MANUEL VAZQUEZ MONTALBAN.
LA ROSA DI ALESSANDRIA.
FELTRINELLI EDITORE.
EDIZIONE 1999.
Apri un occhio soltanto, come se temesse che tutti e due insieme gli confermassero eccessivamente l'esistenza di quel cielo a
ventre d'asino, l'oscenit di quella pelle bigia e ostinata che insudiciava il lussuoso paesaggio tropicale, che trasformava gli alberi
in una infame turba di palme e banani di piombo ossidato.
Uno
speranzoso angolino di cielo azzurro si insinuava a nord-est.
"Maracas Bay."
Si disse con rassegnazione mentre racimolava le forze per
alzarsi dal letto e sedersi sulla sponda, sorpreso delle proprie
gambe nude, in attesa di un ordine, con l'ossuta prora delle ginocchia puntata verso la valigia aperta, mezza piena, da pi
giorni sempre in equilibrio sulla stessa poltroncina.
Rimase cos, con i gomiti sulle cosce, la faccia tra le mani aperte, e il peso della testa occupata dal primo piano del viso della ragazza
dell'agenzia di viaggi di San Francisco.
"Scelga Trinidad e Tobago.
Sono vicinissime.
Non se ne
pentir."
"Per me un'isola vale l'altra, voglio soltanto sole e palme.
Aruba, Cura~ao, Bonaire."
"Trinidad e Tobago.
Non se ne pentir."
Non gli era rimasta nemmeno la forza di pentirsi.
Guardava
tutti i giorni il cielo dalla finestra della sua camera all'Holiday
Inn e il ventre d'asino era sempre l, e c'era anche quell'angolo
di cielo azzurrognolo dove i suoi occhi erravano ripetutamente
giocando a nascondino con un sole tisico e schivo.
"Maracas Bay.'
Qualsiasi cosa, piuttosto che restare intr~ppolato a Port of
Spain, piuttosto che perlustrare di nuovo la rete di strade che lo
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conducevano alla Savannah, a quella stessa Savannah di tutte le
isole dei Caraibi, come un mal d'Africa diventato piazza-prateria, forse nessuna tanto enorme quanto quella di Port of Spain,
ma vadano affanculo loro e la loro Savannah, e il loro Giardino
Botanico e l'architettura coloniale della Woodford Square, e
tutte quelle pompose casone dell~ Maraval Road.
"Ha visto le Sette Residenze sulla Maraval Road?" gli avrebke chiesto ancora una volta il tassista ind.
"E stato lei a mostrarmele.'
"Gi.'
Una mano sul volante, un'altra lanciando indicazioni con le
dita scure, l'autista nominava i palazzi pi importanti del patrimonio architettonico di Port of Spain.
"Stollmeyer's Castle, White Hall, Roodal's Residence..."
L'oscurit che avvolgeva interamente l'isola faceva presagire la fine dell'anno e forse la fine del mondo.
Il tassista alzava
un dito bruno, un dito da gitano, verso il cielo.
"Tutto  cominciato dopo che sono saliti lass.'
"Chi  salito lass?"
"I russi e gli americani.
Da quando sono saliti lass, l'inverno  diventato estate e l'estate  diventata inverno.
Anni fa,
prima che salissero lass, non pioveva a dicembre."
Persino I,' albergo era scuro, costruito con la fiducia in un
sole inesauribile, con le sue tenebre aggravate dal lavoro svolto
al rallentatore per via dello sciopero del personale, che rendeva
sospetti le uova, il bacon, le macedonie di frutta, i fiocchi di
avena, la melassa, il burro, quasi fossero una foto ingiallita dei
tempi normali, di quei tempi pieni di camerieri felici, ma ora
archeologia da colazione nient'altro che un self-service per
clienti scettici nei riguardi di quei dipendenti con rivendicazioni sociali.
Tuttavia, una bella ragazza di cartone con il cappello
a cilindro scintillante di porporina faceva l'occhiolino proponendo il veglione di San Silvestro, Happy New Year 1984, cinquanta dollari tutto compreso.
"Buffet, orchestra, ballo.
Bevande escluse.'
Gli fece sapere la mulatta dalla bocca rosso sangue senza
sollevare lo sguardo dalla calcolatrice.
"Una prenotazione?"
"Una."
Dovette sillabarle nome e cognome.
"Gino Larrose...?"
"Gins Larios.'
"Gi...ns...
La...rios."
"Stanza trecentododici.'
"Pagamento in contanti.
Non posso metterlo sul conto."
E sul viso della mulatta apparve la soddisfazione davanti a
quel ritorno della concretezza dei soldi in contanti.
Il tassista
osservava da lontano l'operazione, con il sorriso a met strada
tra una riflessione interiore sul desiderio di festa dello straniero
e il saluto al cliente di tutte le mattine.
"Non buono.
Non buono."
Informava l'ind alzando le braccia verso il cielo e incrociandole poi sulla pancia.
"Non c' un'altra spiaggia su quest'isola?"
"A Chagaruamas Bay  coperto come qui e dall'altra parte
dell'isola c' vento e piove.
Manzanilla Bay  molto bella, ma
troppo vento e pioggia.
Il tassista scuoteva la testa infastidito dall'informazione che
era costretto a dargli giorno dopo giorno.
Sul volto, l'espressione tipica dello scienziato giapponese dei film, mentre comunica
al protagonista che il dinosaur~ gigante potr essere distrutto
solo da un'esplosione nucleare.
Gins gir la testa verso la ricezione dell'albergo dove la mulatta stava baciando se stessa in
un efficace tentativo di stendersi per benino il rossetto sulle
labbra, in quella penombra da natura rabbuiata che non riusciva a rimediare nemmeno una triste luce elettrica accesa gi di
mattina.
Tornare in camera, naufragare in una solitudine grigia
in attesa del miracolo del sole, andare a zonzo in una citt fin
troppo vista, senz'altro scopo che osservare il risultato degli incroci tra donna nera e ind, donna ind e olandese, olandese e
donna nera, spagnolo e donna ind, mulatta e ind, donna
olandese e mulatto, tutte le combinazioni razziali che, a detta
degli opuscoli turistici, trasformavano Trinidad in una vetrina
della babele delle razze, splendida come la spiaggia di Copacabana.
"A Maracas Bay, far bel tempo?"
"Se il sole si decide a spuntare da qualche parte, sar di
certo a Maracas Bay."
"Allora, a Maracas Bay.
E si butt nell'abitacolo del taxi pronto a sdraiarsi sul sedile posteriore e non vedere nulla di quella citt condannata all'eterna penombra.
"Stiamo passando per la Maraval Road.'
"Incredibile."
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"Non vuole vedere di nuovo le Sette Residenze?"
Non attese la risposta.
"Le chiamano k Magnifiche Sette, e vennero costruite all'inizio del secolo dalle sette famiglie pi abbienti della citt.
Il tassista continuava con la sua descrizione non tanto meravigliata quanto di routine.
"C' un posto al mondo bello come Trinidad?"
La domanda lo costrinse a sollevarsi e imbattersi nella prospettiva della Savannah circolante dietro il finestrino dell'auto.
"S."
Senz'ombra di dubbio, il tassista si era morso le labbra e
scrutava dallo specchietto retrovisore il viso sconcertato e nostalgico del passeggero.
"flBosforo."
"E un'jsola?"
"No.
E uno stretto che collega il Mediterraneo con il Mar
Nero."
"Si trova in Europa, no?"
"Credo di s.
Ma non m'importa, si disse lasciandosi cadere di nuovo sulla schiena.
Il Bosforo collega la mia infanzia con la mia morte.
Pens, e se lo ripet con una voce mentale che faceva da sfondo alla fantasticheria del Bosforo contemplato dal palazzo di
Topkapi.
"C' sempre il sole.
Nel Bosforo il sole c' sempre.
"Anche qui c'era sempre.
Il dito da gitano si alz di nuovo verso il cielo.
"Ma da quando sono saliti lass..."
"A suo parere, che cosa hanno combinato lass?"
"Hanno spostato il sole dove volevano loro e si sono spartiti vento e pioggia a loro capriccio."
"Prima di venire qui sono passato da Cura~ao e c'era un sole splendido."
"Vede? Come le dicevo.'
E l'ind gir il volto vecchio, saggio, con il suo sorriso sempre triste.
Al di l dei finestrini cominci a scorgersi la parata
di palme, banani, manghi, vaniglie rampicanti, jacarande, che si
stagliavano sullo sfondo ossessivo del cielo grigio.
Gins Larios
si lasci prendere dalla sonnolenza, cullato dal movimento di
quella macchina potente e ben curata, un arnese al servizio di
un mestiere che l'autista voleva promuovere a quello di cicerone nell'esaltazione dei meriti di Trinidad.
"E mai andato a un concerto di calypso? L'ho vista prenotarsi per il veglione di fine anno.
Il cenone all'Holiday Inn 
elegante quasi quanto quello all'Hilton.
Ma non si lasci sfuggire l'atmosfera cittadina e le prove di calypso per il Carnevale."
Per gli yankees di Trinidad
le ragazze hanno perso la testa.
Sono tanto gentili, raccontano,
che strapagano brutte e belle,
bevono mm e coca-cola,
e vanno a Point Camama.
Sia le mamme che le figlie
vogliono "lavorare" per qaalche dollaro.
L'ind gli strizz l'occhio dopo avergli canticchiato il calypso pi famoso di tutta la Storia del Calypso.
"Il calypso  la pi bella musica di tutti i Caraibi, ed  antichissima, pi antica del rock."
L'ind canticchiava dei calypso, un motivo monotono, come il cielo continuamente coperto.
"La diga."
Annunci il tassista, come tutte le mattine, come se Gins
avesse gli stessi occhi del primo giorno davanti a quel bacino
quotidianamente rivisto, nell'andare in cerca delle briciole di
sole di Maracas Bay.
Il segnale che avvertiva del pericolo di
frane si concretava negli arbusti piegati sulla strada, nelle pietre che, strappate dall'anima inconsistente del suolo della foresta, sembravano quasi morbide.
Di tanto in tanto, Gins si sollevava per scrutare il cielo e verificare se vi fosse sempre rimasto quell'angolo sereno a nord-est.
Il filtro grigio pareva rispettare quella finestra di luce e caldo, ma le nubi erano persistenti
e immediate come una minaccia totale, come un esercito concentrato alle frontiere, pronto a invadere la sola nazione bella e
libera rimasta al mondo.
A un tratto si accentu tutt'intorno la
luminosit e un raggio di sole gli bagn il viso con un calore
biondo.
Eccitato dalla promessa si raddrizz proprio quando la
macchina superava un tratto in salita e apparivano maestose, in
basso e in lontananza, le baie spumeggianti sotto il compressore della tenace mareggiata.
"Molto vento.
Ha una velocit di almeno sessanta chilometri orari."
L'autista gir la faccia da grasso gitano fegatoso verso il
cliente.
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"Se ne intende, di venti.
Ha uno yacht?"
"Sono un marinaio."
"Marinaio!" esclam l'ind con entusiasmo. "Non sono mai
uscito da Trinidad.
Non sono mai stato nemmeno a Tobago.
Ma da giovane mi sarebbe piaciuto fare il marinaio e navigare
lupgo il canale di Panama.
C' una nave che va da Vancouver
fino in Giamaica passando dal canale di Panama.
Lei fa il marinaio su quella nave?"
"Il mondo  pieno di navi."
"Lo so, lo so."
"La mia nave  come una fabbrica.
Premi un bottone e vai
a nord.
Ne premi un altro e vai a sud."
"Con il tempo faranno i taxi senza i tassisti.'
La malingorn'ca osservazione era in contrasto con il fragile
splendore della natura illuminata a Maracas Bay.
La macchina
parcheggi vicino ai capannoni degli spogliatoi e delle docce.
"Si goda il sole e non badi a me.
L'aspetto quanto sar necessario."
Con l'urgenza di un animale notturno che rifugge il sole,
Gins salt gi dall'auto e raggiunse il banco all'ingresso degli
spogliatoi.
Una donna ind gli consegn lo scontrino e gli mostr la disposizione degli armadietti dove riporre i vestiti.
Innanzitutto si svest nell'umida penombra di stanze di legno rattristato per l'eterna oscurit cui lo condannavano le alte palme
e la corrosione di una umidit gocciolante dalle docce, imperlandolo qua e l di stille d'acqua che sembravano vivere e riprodursi.
Usci dagli spogliatoi, cacci precipitosamente e alla
rinfusa abiti e scarpe nell'armadietto, e corse verso il mare che
avanzava e retrocedeva come una ruggente marea bianca e indaco.
Tre neri giovani e lenti salirono su garitte di legno e foglie di palma, da dove osservarono le evoluzioni dei bagnanti,
in questo caso del solo bagnante che avanzava battendosi a mani nude contro l'odio delle acque.
Con i saggi corpi adattati alle garitte-gabbie, gli occhi dei bagnini controllavano la distanza
del nuotatore dalle buche e dai mulinelli.
Infissi nella sabbia, i
segnali indicavano le zone vietate, ma la forza delle acque spingeva una e pi volte il solo bagnante verso gli strapiombi fatidici.
Allora i corpi giovani e indolenti recuperavano una ragione di essere, un fischietto argentato da vigile urbano appariva
tra le loro labbra immense, e i fischi si innalzavano sul fragore
del mare per avvertire il nuotatore.
Gins capiva l'avvertimento e lottava per allontanarsi dalla tentazione della morte.
Nuotava a bracciate cieche contro il mare irritato, rideva quasi gemendo quando picchiava con i pugni chiusi la faccia bavosa
delle onde pi alte.
Si beffavano della sua forza, lo staccavano
dalla mobile consistenza del fondo di sabbia e conchiglie bianche, lo sollevavano con finta dolcezza e lo spingevano verso il
largo o lo spostavano in diagonale, come se lo volessero trascinare verso i gorghi fatali.
Cerc una zona di mare pi calmo,
per riprendere fiato e toccare fondo con piede sicuro.
Ma nell'alzare gli occhi, constat che il cielo blu aveva perso la battaglia contro le nubi e contro il mondo intero, e che anche lui si
trovava sotto un esasperante tendone grigio.
E inoltre, il tuono
risuon come un avvertimento giunto dall'ovest trasformandosi
quasi senza indugio in una pioggia calda, inizialmente mite, poi
furiosa, come fili di pietra intenti a inchiodarlo, introiettarlo
nella sua battaglia persa contro gli elementi.
Rimanere l con
l'acqua al petto, con il diluvio sulla testa, con le acque del cielo
mescolate alle lacrime che gli uscivano a fiotti dagli occhi, con i
singhiozzi sempre pi incontrollabili.
Attraverso le cortine
d'acqua e di lacrime, il mare era un'opzione: o procedere verso
le profondit definitive e affondare per sempre la pietra scura
che gli occupava il cervello, o tornare in spiaggia per recuperare la penombra di una fuga frustrata.
Tuttavia, il tiepido mare
in cui era immerso lo avvolgeva con un calore protettivo, come
una coperta, il corpo di una donna o la sensazione di chiudersi
in una casa una sera di autunno, con la pioggia fuori dalla finestra.
In qualche luogo dove abitano i ricordi, cominci a crescere il viso della donna fino a occupargli tutta la testa per riversarsi poi fuori e diventare un orizzonte totale di lineamenti
diluiti dalle acque.
"Encarna," mormor scoppiando a piangere definitivamente, come se avesse a un tratto capito di essersi smarrito in una
citt sommersa.
"Se av,e,sse lasciato fare a me, capo, avrebbe speso moltissimo meno.
Carvalho era appena entrato nel suo ufficio, aveva freddo
nelle ossa e la leggera sensazione di aver sbagliato giorno o anno.
La voce di Biscuter gli sembrava un paesaggio sonoro senza
interesse e tard a notare la sua insistenza.
"E non mi dica che  un giorno speciale, avremmo potuto
comunque festeggiare nella sua casa di Vallvidrera, o qui.
Ho
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delle candeline che ho comprato in offerta nella cereria in calle
del Bisbe.
Sarebbe stato pi intimo, pi personale, ecco.
"Che bisogna festeggiare?"
"Capo,  proprio sfasato.
E l'ultimo dell'anno e hanno telfonato dal ristorante l'Odisea.
Ci hanno riservato un tavolo."
"L'ultimo dell'anno."
"Tavolo,, per tre: lei, la signorina Chaio e io.
Dovr portare
la cravatta.
"A te piace tantissimo portarla.
di "La cravatta mi dona quanto la corda dell'impiccato.
Guarun po' con che collo mi ritrovo."
Infatti, sembrava un collo accuratamente strangolato da un
boia insistente e lento.
"Ho anche comprato certe candele che ammazzano le zanzare.
"Qui non ci sono zanzare."
"Come precauzione.
Costavano pochissimo.
Quanto al ristorante, non ne sono convinto, capo.
Sar carissimo e ci rifileranno quattro porcherie."
"L'Odisea  un ristorante serio.
Il proprietario  un poeta."
"Non ci mancava che questa.
I poeti sono tutti dei morti di
fame."
Carvalho controll le chiamate telefoniche di cui Biscuter
aveva preso nota.
"Chi  questo Ga'lvez?"
"Mi ha detto che  giornalista, di avere avuto un sacco di
guai con la polizia, di essere stato rapito da quelli dell'Eta per
non so quali pasticci della Sofico.
Vuole raccontarle tutta la verit sul canale di Panama.'
"Sul canale di Panama so gi quanto basta."
"Ha detto che avrebbe richiamato."
"Se richiama gli dici di contattare l'ufficio degli oggetti
smarriti del Psoe.
E questo Federico ui di Castiglia e Le6n?"
"Un matto da legare, capo.
Dice di essere il pretendente legittimo della corona di Castiglia e Le6n e che gli estremisti lo
vogliono sequestrare per spodestare il re Juan Carlos e mettere
lui al suo posto.
Ma non vuole perch  un repubblicano.
Mi
pare di aver scritto tutto proprio come me lo ha detto."
"A quanto pare stamane hanno svuotato i manicomi.
Preparami qualcosa per colazione."
"Vuole che le scaldi le crepe di piedini di maiale e l'alioli
avanzati da ieri?"
"Preferirei un panino di pesce fritto, freddo, con peperoni
e melanzane.
Il pane, al pomodoro."
Biscuter emise il suono di un motore a scoppio nel momento di imboccare la dirittura finale del Gran Premio di Montecarlo e and di corsa in cucina.
Carvalho gett il notes in un
angolo della scrivania un po' pi sgombro dall'assortimento di
articoli di cartoleria, la maggior parte obsoleti.
Sapeva che tra
quelle carte si trovava lo scontrino per ritirare due vestiti rimodernati da un sarto di Sarri, ma cercarlo era un compito che
lasciava per il 1984.
"Domani  un altro giorno."
Aveva invece fretta di chiamare un numero di telefono che
si era segnato su una scatola di cerini.
La signora Valdez era in
casa, chi la voleva? La Benemerita, rispose Carvalbo e cominci a vedere se stesso che telefonava alla signora Vldez fino a
quando la voce femminile lo costrinse a tornare nella propria
pelle.
"Sono un detective privato ingaggiato da suo marito per tenerla d'occhio, signora.
Sono appena tornato dall'aeroporto.
Suo marito mi aveva dato appuntamento li per pagarmi e filarsela."
"Filarsela? Ma  impossibile.
Proprio stasera abbiamo una
cena.
"La r,,imandi.
Suo marito  partito per le Maldive con sua
cognata.
"Quale cognata? Mia cognata?"
"No, la cognata di suo marito."
"Mia sorella?"
"Ci sono altre alternative possibili, ma temo di si.
Sono io
ad avvertirla perch era compreso nel prezzo.
Suo marito  una
rara mescolanza di sadismo e masochismo.
Quando l'ho informato della sua condotta, e intendo quella sua, signora, ha aggiunto cinquantamila pesetas di extra perch fossi io a telefonarle."
Taceva ma non piangeva.
"Di che cosa l'ha informato?"
"Dei suoi incontri con don Carlos Prats Gasolf nell'albergo
a ore dell'avenida del Hospital Militar, meglio conosciuto come
la Caslia Verde."
"Lei era li?"
"In due o tre occasioni ho avuto la fortuna di vederla entrare."
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"Il suo  un mestiere ripugnante."
"Tutta colpa della morale comune.
Siete stati voi ricchi a
volerla.
Di che vi lamentate? Cambiatela e noi detective privati
saremo di troppo.
Nel frattempo sono solo un detective di professione che fa il suo dovere.
Suo marito rimarr alle Maldive
fin dopo l'Epifania.
Dopo pensa di andare a vivere nella Repubblica ~ominicana.
Ha lasciato a sua disposizione, signora, il
conto dell'Hispano Americano; invece, quelli del Central e della Banca Catalana, li ha prosciugati."
"I migliori."
"Accade spesso.
Prima si dilegua la passione, poi l'amore e
poi persino l'affetto e la consuetudine di vedersi.
Infine, si dileguano i conti correnti."
"E tutto questo, perch non me lo ha detto lui di persona o
per iscritto?"
"Per iscritto sarebbe una prova legale, e a voce uno sforzo
senza contropartita.
Nel poco tempo che ho frequentato suo
marito ho potuto notare che detesta affrontare faccia a faccia i
suoi problemi.
"Non voglio sentire mai pi la sua voce schifosa.'
"Tranquilla.
Di solito non lavoro gratis.
Con lei ho
chiuso."
Attacc il ricevitore e si disse: merda.
Biscuter trasportava
il peso di un solido panino che gli mise davanti come una offerta sacra.
"Ti ho chiesto un panino, non un nasello intero."
"Per quanto ho sentito, si  alzato di buon'ora e ha bisogno
di rimettersi in forze.
Il pesce contiene un sacco di fosforo.
Fa
bene alla memoria."
"Di memoria ne ho fin troppa, Biscuter.
Uno di questi
giorni chiudo l'ufficio e tu e io ce ne andiamo insieme a colonizzare l'Australia.
"E la signorina Charo?"
"Charo  molto indipendente."
Ma Charo era h, sulla porta, con le guance arrossate e il respiro affannoso.
"Meno male che ti ho trovato, Pepe.
Ho telefonato a casa
tua e non c eri.
"La cena  per stasera."
"Non parlarmi adesso di cene.
Devi aiutarmi, per favore,
no, non dire niente.
Lascia che ti racconti.
Beh.
Non so da che
parte cominciare.
Charo teneva la porta aperta con una gamba mentre l'altra
era entrata solo un po' nell'ufficio.
"Stavo per mangiarmi questo panino."
"Stavamo parlando proprio di lei, signorina Charo."
"Per favore, Pepe, per favore.
Biscuter, riporta il panino in
cucina.
Aspettami, torno subito.
Torno con qualcuno.
Pepe,
qualche volta ti ho parlato di ,mia cugina Mariquita.
La figlia di
una sorella di mia madre, di Aguilas, te ne ho parlato, Pepe, ne
sono sicura.
Devi riceverla.
Le  capitato un guaio enorme.
Non a lei personalmente, a un'altra mia cugina, a Encarnaci6n.
Anche di lei ti ho gi parlato.
Quella di Albacete.
Non muoverti.
Torno subito."
Un volo di impermeabile la port via da dove era venuta.
Carvalho ordin a Biscuter di togliere di mezzo il panino e si
appost davanti alla porta dell'ufficio come se fosse stata il sipario di un palcoscenico.
Squillavano i campanelli.
Si spegnevano le luci.
Cominciava la recita.
"Non ti daremo fastidio.
Faremo in un attimo.'
Charo apriva la parata e il sorriso, senza guardare in faccia
Carvalho, per non vedervi la tempesta o il fastidio.
Dietro di
lei cercava di proteggersi quella che evidentemente era la cugina Mariquita, una cinquantenne con capelli permanentati e bei
lineamenti segnati, una donna ampia, bruna e troppo invecchiata.
E come se le due donne fossero un ostacolo da superare,
sgattaiolarono da dietro i loro fianchi, da destra e da sinistra,
due giovani.
Uno sembrava un concertista di violoncello ultimo
grido, capelli ricci e occhialini-giocattolo, l'altro un contabile di
banca romantico, con il farfallino, ed era miope, biondo, coi
capelli malaticci e un pallore da plenilunio.
Il concertista studi
il posto, esaminando gli oggetti come per farne l'inventario, e
Carvalho come se fosse un aggeggio insignificante.
Il contabile
si cerc invece una sedia, la port in un angolo della stanza e
vi si sedette accavallando le gambe, cercando di guardare da
tutte le parti tranne una: quella dove si trovava Carvalho.
Il
detective stava per interpellarlo quando la voce di Charo dett
le condizioni dell'incontro.
"Mia cugina Mariquita, Mariquita Abellan, non ti avrebbe
disturbato se la faccenda non fosse stata grave.
Questo  Andrs, suo figlio, e quest'altro Narcfs Pons, un amico che li ha
aiutati molto in un simile momento."
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Il presunto contabile sorrise, allungando la linea della bocca, una fessura in una faccia di marmo lardoso.
"Sono venuti i ragazzi perch su mio marito non si pu fare affidamento."
"Su suo marito non si pu fare affidamento."
Era evidente che sul marito di Mariquita non si poteva fare
affidamento.
Carvalho non era' disposto a facilitare le cose e rimase in una poco interessata osservazione di quanto accadeva
al di l della sua scrivania.
Charo cercava qualche sedia e Mariquita si mordicchiava le labbra.
Andrs ora lo guardava, con il
ritmo dei pensieri segnato dal saliscendi di un pomo di Adamo
enorme.
Il contabile si abbassava l'orlo dei pantaloni per coprire l'evidenza di un paio di polpacci magri, bianchi, glabri, venosi, da quanto lasciavano intravedere gli orli dei calzoni grigio
marengo e la stretta frontiera dei calzini inspiegabilmente marroni.
"Questo passo lo doveva fare mio marito," dichiar di colpo la cugina di Charo, come per rimproverare all'assente la sua
cattiva condotta.
"Mi sta venendo voglia di conoscerlo.
Deve essere un tipo
notevole," comment Carvalho parlando quasi alle carte che
spostava sul piano della scrivania.
"Non sta bene.
Mio marito non sta bene."
E Mariquita si tocc la tempia con un dito.
"Pensa molto e pensare fa male, so,prattutto quando si ha
tanto tempo.
Mio marito  disoccupato.
"E l'ombra di quello che era."
Charo si era procurata una sedia e si era seduta pi vicina a
Carvalho che ai suoi accompagnatori.
"Se tu l'avessi conosciuto qualche anno fa, Pepe, un fenomeno.
Divertente, allegr~, forte...
Perdere il lavoro e vedercelo
crollare  stato tutt `uno.
Mariquita aveva tirato fuori da qualche parte un fazzoletto
e si asciug con un lembo l'angolo di ciascun occhio, infastidendo in modo evidente il figlio, che scosse la testa e volt lo
sguardo verso una delle pareti laterali, come se non volesse presenziare all'emozione della madre.
"Te ne avevo gi parlato, Pepe.
Si tratta di un'altra mia cugina, una sorella di Mariquita, mia cugina Encarnacin.
Qualche volta te ne ho parlato."
Carvalho non era disposto ad ammetterlo, ma Charo non
intendeva desistere.
"Era la sorella minore di Mariquita, lo sai di chi parlo,
quella che aveva preso un'altra strada.
S5 era sposata benissimo
ad Albacete, anche se la famiglia  di Aguilas, lo sai dove sta
Aguilas, dalle parti di Cartagena e Mazarr6n, in quella zona.
Ma Encarnita aveva sposato un signore di Albacete e viveva ad
Albacete.
Non si pu dire che le due sorelle fossero rimaste
molto legate."
"Quasi per niente.
E quanto mi dispiace," interruppe Mariquita con gli occhi tormentati dal bruciore delle lacrime trattenute.
"Beh, ma non si tratta di questo.
E accaduto che qualche
mese fa... ma raccontaglielo tu, avanti, che sai meglio come sono andate le cose." Mariquita sospir e si rivolse al figlio con
voce da raffreddore. "Vuoi spiegarlo tu, piccolo mio?"
"Sai benissimo che me ne sbatto di tutta questa lagna."
"Lui, di questa lagna, se ne sbatte," ripet Mariquita in tono canzonatorio rivolgendosi a Carvalho, come se ne cercasse
la comprensione davanti all'inesistente collaborazione del figlio.
"A me hanno insegnato a rispettare i morti," grid la donna
nella direzione delle spalle del figlio.
Il ragazzo si limit ad annuire, con un cenno della testa, senza voltare la faccia. "Dopo
quello che  accaduto non riesco pi a dormire.
Tutte le notti
mi appare il cadavere di mia sorella che mi supplica: `Mariquita, Mariquita, aiutami tu, dammi la pace, dammi la pace, Mariquita'.
Scoppi a piangere e tra balbettii e soffocamenti si lament
della sua sorte di donna sola, praticamente sola per affrontare
qualcosa di tanto orribile.
"Poverina.
Come me l'avevano ridotta.
Mamma mia adorata.
Come me l'avevano ridotta.
Poverina."
Biscuter si era affacciato dalla porta di comunicazione tra
l'ufficio e il cucinino richiamato dal pianto incontenibile della
donna.
Si asciugava le mani senza sapere dove posare gli occhi,
senza sapere chi si fosse reso colpevole di una simile afflizione.
"Perche, sai, Pepe, e stato orribile..." intervenne Charo, e
chiuse gli occhi e la bocca.
Il silenzio che segu contribuiva a sottolineare il filo di
pianto che usciva dalle labbra serrate della donna.
Il figlio aveva girato la faccia verso gli altri e guardava la madre con compassione e impotenza.
Il contabile sembrava aspettare che l'orchestra gli desse l'attacco per entrare nella conversazione e si
preparava all'incombenza.
Immagazzinava aria nei polmoni, si
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schiacciava i rimasugli dei suoi capelli con le mani, introduceva
un dito tra il colletto della camicia e la pelle per sentire libero
il passaggio dell'aria dai polmoni al cervello.
Ma fu il figlio ad
affrontare C arvalho.
"Deve capire che hanno ridotto mia zia da far piet.
Un
macello.
Avevano ridotto il cadavere da far piet.
Era proprio
uno strazi<S.
Uno strazio.
Sono andato con mia madre per il riconoscimento ed ecco...
Roba che non si dimentica.
Nulla a
che fare con un essere umano.
Il cadavere era un vero strazio."
Charo e Mariquita annuivano con la testa, fiduciose che
Andrs avrebbe trovato abbastanza coraggio per finire di raccontare i fatti.
Ma il ragazzo sembrava soddisfatto della recita
e si ritirava di nuovo nella sua distaccata contemplazione della
parete laterale destra, dove Biscuter era diventato l'unico paesaggio, la natura morta di un pupazzo rotto.
"Se mi consentite, giacch si tratta di affari di famiglia, ma
visto quanto  difficile per voi:iltri, com' logico, spiegare la situazione, vorrei chiedere la parola."
Aveva parlato il viso pallido e a Carvalbo rimase il dubbio
se i suoi occhi sorridessero o si limitassero a tentare di risalire
le profondit oceaniche delle diottrie.
La famiglia Abellan abdico al proprio protagonismo e apr un corridoio di silenzio lungo
il quale si fece avanti quel viso bianco invetriato.
"Ha un'idea esatta di quel che cercano di spiegarle?"
Carvalho neg con la testa.
"Lo supponevo.
Loro hanno parlato con il cuore.
Io lo far
con la testa.
Quando dicono che il cadavere era uno strazio intendono dire che quando  stato rinvenuto era smembrato, disossato.
Prima hanno trovato il torace e l'addome dentro un bidone, in mezzo a uno sterrato.
Tutto il resto, seppellito approssimativamente.
Vicino alla Colonia Gell.
E nemmeno quelle
parti erano intere.
Erano stati strappati i genitali, dentro e fuori, vale a dire, che il corpo era stato interamente svuotato, ripeto, interamente, degli organi sessuali e riproduttori."
Il suo era ora il sorriso di un cinese paziente in attesa dello
svenimento degli interlocutori.
Carvalho lasci vagare lo sguardo per gli angoli dell'ufficio e trascur l'evidente raggelamento
provato dal corpo di Biscuter, lo sforzo per non piangere che
rimpiccioliva quello di Mariquita e l'inatteso interesse per le
formiche dimostrato dagli occhi di Andrs.
"Ma non  tutto.
Si erano anche accaniti sul torace e sull'addome e si pu dire che soltanto il cuore, un polmone, l'esofago, lo stomaco, il fegato, i reni e il pancreas fossero organi
identificabili.
"Niente male davvero," comment Carvalho dopo una raschiatina di gola.
"Ma, ripeto, il corpo era stato disossato con rara perizia,
con la perizia di un anatomista.
Lei si domander come con cos pochi e mutilati elementi si sia potuti giungere alla conclusione che il cadavere fosse quello di Encarna Abellan."
Fece una pausa in attesa che Carvalho confermasse la validit della domanda.
Carvalho non volle frustrarlo e chiuse gli
occhi.
"Mi ascolti bene,  una storia curiosissima.
Ho parlato con
il medico legale, perch io mi sono sempre interessato di criminologia, e non che vada in cerca di medaglie, ma questa consultazione professionale  dovuta soprattutto ai miei consigli, accettati di buon grado dalla famiglia Abellan.
Ebbene, il medico
legale, nel prendere in esame i resti, aveva notato una cicatrice
su un brandello di carne che sembrava corrispondere all'addome.
Poi  stato spiegato che non si trattava di una cicatrice
perch non erano riscontrabili i punti di sutura, di solito presenti in una cicatrice.
Infine, un esame pi dettagliato ha fatto
desumere che si trattava effettivamente di una cicatrice dovuta
a un'operazione di isterectomia, e da l si  cominciata a prospettare la possibilit di identificazione del cadavere, possibilit
che ha portato addirittura a stabilirne l'identit: Encarnaci<5n
Abelln era stata sottoposta a isterectomia."
"Lei  medico o studente di medicina?"
"No," rispose il contabile, con gli occhietti chiusi e un sorriso deliziato per l'interesse suscitato in Carvalho.
"Intellettuale?"
"No.'
"Eppure sembra un ragazzo colto."
"Cerco di esserlo.
Sono autodidatta."
Introdusse una mano piccola, stretta, bianca, nel taschino
della giacca, che ne usc armata di un biglietto da visita subito
consegnato a Carvalho:
NAitcfs PoNs PUiG
Autodidatta
Ronda de Sant Pere, 17
Carvalho giocherell col cartoncino e studi l'autodidatta
per filo e per segno.
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"Abbiamo ormai il cadavere squartato e identificato.
Che
altro?"
"Il rinvenimento ha avuto luogo tre mesi fa.
La polizia non
ha trovato ancora l'assassino.
Modestamente, posso dirle di
avere qualche idea sulla faccenda.
Sono un amico di famiglia,
ho seguito il~aso fin dall inizio.
"E io, che c'entro in tutto questo?"
Fu Charo ad anticipare l'espressivo sbracciarsi della cugina
per dire:
"Vogliamo che tu dipani questa matassa".
"Posso darvi qualche consiglio gratis e poi chi si  visto si 
visto."
"Non vogliamo consigli.
Vogliamo che tu svolga le indagini."
"Due cugine, un figlio disubbidiente, un autodidatta...
Non
manca che un cliente."
"Sono io il cliente," disse Charo con decisione mentre si
metteva la borsa sul grembo, come in attesa di qualsiasi richiesta di denaro da parte di Carvalho.
Si fissarono negli occhi.
Lo sguardo di Charo era di sfida.
Quello di Carvalho di scetticismo.
"Mia madre, Pepe, mi parlava sempre di un viaggio fatto
da ragazza, in nave, fino ad Agu4as.
Mio nonno era agente di
pubblica sicurezza, era nato ad Aguilas e voleva che la figlia
maggiore conoscesse il borgo dove era nato.
Prima 4ella guerra
c'era un regolare servizio di linea tra Barcellona e Aguilas, forse perch quello di Aguilas era un porto importante o chiss
per quale altra ragione, fatto sta che mio nonno mise la mamma sotto la tutela di un amico di giovent, imbarcato sul Maria
Ramos non so a quale titolo,  un peccato che la mamma sia
morta, perch talvolta certe cose che lei ricordava io non riesco
pi a ricordarle, ed  un peccato che vadano persi i ricordi delle persone che ti hanno voluto bene, ho rimorsi di coscienza
perch perdo i ricordi della mamma, sono sicura che lei me li
raccontava perch io li conservassi.
Mia madre and ad Aguilas
dove rimase per una lunga estate in casa dei genitori di Mariquita ed Encarnaci6n, c'erano anche altri fratelli, ma non so
che ne sia stato di loro, erano grandi, uno sta in Germania,
credo, e l'altro faceva il rottamaio a Torre Baro', anni fa, ti
parlo di... ma a che serve.
A quei tempi Mariquita era una
bambina ed Encarnaci6n non era ancora nata.
Per mia mamma
fu l'estate pi felice della sua vita.
Alcuni nomi di quell'estate
sono entrati a far parte della mia memoria, come se avessero
qualcosa a che vedere con la mia vita: la spiaggia dell'Hornillo,
il rond di Aguilas, la Casita Verde, l'arena, la calle Caflerfa
Mta, la gelateria Sirvent, un ventaglietto con la pubblicit del
Linimento Sloan, il fotografo Matran.
Il ventagJietto l'ho visto
in casa mia, in quella che era la mia casa.
Ad Aguilas la mamma aveva avuto il suo primo pretendente, un barbiere, e Mariquita gli reggeva il moccolo nelle loro passeggiate.
Pur essendo
soltanto una bambina, Mariquita lavorava gi allora nell'industria dello sparto, nelle fabbriche di salamoie o all'imballaggio
di fichi secchi, non ricordo bene, forse si trattava di una fabbrica di conserve, di capperi e altri sottaceti.
Poi venne la
guerra, la guerra fin, laggi in meridione c'era molta miseria e
quasi tutti i membri della famiglia di mio nonno un po' alla
volta emigrarono a Barcellona.
I miei genitori vivevano nella
casa dei nonni e fin da quando sono nata ricordo quella casa
come un rifugio provvisorio di immigrati.
Alcune flotti non potevo nemmeno dormire con la nonna e mi improvvisavano un
lettino con due sedie e una tavola di legno che mia madre adoperava per i suoi lavori di cucitrice a domicilio.
Ero piccolissima, ma ricordo l'arrivo di Mariquita con i suoi genitori e una
bambinetta, poco pi che una neonata, era la sorellina Encarnaci6n, era molto malata, aveva una grave infezione alle orecchie e il medico della mutua le prescrisse la penicillina, pensa
un po', la penicillina, allora sembrava qualcosa di magico, quelle boccettine, quasi dei giocattoli, e vivevamo come un gioco
quel miscelare la polverina bianca con l'acqua distillata.
Rimasero da noi per qualche mese fino a quando trovarono una baracca a Torre Bar6, che gli aveva procurato il loro figlio maggiore.
Per loro le cose non andarono tanto bene.
Mariquita trov da lavorare alla Aismalibar, poi si spos ed ebbe dei figli,
quello che tu hai conosciuto oggi  il mediano.
Ma ai vecchi le
cose non andarono tanto bene.
Lui mori di tubercolosi e lei se
ne torno ad Aguilas con la piccolina, con Encarnaci6n, per assistere una vecchia zia ricca, mi pare il solo parente ricco mai
avuto in famiglia.
Dopo di allora le due sorelle sono vissute ciascuna per conto proprio, e in modo assai diverso.
Mariquita
spos un bravo ragazzo, gran lavoratore, conosciuto alla Aismalfbar.
Encarnaci6n cominci a lavorare, prima come servetta in
casa di un medico di Cartagena, poi nelle industrie dei Mun~oz
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Calero, un altjo nome che mi  tornato improvvisamente alla
memoria, ad Aguilas, sempre di fichi secchi o capperi, credo.
E
poi a un tratto capit l'imprevedibile.
Conobbe un villeggiante
altolocato, un figlio di pap di Albacete che si preparava per il
concorso di notaio, ma la sua famiglia aveva tanti soldi che lui
non ~eva bisogno di fare n il notaio n niente.
Nessuno in famiglia ha mai capito come andarono le cose.
Si conobbero.
Si fidanzarono.
Si sposarono, doj>o di che Encarnita smise di esistere
per la famiglia, tornava ad Aguilas solo di tanto in tanto per vedere la mamma, e la invit una sola volta ad Albacete per trascorrere insieme le feste natalizie.
Mia zia si ammal e Mariquita
la prese con s a Montcada, e quando la zia peggior non pot fare altro che ricoverarla agli Hogares Mundet dove l'avrebbero
accudita.
Quando la vecchia mori, Encarna venne ai funerali, ma
senza il marito, e, ragazzo mio, manco fosse stata Grace Kelly in
persona, non puoi immaginare che signorona.
Con quel che costava uno solo dei suoi abiti io mi sarei vestita un anno intero, e
tieni presente che io non ho di che lamentarmi, immagina quindi
la povera Mariquita o gli altri parenti.
Nessuno credeva ai propri
occhi.
Per di pi viaggiava su una macchina a noleggio con l'autista, proprio lei, quella bamboletta piagnucolosa che avevamo tenuto in casa nostra da bambina, con un'infezione alle orecchie
che le dovettero pungere per liberarle dal pus.
Glielo dissi, le
spiegai tutto quanto ed ebbi l'impressione che non le piacesse ricordare quegli anni.
Molto gentile, questo s, ma pi fredda dei
miei piedi in inverno, Pepe, pi fredda di una ambasciatrice al
Polo Nord, non ridere, Pepe, perch io ne provai una gran pena,
sembrava quasi che dovesse salire sui tacchi per sembrare pi alta di noi.
Tutto il resto lo so perch Mariquita me l'ha detto.
E
stato trovato il suo cadavere, beh, i pezzi di cui ti ha parlato
quello sbarbatello, alcuni in un bidone, altri seppelliti frettolosamente a Sant Boi, dietro la Colonia Gell, un cane li ha annusati, ha cominciato a grattare per terra e sai gi quel che  saltato
fuori.
Quando sono riusciti a identificare quel macello hanno
chiamato il marito ed  da lui che la famiglia  stata informata
dell'accaduto.
Nessuno si spiega cosa stesse facendo a Barcellona, la poveretta, anche se il marito ha dichiarato che di tanto in
tanto sua moglie veniva a Barcellona per delle visite mediche,
una volta per i reni, un'altra per gli occhi, non avevano figli e a
quanto pare Encarna era diventata un po' nevrotica.
Da quanto
risulta  stata uccisa a botte e poi fatta a pezzi per renderla irriconoscibile, non so,  tutto molto confuso e nessuno ci capisce
un bel niente, fatto sta che il marito non ha voluto sapere altro
e, in un baleno, se n' tornato ad Albacete, nessuno l'ha mai
visto versare una sola lacrima e ha lasciato la povera Mariquita
distrutta, distrutta sul serio, Pepe, tant' che non riesce pi a
chiudere occhio e continua a chiedersi che altro avrebbe potuto
fare per la ragazzina, come lei la chiama, e anche se io le dico
di no, che con noi si dava tante' arie, che sembrava avere proprio tutto, di non aver bisogno di nulla e di nessuno, Mariquita non si lascia convincere e, proprio quel che ci mancava, si
mette di mezzo questo sbarbatello, l'autodidatta come tu lo
chiami, che passa a quanto pare le giornate a fiutare le tracce
di questa storia e si ostina a dire che qui gatta ci cova, che c'
qualcosa di oscuro, di sinistro in questo delitto e che non lo si
pu attribuire a un violentatore spaventato con tanta voglia di
togliersi il cadavere di dosso.
Qui c' un regolamento di conti,
insiste lo sbarbatello, e a Mariquita non mancava che questo
per scervellarsi un giorno dopo l'altro e non vivere pi, e in aggiunta, col marito disoccupato, mezzo matto, un ragazzo che fa
la naia, l'altro mezzo allo sbando perch tossicodipendente e ricercato dalla polizia per spaccio di droga, due bambini piccoli
che le costano ancora un occhio della testa e quell'altro ragazzo
che hai gi conosciuto, che vuole studiare e fare il giornalista,
il che significa che  lei a portare tutto il peso sulle spalle.
Mi
fa tanta pena e voglio aiutarla, inoltre lei  tutta la famiglia che
mi  rimasta e so che a mia madre farebbe piacere che le dessi
una mano.
Finch  vissuta, mia madre ha sempre ricordato i
compleanni e gli onomastici di tutti i parenti.
Io ti pago quel
che ci sar da pagare, e lo sbarbatello ha detto che anche lui
scucir dei soldi, non so perch, ma quel tipetto segue la faccenda con molto interesse,  amico di Andrs, il figlio di Mariquita.
Se il marito di Encarna viene a sapere che il caso non 
chiuso, forse anche lui vorr partecipare alle spese.
Che ne
dici?"
Il viso di Charo  soltanto un paio di occhi che brillano
nella penombra.
Una lingua di luce gialla esce dalla porta che
collega l'ufficio al piccolo spazio dove Biscuter o fa il re dei
fornelli o dorme.
Ora si sta lavando, si sentono la pioggia della
doccia e un fischietto d'animale felice che risuscita il motivo di
C'est si bon.
"Ti chiedo scusa, Pepe.
E stata quasi un'aggressione, ma
Mariquita mi ha telefonato ieri, mi ha raccontato tutto e non
sapevo a chi rivolgermi.
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Si sono accese sulle Ramblas le ultime luci del 1983, domani
illumineranno un nuovo anno, una sferzata del tempo scudiscia
il cuore di Carvalho, o forse si tratta di un battito che segue a
ritroso la storia raccontata da Charo.
Sono le sette della sera.
Qualcuno ha ridimensionato la sera, l'ha messa all'ora precisa,
come ha messo il Jingle Bells che filtra da un negozio di dischi
nelle vIcinanze, e s'impadronisce del flsehiettio di un Biscuter
pronto a vivere l'emozione di finire l'anno in un ristorante di
lusso a tu per tu con Carvalho e Charo.
I sentimenti zuccherano
il sangue, pens Carvalho.
"Hai qualche foto della defunta?"
Charo cerca e ricerca nelle profondit della borsa e tira finalmente fuori una busta blu che porge a Carvalho.
Accende la
lampada a braccio flessibile, e la foto che esce dalla busta rimane come un uccello prigioniero nella mano di Carvalho sotto la
crudezza della luce bianca.
"Qui era ancora bambina."
"E la foto conservata da Mariquita.
Aveva sedici anni.'
Una ragazza delicata e bruna, con grandi occhi, neri, e una
bocca che si sarebbe detta sensuale nonostante l'eccessivo rossetto, sullo sfondo qualche coppia che balIa e un framm,ento di
orchestra, Orquesta Fascinacin, e sul verso della foto: "Aguilas,
agosto 1956", "Ballando La nin'a de Puerto Rico, baci" e una firma da scolaretta con poca voglia di scrivere, un "Encarna" cicciotto come una patata, circondato da un ghirigoro che sembra
una frontiera tra il nome e il resto del mondo.
Di nuovo la faccia sotto la luce, e nonostante il flash antiquato di un fotografo
di paese, c' qualcosa nell'atteggiamento del corpo della ragazza
che costringe gli occhi di Carvalbo a rifare il percorso: un esserci e non esserci, un guardare e non guardare, un sorridere e non
sorridere, una foto-ricordo convenzionale e affettuosa, senza
dubbio ordinata dalla madre per spedirla alla sorella, perch veda il tuo vestito nuovo, ma la ragazza era altrove.
"Era bella.'
"Molto carina, molto fine.
Anche mia zia era molto bella, e
Mariquita non  affatto un mos,,tro, anche se la poveretta si 
tanto sciupata con la vita che fa.
"Non avete qualche foto pi recente? Lettere?"
Charo nega con la testa e Carvalho ripete il no come parlando con se stesso.
"Lo sai che cosa mi chiedi? Di disseppellire un caso che puzza di marcio, un brandello di carne dopo l'altro, senza l'aiuto
della polizia, senza che il marito se ne interessi minimamente,
mentre a interessarvi siete solo tua cugina, tu e quel rompiballe
dell'autodidatta, al quale, a onor del vero, non ho chiesto in
quale materia fosse autodidatta."
"Ha un negozio di elettrodomestici a Montcada."
"Un cliente solvente."
Biscuter irrompe nella stanza e se ne impadronisce accendendo la plafoniera.
"Come sto?"
Indossa una giacca di velluto a coste nera, pantaloni grigi,
camicia blu coi gemelli di argento e una cravatta cremisi su
quel corpicino da rana scorticata che la natura gli ha donato.
Charo applaude, Carvallio commenta: sarai la regina del ballo.
Biscuter fa un giro su se stesso e si spiega:
"Quando  il caso di vestirsi, ci si veste, capo.
A me non
piace far sfigurare gli amici".
Forse gli architetti di quel giardino avevano confidato nell'inesauribile luminosit dei Tropici e non avevano calcolato un
sufficiente numero di faretti perch la notte, soprattutto quella
notte dell'ultimo giorno dell'anno, venisse sospinta verso le
stelle.
Non c'erano nemmeno le stelle, o forse erano state rapite
nel cupo bosco delle nuvole, e una brezza fredda agitava le lampadine colorate, spargendo un'inquietudine di ombre, un oscillare di luci sulla studiata lentezza delle coppie festose che occupavano via via i tavoli all'aria aperta pi discosti, con la tranquillit procurata da ci che  pregustato, da ci che  prepagato.
Emarginato a un tavolino, lontano dall'orchestra di fianco
alla piscina addormentata, Gins scandiva il ritmo di arrivo delle coppie, talvolta semplici, talvolta doppie o triple o quadruple, ma pur sempre coppie, che ogni tanto si trascinavano dietro adolescenti annoiati o bambini aperti all'avventura di star
svegli fino a notte fonda.
Coppie bianche intrappolate dal cattivo tempo e dall'impossibilit di trovare posto nei fokkers, ma
soprattutto coppie nere e ind di Port of Spain, con abbastanza
soldi per prenotare il cenone all'Holiday Inn, secondo cenone
della dtta', a una distanza degna dalla quallt magnificata di
quello dell'Hilton.
Piccola classe media di colore, proprietaria
dei negozi e negozietti di una citt portuale, i capaiaz delle industrie dell'asfalto e della noce di cocco, rappresentanti delle
marche straniere che davano a Port of Spain l'aspetto quotidia28
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no di un quadro pop dipinto da un naf con gli occhi pieni di
collage tra il tam-tam dei bidoni e la Coca-Cola, tra le Volkswagen e le iguane.
I bianchi erano nordamericani con i completi a scacchi gialli principe di Galles o venezuelani languidi con
le vene colme di qualche derivato del petrolio.
Cameriere nere
o mulatte, crum~re dello sciopero, che brandivano una biro dell'Holiday Inn con cui segnavano le ordinazioni di'bevande magiche da fine anno, con l'indifferenza che possono suscitare soltanto la Coca-Cola, la birra o il Matheus Ros, indifferenza intaccabile quando qualcuno, come Gins, chiedeva loro l'eccezione di un Mot-Chandon qualsiasi o addirittura un Alsace
pagato a prezzo di rivendita in una stazione lunare.
Allora lo
sguardo della cameriera studiava il cliente con attenzione valutativa, come se avesse l'aspetto di una banconota da cinquanta
dollari supplementari oltre gli altri cinquanta pagati per la cena
del buffer a prezzo fisso: pannocchie di granoturco lessato, pesce al curry, stufato di spina dorsale di maiale, lenticchie in
umido, roast beef, fagioli dolci, riso bollito, insalate di frutta
tropicale mista, torte con meringhe di cartapesta e canditi dai
colori dei sogni pi ottimisti, per una fila composta da coppie
con eleganze tropicali che sembrava quasi una fila di svizzeri,
ulteriormente pastorizzati dal timore dell'opinione altrui.
Maggioranza di coppie trentenni con volont di alto status sociale
che imitano i gesti di un telefilm statunitense sui cenoni a bordo durante una crociera nei Caraibi.
"La beve da solo?"
Il primo indizio di dubbio umano da parte della cameriera
addestrata al semplice protocollo dell'ordina e paga.
"Forse mi accontenter di guardarla.
Vuole un bicchiere?"
La cameriera alz le ciglia, sola cosa pi nera della sua pelle
e della notte.
"Ci  assolutamente vietato.'
Ma lei, per chi mi ha preso? Gli avevano detto quegli occhi
diventati a un tratto granitici.
Gins scost il piatto pieno di
cibo assaggiato appena, si vers un bicchiere e l'alz in un
brindisi rivolto verso le coppie che cominciavano a occupare la
pista e a ballare con una prudenza da schiavi esibizionisti fieri
delle lezioni imparate.
I soli a muovere oscenamente le natiche
e a ridere senza pudori erano i nordamericani bianchi, decisi a
convincersi che stavano per essere immensamente felici.
La cameriera appoggi sul suo tavolo la bottiglia di champagne accanto a una coppa stracolma di macedonia.
Fu allora che si ud
un tuono e, senza ulteriore preavviso, cadde immediatamente la
pioggia, nera come una notte umida, e la gente perse la compostezza per mettere in salvo i propri travestimenti sotto i tendoni
o nelle sale interne.
Gli orchestrali coprivano gli strumenti elettronici con teli di plastica prima di cercare a loro volta rifugio,
con i tropici dei loro camicioni colorati sommersi e raggrinziti
dalle acque implacabili.
La fuga era la sola avventura proposta
dalla notte e la gente si era eccitata per l'imprevisto, parlava di
pi, alzava di pi la voce, i bambini si erano liberati dalla guaina
del "questo non si fa" e gli adulti dal complesso di non essere
bene accetti nel locale.
Un musicista si accovacci davanti a un
bongo e con le mani simili a un raro metallo nero strapp suoni
e ritmi dalla pelle tesa dello strumento, mentre i corpi ascoltavano finalmente la loro musica segreta e circondavano il percussionista abbandonandosi sempre pi a un ritmo intimo, che divent
quasi subito una marea di corpi agitati in un andirivieni che simulava lo spezzarsi dei gesti.
Gins ebbe bisogno di illuminarsi
dal di dentro e corse sotto la pioggia in cerca della sua bottiglia
di champagne.
Ormai conteneva pi acqua che champagne e,
avendolo constatato, rimase accanto alla nave andata a picco,
con la macedonia rilavata come sola compensazione, e la mangi
a manciate di policromie acquose, davanti allo spettacolo delle
ombre cinesi dei ballerini al di l dei vetri.
Il suo corpo canalizzava la pioggia come fosse progettato a tale scopo.
La riceveva
sulla testa e poi i rigagnoli gli scendevano dalla faccia, dalle spalle, gli inzuppavano la camicia, gli comunicavano quella allegria
dell'acqua che pu sentire soltanto il fuggiasco di un p,aese arido.
Vide se stesso sui greti dei torrenti nei dintorni di Aguilas a
strappare lo sparto, con le narici piene di quell'odore di polvere
acre e solida, e guardava la vicina sagoma della Casita Verde e
sull'immediato orizzonte la strada verso Terreros, le saline, Almeria.
Allora l'acqua era una festa e anche una lotta, e rivedeva
gli acquaioli con i loro somari, le donne in fila davanti alle fontane pubbliche alle cinque della sera, quando veniva ripristinata
l'erogazione e le donne-anfora scendevano in strada con i gesti
di sempre, a compiere un dovere nato insieme a loro.
"Non bagnarti i piedi.
I raffreddori entrano dai piedi."
Chi glielo aveva detto per la prima volta? Quando? Ma che
cosa importava, e soprattutto, che cosa importava a lui in questa notte inutile dopo due' anni feroci, tanto feroci come ogni
singolo anno dei suoi quaranta di vita, uno straniero sotto la
pioggia in un paese dei Tropici, con la sola attrattiva di un lago
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di asfalto, un paese popolato per met da ind e per met da neri che di tanto in tanto si scannavano a vicenda per ottenere l'egemonia dello stufato di costolette di maiale o del pesce al
curry.
Questa  un'isola che non esiste, non  forse proprio questo che cercavo? Perch tornare seguendo le scie di sempre e ingannarsi con la possibilit di scomparire al di l del Bosforo...
Passare trft le torri di Rumeli Hisar, ammonito dagli sguardi di
arenati velieri a riposo: al di l dell'abisso finisce il mondo, al di
l dei castelli di Murad iv, il Mar Nero  un pozzo senza ritorno, come gli aveva raccontato un certo marinaio fradicio di alcol
e mitologia.
"Bisogna scegliere un posto dove fissare la fine del mondo.
Altrimenti non facciamo che girarci intorno una volta dopo l'altra, una volta dopo l'altra.
Tra tutti i mari che conosco, il Mar
Nero  quello che meglio si presta a essere la fine del mondo.'
I brividi lo scossero come una corrente elettrica.
Cominciava
a spiovere e alcune teste osavano affacciarsi sul giardino abbandonato.
S'incammin verso l'interno dell'albergo.
Esit tra raggiungere la strada e la notte di Port of Spain con i suoi calypso
slavati o andare a letto.
Le lancette dell'orologio della ricezione
segnavano la vecchiaia del nuovo anno: venti minuti del 1984.
Gli diedero la chiave della stanza insieme a un telegramma che
lo colpi dritto al cuore, come una cannonata.
"Che intendi fare? La Rosa di Alessandria rimane a La Guaira.
Fino al venti gennaio.
Germin.
Il baffuto padrone-maitre-cuoco culminava in un cappello
bianco che lo faceva sembrare un moschettiere travestito da
chef per sfuggire al cardinale Richelieu.
Pur essendo poeta, non
parlava in versi, ma ubbidiva a qualche ritmo segreto ci che
annunciava il menu del cenone di San Silvestro del ristorante
Odisea, a cento metri dalla cattedrale e ad altrettanti dalla Questura Centrale, in un vicolo chiamato Copons, e il nome suonava proprio di coppe o calici sacri a Carvalho, memore di parolacce decaffeinate lanciate da suo padre, maestro di blande bestemmie.
"Aperitivo: cozze con mousse all'aglio, millefoglie alle acciughe, altre sfiziosit, il tutto annaffiato con spumante Odisea.'
"Avete uno spumante tutto vostro?"
Senza battere ciglio il ristoratore spieg che c'era inoltre il
Mas-Via de Mestres, del `73.
"Insalata belga con fegato d'anatra all'aceto di spumante,
inillefoglie ai funghi con fines herbes, branzino con ostriche alle
olive nere, civet di cinghiale con pur di marroni, sorbetto di caco, camembert impanato e marmellata di pomodori, sfoglia al
caffe, pasticcini, torroni, caff e, quanto a vini, bianco riserva
Chardonnay Raimat e rosso Odisea del `78."
Il ristoratore non voleva troppa confidenza con i clienti, anche se Carvallio gli andava spesso incontro in cerca dei suoi piatti di fegato d'oca, ma Biscuter e Charo erano nuovi, e anche se la
spavalderia posticcia di quello sgorbio suscitava poco rispetto,
Charo sapeva come comportarsi ed era bella, di una bellezza accentuata dal bianco fondotinta che le arrivava fino alle orecchie,
nell'ultimo atto della parte e della vita della Signora delle camelie.
"Per cinquemila verdoni si pu anche scodellare tutta questa
roba, eh, capo.'
Il capo era rivolto al ristoratore che ricevette la complicit
morale di una strizzatina d'occhio di Carvalho.
"Non badarci, Antonio.
Questo mio amico  un tuo concorrente."
"Ha un ristorante?"
"Pi che un ristorante  un lavabo con cucina, ma ci prepara
delle meraviglie."
"Se avessi gli strumenti, capo, se avessi i mezzi tecnici."
Ma la bont del menu vins via via la resistenza critica di Biscuter che ogni volta che gli si avvicinava il ristoratore ne approfittava per complimentarsi con lui, e capit persino che si mettesse in piedi quando venne servito il camembert impanato guarnito
di marmellata di pomodori e stringesse la mano del proprietario,
annunciando a gran voce perch lo udisse mezzo ristorante:
"Complimenti, soltanto a un genio pu venire in mente di
impanare il camembert".
E sedutosi di nuovo, rosso di vino e calorie, Biscuter abbracci Charo e sentenzi un deciso:
"Andava detto perch questa cena  stata la fine del mondo,
puttana Eva, capo, e io e lei siamo in grado di dirlo perch ce ne
intendiamo.
E lei, signorina Charo, a furia di starci accanto qual`cosa deve pure aver imparato.
Noi non ci facciamo ingannare da
quattro stronzate.
Sappiamo riconoscere le cose ben ideate e ben
fatte.
Le cose toste.
Eh, capo?".
"Non mi mettere in mezzo, Biscuter, io di cucina non capisco niente.
Mi pare che sia buono e questo  tutto.
Giudicate voi
esperti, tu e Pepe."
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Si avvicin il ristoratore per sedersi al tavolo del terzetto e
comment quel che avevano mangiato, interrotto dalle convinte approvazioni di Biscuter.
"Pi fenomenale di tutto, capo,  stato quel camembert ime non lo dico per il sapore, ma per l'idea, quel che con
Biscuter si port un ditino corto' e diafano al bombato recipiente cerebrale.
"Perch il mio maestro, il signor Carvalho, me l'ha detto
cento volte.
Prima appare l'immagine, poi l'idea di quell'immagine, e quando la realizzi, l'una si appoggia di continuo all'altra.
Cio, uno ha l'immagine del baccal al miele ed  cos, cos, come una cartolina o una ricetta ritagliata da una rivista di
moda ma ecco, la cosa non rimane l, e inoltre, fino a quando
non si realizza, l'immagine non  completa, le manca qualcosa,
 come un disegno incompiuto.
Quanto al branzino con le
ostriche, capo,  davvero un gran piatto, e anche ben pensato.
Si capisce che lei pensa.
Tra la burla e l'adulazione, il ristoratore parlava con Biscuter come se fosse stato il pupazzo di un ventriloquo o un bambino pedante.
Ma lo scudiero di Carvalho era tutto preso dal
suo ruolo e dalla sua cravatta e chiudeva gli occhietti per proteggersi dal fumo del sigaro Romeo e Julieta calibro Churchifi e
acuire la percezione di ogni proposta scientifica che uscisse dalle labbra del ristoratore.
Charo assisteva a bocca aperta al confronto dialettico, e Carvalho guardava Biscuter con perpiessit
e un po' di preoccupazione, ricevendo di tanto in tanto le sbirciate che il discepolo gli rivolgeva in cerca di attenzione e approvazione su quanto diceva.
"Perch, per esempio, la vedelia amb bolets, beh, mi scusi
per il catalano, il vitello coi funghi, dipende da quello che dipende.
Da che dipende?"
Gli altri tre si guardarono in cerca della soluzione dell'enigma.
"Uno dir, dal soffritto, e s,  vero, dipende dal soffritto.
Dai funghi.
O dall'uso del brodo al posto dell'acqua.
E tutti a
biaterare.
Ma di fondamentale, davvero fondamentale, che ci
sta?"
Carvalho sapeva dove voleva andare a parare il suo discepolo, ma la voce del ristoratore si avventur in una prudente for
"Dalla carne?".

