigaretta. Tu sarai Chacn, cos
battezz un chicco bianco. Tu sarai Yerbabuenaragrac, cos intitol un
chicco rosso. Mescol i chicchi e soffi tre volte. Ripet tre volte
l'operazione, accigliandosi sempre pi. Non capisco cosa succede!
disse. Mi vengono sempre fuori dei parenti traditori." Parenti? Gett
di nuovo i chicchi. "S, i parenti ci tradiscono." Pis-pis tent la
riprova. Scelse degli altri chicchi e li battezz rapidamente. "Tu sarai
Chacn. Butt fuori il fumo. Tu sarai la casa di Chacn. Soffi tre
volte. "E allora? C' un parente che ti tradisce. "Cosa ti viene in
mente? "Verrai acciuffato in casa tua, Hctor. Hanno paura di me. Non
si avvicineranno mai alla mia casa, disse Chacn aggiustandosi il
sottogola. "Bada a te, Hctor, bada a te!

CAPITOLO 32.
PRESENTAZIONE DI
GUILLERMO IL MACELLAIO DETTO ANCHE, A PIACERE DEL PUBBLICO, GUILLERMO IL
LIGIO.

Il Comandante C. G. Guillermo Bodenaco viene indifferentemente
soprannominato Guillermo il Macellaio o Guillermo il Ligio. Da che parte
pende la verit? I formalisti affermano che il dovere  il dovere e
aggiungono un ufficiale  un ufficiale, anafore che hanno il vantaggio
di lasciarci come la Cerro de Pasco Corporation lasci Cerro de Pasco:
all'oscuro. Gli avversari di Guillermo il Macellaio sostengono che egli
aveva un debole per il sangue umano. E tirano fuori prove e scartafacci
e ricordano che durante il secondo governo del
Presidente-ingegnere-dottore Manuel Prado, il Comandante Bodenaco prese
parte a dozzine di sgomberi. Grazie alla sua coraggiosa
collaborazione, si raffreddarono pi cadaveri nel corso di quel
sessennio che nello svolgimento delle nostre epiche battaglie (la met
dei morti della battaglia di Junin e il doppio degli eroi della
battaglia del Due di Maggio, includendo le perdite spagnole, tra cui due
per colica).  cos che abbiamo vissuto per tutta la seconda presidenza
di quell'ineffabile umorista che, durante un raptus d'ispirazione,
still questa goccia di elisir filosofico: In Per," sentenzi il
Presidente Prado, ci sono due specie di problemi: quelli che non si
risolvono mai e quelli che si risolvono da soli." L'ignoranza dei
contadini imped che un cos interessante assioma filosofico venisse
propagato. I problemi dei contadini si risolsero a colpi di fucile. In
quei sei anni il Governo fece fucilare centosei contadini. Guillermo il
Macellaio o Guillermo il Ligio prese parte a quasi tutte le azioni. Per
prima cosa, Guillermo invitava i contadini a ritirarsi dalle terre
invase. I contadini si ostinavano cocciutamente a rimanere sui loro
campi, borbottando parole incomprensibili, mostrando documenti bisunti e
agitando bandierine peruviane. Grave errore: l'uso del bicolore
peruViano, vietato ai borghesi non autorizzati, esasperava i sentimenti
patriottici di Guillermo il Macellaio. Il regolamento non ammette
deroghe: il vessillo nazionale  riservato alle istituzioni o alle
autorit. Stando cos le cose, Guillermo il Ligio si ferm una mattina
alla biforcazione della strada per Cerro de Pasco e per Rancas. Il
Comandante consider con disgusto la pianura lungo la quale procedeva
con andatura tartarughesca la Guardia Repubblicana. Era una rottura di
coglioni. Ma se la prese con filosofia, si chin all'interno della jeep,
accese una sigaretta e aspir una boccata di fumo. e cantarell
Guillermo il Macellaio, ripensando con una certa commozione al
cesellatore del celeberrimo valzer: il Maggiore Karamanduka. Il re della
sgavazzatura aveva concepito quelle parole immortali durante un'altra
marcia, quarant'anni prima: il giorno in cui la Guardia Repubblicana,
agli ordini del Maggiore Karamanduka, part per massacrare gli operai di
Huacho che reclamavano la giornata di otto ore. La Repubblicana, truppa
scalcinata, avanzava a passo di formica. Psame la aguilla Psame la
aguilla modul il Comandante Bodenaco. La musica piace all'uomo d'armi.
Undici guerre ha combattuto il Per. Fortunato emerse dalla pietraia.
Indossava un paio di calzoni sbrindellati e bisunti e una camicia a
quadri inamidata dal sudiciume. La guerra del 1827 contro la Bolivia
l'abbiamo vinta. La passeggiata verso il Titicaca la pagarono i
perdenti. "Yo no te la paso ni de raspadilla" solfeggi Guillermo il
Ligio. Erano ormai due ore che Fortunato era sceso dal camion. "Vado
piano ma arrivo sano." La guerra del 1828 contro la Gran Colombia
l'abbiamo persa: un generale, che riusc a farsi eleggere Presidente,
trad un altro generale. Fortunato era uscito dal carcere di Hunuco
dopo aver scontato la sua condanna per mancanza di rispetto alle
autorit. La guerra del 1838, di nuovo contro la Bolivia, l'abbiamo
persa. Per risparmiare una razione di rancio. avevano lasciato andare
Fortunato la sera prima. La guerra del 1837 contro i cileni l'abbiamo
vinta, ma il Per permise all'esercito cileno, ormai accerchiato, di
ritirarsi indenne tra marce trionfali. Fortunato chiese il permesso di
dormire sotto il Vado piano ma arrivo sano" che part alle tre di
mattina per Cerro de Pasco. Nel 1839, altra guerra contro il Cile.
Persa. Tra i fautori della sconfitta c'erano, naturalmente, due futuri
presidenti del Per, Ramn Castilla e Manuel Ignacio de Vivanco.
Fortunato arriv a Cerro alle otto di mattina, ansioso di far ritorno a
casa, ma non pot resistere al profumo di un brodo di montone che stava
bollendo in uno dei chioschi della piazza. Gli restavano tre soles. De
la jarana somos senores y hacemos hores con el cajn cant il Maggiore
Karamanduka falciando l'avanzata della prima fila di operai con una
scarica d'avvertimento." Per favore, un brodino, chiese Fortunato. La
padrona, un donnone dalle natiche immense, piant lo sguardo sulla
strada. Cosa c', comadrina, domand Fortunato, ansioso di rendersi
simpatico per farsi servire pi presto. La curva vomit il primo camion
della polizia. La guerra del 1841, di nuovo con la Bolivia, tornammo a
perderla: in piena battaglia di Ingavi qualcuno si prese la briga di
eliminare il Presidente Gamarra, colpendolo alle spalle. I camion
avanzavano pesantemente, carichi di uomini della guardia d'assalto. Le
conversazioni appassirono. Il blablabla delle comari si affievol. "Oggi
sgomberano Rancas, sussurr un uomo accanto a Fortunato. Il vecchio,
con un nodo alla gola, riconobbe un comunero di Junn. "Oggi c' lo
sgombero," ripet. Fortunato cerc di sorbire quanto pi brodo poteva.
La guerra del 1859 l'abbiamo vinta senza sparare un solo colpo di
fucile. Fu l'Ecuador a pagare i cocci: ci si era accordati che il
perdente avrebbe pagato le spese della gita a Guayaquil, ma,
inspiegabilmente, il Per mise a disposizione denaro, vettovaglie e
tutto quanto. La gola respinse il brodo caldissimo. Fortunato allung co
n mano tremante i suoi ultimi soles e si avvicin alla fermata dei
camion. Cinque minuti dopo riusc a saltare su un veicolo che stava
rallentando mentre affrontava la salita; ma l'asmatico "Anch'io sono
stato ultimo modello percorse solo qualche chilometro. A Colquijirca,
uno sbarramento di guardie bloccava il traffico, col fucile spianato. La
guerra del 1879, illuminata dalla torcia solitaria dell"'Huscar,
l'abbiamo persa. Anch'io sono stato ultimo modello si accod agli
altri camion. Fortunato salt a terra prima di farsi scorgere
dall'autista. La Guardia Civile controllava i documenti. In un gruppo di
minatori riconoscibili dal casco giallo, Fortunato scorse un comunero di
Ondores. "Ehi! sussurr. Salve, Rospino, come mai? Il vecchio inarc
le sopracciglia e si port l'indice alle labbra. Zitto... zitto...
Cosa c'? Senti, oggi sgomberano Rancas. Devo passare. Prestami il
tuo casco! E io come passo? Con la tua tessera. Prestami il tuo
casco! Va bene, Rospino. Attraversarono il posto di blocco, mescolati
tra i minatori. Le guardie civili, eccitate, controllavano alla carlona.
Fortunato super lo sbarramento, avanz piano piano e, dopo qualche
centinaio di metri, cominci improvvisamente a correre. La pampa
risplendeva. La guerra del 1930, contro la Colombia, l'abbiamo persa.
Amari presentimenti correvano con la lingua fuori. Ma tra il 1900 e il
1911 si riusc a estrarre dalla regione del Putumayo qualcosa come 4.000
tonnellate di caucci. A spese di 30.000 huitotos. (comunit india,
letteralmente senza coda.) Era un buon prezzo: sette vite umane per ogni
tonnellata. Ogni pianta, ogni pietra di quella steppa erano differenti,
indimenticabili, per il vecchio Fortunato che continuava a correre. La
guerra del '41 contro l'Ecuador l'abbiamo vinta: tre paracadutisti
conquistarono Puerto Bolivar. Il vecchio correva, correva. Otto guerre
perse contro lo straniero; ma, in cambio, quante guerre vinte contro gli
stessi peruviani. La guerra non dichiarata contro l'indio Atusparia
l'abbiamo vinta: mille morti. Non figurano nei testi. Risultano invece i
sessanta morti del conflitto del 1866 contro la Spagna. Il 3 Reggimento
di Fanteria vinse nel 1924, senza alcun aiuto, la guerra contro gli
indios di Huancan: quattromila morti. Su quegli scheletri fu fondata la
ricchezza di Huancan: l'isola di Taquile e l'isola del Sol affondarono
di mezzo metro sotto il peso dei cadaveri. In quella pampa dove l'uomo 
consolato da cos poche ore di sole, Fortunato aveva aperto gli occhi ed
imparato ad amare, lavorare, vivere. Correva, correva. Nel 1924 il
Capitano Salazar rinchiuse e bruci vivi i trecento abitanti di Chauln.