"Indovinato! Dalla carne.
Qua la mano, amico.
Lei s che se
ne intende.
Con lei si che parlare  un piacere.
Io chiedo sempre
alla signora Amparo, la mia macellaia, di tenermi da parte un bel
pezzo di garretto per cucinare il vitello ai funghi, perch la morbidezza quasi gelatinosa del taglio, quella morbidezza che viene
proprio dal muscolo, beh, si abbina da dio, voglio dire, da dio,
ossia, in un modo divino con la salsina gelatinosa che lasciano i
funghi, quell'acquetta densa che buttano i funghi.
Mi spiego?"
"Come un libro aperto."
Sazio di scienza biscuteriana il ristoratore prese una scusa
per andare da altri clienti e Carvalho si trov solo nel piacevole
frangente di congratularsi con Biscuter proprio mentre arrivavano al loro tavolo due bicchieri di Marc di Champagne con i gentili omaggi del proprietario, che da lontano brind in onore di
Biscuter.
Volle ripagarlo come il gesto meritava e, nonostante
Charo gli tirasse il lembo della giacca, Biscuter si alz e con gli
occhietti rossi sul punto di scoppiare e le vene del collo come ciminiere di sangue sotto pressione grid:
"Brindo ai coglioni di quel tizio che ci ha scodellato la
cena!".
E fra lo stupore dei clienti pi vicini, innalzarono disuguali
bicchieri tra lo sfott e la solidariet paraetilica.
Il proprietario
accolse di buon grado di essere improvvisamente al centro dell'attenzione e la bottiglia di Marc rimase alla portata di Biscuter, Carvalho e Charo durante la mezz'ora che mancava alla
mezzanotte e ai suoi rituali dodici rintocchi.
I commensali sistemavano davanti a s i piattini con i chicchi d'uva, e non appena
si udi il primo tocco cominciarono a cacciarseli in bocca a ritmo
di orologio digitale, tra attacchi di tosse e lacrime di speranza e
soffocamento.
Dopo l'ultimo colpo, le persone sedute a uno stesso tavolo si baciavano tra di loro, e alcune tentarono, e in alcuni
casi ci riuscirono, di stringere la mano degli sconosciuti, uniti
dalla comunione dell'anno nuovo e del menu.
"Che bello, capo, che bello!" diceva Biscuter con le lacrime
agli occhi. "Mi ricorda un'altra notte di fine anno, nel carcere di
Lerida, capo.
Mi pare che anche lei fosse h con noi.
Antonio il
Coscianera cantava quelle canzoni con tanto temperamento e i
secondini quella notte erano cos simpatici, eh, capo.
Ricorda la
frittata con cinque chili di patate che preparai in cucina per voi
detenuti politici? La mangiammo con i cucchiai di alluminio e
c'era da leccarsi le dita.
Eravamo tutti ubriachi e le guardie ballavano il cancan nel corridoio."
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Pi tardi Biscuter cantava per strada, ma non era il solo.
Charo si ostin ad andare nella Plaza del Rey per vedere la
macchia di sangue rimasta, secolo dopo secolo, sulla gradinata
di accesso al palazzo del Tinell.
"Strapparono il cuore a un cavaliere ed  l che cadde.
Non
sono mai riusciti a cancellare la macchia.
Biscuter aveva sempre con s una torcia per non inciampare
sulle scale del suo abitacolo e si mise a cercare la macchia di
sangue lasciata dal cuore.
"Qui! Qui!"
Poteva trattarsi ugualmente di una macchia di sangue secolare che dell'ultima pip dei poveri cani randagi che avevano assistito al passaggio dal 1983 al 1984, senza che mutasse n la
loro condizione n la loro speranza di cambiamento.
Dall'altra
tasca Biscuter fece uscire la bottiglia di Marc de Champagne
non ancora del tutto finita e alle domande di Carvalho diede
una risposta sufficiente:
"Ce l'aveva offerta ed era uno sgarbo lasciargliela l senza
scolarla, e un abuso rimanere nel locale tutta la notte per
farlo".
La finirono per strada e Carvalho si mise in piedi sul cofano di una Ford Sierra per recitare una poesia che gli era tornata in mente da un dimenticato cimitero di parole:
Ci sono gii tanti cadaveri
sepolti o insepolti
quasi viventi in concentrazioni
mortali...
ci sono tanti incarcerati e umiliati
sotto cumuli diingiustiria...
c'e' tanta patria riadattata a tomba
che si pu dichiarare
la pace.
Ha vinto la crociata, evviva il capo! *
E per Biscuter quell'evviva era un evviva per Carvalho che
ripet con lo stridore di un passero volato fino alle altitudini
del condor, e per Charo una poesia triste che la faceva piangere.
"Bellissimo, Pepiflo, bellissimo.
Ma recita ,,qualcosa di pi
allegro, avanti, che questa  una notte speciale.
Poesia dello stesso Manuel va'zquez Montalban.
Gi Biscuter ballava da solo una danza popolare navarra con
vivacit flamenca, mentre spaventava la notte cantando stonato
con voce da soprano... il vino che ha Asuncin, non  n bianco,
,t rosso, e non ha color...
Si svegli all'imbrunire del primo gennaio 1984.
Era nudo,
sul letto, scoperto, aveva freddo, ma provava un'intima soddisfazione per non aver quasi vissuto quella giornata.
Bisognerebbe vietare il primo gennaio, e il due gennaio pure.
L'anno dovrebbe cominciare il ventun marzo.
Si sorprese d'aver conservato la sufficiente lucidit per enunciare meditazioni tanto profonde e si riaddorment.
Poi, svegliandosi alle nove e interpretando
tre fitte al fegato cotne tre avvertimenti, si rese conto di quanto
avesse bevuto la sera prima e della pagina bianca rappresentata
dalla sua vita da quando era salito su una macchina fino a quel
momento.
Che ne era di Charo e Biscuter? Si convinse del fatto
che non si trovavano in quella casa dopo averla percorsa con imperizia, come se non fosse stata la sua, chiamandoli a gran voce
nel caso stessero giocando a nascondino o smaltissero la sbronza
nel pi imprevedibile cantuccio.
Nemmeno una traccia.
Forse li
aveva abbandonati sull'orlo di una strada ed erano morti di freddo seppelliti dalla neve.
Impossibile.
Non nevicava.
Dagli scaffali ancora pieni di libri prese Le buone coscienze di Carlos Fuentes, uno scrittore messicano che aveva conosciuto casualmente a
New York ai suoi tempi come agente della Cia e gli era parso un
intellettuale che viveva di profilo, o che almeno salutava mettendosi di profilo.
Gli aveva dato la mano e nel frattempo guardava
verso ovest.
Carvalho era stato trattato cos svogliatamente da
quel messicano, all'oscuro della sua appartenenza alla Cia: informazione che se non altro avrebbe giustificato un simile atteggiamento per motivi ideologici.
Ma Carlos Fuentes non aveva alcun
motivo per porgergli svogliatamente la mano e continuare a
guardare verso ovest.
Si trovavano in casa di una scrittrice ebrea
e ispanista chiamata Barbara che Carvalho teneva d'occhio per
ordine del Dipartimento di Stato, in quanto si sospettava che in
casa sua si stesse preparando uno sbarco clandestino in Spagna
per rapire Franco e sostituirlo con Juan Goytisolo.
L'addetto
culturale dell'ambasciata spagnola gli indicava senza farsi notare
a quale razza appartenessero i presenti a quel party.
"Non manca nessun rosso antifranchista.
Quella donna laggi  la vedova in pectore di Dashiell Hammett, il comunistone."
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Di particolare interesse uno scrittore spagnolo che cercava
di convincere chiunque fosse disposto ad ascoltarlo, che il miglior piatto della cucina spagnola, migliore di qualsiasi manicaretto della cucina araba, era la fabada e diceva fabada con la
bocca piena di fagioli marci e salame fatto di carne d'asino.
Carvalho intavol una conversazione politica con un professore spagnolo di ec.nomia, esule, che nell'immediato dopoguerra civile,
con l'aiuto della ispanista Barbara e di una sorella di Norman
Mailer, era fuggito da Valle de los Cafdos, dove Franco lo aveva
relegato a costruire un tempio espiatorio insieme ad altri prigionieri politici.
Carvalho scrisse un rapporto per la Cia in cui cercava di dimostrare che si trattava di persone inoffensive bisognose di affetto, come quasi tutti.
O non era accaduto esattamente cos, ma sta di fatto che Carlos Fuentes lo aveva trattato
in modo sprezzante senza alcuna ragione e il suo romanzo sarebbe servito come combustibile di base per il fal che gli avrebbe
un po' riscaldato la casa e l'anima.
Fece a pezzi il libro, stropicci le pagine e su quelle colombe morte di carta cominci a costruire l'architettura del fal e vi appose il cerino che si trasform nell'epicentro di una fiamma che cominci dalla letteratura
e and a finire in una punta fantasmagorica di fumo e desiderio.
Mentre il fuoco cresceva, lui censiva con la coda dell'occhio i libri che gli erano rimasti.
Sufficienti per continuare a bruciare a
uno a uno libri che gli erano stati necessari o che aveva amato
quando credeva che le parole avessero qualcosa a che vedere con
la realt e con la vita.
Sufficiente materiale combustibile per accendere camini sino alla fine dei suoi giorni e delle sue forze.
Un giorno sarebbe caduto in strada o in questo stesso soggiorno
e lo avrebbero depositato in un ricovero per anziani come punizione per essersi lasciato invecchiare, e non avrebbe nemmeno
potuto accendere il fuoco servendosi di quei libri menzogneri,
per esempio, dell'opera teatrale completa di Garcfa Lorca.
Uno
di quei giorni avrebbe bruciato l'opera teatrale completa di Garcfa Lorca, prima che la morte ci si mettesse di mezzo.
In una
certa occasione aveva gi tentato di bruciare Poeta a New York,
ma si era soffermato a leggerlo mentre andava verso il camino e
si era imbattuto in alcuni versi che gli erano parsi troppo ricchi
di verit.

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Sono menzogna le arie.
Esiste solo
una piccola culla in soffitta
che ricorda tutte le cose.

Aveva la testa piena di culle che gli ricordavano tutte le
cose.
Devo bruciare questo libro prima di morire.
O lui o me.
Ma non oggi.
Gli bastava quello di Carlos Fuentes, e lo sforzo
compiuto dal suo fegato per assorbire tutto l'alcol bevuto suscitava nel suo corpo titanici scombussolamenti cellulari che lo
costrinsero a sdraiarsi sul divano, senz'altro orizzonte visivo
che le crepe del soffitto di cui rifare la conta.
Un giorno di
questi mi crolla la casa in testa.
Anche la casa.
O la casa o
me.
Se la casa crolla i libri si salveranno, i libri non hanno ossa, n muscoli, n cervello, n fegato, n cuore, sono un prodotto da imbalsamatore, veri morti stecchiti.
Io invece tirer
le cuoia sotto le macerie.
Ci fosse almeno un incendio.
Mi piacerebbe venir cremato.
Ma nemmeno questa frase era sua, era
di uno scrittore svizzero antisvizzero di moda tra due guerre
civili, quali non importa.
Uno scrittore svizzero il cui personaggio si cucinava la paella al tramonto perch era stato in
Spagna con le Brigate Internazionali.
La cucina ravvicina i popoli.
Solo a pronunciare la parola cucina si sentiva rivoltare
profondamente lo stomaco, e un ciclone di nausee,~.gli scattava
nella banca dati dell'addome.
Sintomo evidente che non valeva la pena cercare di alzarsi e che era preferibile lasciar passare quella giornata inutile e atterrare sul primo giorno feriale
dell'anno con il morale pi alto.
Si addorment e subito dopo
una mano gli si appoggi su una spalla e la scosse leggermente.
L'uomo agiva con un'attenzione neutra, come quando si porgono le condoglianze a uno sconosciuto o si aiuta a rialzarsi
qualc~uno caduto in strada.
Oggi  il giorno.
Deve tornare in carcere."
"Ma ho gi scontato la pena, anni fa."
"Abbiamo sbagliato il conteggio.
Le mancano tre mesi."
"Tre mesi."
E a un tratto appare quel carcere con inferriate linde e
ideali, forse di alluminio, o di un ferro argentato che luccica
sotto le linguate di un sole distante.
Una moltitudine di funzionari verdi lo riport alla sua condizione di detenuto.
"Quanto mi manca?"
"Gliel'abbiamo detto.
Tre mesi."
"Ma se ho gi scontato la pena.
Adesso c' la democrazia.
Non ci sono pi i detenuti politici.
"E stato un errore.
La legge  legge.'
"Nel frattempo ci sono state le amnistie, e io un tempo lavoravo per la Cia."
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"Il governo socialista deve applicare la legge pi scrupolosa~
mente di qualsiasi altro."
Il funzionario  diventato importante.
E un funzionario -autorevole, che veste un modello di Ermenegildo Zegna disegnato
in esclusiva per funzionari autorevoli, grande liquidazione di fine stagione ai magazzini del Corte Ingles.
"Io la lascerei libero.
Ma l'opposizione mi aceuserebbe di
complicit.
Di essere un rosso.
Mo anche dei precedenti."
"Pure lei."
"Tutti li abbiamo.
Ma io avevo organizzato un attentato
contro Franco che non venne poi attuato e in seguito sono stato uno dei fondatori della rivista `Cuadernos para el dialogo'.'
Ora capisce tutto.
Il funzionario  preciso identico a Carlos
Fuentes, ma adesso non guarda di profilo, guarda dritto in faccia ed  angosciato per l'angoscia di Carvalho.
"Tre mesi passano presto.
"Mi lasceranno comunicare con mia moglie e i miei figli?"
"Lei non ha n moglie n figli.
"E vero.'
"Ma ,!a lasceremo comunicare con chi vuole.
Sa suonare la
chitarra?
"No.
Ma imparo in un lampo."
"Ci serve un chitarrista per la messa latino-americana della