Lontano, sfolgoravano i tetti di Rancas. Nel 1932, l'Anno della
Barbarie, cinque ufficiali di Trujillo furono massacrati: mille fucilati
saldarono il conto. Anche le battaglie del sessennio di Manuel Prado le
abbiamo vinte: 1956, battaglia di Yanacoto, tre morti; 1957, battaglie
di Chin-Chin e di Toquepala, dodici morti; 1958, battaglia di Chepn,
Atacocha e Cuzco, nove morti; 1959, battaglie di Casagrande, Calipuy e
Chimbote, sette morti. E nei primissimi anni del 1960, battaglie di
Paramonga, Pillao e Tingo Maria, sedici morti. Somos los ninos ms
engrdos de esta bella j noble ciudad por nuestra gracia y sagecidad.
Compose con voce tonante il Maggiore Karamanduka, quarant'anni prima che
Guillermo il Sanguinario cantarellasse sentimentalmente alla sua
memoria: fu il giorno in cui il suo reggimento ridusse gli scioperanti
di Huacho a una pozzanghera di sangue. Fortunato si ramment il nome
delle sue pecore: Cotone, Piumetta, Fior del Campo, Amadeo, Bandierina,
Negro, Civetta, Burlone, Trifoglio, Ozioso e Fortunato. Gli si
liquefecero gli occhi. Guillermo il Ligio scorse Rancas, la meta,
nitidamente, in fondo alla sua linea di tiro. Y se ofrece tirar
trompadas tambin tenemos disposjcin.
CAPITOLO 33.
SULLE VALIDE RAGIONI CHE
COSTRINSERO HCTOR CHACN, IL CORAGGIOSO, A TRAVESTIRSI DA DONNA.

Quando
Arutingo, l'uomo dal deretano vulcanico, vuole umiliare Yanacocha,
domanda: Chacn era l'uomo pi coraggioso di questa provincia? La
gente, che vede profilarsi la burrasca, preferisce schivare la risposta,
ma il compare picchia sulla tavola e insiste, con voce stentorea: Lo
era o non lo era? S, lo era, don Ermigio. Lo sbronzone si butta gi
un'altra acquavite e sghignazza. E allora perch si  travestito da
donna?  inutile negarlo. In una notte piovosa, Chacn si vest da
donna. Sulpicia gli fece avere la roba. E dato che Sulpicia possedeva
soltanto una muta, si fece prestare lo scialle e il cappello da una
vedova. Quella sera Chacn indoss la sottana, lo scialle e il cappello.
 vero, ma  anche vero che da mesi e mesi il giudice Montenegro non
metteva il naso fuori di casa. Quell'uomo tanto appassionato alle
passeggiate in piazza e alle meditazioni sul balcone, cambi abitudini;
improvvisamente disgustato dalle modulazioni del panorama, si seppell
nell'esilio di stanze remote. Rinunci alle sue passeggiate. I Notabili
si stancarono di aspettare sulle cantonate il passaggio del Primo
Concittadino. Il Magistrato perse il piacere delle cavalcate. Il dottor
Montenegro priv la provincia del suo vestito nero. Il Tribunale di
Prima Istanza s'inzepp di pratiche. Fu il secolo d'oro del signor
Csar. Il pacifico segretario accorreva tutte le mattine alla casa del
Giudice con una montagna di scartafacci, e penetrava dalla porta
sorvegliata da nubi di bravacci; un'ora dopo riattraversava il portone
blu, con le sentenze sotto il braccio. Strada facendo veniva assalito
dai parenti dei rei. Cosa si  deciso per mio marito, don Csar?
Libero. Notizie di don Policarpo? Esce a fine mese. Il dottore si
affliggeva per le disgrazie del genere umano. Andava su e gi, lungo i
corridoi, spostandosi il cappello ora a destra ora a sinistra. La sua
mano di pietra si ammollava, comprendeva le necessit, perdonava gli
errori, riduceva le pene; era come se lui, che non aveva mai chiesto
favori all'amicizia, volgesse ora il viso alle sollecitudini
dell'affetto e della comprensione. Il dottore non usciva. Ma,
ciononostante ci vollero parecchi mesi prima che la gente trovasse il
coraggio di occupare la piazza nell'ora in cui, in altri tempi, il
vestito nero contemplava la sconfitta del giorno. Una sera, alle sei,
una coppia di innamorati intossicati dalla felicit os passeggiare
nella piazza; ripeterono la passeggiata il giorno dopo. N le guardie
civili n i bottegai ebbero il coraggio di intervenire. Perch il
dottore non esce? interrogavano i commessi viaggiatori, meravigliati.
Sta studiando, rispondevano di mala voglia i bottegai. Cosa stava
studiando? Dipanava i misteri del cosmo? Stava viaggiando lungo i
labirinti delle scienze segrete? Percorreva i sentieri della magia?
Tutti i giorni i capoccia uscivano dalla sua porta per provvedere agli
acquisti o per eseguire commissioni; tornavano con capretti, polli,
conserve, acquavite, ma di libri non se ne vedevano. Come faceva a
procurarseli? Nella provincia, nessuno vende libri. L'Almanacco Agricolo
 l'unica lettura accessibile. Il dottore pratica la Magia Nera. I
capoccia gli comprano e gli portano civette e barbagianni. L'ho visto
io, informava misteriosamente il Nino Remigio. Una notte in cui il
cielo tuonava, il Nittalope salt lo steccato dell'aia di Sulpicia e
scivol, nel buio, fino alla capanna dove la vecchia stava stendendo le
sue pelli di montone per dormire. Chi  l? domand Sulpicia,
stringendo l'impugnatura di un coltellaccio arrugginito. Sono Chacn,
mammetta. Lodato sia Gesucristo! Da dove salti fuori, Hector? Non
accendere la luce, mammetta. Avvicinati al fuoco, Hctor, avrai freddo.
Hai mangiato? L'uomo che batteva i denti non rispose. Chiss cosa
mangerai sulle montagne, Hctor. Molte volte non mangio. E chiss
dove dormirai. Dormo dove mi prende la notte. Ma va tutto bene. Pur di
ammazzare quell'uomo, tutte le sofferenze si fanno sopportabili.
Sulpicia scosse la testa. Non riuscirai mai ad ammazzarlo, Hctor. il
dottor Montenegro non esce pi dalla sua casa. Trecento contadini lo
proteggono notte e giorno. Non uscir finch non ti acciufferanno.
Pattuglie di guardie civili ti cercano dappertutto con l'ordine di
freddarti. Lo so, mamma. La Guardia Civile sorveglia tutte le
cantonate della piazza. Bisognerebbe essere un ragno per poter passare.
Ripetilo un po, mammetta Bisognerebbe essere un ragnetto! Nel
dolcissimo calore del fuoco i suoi occhi fiammeggiarono. Cosa ne
penseresti se mi travestissi? Sulpicia soffoc una risata. E come
vorresti travestirti, Hctor? Sulpicia si teneva la pancia. Cosa
direbbe la gente se vedesse Chacn travestito da donna? Cosa ne
penseresti se riuscissi a infilarmi proprio nella stanza da letto di
Montenegro travestito da cuoca? Tutti riderebbero! E come
riderebbero! E se tornassi con la testa di Montenegro nascosta sotto
la mia sottana? La luce del fuoco divorava il profilo della vecchia.
Domandiamo alla coca, Hctor. Non tremava pi. Si sedettero e presero
due manciate di coca. chi domanda col cuore pulito, la coca anticipa la
sorte. Se la coca sciupa la bocca indica il pericolo; se cede in una
palla dolciastra, non c' da temere S'inginocchiarono. Mamma coca, lei
sa tutto. Lei conosce le strade. Il bene e il male, il pericolo e il
rischio, lei conosce tutto. Mamma coca, Chacn vuole travestirsi da
donna per ammazzare un prepotente. C' pericolo? Foglia verde mamma
verde, mamma foglia, avvisaci. Ho fede in lei. Diffido dell'animale,
diffido dell'acqua, diffido del metallo. Ho fede solo in lei, mamma
foglia. Cominciarono a masticare. Mamacita foglia, signora verde, mamma
foglia. Sulpicia ti parla, mamma. Sulpicia vuole conoscere la verit.
Cosa succeder se Chacn cambia d'abito? Cosa succeder se scendiamo per
ammazzare l'uomo col cuore nero? Ci acciufferanno? vivremo o moriremo?
Foglia, foglietta, rispondimi. La mia coca  dolce. Chacn era
esultante. Non mi prenderanno. Cosa dice la tua coca, Sulpicia? La
coca accetta, rispose la donna sollevata. Io ho soltanto una muta,
Hctor. Ti prester una sottana, ma non  abbastanza. Qui vicino vive
una vedova. Io le ho regalato mezzo sacco di patate, non mi dir di no
se le chiedo in prestito qualche straccio. Aspetta Hector, aspetta
Sulpicia torn mezz'ora dopo con uno scialle tutto sfilacciato e un
cappello di feltro masticato dalle piogge. Hctor Chacn, il coraggioso,
si travest allora da donna. Scendi in piazza a comprare qualcosa,
Sulpicia. Sulpicia torn dopo un'ora, col viso rabbuiato. Chacn, le
cose si mettono male. Il sergente Cabrera mi ha controllato. Le
mandibole verdi si arrestarono. "Come sarebbe a dire che ti ha
controllato? Mi ha fermato e mi ha domandato 'Cosa fai qui? Perch vai
attorno a quest'ora?'" E tu cosa gli hai risposto? Vengo da Cerro de
Pasco, signor sergente, e sto cercando un posto dove passare la notte.
Lui allora mi ha tolto il cappello e mi ha domandato: 'Non sarai mica
Hctor Chacn, per caso?' Cosa ne pensi? Se esci, ti acciuffano.
Penso che faresti meglio a tornartene sulle montagne. Andr a casa.
Vuoi andare a casa tua? Le guardie mi stanno cercando sulle montagne.
Non si sogneranno mai che invece mi trovo a casa mia. L'uomo magro,
l'uomo con gli zigomi che gli premevano sulla pelle delle guance, l'uomo
con la barba lunga e sporca, la guard. La testa maltrattata dalle
privazioni tentenn, negli occhi della vecchia, per l'ultima volta. La
mezzanotte s'incrudeliva in una nuova battaglia di folgori. Chacn
scivol dentro la sua capanna. Nel buio, Hctor contempl un viso
offuscato dalla paura: Ignacia. Sono Hctor, sussurr, e vide
chiaramente che la paura non lievitava. Senza accendere la luce, si
trascin accanto a Ignacia intanto che si abbassava i calzoni. Prima di
poter esalare una parola, Ignacia sent tra le gambe il fremito della
cozzata. Si rifocillarono fino ai primi chiarori dell'alba. Hctor si
sedette nel giorno nascente e accese una sigaretta. Cosa ti sta
succedendo, Ignacia? Hai sempre intenzione di farti giustizia con le
tue mani? Continuer fino alla fine, Ignacia. La comunit ha paura.