"Perch latino-americana?"
"Sono le migliori.
Non ne ha mai sentite? C' persino una
bibbia latino-americana.
Tenga.
Gliene regalo una.
Trover i
ritratti di Hlder Cmara e di Fidel Castro.
L'internazionale
socialista non la raccomanda, ma io non sono ortodosso."
E poi corridoi, chiavistelli alle sue spalle come trincianti accaniti su ossa sorprese, una scia di passi metallici, i suoi passi e
una volta di vetro policromo piena di crepe che crescono e fanno cadere sugli occhi di Carvalho una pioggia finissima di vetri
infranti.
Deve aprire gli occhi per constatare che continua a vedere, e ritrova il soffitto con le crepe, le foto dei suoi morti
sulla mensola del camino, il fuoco quasi spento, i libri, il mobile-bar aperto, il freddo cubico padrone assoluto della casa, l'orologio che indica l'una di notte.
Due gennaio 1984.
Elettrodomestici Amperi.
Dalla torcia al videoregistrat0r~,
passando da tutte le possibili caffettiere per uso domestico,
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portaombrelli di ottone con il lago dei cigni inciso sopra, lampade per camere da letto destinate a durare tutta una vita e
per soggiorni accessoriati di televisore e di Enciclopedia Larousse, radiosveglie con e senza l'allarme, frigoriferi con cinque
scomparti per surgelare, ben cinque, dal fungo di serra fino alla
surgelazione di quanto gi surgelato precedentemente, pile per
microapparecchi fotografici per spie giapponesi in missione nell'entroterra catalano fino al radioregistratore con amplificatori
stereo per programmi che trasmettono la fine del mondo, nastri
video, film videoregistrati: Casbah, Lo spirito dell'alveare, La
catia bimba Julieta, Quarto potere, Tom e Jer't'.
Donne aborigene con la tredicesima natalizia nel cervello e i regali dell'Epifania nel cuore, padrone di case senza disoccupati, tornate dalla
spesa subito dopo aver digerito i banchetti della vigilia di Natale, Natale, Santo Stefano, San Silvestro, Capodanno, all'orizzonte i cannelloni del giorno dell'Epifania e forse la prova del
pollo all'uva, come raccomanda la macellaia del supermercato,
perch se al pollo non si aggiunge qualcosa, chi lo mangia pi?
La padrona degli Elettrodomestici Amperi  un mobile' grasso,
maturo ed elegante con i capelli del migliore argento e le unghie laccate con gocce di ricco sangue, ma non ne vuole sapere
di richieste complicate e chiama Narcfs:
"Narcis! Narcir! Surt a ta botiga que no s qu volen!".
E Narcfs viene con uno spolverino blu, la cravatta a farf allino, un po' spettinati i pochi capelli biondi che gli sono rimasti, gli occhiali-parapetto scivolati sulla punta del naso e quel
sorriso gelido d'animale magro, piccolo e bianco con cui  nato.
Narcfs sa tutto.
Per cominciare, sa quello che ha e quello che
non ha, e anche se non lo fa capire ha scoperto Carvalho in un
angolo del negozio, intento ad aprire e chiudere un frigo capace di contenere tutti i pezzi di un cadavere, suddivisi a seconda
delle esigenze della surgelazione.
La madre di Narcfs  una signora fissa dietro il registratore di cassa elettronico, catacric
catacrac duemiladuecento pesetas, catacric catacrac cinquecento
pesetas la rata del televisore a colori, catacric catacrac cinquanta pesetas le pile, oppure la ghigliottina della carta di credito
Visa dopo aver consultato il libriccino dei proscritti, perch
questi tizi del Visa sono dei gran rompiballe, appena hai venticinque pesetas di scoperto, ti creano dei problemi, e siccome
tutto  fatto dalle macchine, sa, signore, le macchine non fanNarcfs! Narcfs! v~~~~ in negozio che non so che vogliono! (In cataiano)
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no distinzioni e dicono di no o di s senza guardare nessuno in
faccia.
Le carte di credito, un tempo rare in quel quartiere della classe media con un'ampia componente operaia, a un tratto
sono sbocciate nelle mani incerte degli uomini che fanno acquisti il sabato pomeriggio, diffidando che serva, che basti mostrare una carta perch ti diano merci tanto costose.
Con il tempo
i soldi spaw'ranno, comment la signora Paca in uno spagnolo
dalle enormi vocali, lo spagnolo che  costretta a parlare con
una clientela composta in maggior parte da immigrati.
"Narcis, tenim `Casabianca'?"
"La tenim." *
"Si sente bene?" domanda la giovane cliente che vuole fare
una sorpresa al marito il giorno dell'Epifania, perch suo marito stravede per la Ingrid Bergman.
"Il suono non  tanto buono, ma la copia e ottima."
"Ma se non si sente bene..."
E Narcfs inserisce Casablanca nell'apparecchi0 di prova delle videocassette.
Un fischio costante riesce ad annullare gli effetti sentimentali di As time goes by, ma la cliente vuole il film
e commenta a se stessa che non si sente poi tanto male.
Narcfs
alza le spalle e lancia un'occhiata di straforo, blanda e complice, dove si trova Carvalho.
Si aspetta che il detective gli si avvicini appena avr posato il film accanto al registratore di cassa, davanti a sua madre, e si ascolta in sottofondo la cliente lamentarsi per il prezzo.
Per questa somma pu andare trenta
volte al cinema.
Ma il film rimane di sua propriet, signora, e
lo pu vedere trenta, mille volte.
La signora Pons sa vendere
senza muoversi dalla sedia.
Carvalho  giunto all'altezza di
Narcfs.
"Dobbiamo parlarci."
"Qui o fuori?"
"Anche qui, se c' un posto."
"Venga."
Narcfs attraversa il negozio illuminato dal neon, apre una
porta e indica a Carvalho di penetrare nella penombra di un retrobottega~magazzin0 pieno di scaffali, scatole di cartone allineate secondo un ordine occulto, ma senza dubbio efficace e,
in fondo al magazzino, a un tratto, una zona di luce intensa
dove troneggia una bella scrivania di noce, con dietro una poltrona girevole di cuoio capitonn e una fitta libreria che occuNarcfs, abbiamo Casablanca? L'abbiamo. (In catalano)
pa l'immensit dell'alta parete di fondo.
Parallelamente all'ultimo scaffale una sbarra metallica lungo la quale scorre una scaletta che consente di guardare tra i libri, e ai piedi della scaffalatura un potente stereo composto da giradischi, radio e registratore.
"Questo  il mio mondo.
Questa  la mia patria.
Passo qui
ore e ore.
Tutto quel che mi consentono le chiamate di mia
madre.
Ha notato la lucettina sulla porta tra questo magazzino
e il negozio? Se  spenta, mia madre pu chiamarmi, se  accesa no.
Sa di non poterlo fare.
Le  tassativamente vietato."
"Li ha letti tutti?"
Narcfs chiude gli occhi assentendo.
"Ne so persino interi paragrafi a memoria.
Sa chi era
Carner?"
"Mi suona.'
"E stato uno dei maggiori poeti di questo secolo.
Maggiore di
Eliot, di Saintjohn Perse, di Majakovskj... ma... era catalano e
questo lo si paga."
"Che prezzo si paga per essere catalano?"
"Di non esistere quasi.
Che sei catalano non figura nemmeno
sulla carta di identit.
Per non dire poi sul passaporto."
"Deve patire parecchio in questa zona piena di immigrati."
"La mia famiglia stava gi qui quando loro sono arrivati.
Mio
nonno aveva una latteria accanto alla stazione.
Con il tempo
hanno demolito la vecchia casa e costruito questa nuova.
Mio padre si era tenuto il pianterreno e ha aperto questo negozio."
"Ma lei ha rapporti con gli immigrati.
E amico degli
Abellan."
"Una famiglia molto interessante.
Per me rappresenta quasi
del materiale sociologico.
Si trovano in piena evoluzione, da ci
che  spagnolo a ci che  catalano.
Questo appare chiaro in Andrs.
Pensa come un catalano, parla il catalano benissimo e a poco a poco sta tagliando le radici che lo legano al mondo di sua madre,~dei suoi genitori.
Beh, suo padre non conta.
E un rassegnato.
E condannato a morire relegato in un angolo.
Ha smesso di
essere quel che era quando ha chiuso la fabbrica dove aveva lavorato per vent'anni.
Ho consigliato loro di portarlo da uno psichiatra e Andrs era d'accordo, ma a sua madre  sembrato quasi un
insulto.
Mio marito non  pazzo, il mio Luis  soltanto triste."
"Come li ha conosciuti?"
"Erano nostri clienti.
Fin da piccolo Andrs veniva qui a
comprare qualche cosetta: filtri per la caffettiera, lampadine.
E
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un po pi giovane di me e abbiamo legato fin da ragazzini
Aveva qualcosa di speciale.
Una strana aristocrazia.
Un porta
mento.
Una casta.
Non so come spiegaflo.
S, o meglio, so come
spiegarlo, ma dovrei farlo per iscritto."
"Non  necessario.
Andrs studia, e lei invece  autodidatta.
Andrs  figlio di operai e lei invece  figlio di borghesi."
"DA piccoli borghesi, come si diceva,una volta.
Ma quello
che lei dice  vero e logico.
Se Andrs non passa la vita a studiare diventer un lavoratore derubato del suo capitale.
Io invece, pur non avendo studiato, vale a dire, pur non essendo un
professionist~ della cultura, posseggo il negozio, e questo mi d
una sicurezza che mi consente di imparare per mio conto.
Mio
padre mi ha fatto un favore quando mi ha costretto a lasciare gli
studi dopo le medie.
Io studio nel retrobottega di questo negozio.
Di tanto in tanto alzo lo sguardo e mi sento come dentro a
una cassaforte.
Il massimo della sicurezza.
Invece Andrs deve
fare autentiche acrobazie per pagarsi l'iscrizione e seguire in
qualche modo i corsi di Informatica.
Fa lezioni.
Fa turni in una
discoteca, dalle par~i di Masrampinyo, o va a venderimiare, come l'anno scorso.,,E molto intelligente, molto ricettivo, ma ha
sempre piu paura.
"Paura di che?"
"Che tutto quello che fa non gli serva a niente.
Non si pu
permettere, come me, di godersi sportivamente la cultura."
Non smetteva mai di sorridere.
Si metteva il sorriso sulla
faccia appena sveglio e se lo toglieva per andare a letto, come
una dentiera.
Quel ghigno lo esentava dall'obbligo di cambiare
espressione.
Era un tipo pratico.
"Da quanto ho capito l'altro giorno,  stato lei a proporre
che mi si consultasse sul caso di Encarnacin Abellan.'
"In realt, loro sapevano di lei per via ~ella sua... della sua fidanzata, credo che sia la sua fidanzata, Charo, se non sbaglio."
"Ogni tanto facciamo insieme la prima colazione.
"Sta di fatto che dopo quel giorno gli ho proposto di consultarla.
Ma vorrei chiarirle che il mio interesse per il suo lavoro  ben diverso dal loro.
Naturalmente la mamma di Andrs vuole sapere che cosa sia capitato a sua sorella e vuole
che lei lo scopra.
Io invece penso di scoprirlo per conto mio, e
lei mi serve come punto di riferimento."
"Io sono un professiornst~~'
"Io pago una quota importante.
Esattamente il settantacin.
que per cento di quel che pu costare.',
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"Perch proprio il settantacinque per cento e non l'ottanta o
il settanta?"
"Ho diviso la possibile somma in quattro parti.
Io mi faccio
carico di tre: una, perch  stata una mia iniziativa, e rientra
nelle mie responsabilit; un'altra, perch lei senza volerlo sta
per aiutarmi nelle mie indagini, e la terza perch ritengo che chi
lavora debba essere pagato."
"Conosce i miei onorari?"
"Si  discusso tutto con Charo.'
Nel chiudere gli occhi, si port al cervello tutto ci che Carvallio aveva detto o stava per dire.
Si guardarono forse studiandosi a vicenda, forse perch non sapevano che parole adoperare
per la prossima mossa.
Narcfs sospir come se non potesse fare
a meno di parlare.
"Ebbene.
Penso che voglia conoscere la famiglia, parlare
della morta.
Dispongo di tempo.
Posso accompagnarla."
Si alz, si tolse lo spolverino, lo appese a un attaccapanni
avvitato a uno degli scaffali del magazzino e prese da un armadio la stessa giacca di velluto a coste con cu+ si era presentato
nell'ufficio di Carvalho.
Il detective stava ormai camminando
verso il negozio.
"No.
Non da questa parte.
Non  necessario."
Narcfs premette un bottone e Carvalho suppose che si fosse
accesa la luce sulla porta tra il magazzino e il negozio.
Poi l'autodidatta si avvicin allo scaffale dei libri e spinse con le dita un
cerchio metallico incastonato nel legno.
Lo scaffale gir su se
stesso fino a lasciare aperto un passaggio verso un vano dove arrivava la luce del giorno.
"Venga.
Carvalho entr in una piccola stanza nuda, senza null'altro
che una porta metallica.
Narcfs lo segu e le sue dita riportarono
il muro dov'era prima.
Dalla porta metallica uscirono in un cortile interno e dal cortile interno raggiunsero la strada.
Carvallio
non volle dargli la soddisfazione di domandargli della porta segreta, ma guardandolo di sottecchi not che Narcfs godeva precisamente per la domanda repressa.
Carvalho suppose che se la
godesse perch continuava a sorridere.
"Da che parte stanno i binari del treno? Andando verso la
montagna della Mitja Costa c'erano una strada sterrata e all'angolo una latteria con le mucche.
La gestiva un capraio aragonese
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che si chiamava Joaqufn, aveva una figlia di nome Aurora e un
fratello ucciso da un fulmine mentre caricava della sabbia in riva
al Ripollet."
L'autodidatta assentiva alle parole di Carvalho ma non le
ascoltava, e sal sul treno all'ultima frase.
"Un fulmine? Il Ripollet?"
"L~ parlo di quarant'anni fa.
Io trascorrevo le estati a Montcada, in casa di un capraio amico dei miei genitori.'
"Ah si?"
All'autodidatta non interessavano i ricordi di Carvalho.
"Villeggiare a Montcada, davvero interessante."
"C'era chi villeggiava in posti pi vicini a Barcellona, addirittura.
A Tres Torres o a VallvMrera.'
"E possibile.
Non rimaneva nulla del paesaggio di un tempo.
Tutto somigliava ormai a una periferia qualsiasi di qualsiasi citt e a Carvalho infastidivano le distruzioni del paesaggio della sua memoria.
"Le gite alla montagna di Mitja Costa erano affascinanti perch scoppiavano le mine delle cave e da bambini si crede che Superman fermi le rocce.
Di isolato in isolato, di palazzo in palazzo, architettura e
gente da alluvione.
"Una volta una bambina cadde in stazione.
Allora intorno ai
treni c'era sempre la calca.
Mancavano i treni o cresceva la gente.
Ma tanta gente non poteva poi crescere perch la guerra era
finita da poco."
"Mancavano i treni,  ovvio.'
"La bambina cadde sui binari.
Pu immaginare le urla e i
corpi esitanti dei suoi accompagnatori, nn sapevano se buttarsi
o no.
E a un tratto dalla folla usc un braccio.
Lo ricordo come
un braccio lungo, lunghissimo, di due o tre metri, forse di pi, e
potente, come quello di un gigante.
E dal braccio spunt una
mano che sollev la bambina e la riport sul marciapiede proprio
mentre arrivava il treno.'
L'autodidatta aveva scelto un portone grigio che si apriva su
un atrio grigio arredato con poltrone di plastica grigia e completato da caselle della posta in metallo verde.
La geometria asettica della scala veniva sabotata dalle grida di un viavai abbondante e plebeo: donne che si lamentavano dei loro figli, delle loro
vicine o della sorte, e bambini che si lamentavano di esserlo,
nonch qualche porta sbattuta, molte radio e pugni sulla porta
di un ascensore che tardava sempre ad arrivare.
"E al quarto piano."
Cominci a salire a piedi davanti a Carvalho con agilit e
brio, come se l'alpinismo fosse per lui una pratica abituale, e con
la coda dell'occhio cercava di spiare le scarse capacit respiratorie
di un Carvallio che riteneva animale da ufficio e salotto.
Ma Carvallio lo seguiva per cortesia ad appena un gradino di distanza e si
consent di accendersi un sigaro in piena arrampicata.
"Fumare mentre si fa dell'esercizio fisico  uno sproposito.,'
"L'uomo  un animale razionale solo in parte.'
Apri la porta dell'appartamento un cinquantenne mal pettinato, mal rasato, con i lembi della camicia che si imponevano sui
pantaloni di velluto a coste e su un pullover con cerniera.
"Ah, sei tu."
E lasci la porta aperta perch i due uomini entrassero in
un lungo corridoio pi stappezzato che tappezzato, pieno di
porte di stanze chiuse e, in fondo, una sala da pranzo con
stuoie sul pavimento e un vecchio televisore che aveva assistito
a discorsi trascendentali quando Franco era ancora quello che
era.
"Mariquita non c'?"
"No, e nemmeno Andrs.
E tornato da Mercabarna, si 
sdraiato per un po' e adesso  andato all'Universit."
"Ha trovato lavoro ai mercati generali?"
"Per qualche giorno.
Per consegnare i colli ai clienti.
Prendono dei ragazzi a cottimo e cos non devono assumere robusti
manovali, con quattro palle ben quadrate e ben messe."
E l'uomo si port le mani ai coglioni prima di sedersi e rimanere assorto con la biro in mano e gli occhi attenti su un foglio di carta pieno di annotazioni.
"Non capisco la calligrafia.
Dannazione.
Non capisco la calligrafia."
C'era un annuncio di pianto nella sua voce e l'autodidatta
prese il foglio per esaminarlo.
"Cos'?"
"La lista della spesa.
Me l'ha fatta Maria prima di andare
al lavoro.
Che dice?"
"Pane grattugiato, credo.'
Narcfs allung il foglio a Carvalho per una consultazione
urgen,te e il detective annu con la testa.
"E lo stesso che pangrattato?"
"Cambia appena il nome.
Si adopera per impanare.'
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L'aiuto di Carvalho fece scaturire scintille di gratitudine
negli occhi dell'uomo.
"Proprio cos.
Lo vuole per impanare.
L'uomo prosegu l'esame della lista e lasci i visitatori in
una silenziosa attesa.
"E qui?"
"Mame~.
Che strano.
Lei sa cos' la mamelia?"
"Non serve, so io che cos'.
Si mangia.
Ma la curiosit dell'autodidatta andava oltre la supposizione di quel furiere, e continuava a interrogare Carvalho con lo
sguardo.
"Ai miei tempi i catalani chiamavano cos le fettine di
mammella di mucca che si vendevano gi bollite e si mangiavano impanate.
Erano a buon mercato e, con un po' di immagina4one, sostituivano quelle di carne."
"E buona, la mamella.
Gli occhi del furiere erano di sfida.
"Non lo metto in dubbio."
"Meglio mangiare mamelle che merda.
Carvalho approv il giudizio spaccone dell'uomo che ormai
riteneva di aver finito l'esame della lista, si alzava, staccava
una borsa di plastica da un gancio inchiodato allo stipite della
porta e si congedava con un grugnito che non lo abbandon
fino a quando non fu uscito dall'appartamento.
"Un uomo suscettibile.',
"E a quest'ora  ancora sobrio.
Torner con un paio di
bicchieri in corpo.
Manger appena, perch dice di non guadagnarsi quello che mangia, e berr tutto il pomeriggio.
Stasera
quest'appartamento pu diventare un inferno.
No, non  aggressivo.
E depressivo.
Passa le notti a piangere chiuso in gabinetto.
Prima era stato un operaio colpito dalla riconversione
industriale, poi un semplice disoccupato e adesso la famiglia
vive grazie a ci che si chiama economia sommersa: la moglie
lava i pavimenti delle case altrui e Andrs accetta qualsiasi lavoretto.
I piccoli vanno a scuola.
Gli altri come se non esistessero.
Lui fa i lavori domestici, se  di buon umore.
E poi a un
tratto salta fuori a dire che un uomo  un uomo e rovescia il
secchio di acqua sporca sul pavimento o butta la scopa dalla
finestra.'
"Brutti tempi."
"Ormai sar sempre cos.
Dobbiamo abituarci a un'altra
cultura del lavoro.
Il lavoro  un bene che scarseggia.
"Non lo dica a me.
Io sono gi abituato a questa nuova cultura del lavoro.
"Ma lei  un lavoratore improduttivo, non pu capire la
mentalit distrutta di questa gente che era diventata qualcuno
grazie al proprio lavoro e che ora si considera parassitaria.
Un
malessere ancora sentito da Andrs, per esempio.
I suoi fratelli
minori appartengono ormai a un'altra generazione.
Per loro il
lavoro avr un altro signifkato.'
"Ma anche loro dovranno mangiare.'
"In futuro si manger meno di adesso."
Non lo diceva con ironia.
Lo diceva basandosi su una sicura
informazione che teneva nascosta in qualche piega del cervello.
"Molti economisti denunciano l'economia sommersa come
un ritorno agli inizi del mercato del lavoro, capisce? Come un
ritorno al libero sfruttamento dell'uomo sull'uomo, come se
non fossero serviti a niente centocinquant'anni di lotte operaie.
Ma in realt ci troviamo di fronte a un nuovo fenomeno che
rende corresponsabili imprenditori e lavoratori della salvaguardia di un sistema in crisi.
E la classe operaia che sta salvando il
capitalismo, con la sua disponibilit a rimanere addirittura senza lavoro o a lavorare in condizioni peggiori di quelle di uno
schiavo.'
"In cambio di cosa?"
"In cambio di non vedersi costretta a fare la rivoluzione, o
almeno a cercare di farla.
Del resto sarebbe un tentativo inutile.
Dalle banche dati fino agli elicotteri, tutto trama contro la
possibilit rivoluzionaria.
La rivoluzione si pu fare solo nelle
giungle e limitatamente, perch esiste l'equilibrio mondiale, l'equilibrio del terrore, e appena si prospetta la rivoluzione o la
controrivoluzione si rischia che solo una guerra nucleare possa
vincere la contesa.
Ci troviamo in pieno pareggio, in pieno pareggio storico.
Per il momento metta una ics sulla schedina."
Aveva le idee chiare, lo scienziato da retrobottega, ma a
Carvalho cominciava a seccare quell'atmosfera da seminario di
Scienze Politiche.
"Aspettiamo l'inizio di un congresso?"
"No.
L'arrivo di un interlocutore valido della famiglia.
Mariquita o Andrs.
Lei torna di solito a met mattina, mette la
pentola sul fuoco ed esce per qualche lavoretto.
Per esempio, 
lei che ci fa le pulizie del negozio.
"Le paga i contributi?"
"Se li paga da s purch figuri che sono io a farlo."
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"Contributi sommersi.'
"Contributi misti.
Non si cava sangue da una rapa.
Si apr la porta, e Mariquita avanz lungo il corridoio, con
un mezzo sorriso per la sorpresa della visita e mezzo allarme negli occhi per l'assenza del marito.
"Non  ancora tornato dalla spesa?"
appena uscito.'
"E io che cucino, adesso? Questi uomini! Da soli non sono
capaci nemmeno di pisciare."
"Prima si puliscono bene le sarde, che devono essere piuttosto piccole, ma senza esagerare.
Pulirle bene vuoi dire pulirle
bene, vale a dire, che non bisogna accontentarsi di levare testa e
intestini, ma anche le squame.
Quando sono pulite per benino,
si mettono in una casseruola, meglio se di coccio, con parecchio
olio e uno spicchio d'aglio, o due, a seconda del numero dei
commensali, e quando l'aglio ormai  ben fritto, dorato, ma non
bruciacchiato, si toglie dal fuoco e in quell'olio ben caldo si continuano a friggere le sarde, perch l'olio le faccia ringalluzzire e
le renda croccanti ma non troppo.
Si tolgono dal fuoco e sempre
con lo stesso olio si fa il solito soffritto, pochissima cipolla, ma
alcuni preferiscono non metterla, pomodoro, mezzo cucchiaio di
paprika e qualche verdura, per esempio, una manciata di piselli
oppure dei fagiolini gi bolliti.
Si fa stufare il tutto per un po' e
vi si butta il riso, che va soffritto fino a quando cambia colore,
e allora, a scelta, vi si versa dell'acqua, o del brodo di dado, per
dargli pi sapore.
Se si mette il dado bisogna stare attenti con il
sale perch il dado  gi salato di per s.~ Quando il riso  quasi
pronto vi si dispongono sopra le sarde, i peperoni dolci arrostiti
e un trito d'aglio e prezzemolo.
E il tutto deve fare ciuf ciuf,
ma non tanto, altrimenti le sarde si spezzano e finiscono spappolate.
Vi si pu anche mettere un po di zafferano tostato al
posto della paprika.
Questo  tutto."
Mariquita parlava senza smettere di affaccendarsi sotto l'occhio attento di Carvalho.
"E cos che sua nonna cucinava il riso con le sarde?"
"Qualcosa di molto simile.
A volte aggiungeva una patata
tagliata a fettine che aveva fritto prima per poi stufarla insieme
al riso.
E anche qualche costone di bietola."
"Ci stanno bene.
Altroch se ci stanno bene.
Pu vedere anche lei che problema mi hanno risolto le sardine.
Una esce di casa credendo che l'aiuteranno nelle faccende, e manco le vanno
a fare la spesa.
Vede, lascio pronto il soffritto e le sardine dorate e all'ora di pranzo faccio tutto in venti minuti.'
Era disgusto culinario quel che affiorava dal ghigno dell'autodidatta, che aveva fatto delle domande pi per avidit di sapere che per il piacere immaginativo del suo palato.
E quando
Mariquita ebbe finito di pre-cucinare, e si asciug le mani con
uno strofinaccio per farli accomodare di nuovo in sala da pranzo, il luminare cominci a dissertare:
"L'aspetto affascinante  la saggezza dietetica di questo
piatto.
Abbiamo assistito a una lezione pratica di dietetica della sopravvivenza.
Osservi gli ingredienti del piatto: sardine, ossia proteine, e precisamente di quelle pi economiche; verdure,
ossia vitamine; e riso, ossia carboidrati.
Tutto ci che serve al
mantenimento del corpo umano  riunito in un piatto semplice
e a buon mercato.
Il solo inconveniente sono le tossine contenute nel pesce azzurro, ma suppongo che un metabolismo che
vi sia abituato le eliminer pi facilmente di un altro non ancora aduso.
Le sardine sono veleno per le pe'rsone con insufficienza epatobiliare".
Mariquita seguiva il breve corso sulle proprie usanze culinarie con faccia da vera esperta, da madre di quella scienza.
"Questo pranzetto e una mela, e si campa benissimo.'
"Io le raccomanderei piuttosto un'arancia,  pi ricca di vitamina C di una mela, anche se la mela  ricca di vitamina A."
Mariquita consider la possibilit di cambiare.
"C' che a questi mercati arrivano delle arance che non sono n arance n niente.
Tutta frutta conservata nelle celle frigorifere, tutta.'
Carvalho si era ormai disinteressato della passione dietetica
dell'autodidatta e della voglia di imparare della donna, e appena maestro e allieva ebbero finito la loro disquisizione notarono che Carvalho sbadigliava senza pudore.
"Forse converrebbe parlare di quello di cui dobbiamo parlare.'
Carvalho annu con gli occhi e gli altri due gli cedettero la
parola.
"Innanzitutto vi comunico che intendo incaricarmi del caso, ma prima mi dovete chiarire qualche dubbio.
Sua sorella
veniva spesso a Barcellona senza mettersi in contatto con voi.
Primo, dove alloggiava.
Secondo, i medici ammettono di averla
visitata, ma aggiungono che non aveva nulla di serio, eppure lei
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tornava periodicamente in ambulatorio.
Per quale ragione.
In
terzo luogo viene ammazzata in malo modo, e suppongo che allora polizia e marito si siano presentati da voi cercando di sapere qualcosa, perch era la cosa pi logica e perch potevano
1sj~s~~e,t.tare che sapeste qualcosa sui suoi movimenti a Barcel
L~ donna attese che l'autodidatta pfendesse la parola e, vedendolo tardare, lo incoraggi con un gesto.
"Ebbene, ancora una volta sono io ad avere la parola, anche se non mi spetta.
Primo, a detta della polizia quando Encarna ha cominciato a venire a Barcellona alloggiava sempre al
residence Tres Torres, nella parte alta della citt.
In seguito,
tutto precipita nel mistero, persino dove alloggiava.
Nessuno sa
dove si cacciasse."
"E impossibile che non abbia lasciato un recapito per qualche chiamata urgente del marito, per mille eventualit."
"Questo s.
Apparentemente continuava ad alloggiare nello
stesso posto ed  l che le prendevano i messaggi.
Ma in realt
non ci stava.
Per quel che ci ha detto, la polizia continua a essere all'oscuro su questa faccenda.
Secondo, sta di fatto che
ben di rado  andata due volte dallo stesso medico, e per tre
anni ha visitato gli ambulatori pi prestigiosi della citt, da Dexeus a Puigvert, da Barraquer a Paol."
"Forse prendeva appunti per un'enciclopedia medica.'
"Terzo, il marito non si  messo in contatto con noi, ossia,
con sua sorella, e si  limitato a rispondere con poche parole alle due o tre lettere speditegli da Andrs in nome della mamma.
Per quanto ha spiegato la polizia, aveva dato loro carta bianca,
e quasi non ha dimostrato interesse per il caso.
La morta non
aveva ,,nessun parente stretto al di fuori della sorella.
Questo 

"Ha avuto molti contatti con la polizia?"
"Noi siamo venuti a sapere dei fatti quando gi tutto era
stato insabbiato.
Capisce? A mio figlio pare di ricordare di
aver letto la notizia sul giornale, ma non se ne  parlato tanto
dopotutto.
All'inizio ha avuto molta risonanza, ma presto ha
smesso di interessare o non so che cosa sia successo.
Quelli della rivista `Interviu' hanno cercato di ficcarci il naso, ma quelli
di Albacete si sono mobilitati e sono riusciti a non far pubblicare nemmeno una foto.
Ho parlato con un certo ispettore
Contreras, un uomo molto serio, che sembra sempre incazzato."
"Lo conosco."
"A dire il vero  sempre stato molto corretto, ma con poca
voglia di sbottonarsi, come se lo infastidissimo."
"Appena ha capito che da loro non avrebbe cavato niente
di nuovo, si  fatto da parte."
"Da dove comincio, allora?"
"Sono fatti suoi.
"Lo so."
La porta si era aperta, e adesso era l'uomo a percorrere il
corridoio, come un calvario di inciampate, con entrambe le mani cariche di borse e sfilatini di pane stretti sotto il braccio.
"Se nessuno mi aiuta butto tutto per terra."
Lo aiut la donna avvicinandogli il naso alla bocca e ritirandolo subito per voltarsi verso i visitatori e far loro un ghigno
di complicit.
"Sembrava che non finisse mai.
Non so da dove spuntino
cos tante donne.
Non so.
I negozi ne sono pieni.
Ti rubapo il
posto.
Ti prendono in giro.
Fingono di mettersi in fila.
E lei
l'ultima? Signora, caso mai sar l'ultimo~ Mi ha guardato bene
in faccia? Sono come muli, ti fregano il posto nella fila, ti spingono via ed  meglio non protestare perch te ne dicono di tutti i colori.
Mi fanno star male."
E stava effettivamente male, perch si lasci cadere su una
sedia e respirava a fatica.
"Temo di avere una crisi d'asma.'
"Affacciati alla finestra e respira profondamente."
"Piove."
"E allora non affacciarti."
"Ma mi viene la crisi d'asma."
"Quando ti attacchi alla bottiglia, all'asma per non ci
pensi."
"Io, attaccarmi alla bottiglia?"
L'uomo si era alzato e avvicinava la faccia a quella della
moglie.
"Non fai che offendermi! Ne ho le palle piene del poco rispetto che mi porti!"
"No li facin cas que est mamat."
Aveva detto la donna ai visitatori, e il suo tentativo di dare
le spalle all'uomo risult inutile, perch la prese per un braccio
e la costrinse a guardarlo in faccia.
Non fategli caso,  sbronzo. (In cataiano)
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"Parli in catalano per farmi uscire dai gangheri!"
"Narcfs  catalano e io parlo in catalano con chi mi pare e
piace."
"Non li fachin cas... no li fachin cas... * Mi hai preso forse
per un pecorone, come il marito di tua sorella o quella puttana
di tua cugina?"
L~ puttana di sua cugina era Charo, ma Carvallio non si senti offeso.
Era una verit oggettiva.
"Signor Luis, cerchiamo di stare calmi.
Si riposi, e non se la
prenda cos a cuore, le fa male."
L'uomo grad l'intervento dell'autodidatta, si sedette sulla
sedia e sprofond lentamente nell'autocompassione fino a quando gli spuntarono le lacrime.
"Se mia moglie non mi rispetta, come posso aspettarmi che
mi rispettino i miei figli?"
"Qui tutti la rispettano.
"Ora basta.
Avanti, prendi le tue pastiglie.'
La donna gli mise sul tavolo una scatoletta e gli accarezz i
capelli andando in cucina in cerca di un bicchiere d'acqua.
Quando torn aveva anche lei le lacrime agli occhi e a Carvalho sembr osceno presenziare da guardone alla rappresentazione di quella pena accumulata, quotidiana, senza rimedio.
Nemmeno l'autodidatta si sentiva a suo agio, e di conseguenza si mise in piedi, avanz qualche scusa su commissioni urgenti dimenticate e port via con s Carvallio, abbandonando i coniugi al
loro silenzio stabile e dolente.
"Che ne pensa? Sono infelici o sanno di doverlo sembrare?"
Carvalho rimase sconcertato davanti alla meditazione del
mostro, su quel pianerottolo che li riportava alla realt della
vita.
"San,no di doverlo sembra
mento.
E molto interessante. ,,re per farsi perdonare il loro falliQuell'autodidatta era un m~~~0 fra un assistente sociale e un
gran figlio di puttana.
Nella Savannah, mezza Port of Spain assisteva a una corsa
di cavalli e l'assenza di questa met rendeva ancora pi disabitato il resto della citt, abbandonata ai venditori ambulanti e ai
L'uomo, nell'imitare la moglie, sbaglia la pronuncia catalana, che gli  eStranea.
solitari con la radiolina direttamente collegata a un orecchio.
Ma era ancora rimasta abbastanza gente per ascoltare a Woodford Square la predica di un sacerdote nero paludato da califfo, in compagnia di otto suore che sfoggiavano tuniche rosa, una setta canterina e danzante su gambe in costante tremarella.
"Cristo era nero!" dicevano i gridolini delle suore, tra la
vecchiaia e l'infanzia, senza mezzi termini.
La Casa Rossa imponeva sullo sfondo il suo potere dissuasivo, era la solidit del potere inconfutabile e astemio degli eccessi immaginativi di quei mistici che vagavano per la citt con
la loro pazzia da isolani.
A quell'ora della sera avevano ormai
chiuso i robivecchi di Frederick Street e i negozi cominciavano
ad appendere l'insegna con il "Closed" dietro i vetri uniformati, disegnati forse con lo stesso righello che aveva tracciato
quella citt noiosissima.
Di tanto in tanto, in gruppi di quattro
o di cinque persone, passavano compagnie di giovani neri che
si agitavano al suono della musica iniettata nelle loro vene dal
microfono collegato all'apparecchio appeso alla cintura o trasportato in una valigetta-radio dispensatrice di trance.
La citt,
man mano che ci si avvicinava ai capannoni del porto, diventava pi brutta e desolata.
Gins aveva ancora nello sguardo il
peso unto e caldo di Pitch Lake, una meraviglia naturale, a
detta dei venditori di quel paradiso di penombra, consistente
in tonnellate e tonnellate di asfalto concentrato in un lago naturale.
Un mare pachidermico, grigio, dove si arrivava attraverso un tunnel di giungla, che i tassisti presentavano come massima singolarit dell'isola.
"Quest'asfalto  servito per fare le strade di New York e di
Parigi, lass in Europa," l'inform il tassista ind con rispetto
reverenziale.
Gins gli fece i complimenti per aver contribuito alla pavimentazione del mondo.
Mentre contemplava il lago di asfalto,
di oltre novanta metri di profondit nel centro, Gins ricordava quella merce fuori dal suo contesto, introdotta nelle stive di
vecchie petroliere sfruttate sino alla morte.
Quella materia vischiosa che aveva visto come parte di un tutto immaginario nasceva l, in quello stagno denso, che bastava guardare per risvegliare la paura di venire inghiottiti dalla bava della terra.
Dopo
il Pitch Lake, Trinidad aveva finito di mostrargli i suoi segreti.
"Resta ancora il Santuario degli uccelli.
Non c' nulla di simile al mondo.
Una riserva naturale per tutti gli uccelli della
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terra.
E bellissimo di sera, quando tornano ai loro nidi.
Pu visitare il parco con la barca."
Stava tornando da Pitch Lake, ma aveva preferito accettare
la punizione di Port of Spain senza niente da fare e niente da
aspettarsi, e girovagava nella citt in cerca di una sollecitazione
pi stimolante che starsene a guardare le ombre della sua stanza o la'follia lavorativa dell'ind che puli'va la disabitata piscina
dell'albergo, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con la morbosit di chi acconcia un'amante morta.
E si lasci attirare dal pulsare dei calypso suonati in certi magazzini accanto alla vecchia
fabbrica di Angostura.
Alcuni ragazzi e ragazze iniziavano la
lenta circospezione del calypso, la interrompevano, provavano
diversi toni di voce, si correggevano a vicenda.
In un altro angolo del capannone le comparse della parata di Carnevale provavano maschere da coccodrillo o da ninfee e una ragazza nera
si trasformava in una luna piena, illuminata da lampadine che
accendeva premendo una peretta nascosta nell'incavo della mano.
Il tutto aveva un'aria da prova generale per la sagra a Calahorra o Chiclana, o di qualsiasi altra cittadina dell'entroterra
spagnolo, cambiava solo la forma, e i ragazzi sembravano orgogliosi del loro ruolo di comunicatori di qualcosa che dava carattere all'isola, orgoglio sottolineato dalla presenza di due o tre
spettatori stranieri, nei quali credevano di intuire l'estasi per il
loro flagrante esotismo.
Ma che pensate di insegnare proprio a
me, pens Gins.
Io vengo dal paese della joia * e delle vacchette uccise a bastonate, degli incappucciati della Settimana
Santa e dei penitenti che si flagellano in espiazione dei loro
peccati.
Al confronto non siete che dei dilettanti.
Si sent pi
tranquillo dopo quello sfogo mentale e torn in albergo.
Aveva
paura della sua stanza, simile a una trappola, piena di fantasmi
e di ripensamenti, e prefer restare sotto il tendone della terrazza che dava sul giardino con la piscina imbalsamata dall'ind.
Lo sciopero del personale dell>albergo seguiva il suo corso
perch ci volle un'intera sfilza di sbadigli prima che gli domandassero cosa desiderava.
La sua esitazione fu l'occasione perch
da un tavolo vicino qualcuno consigliasse:
"Assaggi un peach."
Gli faceva l'occhiolino quell'uomo ampio, bruno, olivastro,
con grandi occhi a mandorla da libanese.
Accanto a lui lo guarCanti e danze tradizionali di diverse regioni spagnole.
Famose quelle navarre t
aragonesi.
dava una donna con capelli rossi, efelidi, guance un po' cadenti
e pelle lucida di trucco.
Ordin un peach e gli portarono un
bicchiere alto con una bevanda che sapeva di pesche sciropbuono, vero?"

Avevano voglia di chiacchierare.
La donna cercava di decidere se guardare con gli occhi aperti o socchiusi, in un gioco di
palpebre sbattute che Gins attribu alle possibili lenti a contatto.
"Lo sa come va fatto?"
L'uomo cambi tavolo e si sedette a cavalcioni davanti a
Gins, sciorinandogli la formula completa del beveraggio.
"Rum leggero, pesche, succo di lime, e qualche goccia di
maraschino."
Fece schioccare la lingua e stimol con la testa la sorsata di
Gins, come per aiutarlo a inghiottire il liquido.
"Ho ordinato che preparassero il mio con un rum di Porto
Rico,  il pi leggero.
A volte te lo fanno con un rum qualsiasi.
Se te lo fanno con uno della Martinica, non va bene.
I rum distillati con il sistema dunder non si sposano bene con la frutta.
Faccio il barman, nel mio paese, a Seattle.~
La mano quadrata strinse quella di Gins, appena questa si
insinu in avanti, e l'uomo si mise subito in moto perch la
donna coi capelli rossi si sedesse con loro.
"E Gladys, mia moglie.
Gladys non  nordamericana,  canadese.
Lei  venezuelano? Spagnolo? Spagnolo di Spagna?
Uhuuuuuh!"
Era un entusiasmo orgasmico quello scatenato nel barman
di Seattle, che batt la sua manona prima sulla spalla della rossa, e poi su quella di Gins.
"Uno spanish autentico! Cos' venuto a cercare in quest'isola di merda, amico? Ho la valigia piena di opuscoli di viaggi.
Avevo promesso a Gladys che ci saremmo fatti delle vacanze
nei Caraibi appena avessi finito di pagare il mutuo del mio bar.
I Caraibi.
Sole.
Musica.
Io volevo andare ad Aruba, l il sole 
garantito persino di notte.
E veda un po' dove mi sono cacciato.
Sono ingrassato di cinque chili a furia di ronfare."
Si palpava lo stomaco e pizzicava i rotolini di ciccia che gli
sporgevano dalla cintura.
"Le offro un planter's punch per festeggiare l'incontro."
Il cameriere fu costretto a uscire dal suo sciopero o dal suo
letargo di fronte alle urla da rodeo indirizzategli dall'america56
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no, tra le risatine di cortese timidezza violentata che si lasciava
sfuggire la lentigginosa.
Il cameriere era offeso o dal modo in
cui era stato chiamato o perch non sapeva che cosa fosse un
p'anter's punch.
L'uomo di Seattle si mise in piedi, lo prese per
il braccio nonostante il suo diniego e se lo trascin dietro nelle
profondit dell'albergo.
La lentigginosa aveva spinto le risate
agli e~remi dell'estasi e picchiava il piecolo pugno chiuso sul
petto di Gins per comunicargli il suo ilare parossismo.
"Quel che non ottiene Micky non lo ottiene nessuno.
C'era un luccichio caldo negli occhi della donna.
"Viaggia da solo o in compagnia?"
"Da solo."
"Affari?"
"No.'
"Turismo.'
"Nemmeno, viaggio soltanto.'
"Viaggio soltanto!" ripet la donna imitando il tono di voce
di Gins e scoppi di nuovo a ridere, appoggiando una mano
sulla spalla dell'uomo, chiedendo complicit. "Ecco qui il mio
Robert Redford!"
Robert Redford arrivava con lo shaker tra le mani e lo agitava camminando al ritmo di una rumba che solo lui poteva
sentire.
Un elisir tra l'ambra e l'arancione venne versato in alti bicchieri.
"Adesso assagger la formula di Micky.
Rum della Giamaica, limone, arancio, soda, zucchero."
Gins non aveva stomaco per tanto liquido, ma lo bevette
lentamente perch, tutto sommato, gradiva lo spettacolo gratuito offertogli dalla coppia.
"Bisogna scappare da quest'isola, anche per un solo giorno.
Mi hanno detto che a Tobago il tempo  migliore e che vi si
arriva in mezz'ora di volo con il fokker.
Saliamo sul fokker, voliamo radente la foresta e ra-ta-ta-ta-ta, mitragliamo tutte le
scimmie.
Micky e Gladys se ne vanno domani stesso a passare
la giornata a Tobago e lei  loro gradito ospite.
Gins rifiut l'invito con un gesto, ma l'atteggiamento dell'americano non ammetteva rifiuti.
Bisbigli qualcosa all'orecchio della sua compagna e scoppiarono a ridere, rimanendo poi
entrambi a guardare il nuovo amico con un'espressione di felicit un tantino ebete.
Micky si invent un pretesto qualsiasi
e la donna e Gins rimasero soli.
La conversazione non era il
forte n della donna n del marinaio, e il barman non tornava.
La testa di Gladys si chin verso quella dell'uomo.
"Non torner.
Ci ha lasciati soli."
"Perch?"
"Aveva i suoi piani.
Andando via mi ha detto: Gladys, ti
lascio in buone mani.
Lo sono?"
Gins immagin quel che avrebbero potuto fare le sue mani su quel corpo lungo, dinoccolato, che prometteva spigoli incerti.
Ma pi di tutto prometteva il viso innocente di quell'avventuriera lentigginosa.
Mostr le mani a Gladys.
"Ecco le mie mani.
Non ne ho altre."
Gladys vi avvicin le labbra e ne baci i palmi.
Rimase
con le labbra attaccate alla pelle dell'uomo e le apri per far
strada a una lingua forte e rasposa che lecc con ansia la notte che Gins teneva tra le mani.
Poi alz la testa.
"Ho bisogno di un uomo e di un letto."
Gins si trov a seguirla con una nervosa ansiet da prima
volta, e quando entrarono in camera non la riconobbe come
sua fino a quando Gladys non gli copri la valigia aperta con
gli abiti che si tolse via via fino a rimanere lunga e nuda, come una carota umida sul letto.
E dalla donna usc una mano
che apr la patta dell'uomo paralizzato, gli prese il pene come
un quarto di luna crescente e se lo port alle labbra quasi fosse stato un wrstel con la miglior senape del mondo.
"Aaah! Davvero buono!"
Se lo cacci intero in una bocca da pitone morto di fame.
"Non preoccuparti.
Tutta colpa dell'alcol."
Gladys lo baci sulla guancia e lo costrinse con entrambe
le mani a guardarla in faccia.
Il comportamento degli ominidi
femmine ubbidisce a schemi universali.
Dopo l'atto amoroso
fallito, l'ominide femmina caucasico suole prendere tra le mani la faccia del partner insufficiente e offrirgli la generosit
della comprensione.
"Vado a vedere cosa sta facendo Micky e torno pi
tardi.
"Lo sa Micky che venivi con me?"
"S.
Lui  andato con due nere rimorchiate in un bar, dalle parti del Central Market.
Vicino al Central Market.
Gli si
rizza solo con le nere, con una coppia di nere.
Lo ha scoperto
qui, a Trinidad.
Io non sono sua moglie.
Lavoro nel suo bar.'
SR