Ci sono guardie civili perfino nella minestra. Bisogna abituarsi.
Cosa puoi fare tutto solo, Chacn? Se ti succedesse qualcosa, chi
bader ai tuoi figli? Se muoio, morir. Se vivo, vivr. Quello  il
mio destino. Non posso abbandonare la lotta, Ignacia. Sei cambiato
molto, Chacn. Non ti riconosco pi. Io non star mai bene coi ricchi.
Loro sono prepotenti. Preferisco morire lottando che finire i miei
giorni in prigione. La donna soffriva della stanchezza, delle notti
senza uomo, delle fatiche. Senti, Chacn, bisogna mettere al riparo le
patate. I tuoi figli sono sempre attorno a giocare, non mi aiutano. Ti
aiuter io. Rimarr qui. Qui non vengono mai a cercarti. Ti aspettano
nelle case delle tue innamorate. Poverette, mi servono perch i loro
maschi sono in prigione o ricercati.  per quello. Hctor, sta
spuntando il sole. Chiss come sarai stanco. Ti preparer qualcosa da
mangiare; tu, intanto, buttati gi e riposa. Poveretto, chiss come
dormirai male nelle case altrui. Certe volte, quando spunta il sole
sto ancora camminando. Qui puoi riposarti. Prima mi riposer un po'.
Poi ti aiuter a mettere al riparo le patate. Vado a comprare
qualcosa. Vengo subito. Ma chi venne fu invece la Benemerita Guardia
Civile. E a questo punto gli agiografi si perdono in un mare di
supposizioni. Chi ha interesse a far del male al Nittalope gli sussurra
che Ignacia lo ha tradito e si spingono perfino ad affermare che la sua
miseria allung la mano per ricevere una manciata di banconote
giallastre. Il Nino Remigio dissente e quando risuscita dai suoi
attacchi (peggiora sempre pi, ormai non c' giorno in cui non si rotoli
con la bocca piena di schiuma) dice:  stata sua figlia.  stata Juana.
L'ho denunciata nel mio huayno.  stata davvero Juana? Suo marito
doveva andare a fare il servizio militare. Ampudia aveva ventott'anni,
ma gli hanno scalato l'et, Juana sentiva tizzoni nel ventre. L'ha
cambiato per Hctor, dice il gobbo. Ho visto coi miei occhi che
cancellavano il suo nome dalla lista dei coscritti. Non  possibile.
Nella Caserma, il Nino Remigio entrava solo per portar via la
spazzatura. Chacn s'immerse in un sonno di catrame. Erano mesi che non
dormiva sotto un vero tetto. Sogn di una spina che lo feriva. Sollev
la gamba e osserv la pianta del piede costellata di sassolini, come i
chicchi di una pannocchia. Se li tolse, solo per sentire che la pelle
svaniva in un vuoto senz'ossa. Ma era cos stanco che si svegli
soltanto quando i cani e gli spari cominciarono a ululare. Apr gli
occhi. I proiettili grandinavano sulla finestrella del granaio. La
Guardia Civile aveva accerchiato la casa. Per intimorirlo, spararono
un'ora. Rannicchiato dietro un mucchio di sacchi, il Nittalope sentiva
schioccare i proiettili nel legno. La sparatoria sgocciol fino a
mezzogiorno. Un silenzio azzannato dai cani piomb sul terrore di
Yanacocha. Il suo sguardo si trascin verso una fessura. Chacn,
gridarono le voci della Guardia Civile. Non sparare! Sono alunni della
scuola! Gli occhi in grado di seguire una lucertola in una notte senza
luna distinsero nove guardie e una dozzina di tiratori riparati dietro i
grembiulini dei bambini della scuola. Il Nittalope ne riconobbe alcuni,
guard il suo revolver e soppes il sacchetto, greve di cartucce.
Merda! Chacn, grid il sergente Cabrera. Se non spari, ti
risparmio la vita! Socchiuse la finestra e palpebr nell'oro del
mezzogiorno. Il suo sguardo abbracci Yanacocha, le stalle, la strada
per Huarautambo, il muso di Lunanco, gli avvertimenti di Pispis, il
fallimento della rivolta dei cavalli, i trent'anni che avrebbe dovuto
scontare, e i fucili puntati contro il suo petto. Scese la scala. Il
sergente Cabrera lo guard con gioia, con invidia, con rabbia. Ci sei
cascato, finalmente, figlio di una puttana, grid, scaricandogli
addosso il primo manrovescio.

CAPITOLO 34.
SULLA CONVERSAZIONE TRA FORTUNATO E
IL PERSONERO DI RANCAS.

Il vecchio scorse i tetti di Rancas. Si ferm su
una roccia. Cinquantamila giorni prima, anche il Generale Bolvar si era
fermato l, la vigilia della sua entrata in Rancas. Fortunato avanz,
ansimando, lungo la viuzza. Nel gesso della faccia, gli indovinarono la
disgrazia. Stanno arrivando! Arriva la Guardia d'Assalto! Respirava
con la bocca aperta. Da che parte? Da Paria! Si sedette, sfinito.
Soccorso, soccorso, Vergine Maria!  arrivata la nostra ultima ora!
Bisogna fare qualcosa! Ci ammazzeranno come cani! Come sarebbe a
dire? L'uniforme  per difendere i peruviani, non per attaccarli!
Dov' il Personero? domand Fortunato. Uomini e donne dalle facce
angosciate si agitavano come impazziti nella piazza. Il vecchio pens,
senza volere, alle mosche istupidite dalla luce della lampada. Non
siamo mosche, disse ad alta voce. Cosa hai detto, Fortunato? Teodoro
Santiago si rifugiava nei suoi presagi di sventura. Peccato, peccato!
Perch non  stato terminato l'altare? Soldi per divertimenti e
corruzione se ne sono sempre trovati, ma per Diosito? Chi se n'
ricordato? Peccatori, corrotti, svergognati! Chiudi il becco,
cornuto! Svergognati, senza timore di Dio! In ginocchio! Silenzio,
cornuto! grid Fortunato, afferrando Santiago per i baveri ancora
abbruniti dalle lacrime per Tersilia Santiago. Silenzio! Gridare non
serve a niente. Bisogna lottare! Oggi ci giochiamo il tutto per tutto.
Armatevi di bastoni, di sassi, di tutto quello che trovate! Il tutto per
tutto! Avete capito? Ottanta mani sudice di lavoro raccolsero sassi.
Mentre si chinavano, videro arrivare il Personero Rivera. Da che parte
vengono? disse il Personero, correndo. Da tre parti, disse un
monello, ansimando. Da Paria, da Pacoyn e dalla strada! Dalla zona
delle fazendas, trecento uomini a cavallo seguivano il trotto del dottor
Manuel Iscariote Carranza. Ci ammazzeranno tutti! gemette una donna.
"Non spaventatevi, paparini! disse Rivera. Non succeder nulla. A
Villa de Pasco, Adn Ponce ha resistito alla truppa.  forse morto? Non
bada alla sua bottega? Non pi tardi di ieri l'ho visto che si beveva
una scodellona di brodo. Non succeder nulla. Facciamo le cose a modo!
Tacque bruscamente. Le facce superbe delle guardie d'assalto stavano
varcando la Porta di San Andrs. Qualcosa come cinquantamila giorni
prima la Porta era stata varcata dalle truppe del Generale Crdova,
cinque giorni prima che il suo reggimento fondasse in quella pampa la
Repubblica del Per. Ma ora stava avanzando la Guardia. A trenta metri
circa, piazzarono le mitragliatrici. Don Mateo Gallo -ben presto lo
avrebbero infagottato come una mummia!- guard affascinato le bocche
delle armi e gli parve che quei fori neri s'ingigantissero pi delle
bocche dei cannoni che aveva visto sfilare una volta nel Campo di Marte:
era un anniversario della battaglia di Junn. Un tenente magro, con la
faccia maculata di efelidi, maltrattato dall'altitudine, si fece avanti.
Rivera lo affront. Qual  il motivo, signori? domand con voce
assottigliata dal pallore. Lei chi ? Io sono il Personero di Rancas,
signor tenente. Io vorrei sapere... Perse la voce. Il tenente lo
squadr, ironicamente. Tre anni di servizio gli avevano insegnato che
l'uniforme arrochisce la voce anche ai pi coraggiosi. Il Personero
sudava per ricuperare la parola che gli si era rifugiata nelle budella.
Voleva parlare, informare il tenente che loro, i comuneros, calcavano
terre appartenenti alla comunit di Rancas, voleva dirgli che se gli
davano tempo gli avrebbe mostrato i titoli di propriet rilasciati dal
Tribunale di Tarma, pergamene emesse prima che il tenente, che il
bisnonno del tenente, nascesse, voleva fargli capire che la vita in
quella steppa nemica del sole era gi di per s un'impresa, che quei
pascoli non producevano nulla, che in quella pampa dove il sole scalda
un'ora sola, un sacco di sementi produce appena cinque sacchi di patate,
che i comuneros non sanno quasi cos' il pane, che solo nelle annate
buone potevano comprare ai loro bambini qualche biscotto, che loro...
Chi parl fu Fortunato. A cosa si deve la sua visita, signor tenente?
C' ordine di sgomberare. Voi avete invaso la propriet altrui. Abbiamo
ordine di farvi sgombrare. Ve ne dovete andare! E subito! Noi non
possiamo andarcene da questa terra, signor tenente. Noi siamo di qui.
Noi non abbiamo invaso niente. Sono gli altri che c'invadono. Vi d
dieci minuti di tempo. L'uniforme volt le spalle ai comuneros.  'La
Cerro de Pasco che invade, signor tenente. I gringos ci chiudono e ci
perseguitano come topi. La terra  di Dio. Io la conosco bene la storia
de 'La Cerro.' O forse la terra se la sono portata qui loro? Mancano
nove minuti. Lo squadrone dei repubblicani convergeva verso la Porta di
San Andrs. In questi posti non si sono mai visti recinti, signor
tenente. Noi non abbiamo mai saputo cosa era un muro. Fin dal tempo dei
nostri nonni, e prima ancora, le terre erano di tutti. N fili di ferro,
n recinti, n porte sprangate abbiamo mai visto, finch non sono
arrivati i gringos di merda. Sono stati loro a cominciare a sprangare. E
non solo hanno sprangato. Hanno anche... Mancano cinque minuti,
mormor l'ufficiale. Il vecchio guard le fiammate. Gli squadroni
avevano gi cominciato a incendiare le capanne. Perch incendiano?