Si rivestiva mentre parlava.
Apri la porta e la luce del corridoio entr nella camera.
In controluce, Gladys agit un dito
quasi in un gesto di rimprovero che Gins not come direttamente indirizzato al suo pene.
"Non muoverti di qui, Gladys torna subito."
L'uscita della donna lo fece sentire a suo agio e protetto in
qu~ rifugio recuperato tutto per s.
Rimase a sonnecchiare e lo
svegli ore pi tardi l'evidenza di una peesenza accanto al letto.
Gladys era li di nuovo e si stava spogliando in piedi accanto alla valigia ostinatamente aperta.
Udiva ora il rumore leggero dei vestiti che cadevano ammucchiandosi.
La donna si chin
sulla piccola lam?,ada al capezzale del letto e la accese.
"Sei sveglio?
Si stava sciogliendo il corto codino che le dondolava sulla
nuca e tra le sue labbra si agitavano la lingua e la promessa di
un lavoro questa volta perfetto.
"Sei stanco? Quel porco di Micky non  ancora tornato.
Tu
lascia fare a Gladys.
Gladys fa risuscitare i morti."
E inizi una cerimonia di impossessamento alla luce di una
piccola lampada di merletto plissettato che conferiva a Gladys
un profilo da strega nella sua posizione di cercatrice del sesso
dell'uomo e d'introduttrice dell'animale in bocca, dove lo fece
passeggiare in tutte le direzioni, quasi a impedirgli di fuggire da
quell'umida cella.
Con la testa sollevata dal doppio guanciale,
Gins osservava il suo pene mentre cercava di uscire dalla grotta, con la punta che si batteva per spezzare la rete della guancia
sinistra o della guancia destra della donna, per essere finalmente inghiottito come un embolo bagnato, e venire subito risucchiato dalle labbra implacabili.
Riusc a estraniarsi da quell'oggetto come non fosse stato suo, come se una bizzarra anestesia
locale Io separasse da quel muscolo morto che la donna cercava
di far tornare in vita.
Diligente come una brava scolaretta, la
silenziosa Gladys ripassava i suoi appunti mentali sulla sessualit e ritenne a un certo punto che la sollecitazione orale fosse finita, perch lasci scappare quello che sembrava un boccone appetitoso per inginocchiarsi davanti all'uomo sdraiato, spingere
in avanti le ginocchia e cercare un sostegno per le natiche in
mezzo alle gambe del partner.
Mise una mano tra le oscurit
del contatto, impugn il pene con delicatezza e nonostante la
relativa flaccidit cominci a introdurlo nella vagina con la cura
asettica riservata a una supposta.
Sal e scese per controllare
che il pene fosse in condizioni per l'andirivieni e appoggi i
palmi delle mani sul petto bruno dell'uomo.
Alz la testa verso
lo zenit del soffitto e inizi i movimenti del saliscendi, lentamente, posatamente, per forzare a poco a poco il ritmo, accompagnandosi da respiri affannati ed espressioni frammentarie che
passavano dal "vita mia" al "tesoro" e includevano quel "chiavami" che a Gins ricordava il gergo professionale di tutti gli
alberghetti a ore di tutti i porti.
L'eccitazione progressiva di
Gladys provocava la flaccidit altrettanto progressiva dell'uomo, fino a quando la sua estremit messa alla prova perse la
consistenza minima per continuare a ricevere quel trattamento
dall'alto in basso.
Gladys tard o finse di tardare ad accorgersi
di aver perso il contatto fisico con il piacere e finalmente colse
l'allusione perch abbass il capo, con gli occhi chiusi e una
espressione di chi cerca il filo perduto di una conversazione o
di un ricordo.
Incoraggi se stessa con un sorriso, sempre con
gli occhi chiusi, e finalmente li apr per guardare sorridente il
suo compagno.
"Ragazzino.
Ragazzino mio.
Non ti piaccio, forse?"
Si lasci cadere a un tratto con la precisione di un assemblaggio lunare e la sua bocca cerc quella di Gins per cibarsene tra morsi brutali e denti carezzevoli, nati per lacerare o sfiorare in un gioco alternato.
Le voci di incitamento erotico ubbidivano a un ritmo parallelo a quello delle carezze, ma di tanto
in tanto la donna si scostava per studiare lo stato d'animo del
partner e la crescita, o mancata crescita, dell'ingrediente fondamentale.
Si lasci cadere accanto a lui e incoll la lingua all'orecchio dell'uomo.
"Cos' che ti piace? Dimmi cos' che ti piace e Gladys te
lo far.
Gladys va in bianco da due settimane, ragazzino mio.
Dimmi.
Ti piace farti picchiare? Ti piace picchiare?"
I rifiuti silenziosi di Gins non la scoraggiarono.
Si rimise
gattoni, questa volta con il culo davanti agli occhi di Gins e lo
agit come se fosse stato un dolce che voleva e non voleva essere mangiato.
"Hai guardato bene la mia topa, ragazzino mio? E una topina dolcissima.
Tutta per te.
Tutta per il mio bambino."
Gins allontan il viso e cerc in un angolo della stanza
una fonte di ispirazione, uno stimolo culturale di semplice educazione, per stretta necessit di far bella figura, e si alz come
una bestia di lascivia animata da se stessa con respiri ansimanti, mentre le mani diventavano bocche che impastavano le carni della donna.
Cos, cos, gridava con agitato piacere la rossa e
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offriva il corpo all'incontro degli sfregamenti ciechi dell'uomo, che nella sua volont di non vedere quel che non voleva
talvolta sbagliava obiettivo e cadeva sul vuoto del materasso
dove la donna lo cercava implacabile perch non rinunciasse
alla resurrezione.
Il rituale fece effetto, perch Gins si credette in condizioni di cavalcare l'altro corpo, e lo fece brusco
come un conquisfatore e venne ricevuto con entusiasmo.
Riusc addirittura a cacciarsi dove era tanto desiderato e iniziare
una galoppata che a un tratto mut in semplice caduta da un
cavallo che a poco a poco aveva capito la miseria del cavaliere.
Gins  fl che rimase, freddo e lucido di fronte all'inevitabilit della sconfitta, quasi contemplando il batacchio caduto che, vergognoso, cercava il nascondiglio tra le pieghe della
sua stessa pelle.
La donna aveva smesso di ansimare, respirava ed era un respiro che di colpo pass dalla stanchezza alla
protesta.
"Hai finito? Tutto qui, bambino mio?"
``Non  la mia giornata.'
"Per me pure peggio.
Non  il mio anno.
Ha! Ma cos' che
vi succede, qui ai Tropici? E forse colpa mia? Non ti piaccio?"
"Si.
Mi piaci molto.'
"Non lo dimostri.'
Gli diede una spinta che lo fece cadere dal letto e cominci
a camminare sull'oscillante materasso cercando una via di uscita dalla situazione.
Si riprese i vestiti a manate e se li port in
bagno per non offrire a Gins lo spettacolo del suo sconfitto rivestirsi.
Dalla condizione di maschio umiliato, Gins ascolt i
rumori di una profilassi portata agli estremi: lavaggio, gargarismi, acque che finivano nella sporca sudditanza dello scolatoio.
Si apr la porta e Gladys attravers la stanza a velocit di fuga
lanciando sull'uomo una parola che sembr uno sputacchio.
"Frocio."
Dal pavimento Gins alz le braccia in un titanico sforzo
per togliersi di dosso una vergogna divertita, perch gli sorridevano le labbra, e quando si sdrai sul letto si premette la bocca
con il guanciale per non sentire le sue stesse risate, suscitate
dal ricordo di tanti sforzi gratuiti da parte della donna.
Lo faceva particolarmente ridere quella gravit succhiante con cui si
riempiva la bocca di carne umana.
Si calm, e dal riso pass alla compassione per la donna che tanto gli aveva dato in cambio
di niente.
Dalla finestra entrava un chiarore incerto.
Si alz
per verificare se si trattasse della promessa di un nuovo giorno.
Era li.
Ipocritamente insinuava che il sole era possibile, profilando di arancione l'oriente, sulla cresta di nubi che lentamente
si riprendevano il cielo.
"Maracas Bay.
Maraval Road.
Savannah.
Pitch Lake," recit come in un'inappellabile litania.
E aggiunse: "Il Bosforo".
E a un tratto volle provare la validit di un presentimento.
Fece la doccia usando le mani come fossero mille.
Si vest e si
diresse verso l'ascensore e l'uscita dell'albergo.
Davanti alla
porta sostava gi la solita carovana di taxi.
C'era gi il suo ind che guardava il cielo cercando di scorgervi i violentatori del
tempo e dello spazio.
Gins lo guard a lungo dal suo nascondiglio, con un piede dentro l'ascensore e l'altro fuori.
L'albergo
rinasceva a poco a poco, ma nemmeno un cliente in vista.
Uomini e donne delle pulizie uscivano da segrete porte proibite
arrancando come oscure lumache sorprese dal nuovo giorno.
L'ind continuava a tenere la testa alzata e a volgerla verso i
vari angoli del cielo per fissarla definitivamente in direzione di
Maracas Bay.
"Si, amico, s.
Maracas Bay," disse Gins ad alta voce.
Un ragazzino che si lasciava trascinare da un secchio di zinco e uno spazzolone, volt il viso per capire di quale genere
fosse la follia di quel bianco mezzo uscito dall'ascensore.
Quasi
vestito.
Ma scalzo.
"E se ti dicessi, Biscuter, che questa faccenda non mi piace
per niente, che non mi piace quasi nessuno di loro."
"Allora lasci perdere, capo."
"Se avessi lasciato perdere tutti i casi che non mi sono piaciuti! Poi, a poco a poco, ci provi gusto.
Ti innamori di qualcuno.
Io, q,u,asi sempre, del morto.
Tendo sempre a dar la ragione
ai morti.
"Se ne sbattono, loro.
Capo, le ho preparato un piatto freddo di involtini di vitello al tartufo e dragoncello accompagnati
da una salsina alla panna montata."
"Biscuter, hai coronato le vette della nouvelle cuisine."
"Non credo che sia tanto nuova, perch la ricetta l'ho avuta dalla pollivendola della Boquerfa.
Mi scusi, capo, ma ho preso quel suo romanzo giallo che girava qui intorno per metterlo
sugli involtini, bisogna metterci sopra qualcosa di pesante mentre si raffreddano."
"La prossima volta cucina il libro con tutto il resto."
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"Le ho anche preparato un trinxat amb fredulics * seguendo
la ricetta che le ha dato la proprietaria dell'Hispania."
"Non so se mi ha detto tutta la verit."
"E buono."
Carvalho mangi un po' dell'uno e un po' dell'altro, con
Biscuter all'altro lato della scrivania parapettato, piccolo com'era, dietro~uno strofinaccio da cucina che gli' faceva da tovagliolo sospeso sul petto di scarso respiro.
Poi il detective si fum
un Condal n. 6, uno di quei sigari introvabili che gli spediva
un fedelissimo cliente di Tenerife, rimastogli grato perch aveva scoperto l'adulterio di sua moglie, che ora teneva all'altro lato dell'Atlantico.
Ogni volta che Carvalho si accendeva un
Condal n. 6 pensava alla strana condizione dell'uomo, che finge di temere la perdita di quello che non ama ed  addirittura
capace di battersi per quello che non ama.
"Che sai di Mbacete, Biscuter?"
"Che  una provincia della Murcia.
"Questo era prima.
Adesso non pi.
Adesso  provincia
della comunit autonoma di Castiglia-La Manda."
"E la Mutcia  rimasta sola? Allora vuoI dire che non  pi
una regione.
E una provincia.
"Prima c'erano regioni con una sola provincia, per esempio
le Asturie.
Eppure no, la Murcia  una comunit autonoma."
"E gi ufficiale?"
"Che pi ufficiale non si pu.
Che altro sai di Albacete?"
"Che fa freddo e ci fabbricano i coltelli.
Nient'altro."
"Non aggiungi nulla a quel poco che so gi."
Aveva appuntamento con Charo per portarla al cinema allo
spettacolo pomeridiano.
La donna voleva vedere So#o tiro, perch un attore era il fratello povero della serie televisiva Il ricco
e il giusto.
Il film era talmente filosandinista che persino Charo
se ne era accorta.
"Sai, i rivoluzionari sono quelli che finiscono col fare pi
bella figura.
Ti piacerebbe che ci fosse una rivoluzione?"
Quando Charo faceva simili domande prendeva Carvallio a
braccetto e gli si attaccava al corpo per impedirgli di camminare.
Gli piaceva guardarlo in faccia quando gli chiedeva risposte
importanti.
"La rivoluzione, dove?"
"Qui, a Barcellona."
* Spezzatino ai funghi ("ichotorna ten"'um) (in catalano).
"Uscirebbero in strada i carri armati e la circolazione diventerebbe un vero disastro."
"Ma va' a farti benedire.
Te l'ho chiesto sul serio.
Sai,
Nolte e Gene Hackman sono bravissimi, ma pi di tutti mi 
piaciuto Trintignant.
Mi piacerebbe che tu gli somigliassi.
Te
lo ricordi in Un uomo e una donna?"
E Charo si mise a canticchiare il motivo del film abbastanza forte da ottenere che Carvallio si guardasse a sinistra e a destra nel caso fosse costretto a vergognarsi.
"Tu cosa sai di Albacete, Charo?"
"Che ci fabbricano i migliori coltelli."
"Qualcos'altro?"
"No."
"Non sai nulla della famiglia di tua cugina, della morta.
Di
suo marito.
Della sua vita laggi."
"No."
"Pu darsi che ci debba andare, ad Albacete."
A Charo sfugg una risata.
"Di che ridi?"
"Non so.
Ci sono cose che mi fanno ridere.
Per esempio,
certe parole.
Lattuga.
La parola lattuga mi fa ridere.
E l'idea di
andare ad Albacete mi fa ridere.
Anche La Coruna mi fa ridere.
Non saprei dirti il perch."
Charo si accommiat all'altezza del mercato della Boquerfa,
lei se ne tornava a casa, in attesa dei primi appuntamenti o delle chiamate dei clienti fissi, e Carvalho in cerca dell'auto, nel
parcheggio della Gardunya.
Il detective voleva arrivare a casa
presto per fare qualcosa di tanto importante quanto sconosciuto, ma invece di infilare le strade-rampa che lo avrebbero portato su, a Vallvidrera, si trov di colpo sulla Avenida de la Meridiana, sulla strada per Montcada, e mezz'ora dopo stava gi
cercando un posto dove cacciare la macchina vicino agli Elettrodomestici Amperi.
Il negozio era chiuso e non c'erano luci
accese oltre a quelle dei televisori che trasmettevano in simultanea da tre reti, davanti agli sguardi di appassionati guardoni
di vetrine.
Fece il giro del caseggiato in cerca della porta del
retrobottega, e svoltando l'angolo vide l'autodidatta che usciva
dal vicolo dove si apriva l'ingresso posteriore.
Carvalho si ferm per seguirlo poi a distanza.
Camminava leggero verso un
obiettivo urgente.
Si lasci alle spalle due caseggiati ed entr in
un piccolo bar-fast-food pieno di giovani attaccati a degli hotdog che si sarebbero detti di plastica.
L'odore rancido e affu64
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micato dei wrstel industriali arrivava fino in strada, combinato al puzzo di una senape fatta di acido urico.
La maggior parte dei clienti stava in piedi con i gomiti appoggiati al banco
servita da ragazze con la divisa blu e il berretto bianco dei marinaretti delle riviste musicali.
Ma c'erano anche dei tavolini
per due, con sedie che non sarebbero bastate nemmeno per
ospitare il sedere ~i una ballerina classica con la tenia.
L'odio
di Carvalho per i locali di quel genere, a suo parere non meno
corruttori della giovent della stessa droga o dei genitori cretini, si traduceva nella descrizione mentale che frapponeva tra
ci che vedevano i suoi occhi e quanto il suo cervello giudicava.
Ma ci stava Andrs in attesa dell'amico, e appena questi lo
raggiunse sprofondarono in un bisbiglio che nell'autodidatta
era di persuasione e nell'altro di nervosismo.
Il detective li osserv conversare a distanza fino a quando decise di presentarsi
a sorpresa.
"State facendo la schedina?"
Era quasi un sussulto ci che usci dalla gola di Andrs,
mentre l'autodidatta non riusc a evitare un decimo di secondo
di allarme prima di riconoscere del tutto Carvalho.
Era inutile
che il detective cercasse con lo sguardo una sedia perch non
ce n'erano e anche se ci fossero state, la struttura del locale
non consentiva un tavolo per tre, se non impedendo la circolazione nel corridoio dove i dannati passavano per andare a prendere il loro turpe pasto, inventato senza dubbio dalla mente
di qualche assassino lento, ma sicuro, di cosmonauti con poco
palato.
Si era creata una situazione impossibile.
O Carvalho
rinunciava a stare con loro o rinunciavano tutti e tre al locale.
Fu l'autodidatta a proporre di tornare nel retrobottegastudio.
"Anche se tu dovrai uscire presto per andare a Mercabarna."
"Per andare dove?"
"A Mercabarna.
Non  l che lavori queste sere?"
Andrs tard troppo a capire la dritta dell'amico e il suo
"ah, s" deciso, lo pronunci con gli occhi fissi in quelli di Carvalho, sperando che Carvalho la bevesse.
Ma il detective aveva
intenzione di metterli sul chi vive e aggiunse gocce della miglior ironia nell'occhiata che rimand allo studente.
Sconcertato, Andrs volt la faccia e si prepar ad assecondare la proposta dell'autodidatta.
"Ho ancora tempo.
Mi spetta il secondo turno, all'alba."
L'autodidatta non si serv della porta sul retro.
Entrarono
da quella principale e attraversarono il recinto illuminato dal
neon dove offrivano le loro carni bianche gli elettrodomestici e
alcuni computer di poco conto, che i guardoni contemplavano
come gli indiani del Far West dovettero contemplare le prime
distese di pali telegrafici sullo sfondo delle Montagne Rocciose.
I movimenti dell'autodidatta ubbidivano a un'estrema economia di gesti, e in pochi minuti l'abitacolo del retrobottega si
riemp del Quartetto per archi in si bemolle di Mozart, e nelle
mani di tutti e tre sbocciarono fiori di whisky con ghiaccio che
l'ospite aveva tratto da un piccolo frigorifero simile ad altri gi
visti da Carvalho nell'ufficio di qualche dirigente assassino o
assassinato.
"Dica p~r~~~:
"Dico pochissimo.
Passavo da queste parti.
O se preferite,
ci sono venuto per ambientarmi.
Mi piace respirare l'aria che
respirano i miei clienti.'
"L'aria di Montcada  inquinata dalla polvere del cemento
della Asland.'
"Quando io venivo in villeggiatura da queste parti, la polvere c'era gi dappertutto."
"Che palla racconta, in villeggiatura? A chi pu saltare in
mente di venire in villeggiatura in un buco simile?"
"Il signor Carvallio  passato da qui l'altro giorno, quando
 venuto a trovare i tuoi genitori, e mi ha raccontato alcuni
episodi della sua infanzia."
"Il capraio aveva un capretto.
Un capretto intelligentissimo,
grigio.
Aveva ancora attaccato un brandello di cordone ombelicale e saltava senza controllo, come un capretto ammattito.
Mi
ero affezionato alla bestiola, ma un giorno se la sono portata
via, li ho visti portarsela via.
Al mattatoio, suppongo, perch
non l'ho pi rivista.
A volte, quando vedo un gregge di capre,
le guardo attentamente cercando di riconoscervi quel capretto.
"Ma che dice questo qui? E forse flippato?"
"Lascialo parlare.
Vuole dire qualcosa."
"No.
Non voglio dire niente.
Infatti, non so se sono tornato per voi o per constatare che qui non  pi come una volta."
"Una passeggiata sentimentale attraverso l'amore e la
morte."
Era Andrs a parlare con angoscia e sarcasmo.
"Che sapete di Albacete? Non venitemi a dire che fa molto
freddo o che fabbricano ottimi coltelli.'
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"No, non glielo dir.
E una delle province che ultimamente si
sono pi sviluppate, grazie alla progressiva sostituzione dei vecchi
sistemi,di coltivazione con altri nuovi, con nuovi metodi di irrigazione.
E una provincia ricca di molti corsi d'acqua sotterranea,~e
hanno adottato certi sistemi di irrigazione che si servono di un'iniezione centrale, compiuta in profondit.
Inoltre, i suoi latifondisti sono usCtti dal letargo e si sono saputi aggiornare."
Pensava Carvalho,  cos,  cos che ti voglio vedere, autodidatta.
Ma l'autodidatta proseguiva la sua spiegazione enciclopedica.
Bastava imparare a memoria un dizionario enciclopedico.
Albacete si trova alla A.
Andrs si sentiva a disagio.
Non era nemmeno disposto a
credere a quella situazione cos surreale, e preferiva pensare che
tra Carvallio e Narcfs esistesse un codice segreto da cui era
escluso.
"Perch vuole sapere qualcosa su Albacete?"
"Siete stati voi a cacciarmi dentro.
Non posso rivolgermi alla polizia, voi non sapete niente e il marito di Encarnaci6n sta,
a quanto pare, ad Albacete.
Quella donna  morta o per caso o
perch conduceva una doppia vita che voi ignorate."
"Chi non conduce una doppia vita?"
"Io, per esempio.
Passo le giornate entrando nelle vite degli
altri, non ho tempo per viverne due.
Sarebbe addirittura vizioso.
Ma voi vivete certamente due vite.
Per esempio, questo retrobottega.
E la scenografia di un'altra vita, contrapposta a
quella che si vive qui a fianco.
E tu? Qual  la tua doppia vita?"
Gli era sfuggito il tu perch Andrs aveva la- faccia da bambino, da bambino prematuramente invecchiato e un po' stanco.
"Io vivo tre brutte vite.
La mia casa, i miei studi inutili e i
miei lavori occasionali.
Non badi a me.
Non combiner mai
niente.
Ai suoi tempi, i ragazzi come me diventavano un giorno
direttori di banca, e cominciavano come ragazzi dell'ascensore.
Adesso non ci  pi nemmeno consentito fare i ragazzi dell'ascensore.
Li hanno eliminati.
"Secondo le statistiche in questo paese ci sono pi lavoratori
che disoccupati.'
"Mi piacerebbe contarli a uno a uno.
"E vero che sono venuto fin qui quasi per caso, e per dfrvi
che questa storia  una delle pi noiose che mi siano professionalmente capitate, al di l del suo affascinante punto di partenza, un corpo di donna, fatto a pezzi.
Ma provate un po' a spiegarmi che fascino pu avere qualcosa che in parte si svolge ad
Albacete.'
"Immagini la storia vista con gli occhi di un francese.
Albacete gli pu suonare tanto attraente quanto a noi Poitiers, per
esempio, lo scenario dei delitti di Marie Bernard, la Vedova
Nera.
Cos'ha Poitiers che non abbia anche Albacete? O Eastbourne, dove nel 1924 ci fu un delitto affascinante, noto come
`il caso del delitto del bungalow'.
La polizia rinvenne fino a
quarantadue pezzi di uno stesso corpo umano.
Che cosa le dice
Eastbourne? Sta a lei rendere immortale Albacete, famosa del
resto fin dai tempi della guerra civile per le atrocit che si dice
vi siano avvenute per mano di Andr Marty, un capo delle Brigate Internazionali.
Albacete  tutta sua, detective."
"E un punto di vista, lo ammetto."
"Io me ne vado."
E Andrs usci seguito dallo sguardo scrutatore del suo amico.
Regn un silenzio adoperato dall'autodidatta per dirigere
con un dito l'orchestra nascosta nel disco.
Carvaiho, inghiottito
da un vecchio divano di pelle consunta, aveva alla sua destra lo
spazio dell'intimit intellettuale del mostro, un tavolo, l'impianto hi-fi, scaffali di libri, e alla sua sinistra, separato da una
linea immaginaria, un bosco di scaffali metallici stipati di piccoli elettrodomestici, macinacaff, caffettiere, apriscatole, affilacoltelli.
Era una specie di doppio palcoscenico mobile o di
studio cinematografico o televisivo in attesa di venir adoperato
per un copione che si recitava dall'altro lato della parete.
"Non va a Mercabarna?"
"No.
Non va a Mercabarna."
"Ma ai genitori dice che lavora a Mercabarna.'
"E un bravo figliolo, secondo il concetto classico di cosa significhi essere un bravo figliolo.
I ceti popolari conservano
concetti culturali che provengono da manuali pedagogici di fine
secolo.
I manuali di buone maniere, per esempio, sono tenuti
da conto soltanto dai poveri che vogliono dimostrare di essere
persone raffinate.'
"Che lavoro fa?"
"Non ha importanza.
La invito a cena.'
Copri i suoi amati oggetti e al momento di spegnere le luci
e di premere il tasto della porta automatica ebbe un affettuoso
trasporto salutandoli fino a un altro giorno.
Carvallio lo segu
con la propria macchina fino al Paseo de Col6n e cerc un po68
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sto libero per parcheggiarla accanto al palazzo della Lonja, non
molto lontano dal posto in cui Narcfs aveva lasciato la sua nuova Volkswagen.
Il ristorante dove lo portava sembrava una dpendance di una Cassa di Risparmio, raggiungibile attraverso
un corridoio che dava direttamente sulla strada.
Sul vetro inciso della porta appariva la scritta Raco' d'en Pep e l'opacit della
porta fece apparire un piccolo locale a forma di elle, con una
non meno piccola cucina sulla sinistra in cui si indaffaravano
gli addetti ai fornelli quasi davanti agli occhi del pubblico.
"Ho la, maco! Tens la tauleta teva com sempre.' *
Era un uomo giovane e leggermente barbuto ad accogliere
Narcfs con tanta familiarit.
E nonostante l'affollamento del
locale si trov subito accanto al tavolo a decantare il menu con
relativi commenti.
Smise di farlo in catalano appena vide che
Narcfs parlava in spagnolo con Carvallio, ed entrambi, seguendo pedissequamente i suoi consigli, ordinarono fagioli con le
vongole e filettone di nasello all'aglio abbrustolito; si fece vedere anche il ristoratore, grande esperto di vini, e assecond il
patriottismo di Narcfs esigendo vini bianchi del Peneds.
"SA maco, s.
Hem deferpais." **
Si trattava di una presa per i fondelli o di senso degli affari.
La cena ebbe quello splendore ottenibile soltanto con l'alleanza della semplicit e degli ingredienti di prima qualit.
In
particolare l'eccellente filettone di nasello impreziosito dal trito
d'aglio dorato sparso sopra.
Narcfs era orgoglioso del suo
ascendente di cliente abituale e propagandava le glorie di quella
cucina familiare.
"Molti giorni, soprattutto a pranzo, a quel tavolo siede il
prefetto di Barcellona."
"Lo considera una prova di buona cucina?"
"I prefetti hanno sempre mangiato meglio dei ministri.
Hanno un senso del gusto pi privilegiato, da cacicco.
Mi piace
questo locale per le sue dimensioni, perch  nella zona pi bella di Barcellona e perch il suo nome  scritto in catalano.
Caialunya.
La Catalogna si  riappropriata soltanto dei nomi.
Non
credo che si riappropri pi di nient'altro."
Nonostante il vino e lo splendido Cohiba che Narcfs ordin
in omaggio alla classe politica spagnola consumatrice di Cobiba,
Ciao, bello! Ti ho rise'vato il solito tavolino. (In catalano)
** Si, bello, s.
Dobbiamo fare il paese. (In catalano)
l'autodidatta non usciva da quel pessimismo storico gi osservato da~un certo entomologo sociale.
"E questa la sua doppia vita?"
"Parla della buona tavola? No.
In realt per me mangiare
bene  l'eccezione.
Mi piace venir accolto come sono stato accolto, e questo si ottiene con una certa assiduit.
Ma in genere
mangio qualsiasi cosa nel retrobottega del negozio di mia madre.
O nel fast-food dove lei ci ha scovati."
Come se non gli bastasse osservare la condotta altrui, l'autodidatta osservava la propria da quando si alzava dal letto fino
a quando ci tornava per andare a nanna.
Aveva indubbiamente
una teoria su se stesso.
"E ora, a puttane."
Carvalho non era preparato a un simile esito del processo
mentale.
"Come ha detto?"
"Che ora dobbiamo andare a puttane," chiari il mingherlino accaldato dalle due bottiglie di vino bianco e dai bicchierini
di liquore al lampone.
"Sono libero di dire si o no?"
"l'e consiglio di dire si, perch stiamo per andare in un posto dove l'attende una sorpresa.
La prostituzione  una traduzione fedele di questa societ.
Siamo nel bel mezzo del gioco,
tra la riconversione e la sommersione.
Riconversione industriale, economia sommersa.
Orbene, studiando le puttane presenti
sul mercato, si impara pi sociologia che iscrivendosi a un corso della Universidad Aut6noma, come ho fatto tempo fa.
Per
cominciare: la puttana tradizionale, ossia la puttana di strada o
di bar da quartiere malfamato, specie in via di estinzione biologica, oggi rimpolpata dal sangue nuovo della generazione della
disoccupazione, che  la meno colta, e pertanto la meno sofisticata e meno idonea a cercare livelli di zoccolame pi quotati.
Tuttavia, a cercar bene, si trovano autentiche occasioni a prezzi sbalorditivi, soprattutto in fondo alle Ramblas, o all'incrocio
di Hospital o Porta Ferrisa con le Ramblas.
Poi ci sono le specie tradizionali che quasi non hanno subito cambiamenti, come
le puttane dietro ai banchi delle caffetterie, la cui origine storica va ricercata nella Carretera de Sarri, comunque in crisi per
via della concorrenza delle squillo, proposta dagli annunci economici di `La Vanguardia' o `EI Peridico' alla voce `relax' o
`relazioni'.
Ha mai notato la letteratura che accompagna queste
offerte? Non se la perda.
Ma continuiamo: la puttana che si
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pretende occasionale, procurata clandestinamente da una mezzana, non sia mai che lo venga a sapere il marito, sta attraversando un momento difficile, la disoccupazione, si sa, oppure tutta
colpa della droga o di una setta religiosa, ce n' per tutti i gusti.
Sarebbe assai lungo da spiegare, ma io ho un debole per le cosiddette puttane `da relax', che si offrono come massaggiatrici,
ma si infotmi bene ptima di andarci, non tulte intendono la cosa allo stesso modo.
E preferibile andare in posti con una certa
tradizione dove ti fanno il classico servizio completo, dalla sauna alla scopata senza freni, passando da un massaggio ben fatto,
asciutto o bagnato, con le alghe giapponesi o senza, whisky etichetta nera e video dove si vede sempre lo stesso negrone con il
cazzo lungo e la stessa bionda che glielo succhia.'
Scintillavano gli occhi e le labbra insalivate dell'autodidatta.
"Andiamo a un locale di `relax classico'.
E quanto di pi simile all'impero romano in questi tempi di decadenza in cui la
Catalunya sta per perire, in quanto popolo, sebbene sembri il
contrario.
La Spagna, e l'Europa, farebbero bene a prepararsi:
ne vedranno delle belle, perch i barbari sono gi alle porte.'
Non specific di quali barbari si trattasse, e forse per capire
di che male stava per morire o mosso da quel pozzo di scienza,
Carvalho si trov prima accanto a un pericoloso autista mezzo
ubriaco e poi a scendere la scaletta di ci che in apparenza era
una sauna, all'incontro di due ragazze sorridenti, con nulla addosso se non due leggeri camici bianchi, che li invitarono a svestrsi.
"Tu sei gi pratico, bello.
Lo  anche il tuo amico?"
"Il mio amico  al corrente di tutto," tagli corto l'autodidatta e spinse Carvallio verso lo spogliatoio.
Il mingherlino guardava a destra e a sinistra, come se nello
spogliatoio mancasse qualcosa o qualcuno, ma a un tratto gli si
commosse la poca carne che aveva in faccia, tramutandosi in un
sorriso quando si avvicin Andrs, in canottiera e pantaloni
bianchi, arrossato dal doppio rossore delle luci rosse e del suo
imbarazzo, con le braccia cariche di asciugamani, in un lento
percorso verso i due clienti che meno avrebbe desiderato ser
"Eccola, la sorpresa!"
Carvalho non sapeva se scaricare la sua furia sull'autodidatta
o su se stesso.
Andrs appoggi gli asciugamani su uno sgabello
nel bel mezzo dello spogliatoio e se ne and senza degnarli di
uno sguardo.
"Ecco cosa fa, la `cecca', la serva delle puttane, dalle nove
di sera alle tre di notte.
Roba seria.
E il turno pi pericoloso.
Ogni tanto c' una rapina.
Ormai nella sauna, Carvalho si guardava i rivoli di sudore
che portavano via con s gli eccessi di vino inaciditi verso il
finto pavimento di listelli di legno.
Il vapore riduceva l'autodidatta a un corpicino sfumato e nudo accovacciato nell'angolo
del gradino in cima alla sauna.
"Quando andr ad Albacete, una volta a Valencia le converr prendere la deviazione per Ja'tiva e Almansa."
Carvallio abbass allora le palpebre, forse per dire, sissignore, forse semplicemente perch il sudore gli traboccava dalle sopracciglia e gli trafiggeva gli occhi con spilli di acidit.
"Sarebbe pi bella una gita a Manzanilla Bay."
Il tassista cercava di sviarlo dal suo proposito di aeroporto
e gita a Tobago, ma aveva imparato a interpretare i silenzi di
Gins e lo port fedelmente fino a un putiferio degno di una
stazione ferroviaria con i civili allo sbando dopo lo scoppio della terza guerra mondiale.
Tutti i neri e ind dei Caraibi si ostinavano a prendere d'assalto le sale del check-in e imbarco dell'aeroporto di Trinidad, e per raggiungere il banco bisognava
scegliere tra spingere o essere spinti, e una volta li, una coppia
di funzionari schizofrenici, con gesto sollecito e voce irritata, ti
ordinavano di aspettare il tuo turno o ti infilavano in una misteriosa coda di fuggiaschi per Tobago.
I pi impazienti erano
gli europei o i nordamericani, naufraghi in un mare di rassegnati aborigeni travestiti da inverno caraibico, in contrasto con
gli inevitabili solitari coi microfoni alle orecchie, a imitazione
di una estetica di Harlem, che indossavano pullover con le maniche strappate per mettere in bella mostra le muscolose braccia nude e i braccialetti scelti a caso in un qualsiasi mercatino
dell'internazionale della cianfrusaglia.
Per tre volte a Gins era
gi parso di udire l'annuncio del suo volo vedendo le masse
lanciarsi verso il banco da dove i funzionari leggevano i nomi
dei prescelti per il prossimo volo.
Nessuna delle tre volte ud il
suo nome, e quando riusc a raggiungere il banco scavalcando
bambini, vecchi e grasse matrone che non protestavano n per
le spinte di Gins n per i goccioloni che riassumevano l'insistente pioggia, il funzionario si lev dalle orecchie gli auricolari
al cui ritmo agitava la carcassa seduta, per rispondergli:
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"Non so.
F,,orse oggi.
Forse domani
"Domani?
"Non so.
Forse verso sera mettono un aereo pi grosso."
"Ma in tal caso dovr restare a dormire a Tobago."
Il suo interlocutore alz le spalle e si riattacc gli auricolari.
Gins si allontan dal banco attraverso uno stretto corridoio
t~tto nero, sotto gli schizzi dei goccioloni sempre pi audaci,
pensando ai pochi soldi che gli erano rimasti, e all'immediato
bisogno di utilizzare la carta di credito.
Fuori c'erano la pioggia e la gente rassegnata all'attesa sotto la protezione di tettoie
di eternit.
Prese un altro taxi senza abbandonare l'agitato conteggio dei dollari rimasti, e l'ingresso a Port of Spain gli parve
come mai prima l'ingresso volontario in una tomba che gli si
chiudeva dietro le spalle.
Davanti alla porta dell'albergo sent
una specie di richiamo, prima gli parve interiore, poi dedusse
che si trattava di una sirena oltre gli edifici e capannoni del
King's Wharf.
La porta girevole si mosse per far strada a
Gladys e al barman.
Lei gli pass accanto senza dire niente, il
barman gli fece l'occhiolino, ma c'era un filo di disistima nel
suo naso arricciato.
Gins si cacci nella hall per evitare di parlare con la coppia, ma appena li vide salire su un taxi usc di
nuovo, rifiut la proposta di Maracas Bay sulle labbra del suo
tassista privato, e attravers la Dock Road in cerca delle entrate della zona portuale.
Al di sopra dei tetti si vedeva il volo al
rallentatore delle gru, che a un tratto lasciavano cadere il loro
gancio verso le stive e i carichi, come se cercassero di evitare
una possibile fuga della preda.
Una petroliera liberiana si trasform in ostacolo per l'orizzonte della vastissima imboccatura
del porto, e ormai sul punto di superarla si guard di nuovo
l'orologio al polso: 21 gennaio.
E nel constatare la data, corse
per guadagnarsi quanto prima la libert di vedere, ed era l, lo
scafo della Rosa di Alessandria, nel momento di virare a sinistra
all'inizio della manovra di attracco.
Era come se a raggiungerlo
fosse la sua stessa casa, quattro punti cardinali propizi, una patria.
Ripass la fisionomia della nave come si fa con il corpo
dell'amata dopo una lunga assenza o un inutile oblio, e rimase
ad aspettare che si fermasse, quasi da solo, senz'altra compagnia che quella degli ormeggiatori indolenti, con una cicca tra
le labbra e il gesto lento ma preciso per la manovra.
Verso la
nave avanzavano camion in cerca dei suoi tesori e a distanza
aspettavano altri camion con i carichi offerti, in un preciso rito
di scambio che in altre occasioni Gins aveva guardato dalla
coperta o dai ponti.
Ed  h che immagin i suoi compagni,
German, Juan, Martfn, il capitano Tour6n, altri visi il cui cognome era di troppo perch la semplice faccia o un gesto determinava il rinoscimento dell'identit imparata nella solidariet
di giorni e giorni di navigazione in mare o contro il mare.
La
presenza della Rosa di Alessandria lo riportava all'evidenza e alla proposta del mare con maggiore intensit di quando aveva
affrontato a braccia nude le onde di Maracas Bay.
Il mare non
sarebbe esistito per lui se non fossero esistite le navi e apr le
braccia quasi ad accogliere la mole bianca ormai ferma, ma in
realt per abbracciare se stesso e trattenere l'intima emozione.
Solo fra due o tre ore l'equipaggio avrebbe cominciato a sbarcare e passeggi su e gi per i moli cercando di osservare e di
non essere osservato dalla nave.
Le operazioni di carico e scarico iniziarono con un ritmo che avrebbe richiesto un'intera giornata di lavoro, e appena avessero ingranato, Germin sarebbe
sceso, perch questo era il suo impulso appena arrivava in porto, e cerc di localizzarlo.
E lo vide, prima sul gradino in cima
alla passerella di imbarco, e poi scendere con un trotto sicuro
che lo fece pi correre che camminare appena ebbe messo piede sul molo.
L'ufficiale esit, domand qualcosa a qualcuno degli scaricatori e prese per Port of Spain.
Gins lo segu e gli lasci seguire la strada per l'Holiday Inn, per poi chiamarlo a viva voce a un caseggiato dall'albergo.
Germin si volt e avendolo riconosciuto aspett che gli si avvicinasse.
"Chi non muore si rivede.
"Se questa  vita...
Vedi anche tu che tempaccio di merda."
"Se tu vedessi che bel sole lungo tutta la costa del Venezuela.'
"Proprio a me doveva capitare."
S'incamminarono verso l'albergo scambiando notizie sulle
ultime settimane, con Germin ancora indeciso se entrare nell'argomento della strana fuga.
Procedettero cos fino a quando
non si trovarono davanti due daiquiri che Gins dovette ordinare due volte al banco.
"Eppure qui  piuttosto bello, il giardino tropicale, la piscina dove si possono bere degli intrugli col sedere in acqua."
"Sarebbe piuttosto bello se ci fosse il sole.
Guarda quell'indiano. ,fassa le giornate a pulire la piscina.
Dimmi tu a quale
scopo.
"Chiss mai.
E di te, che mi dici?"
"Non saprei."
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"Vieni o non vieni?"
"Non saprei.
Che ha detto Tour6n?"
"Sulle prime se l' presa coi tuoi morti, e meno male chi
Juan gliele ha cantate in faccia, e visto che  pi insicuro di un
piccione zoppo, ha dovuto tacere.
Lo conosci, Juan.
Ma non si
pu andare avanti cos, e se non ti imbarchi adesso sar cos~etto a informare la compagnia.
I~er il momento ha telegrafato che ti sei preso un periodo di ferie per ragioni di salute.
Non  nemmeno una bugia, perch sei un po' fuori di testa.'
"Quando ve ne andate?"
"Domani.
In realt, potremmo farlo anche stanotte, ma
Tourn  matto da legare, peggio di te, passa le giornate parlando del pericolo di guerra in questi mari e sostiene che tutti i
giorni cambiano i fondali marini per via delle prove nucleari segrete.
Appena torno in Spagna, parlo di lui a quelli del sindacato, per vedere che si pu fare."
Gins contemplava i resti della bevanda gialloverdognola e
la ciliegina infilzata in uno stuzzicadenti che cominciava a perdere il luccichio dell'umidit.
Era come una goccia di sangue
alla prima indecisione: scoppiare o cadere.
"Dovrei tornare.
Sarebbe indispensabile che tornassi.'
"Merda, ma chi te lo vieta? Mi fai uscire dai gangheri.
Senti, non posso mangiare con te perch voglio accelerare le operazioni di carico.
Sono sceso infatti sperando di trovarti, ma tu
potevi anche salire a bordo.
Sei ancora sul libro paga.
Lo hai
dimenticato? Ma stasera potr scendere a terra e ci daremo ai
bagordi.
Che aria tira da queste parti?"
"Manco me ne sono accorto."
"Non te ne sei accorto?"
"Mi pare che le cose non vadano tanto bene perch c'
brutto tempo e allora il turismo scappa via, a Tobago, ad Aruba o a Cura~ao.
Una volta li si buttano in strada ad ascoltare
della musica da quei freezer musicali che si portano attaccati
alle orecchie o si rifugiano in certi grossi capannoni abbandonati per la prova generale della Faller." *
"Quali Falias?"
"Il calypso, il Carnevale.
Che vuoi.
L'uno vale l'altro.'
"Scendo a terra, o no?"
"Posso passarti una canadese perch tu te la scopi e tenga
alta la bandiera spanish.
Qualche giorno fa ci ho provato an-~ ch'io ma ho fatto cilecca."
"Ha la lebbra? Le mancano tutte e due le gambe?"
"No.
Non  malaccio.
E non mena il can per l'aia, va dritta
al sodo.'
"Al duro, vorrai dire.
Sarebbe il caso di darle un'occhiata,
ma me la sono spassata alla grande a Maracaibo e alla Guaira e il
corpo mi ordina la castit.
Se fosse proprio una figona.
"E chiedere troppo."
"Allora rimango a bordo.
Comincia a fare le valigie e imbarcati stasera stessa.
In un'ora si pu risolvere tutto."
"Fammici pensare per l'ultima volta.
Per una notte."
"Salpiamo all'alba.
Se rimani, vieni almeno a congedarti e a
riprendere le tue cose rimaste a bordo."
Gins lo vide andar via con la voglia di trattenerlo.
Ma non
lo fece, fin il suo bicchiere, mastic la ciliegina che risult essere amara e la sput nel bicchiere.
Ormai in camera, la valigia
aperta e mai svuotata fin dal giorno del suo arrivo divent un
richiamo sempre pi ossessivo che ascoltava mentre camminava
su e gi, dal riquadro di citt e lontananze marine visibile dalla
terrazza, fino alla porta da cui non poteva aspettarsi l'arrivo di
nessun essere amato.
E in bagno, lo specchio gli rimandava un
viso condizionato da paure e furori astratti o concreti che non
voleva neanche chiamare per nome, nemmeno quando avvicinava le labbra allo specchio e si baciava prima di ripetere a se
stesso il proprio nome, quasi come se dal fondo di un orrido
pozzo gli giungesse il nome di Encarna, pronunciato come un
gemito.
In fondo allo specchio scompariva la sua faccia per far
posto al Corno d'Oro contemplato dal belvedere del Topkapi,
con le navicelle che viravano dalla rotta del Bosforo per infilarsi nelle tane di Istanbul.
Non si era mai inoltrato nel Mar Nero.
Lo aveva viSto dalle spiagge di Kilyo o di Anadolufenieri.
Qualcuno gli aveva detto:
"Entrarvi  come partire per sempre.
Il Bosforo  come
l'ultima prova o l'ultima porta.
Sembra fatto apposta a questo
scopo.
Come un avvertimento".
Festeggiamenti tenuti a valencia in onore di San Giuseppe, alla fine dei quali
vengono bruciate figure allegoriche in cartapesta, tra scoppi di fuochi di artificio.
Forse perch dirigeva la manovra, senza che gli fossero sufficienti la rete di telefoni e i segnali disponibili sul ponte di comando, con il corpo che sporgeva a met dai passamani metalli76
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ci, mentre gridava verso Germn o Basora, quasi a forzare la
manovra successiva, la figura del capitano Tour6n soverchiava
quella di tutti gli altri corpi in movimento sulla coperta della
Rosa di Alessandria.
Gins era salito sulla passerella all'ultimo
momento, mentre ancora la figura di Martfn la dominava e ordinava intanto ai marinai di ritirarla.
Fu un incitamento definitivo, e la sal due gradini per vclta, fino a raggiungere ansimante Martfn che lo accolse con la bocca aperta e il fischietto in
una mano che sembrava colpita da paralisi.
"Cazzo! Ostia! Puttana Eva!"
Era l'espressione del suo sconcerto e segu Gins dandogli
consigli e strappandogli risposte.
"Lo sa German? E il capitano? Lo sa Tour6n?"
Il mezzo busto del capitano si affacciava o tornava al ponte
di comando, con il viso quasi interamente occupato dagli occhiali con le lenti pi di pietra opaca che di vetro, nella dissoluzione del suo sguardo ultimo in un mare lattiginoso.
Quella barba ormai bianca, rasata fino allo scorticamento, lasciava tuttavia
un'orma caliginosa su un viso definitivamente immerso nella
mancanza di carattere della sua pelle bianco latte.
Era cos bianco che quasi non gli si vedevano i lineamenti, eppure faceva
udire le sue grida sporgendosi dal passamano, e Gins si incammin incontro a esse lasciando le valigie a met strada e preparando risposte che non furono necessarie.
Si present e Tour6n
lo accolse con un ah,  lei, indifferente.
Con un gesto lo invit a
sommarsi alla frenetica attivit che precedeva la partenza e il
semplice gesto lo spinse a correre verso il cassero di poppa, riprendersi la sua cabina, aprire la valigia per mascherarsi da marinaio e qualche secondo pi tardi stava gi controllando l'argano di prua per quando fosse stato necessario virare l'ancora.
Come formiche a capo chino, sagge ed efficaci, gli uomini tenevano d'occhio il percorso della catena, chiudevano i boccaporti
delle stive, attaccavano la girobussola, chi guardava il solcometro, chi controllava i salvagenti, chi i bengala, e altri ancora il
radar.
Alcuni provavano le luci di posizione, altri verificavano
la salita e discesa delle scialuppe di salvataggio, issando quelle
che erano state ammainate e lasciandole rizzate nelle loro selle e
con tutte le dotazioni di sicurezza a bordo.
Sotto la vigilanza di
German si chiudevano le porte stagne su quelle semplici, i boccaporti, gli osteriggi e gli obl posti sotto il livello del ponte, o
si riducevano le cime di ormeggio lasciando solo quelle necessarie perch la Rosa di Alessandria rimanesse dov'era fino al momento di salpare.
Nella sua condizione di nostromo, Germiin andava su e gi con il ciglio aggrottato dando ordini secchi, e trincava tutto ci che avrebbe potuto muoversi.
Controllata l'ancora, Gins and a guardare gli strumenti di navigazione, ma Tour6n era gi h con il rapporto del buon funzionamento dei telegrafi delle macchine, del telefono, della sirena, delle pompe di sentina e dell'antincendio e a Gins rimasero soltanto da ispezionare i
frenelli e il servomotore del timone, e gli assi, perch quando
giunse in sala macchine, Martfn gli fece segno di avere in pugno
la situazione.
Suppose che fossero in ordine le riserve di combustibile, lubrificante, acqua potabile, rifornimenti e viveri e ud le
grida di Tour6n che chiedevano il libro di bordo della nave e le
carte di carico, che qualche subalterno aveva messo via dove non
avrebbe dovuto.
Il capitano si impett per dirigere la manovra di
partenza, impugn la cornetta dell'interfono e ordin di ritirare
lo scalandrone principale con lo stesso tono di voce con cui Napoleone dava inizio alle ritirate vittoriose.
Germn si era appostato a prua, e Juan Basora a poppa per dirigere il disormeggio.
Senza vento e senza alcuna nave attraccata di prua la manovra
non presentava complicazioni al di fuori del nervosismo di Tour6n, che gridava nell'interfono come se fosse il capitano del Titanic nel vedersi piombare addosso un iceberg.
Ordin a Basora di
mollare a poppa l'ormeggio mentre l'ancora risaliva in cubia e la
nave gir a sinistra trattenuta dal rimorchiatore di prua.
Completato il giro e ormai liberi da terra, la nave fece rotta per l'imboccatura come le indicava la boa di segnalazione.
Fu a malapena necessaria perch il mare cominci ad aprirsi
appena si furono lasciati dietro Queen's Wharf e cominciarono a
scomparire le tettoie di King's Wharf con l'Holiday Inn sullo
sfondo.
Gins si accommiat con un certo sollievo dall'albergo e
dalla costanza ritmica dei caseggiati rettangolari stesi a raggiera
dal porto fino alla Savannah.
Superarono la foce del Maraval River e in pochi minuti Port of Spain fu una citt alle sue spalle,
una delle tante citt che si era lasciato alle spalle.
Era stata fissata una prima rotta per passare oltre le isole del nord-est e superare appena possibile le Bocas del Drag6n, tra la penisola venezuelana di Paria e l'isola di Chacachacare.
Fin da quando la nave era
uscita dalle dighe di Port of Spain, Tour<5n controllava il servizio
di navigazione e le guardie, senza cogliere il sarcasmo con cui Basora sottolineava ogni suo promemoria con un "Ai suoi ordini,
comandante" con effetti disastrosi tra gli astanti che tentavano
di trattenere le risate.
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"Troveremo nebbia alle Bocas del Drag6n," ripeteva Tour6n
una e pi volte agitando il bollettino meteorologico sotto il naso
degli ufficiali. "Tenersi attaccati al radar fino a quando avremo
oltrepassato il banco di nebbia, ridurre la velocit all'altezza di
Chacachacare, con i segnali da nebbia a tutto spiano e quattro
occhi a prua, quattro a poppa, quattro a dritta e quattro a sinistra.
Questo viaggio mi puzza, mancava solo questo cielo incasinato.
Verso le Barbados il tempo migliorer, ma cominceranno i
pasticci."
"Di che pasticci parla?" domand Gins a German.
"Gli americani pattugliano queste acque.'
Le raccomandazioni di Touro'n erano come un molesto ronzio di fondo che suscitava gli assensi delle teste mentre le menti
erano altrove.
Quella di Gins seguiva lo sforzo degli occhi per
trattenere le ultime immagini di Trinidad, di nuovo abbrunata,
nella sua introversione piovosa sottolineata dal crepuscolo.
Che
Tour6n la finisse di protestare e lamentarsi, venne da tutti interpretato subito come un ordine di rompere le file, e lo abbandonarono a quel silenzio quieto e un po' malinconico in cui il capitano soleva chiudersi dopo ogni sfogo.
Gins si allontan per evitare la compagnia e le domande di German, con la scusa di ritirarsi in cabina per riordinare le sue cose.
Raggiunse il cassero di
poppa e si chiuse nella cameretta, apr la valigia, guard quanto
conteneva come se gli fosse estraneo e senza toccare nulla sprofond in una poltrona.
Si alz per aprire gli scuri dei portelli e
avvicinarsi mentalmente agli schizzi marini intuiti sullo sfondo
di un cielo plumbeo.
Si sedette di nuovo e le sue palpebre racchiusero il male agli occhi, un male che lo accompagnava da mesi
appena le persone e le cose smettevano di sollecitarlo e poteva
sprofondare nei propri pensieri.
Trattenne un gemito e si alz
per camminare intorno alla poltrona.
Qualcuno bussava alla porta, tolse il chiavistello e si vide davanti un German stupito.
"Disturbo?"
"Sei a casa tua.
Solo quando si sedette e lo guard frontalmente, Gins vide che German non aveva abbastanza mani per tutto quello
che portava: un frullatore, una borsa con banane e cubetti di
ghiaccio e una bottiglia di rum.
"Rum vecchio della Martinica.'
E due bicchieri che lasci all'altezza degli occhi di Gins,
sul tavolo.
German agit il casco di banane.
"Di quelle piccole, sono le migliori."
E cominci a sbucciarle e a tagliarle a pezzi che poi introdusse nel bicchiere del frullatore per aggredirli subito con il
braccio elettrico e ridurli in polpa.
Per tanta polpa, tanto rum e
cubetti di ghiaccio, e venne versato nei bicchieri un denso beveraggio color avorio antico che rimase ad aspettare che Gins si
decidesse e German si accomodasse nella sua poltrona, davanti
all'anfitrione.
"Cos' questo?"
"Banana daiquiri.
Nutre e mette allegria.
Gins vuot il bicchiere in due sorsate, con una pausa tra
l'una e l'altra che gli servi per masticare i resti solidi della banana e sentire la solidit dolce e aspra dell'intruglio dapprima in
bocca e poi negli abissi interni del corpo, e quando ebbe finito
di mangiare gli circolava in tutto il corpo un calore tanto soddisfacente quanto la frescura che notava in bocca.
German contemplava gli effetti della sua miscela con un sorriso pieno di
barba e nicotina.
Dispens ancora un bicchiere misurato sulla
sete dell'amico, e un altro, e un altro ancora, mentre lui continuava a sorseggiare il primo come se non ce ne fossero altri.
"Tour6n mi fa saltare i nervi," si scus Gins senza sapere
di cosa si scusasse.
"Tu non hai bisogno di Tour6n perch ti saltino i nervi."
Germn si era piegato in avanti con il bicchiere in mano e
gli occhi attenti a scrutare come cresceva la soddisfazione in
quel viso, dove ci che non erano occhiaie era una frangia di capelli brizzolati resa compatta dall'umidit e dal sale.
"Ti senti bene ora?"
"Mi sento bene."
"Calmo?"
"Calmo."
"Vuoi dirmi adesso che cazzo ti succede?"
Vide l'allarme in fondo allo sguardo che gli veniva lanciato e
un ghigno di sdegno che sputava un "non dire stronzate" quasi
senza voce, pi con ira che con convinzione.
"Tu credi che siano normali il tuo fugone a Maracaibo e tutti i telegrammi che ci hai spedito giornalmente per settimane, e
tutti i trucchi con cui hai preso per il naso Tour6n perch non
informasse la compagnia?"
"Mi spettavano alcuni giorni di ferie."
"Ma tu sai che sono cose che vanno notificate, su cui ci si
accorda.'
"Ne ho le palle piene.'
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"Del mare?"
"Di questa nave.
"Non  n meglio n peggio di qualsiasi altra."
"Di Tour6n.
Dell'Atlantico.
Di questo andirivieni sempre
dall0 stesso posto all'altro."
"Che vuoi fare?"
`~orrei restare da queste parti, nei Caraibi.
Qui scarseggiano
gli ufficiali per i cargo che non si sposta, no da questa pozzanghera.
O forse il Mediterraneo, il Bosforo.'
"Il Bosforo? Che c'entri tu con il Bosforo?"
"C' sempre un ultimo viaggio.
Ma prima devo passare da
Barcellona."
"Fammi un po' capire.
Vuoi andare nel Bosforo, ma prima
devi passare da Barcellona.
Spiegami un po' la faccenda, chiss
che non piaccia pure a me.
"Il Bosforo  un ultimo viaggio, ma potrebbe non esserlo.
Devo sapere se un giorno potr tornare."
"Dove?"
"A Barcellona, a questa realt, a tutto.
Il bicchiere di Gins voleva ancora del banana daiquiri e German glielo vers.
"Encarna?"
"Encarna," ammise Gins sviando lo sguardo.
Il timoniere mantenne la rotta lungo il corridoio marino formato da Barbados e le isole di Sopravento.
Appena superate le
Bocas del Drag6n scemarono i venti fino a scomparire, come se
l'ostinato flagello si fosse accanito su Trinidad o su Gins.
Mentre controllava la rotta fissata dal capitano, conscio che la sua attenzione e i suoi gesti dipendevano pi da un rituale che dalla necessit di controllare quanto era gi stato controllato tante volte,
si distrasse dalla conversazione di Tour6n e Germn sulla prossimit dell'isola di Grenada e l'evenienza di imbattersi in una pattuglia della flotta nordamericana.
Quando il capitano lasci il
ponte di comando per verificare ci che non aveva bisogno di verificare, Germn cant teatralmente, a voce spiegata:
Addio Granaaaaaaads
Gra na da miaaaaaaa
Cercava di intavolare una conversazione su quel che stava accadendo nella grande laguna dei Caraibi, ma come se l'Atlantico
pretendesse da lui determinate attenzioni una volta sormontato
l'ostacolo visivo di Barbados, Gins guardava a dritta e German
continuava a ragionare a favore di nessuno con lo sguardo rivolto a sinistra, verso le isole di Sopravento.
"Ti interessa davvero tanto questa carta? A gennaio in questi mari non capita mai nulla.
La sola cosa da fare durante la
traversata  indossare il maglione una volta raggiunto il trentesimo parallelo."
Utilizzava la revisione inutile della rotta tracciata per giustificare la poca attenzione prestata a quanto diceva German.
"Avremo mare grosso bordeggiando il Mare dei Sargassi.
"Come sempre, che cazzo ti aspettavi.
Viriamo ed  fatta.
Hai dimenticato il mestiere? Prendi la Pilot Chart di gennaio e
buon pro ti faccia."
Germa'n lo lasci davanti a un oceano di carta, quadrettato,
molecolarmente suddiviso in quadretti di cinque gradi di latitudine e longitudine.
Non erano previsti n temporali, n depressioni, n nebbie, almeno fin oltre la latitudine delle Bermude,
quando la rotta avrebbe cominciato a cercare la curva della corrente del Golfo.
Appena fu solo, smise di preoccuparsi di ci
che non lo preoccupava e punt il binocolo verso l'ormai superata punta nord di Barbados.
Il mare ondeggiava con una falsa
libert che finiva all'orizzonte.
Era un limite, semplicemente
un limite finto, una linea senza speranza.
Erano spinti da soavi
venti alisei verso la falsa frontiera del Tropico del Cancro, verso la reale frontiera dell'inverno.
Lasci la sala nautica e scese
lentamente dalla scala che dal ponte di comando va verso prua
tra gli osteriggi aperti alle faccende del lavoro occulto della nave.
Man mano che procedeva verso la prua implacabile e prepotente, immaginava se stesso come un leggero oggetto a cavallo di onde che lo precipitavano nell'abisso, come gli sarebbe
potuto accadere giorni prima. a Maracas Bay se non avesse dato
ascolto ai richiami dei fischi dei bagnini.
Di spalle al mare, appoggiato al coperchio metallico e sollevato del boccaporto di
prua, oltre l'immediato bigo, il ponte di comando sembrava la
fine della nave, come la testa di un animale che nasconde la
continuit del corpo, il suo posto di lavoro era l'ufficio, il termine di un percorso quotidiano tra l'aldil del cassero di poppa
dove dormiva, e il percorso attraverso i caruggi, tra un bigo e
l'altro, da un boccaporto all'altro fino a raggiungere appunto
l'ufficio, le carte, i pulsanti, i quadri di comando rettilinei ed
elettronici, terminali di un processo di calcolo e di manovra
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chiusi in se stessi, che non appartenevano pi a una ufficialit
ridotta al ruolo di tutori di un'autonoma bestia elettronica.
"Un giorno le navi potranno essere teleguidate da terra mediante un unico elaboratore centrale, ne baster uno solo per
tutte le navi dell'oceano."
"E se l'elaboratore fa cilecca tutte le navi dell'oceano caleranno a picco.
Si scontreranno'tra di loro o andranno a sbattere contro i frangiflutti o le scogliere.
L'autentica fregatura 
che allora l'intero mare non sar altro che una immensa pozzanghera di merda.
La fine dell'avventura.
Una fine schifosa
per una bella avventura che secoli fa aveva coniato la frase: vivere non  necessario, navigare si."
Davanti al pessimismo di Juan Basora, pilota e scrittore,
German indicava il cielo come il tassista ind di Port of Spain.
Era li, li che proseguiva l'avventura.
"Che avventura?"
"La corsa spaziale."
"Un'avventura quel viaggio programmato dal computer, con
quei tipetti vestiti da palombari che non tirano fuori il pisello
manco per pisciare?"
"Tu non avresti i coglioni per startene lass appeso a testa
in giu.
"La pelle la rischi ben di pi in mezzo all'uragano, con venti oltre gli ottanta chilometri all'ora mentre ti trovi su un peschereccio a dar la caccia alle sardine."
"Quando mai tu su un peschereccio a dar la caccia alle sardine?"
"Ma che vuoi sapere tu sul mio conto? Siamo forse sposati?"
"Le sole sardine che hai visto in vita tua sono quelle di
Santurce, e arrostite per benino dai tuoi compaesani.'
Una traversata bastava per cento scene come questa, che gli
cresceva nella memoria come se fosse accaduta di mattina nella
mensa ufficiali dove campeggiavano un televisore e un videoregistratore donati dalla compagnia.
O forse la discussione era
avvenuta quattro mesi prima.
O non c'era ancora stata, ma poteva nascere in qualsiasi momento, quando si affronta la verit
dell'Atlantico e il mare  un vetro opaco, giorno dopo giorno,
sotto un tetto di stratocumuli che riducono al silenzio le stelle
dalle Bermude alle Azzorre e le mani si stancano di giocare a
carte o di sfregare gli occhi cercando di cancellare ombre di tedio ed emicrania.
"Schiuma ovunque, nell'aria, nel mare.
Schiuma che va via
col yento, rabbioso su un mare bianco come un lenzuolo sporco.
E qui che vorrei vederli, quei bambocci spaziali."
Credette di scorgere l'ombra di Saint Lucia verso dritta,
ma era improbabile che la cadente luminosit del tramonto
consentisse di intravedere l'isola a quella distanza.
Si lasci
andare alla fantasticheria di un uomo vestito di bianco con un
panama in testa e barba di pi giorni che saltava di isola in
isola, quasi potesse infilarle con una lancia e dall'altezza di
quella lancia riuscire a cancellare con una mano - la propria scia
sul mare.
"Si sta facendo una passeggiata?"
Il capitano Tour6n era apparso dietro il bigo di prua.
E senza aspettare una risposta prese a camminare fiducioso che Gins lo avrebbe seguito.
"Non ha gi passeggiato abbastanza? Temevamo che ci
avesse piantato in asso.
Qualcosa mi aveva detto Germn, che
intendeva restare da qualche parte e trovarsi un piccolo cargo
da comandare.'
"Sono t,n po' stanco della Rosa di Alessandria.
Sempre le
stesse cose.
"Eppure lei  celibe.
Per un uomo sposato  ben peggio.
Un riarinaio sposato fa una vita fottuta, Larios, fottuta davvero.
Lo infastidiva l'affabilit di Tour6n quasi quanto le sue
periodiche sfuriate isteriche man mano che la traversata si faceva irreversibile.
C'era un punto senza ritorno, con le Azzorre ancora lontane, in cui Tour6n diventava un cane che abbaiava insopportabilmente, e solo Basora osava mandarlo a
quel paese.
"Ma gli arrivi ripagano tutto.
L'ho vista, Larios, spassarsela alla grande."
"Dove?"
"A Barcellona, per esempio.'
"E possibile."
"Fottuto mestiere," mastic Tourn guardando l'oceano
come se fosse stato un nemico.
"Eppure l'ho vista a Barcellona, Larios, spassarsela alla
grande, veramente alla grande."
E rideva come pu ridere soltanto un idiota complice di
qualche idiozia.
A un tratto appoggi una mano sulla spalla
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destra di Gins e abbass la voce come se non volesse che i
pesci o gli albatros udissero la confidenza.
"Fino a quando non saremo usciti dalle Antille non mi sentir a mio agio.
Qui scoppia un casino, basta solo che gli americani si intestardiscano nel volerlo, e pi lontani saremo dal
parapiglia, meglio sar.
A me  toccato di vivere la guerra tra
ebrei ed egiziani' dal ponte di comando di una petroliera che si
era appena infilata nel Mar Rosso.
Non lo auguro nemmeno a
mio cognato, che detesto.
Avevo la gola talmente piena dei
miei coglioni che non sono riuscito a mandar gi un boccone
fino a quando non ho fatto dietro front e ho preso la rotta di
Gibuti a tutta forza.
Intanto ho messo Pons alla guardiola con
l'ordine di comunicarmi addirittura il numero di zanzare che
avvista.
E di non levare gli occhi dal radar fino a quando non
ci saremo messi i maglioni.
E la bandiera bella pronta, perch
non sarebbe la prima volta che cominciano con le bombe e ti
chiedono scusa soltanto dopo.
In questi mari c' pi traffico di
armi che di nocdoline.'
E rise della propria battuta, mentre l'accentuarsi della sera
esimeva Gins persino dalla complicit di un sorriso.
"Immagini un
Tour6n parlava, ma in realt commentava qualcosa a se
stesso.
"Immagini unpo...
"Che cosa?"
Tour6n lo guardava adesso come per soppesare a priori la
sua capacit di comprensione o come se fosse affascinato dalle
dimensioni di ci che stava immaginando.
"Immagini un po' che sgancino un'atomica.'
"Dove?"
"Da queste parti.
Un giorno o l'altro lo faranno.
Sta per accadere.
Ho fatto i miei calcoli e so che nel caso che la bomba
cada a meno di due miglia dalla nave, di noi non rimarr nemmeno pappina per i pesci.
Tra le due e le quattro miglia ci conciano per le feste, ma forse ce la caviamo.
Non dimentichi quel
che le dico, ne ho gi parlato con German e ora lo dico anche
a lei, perch se a me e a German capitasse qualcosa spetterebbe a lei farsi carico della nave, non lo dimentichi.
Nel caso che
la bomba cada a una distanza non catastrofica di per s,  ovvio, ma sufficiente perch le radiazioni termiche provochino
un'ondata d'aria e un'enorme onda, bisogna mettere la poppa sul
Punto Zero, in direzione del punto dove  avvenuta l'esplosione.
Una bomba di cento chilotoni provoca una prima onda che
dopo dodici secondi raggiunge un'altezza di cinquantatr metri,
a seicento metri di distanza dal Punto Zero, e dopo questa prima onda ne arrivano altre sempre pi piccole, ma attenzione,
bisogna vedere in che condizioni  rimasta la nave dopo la prima.
E due minuti e mezzo dopo l'esplosione, l'altezza media
delle onde  di sei metri.
Non lo dimentichi, Larios, appena
venite a sapere che  scoppiata, poppa verso l'esplosione e che
dio ce la mandi buona."
Sull'altura di Almansa si aprirono le porte del vento e, nella
discesa verso Albacete e la Mancia, davanti all'auto di CarvaIlso attraversarono la strada alcuni cespugli secchi e disperati,
alla merc del temporale.
Di zinco invernale, i cieli e la terra
promettevano freddo e bisogno di calore, intimit, sonno, vino
spesso.
Tutto il paesaggio sembrava rassegnato ad aspettare il
miracolo dell'ancor lontana primavera e rifiutava lo sguardo del
forestiero in cerca di un cenno di tenerezza della natura.
Erano
nudi i rari alberi, intirizziti i cespugli, con la pelle d'oca le zolle tra l'ocra e il grigio, ed erano bigi i tetti, bianchi i muri ingrigiti dalla luce invernale attraverso un lungo corridoio di
orizzonti sempre uguali fino alla promessa di Albacete, della
stessa citt di Albacete caduta prematuramente nella sera sotto
un cielo coperto.
Il Bristol Grand Hotel aveva una stanza per
lui e l'incentivo del ristorante gestito dal proprietario, El Rinc6n de Ortega, fucina della nouvelle cuisine della Mancia, come
aveva sentito una volta alla radio, non importava quale.
Alla ricezione, un cliente dall'aspetto di commesso viaggiatore ritirava con precipitazione i biglietti per una partita di calcio.
Era
domenica.
Domenica ad Albacete, annunci a se stesso quando
si impadron delle quattro pareti di una camera singola con finestra che guardava un cortile interno e un guanciale che guardava il soffitto.
E guardando quel soffitto gli occhi di Carvalito
si inzupparono di depressione e di voglia di scappare di corsa
da qualche parte.
"Chi gioca?"
Lo sconcerto del receptionist dur qualche secondo, prima di
compiere una silenziosa indagine tra s e s e dedurre che giocavano le squadre di Albacete e Jerez.
"Ho finito i biglietti.
Ma se si affretta, glieli vendono allo
stadio.
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Segu le indicazioni del recepcionist, risalendo calle Marqus
de Molins, e al Parque de los Ma'rtires raggiunse l'ultima e affrettata retroguardia dei tifosi dell'Albacete.
Erano imbacuccati
come lapponi, e il pomeriggio lo richiedeva.
Sembravano gli
unici sopravvissuti della citt divisa tra il televisore-stufa e la
partita di serie B, girone di ritorno.
O per le dimensioni del
ctmpo di gioco o per la prossimita' della gradinata, Carvalho
ebbe l'impressione di ridiventare il protagonista di una partita
di calcio della sua infanzia, quelle partite di trenta giocatori
contro trenta, un pallone di carta da giornale legata con lo spago o di gomma bucata da scarpe del dopoguerra con le punte
rinforzate di metallo.
I giocatori, dalla serie B in gi, cercano
di pi il pallone, e dedusse questa verit obiettiva dalla quantit di gambe che si davano da fare per colpire l'animaletto che
girava da un posto all'altro, cercando quasi di sfuggire da quella muta di muscoli.
Si udivano le pestate dei giocatori, i calci
sul cuoio della palla o sulle gambe altrui, l'ansimare delle ali in
corsa e le imprecazioni di fronte alla brutalit o al fallimento.
Si ud addirittura un: "Merda ai mortacci tuoi", di cui Carvalho non capi la provenienza, sebbene gli parve venisse dagli uomini del Jerez.
La tribuna principale era divisa in due zone,
quella pi centrale, semioccupata dai notabili della citt, svogliati e poco entusiasti dello spettacolo, e la rimanente, dove si
accalcava la tifoseria della media borghesia, solidit di origine
agraria nei corpi e nella tanto lodata compostezza mancega.
Tra
tutte le insegne pubblicitarie intorno al campo di gioco, a Carvalho rimase impressa nella mente quella che diceva: Informatica Albacete.
Senza dubbio esistevano gi calcolatori in grado di
indicare la quantit esatta di latte indispensabile perch i formaggi manceghi riuscissero rotondi.
"Mansilla oggi non  in giornata.
La voce era uscita da dietro una sciarpa e il proprietario si
stropicciava le mani e batteva i piedi sul cemento della gradinata come aspettando una risposta di calore dalle profondit della