Perch attaccano? Voi non rispettate n padre n madre! borbott. Voi
non sapete cosa vuol dire guadagnarsi da vivere. Voi non avete mai preso
in mano una vanga, non avete mai aperto un solco... Mancano quattro
minuti. Non dovete fare i prepotenti.  per proteggerci che il Governo
vi paga, signori. Noi non abbiamo mancato di rispetto a nessuno. Non
manchiamo di rispetto nemmeno all'uniforme. Indic il color cachi. Ma
quella non  l'uniforme della patria. Si afferr la giacca: Questi
stracci sono la vera uniforme, questi brandelli... Mancano due
minuti. La gente fuggiva, pesante di gemiti. L'incendio aumentava. Una
lacrima solc la guancia color rame. Ci trattano come bestie. Non
vogliono nemmeno parlare con noi. Se ci lamentiamo, non ci vedono; se
protestiamo... Io sono andato a protestare dal Prefetto. Io gli ho
portato le pecore, signor tenente. E lui che cosa ha detto? Il tenente
sfoder lentamente la pistola. Non manca pi niente, disse, e spar.
Una fiacchezza universale sgomin la rabbia. Fortunato sent che il
cielo si stava sfondando. Per proteggersi dalle nubi, alz le braccia.
La terra si spalanc. Cerc di afferrarsi all'erba, sull'orlo della
vertiginosa oscurit, ma le sue dita non ubbidirono e Fortunato rotol,
rimbalzando, fino al centro della terra. Qualche settimana dopo, nelle
loro tombe tranquille, placati i singhiozzi, avvezzi all'umida oscurit,
don Alfonso Rivera gli raccont il resto. Perch li avevano seppelliti
cos vicini che Fortunato ud i sospiri di don Alfonso e riusc ad
aprire un forellino nel fango con un rametto. Don Alfonso, don Alfonso,
chiam. Il Personero, che si credeva condannato al buio eterno,
singhiozz. Pianse per una settimana, poi si calm, e pi sereno, lo
inform che lui, Fortunato, era crollato al primo sparo, di schianto,
sul suo stesso sangue. E poi cosa  successo? Avrete capito che
faccio sul serio, grid il tenente. La gente si disperse come piume di
galline. Non riusc a fermarli. Vi do cinque minuti, avvert. E poi?
domand Fortunato, allargando pazientemente il forellino. Mi  venuto
in mente di far portare la bandiera. Tutti rispettano il Vessillo
Nazionale. Pensai proprio cos. Era una magnifica pensata, don
Alfonso! Ordinai di far portare la bandiera della scuola. Don Mateo
Gallo s'incaric di andarla a prendere. Hai fatto benissimo! Tu non
potevi abbandonare il tuo posto. Mi portarono la bandiera. Le guardie
avevano circondato Rancas. Tutta una cintura di uomini ci stringeva da
tre parti. Dalla strada di Paria era arrivato il dottor Iscariote
Carranza con trecento uomini a cavallo. Cazzo! Egoavil si avvicinava
con duecento uomini di Pocoyn, e dall'altra parte erano spuntati i
camion della Guardia d'Assalto, col Comandante Bodenaco in persona. e
allora? 'Cantiamo l'inno nazionale.' Non mi veniva la voce, don
Fortunato. Finalmente abbiamo cominciato: 'Somos libres, samolos
siempre. Io pensavo 'adesso si mettono sull'attenti e salutano.' Ma il
tenente si arrabbi. 'Perch cantate l'inno, imbecilli?' 'Butta per
terra quella roba!' mi ordin. Ma io non buttai per terra la bandiera.
La bandiera non si butta per terra. Su quella bandiera c'era uno stemma
ricamato che, se ben ricordo, c' costato seicento soles.  proprio
quello che ho pensato anch'io, don Fortunato, ma le guardie mi saltarono
addosso e mi massacrarono col calcio dei fucili. Ma io continuai a
cantare '...y antes niegue sus luces el sol de taltemos al voto
solemne...' S'infuriarono e continuarono a martoriarmi a pi non posso.
Mi squarciarono la bocca. 'Lasciala.' 'Non la lascio.' Allora mi diedero
una baionettata e mi tagliarono la mano. 'Lasciala.' Una sciabolata mi
stacc il polso. E gli altri? Erano scappati. Mi hanno lasciato
solo. E poi? Ho guardato il grasso della mia mano e ho pensato:
ormai mi hanno fottuto. E adesso come far a lavorare? E non ricordo
altro, perch subito dopo c' stata la raffica. E poi? Non so altro.
Mi sono risvegliato qui, consolato dalla tua voce, Fortunato. Io lo so
cosa  successo dopo, disse una voce violetta. Chi ? Chi ha parlato?
Sono io, Tufina. Hanno ammazzato anche te, vecchietta? Figli di
puttana! Non bestemmiare, Fortunato. Ricordati dove sei. Pensa a Dio.