"No.
Non  in giornata."
"E quando vu,~ole, pu farcela.
"E possibile.
L'arbitro fischi la fine del primo tempo, e Carvallio usci
dalla tribuna e dall0 stadio trovandosi ad affrontare la vicinanza di un paesaggio urbano reso spigoloso dalle fredde penombre
di un tramonto annuvolato.
La citt sembrava disabitata, il
vento scuoteva tendoni e cartelli strappati, ma era impotente
davanti alla paralisi degli alberi simili a cadaveri, a scheletri irti.
Una citt che sembrava costruita di recente grazie alle distruzioni da cui si salvavano alcuni palazzi di un modernismo
tardo e pieno di prosopopea, con quel fascino preso in prestito
che caratterizza ci che  obsoleto e abbandonato alla sua testardaggine di sopravvivenza.
Un modernismo grigio da citt
seria, alterato dalle policromie di un edificio militare accanto al
quale era stato costruito un conato di grattacielo mancego, la
succursale di una Cassa di Risparmio valenciana.
Tutto il mondo  Disneyland o Disneyland  Qrmai tutto il mondo. "Preferiamo gli spari del marxismo agli abbracci della destra", aveva
scritto un ignoto giovane pessimista su una facciata triste.
Coltellerie.
Associazione di caccia.
Casin Primitivo. "Canzoni natalizie 1983, XVI Concorso, Cassa di Risparmio di Albacete."
E su una stessa facciata, da nord a sud: "Preparativi militari",
"Concorsi ministeriali".
Radio Cadena Espaflola, Rtve.
Castagne arrostite sul fornello ambulante di una piccola locomotiva
ferma all'angolo di un bel palazzo di opulenta classicit, abbandonato, ferito, avvolto dal sudario pietoso di vecchi e nuovi
cartelloni cinematografici.
Nella retina della memoria i tic della
citt in favore del territorio letterario di don Chisciotte: Aldonza Bar, Pasticceria Dulcinea sulla strada in discesa verso
l'albergo Albacete Religioso: libri di folclore e della Editorial
Planeta, santi universali in gesso, chitarre, chitarrini, liuti, vite
di santi e beate e quasi gomito a gomito, una proposta: "Informazioni sulla foratura delle orecchie e sugli orecchini completamente anallergici".
La ditta si vantava di adoperare il sistema
Stesi-Quick: "Completamente sterilizzato, rapido e sicuro".
Carvallio si interrogava sulla portata del movimento punk ad
Albacete, fino a quando concluse che la proposta di foratura
delle orecchie era indirizzata soprattutto alle donne di Albacete, per il momento invisibili.
Oltrepass la porta dell'albergo
evitando la tentazione del calduccio in camera e della sonnolenza emanata dal soffitto, attravers quella che in altri tempi si chiamava plaza del Caudillo in cerca della cattedrale annunciata, imbattendosi nei primi passeggiatori della sera o nei
rigagnoli di giovani che entravano o uscivano dai cinematografi pronti a vivere intensamente quanto gli restava di un impossibile ottavo giorno della settimana.
Constat con i suoi
stessi occhi l'esistenza della ditta Informatica Albacete e usc
sull'inizio di un viale alberato, presieduto da un probabile mo88
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numento al mulino siamese, perch consisteva in due piccoli
mulini legati per sempre, esatto promemoria del ruolo delle ridondanze nella costruzione della memoria.
C'era vita nei bar,
clienti in piedi con parole e assaggini di formaggio in bocca,
tecno-rock nel juke-box e una risposta per Carvalho quando domand il risultato della partita Albacete-Jerez.
"Tre a uno.
Aveva vinto l'Albacete una volta dimostrata la sua superiorit nel centrocampo.
"Il Jerez non dominava il centrocampo," opin qualcuno, e
nessuno disse il contrario, forse perch tutti erano occupati a
osservare il forestiero che cercava di attaccar bottone e aveva
ordinato del vino di Estola al cameriere dimostrando una conoscenza poco comune dei vini della Mancia.
"Sono forestiero e sono arrivato soltanto oggi.
Non c'
molta gente per strada la domenica.
"E ancora presto e fa freddo.
Si faccia una passeggiata nella zona pedonale...
Mayor...
Concepci6n... o lungo M,,arqus de
Molins, tra mezz'ora non si riuscir pi a camminare.
"Sto cercando di localizzare il signor Rodrfguez de Montiel.
Ho un vecchio indirizzo, ma a quanto pare non ci abita pi.
Lo conoscete?"
"Ci sono molti Rodrfguez de Montiel.
E una famiglia molto
nota da queste parti."
Erano trentenni un po' culoni che allontanavano con lo
sguardo Carvallio, come per pesarlo sulla bilancia del conveniente e dell'inconveniente.
"Luis Rodrfguez de Montiel."
Scambiarono tra di loro sguardi e informazioni.
Ma s,
quello dei.
Bonillo, quello con la moglie... e nel dire la parola
moglie tutti seppero ci che si intendeva dire e guardarono di
nuovo Carvalho per capire se ne fosse al corrente.
"Precisamente.
Quello con la moglie che ha avuto quella disgrazia."
"Da allora non lo si  visto molto da queste parti.
Tu l'hai
visto?"
No.
Non l'ha visto.
"Se questo qui non l'ha visto...
Lavora al Banco Central e i
Rodrfguez de Montiel hanno molto a che vedere con quella
banca."
"Molto a che vedere? Moltissimo! Basti dire che don Luis
ne era, o  ancora, consigliere."
"E non si fa vedere in banca?"
"Non lo vedo da mesi.
Si dice che ha la salute cagionevole.
Ma non si pu mai sapere, viveva pi a Madrid che ad
Albacete, come tutti loro, a onor del vero."
"Chi sono, loro?"
"E chi vuole che siano? Gente danarosa.
Per una met
dell'anno se la spassano a Madrid da nababbi e l'altra met
ad Albacete a incassare il ricavato dalle loro terre o a sparare nelle loro riserve o a puttane nei dintorni della citt."
"Ti stai tradendo."
"Ma come, mi sto tradendo? Non  forse vero quel che
dico? E tenuto conto che oggigiorno hanno la sensazione che
la citt  stata occupata dai rossi perch hanno vinto i socialisti, si fanno vedere ancora meno."
"Ma che dici, di che parli, amico? Va' al Casin Primitivo o al Tiro al Piccione o al El Cantabrico e te li ritrovi
tutti li, tutti insieme, al completo.
Chi vuoi mai che li cacci
via?"
"E io ti dico che da quando ha, vinto il Psoe li si vede
molto meno."
"Ma che dici! Ti piacerebbe.
Ti tradisci, amico.
Non gli
faccia caso, le cose non stanno cos.
E vero che le principali
famiglie locali tendono a scappare a Madrid, ma non levano
l'occhio dalla gallina dalle uova d'oro e curano le loro propriet.
Si faccia un giretto a vedere i campi di frumento e le
viti, sta diventando tutto terreno irriguo perch l'intera provincia ha corsi d'acqua sotterranei e quelli che si sono saputi
adattare alle novit hanno adottato la cosiddetta irrigazione
circolare, con una presa d'acqua centrale, e si sono messi a
fare soldi a palate.
Sotto Franco o senza Franco, nessuno ha
mai toccato loro un centesimo e continuano a fare la vita di
sempre.
Questo qui sogna.
Crede che quella gente abbia
qualcosa di cui preoccuparsi."
"I Rodrfguez de Montiel sono molto ricchi?"
"Lo sono."
"Lo erano."
Lo erano, opinione della maggioranza espressa scuotendo
il capo.
I Rodrfguez de Montiel avevano troppi blasoni nel
cervello e troppo pochi rampolli della nuova generazione disposti a darsi da fare.
Hanno perso il treno e non si sono
adeguati ai nuovi tempi.
Adesso vivono vendendo quello che
gli  rimasto, ma gli  rimasto ancora parecchio.
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"Qui c' gente molto sveglia che ha persino l'elicottero privato e raggiunge i suoi latifondi in elicottero," espresse il tiglioso funzionario di banca.
"Ma vivono la loro vita e non si impicciano di quelle altrui."
"Non cospirano? Ho visto molti graffiti di estrema destra
sui muri della citt.
"Quattro ragazzetti con voglia di imbrattare i muri.
Eppure, lo vede da s, al comune ci sta il Psoe."
Stava per dire, al comune ci stiamo noi, ma aveva optato
per un sistema di identificazione pi modesto.
"E come l'hanno presa, loro?"
"Non ci hanno manco badato.
Non sono mai entrati direttamente in politica.
Prima avevano dei prestanome, ora tengono d'occhio i socialisti da lontano.
Non mettono i bastoni tra
le ruote, ma non collaborano nemmeno."
"E di questo Luis Rodrfguez de Montic, che potete
dirmi?"
"Che lo si vede poco.
Ed  piuttosto strano, perch lui si
che ha fatto chiacchierare la gente.
Era lui a chiudere tutti i
bordelli di Albacete, all'alba."
"E li chiudeva `interno."
Tutti risero.
Carvalho li ringrazi e se ne torn in albergo,
attraverso un'Albacete buia ma pi popolata, persino un po
movimentata, con il nervosismo delle ultime ore di festa.
Passando davanti al municipio socialista vide, in cima a una scala,
l'accigliata immagine policroma e protettrice di un Sacro Cuore
enorme e insanguinato.
Una volta, durante qualche programma radiofonico, aveva
sentito che il proprietario di El Rinc6n de Pepe era diventato
il Chisciotte della vecchia e nuova cucina della Mancia.
Se ne
andava in giro insegnando a chi non le conoscesse le eccellenze
degli insaccati preparati il giorno della tradizionale uccisione
del maiale, delle atascaburras o dei gazpachos.
Pochi clienti, sebbene con la faccia da habitu o da buongustai, conversazioni
da lite locale o da commessi viaggiatori con soldi e preoccupazioni gastronomiche.
Carvalho si arrese alla volont del proprietario, eccitato dalle domande stimolanti di un cliente con
voglia di addentrarsi nei segreti della cucina della Mancia.
Ricca e solida, aveva aggettivato l'evidente Ortega.
Nel piatto davanti a C arvalho crebbe odorosa una specialit
oscura e profonda, una specialit con memoria di se stessa, con
coscienza di essere una traccia antropologica.
Pezzi di un pasticcio con carni disossate di coniglio in un letto di brodo solido aromatizzato da pepe, rosmarino e timo.
Segu il consiglio
del ristoratore e accett come vino compagno di strada un
Estola de Villarrobledo, tredici gradi, pi vicino ai vini della
Mancia estrema che non a quelli leggeri della Mancia castigliana.
Non furono uno scherzo da niente le atascaburras servite
come entre, una rustica brandade con la sua bella patata, l'aglio, il baccal e tanto olio, in questo caso non rafforzata con il
peperoncino piccante fritto e non sugosa come usa nella Murcia, ma decorata con uova sode e noci.
Piatto saggio di esclusivo impegno popolare, come il morteruelo, eccelsa colla da tappezziere tra le preferite di Carvalho, che ha a Cuenca il suo
Vaticano e in tutte le Castiglie la sua memoria di derivato dalla
olle podrida.
Immerso nelle sperimentazioni di naso e palato, il
detective tard ad avvertire la presenza accanto al suo tavolo
di un vecchio col chitarrino che gli sorrideva con la bocca aperta e l'ugola vibrante in fondo a una caverna di denti gialli,
puntuti e ballerini.
"E sua questa chitarra?"
"Che pi mia non si pu.
Me la tiro dietro tutto il giorno.
Ma sarebbe meglio chiamarla re quinto, il nome che diamo da
queste parti al chitarrino a sei corde."
"Che cos' che canta?"
"Mayos e cantares de dnimas, che sarebbero serenate alle fidanzate e canti per le anime del purgatorio.
Io sono un animero.
E lei prende gazpachos e beve vino di Villarrobledo, le faccio i miei complimenti."
"Gradisce?"
"Per gradire, gradirei senz'altro, ma ho la pressione a mille
e se mi  permesso scegliere, accetto un po' di vino."
Carvalho ordin un bicchiere al cameriere, che osservava la
scena con interesse, e offri una sedia al vecchio.
"Questo vino non si pu bere in piedi."
"Lei s che sa quello che beve," approv il suonatore e conserv l'entusiasmo sul vecchio volto per accogliere il primo
mezzo bicchiere di vino che trattenne in bocca mentre il cervello dava il nullaosta per mandarlo gi. "Mi scusi se mi intrometto, ma mi piace conoscere chi mi offre da bere, lei  di Madrid?"
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"Di Barcellona.
"Commesso viaggiatore?"
"In un certo senso."
L'uomo sorseggi ancora del vino e recit d'un sol fiato:
Nella Francia son francese,
a Va lancia va lanciano,
in Aragona aragonese,
in Catalogna catalano.
`~Assai curiosa.
E farina del suo sacco?"
"Vecchia come l'arca di No.
Gliel'ho recitata per contraccambiare la sua gentilezza.
Vedo che ha ordinato due piatti locali: atascaburras e gazpachos.
Li conosce?"
"Le atascaburra s, per i gazpacho sono al mio debutto."
"Li mangi, si pu fidare della cucina di questo locale.
Anche se sono diventati alla moda, continuano a prepararli bene."
"Alla moda?"
"Quando la zona  stata dichiarata autonoma sono diventati alla moda.
Il segreto del gazpacho mancego sta tutto nell'onest."
Ringrazi Carvalho che gli aveva versato un nuovo bicchiere di vino, lo svuot a met e respir prima di illustrare al forestiero quanto si cucinava e si mangiava.
Pi che parlare, declam:
"Non metterei la mano sul fuoco sulla legittimit delle tortas de gazpacho che si fanno oggigiorno nei ristoranti, dove la
passione per l'autonomia regionale ha trasformato il gazpacho
mancego in un segno di identit locale, ma le dir come facevano le tofla i pastori e come le fanno ancor le vecchie di Bonete, Elche de la Sierra, Villarrobledo, Montalegre, Higueruela,
Pozohondo, Mahora, La Merrera, Litor, Corrar Rubio, Alpera.
Sarebbe esagerato adoperare la pelle di capra conciata dove
i pastori impastavano la farina, basta una conca di terracotta
dipinta, e metterci dentro un bel mucchio di farina, farci un
buco nel mezzo per il sale e per l'acqua calda che va aggiunta a
poco a poco e poi lavorare l'impasto fino a quando non sar tale, ben amalgamato perch si lasci lavorare dalla mano, senza
appiccicarsi n diventare duro.
Con la pasta si fanno dei pani
tondi e si lasciano riposare, poi si schiacciano e si fanno delle torta di sessanta o ottanta centimetri di diametro e alte un
centimetro.
Queste torte si piegano in quattro e si tengono da
parte fino al momento di cuocerle su un fuoco di tizzoni, ben
coperte di braci con un copripane di ferro e il manico di legno.
Quando sono cotte si conservano nel tortero e da questo momento possono servire per fare un gazpacho mancego da mangiare con stufati di lumache ed erbe selvatiche, di qualsiasi genere di cacciagione con preferenza per il coniglio selvatico e la
lepre, e stufati di lonza e salame, di rucola, di patate, o quello
tipico dei pastori di EI Bonillo fatto di patate, prosciutto, aglio
verde, asparagi selvatici, pomodoro e peperoni, o gazpachos di
funghi, vedovi come il famoso gazpacho vedovo dei trebbiatori".
"Mi spieghi un po' il nome."
"Elementare, semplice, gazpacho da poveri.
I trebbiatori sono stati sempre poverissimi: zucche, patate, aglio tenero, peperoni, pomodoro, acqua, sale, e quando tutto ha bollito per un
po', le tortas a pezzettini.
Brodosetto.
Denso.
Sugoso.
Molto
sugoso.
Prima che arrivassero dall'America le patate, i trebbiatori lo devono aver fatto solo con zucca, aglio verde, pepero~... roba simile.
Glielo dico perch, anche se non  necessario
insistere sulla faccenda, le tor'as sono quello che sono, cibo per
far tacere la fame che insieme a un qualsiasi companatico di
fantasia riempiva gli stomaci, prima che arrivassero alla Mancia
il riso o le patate.
Pensi un po' di che tempi le parlo."
"Di prima di Cristo."
"Di prima dello stessissimo padre di Nostro Signor Ges
Cristo."
ll chitarrista strizz l'occhio e inghiott mezzo bicchiere di
Estola rosso.
"Non lo dimentichi mai.
Con i piatti scuri ci vanno i vini
scuri."
"E lei dice che c' anche il gazpacho con la rucola?"
"Con la rucola, sissignore, non c' pianta migliore per l'insalata, e in passato se ne ricavava un'ottima salsa col miele, l'aceto, e il pane abbrustolito.
Nelle grandi citt si sono dimenticate le piante che crescono lungo i sentieri, ma in campagna c'
pi cultura, e di questi tempi si torna ad avere pi fame.
Il gazpacho di rucola, come racconta l'esimia Carmina Useros in Mille ricette di Albacete e la sua prnvinia, lo mangiavano i pastori
nelle tortas posate sulle pietre, a mo' di scodella, ed  rimasta
ancora l'usanza di mangiare molti gazpacho direttamente nelle
torte alle tavole delle cucine rustiche.
Tutto quello che non so
perch non l'ho visto, lo devo al libro della signora Useros, libro difficile da trovare, una edizione numerata, che la signora
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mi volle regalare sapendo della mia passione di conoscere come
mangia la gente.
Metto a sua disposizione la copia che dofla
Carmina ebbe la gentilezza di dedicarmi."
"Lo cercher in libreria.
"Non lo trover."
"Che formaggi mi raccomanda che siano di qui e di fiducia?''
"Tra gli artigianali, nessuno come quelli di EI Bonillo o
Munera, ma stanno ormai per passare alla storia.
Quanto ai
manceghi industriali, ce ne sono di buoni e di meno buoni.
Personalmente le raccomando quelli di Villarrobledo."
"Lei conosce El Bonillo? A quanto pare l'intero paese  dei
Rodrfguez de Montiel."
"Una vecchia famiglia con molte terre, vecchi latifondisti.
Un po' decaduti, ma vorrei essere nei panni del pi povero di
loro."
"Li conosce?"
"Ho cantato a molte delle loro feste, matrimoni e battesimi:  una famiglia numerosissima."
"Conosce Luis Miguel Rodrfguez de Montiel?"
"E il pi noto."
"Perch?"
"Per la bella vita che fa e per la disgrazia capitata a sua
moglie, gli  morta a Barcellona in malo modo.
Un delitto orribile del quale, da queste parti, tutti parlano, ma a voce bassa,
perch la famiglia  pi potente di tutti i deputati di Alianza
Popular * e del Psoe messi insieme.
Comandavano gi ai tempi
dei re cattolici, hanno comandato sotto Franco e comandano
oggi.
Lei conosce il `signorino' Luis Miguel?"
"Ne ho sentito parlare."
"Tutta la Spagna ne ha sentito parlare, perch organizza
certe baldorie a Madrid e a4 Albacete che quelle del marchese
de Cuevas sembrano roba da bambini.
Lo sa chi era il marchese de Cuevas?"
"Un bontempone."
"E un artista.
Dietro ogni bontempone si nasconde un artista.
Io da giovane ero stato un bontempone e pu vedere che
buon sangue non mente."
Gli indic il chitarrino adagiato su una sedia come una vecchia dama stanca e con voglia di non farsi notare.
"Scommetto che non sa perch mi ricordo sempre del marchese de Cuevas."
Carvalho confess la propria ignoranza con un gesto di resa
alla generosit informativa del chitarrista.
"Perch una volta ho letto in `Siete Fechas' che per festeggiare non so che aveva messo in casa sua una fontana di champagne.
Scommetto che non sa cos'era `Siete Fechas'."
Carvallio era giunto alla conclusione che il chitarrista era
un rompipalle, e aveva ormai deciso di liberarsene, quando ud:
"E venuto da molto lontano per incontrare don Luis,
vedo".
C'era perspicacia e diffidenza negli occhietti del vecchio.
"Come fa a sapere che lo sto cercando?"
"Il posto  molto piccolo.
Qui le notizie corrono come le lepri.
Ma  venuto in un brutto momento.
Il signorino Luis Miguel non si trova ad Albacete."
"A Madrid?"
"No.
Non credo.
Si dice che sia all'estero."
"Conosce il suo indirizzo ad Albacete?"
"Stava nella galleria Pasaje Lodares, ma la casa  chiusa.'
"Da quando?"
"Da allora.
Mi spiace.
E venuto per niente.
Qual era lo
scopo, se si pu sapere?"
"Questioni familiari, della famiglia della moglie."
"E stato sfortunato."
"Non c' nessuno ad Albacete che abbia a che fare con lui?
Non gli sono rimasti dei parenti? Non ha figli?"
"No.
Non ha figli.
Era rimasto ben poco del vecchio animero chiacchierone
che lo aveva introdotto nelle scienze locali.
C'era un ghigno da
giocatore di poker sul suo viso ora impassibile.
"Ha la madre, il padre?"
"Il padre, no, e la madre come se non l'avesse.
E cos vecchia che non le rimane manco pi la forza per aprire gli occhi."
"Dovr andarmene.',
"Compri del formaggio e del vino.
Non sia detto che se ne
torna a mani vuote."
Partito di destra.
Attualmente ha cambiato il proprio nome io Partido Popular,
diretto da Jos Marfa Azoar.
Rivista iflustrata del periodo franchista.
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"E impossibile vedere la madre, vero?"
"Pi che impossibile,  inutile."
"Vive ad Albacete?"
"Non ricordo.
Potrebbe anche stare dalle parti di El Bonillo.
E l che i Rodrfguez de Montiel hanno le loro propriet pi
importanti.'
~ "Chi potrebbe informarmi?"
"Tutti e nessuno."
Il chitarrista cercava ora di non guardare verso Carvallio.
Invece, posava di tanto in tanto lo sguardo su un tavolo dove
quattro ragazzotti mangiavano cocciutamente senza guardarsi
vicenda.
Poi si riprese il chitarrino, fece un inchino cerimonioso a Carvalho e se ne torn da dove senza dubbio era venuto,
con la stessa silenziosa cautela.
"Canta qui il chitarrista?"
"Macch.
Qui non  usanza."
"Va sempre con il chitarrino in spalla?"
"Nemmeno."
"E venuto dritto al mio tavolo.
Vi aveva domandato qualcosa?"
Il cameriere ritirava il coperto di Carvalho e sorrideva in silenzio.
"Non si fidi delle apparenze,  una brutta bestia, l'animero.
Uno spione di tutto rispetto."
La Mora, La Merradura, La Cabafla; tutte le strade che collegavano Albacete con il mondo offrivano, appena fuori dall'abitato, la promessa afrodisiaca delle- insegne di neon verde e
rosso, whisky con acqua, ghiaccio, ragazze pronte a intrattenere i clienti e a salire ai piani superiori.
Tre lunghi whisky a
ogni banco, conversazioni con intenzioni occulte affacciato su
una scollatura fino al momento in cui lanciava il nome di Luis
Rodrfguez de Montiel, un amico che mi ha raccomandato tempo fa questo locale e che sto cercando, perch sono appena arrivato e non so dove cazzo ho cacciato l'indirizzo.
La ragazza
che non era nuova, non ricordava la persona, e tardava ad apparire una veterana, ma s, ma s, don Luis prima veniva spesso
qui, ma non si pu dire che fosse un cliente abituale.
E fu finalmente a La Cabafla, con nove whisky in corpo, che una ragazza di Bilbao, e di questo si vantava, lo indirizz a EI Corral, il bar con entralneuses un tempo preferito da don Luis.
"E pi che il bar, la Morona.'
"Una ragazza?"
"Ti aspettavi che fosse un camionista, bello? A te preme
solo di trovare il tuo amico? Non ti va di salire con me a spassartela?"
"La Morona  l che lavora?"
"E li che lavora.
Non sa far altro.
Come me.
Credi che se
sapessi fare qualcos'altro sarei qui?"
El Corral sembrava un motel fortificato.
Una casa cubica,
verde e rossa sotto il neon, come le altre, ma cintata da un alto
muro dove si apriva un pretenzioso portone da cortilo.
La maggior parte delle macchine erano targate Albacete, altre ancora Madrid e Valencia.
Una palazzina di due piani e, attraverso un'imposta mal chiusa, immagini del programma Studio Stadio in una stanza del piano superiore.
Le altre si presentavano con le finestre sprangate da sempre e per sempre, con
quell'aspetto da casa chiusa e sigillata caratteristico degli alberghi per appuntamenti.
Un'ampia sala in penombra e un lungo
banco a zigzag dove appoggiavano i gomiti sei o otto entraineuses e una cassiera che avrebbe potuto essere la mamma di
tutte quante.
Solo due o tre ragazze attaccavano bottone a presunti clienti, un'altra protestava con un invasato che spingeva
un flipper pieno di marziani come se aspettasse un orgasmo
elettronico, due giovani dotate per fare la nutrice, a giudicare
dai sollevamenti nei davanzali dei pullover, blateravano con la
cassiera su quanto fosse malsana l'umidit mancega d'inverno e
l'ultima ragazza rimasta and verso Carvalho e punt i gomiti
sul banco, decisa a che il forestiero rimanesse ancorato davanti
alla sua faccia da ragazza di Valladolid, da brava ragazza di
provincia.
"Sei di Valladolid?"
"Che spiritoso! Bel modo di cominciare una conversazione.
Te lo dice forse la mia faccia, che sono di Valladolid?"
"Somigli molto a una ragazza che conosco, che  di Valladolid.'
"Ebbene, io non sono di Valladolid, sono di Sinarcas."
"Di Sinarcas?"
"Di Sinarcas.
E tu hai la faccia da valenciano."
"Nessuno me l'aveva detto prima d'ora."
Tipica masseria con podere e, spesso, allevamento di bestiame.
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"Cosa vuoi bere, ciccio? Io sto divinamente con te a,, parlare
di quel che sia, ma bisogna consumare qualcosa, amore.
"Un whisky col ghiaccio."
"Che marca?"
"La prima che ti capita sotto tiro."
"Ascolta, clcao, nessuno ti costringe a bere whisky se non
ti piace.
"In questi posti bisogna bere whisky."
"Che spiritoso.
Lo so che cosa sei, un allupato.
Cos mi
piacciono gli uomini, allupati e di Valencia.
Ti porto il miglior
whisky che ho.'
A Carvalho il whisky sembrava una bevanda poco impegnativa, e il whisky ne era al corrente, perch passava dalla
bocca del detective senza sostarci, consapevole di non essere
troppo apprezzato.
La ragazza di Sinarcas aveva la parlantina
facile e ammise che era una sera poco movimentata.
"Se tu fossi venuto ieri, ciccio, o se fossi capitato insieme
ai cacciatori dell'altro giorno, pensa, qui c'era un pienone e li
dietro c' una sala per banchetti e convegni di cacciatori, e si
stava stipati come sardine.
Ma le domeniche, brutto affare.
La gente ha le palle girate perch domani  luned e vengono
solo quelli cos, come te, i commessi viaggiatori, perch tu lo
sei, vero?"
Carvalho assenti.
"E di Valencia.
Cosa vendi, arance?"
E la biondina dalle alte tette rideva mostrando i suoi dentini da topo.
"Non vuoi salire con me?"
"Per il momento sto benissimo qui."
"Settemila pesetas soltanto, per tutto quello che vuoi e tutto il tempo che vuoi."
"Direi che c' molta animazione."

Gli occhi di Carvalho vennero attirati da una brunetta spigolosa che intratteneva un uomo robusto, con il viso pi rosso
che abbronzato e il corpaccione imbottito in un cappotto di
renna con il bavero di montone.
Trattenne lo sguardo su quella
donna tutta angoli e carni sode, e soprattutto su un bel paio di
zigomi da animale fotogenico e sulle natiche tonde e giuste
messe in evidenza dai jeans.
"Ti piace quella?"
"Chi?"
"Quella, non le levi gli occhi di dosso."
"Niente male.
Come si chiama?"
"Carmen.
Ma la chiamano la Morona."
"Mi hanno molto parlato di lei."
"Chi?"
"Un mio amico.
Lo stesso che mi ha raccomandato questo
locale.
Don Luis Rodrfguez de Montiel.
Lo conosci?"
La biondina si era fatta seria e batt le ciglia dopo aver lanciato un'occhiata alla Morona.
"Non lo vedo da un sacco di tempo.
Prima veniva, qualche
volta.
Ma non negli ultimi tempi."
Carvalho fiss di nuovo lo sguardo sulla bruna con i jeans e
sul suo ostinato cliente.
"Lui  di quelli che salgono?"
"Intendi quello che sta con la Morona?"
"S."
"si.
E di quelli che salgono.
Ma oggi forse no, perch la
chiacchierata sta andando troppo per le lunghe.
Perch me lo
domandi? Vuoi salire con lei?"
"Non ho ancora deciso quello che far.'
"Lo vedo."
"Versami un altro whisky."
"E un altro per me?"
"Ci mancherebbe..."
L'incremento della commissione sembr consolare la biondina, che punt di nuovo i gomiti davanti a Carvalho con il proposito pi di informare che di combinare.
"E bella forte, lo ammetto.
Diversa, no? Piace molto, ma
non a tutti.
E ultimamente qui non lavora cos tanto come prima.
Passa giorni e giorni senza farsi vedere.
Tu conosci bene
don Luis?"
"Abbiamo fatto insieme la naia.'
"Ah.
Che bello! Va detto che don Luis aveva proprio un
debole per la Morona."
La donna sembrava aver colto gli sguardi di Carvalho e voltava di tanto in tanto la testa per andare incontro al messaggio
passivo di Carvalho.
"Sicuro che  uno di quelli che salgono?"
"Vuoi salire con lei?"
"Si.'
"Vuoi che l'avverta?"
"S."
`00
lo'

La biondina and dalla Morona e, grazie alla distanza, Carvalho pot guardare il corpo della sua interlocutrice, possenti
fianchi per due gambe da principessa che ne aveva fatto scarso
uso, zampe da gru mainutrita.
La messaggera ottenne che la
brunetta si staccasse dal cliente e il loro breve conciliabolo le
consent di guardare Carvalho direttamente.
Negli occhi della
~Mornna non c'erano n una proposta n un accenno di seccatura, erano gli occhi neutri di un animale che lo esaminavano su
una materia che a Carvalho parve non avesse nulla a che fare
n con il sesso n con l'economia.
"Dice di salire e di aspettarla.
Cercher di levarsi di torno
quel tizio."
"Le piaccio di pi io?"
"Senza dubbio, tesoro.
E non sai quanto piaci a me, ma a
quanto pare non sono il tuo tipo.'
"Le brune mi piacciono il luned, il mercoled e il venerd.
Marted, gioved e sabato, le bionde."
"Ma oggi  domenica."
"Domenica  sempre domenica.'
"Non  vero che mi paghi, tesoro? Poi ti accompagno di sopra perch ti facciano passare."
Carvalho pag e lasci una mancia che gli merit un bacio
dall'altro lato del banco.
"Grazie, tesoro.
Lo sapevo che eri un generosone."
Un sorriso e un gesto per far strada verso una porta laterale
dietro la quale rinasceva la luce elettrica normale e partiva una
fredda scala di granito che portava ai piani superiori.
Arrivarono in un'anticamera dove due vecchie dormicchiavano con un
occhio, tenendo l'altro aperto verso il ronfante televisore dove
il presentatore di Studio Stadio si stava accomiatando.
"Una giornata con nuovi milionari e la sorpresa della nuova
sconfitta del Barcellona, questa volta in casa, senza che i suoi
supercampioni, Schuster e Maradona, abbiano saputo evitarlo."
La biondina pronunci qualche parola magica all'udito di
una delle vecchie, che accarezzava un micio in dormiveglia sulle sue ginocchia, e due occhi tondi e valutativi si posarono su
Carvalho mentre la testa assentiva.
Di nuovo un gesto della
biondina lo incit a farsi avanti lungo un corridoio che sembrava quello di un albergo a poche stelle di recente costruzione.
La guida scelse una porta e l'apr perch Carvalho entrasse in
una stanza degna di una locanda da quattro soldi, seppur rifinita con il lindore asettico delle cose nuove.
"Aspetta qui, ciccio, la Morona viene subito."
Carvalho si sedette sulla sponda del letto, sopra una trapunta a scacchi scozzesi e davanti a un paesaggio con cascata con
la scritta: "Los Chorros.
Nascita del fiume Mondo".
Si spalanc la porta, e dove si aspettava di trovare la figura
in controluce della Morona, vide apparire il vecchio chitarrista
del ristorante.
Non era solo.
Nella penombra del corridoio erano rimasti due corpi scuri e solidi che ubbidirono all'ordine del
vecchio che ormai avanzava verso Carvalho.
"Aspettatemi fuori."
"Ha saputo subito dove trovare la roba buona."
Rideva, il vecchio, e prendeva una sedia di plastica appoggiata alla parete avvicinandola a Carvalho, illuminato dalla piccola lampada sul comodino.
Sotto quella luce, il viso del vecchio non aveva nulla a che vedere con quell'altro visto da Carvallio nella prospettiva del commensale che ascolta un personaggio locale ricco di folclore.
La luminosit gli stendeva la pelle e accentuava due occhi romboidali e duri, la crudelt di una
bocca vecchia dove la lingua leccava e rileccava le parole che il
cervello andava prefabbricando.
"Non  me che aspettava.
A onor del vero, non mi ci trovo a mio agio, nossignore, perch lei bada ai suoi interessi e
io bado ai miei, ed  un peccato che un uomo cos simpatico,
che mi piace cos tanto, che  stato cos gentile con me al ristorante, venga a cacciare il naso in cose che non lo riguardano.
Mi scusi se sono cos franco, ma prima chiariamo le cose e
meglio .'.
"E stato il prete a mandarla?"
"Perch ha pensato al prete?"
"Mi  sembrato che praticasse l'apostolato nei bordelli.
Ci
sono certi matti che vanno da un bordello all'altro a chiedere
ai peccatori di pentirsi."
"Mi stai prendendo per i fondelli?"
La parola "fondelli" si era udita insieme allo scatto di un
coltello sotto gli occhi di Carvalho.
Con le ginocchia del vecchio contro le sue, il coltello a due centimetri dal naso e il corpo affondato nella mollezza mobile del materasso, Carvalho si
senti intrappolato e senz'altra via di uscita che un sorriso e un
po' di candida sorpresa nell'espressione offerta al vecchio nel
caso questi avesse voluto berla.
Il chitarrista doveva essersi da102
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to una calmata, perch scost la lama, scosse la testa come a
disagio con se stesso e riprese a dargli del lei quasi in segno di
rispetto.
"Non mi costringa a fare cose che n voglio n debbo fare.
Ma lei mi sta sollevando il pollaio.
Non si pu andare da un
bordello all'altro con il nome di don Luis in bocca.
In due ore
~ riuscito a scombussolare il personale.
Sulle prime hanno pensato che lei fosse un poliziotto, ma lei non  un poliziotto...
E
nemmeno un commesso viaggiatore."
"Dipende dal punto di vista."
"I documenti, per favore."
"Perch glieli dovrei dare?"
"Lei da qui non esce senza che io li abbia visti.
Con le buone o con le cattive.
Il coltello indicava la porta.
Altri coltelli avrebbero potuto
affacciarvisi.
Gli occhietti romboidali controllarono al millimetro il movimento della mano di Carvalho verso la tasca interna
della giacca e l'offerta del portafogli con i documenti.
Uno
schiocco inghiott la lama di acciaio e le mani del vecchio rimasero libere per maneggiare quel che Carvalho gli allungava.
"Detective privato.
Diamine, la cosa diventa interessante.
"Sa gi di che si tratta.
Mai andato al cinema?"
"Al cinema non ci vado da quando davano quel film coi romani dove ci stava anche Nerone."
"Quo vadis?"
"Proprio quello.
Si pu sapere che cosa cerca un detective
privato ad Albacete?"
Carvallio pens: gli puoi dire che cerchi la formula segreta
del formaggio mancego, ma il vecchio era piuttosto incavolato,
era evidente.
"Luis Rodrfguez de Montiel."
"Perch?"
"La cosa non mi riguarda.
I miei clienti mi hanno incaricato di trovarlo, e quest' quanto.
Non so cosa se ne faranno, in
seguito, delle mie informazioni."
"Chi sono i tuoi clienti?"
"Parenti di Encarnacion, la moglie di don Luis."
"E perch mai quelli l vogliono trovare don Luis?"
"Suppongo che abbia a che vedere con l'eredit o le assicurazioni.
Io non so nulla."
"N eredit n assicurazioni.
Quella donna era una spiantata."
Aveva detto "quella donna" con un rancore pi pesante
della sua stessa vecchiaia.
"Bene.
Intendo dare per buono quel che mi ha detto e di
darIo definitivamente per buono se domani sale in macchina e
se ne torna da dove  venuto.
Don Luis non si trova n ad Albacete, n a Madrid, n in Spagna.
E partito per un lungo
viaggio perch  distrutto, cerchi di capirlo."
"Lo capisco perfettamente.
Al suo posto avrei fatto lo
stesso."
"Vedo che comincia a ragionare.
Domani lei si mette in pista, finch Alicante non avvista."
Il vecchio rise della rima improvvisata, si mise in piedi, scost la sedia e volt le spalle a Carvalho.
"Ripeto.
Si riposi.
Si faccia una bella dormita e domani sasa gia a casa sua.
"Mi sta dicendo che la Morona non viene?"
Il vecchio strinse le labbra.
"Non vada in cerca di guai."
E scomparve, ma nel corridoio rimase l'eco di un plotone di
passi che a poco a poco si allontanavano.
Carvalho si lasci cadere sul letto.
Il riverbero della luce della lampadina disegnava
sul soffitto una luna calante e ingabbiata.
Oltre la porta, il silenzio.
Si alz per affacciarsi sul corridoio e verificare che il silenzio significasse solitudine.
Nell'anticamera, le due vecchie
non c'erano pi, e nemmeno il gatto, soltanto il televisore addormentato confermava la scena vissuta pochi minuti prima.
Scese la solitaria scala di granito e la porta di legno che metteva in comunicazione le stanze a ore con il bar lo riport al panorama del locale semivuoto.
La cassiera continuava a far lezione alle due pupille, un'altra ragazza attaccava bottone all'ultimo cliente e il matto elettronico insisteva davanti al suo giochino.
Nessuna traccia della bindina, n della Morona, n del
vecchio o delle sue ombre minacciose.
"Ha visto quel tizio inchitarrato?"
La cassiera e i suoi interlocutori caddero nello sconcerto e
incrociarono sguardi di sorpresa.
"Ma di chi parla?"
"Non so come faccia di cognome.
Ma  un vecchio signore
che gira con il chitarrino, canta motivi popolari, e mi ha detto
che fa l'animero nei paesi della sierra."
"Ah, il Lebrilano.
Lo chiamano il Lebrilano, vive da queste
parti fin da quando era bambino, ma non  di Albacete,  di
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Lebrija, ma ora non le so dire con precisione dove si trova Lebrija.
Fa l'arnmern.'
"Non ha molta importanza.
Ma mi  parso di vederlo di sopra, e quando sono uscito a guardare se ne era gi andato.'
"Da qui non  passato.
Forse  salito direttamente."
"Cos' un animero? Se vuole gentilmente spiegarmelo."
"Ve~e, il Lebrijano a mio parere  il Capo di una confraternita di animeros, dalle parti della sierra, ora come ora non le
saprei dire se dalle parti di Yeste, o di Eche de la Sierra, o di
Molinicos, infine, di quei paraggi.
Una confraternita di animeros  proprio questo, una confraternita di animeros, otto, dieci
persone che suonano alle feste di Natale, e cantano le laudi alla
Madonna nella novena, cominciando dalla messe di mezzanotte.
Tu che dici, non  cos?"
"E che vuoi che ne sappia, io sono di Villarrobledo, e troppo giovane per queste cose.
"E io che sono, a tuo parere? Una mummia? Gli animeros
c'erano prima e ci sono anche adesso.
Le nove messe si celebrano per i novi mesi che il bambino Emanuele rimase nel ventre
della mamma, la Vergine Maria.
Gli animeros cantano delle bellissime canzoni mentre si celebra la messa:
Con quest'acqua benedetta
dove ti lavi le mani
salva le anime in pena
e la mia dal peccato
Non  bellissima?"
"Bellissima, sissignora.
E il Lebri?ano  questo che canta.'
"Canta e dirige i festeggiamenti, perch non si tratta solo
di messe e canti.
C' anche il pasacalle con la campana, che si
tiene nei paesi e nei cortijos.
Fa suonare la campana e gli altri
dicono: ave Maria Purissima! E la gente delle case deve rispondere: chi c'? e il confratello deve dire: le Anime del Purgatorio, si canta o si prega? E il padrone di casa, se tutto  andato
bene durante l'anno, risponde: si canta.
E se  capitata qualche
disgrazia, allora dice: si prega.
E bellissimo,,, pensa che mi fa ricordare l'infanzia, e mi scappa da piangere.
Non riusciva pi a fermare le memorie folcloristiche della
cassiera.
Gli animeros vengono invitati a entrare nelle case che
li hanno chiamati e gli vengono donati dei suspiros, i suspiros
sono dei dolci tipici, lo sapeva?, e ciambelle, marmellate e dei
bei cicchetti di acquavite, cognac o anice e a volte ballano con
le ragazze della casa e gli si regala qualcosa, mance o roba simile, qualcosa di valore.
Ai miei tempi gli animeros viaggiavano a
dorso di mulo e mettevano i doni nelle sporte insieme agli orci
con l'acqua, e la tradizione voleva che la gente delle case cantasse delle canzoni arrampicata su un ramo di noce, di noce, s,
nella sierra ce ne sono tanti, ed  cos che ricordo mio padre, arrampicato su un ramo di noce che canta motivi popolari, maleguena, jota o seguidilla.
E la cassiera stava gi per mettersi a cantare quando Carvalbo la fece tornare in argomento.
"Dove potrei trovarlo, l'animero?"
"E difficile da localizzare, perch ha lavoretti da sbrigare ad
Albacete, ma poi si fa vedere in giro.
Non sta mai fermo.
Senta,
senta, ascolti questo motivo che mi  tornato ora in mente, lo
cantava mio padre:
Alte Anime che penano
non si chiude mai la porta,
si chiede se ci perdonano,
sola cosa che gl'importa."
Tour6n gett il tovagliolo e punt lo sguardo sulla macchia
marrone sulla tasca della giacca bianca del cameriere.
Poi fiss
gli occhi in quelli del servitore, determinando un braccio di ferro che l'altro accett interrompendo il lavoro.
"Le pare giusto servire a tavola con la giacca che sembra
uscita da una fogna?"
"Mi scusi, non ho fatto in tempo a...'
"Se la tolga immediatamente! Non ci si presenta a servire a
tavola degli ufficiali conciati come in una bettola!"
Il cameriere si tolse la giacca bianca e la butt su uno sgabello.
Aveva le maniche della camicia rimboccate e Tour6n esamin criticamente le braccia nude.
"Si abbottoni i polsini.'
Il cameriere guard gli altri ufficiali in cerca di aiuto, ma
soltanto Juan Basora si agitava inquieto, quasi fosse disposto a
intervenire.
Il cameriere si allacci i polsini e serv la minestra
di fagioli col salamino.
Il capitano prese il piatto con entrambe
le mani, se lo port sotto il naso e lo annus.
"Sicuro che lo avete fatto con quel salamino asturiano che
mi torna sempre su.
Ma rimise il piatto al suo posto e brand il cucchiaio.
Ormai
serviti tutti i piatti e assente il cameriere, Basora si fece avanti:
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"Non le ho detto nulla perch non voglio sobillare un subalterno in piena traversata, ma non  giusto che lo umilii in
pubblico".
"Aveva una macchia vergognosa!"
"L'ho vista.
Ma andava rimproverato dopo, oppure bastava
dirlo e German, per questo lo abbiamo a bordo,  lui il respon~abile del personale."
"Le macchie mi fanno schifo.'
E rimase assorto a mangiare la sua minestra, che a detta di
tutti era buona, peccato che avessero mangiato lo stesso piatto
anche tre, sei, nove giorni prima.
Fa' il favore di occuparti un
po' della cucina, German, qui si mangia ormai un solo piatto.
Il capitano sorrideva, ma non li ascoltava, seguiva un viaggio
mentale lontano da quella tavolata di ufficiali, dal quale fece ritorno per avvertire:
"Correggete la rotta appena avremo raggiunto il mare dei
Sargassi, voglio costeggiarlo".
"Basta turarsi le orecchie per non sentire le sirene e portarsi dietro un coltellaccio per tagliare i coglioni ai polpi giganti, e
lo si supera in un batter d'occhio.
Nessun pericolo."
"Non faccia lo spiritoso, Basora.
Il mare dei Sargassi presenta altri problemi, assai meno mitologici.
Lei lo sa che la
flotta sovietica se ne sta sempre l, acquattata, a studiare la natura delle alghe, la loro origine, aspettando l'occasione per un
intervento nei Caraibi? Dobbiamo cercare la corrente del Golfo
e del Nord Atlantico fino ad avvistare le Azzorre.
E se si vedono dei banchi di alghe, attenzione, possono essere tempestati
di mine.'
"A me fanno paura soprattutt i pirati malesi.
Qui tutto
pullula di pirati malesi.
L'altro giorno ne ho visto uno che ci
seguiva a nuoto con un pugnale tra i denti, ma gli ho buttato
addosso un secchio di pesci marci ed  sparito.'
German diede una gomitata a Juan Basora.
Il capitano non
lo aveva ascoltato, o fingeva di non averlo sentito.
Ora il cameriere, con una giacca nuova, serviva filetti di pesce impanati.
"Cos mi piace.
Cos mi piace.
Lo vede come cambiano le
cose? Tra una giacca pulita e una giacca sporca cambia tutto.
Io, il primo piatto l'ho mangiato nauseato per via di quella
macchia, pensi.
Invece que,s,to lo manger di gusto perch indossa una giacca bellissima.
Quel "bellissima" era pi adatto al giudizio su una interpretazione filarmonica, un aggettivo smisurato per quel conato di
giacca da pigiama dentro cui si era stretto il cameriere, come
erano eccessivi il sorriso e la gentilezza compiacente del gesto
del capitano, rivolto a quella meraviglia di indumento indossato dal cameriere.
"Vedete? La pulizia  una virt e a maggior ragione in un
piccolo mondo come questo."
Gins si scus protestando di non avere pi appetito e usc
sul ponte per scaricare corpo e malanimo sul passamano.
Dopo
`sn po' ud i passi di qualcuno scendere le scale e German gli si
affianc sbuffando.
"Cazzo, che situazione.
E matto, matto da legare.
Adesso
sta rompendo l'anima al cameriere.
Gli sta raccontando la storia della sua vita.
Lo dovremo sbarcare con la camicia di forza.
E ridotto peggio del Coglioncini, il fuochista.
Gli  venuta
`ina fissa tra Maracaibo e La Guaira e insiste nel dire di aver
visto una donna a bordo, una donna col ventaglio, per giunta,
e in alto mare.
E non per via dell'astinenza, perch eravamo
appena salpati da Maracaibo.
Vado a ispezionare il carico.
Ci
sta facendo tribolare perch dice che avremo mare grosso dopo le Bermude, e non sorprenderti se ordina di spargere di
sabbia la coperta.
E un vero cacasotto.'
Gins rimase solo, ma non guardava il mare.
Gli stava capitando quel che capita sempre nelle lunghe traversate: esisteva soltanto la nave, il mondo era la nave e finiva con il dimenticare il mare, un fondale che meritava solo l'attenzione
quando si infuriava, e persino allora contavano soltanto i quattro punti cardinali della nave.
And a fare un controllo di
routine agli strumenti di misurazione meteorologica e, proprio
mentre stava esaminando il grado di umidit, gli giunse una
chiamata del capitano che lo aspettava sul cassero di prua.
Avanz attraverso il percorso dei bighi e avvist in fondo alla
riave Tour6n aggrappato alla scaletta.
"Le ha gi detto German che c' da aspettarsi mare
grosso?"
"Lo sapevo.
L'ho letto sul bollettino di oggi.'
"Perch non mi  stato detto?"
"Glieli ho fatti portare."
"Avrebbe dovuto portarmeli personalmente, cos li avremmo commentati insieme.
Ebbene.
Non ha importanza.
Ma ultimamente la vedo molto distratto.
Uno di questi giorni dobbiamo fare una chiacchierata.
Cherchez `a femme? Chi  la fortunata?"
108
109

La mancata risposta di Gins non fu d'ostacolo perch il
capitano iniziasse un discorso che a malapena teneva conto dell'interlocutore.
"Io l'ho visto con quella signora, a Barcellona.
Tempo fa.
Credo che sia stato nell'ultimo scalo del 1981 o nel primo del
1982.
Proprio cos.
Il primo del'82, perch si era in pieno in
verno, mi pare di ricordare* Mi ero comprato un bellissimo
giaccone in saldo al Corte Ingls, un giaccone blu marine, di lana grossa, con la fodera a scacchi scozzesi.
Valgono la pena, i
saldi, soprattutto per gente come noi, che viviamo praticamente soli.
Dobbiamo curarci da soli.
Vero, Gins? I porti sono
pieni di donne che vi rimangono.
Noi siamo di passaggio.
Noi
siamo quelli che contano.
Nessuna donna vale un'ossessione.
Lo dico per me stesso e per lei.
Le parlo come un padre, o meglio, come un fratello maggiore.
Ho visto la sua fidanzata, beh,
la donna con cui ha una relazione, a Barcellona, quella volta,
ed era una donna bellissima, molto nostra, molto spagnola, s,
molto spagnola.
E anche se lei non pu saperlo, vi ho visti insieme di nuovo non tanto tempo fa, oppure s, s,  passato un
po' di tempo.
E stato durante lo scalo dell'estate dell'82.
Non
solo.
Vi ho visti altre volte, e questo perch voi vi facevate
spudoratamente notare, sulle Ramblas, nei ristoranti, un po'
ovunque, e io mi imbattevo in voi senza volerlo e la cosa mi
metteva in imbarazzo, perch mi chiedevo, che faccio ora, li
saluto o non li saluto.
Una brutta gatta da pelare.
Per questo
preferisco quando sono a bordo.
Non si hanno mai delle 5 orprese.
Vedi sempre le stesse facce e sai come comportarti.
E
non mi annoio.
Ho tutti i mondi in questo mondo."
E indic la propria fronte.
"E i miei occhi vedono tutto ci che il mio cervello vuole
vedere.
Guardi il mare.
Che cosa vede? Pensi che siamo sopra
una terrificante cordigliera che attraversa l'Atlantico da nord a
sud come la spina dorsale di un serpente.
Qualcosa vorr dire.
Come le nubi.
Osservi.
Altocumuli.
Non sono inquietanti.
Inquietanti, soprattutto, sono i cirri.
Non riesco a sopportarli.
E
lei si domander, perch? Perch tutto ha una cifra e di conseguenza in tutto c' una minaccia se non scopri in tempo quella
cifra.
Dopo un silenzio che Gins occup cercando di indovinare
la cifra nascosta negli apparentemente innocenti altocumuli,
credette che il capitano si fosse disinteressato di lui e inizi la
ritirata.
"Come si chiama quella donna?"
"Encarna.'
"Encarnaci6n.
Molto indicato.
Aveva delle occhiaie splendide.
Le donne con le occhiale sono solitamente splendide, ma
muoiono presto, hanno mali oscuri, profondi."
Era la sua ultima parola.
Chiuse la bocca e gli volt le spalle.
Gins raggiunse il cassero di prua e, nel tragitto, incontr
Juan Basora, che gli fece il saluto militare.
"Comincia a prepararti, quel matto ci militarizza.
Di che ti
ha parlato?"
"Di saldi al Corte Ingls, nubi e occhiaie femminili.'
"Peccato che gli manchi il talento poetico, perch da questo
verrebbe fuori una poesia.
Invece ha del talento musicale.
Lo
hai mai sentito?"
"No."
"Ah.
Questo perch tu e Germn avete la cabina all'altro
capo della nave.
Ma la mia  qui accanto alla sua, e che vuoi
che ti racconti? Passa ore e ore a cantare canzoni pi ammuffite di quelle di Conchita Pique~.
Ce n' una, La bien pag, che
non se la leva mai dalle labbra.
Il bello  che a volte la canta
con voce da baritono, cos, gonfiando il petto, e altre con voce
da mezzosoprano tisico."
Basora si spinse sul naso gli occhiali leggeri e dorati e se ne
and in cerca del capitano.
"Anche a me ha concesso un'udienza.
A me parler della
salute a bordo.
Ha studiato un po' dkmedicina o si  letto una
enciclopedia medica, a quanto pare.
E il peggio che ci potesse
capitare.
Pu temere addirittura che stia per scoppiare un'epidemia di scorbuto.
Se si ritrovasse mangiato dalle piattole o
con una bella sifilide, tutte le sue fisime andrebbero a farsi benedire.
Solitudine nei cieli e nei mari.
Si allontanavano dalle rotte
dei pesci vo~anti e non era tempo di migrazioni.
Gi da un po'
gli uccelli avevano cercato le rotte del sud, lasciando il cielo alla sua sorte immobile.
Si rifugi in cabina per aggiornare le letture della bussola, in particolare le osservazioni meteorologiche
di sua competenza, ma non riusciva a levarsi dalla testa il disagio per la presenza di Tour6n nella sua relazione con Encarna.
Vi si era introdotto come un'ombra che oscurava persino la
messinscena del ricordo.
Lui ed Encarna, ma anche l'ombra del
capitano.
In strada, nei caff, nei ristoranti, nelle camere di albergo.
Soltanto un posto era rimasto in salvo dalla macchia del
I in
III

suo sguardo.
O no? Il brivido incontenibile gli fece male, come una fitta alla colonna vertebrale.

"Il mazzo  nuovo ed  un piacere cominciare con un mazzo nuovo.
Senti che fruscio."
Basora'mescolava le carte e gli altri si pteparavano al gioco
con un occhio attento all'orologio e un altro ai portelli ammantati dalla notte.
"Ne ho abbastanza per oggi.'
"Ma con un mazzo nuovo...
E come ricominciare daccapo.
"Non insistere."
German vers del rum della Martinica dalla bottiglia e ne
bevvero qualche sorso.
"Devo uscire a dare un'occhiata.'
"Alle macchine?"
"No.
Al capitano.
Nel caso gli salti in mente di farsi un
giretto e chiedere di me."
Martfn, l'ufficiale di macchina, cerc di alzarsi, ma Basora
Io trattenne per un braccio.
"Finiremo tutti suonati, a star dietro a questo svitato.
Gi non ci stanno gi Mendoza e il Ciaccola?"
"Si."
"Allora...
Butt le carte e si sgranch.
"Cacchio.
Comincia la navigazione seria.
Ci siamo lasciati
alle spalle le Bermude e adesso tutto uguale fino a casa.
La
nave va avanti da sola e io sono stanco di na~vigare su navi come questa e ancor pi con capitani come questo.
Vi comunico
che  il mio ultimo viaggio."
"Ti ritiri nei tuoi possedimenti in campagna?"
"I miei possedimenti, si, i miei possedimenti.
Non posseggo neanche un vaso per le piante.
Ma non sopporto questo
trantran.
C' un cargo che mi aspetta a Maputo.
Nel Mozambico.
L ci sar pi animazione.
Dt. quelle parti la navigazione
 manuale e a vista, non come qui.
"E un paese di negri, ti daranno una nave che non sar
buona nemmeno per portare in gita i bagnanti."
"E un cargo tedesco di circa trent'anni.
Non  malaccio.".
"Allora dici sul serio.'
"Sul serio.
Era identica la curiosit dei tre interlocutori, ma Basora
continuava a tenere le mani dietro la nuca come se ancora non
si fosse sgranchito del tutto e li osservava sorridente e distaccato.
"Da quelle parti quasi tutto il trasporto  marittimo o fluviale.
Dovr costeggiare e qualche volta infilarmi nelle foci dei
fiumi.
Quando mi sar sistemato vi chiamer.
Il contratto  di
due anni.
Rinnovabile.
E in due anni posso risparmiare una
somma che qui ne richiederebbe dieci e inoltre, la rotta che noi
seguiamo non invita a risparmiare.
Chi  che risparmia in Spagna? Invece nel Mozambico non puoi comprarti niente, o molto poco.
E l'ideale.
"Potresti risparmiare anche di pi imbarcandoti su una trivellatrice, o se andassi a lavorare su una piattaforma marina,
hanno bisogno di marinai, di gente che non si tira indietro di
fronte alle mareggiate.
Il vecchio capo macchina, Colomo, lavora per l'appunto in una torre di trivellazione galleggiante installata davanti a Trinidad, Gins.
Mi sono dimenticato di dirtelo,
forse ti sarebbe piaciuto andarlo a trovare.
Non naviga ma controlla la situazione.
Cos mi ha detto l'altro giorno per radio, e
rideva.
Tra di loro,  uno dei pochi che si siano mai imbarcati,
e di conseguenza se ne intende.
Gins voleva andarsene a comandare un piccolo cargo nei Caraibi."
"Qualcosa bisogna pur fare.
Perch navigare su navi come
la Rosa d,j Alessandria  come fare l'operaio alla Seat, ma in alto mare.
"Allora qui tutto va alla deriva.'
Martin guardava Basora stupefatto.
"Tu te ne vai, questo qui voleva andarsene e il capitano d
i numeri.
Allora io faccio un concorso per palombari nel mio
paese, che  un porto di mare."
"Ma se non sai nuotare."
"E che cazzo c'entra saper nuotare con fare il palombaro?
Scendi con un tubo e ti tirano da una parte all'altra.
I palombari filano pi sicuri dei maratoneti.'
"Sta di fatto che abbiamo scelto di fare i marinai per via di
quello che avevamo letto da bambini e adesso finisce che tutto
 controllato.
Ti dicono per teex che cosa sta per accadere e
che cosa stai per fare.
Premi un bottone e la nave va a sinistra.
Ne premi un altro e va a dritta."
"Io da bambino non leggevo.
Sono diventato marinaio perch avevo visto un film che si chiamava Sheherazade dove c'era112
113