Non si sente bene la tua voce, dona Tufina, disse Fortunato. Non puoi
aprire un buchetto? Non posso, ho le dita rotte. Me l'hanno
massacrate. Benedetti figli di puttana! Fa lo stesso, tenderemo le
orecchie disse Rivera. Ma raccontaci quello che  successo, mammetta.
Che ne  dei miei figli? I tuoi figli li ho visti. Piangevano sul tuo
corpo. Tua moglie gridava: 'Bandiera  bugia! Inno  bugia!' Sei
sicura di averli visti vivi? Pieni di sangue, ma vivi, don Alfonso.
Racconta quello che  successo dopo, dona Tufina, disse don Fortunato,
avvicinando l'orecchio alla terra. Tu sei caduto, don Alfonso. Le
guardie venivano avanti seminando morte. Le pallottole fanno lo stesso
rumore del granturco quando lo tostavamo. Proprio lo stesso rumore.
Venivano avanti; di tanto in tanto si fermavano e innaffiavano i tetti
di benzina. Le case bruciavano. Ho visto cadere Vicentina Surez. La
gente si  infuriata e rispondeva sassi. ~ caduto don Mateo Gallo." Era
l'unica resistenza?" No, non era l'unica. I ragazzini della scuola sono
saliti sulla collina e cercavano di spingere gi un macigno." Ma sotto
la collina non ci sono altro che pozzanghere!" Gi, le pietre non
rotolavano. E cos, non ce l'hanno fatta. Le guardie li hanno fatti
scappare a fucilate.  stato l che  caduto Marcelino." Quello che
aveva costruito lo spaventapasseri? Proprio cos, signor Personero.
Quando ho visto cadere il bambino mi sono sentita bruciare il sangue, ho
tirato fuori la fionda e ho spedito una sassata sul muso di una guardia.
Mi ha sparato con la sua mitragliatrice. Sono caduta di spalle, con la
pancia aperta. Sei morta subito? No, ho continuato a morire per
tutto il pomeriggio. E non ti ha aiutato nessuno? Chi avrebbe potuto
aiutarmi? Rancas era un fal. Incendi, urla, spari, fumo, pianti, ecco
cos'era. Povera dona Tufina! Ho vomitato la vita alle cinque.
L'ultima cosa che ho visto  stato il fumo delle bombe lacrimogene.
Zitti, sussurr Rivera. Zitti. Non sentite? Stanno mandando gi altri
morti. Chi saranno? disse Tufina. Se sono di Rancas, qualcosa
dovranno pur sapere, disse Rivera. Per non spaventare i becchini che
scavavano, rimasero in ascolto ma non parlarono pi. Finalmente il
rumore sordo delle palate di terra spense il brusio della mattinata.
Piano piano, delicatamente, cercarono di mettersi in contatto con
l'ultimo arrivato. Chi ? Chi  arrivato? Gli rispose solo il rumore
di una canzone dolcissima.  un angioletto, disse Tufina. Come ti
chiami, bambino? l'angioletto continu a cantare. Non ottennero alcuna
risposta, ma tre giorni dopo risonarono le palate di un altro
interramento. Chi ? domand Fortunato. Il ronzo dei padrenostro
s'infitt. Perdonami, Gesucristo, se non m'inginocchio! Scusami se non
ti bacio la mano! supplic il nuovo arrivato. Sono Fortunato, don
Teodoro! Ho peccato! Per mia colpa e per mia grandissima colpa tu sei
stato condannato e crocifisso! Calmati, don Teodoro. Il peggio  ormai
passato. Chi sei? Sono Fortunato. Non mettermi paura, Rospino.
Cosa ti  successo, don Teodoro? Come sono stato male, don Alfonso!
Il giorno del massacro le guardie mi hanno preso a calci nelle costole.
Ho sputato sangue. Non mi sono curato. Quello  stato il mio errore: ho
preso un colpo di vento. Ho patito due settimane. Solo ieri ho
riposato. Che novit ci sono lass? chiese, con naturalezza, Rivera.
Tutto all'aria, Personero! La polizia insegue tutti quelli che osano
protestare. Si sono portati via moltissimi uomini. Perfino l'Alcalde di
Cerro  finito in prigione. Tu avevi ragione, Rospino. Non  stato
Gesucristo a castigarci, sono stati gli americani. Ti sei convinto,
don Santiago? Mi hai convinto, Fortunato! Ma che cosa  successo?
s'impazient Rivera. I fazenderos vogliono far piazza pulita delle
comunit. Hanno visto che 'La Cerro' ci ha massacrati a suo piacere. E
loro ne approfittano. Vi ricordate della scuola 49357? La scuola di
Uchumarca? Il giorno dopo il massacro, i fazenderos Londono hanno
fatto chiudere la scuola. Hanno mandato via i bambini, hanno vuotato il
locale, hanno levato le tegole e quella che una volta era una scuola
adesso  un recinto per i porci. Ma, se la scuola aveva uno stemma
mandato da Lima? sbigott Rivera. Non ci sono bambini, ci sono maiali.
Succede la stessa cosa in tutta la pampa. Nel mondo noi siamo di troppo,
fratellini. Zitti, avvis Tufina. Viene ancora qualcuno. Chi sar?
Sar di Rancas? Lo sar! sospir Fortunato.
FINE.