no un musicista russo che si chiamava Korsakov e un marinaio, e
c'era un duello con la frusta.
E il solo duello con la frusta che io
abbia mai visto.
Ragazzo mio.
Sapessi che segnacci si facevano
sulla p,elle, il Korsakov e quell'altro, un tipo bruno, con le basette.
"E tu, Gins? Che fai? Continui?"
"Qu~to qui vuole andarsene nel Bosfoio.
Me l'ha detto l'altro giorno.'
"Ha forse smarrito qualcosa nel Bosforo?"
Martin non capiva nulla n nessuno, ma Basora aveva ricomposto il gesto per mettere le braccia sul tavolo e aspettare che
Gins spiegasse quel suo desiderio.
"Perch il Bosforo?"
"Ci sono stato una volta.
Abbiamo attraversato i Dardanelli
e siamo giunti a Istanbul.
Siamo rimasti due o tre giorni in citt
e ne ho approfittato per visitare le due sponde del Bosforo fino
a scorgere il Mar Nero.
E mi  rimasta quest'idea.
Questo  tutto.
Altrimenti, fa lo stesso.
Mi piace pensare che qualcosa finisce da qualche parte.
Arriva un momento in cui ti irrita pensare
che la terra  rotonda, che tutto ricomincia daccapo, sempre."
Basora addit Gins come se fosse la prova vivente delle sue
stesse intenzioni.
"Avete sentito? E proprio quello che io cerco nel Mozambico.
Un confine.
Ed  nel confine che sta l'avventura.
Rinuncio a
imbarcarmi su navi piene di innovazioni, perch si tratta di un
falso progresso.
Significa che le navi avranno marchingegni sempre pi sofisticati, che finiranno col volare o coll'essere pieghevoli.
Vedrete, un giorno ci troveremo davanti alla nave cosmonauta, non ridete, cacchio.
Ebbene, io ci metto un freno a tutto
questo e mi imbarco su un vecchio cargo tedesco che costeggia
un paese a casa del diavolo.
E questo qui vuole andarsene dove
finisce il mare, perch oltre il Bosforo ci sta la fine del mare, il
solo e autentico cul de sac di tutti gli oceani.
O non ve ne siete
accorti?"
"Bene, bene, bene, collega, non ti surriscaldare, Charles Boyer.
Mi fuma gi il cervello."
German placava la febbre dell'immaginazione ironica o trascendentale dei colleghi con le mani, come per abbassare il tono
di un suono che lo assordava.
"Una cosa alla volta.
Tu, caro il mio signorino, niente confini, n antitecnologia, n panzane.
Tu te ne vai in Mozambico a
risparmiare per la tua vecchiaia."
"Ma quale vecchiaia? Tra di noi non ci sono che dieci anni
di differenza.
"E tu, tu, fuggiasco, tu, matto, matto da legare, e poi ce la
prendiamo con Tour6n, eppure la stramberia di Larios batte di
gran lunga qualsiasi altra, ebbene, tu te ne vai nel Bosforo e il
Bosforo, se non sbaglio, finisce nel Mar Nero, e dal Mar Nero
si finisce nell'Unione Sovietica, ossia che te ne vai nell'Unione
Sovietica e vorrei proprio sapere che diamine speri di trovarci,
nell'Unione Sovietica."
"Questo qui se ne va dove finisce il mare."
"Merda.
Questo qui se ne va `nell'Unione Sovietica, punto
e basta.
E aggiungo.
Io a Odessa ci sono stato, e ti posso garantire che a Odessa non trovi nulla che tu non possa trovare a
Barcellona o a Genova.
E aggiungo ancora che ci trovi un sacco di cose in meno, e che le donne sovietiche sono come delle
suore di clausura, cio, che se te ne vai nell'Unione Sovietica
sono cavoli tuoi, io non ci sto."
Tutti e tre si misero a vociare, mentre Gins si astraeva o
cercava di crearsi un angolo mentale in mezzo a quella confusione di lingue e desideri.
"Il Bosforo  una metafora, e anche il Mozambico," insisteva Basora.
"Cos' una metafora?"
"Quando una parola ha un senso figurato.'
"D'accordo, cervellone, d'accordo.
Benissimo.
Il Bosforo 
una metafora, non so che cazzo si immagina questo qui di andarci a fare, ma il Mozambico non  una metafora, a me non la
dai a bere, il Mozambico  una nave e un contratto e un percorso e un gruzzolo, eh, amico? Un bel gruzzoletto da mettere
da parte."
E Germn si apriva un occhio con un dito complice.
"Non si pu parlare con gente senza sensibilit metaforica.'
E Basora rise della propria pedanteria, assecondato dalle risate nonch da un gesto osceno fatto con il braccio da Martfn
e German che si liberavano cos dall'obbligo di capire l'amico.
Finirono di scolarsi la bottiglia e Basora propose di organizzare
una spedizione fino alla porta della cabina del capitano per poterlo sorprendere, se in vena canterina, nel bel mezzo di un
concerto.
"Lo hai mai sentito?"
"Nella Zarzamora.
Con le mie orecchie, l'ho sentito.'
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"Attenzione, che se gli salta la mosca al naso ci inchioda a
Barcellona con una denuncia e poi non troviamo pi chi ci imbarchi.'
"Ma che vuoi che combini, quello h! Pu addirittura ringraziarci se non gliene vogliamo e gli lasciamo dire fesserie e
fare il matto.
Facciamo finta di andare nella mia cabina, che 
ac'anto alla sua.'
Uscirono da quella di German e camminarono verso quella
del capitano.
Basora sottoline il necessario silenzio poggiando
un dito sulle labbra, e la volont di udire consent loro di cogliere la voce del capitano che cantava a tutto spiano.
Dovettero incollare le orecchie al freddo della porta metallica e persino
farle aderire alla fessura perch la voce acquistasse significato:
Non amars's'i tanto
non pianger per me
non vale la pena
per un amore sbagliato
che tu soffra cos.
Martfn tratteneva le risate con una mano sulla bocca, e gli
altri temettero lo scoppio e scapparono di corsa nella cabina di
Basora, dove poterono ridere a loro agio.
"Che stronzata cantava?"
"E una canzone antidiluviana.'
"E la cantava come un andaluso, imitandone l'accento..."
Ed era un riso nasale e liberatorio quello che non osava trasformarsi in una risata aperta.
"Mi piacerebbe vederlo mentre canta.
Chiss se si muove e
ancheggia come una cantante andalusa.
"Sarebbe da vedere."
Era un'idea geniale che aveva sedotto Basora e gli faceva
schioccare le dita nell'aria come per richiamare la soluzione tecnica della faccenda.
"Lui si chiude dal di dentro, bisogna fare qualcosa.
"Se lui non vuole, la cabina non si pu aprire dall'esterno."
"E chiaro.
Bisogna trovare una soluzione.
E non ne vedo
altre che metterci d'accordo con il cameriere perch con il pretesto di portargli,,qualcosa, esca lasciando la porta socchiusa."
"Questo, no.
Era German a tagliar corto, e gi preparava una ritirata radicale dal progetto e dalla cabina.
"Perch sarebbe come destituirlo di ogni autorit di fronte
all'equipaggio.'
"Hai ragione," convenne Basora, e cominci a guardare
German maliziosamente.
"Lo farai tu.
Entrerai una di o~este sere, quando gli gira di
cantare.
Prima lo avverti per telefono per non insospettirlo.
Poi con qualche pretesto vai a fargli una visitina e lasci la porta
accostata."
Le mura di Albacete lo sorpresero di nuovo di prima mattina. "Sono stato io a uccidere Mortimer lo Zoppo". "Calvo Sotelo Sadat Nato'>.
Si trattava forse del contrasto tra i poeti occulti e la seriet della gente appena sveglia che camminava
per le strade, tra architetture giovani nate gi vecchie, per
spiazzi disabitati da memorabili casone immaginabili grazie alle
poche sopravvissute della loro specie.
La vecchia signora dei Rodrfguez de Montiel non viveva pi nell'appartamento ormai
chiuso del pasaje della galleria Lodares, scenografia da teatro
italiano rinascimentale, neoclassico di un pompier grigio e inquietante sotto una cupola di vetri freddi.
Nell'oscurit della
galleria si era rifugiato tutto il mistero della citt, forse gli ultimi resti della fisionomia di un passato, negozi tristi, portoni semichiusi con scale pretenziose che portavano ad appartamenti
dove i giovani ricchi non volevano pi vivere e servivano ora a
professionisti ben centrati che amavano il centro.
Il Pasaje Lodares  in pieno centro di Albacete, gli confermarono in un negozio di coloniali, dove aveva chiesto informazioni sul formaggio mancego e sulla vecchia signora.
"Da quel che mi risulta, vive in isolamento dalle parti di EI
Bonillo.
Hanno delle bellissime tenute in quei paraggi.
Se devo
dirle la verit, non la vedo da anni, ed  da anni che non ne
sento parlare."
"E il figlio?"
"Beh, il rovescio della medaglia.
Di lui si  parlato parecchio
negli ultimi tempi per la disgrazia che gli  capitata, ma non vedo nemmeno lui da un sacco di tempo."
Di nuovo la sobriet del paesaggio mancego, dove non si
capiva quale fosse stato il primo ad annoiare l'altra, se il cielo
o la' terra.
I rovi secchi seguitavano nella loro follia di oggetti
maledetti, mossi da un vento cieco, e di tanto in tanto si lasciavano investire dall'auto con ostinazione suicida.
Sul percor116
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so verso Barrax e Munera appariva agli incroci stradali qualche
paese, o in lontananza intorno a un casolare patrizio, ocra e
bianco, circondato dalle terre ibernate, si intuiva la vita rannicchiata sotto le zolle, sui margini grigioverdi rasati dalla lama
dell'inverno.
Da Munera a El Bonillo la strada giocava a cavaIluccio sui dorsi eccezionali girando tutt'intorno ai monticelli
che face~ano precipitare subito gli occhi del viaggiatore verso
la fatalit della pianura.
L'auto lo scaric in una piazza posta accanto a una chiesa
neoclassica, ocra all'esterno, verde all'interno.
Carvalho vi entr per verificare se la solitudine interna coincidesse con quella
esterna.
Erano sole le statue nel loro annoiato luned, ingessati
attori interpreti di autocompassioni e protezioni che non commuovevano nessuno.
Ormai fuori, ai piedi di una croce di marmo, constat la desolazione esterna del mattino, nonostante il
sole che si godevano soltanto gli uomini affacciati alla balconata di un edificio distinto e importante, da cui cercavano di indovinare la provenienza della macchina dell'intruso e le intenzioni del forestiero sconcertato nel labirintico reticolato della
Mancia.
Passavano alcune donne affannate avvolte in tre o
quattro strati di indumenti contro il freddo, e il suo tentativo
di iniziare una conversazione si imbatt in occhi prevenuti e
confusi da una voce che non era del posto.
"La casa dei Rodrfguez de Montiel? Quale, di quelle loro?"
"Dove vive la padrona."
"Non  qui.
Deve andare dalle parti di Lezuza, lungo la
strada per Balazote, e~ci arriva di certo.
A dieci chilometri da
EI Bonillo la vedr.
E una gran bella casa, la pi grande di
questi paraggi, chiusa e con un portone di pietra per far entrare le vetture.
La trova di certo."
Il paesaggio si arricchiva dolcemente di colline, di alberi in
rivoli vegetali da letto di torrente, e assai presto una stradina
promise all'orizzonte il casale dei Rodrfguez de Montiel.
Carvalho infil la stradina, varc la soglia del portone e giunse in
un cortile sterrato dove sostavano inoperosi due trattori e una
vecchia jeep e scorrazzavano due bambini biondi inseguiti da
un cucciolotto.
L'immobilit dei bambini davanti al forestiero
che scendeva dall'auto venne compensata dalla comparsa nervosa di una donna con un grembiule che le fungeva da asciugamano per le mani arrossate.
"Questo,, posto  privato.
La strada per Balazote, non doveva lasciarla.
"Non mi sono smarrito, cerco la signora, la vedova Rodrfguez de Montiel.'
"Cosa desidera?"
Era una voce maschile e non poteva quindi provenire n
dalla donna n dai bambini.
Alle sue spalle s'imponeva un uomo con giaccone di gabardine e bavero di pelliccia, stivaloni di
cuoio, basco in testa, occhiali di tartaruga e naso adunco su un
paio di baffetti sottili.
"Chiedeva della signora, don Martin.'
Ora si trovavano l'uno di fronte all'altro.
"Infatti.
Sono venuto per parlare con la signora Rodrfguez
de Montiel."
"Molto strano, perch deve essere la prima persona che viene a trovare la signora da almeno dieci anni.
Mi scusi, ma se
per lei  lo stesso, la ricevo io.
La povera donna non  in condizioni di ricevere nessuno.
Di che si tratta?"
"Innanzitutto devo presentarmi, e mi scusi la mancanza di
cortesia, avrei dovuto farlo subito."
"Mi scuso anch'io, non le ho detto nemmeno come mi
chiamo."
"Stava a me farlo per primo."
"Non deve scusarsi."
L'omaccione era arrabbiatissimo con se stesso e recit, tutto d'un fiato:
"Martin Cerdan Samaniego, servo suo.
Sono l'amministratore della tenuta".
"Io mi chiamo Jos Carvalho e sono una specie di agente
assicurativo e devo parlare urgentemente con i Rodrfguez de
Montiel per una faccenda relativa alla disgrazia capitata alla
nuora della signora."
"Non ho notizia di nulla di simile."
"Non le ha detto niente don Luis Miguel?"
"Lui non dice manco buongiorno."
Con un gesto l'amministratore fece strada a Carvalho perch lo seguisse verso il portone centrale di pietra e legno cesellati in altri tempi da un bravo artigiano e poi abbandonati al sole e al vento.
Una fredda penombra d'atrio di pietra li fece passare in un ufficio arredato soltanto da una scrivania scolpita e
alcuni archivi metallici da commissariato della guardia civile.
Un crocifisso sulla scrivania a contemplare gli ordinati scartafacci e alla parete un cartellone di mangimi per il bestiame.
A un
angolo fumava una stufa cilindrica di ghisa, ma c'era ancora mol118
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to spazio per il freddo che dall'autunno scorso si era impossessato della stanza.
"Lei pu capire che non posso confidare le mie faccende
a chicchessia.
Fatto sta che vorrei incontrare don Luis, ma
non~~si trova ad Albacete e nessuno sa dirmi dove sia.
E nemmeno io vorrei che lei mi raccontasse qualcosa del
signor~, perch le sue faccende riguardano lui soltanto, e
quelle di sua madre, soltanto sua madre.
Io amministro questa tenuta, che  propriet esclusiva di dofla Dolores e non
ho nulla a che vedere con tutto ci che riguarda suo figlio.
Se l'ho fatta entrare  per non parlare di tutto questo facendoci sentire dal personale, per quanto di fiducia.
I tempi sono cambiati e non c' pi la fedelt di una volta.
Non so dove andremo a finire.'
"Pu indicarmi dove posso trovare don Luis?"
"No.'
"Forse sua madre lo sa.
"No.
Non credo."
L'amministratore aveva aggrottato la fronte e si avvicin alla stufa per controllare il combustibile.
Da un cestone di sparto
prese quattro rocchi di legno segati cos di recente da perdere
ancora un po' di polvere bianca nel loro percorso fino alla bocca ignea della stufa.
"Per di pi, la signora non sta bene, capisce? Se stesse bene, mi troverebbe d'accordo.
Ma ci sono giorni che sragiona,
non ricorda nemmeno di avere un figlio, beh, uno, sette ne ha,
ma soprattutto questo, questo che le ha procurato tanti dispiaceri.
A me ovviamente non ha detto dove si trova.
Del resto,
non passo la vita a chiedere di quello scapestrato.
Non sta bene
che sia proprio io a parlare cos di quel signorinello, ma vede,
ne ha combinate tante.
A suo padre, che riposi in pace, a sua
madre e a sua moglie che, qualsiasi cosa ne dicano, lo ha dovuto sopportare pi di chiunque altro."
"Si riferisce alla morta?"
"Proprio a lei.
E arrivata in questa casa che era poco pi di
una ragazzina e ha dovuto adattarsi al peggio."
"Vivevano qui?'
"Chi? Don Luis e sua moglie? Ma no, no.
Il signorino veniva qui solo a saccheggiare.
Qui, per anni e anni, siamo rimasti
solo mio padre, che riposi in pace, e io, a curare che la gallina
dalle uova d'oro non ci lasciasse le penne.
E tutti gli altri, intanto, vivevano come principi ad Albacete o a Madrid o a casa
del diavolo.
E poi, quando  stato necessario preoccuparsi perch qui la nave colava a picco, chi si  visto si  visto.
Tutti i
figli hanno qualcosa in proprio, qua e l, chi non ha una professione ha comunque qualche piccolo affare tra le mani, tutti
tranne il signorinello in questione.
Stava per diventare notaio,
stava per diventare una eminenza ed  solo un buono a nulla.
No.
Non mi dica niente.
Non voglio sapere niente di quell'individuo."
"povrei parlare con la madre.'~
"E tanto importante?"
"Molto importante.
"Non le stia addosso.
Faccia piano.
Qualche volta capisce e
qualche volta no.
Io non so ormai se capisce quando pu o soltanto quando vuole.
Del resto, non mi importa nemmeno pi,'
concluse l'amministratore lasciando cadere con rabbia il coperchio rotondo della stufa.
L'uomo pi che camminare correva sui grossi mattoni dipinti dell'atrio e sali i gradini di pietra a due a due, sotto lo
sguardo di signorotti di altri tempi nei loro quadri intrisi di
polvere e di penombra.
Picchi con le nocche su una gran porta tanto solida quanto marrone e, senza attendere la risposta,
tir il pomello e si apr davanti a loro la prospettiva di un salone dove invecchiavano damaschi e tappeti alla pallida luce invernale che entrava da una balconata.
E accanto alla balconata
un tavolino ricoperto da una lunga tovaglia con sotto un braciere, sole e calore per l'anziana abbandonata su una poltrona
di pelle consunta.
C'erano vetrine per ceramiche e fini porcellane, argenti sbalzati, una Diana cacciatrice di ottimo alabastro
su una consolle in stile isabellino conservata grazie all'intelligente piet dei tarli che avevano preso a benvolerla.
E voci e
musiche che uscivano da una radio ultimo modello, un mangianastri con registratore, un design aerodinamico importato di recente dal Giappone come imposizione dell'estetica del metallo,
della plastica e dell'elettronica in quella tana da antiquario:
"Tu credi che Carolina stia per avere un maschietto o una femminuccia?" "Pu anche darsi che siano dei gemelli, non dimenticare, Silvia, che nella vita amorosa della principessa sono state frequenti le partite doppie." "Ma quanto sei birichino,
quanto sei birichino".
Rideva l'anziana e invitava i due uomini
ad avvicinarsi.
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"Signora Dolores, Suesto signore  venuto a trovarla.
"Aspetti, aspetti.
E Silvia Arlet...
Aspetti."
Tutta la sua attenzione era concentrata sul dialogo tra la
presentatrice e il suo informatore su faccende di vite importanti.
"Carolina di Monaco aspetta un bambino," comunic la
~vecchia a Carvalbo, che assent cdn una certa convinzione.
Il dialogo malizioso tra la presentatrice e il suo informatore
proseguiva e il nervoso amministratore camminava per la stanza con le mani allacciate dietro la schiena e una strana ostinazione nel contemplare l'evidenza della punta dei suoi stivali.
Carvalho si era trovato una sedia, l'avvicin al tavolino, si sedette e venne subito investito dal calore emanato dal braciere
nascosto dai lembi della tovaglia.
La vecchia stava al lato opposto del tavolino e il sorriso della donna invitava a seguire l'insinuante programma radiofonico.
Una volta finito il dialogo sul
jet-set, la vecchia si rivers sull'apparecchio e azion i comandi
in cerca di un'altra emittente.
"Adesso cerco Protagonisti, di Luis del Olmo, perch ci sta
un ragazzo simpaticissimo e bellissimo che si chiama Tito B.
Diagonal.
E ricchissimo ed  anche un bravissimo figliolo.
Parla sempre bene di suo padre.
A lei piace la radio?"
"La ascolto poco."
"Io non so come farei senza la radio.
Prima mi piaceva
molto anche la televisione, ma adesso non mi piace pi cos
tanto.
Mi piaceva molto quando c'era quel calciatore del Zaragoza, Lapetra.
Lei si ricorda di Lapetra?"
``No.
L'amministratore ferm la sua camminata ruminante e alz
gli occhi verso le travi del soffitto.
"Sissignora, s.
I Magnifici Cinque: Canario, Santos, Marcelino, Villa, Lapetra.
Alla signora piaceva Lapetra per via dei capelli," spieg a Carvalho.
"Aveva dei capelli bellissimi.
Allora la televisione era in
bianco e nero, ma io avevo capito che Lapetra aveva i capelli
rossi.
Mi piace molto anche `La gabbia delle belve',  un programma di Protagonisti.
Ci stanno quattro ragazze che se la
prendono con la gente importante.
Cambio ancora.
La Spagna
alle otto.
Poi parla un ragazzo con una voce dolcissima che si
chiama Aberasturi, dev'essere basco, con quel cognome.
E Silvia Arlet o Luis del Olmo, Tito B. Diagonal.
Nel pomeriggio, i
Classici popolari.
Io di musica non sapevo niente, eppure da
bambina mi avevano insegnato a suonare il pianoforte.
Ma non
sapevo per esempio chi fosse Smetana.
Lei conosce Smetana?
C' un suo disco bellissimo che si chiama Laggiu' nella Moldavia.
Lo metta su, Martin."
L'anziana aveva frugato tra un mucchio di cassette e ne
scelse una che allung a Martfn.
Con rigidit facciale ma con
pazienza, l'amministratore adatt l'apparecchio perch smettesse di funzionare come radio e servisse da mangianastri.
Introdusse la pillola musicale e riprese a camminare su e gi per la
stanza.
Una musica maestosa, lirica, tutta fiumi e valli, si impadron della stanza imbalsamata.
"E poi Diretto-Diretto, Tabellone sportivo, Il matto della collina.
Lo ascolta mai, questo matto della coffina?"
"No.'
"E una meraviglia.
Un ragazzo fine.
E per di pi, un bravissimo ragazzo.
I ragazzi che parlano alla radio sono tutti bravissimi.
Ma il matto della collina  il migliore.
Lui se ne sta solo soletto su una collina circondato di dischi e libri di poesia.
Qualche volta chiama della gente e' si mettono a parlare piano
piano e a voce bassa.
Finisce tardissimo e allora mi addormento, ma mi sveglio come se avessi un orologio in corpo, proprio
quando sta per cominciare La Spagna alle otto.
Qualche notte
ascolto anche quel tizio cos cattivo, quello che se la prende di
brutto con la gente, Garcfa.
Quello li si meriterebbe una bella
ramanzina.
E sempre arrabbiato.
Un giorno ho cercato di telefonargli, ma proprio quel giorno la linea telefonica  caduta.
Non  vero, Martfn? Lei mi ha detto che non c'era la linea.
"Ho controllato di persona." E aggiunse, perch l'udisse solo Carvalho: "All'una di notte".
"La radio e il Cristo Crocefisso.
Le mie due consolazioni.
Ha mai visto il Cristo Crocefisso?"
"No."
"Si trova a El Bonillo ed  di un pittore molto importante."
"Ei Greco," comment l'amministratore in un tono che
equivaleva a un: e scusate se  poco;
"E la famiglia?"
"Ah, la famiglia..."
"Quanti figli ha, dofla Dolores?"
Strizzava l'occhio l'amministratore perch Carvalho si preparasse a una risposta sorprendente.
"Sette.
Come i sette peccati capitali.'
i ~,
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"Bravissima!" approv don Martin. "E questo signore 
amico per l'appunto di uno dei suoi figli e lo sta cercando.
Del
signorino Luis Miguel."
"Ah, Luis Miguel, Luis Miguel."
Smetana si era ormai smarrito in mezzo ai monti della Moldavia, e l'anziana in mezzo a quelli, segreti, dei suoi ricordi.
"Lufs Miguel, Luis Miguel.
Anche lui `era un bravissimo ragazzo, bravissimo.
E stato sfortunato, quel povero figlio mio.
Era il pi bello di tutti i miei figli, il pi bello di tutto EI Bonillo, di tutta Albacete.
Riempiva il cuore di gioia vederlo in
tenuta da cacciatore che andava a sparare alle pernici con i fratelli, il padre, gli amici di suo padre.
Non viene mai a trovarmi.
Perch non viene mai a trovarmi, Martfn?"
"Ma le scrive.
So di certo che le scrive, signora Dolores."
"Ah, si, quelle lettere."
Gli occhietti della vecchia scivolarono su un mucchio di lettere che si affacciavano dai vetri di una cristalliera.
L'avidit
degli occhi di Carvalho venne captata dall'amministratore.
"Sulle buste non figura il mittente."
Era un avvertimento rivolto al detective.
"Dove si trova suo figlio, signora Dolores?"
La vecchia non fece caso alla domanda di Carvalho.
"Che gli costerebbe di venire a trovarmi? Io l'ho sempre
capito e pi di una volta l'ho difeso da suo padre.
Mio marito
era molto rigido, molto rigido.
Talvolta anche troppo.
Eppure
un uomo non  mai troppo rigido.
Prima che ci facessero abbattere quella casa in calle Tesifonte Gallego, prima di trasferirci in quell'appartamento nei Pasaje Lodares, era una soddisfazione vedere quelle feste in giardino, in primavera o in autunno, all'inizio dell'autunno, perch poi l'inverno ti entra nelle ossa e non c' verso di mandarlo via.
Queffi erano stati gli
anni buoni del mio Luis Miguel.
Poi, un giorno, si  presentato
con quella l, e nulla  pi tornato come una volta.
Suo padre
gli aveva detto: prima finisci gli studi.
Ma non gli ha dato retta.
Erano quattro o cinque anni che viveva chiuso in casa a
consumarsi sui libri per diventare notaio, e poi manda tutto a
gambe all'aria per quella donna.
Se penso a come l'ha ripagato.
Una donna porta la buona o la cattiva sorte nella vita di un uomo.
Pensare che le abbiamo dovuto insegnare tutto.
Le abbiamo insegnato persino a tenere in mano la forchetta.
Dov' Encarnita, Martin?"
"E morta, signora Dolores, lo sa gia.
"E morta, si, poverina.
Che Dio la perdoni.
"E suo figlio, signora Dolores, dov'?"
Le spalle della vecchia si alzarono, ma gli occhietti studiavano Carvalho.
"Lo devo trovare per una faccenda che gli interessa molto."
"Gli vuole vendere qualcosa?"
"No.
Non si tratta di questo."
"Se  perch gli vu,ole vendere qualcosa, perde il suo tempo.
Non ha pi nulla.
E il pi povero dei miei figli.
Beh, qualcosa gli  rimasta.
Cose che gli ha lasciato suo padre, la sua
parte dei prodotti di questa tenuta, e La Casica."
"Devo parlare con lui.
Di faccende che hanno a che vedere
con la morte di sua moglie.
Assicurazioni.
Questioni familiari.
Urgenti.
"Non vedo il mio Luis Miguel dall'altro Natale.
Perch non
 venuto questo Natale? I miei figli vengono sempre pi di rado.
Quest'anno, quattro non sono venuti.
Uno se n' andato in
certe isole lontanissime, certe isole dove fa caldo tutto l'anno.
Perch andarci proprio sotto le feste? Eppure ci tengo tanto a
vederli tutti insieme.
Chiss se potremo farlo l'anno prossimo.
Nemmeno Luis Miguel  venuto.
Non ha potuto."
Rispettarono la sua voglia di enigmi, il suo gioco di guardare negli occhi dell'uno e dell'altro dubitando che fossero capaci
di indovinare il suo segreto.
"E alla Casica.
Se lo vede gli dica che lo aspetto, di venirmi a trovare, che bisogna mettere una pietra sul passato.
Quanto a Encarnita...
Per me  come una figlia."
"Encarnita  morta, signora Dolores."
"S,  morta> poverina."
Ma l'argomento aveva smesso di interessarla e accese di
nuovo la radio.
Ritorn la pace quando un annunciatore e una
annunciatrice informarono a turno sulla vita politica e culturale
del posto.
Quella mattina aveva avuto inizio una riunione della
giunta del governo autonomo di Castiglia-La Mancia.
L'amministratore e Carvallio uscirono dal salone e, appena' ebbe chiuso
la porta alle sue spalle, l'amministratore bofonchi:
"Come una figlia.
Se non fosse per gli anni che ha sulle
spalle, bisognerebbe dfrgliene quattro.
Le hanno reso la vita
impossibile fino a quando si  fatta donna e allora li ha messi
in riga.
Come una figlia!".
"A quanto pare il figlio  alla Casica.>
"E chiss poi.
Ne dubito.'
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"Dov' questo posto?"
"E una vecchia propriet che il signorino Luis Miguel aveva ereditato direttamente dalla nonna,  in un posto del cazzo
mi scusi.
Dalle parti della sorgente del fiume Mondo."
L'immagine della cascata vista nella stanza del Corral si sovrappose al volto pensieroso dell'uomo.
so che diamine possa fare in qisel posto.
Ma  matto
da legare e andare li sar stata la sua ultima mattana."
"Si pu~' verificare? Si pu telefonare?"
"No.
E una vecchia casona proprio accanto alla sorgente
del fiume Mondo.
Los Chorros, lo chiamano da quelle parti,
nei pressi di Calar del Mondo, accanto alla sierra di Alcaraz.
Le consiglio di prendere fino a Elche de la Sierra e di voltare a
destra, verso Riopar, da Riopar alla sorgente del fiume si arriva
in un batter d'occhio.
Ma per non smarrirsi, domandi in giro.
In che posto si  cacciato.
Ma non si illuda di trovarlo.
Quello
li, come sempre, si trova in tutti i posti, vale a dire, in nessun
posto.'.
La sua intenzione era di ritirare il bagaglio in albergo e di
partire per Riopar senza perdite di tempo, ma insieme al conto,
alla ricezione gli venne consegnato un biglietto e sul biglietto
un appuntamento: alle otto nel Pasaje Lodares.
Senza firma,
ma l'ombra dell'immagine del chitarrista sovrastava la carta
quadrettata e le parole scritte con lettere educate alla vecchia
calligrafia, con grossi tratti che sembravano addirittura scritti
con la cannuccia e il pennino.
Un pomeriggio immenso e grigio
si apriva oltre le porte dell'albergo, di nuovo il vento inspiegabilmente impotente contro le nuvole ossessive.
Riport i bagagli in camera e usci a sgranchire le gambe lungo calle Tejares,
dove sopravviveva quel poco che era rimasto dell'architettura
mancega di Albacete.
Era quasi una concessione museale alla
storia dell'architettura, nella cornice di una citt implacabile
con il proprio passato fisico.
Il vento era l'unico abitante, ululava lungo le strade che lo portavano verso la cintura urbana, le
luci dei negozi diventavano pi fioche man mano che si allontanavano dal centro, mentre i bar aspettavano ancora vuoti a
quell'ora di sera.
"E passato davanti al comune?"
"Da un pezzo."
"E non c'era folla davanti al portone?"
"Non ho notato."
"Perch vanno a vedere quel tale, quello che sciopera."
"Chi?"
"Un disoccupato che si  chiuso in comune e si  messo a
digiun,are e sostiene che da l non esce se non gli danno un
posto.
Erano soli, il proprietario del bar e lui.
Il proprietario del
bar prosegu il suo monologo tra scrollate di testa a premonizione della malvagit dei tempi presenti e dell'orrore di quelli
futuri.
"Eppure qui da noi la disoccupazione si fa sentire meno
che altrove.
Almeno, cos mi dicono i miei clienti.
Ma che pu
fare un padre di famiglia che torna sera dopo sera a casa sua
con una mano davanti e l'altra dietro?"
Carvalho usc in strada con la buia sera come testimone
della sua voglia di tornarsene a casa, ai manicaretti di Biscuter>
alla ciancia lamentosa di Charo, al non aver nulla da fare o all'aver qualcosa di poco conto da fare, ma tornarsene a orizzonti propizi dove la sua vita avesse un po' di senso.
Mancava pi
di un'ora alle otto e si trovava all'incrocio di una via chiamata
Alfrez Provisional e di avenida Rodrfguez Acosta, accanto al
Parque de los Ma'rtires.
"Se lei avesse visto il vecchio quartiere, sull'Alto de la Villa, la vita notturna che c'era.
Ma hanno ripulito tutto e adesso,
vede anche lei, il progresso, Albacete  la New York della
Mancia, o qualcosa del genere.
Non so chi l'abbia detto.
Un tizio importante.
Di Madrid.
Era scontento l'uomo del bar e allo stesso tempo soddisfatto perch Albacete era argomento di tanta conversazione e
Carvalho lo ricordava ora come l'unico interlocutore disinteressato da diversi giorni.
Il peggio di questi viaggi  il silenzio.
Stai invecchiando.
Forse non era per la citt, come un mare
grigio senza sponde, come un mare all'interno di un altro mare,
nella Mancia d'inverno, un altro inverno di pietra, un altro inverno attraverso procedimenti diversi, irrealt della vita e, tuttavia, i ragazzi e le ragazze resuscitavano a quell'ora nelle discoteche, tra sussurri e grida, cittadini in quella steppa inventata da un folle parsimonioso.
E mentre entrava nel Pasaje Lodares venne sorpreso dalla calma teatrale dell'architettura da palcoscenico, sotto fioche luci di lampadine insufficienti, ed erano
opachi i vetri della galleria come palchi per lo spettacolo, mentre le balconate pensili ai due estremi del percorso, gi stru126
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menti per l'osservazione reciproca a distanza di due famiglie un
tempo potenti, erano ormai obsoleti palchi per uno spettacolo in
pratica inesistente sullo scenario di una galleria dimenticata.
E
la solitudine di una camminata, su e gi, in attesa della comparsa di quanto  stato annunciato, davanti o dietro, forse la morte, e la semplice menzione mentale della parola fa s che Carval~ho cammini di sbieco, per non offrire del tutto la schiena alla
morte e vedersela arrivare, anche solo di profilo.
Ma quel che
arriva  un fagotto d'uomo zoppo che da vicino ha le guance color vino e gli occhi addormentati da fiumi d'alcol antichi.
"Il suo nome  Pepe Carvalho?"
"Sissignore."
"Allora mi manda il signor Martfn, l'amministratore di El
Bonillo.
Mi manda a dirle che non deve andare a Riopar, che li
non c e niente, che appena lei  uscito la signora ha negato tutto e ha confermato quello che tutti sapevamo, che il signorino
Luis Miguel  all'estero."
Il messaggero aveva lo sguardo tonto, o guardava oltre Carvalho, ma era l che stavano, alle spalle del detective e a sufficiente distanza, altri due fagotti che fumavano al buio e guardavano il cielo e la terra, tanto per guardare qualcosa.
"Ci  voluto poco al signor Martfn per convincere la vecchia
a dire la verit.
Da El Bonillo a qui non ci ho messo neanche
un'ora, e non faccio in tempo ad arrivare che gi trovo il suo
messaggio."
"Il signor Martfn mi ha telefonato subito, appena lei se n'
andato."
Quasi tutte le finestre avevano le imposte chiuse.
Fessure di
luce per una vita occulta e ignara di quanto accadeva l sotto.
"Allora, se ne torna dalle sue parti, vero, amico?"
"Dovr farlo.
Anche se mi hanno detto che la sorgente del
fiume Mondo  bellissima e pu darsi che faccia una capatina
per vederla."
"C' poco da vedere e le strade sono brutte.
Meglio in primavera o in estate."
"E mi hanno parlato di strane usanze, degli animeros, per
esempio.
Lei conosce un animero molto famoso della zona della
sierra?"
"Un animero?"
Alla fine gli occhi arrossati e poco intelligenti guardarono oltre e allertarono gli altri due uomini, che si raddrizzarono e voltarono la faccia in dfrezione di Carvalho per avanzare verso di lui.
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"Un animero, si, uno che gira sempre ~col chitarrino."
"Non ricordo di averlo mai visto."
"Si chiama o lo chiamano il Lebrijano e ha la faccia da gran
figlio di puttana e da brutta bestia.
Lo zoppo non resse bene l'insulto all'animero e si spinse indietro per guadagnare distanza e impulso proprio mentre Carvalho vedeva l'inizio della corsa dei due uomini che aveva alle
spalle.
Carvalho si butt addosso allo zoppo e pens di scaraventarlo a terra spingendolo con tutte e due le mani, ma lo
storpio aveva la fermezza del proprio peso, barcoll ma rimase
in piedi e davanti agli occhi di Carvalho pass un bastone mulinante che gli sfior il naso e gli blocc la strada mentre arrivavano gli altri.
Questa volta il detective appiopp un calcio
malintenzionato nelle parti molli dello zoppo, che muggi come
un toro al colpo di grazia sulla cervice e si pieg in due, cos
malauguratamente che la sola gamba non gli bast, e cadde su
un fianco.
Carvalho spicc un balzo scavalcandolo, ormai con
l'alito aggressivo degli inseguitori sulla nuca, un alito che si trasformava in affannose parole di minac'cia e insulto.
La corsa lo
avvicin pi lentamente di quanto avrebbe voluto all'uscita del
Pasaje Lodares, sotto l'indifferente e inutile balconata da cui
nessuno si affacciava a presenziare lo spettacolo.
Mentre correva, ormai lontano dalla strettoia del Pasaje Lodares, ricordava
la scena vissuta come una prova generale, senza spettatori, di
una rappresentazione teatrale, probabilmente classica, in cui la
vittima contesta la fatalit della propria morte.
Si mescol alla
relativa folla scesa in calle Mayor ed entr in una bettola dove
l'oste serviva stuzzichini tipici dell'entroterra, solidi, bisunti,
saporiti, piccanti e surriscaldati con il procedimento di prendere porzioni di quella mercanzia e passarle attraverso un finestrino, simile a uno sportello, alla moglie ingabbiata in una cucina
dall'aspetto dubbio ma dagli aromi suggestivi.
Fotografie con le
masnade del Barcelona F.C. e del Real Madrid parlavano della
squisita neutralit epica del locale, e Carvalho, con il respiro
affannoso e i nervi sul chi vive, si cacci una bottiglia di Estola nell'anima, accompagnata da un interminabile stuzzichino di
musetto di maiale navigante nell'olio allo zafferano, che funzion da vaselina dello spirito.
Aveva una stanchezza profonda
nei nervi che gli scese a poco a poco nel corpo, quasi cercasse il
centro della terra, e quando diffidente se ne torn in albergo
erano i piedi a pesargli come piombo, piombo che le due bottiglie di Estola e i cinque stuzzichini di musetto gli avevano ca129

tapultato nella testa e nello stomaco.
Chiuse la porta della stanza
dall'interno e si sdrai guardando il soffitto con l'acquisita> profonda convinzione di aver scoperto un nuovo sistema di suicidio.

Gli consi~arono di proseguire lungo la stra~a per Hellfn e,
una volta arrivato, di prendere a destra la provinciale per Elche de la Sierra.
La Mancia lo accompagn quasi addormentata
fino a quando il piccolo fiume Mondo, dopo Elche de la Sierra,
gli mostr le valli aperte nei secoli dalla sua dentatura d'acqua
e, man mano che avanzava verso le sorgenti del fiume, un sole
dolce e scarsamente invernale metteva in risalto i vivi contrasti
di un paesaggio di montagna, vegetazioni da terre con acque
fugaci, ginepri, pini, querce, scornabecchi, rosmarini, ma anche
le cime nude e polpose dei noci in attesa del miracolo della primavera.
E fu all'incrocio di Molinicos che ferm la macchina
per auscultarne i succhi interni e a un tratto pens che forse
stava per cascare in un tranello senza aver sparso dietro di s
lungo la strada le briciole di pane servite a Pollicino per imboccare la via del ritorno.
Molinicos era l, in un avvallamento del
terreno verso il quale scendeva una strada secondaria e decise
di avvicinarsi alle prime case del paese e chiedere del sindaco
alla prima donna che gli capit di incontrare.
Alla donna pareva che il sindaco non fosse sul posto, perch ultimamente andava spesso alla capitale.
"A Madrid?"
"Non a Madrid.
La capitale  Toledo."
Senza dubbio la geografia politica della Spagna era cambiata e Carvalho non si era ancora aggiornato.
"Lo veda da s.
Il sindaco vive nella prima casa che trova
entrando in paese.
E una casa nuova.
Non ricordo il piano, ma
fl glielo diranno."
Carvalho si ferm, con la sua condizione di forestiero sulle
spalle, davanti alla casa e non tard ad affacciarsi alla finestra
una giovane donna che indag sulle sue indagini.
"Cerco il sindaco."
"Mio marito non c', ma la ricevo io, con piacere."
La moglie del sindaco era una donna mediterranea dagli occhi grandi e dalla parlata decisa, di Valencia per la precisione,
con un bambino che si esercitava a camminare tra i mobili con
la sicurezza conferitagli dalla precisa conoscenza dei quattro
punti cardinali dell'appartamento, dove si aggirava un addetto
all'installazione dei caloriferi con il metro pieghevole in resta,
attento alle spiegazioni della signora e di una ragazza.
"In queste case nuove fa un freddo barbino.
Luis Miguel
Rodrfguez de Montiel, ha detto? Purtroppo, n mio marito n
io siamo di qui.
Studiavamo a Valencia,  l che ci siamo sposati e un bel giorno lui ha deciso di tornare a vivere nella vecchia casa di sua mamma, sulla sierra.
Sono venuta con lui, e
alla morte di Franco, tutti questi paesi sono usciti da un sonno politico impressionante e mio marito e io abbiamo aiutato
la gente a prendere coscienza, perch smettessero di comandare quelli che avevano sempre comandato."
"Del Psoe?"
"Del Psoe.
Qui, poche sfumature.
O il Psoe o gli altri.
Adesso mi torna in mente quel nome.
E una famiglia di Albacete, ma pensavo che la casa fosse chiusa.
E una casona, anche se si chiama La Casica, proprio accanto alla sorgente del
fiume Mondo, alle spalle del Calar del Mondo, di fronte alla
sierra di Alcaraz."
"A lei dice qualcosa il nome Lebrijano?"
"E a chi no? Quello h era uno scagnozzo al servizio dei
piccoli ras della sierra.
Una specie di loro spione.
Da queste
parti pi di uno  stato fatto nero per via delle confidenze del
Lebrijano.
Appena qualcuno si ribellava, per qualsiasi ragione,
il Lebrijano lo denunciava, salivano fin qui e patapum patapam."
"Adesso le cose sono cambiate."
"Sono cambiate, e in meglio.
Non c' pi quella ferocia e
quella paura del dopoguerra."
Carvallio si lament di quanto gli sarebbe stato difficile
trovare da solo la strada per la sorgente del fiume Mondo.
La
donna gli chiese di darle tempo per spiegare all'operaio dove
voleva i caloriferi, lo avrebbe accompagnato con molto piacere,
perch suo marito era nella capitale della comunit autonoma,
in quanto membro della giunta del governo autonomo di Castiglia-La Mancia.
Mezz'ora dopo la sindachessa-guida si trovava
gi nella macchina che procedeva verso Riopar.
Si chiamava
Elena, gli disse, e no, non rimpiangeva la luce del Mediterraneo> anche se si era adattata a fatica all'entroterra e al freddo
della sierra, dove prima era vissuta col marito, in una casa che
stavano ancora accomodando e dove un giorno sarebbero andati a vivere per sempre, perch questa terra non era pi da considerare in termini di passato o presente, bens di futuro.
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"Lo sa che cosa significa che qui, a Molinicos, si stiano dando lezioni di musica? Il comune ha fatto venire un insegnante
per i bambini."
Da Riopar partiva la strada di montagna che andava in cerca
della sierra di Alcaraz e che a un tratto offriva una deviazione
verso Los Chorros, la sorgente del Mondo.
E dove finiva la strada
asfaltata c~minciava un ampio sentiero sasso~o tra frescure d>alta
montagna> abeti in discesa fino al primo ristagno del fiume che
gi si indovinava dal canto dell'acqua nella sua cascata.
E al di l
di una svolta> l'inattesa comparsa di un dirupo gibboso da cui scaturiva> come ad aprire un varco, la lama d'acqua di quello che sarebbe diventato il fiume Mondo qualche chilometro pi in basso e
adesso era una quantit di fiotti d'acqua che lambivano una gobba di roccia tappezzata di muschio che si contemplava nelle prime
acque ammansite.
Era impossibile fare a meno di ascoltare il canto propizio del centro della terra che spingeva in superficie le sue
acque preferite per formare un fiume il quale, sebbene nessuno
sapesse n il come n il perch, si chiamava tuttavia Mondo> si era
assunto la responsabilit di chiamarsi Mondo, in un angolo sperduto di una sierra di Albacete.
"Lei sa dirmi perch si chiama Mondo?"
"No."
Alcune passerelle di tronchi sottolineavano lo snodarsi in discesa dei sentieri verso ristagni inferiori e laggi si scorgeva ormai la presenza convenzionale del fiume che cominciava a precipitare verso le sue morti.
"Arriva in mare?"
"Per il momento finisce nella diga di Caramillas> al confine
della Murcia, e poi dovrebbe farlo nel Segufa, che  un fiume
importante.
La donna indic la cortina d'acqua. "Dietro la cascata c' una grotta.
Si sa dove comincia ma non dove finisce.
Anni fa si  ficcato dentro un francese e non  pi uscito.
Non
sa quante spedizioni si sono addentrate a cercarlo, ma nessuna
traccia.
E risalendo quella strada si arriva a La Casica> pu vedere le sbarre di ferro e la catena che impediscono il passaggio.
Dovr lasciare qui la macchina.
Vuole che l'accompagni?"
"Non  necessario.
La mia visita non sar lunga.
Se ci metto
pi di mezz'ora a tornare, suoni il clacson, cos potr inventare
un pretesto urgente e me ne potr andare."
"Faccia con calma, io non ho fretta.
Era inevitabile camminare guardando di continuo il prodigio
delle acque sorgenti da una fessura aperta tra le alte rupi, che
perfeflonavano sullo sfondo del cielo una scenografia da primo
giorno della Creazione> a misura di un paese senz'aria n spazio per permettersi cascate come le Victoria o semplicemente
come quelle del Niagara.
Salendo la strada, dopo una svolta,
scompariva la presenza di Los Chorros per riapparire dieci metri pi in l, quando ormai si scorgeva la fine del largo sentiero: due colonne di pietra che incastonavano un'alta porta di
ferro e la scritta su un'insegna metallica laccata e scrostata,
"La Casica>'.
E dietro la porta> chiusa male da un lucchetto
mummificato dalla ruggine, lo splendore raccolto di un patio
quadrato, rifugio di calore e di luce per una magica vegetazione
di allori, aranci selvatici e l'inevitabile noce nella sua spoglia
vecchiaia.
Chiostro con i quattro angoli sorretti da colonne di
pitra dai capitelli corinzi> travi di legni eterni, come la balconata sotto una gronda sporgente di tegole sbreccate> davanti a
un corridoio sul quale pi che aprirsi si chiudevano delle ampie
porte ogivali.
Qua e l> gli ibernati glicini rampicanti e l'onnipotenza della luce montana che violentava gli occhi con l'intrusione del contorno pi nitido delle cose.
Niente che non fosse
la meraviglia del posto impediva a Carvalho di procedere verso
una porta laterale aperta su un'ampia scala di pietra persa nelle
alte oscurit della casona.
Carvalho si schiar la gola, grid parole convenzionali imparate dai libri e, non ottenendo risposta>
sali i gradini con umile cautela> affinch qualsiasi spettatore
fosse disposto a perdonare l'audacia di un intruso che cercava
di non esserlo.
In cima alle scale> gli occhi abituati al buio indovinarono un pianerottolo con il pavimento di mattoni> una
cassapanca trapezoidale di legno con le borchie e un angelo policromo con la pittura per met scrostata e per met disfatta in
polvere.
Accanto all'angelo una porta e, dietro la porta, un salone col camino in pietra scolpito dove bruciavano dei ceppi,
un tavolo centrale, delle sedie scure e davanti al controluce di
una finestra che si apriva sulla distante sierra di Alcaraz> due
uomini e una donna.
La donna, la Morona; uno degli uomini,
l'animero del chitarrino; e pi in l> fucile in mano> un ragazzotto con faccia da cane che guardava prima Carvalho e poi l'animero, come se aspettasse da quest'ultimo l'ordine di sparare.
"Avanti, venga pure avanti.
Faccia come a casa sua.
"Sembra piuttosto la sua.
"Ma si pu sapere cosa viene a cercare?
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La Morona era pi furente di tutti, e l'animero la trattenne
per un braccio perch non si avvicinasse a Carvalho.
"Si d il caso che sia venuto a trovare un amico> il sindaco
di Molinicos, e mi sono detto> passa a vedere se per caso non
c' don Luis Miguel.
Mi ha accompagnato la moglie del sindaco>
che  rimasta ai piedi di Los Chorros ad aspettarmi.'>
Si guarda~ono> il ragazzone e il vecchio.
Nn furono necessarie le parole.
Il giovane si stacc dalla parete, cammin oltre
Carvalho e usc dalla stanza.
Il vecchio si pass una mano sulla
faccia ed espir l'aria dello scoraggiamento che sembrava avere
in corpo.
"Signoriddio.
Quanto sono semplici le cose, e quanto ci
complichiamo a volte la vita.
Lei si complica la vita e la complica a noialtri.>'
"Io voglio soltanto vedere una persona e lei fa l'impossibile
perch non la veda.
"Se lei fosse pi chiaro.
Se mi dicesse> guarda> Lebrijano> si
tratta di questo o di quello, io le risponderei> ci mancherebbe,
questo si> quell'altro no> quell'altro forse.
Mi capisce?>'
"Lascialo stare, pap> questo qui  un trinariciuto."
La parola pap sulle labbra della Morona metteva il Lebrijano in una nuova luce.
Alle spalle di Carvalho era ormai tornato
il ragazzone> e il detective indovin il suo respiro da corridore
prima che dicesse:
"Si.
C' una donna all'inizio della strada.
E una macchina
"E lei> perch non l'ha fatta salire? Perch farla aspettare li
fuori, con questo freddo?>'
Carvalho alz le spalle.
Era odio quel che gli lanciavano gli
occhi neri della Morona, e l'animero camminava ora in cerchio>
come girando intorno a se stesso.
"Don Luis Miguel  qui.
Voglio vederlo.
"Tu non lo vedi perch non lo vuole la mia carta di identit, disse la Morona portandosi la mano al pube.
C'era un certo contrasto tra la delicatezza bruna dei suoi lineamenti e quella sua voce canagliesca da donna inferocita.
"Vediamo un po', amico.
Vediamo se ci spiega la faccenda.
Perch le cose possono essere semplici> molto semplici.
Lei> cos' che vuole da don Luis Miguel?'>
"Che mi parli di sua moglie.'>
"Di quale moglie, stronzo ignorante? Di quale moglie parli?
Di quella schifosa che  finita come si meritava? Era quella sua
moglie?"
"Carmen> calmati.>
La Morona si chiamava Carmen, annot mentalmente CarvaII~o come un dato circostanziale perfettamente inutile.
`Non voglio.
Ma che si  messo in testa questo tizio? Che
pu venire qui e metterci la strizza addosso? E questo che vuole? Qui la sola moglie di Luis Miguel sono io.>'
L'animero pass in primo piano e indic a Carvalho di seguirlo.
I due uomini uscirono dalla stanza inseguiti dal discorso
isterico della donna, dove una parola su quattro era un improperio rivolto al forestiero o alla vita.
La stanza attigua era una
piccola sala da pranzo> accanto alla cucina> che si intravedeva
da una credenza girevole con i ripiani di marmo.
"Parliamo da uomo a uomo."
L'animero si sedette a cavalcioni su una sedia e tfr fuori
uno stuzzicadenti usato dal taschino della giacca di velluto a
coste.
Giocherell con lo stuzzicadenti ballerino tra le labbra>
mentre discorreva sulla situazione e le possibilit future.
"Immagini di incontrare don Luis.
E con questo? Cosa pensa di ottenere? Acqua passata non macina pi> ed  meglio non
toccare la merda.
La polizia ha fatto quello che ha potuto gi
allora, mesi fa, e le cose stanno come stanno.
Un giorno o l'altro troveranno l'assassino> tanto peggio per lui> chi di ferro ferisce di ferro perisce>  una storia disgraziata come tante, che
non doveva neppure avere inizio.
Il loro  stato un matrimonio
disgraziato.
Quella povera ragazza col tempo era diventata una
serpe, probabilmente suo malgrado, ma aveva amareggiato la
vita dell'uomo con cui viveva.
Che lui era un puttaniere e questo non va a genio a una sposina? Beh, non aveva tutti i torti.
Ma che alla fine l'abbia trattato come un cane, questo no> che
alla fine sia stata mia figlia a dover portare tutto il peso sulle
spalle> questo non andava bene e per di pi quella l se la godeva maltrattandoci e insultandoci appena le capitavamo davanti, soprattutto me> senza nessuna considerazione per il bambino... perch un bambino c'... eccome> c' un bambino con
tutte le carte in regola> quant' vero Iddio.
Lei non lo sapeva,
questo?"
L'animero prese il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni> tolse l'elastico che lo serrava> e dalle sue pieghe estrasse
la foto di un bambino vestito da ammiraglio per la prima comunione.
"Il mio Luisito, il figlio di mia figlia> mio nipote.
Figlio di
mia figlia e del signorino Luis Miguel, vede anche lei che sono
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disposto a dirle tutto perch da uomo a uomo ci si capisce
sempre."
Era un bambinetto bruno e malinconico, con gli occhi tristi
e una certa bellezza che ricordava quella della madre.
"Il poverino> lo abbiamo tenuto in collegio a Hellfn, perch
ad Albacete la s~oria sarebbe corsa di bocca in bocca> e l'angioletto non avrebbe potuto alzare la testa dalla vergogna.
Vede
anche lei> amico, cos' il destino, alla mia et mi lascerei ammazzare e ammazzerei per assicurare 1 avvenire di questo angioletto che non ha nessuna colpa se sua madre  quello che  e
suo padre si trova come si trova.
Sono disposto a calpestare
tutto quello in grado di impedire di regolarizzare la vita di questo bambino, ora che non ci sono pi ostacoli legali.
Devo comunicarle che mia figlia e il signorino Luis Miguel stanno per
sposarsi, nel modo pi spiccio, con un espediente che non offende gli occhi del Signore> che sta arrangiando un mio cugino,
padre sculapio ad Albacete."
"E il signorino Luis Miguel, come lei lo chiama> lo sa che la
sua fidanzata continua a lavorare a EI Corral?"
"Bisogna stare attenti alle apparenze fino a quando tutto
non sar sistemato.
Il matrimonio deve essere a sorpresa> senza
che ne abbia sentore nessun membro della famiglia e assai meno i fratelli del signore, che sono parecchio interessati.
"Come avete saputo che la vecchia mi aveva detto di poter
trovare qui suo figlio?>'
"Siamo stati costretti a seguirla dappertutto e a El Bonillo
sono bastati quattro sganascioni perch l'amministratore cantasse come un usignuolo subito dopo che lei se n'era andato.
Quello con il fucile  mio figlio, lo zoppo del Pasaje Lodares 
mio fratello> e gli altri due che erano con lui, miei nipoti.>
"Avete creato un'impresa familiare.>'
"Nella mia famiglia siamo stati sempre cos> uno per tutti e
tutti per uno.
"E l'affare consiste nell'impalmare il signorino.
`Affare non lo  pi tanto, perch gli  rimasto ben poco.
Ma quel poco che gli  rimasto, se ben amministrato e con dei
bravi lavoratori come noi, pu ancora rendere.
Pi importante
di tutto  il bambino.
Mi ha tolto il sonno fin da quando  nato, dieci anni fa.
Ma poi  morta la signora, pace all'anima sua>
e anche se  vero che pi di una volta le ho augurato un malanno> giuro davanti a Dio e sulla mia testa, su quella di mia figlia e di mio figlio e di quell'angioletto, che non ho mai mosso
un solo dito per farle del male.
E stata la provvidenza a mettersi sulla sua strada per fare giustizia.'
Il vecchio teneva due dita incrociate e se le baciava come
se fossero state la stessa croce del Calvario.
"Che ne sa dell'assassinio di Encarna?>'
"Quello che  stato scritto, il che grazie all'influenza della
famiglia  stato poco per quanto riguarda i giornali di provincia, e quel che  stato detto.
Ma gi da tempo ci si poteva
aspettare una fine tanto brutta, perch non era logico che lei
andasse cos spesso a Barcellona.
Da queste parti lo sappiamo
che a Barcellona ci sono dei bravi medici> ma il fatto  che lei
aveva qualche nuovo problema di salute ogni tre mesi> e via a
Barcellona> una volta le ovaie, un'altra i reni, un'altra ancora
il fegato> e avanti con i viaggi, avanti con le fatture, qui noi
abbiato archiviato tutto e io personalmente ho messo il naso
nella contabilit cercando di salvare il salvabile."
"Ci sono delle fatture che provino queste visite?"
"Ci sono.
"Allora forse le malattie erano vere.>?
"Aveva il fegato un po> delicato e l'avevano operata di
non so cosa.
Ma quando la polizia ha svolto le indagini, quei
dottori di Barcellona hanno detto di non averle trovato nulla
di grave e di ritenerla la classica fissata che si inventa le malattie.
Ma> questo s> ogni tre mesi Albacete-Barcellona> come
se le malattie le venissero regolarmente, come se avesse le mestruazioni ogni tre mesi.
"E il marito come reagiva?
"All'inizio con indifferenza perch si sentiva pi libero> i
soggiorni a Barcellona duravano almeno quindici giorni> e anche questa  difficile da ingoiare, com' possibile andare di
ambulatorio in ambulatorio, tanto da trascorrere quindici giorni in una citt che non era la sua?
E dove non andava a trovare nemmeno i parenti, pens
Carvalho, nemmeno la sorella; soltanto ai funerali della madre
era andata, presentandosi per giunta come una ricca straniera
proveniente dal paese della sciccheria e della ricchezza.
"Per lui faceva lo stesso perch era fatto cos, intanto ne
poteva combinare di cotte e di crude.
Ma poi le cose sono
cambiate e lei aveva cominciato a trattarlo come una pezza da
piedi.
"Perch sono cambiate?>'
"Mi chiede perch sono cambiate?"
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Il vecchio sorrideva e il suo muto sarcasmo poteva essere rivolto contro Carvalho, contro se stesso o forse contro qualcosa
che non era ancora apparsa, qualcosa che teneva per s fino al
momento opportuno e nei suoi occhi sornioni si vedeva l'esitante valutazione prima di decidere se quel momento fosse o
non fcsse arrivato.
"Mi segua.
Era l'inizio di un'uscita di scena> ma non era un'uscita a effetto, bens l'inizio della scena successiva.
Carvalho segui l'animero fuori dalla stanza, entrarono nel corridoio porticato e la
guida spinse una porta grossa e robusta che nell'aprirsi mostr
una camera da letto in penombra.
Alto lettone con materasso
doppio e nel centro, sotto le coperte, un corpo lungo e smagrito che apparteneva a quel barbuto viso color Iffia che riposava
sul guanciale.
"Signorino Luis Miguel, sono io> il Lebrijano, le porto un
amico in visita che desidera salutarla."
L'uomo sdraiato sembrava non aver udito la presentazione
del vecchio, che a voce bassa e con gesti impercettibili invitava
Carvalho ad avvicinarsi alla sponda del letto.
Indic tutta l'estensione del quasi-cadavere.
"Eccolo qui.
Il nostro don Luis Miguc  malato ormai da
tempo, non  vero> signorino? E cos da mesi.
Qualcosa di progressivo.
E cominciato quasi tre anni fa.
Le ossa.
Le ossa.
E al posto degli occhi c'erano degli zigomi> perch
le pupille erano infossate in un pozzo d>qmbra per trasmettere
la perplessit di un uomo condannato al costante spettacolo di
un soffitto.
"Si pu alzare ma l'energia gli  appena sufficiente per stare in piedi un'oretta, non molto di pi.
Poi tutto gli fa male e
crolla.
Quando mia figlia  qui  lei che lo assiste> altrimenti lo
fanno le mie nuore.
Ha l'ossessione di vedere sua madre e a
volte le scrive> ma il meno possibile perch tutto lo sfinisce,
persino mangiare> e ha un braccio> quello sinistro, che  come
se non lo avesse, ma forse non gli  rimasta nemmeno la voce
per lamentarsi> guardi qui.'>
Il vecchio prese lo stuzzicadenti che teneva tra le labbra e
punse ripetutamente il braccio sinistro del malato senza che
questi dimostrasse di accorgersene.
"Ha mai visto niente di simile? Lo punga lei, lo punga.
Il vecchio offriva lo stuzzicadenti a Carvalho e, vedendoselo rifiutare> se lo riport alle labbra, dove gli fece riprendere la
carriera di stuzzicadenti ballerino, agitato dal segreto ritmo
mentale dell'animero.
"Il corpo umano> che gran mistero.
C' chi cade da un settimo piano e si rimette in piedi come se nulla fosse, e chi invece non pu manco scorreggiare senza andare in pezzi.>'
Il teschio dello scheletro si scostava dilato come per cercare la fonte dei rumori penetrati nel suo universo d'ombre.
"Sono i9, signorino Luis Miguel> il Lebrilano.
Vuole vedere
la Morona? E venuta da Albacete per curarla.
Il teschio trov le forze per sprofondare tra le spalle o forse
erano le spalle a essere salite per confermare il cenno di indifferenza del teschio.
"Cosa desidera> signorino? Ogni suo desiderio  un ordine.>'
Il vecchio avvicin l'orecchio alle labbra del malato e si ritir scrollando la testa.
"Ma non capisce che la poverina se ne dispiacerebbe? Questo quando lei> signorino> star meglio.
Dopo il matrimonio andremo a trovare la signora> e vedr come la renderemo felice.
Vuole vedere sua madre, pover>uomo.
Vede anche lei cos' la
natura umana, quando la sorte ci concia per le feste>  allora
che pensiamo alla mamma."
Era Carvaffio il destinatario della meditazione> la quale proseguiva:
"E io a volte mi domando, soprattutto quando leggo nei
giornali notizie di quei bambini nati in provetta, come addirittura  capitato a Barcellona, dove i giornali di qualche giorno
fa spiegavano che erano riusciti a fare un bambino in un tubetto> e a farlo era stato per l'appunto uno dei medici che visitavano la signora come appare sulla fattura> ebbene> questi bambini in provetta, chiameranno anche loro la mamma quando vivranno un brutto momento?"
Non diede tempo a Carvalho n per riflettere n per rispondere.
Lo espelleva dalla stanza il suo passo deciso e l'annuncio rivolto al malato.
"Noi adesso ce ne andiamo> ma arriva subito la Morona che
la rimetter in sesto.>
E ormai in corridoio  Carvalho a trattenerlo per il braccio
e costringerlo a un faccia a faccia.
"Non si muove da questo letto, da mesi?'>
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"Prima stava ad Albacete, ma quando gli hanno ucciso la
moglie, dopo il viaggio a Barcellona per identificare il cadavere, ce lo siamo portati qui.
Da allora  andato di male in
peggio."
"Ma la sua famiglia non lo sa?
"All'inizio lui lo ha tenuto nascosto il pi a lungo possibile
e adesso siamo noi a stare in campltna, altrimenti ci mettono i
bastoni tra le ruote e ci guastano la festa."
"Intendete sposarlo in barella?"
"Pu alzarsi di tanto in tanto.
Gli fanno una puntura che ci
ha procurato il dottore, grazie alla quale si alza e addirittura
riesce a muoversi un po>.
Ma non dura molto.'
Al vecchio non piaceva affatto quel che vedeva nello sguardo di Carvalho.
"Che male facciamo? Il signorino non ci dura manco un anno, quest' chiaro, e se non sistemiamo cos le cose lascer un
orfano morto di fame e figlio di puttana, le cose vanno chiamate con il loro nome, sar anche mia figlia, ma  quella che .
E
il mio Antonio, mio figlio>  disoccupato e qui c' lavoro per
tutti, un posto per mia figlia e un futuro per il mio nipotino.
Facciamo del male a qualcuno? Ho passato la vita a girare da
un posto all'altro come un saltimbanco della sierra a suonare il
chitarrino per quattro figli di pap di Albacete.
Alla mia et mi
merito un po' di riposo e qui mi trovo a mio agio.
Questa casa
 pi mia che di quello li."
Quello li era il moribondo da cui si erano appena accomiatati.
Di ritorno dalla stanza del primo incontro, la Morona sembrava
ormai ammansita e sussult solo quando si udirono i colpi di clacson che Carvalho aveva chiesto alla mioglie del sindaco.
"Sono per me.
Devo andare e la mia accompagnatrice me lo
fa presente."
"E allora?
Era la Morona che pretendeva il verdetto dal padre.
"Questo signore  un galantuomo e sapr capire."
"Di tutto ci che Encarna combinava o scombinava senza
che il marito ne avesse il sentore> chi ne sa qualcosa? Aveva
qualche amica, pi o meno intima> ad Albacete? Qualcuno con
cui confidarsi indag Carvalho.
"No.
Non  mai stata accettata molto bene, nonostante tutte le migliori famiglie di Albacete siano culo e camicia, vale a
dire che si vedono tra di loro, si parlano tra di loro> si mescolano solo con i loro simili.
Nonostante gli anni vissuti li> Encarna era rimasta sempre una mosca bianca.
Con il tempo aveva imparato a ricevere, a organizzare cocktail e a prendere il t con le
signore.
Ma poco pi.
Continuava a essere, in fondo> la stessa ragazza selvaggia che il signorino si era portato da un paesino della
Murc;a, Mazarr6n, credo> o Cartagena.>'
"Aguilas' comment la Morona con il tono di chi non
ignora il bench minimo particolare del nemico.
"E ad Aguilas?
"Si scriveva con una certa Paca che vive ancora l."
"Ha l'indirizzo? La busta di qualche lettera?
"No.
Ho buttato via tutto.
I suoi vestiti, le sue lettere> le
sue foto> tutto quello che ho trovato~
"Allora hai fatto mallssimo, Carmencita> perch come vedi
poteva servire al signore.
Te l'ho detto mille volte> ve l'ho detto a tutti e due fin da quando eravate piccolini, che prima di
buttare qualcosa bisogna pensarci due volte, perch un domani
ti pu servire quello che oggi butti via.
E una prudenza che si
impara vivendo, e non c' santo che tenga> veda un po' amico
come vanno le cose della vita.
A poco serve insegnare agli altri
quel che si  imparato di persona> perch gli altri se ne fanno
un baffo e ciascuno deve imparare a proprie spese.'
"Questo qui adesso va a spifferare tutto alla vecchia e a
chiederle la commissione."
"Ma no, che non spiffera niente> e inoltre ormai  quasi un
fatto compiuto.
Il matrimonio avr luogo dopodomani> amico,
e se vuole rimanere qui per i festeggiamenti,  invitato."
"Di che festeggiamenti parla?>'
"Di quelli che faremo noi> in famiglia> ma con tutta la gioia
che ci meritiamo."
L'animero fece strada all'ospite e passarono davanti al figlio
che accarezzava il fucile insoddisfatto di come il forestiero era
stato congedato.
Ma l'autorit del padre fu sufficiente.
Raggiunsero il patio la cui armonia> agli occhi di Carvalho, si era
impregnata della sordidezza della storia.
Il vecchio camminava
allegro e canticchiava.
"Avrebbe dovuto vedermi un mese fa, nel bel pieno delle
celebrazioni per le anime del purgatorio.
Io non sono di queste
parti> ma  come se lo fossi.
Conosco preghiere e canzoni che
nessuno pi ricorda.
Mi dica se non  davvero bella.>
Era davvero bella> secondo l'animero, la linea profonda del
cielo sulla sierra di Alcaraz, che aveva alla sinistra il ritrovato
rumore rauco dell'acqua neonata del fiume Mondo> e in una
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prospettiva da abisso, i declivi con i pini, che sembravano scendere a precipizio verso la valle del fiume.

Attravertarono sette sierras, un fiume e una montagna
e trovarono la pecora che era stata gi sgozzata.
La portarono al padrone per la domenica di Pasqua.

Aveva recitato il vecchio con gli occhi che sembravano fissi
al di l delle vette.
"E una vecchia romanza della sierra di Alcaraz.
A lei succede
qualcosa di simile.
Deve cercare la pecora finch  viva, non
quando  gi stata sgozzata.
Il morto giace e chi vive si d pace.>'
Carvalho non si volt nemmeno per accomiatarsi dal capo
di quel clan di mangiatori di carogne.
Forse valeva la pena assicurare l'immediato avvenire di un figlio di puttana di dieci anni, e a questo pensava quando ricomparve la moglie del sindaco
che si stropicciava le mani accanto alla macchina e le camminava tutt>intorno per evitare di trasformarsi in un ghiacciolo.
Carvalho si scus per il ritardo e forn qualche spiegazione sulle cattive condizioni di salute del padrone di casa e sulla notizia delle sue nozze imminenti con la figlia dell'animero.
"Quel tipo sinistro deve proprio aver sudato sette camicie
per arrivare dov> arrivato.
Quattro ras del posto lo hanno fatto diventare un'istituzione e tutti lo detestano.
Gli animeros di
un tempo erano qualcosa di spontaneo, di popolare, come le
bande musicali della mia terra.
Quello l, in fin dei conti,  stato sempre considerato un estraneo che sapeva rendersi necessario> approfittando della miseria morale degli altri.
La moglie del sindaco non aveva in simpatia l'animero.
"Va bene che a Molinicos non si avvicina nemmeno> ma conosciamo la sua fama.
E lei, che intende fare? Se rimane, gradiremmo molto che sedesse a tavola con noi.
Che avrebbe fatto?
"A Elche de la Sierra, c' una buona strada che porti verso
Murcia?>'
"Ce n' una che porta a Caravaca, da l a Lorca e poi non
so altro> non sono quasi uscita da queste montagne.
A volte
penso: bel casino, la tua vita> lasci Valencia per la sierra di Albacete e arrivi alla tua et che hai visto poco pi di quattro
strade.>'
Non era molta l'et della moglie del sindaco che narrava
con entusiasmo il lavoro fatto da lei e dal marito per svegliare
dal sonno di secoli di franchismo quegli angoli sperduti.
"Qui il franchismo c'era gi secoli prima che ci fosse il franchismo.>'
"In Spagna il franchismo c' stato quasi sempre>" comment
Carvalho, conquistato dal fervore politico della moglie del sindaco.
La chiamavano la Catalana, perch, da bambina, i suoi genitori l'avevano portata insieme alla sorella a Barcellona.
Era tornata
anni dopo con la mamma vedova e Gins l'aveva vista per la prima
volta alla Glorieta> che faceva la fila dal gelataio Sirvent, e dopo
con un cono alla vaniglia tra le labbra da mulatta e un corpo tanto
adolescente quanto ben fatto sotto il vestito scollato e senza maniche> con la sottogonna arricciata da cui spuntavano le gambe brune> solide> ballerine.
Mio cugino Gins  marinaio> le disse quella
scioccona di Paca, e lei rise per mostrargli una dentatura su cui
avrebbe sempre fantasticato.
Erano i pi bei denti che avesse mai
visto, abbinati al bianco luminoso dei suoi occhi a mandorla.
Non
aveva un paio di occhi per guardare di fronte, li rivolgeva a destra
e sinistra in cerca degli sguardi dei ragazzi di quell'estate> prime
camicie di terital> pantaloni a righine o bianchi, scarpe bicolori>
bianco e corinto, bianco e nero, o in cerca degli sguardi di uomini
maturi e panciuti con cappelli di paglia e canottiera nelle poltrone
di midollino sotto le palme della Glorieta.
"Marinaio? Sta facendo la naia?>'
"Studio al nautico.>'
"Ah, studia al nautko.'
E la parola nautico suon sulle sue labbra come qualcosa di
grottescamente esotico> ed era beffarda la luce dei suoi occhi che
intanto valutavano il ragazzo che le stava davanti> il cugino di Paqui, quello schianto di ragazzo> come soleva dire Paqui, anche se
moscio come un pesce lesso, aggiungeva Paqui.
"Non  cos moscio come dici.
L'indignazione di Paqui si tradusse soltanto in una mano-colomba che insinu un buffetto che non giunse a destinazione.
Si
offr di accompagnarle fino al porto e, strada facendo, decisero di
andare al cinema all'aperto, nell'arena> Le cinquemila dita del dottor T.
"Chiss che barba."
"C' un bambino> disse Paqui con entusiasmo in difesa del
film> perch era risaputo che lei adorava i bambini, voleva sposarsi e averne sei.
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Coppie a passeggio convenientemente distanziate> le mani
allacciate dietro la schiena, senz'altro erotismo oltre a quello di
parlare e l'odore delle alghe che il mare spargeva sulla spiaggia.
"E questo nautico, a cosa serve?", gli disse la prima volta che
si trovarono a parlare da soli, con Paqui rimasta indietro a conversare con la zia Dolores appena incontrata,, con cui si sbaciucchiava> m~ntre, gioiose> ricordavano tutti i membri della famiglia
e le loro prodezze legate alla so>pravvivenza o all'emigrazione.
"A comandare una nave.
"Vuoi comandare una nave? Una nave da guerra?>'
"No.
Della marina mercantile.
"Adesso c' una guerra, no?>'
"S.
In Egitto.
C' stato uno sbarco di francesi e inglesi.'>
"E non  meglio fare il marinaio su una n,a>ve da guerra?"
"Di guerre non ce ne sono poi cos tante.
"E vero.>'
Ma non l'interessava la verit o la menzogna delle guerre.
L'interessava il turbamento di Gins per il fatto di starle accanto, per il leggero calore che lo raggiungeva all'avvicinarsi
del corpo cullato dall'indolenza di un camminare senza meta>
con il solo obiettivo apparente delle ultime case sulla spiaggia e
il boschetto di eucalipti, che sembravano non meno arrugginiti
della ferraglia nei pressi della stazione.
Non arrivarono nemmeno ai primi alberi.
Encarna torn sui suoi passi con un'improvvisa serieta da vergine ostile ai boschi, una vergine che voleva
comunicare all'accompagnatore tutta la segreta virt delle sue
intenzioni.
Gins chiuse gli occhi e fu complice della gravit di
quanto non era stato detto, della consacrazione alla purezza
che Encarna aveva celebrato con il semplice gesto di voltare le
spalle a un bosco chiaro ma solitario.
"Verrai al cinema?'>
"E roba da bambini.
"Che si pu fare, di sera? Poi andr a ballare con la mamma, ma non far tardi.
Domani entro in fabbrica alle sei.
Le sedie pieghevoli dell'improvvisato cinema estivo nell'arena di Aguilas infierivano sui corpi in modo proporzionale all'infierire della noia suscitata da un film barboso, barbosissimo come protestava il pubblico tra sbadigli e teste vacillanti.
Encarna si era messa un giacchino di lana per proteggersi dall'umidit notturna e sembrava pi fragile raggomitolata tra sua madre
sonnecchiante e Paqui che diceva battute scontate sulla lentezza del film.
Gins era eccitato e cercava di guardare con discrezione il profilo caldo e buio di una Encarna resa tenera dal frescolino e dalla protezione materna.
Nonostante l'oscurit rischiarata da un cielo stellato> una particolare luminosit metteva in risalto il corpo di Encarna, come se fosse stata la sola presenza viva
nell'arena, e si alz per seguirla appena le tre donne si misero in
piedi e Paqui rivolse uno sguardo carico di significati al cugino,
che sembrava tanto indifferente quanto distante.
Si alz per non
perdere nemmeno per un secondo la scia lasciata da Encarna e le
precedette al botteghino per offrire i biglietti per il ballo> che la
mamma di Encarna rifiut per tre volte prima di accettare, come
richiedevano le regole della buona educazione.
Sotto il tendone
un'orchestrina riproponeva i successi dell'estate> nonostante il
naufragio della voce di un cantante striminzito> con un imponente pomo di Adamo che muoveva con maggior scioltezza delle maracas che brandiva e agitava.
La ragazza di Porto Rico
per chi sospira?
Sembra quasi che mi baci
quando mi guarda.
Lampioncini cinesi di carta policroma e lampadine dipinte
di colori diversi e pacchiani ma tuttavia affascinanti> con il loro
potere sognante sui tavoli rilavati e le inevitabili sedie pieghevoli a parapetto su palchi di legno, da dove le famiglie di Aguilas dominavano come polpi critici la pista, una critica su gesti e
indumenti o sulla genealogia dei ballerini> sulla figlia della tale>
sul figlio del tale e in mezzo il fiore bruno e ancheggiante di
Encarna con quel lumacone moscio di Gins sempre intorno, il
figlio del calafato> calafato dove?> ma s, cara, calafato a Cartagena, perch qui dove potrebbe lavorar?, e la moglie?> lei  rimasta qui, quei due ormai da tempo...
E qualcuno si allungava
e diventava una curva ascendente in mezzo alle teste che lottavano per staccarsi dal collo nel sottolineare senza parole le impennate della storia di un fallimento matrimoniale.
E con lo
scoppio della Polca del barile di bir>'a> Gins approfitt del movimento del ballo per proporre scherzosamente un possibile incontro all'indomani.
Non aveva osato durante La ragazza di
Porto Rico> che, udita per la prima volta, gli era sembrata una
canzone triste.
"Io lavoro."
"Fino a che ora?'>
"Fino alle sei."
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"Potremmo andare a fare il bagno.>'
"Alla spiaggia del paese? Lo sai che la gente parla.
"All'Hornillo o alla Casita Verde.
"Sono posti lontanissimi e la mamma non mi ci manda da
sola.
"Di' a Paqui di venire."
1"Con quella li mi fanno andare in p'aese, ma cos lontano no.
Le accompagn fino alla loro casa in Caflerfa Alta> e appena
arrivati davanti alla porta, la madre di Encarna si frappose tra
lei e Gins e pronunci un buonanotte tagliente> tanto tagliente quanto il dietrofront di Encarna quel pomeriggio quando si
era vista il boschetto davanti.
Aspett che il portone si chiudesse sbattendolo fuori dal suo sogno e discese la strada fino
alla Puerta de Lorca, di fronte alla fabbrica di salamoie> dove
Encarna gli aveva detto di lavorare.
Si familiarizz con un angolo di strada che gli sarebbe diventato luogo abituale di sussulti e speranze per mesi e mesi e, con gli anni, un ricordo che
gli si attaccava al corpo come se non si fosse trattato di un ricordo, come se lui si potesse effettivamente trovare sempre in
quell'angolo, non importa in quale posto al mondo lo avessero
spinto i venti e le navi.
Encarna> bisbigli, e con una mano si
tolse dagli occhi la possibilit delle lacrime.
Fu sempre da quell'angolo che vide per la prima volta Luis Miguel Rodrfguez de
Montic che aspettava Encarna su un Biscuter> un trabiccolo
motorizzato che sembrava una ciabatta di alluminio.
Quella
stessa sera si mise d'accordo con un suo cugino che giocava
nella squadra del Cartagena ed era ferroviere, e con due vicini
in licenza dalla naia e, tutti e quattr9 insieme, sollevarono di
peso il Biscuter di quel signorino di merda e lo scaraventarono
in fondo a un burrone di periferia.
Il giorno dopo lo venne a
prendere a casa sua la solita coppia di agenti della guardia civile e una volta in guardina gli mollarono un paio di ceffoni per
quel che aveva fatto.
"E un altro paio per toglierti la voglia di tornare alle bravate.>'
Senti bussare alla porta della sua cabina e la voce di Basora
rimbomb nello spazio metallico del divisorio.
"All'armi, combattimento in vista! Pirati a sinistra e uragano a dritta! Prima le vedove di militari e poi i deputati dei
partiti di estrema destra!'>
Controll il barografo e l'anemometro.
Vento da nord-est
forza sette.
Prese l'interfono e si mise in contatto con Tour6n
per comunicargli il bollettino che gli aveva richiesto.
"Di che mi sta parlando?"
"Della velocit media del vento.>'
"Vi ho detto di parlare con precisione.
In mare si dice avviso di burrasca.
Ripeta> Gins, avviso di burrasca."
Ripet: Avviso di burrasca'>.
"Inoltre, mare grosso.
Vento forza sette, mare grosso.
Lo
confermi."
"Confermato.'
"Raggiungeremo venti forza nove e mare tempestoso.
Prima
o poi.
Balleremo.
Passo e chiudo.>,
Nulla li spingeva a un serio stato di allarme, ma il personale
era stato appostato in tutta la nave come in previsione di un
uragano.
German controllava la stiva con i suoi ragazzi e la sicurezza dei boccaporti.
Gins esamin la trincatura delle lance
e ripass gli ombrinali perch eliminassero rapidamente l'acqua
nel caso di ondate in coperta.
Ciascuno dei responsabili inviava
una comunicazione con i dati al capitano alterato dalle previsioni diramate per quel giorno.
E verso met pomeriggio il mare si impenn al di sopra della paura degli uomini> capeggiarono con il motore a mezza forza e alcune ore pi tardi scese la
notte in pieno mare grosso, ma con la situazione talmente sotto
controllo che Tour6n li chiam nella sua cabina per una bicchierata.
Era contento> come se si fosse liberato di una tensione da lui stesso creata e si prodigava con una giovialit che
nemmeno i pi veterani ricordavano di avergli mai visto.
Tra
questi, Basora assisteva stupefatto allo sfoggio di charme del capitano> che sembrava stare nei panni di un altro capitano, possibilmente simbolico, tratto dalle pagine di qualche romanzo
marinaresco.
Basora si aspettava che a Tour6n spuntassero una
gamba di legno e una fisarmonica tra le mani> e che gli sfuggisse dalle labbra una vecchia canzone di pirati> tutta pappagalli e
barili di rum.
I suoi commenti e considerazioni espressi a distanza ravvicinata dell'orecchio di Martfn> Gins o German introducevano elementi di disturbo nella buona volont ricevente
degli ufficiali sorpresi dal trasformismo del capitano.
"Ah, La Rosa di Alessandria> che bel nome per una nave.
Ho avuto occasione di domandare agli armatori il perch di
questo nome e sono stati assolutamente sinceri> sissignore, assolutamente sinceri.
Perch l'uno la voleva chiamare Rosa in
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omaggio a sua madre e l'altro Alessandria perch gli piaceva il
nome della citt.
Qualcuno aveva ricordato l'esistenza di una
rosa chiamata per l'appunto di Alessandria, ed ecco il nome.
Talvolta i risultati pi ovvi traducono la misteriosa logica del
caso.
Capite? Lo capisce soprattutto lei Gins> che  innamorato? Non credo ~i rivelare nessun segreto ma, se c9s , la prego
di scusarmi, e voialtri fate come se non aveste udito niente.'>
"Perch dovrei essere io a capire soprattutto il significato
del nome della nave?>'
"La rosa  il simbolo della donna secondo l'ideale dell'amore platonico e romantico, perch implica l'idea di perfezione.
Ho fatto le mie piccole ricerche e appare citata come centro
mistico, come metafora del cuore> come donna amata, come paradiso dantesco, come emblema di Venere.
Ha anche una simbologia che muta a seconda del colore e del numero dei petali.
Quella bianca e quella rossa sono antagoniste.
La iosa azzurra
 simbolo dell'impossibile.
La rosa d'oro  simbolo dell'assoluto.
Quella con sette petali allude al sette come numero cabalistico: le sette direzioni dello spazio, i sette giorni della settimana, i sette pianeti, i sette stadi di perfezione.
Ma forse vi interesser maggiormente il simbolo della rosa cos come viene adoperato nella favola della Bella e la Bestia> una riuscita parabola
sull'insoddisfazione femminile, ma forse questa storia non vi
interessa.
"Interessa a Gins.
Deve capire chi  la Bella e chi  la Bestia,'> opin Basora.
"Davvero le interessa?'>
"S.>
"Ebbene.
Ve la racconto.
C'era una volta un padre che
aveva quattro figlie e la pi piccola era la pi bella, la migliore
e la preferita.
Il brav>uomo le vuole regalare qualcosa e lei
esprime un desiderio apparentemente facile da accontentare:
una rosa bianca.
Ma la rosa bianca cresce nel giardino della
Bestia e il padre la ruba facendo adirare il mostro, che minaccia di ucciderlo se entro tre mesi non gli restituisce la rosa.
La
minaccia fa ammalare il vecchio e la figlia si sacrifica andando
a vivere nel castello della Bestia.
Il mostro si innamora di lei,
e quando la giovane deve tornare al capezzale del padre gravemente malato, l~ Bestia agonizza perch non pu vivere senza
l'amore della Bella.
La fanciulla torna al castello> assiste il mostro, arriva a innamorarsene.
Non pu vivere senza la Bestia e
glielo confessa.
Appena dichiara il suo amore c' un'esplosione di luce e il mostro diventa un bellissimo principe che racconta alla Bella il suo segreto: era vittima di un incantesimo,
da cui lo avrebbe liberato una fanciulla che si fosse innamorata
di lui per la sua bont.
Gli psicanalisti hanno spezzato il capello in quattro> ma  una favola elementare.
La rosa bianca  il
simbolo della bont e cresce per l'appunto nel giardino della
Bestia.
Il suo possesso scatena a lungo andare il trionfo dell'amore e della trasfigurazione."
"La rosa di Alessandria  bianca?>'
"Qui ha inizio un altro mistero.
No.
Non  bianca.
Si suppone che la rosa di Alessandria sia quella stessa conosciuta anche come rosa di Damasco, perch giunta dall'Asia orientale attraverso il Medio Oriente e> secondo una canzone popolare
spagnola che risale a molti secoli fa> la rosa di Alessandria 
rossa di sera e bianca di giorno.
Io vi canterei la canzone, ma
ho una brutta voce> stono parecchio."
Le mani si precipitarono alle bocche per trattenere le risate.
Solo Gins seguiva il discorso del capitano quasi cercasse di
trovarvi una chiave occulta.
"Fate attenzione.
Rossa di sera, bianca di giorno.
Un'antitesi.
La rosa bianca> invece,  la quintessenza della perfezione>
il cerchio concluso, la bellezza introiettata del mandala.
Il capitano parlava per se stesso o rivolgeva sguardi fugaci
ai libri che spalleggiavano le sue parole, una muraglia di libri
impilati gli uni sugli altri contro una parete della cabina, e le
sue mani sembravano voler correre verso di loro in cerca di
aiuto o conferma.
"Ma forse parlare di mandala  andare un po> troppo in l.
Voi> del mandala e del suo rapporto con i rosoni delle cattedrali e con l'aureola di Cristo, non sapete nulla> vero?
"Quasi nulla."
"Proseguiamo con la misteriosa rosa di Alessandria, presente in diverse canzoni popolari spagnole> in pi regioni della
Spagna.
C' quella delle Asturie, la pi nota> ma la ritroviamo
anche nella Castiglia o nell'Estremadura.
Forse la portarono
con s i pastori transumanti.
Torniamo ora alla rosa di Alessandria o di Damasco, lo sapevate che questa rosa per qualche
tempo venne ritenuta estinta? E la terza delle tre grandi rose
dell'antichit.
Le altre due sono la centifolia o muscosa e quella
gallica, detta anche rosa castigliana.
Quella di Alessandria 
stata anche chiamata rosa damascena o di Damasco.
La portarono i greci fino a Marsiglia, Cartagine e Paestum e se ne ap148
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propriarono i romani, tuttavia si dice che la sua pi antica origine sia da individuare nel sud-est asiatico.
Era meraviglia dei romani perch fioriva due volte all'anno e cos la chiamavano rosa
bifera, un nome che ricorda la lingua bifida dei serpenti.
Rosa
delle quattro stagioni, la chiamavano gli spagnoli antichi.
Ebbene, ques~ rosa> che cresceva soprattutto, nell'Italia romana>
venne spazzata via dalla lava del Vesuvio e soltanto gli arabi
continuarono a coltivarla, fino al XVI secolo, quando torn in
Occidente> probabilmente attraverso la Spagna
"Ed  rossa di sera e bianca di giorno?"
"La rosa di Alessandria simbolica si> perch le canzoni popolari sono sagge e parlano attraverso i simboli.
La rosa di Alessandria o di Damasco vera, no, non almeno quella che  giunta
fino a noi.
Esiste una variante versicolore, rossa con striature
bianche> nota anche come rosa di York e di Lancaster, ma si tratta piuttosto di un antico scherzo storico inglese.
Pensate per un
momento al poeta popolare che raccolse il simbolo del colore
doppio di un'unica rosa, la doppia personalit, e la paragon a
una donna> per l'appunto a una donna.
Adesso che nessuna
donna ci ascolta, vi dico che in ognuna di esse convivono la Bella e la Bestia, l'amore e l'odio> la purezza e la lascivia.'
"Quelle che ho conosciuto io erano diverse.
Forse sono stato
sfortunato."
Sbatteva le palpebre il capitano per l'intromissione di Basora.
"Com'erano le donne che ha conosciuto?"
"Brave ragazze, normali, con alti e bassi, come me, come
tutti.
"E stato molto fortunato.',
Il capitano dette per finita l'udienza, perch si volt verso la
disordinata biblioteca come se fosse urgente trovare un libro nascosto.
Gli ufficiali stavano per uscire, quando Tour6n allung
una mano verso di loro.
"Per favore, lei> Gins, rimanga.>
"E il tuo turno, amico.
Goditela.'
"Chiss ch?, ti canta.'
"Coraggio.
Se lo dicevano a voce quasi inudibile e Gins non aveva pi
voglia di controbattere nulla, perch la situazione lo imbarazzava> aveva la testa pesante, piena di mare, dei fischi dell'interfono> delle grida idiote del capitano e ora si sentiva invaso di una
vischiosa complicit emanata da Tour6n come un fetore.
"Lei era interessato alla mia storia.
L'ho notato.
Non  questa l'ora pi adatta, perch abbiamo avuto una giornata particolarmente pesante, ma ne riparleremo un altro giorno.
Il senso occulto delle cose  il solo a essere interessante.
Delle cose e dei
comportamenti.
Le apparenze ingannano sempre.
Pi le cose reali dipendono dall'apparenza> e pi sono ingannevoli.
Per questo
le donne sono imprevedibili.
Imprevedibili per noi.
Ma loro hanno calcolato tutto alla perfezione.
Sono servili quando fa loro comodo.
Un giorno parleremo di tutto questo e delle ragioni della
sua fuga> della sua scomparsa per diverse settimane.
Ho finito
con il ritenere soddisfacenti le spiegazioni che mi ha dato German> ma non sono uno stupido."
Gli altri lo aspettavano nella cabina di German.
Erano impazienti di conoscere la sentenza finale dell'oracolo, come lo chiamava ormai Basora, affascinato dallo sfoggio di erudizione sulla
Bella e la Bestia.
"D'ora in avanti lo chiameremo tutti la Bella e la Bestia.>
Gins si conged con una scusa.
Si ritir nella sua cabina e si
chiuse dall'interno.
Poi pens che era una sciocchezza aver messo
il chiavistello e fu sul punto di toglierlo> ma si trattenne perch>
nonostante l'isolamento della Rosa di Alessandria, in piena corrente del Golfo> spinta ormai dai venti occidentali verso le Azzorre, i visitatori potevano non essere di carne e ossa> ma i fantasmi che cercava di non nominare nemmeno> in una lunga lotta
contro le parole che temeva di ascoltarsi dfre.
Oppure il visitatore poteva essere lo stesso Tour6n.
Le catene della sierra lo accompagnarono sino ai confini della
provincia di Murcia> sino alle porte di Moratalla.
La strada aveva
proseguito schivando i contrafforti montani e> superato l'ostacolo della sierra di Cerezo, compariva il paesaggio di Murcia privo
d'alberi e grigio fino a Lorca> dove Carvalho sapeva dell'esistenza di un buon ristorante> Los Naranjos.
Ed  li che and> dopo
essersi fatto consigliare dal proprietario di una pompa di benzina.
"Non si mangia male> no.
Ma ha mai assaggiato la cucina di
dona Mariquita> a Totana?>'
"Non posso fare deviazioni.>
"Ciascuno conosce la sua fretta.
Ma se le capita di passare da
Totana, non la dimentichi.
Los Naranjos era un ristorante per gente di passaggio e per benestanti o conoscitori della zona, in cerca dei suoi piatti di verdu150
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ra e pesce, a poca distanza dalla fertile campagna e dal mare.
E
tra questi piatti un riso con verdure e pollo e un labro alla
Murciana che Carvalho ordin dopo essersi riletto il menu senza lasciarsi demoralizzare dal curioso modo in cui appariva
scritto vishishua, ex minestra fredda trasformata in enigmatico
nome da ~scura divinit.
Il riso figurava nel menu ma non nei
piatti del giorno.
Carvalho si ostin ad assaggiarlo ed era un riso appetitoso, dell'entroterra, con le sue melanzane fritte incluse, elemento che Carvalho non aveva mai associato al riso fino
a quel momento ma che non stonava.
Carvalho chiese dei vini
locali e gli venne offerto un eccellente Carrascalejo che conosceva gi fin dai tempi delle sue periodiche puntate verso il
mar Menor, appena veniva raggiunto a Barcellona dal presentimento dell'aroma della zgara e il suo corpo gli reclamava avido il sud.
Ma ora avanzava con la precisione di un commesso
viaggiatore, con un occhio alle diarie e un altro all>9rologio in
lotta con l'imminente tramonto.
Voleva arrivare ad Aguilas con
la luce del giorno e~non conosceva la strada.
"Non  male.
E quella che prendono tutti per andare ad
Aguilas.
Ce n' una che non finisce pi> quella che scende da
Cartagena e Mazarron> lungo>~la sierra del Cantal.
Ci si sente
morire con tutte quelle curve.
Il paesaggio di transizione cambi all'incrocio con la strada
per Mazarr6n.
Dopo Los Estrechos apparve lo splendore geologico, da territorio beduino, almeno come la nostra immaginazione  stata educata a pensare un'Africa con rocce erose da
una ruggine profonda.
E a un tratto> vallate con palmizi o, in
controluce, una palma solitaria su un poggio di torroncino croccante> in posa davanti al crepuscolo e chilometri e chilometri di
pomodori protetti da un manto di plastica lungo e ampio come
la Rambla del Charc<5n.
Qua e l, il capriccio della terra che
scolpiva forme vuote nell'aria ormai salina, capriccio di fantasmagoriche protuberanze, come monumenti a mali occulti di
una terra sopraffatta dal tempo e, dietro una curva> la triplice
luna delle insenature e i dorsi bianchi di una citt schiacciata al
livello del mare.
Sulla strada per Lorca, la macchina cominci a
penetrare nel reticolato della citt nuova, come una segnaletica
che spingeva Carvalho verso il porto per calle Carlos rn, un
rond con delle palme e finalmente l'ingresso in un porto con i
frangiflutti ancorato tra le prime cecit dell'imbrunire.
Aveva
raggiunto una delle origini di Charo> uno degli angiporti della
Spagna e, in omaggio all'amica, parcheggi l'auto sulla spianata
152
del porto e prese a camminare con la sola intenzione di impossessarsi dei ricordi avuti in prestito dalla povera Charo.
Eccola
l, la Glorieta, con la sua fontana in pieno sonno invernale e la
vegetazione intirizzita.
Non c'era invece l'arena.
"L'arena? Ne  passata d'acqua sotto i ponti.
E stata demolita pi di vent'anni fa> era accanto al porto, adesso una parte
del terreno la occupa un altro rond.
Caflerfa Alta? Sta proprio
in alto.
Deve salire per Sagasta e poi in alto, sempre pi ,in alto> come se andasse verso il mulino e vedr che la trova.
E una
stradina stretta e molto lunga che fa cos e poi cos, come una
zeta.
Il vecchio aveva i colori dell'estate> nonostante fosse di
notte e d'inverno.
"Gli Abellan? Ne son rimasti ben pochi.
Sono andati via.
E
non credo che quelli rimasti...
Ma lei mi parla di persone della
mia giovent.
Le conosce? Lei  di Barcellona? E li che andarono alcuni> altri rimasero o finirono in qualche altro posto.
Non
faccia caso a me, una volta qui eravamo in pochi, ma adesso
d'estate  una follia e uno alla mia et si disorienta.
Ha visto le
case nuove che hanno costruito dappertutto? Aguilas sembra il
capoluogo della provincia eppure nessuno ci ha dato una mano>
perch a Murcia ce l'hanno con noi> ci tengono in disparte e la
cosa mi fa tanto arrabbiare che quando mi domandano se sono
murciano> rispondo> nossignore, io sono andaluso, per dar loro
una lezione> s, per dar loro una le4one, perch quello che hanno fatto quelli di Murcia a noi di Aguilas  davvero innominabile.
Ci trattano come pezze da piedi, sa? Ma che cosa le  saltato in mente di venire in inverno> qui diventa tanto bello da
marzo in poi.
Ma loro ci hanno trattato sempre come pezze da
piedi e meno male che dal 1890 abbiamo la ferrovia> altrimenti
Aguilas non esisterebbe neanche.
Ha visto il monumento alla
ferrovia? Non se lo perda>  curiosissimo> ma per lei che viene
da Barcellona qui ci sono poche cose belle da notare.
Il clima.
Ma non oggi."
Il vecchio era seccato perch Aguilas non era in condizione
di offrirsi a Carvalho al suo meglio.
Si conged da lui proprio
mentre gli stava raccontando qualcosa su un molo minerario.
Segu il consiglio e ben presto si trov ai piedi di un'autentica
casbah, con le bianche facciate delle case spruzzate dalle luci
delle lampadine cullate dal vento> in una notte che si annunciava fosca.
Le stradine si susseguivano con volont di labirinto e
strisciavano verso un enigmatico zenit con selciati, rampe e sca153

le.
Casette di un solo piano, direttamente sulla strada> con vecchie vestite a lutto, dai gesti riservati ma con lo sguardo franco
e inquisitore verso il forestiero.
Infine> Caflerfa Alta> una strada belvedere nel quartiere vecchio> sulla cornice del poggio che
dominava la discesa della citt verso la spiaggia di ponente e
quella ~i levante e> di fronte, la testa di un promontorio coronata da un castello.
"Gli Abelln? Uhi, gli Abelln! Ne  passato di tempo.
Chiss dove sono andati a finire.
Encarna? Madrina! Lei ricorda ancora Encarna Abelln, la figlia della signora Josefa? Se la
mia madrina non se la ricorda non se la ricorda pi nessuno,
perch ha una memoria lunga come la sua et.>'
La vecchietta sembrava sopraffatta dal peso di una cuffietta
di lana, ma gli occhi esprimevano la gioia di poter rendersi utile con la sola cosa che le fosse rimasta viva> la memoria.
"Encarnita> s> Encarnita.
Aveva sposato un signore di Albacete.
Sta ad Albacete> ha fatto un ottimo matrimonio.
"Ha visto? Come le dicevo.
Quel che non ricorda la mia
madrina..."
"Quella Encarna Abellan era molto amica di una certa Paca.
Doveva avere i suoi stessi anni.
Adesso dev>essere sulla
quarantina.>'
"Madrina> lei ricorda un'amica dell'Encarna?
Masticano le nude gengive della vecchia e i suoi occhi misurano la lunghezza del viaggio che le si prospetta verso le profondit dei suoi ricordi.
C' aspettativa intorno a lei, la figlia
settantenne  pi indifferente di tutti, ma la nipote sua coetanea non smette pi di dire ah, signore> signore> che memoria,
questa testa ha fatto tesoro di tutto, e cos anche la figlia della
nipote e la cinquantenne che fa da intermediaria con Carvalbo,
quella che ha abbassato il volume del grosso televisore troneggiante in una stanza che  a un tempo anticamera e sala da
pranzo, con mobili comprati per un matrimonio, un matrimonio di altri tempi di cui conserva memoria l'imponente fotografia di una coppia rustica, mansueta> col sorriso da lord inglesi
nel giorno della vittoria del loro cavallo al Gran Derby.
"La Paquita dei Larios.
Non pu essere che lei.>
"Ha visto? Ha visto che memoria prodigiosa> la mia madrina?"
E partendo dal dato elaborato dalla macchina della memoria della vecchia si scatena un'ondata di affetti> sbaciucchiamenti sulle guance bianche e pendule della donna che li rifiuta
senza voglia di rifiutarli> e sorride come un torero trionfante
nel combattimento supremo.
"Certo.
Non poteva essere che lei, la Paquita dei Larios.'
"Quella che aveva due ragazzini biondi tanto monelli che
avevano intasato il gabinetto della nonna con un gatto

"Non  che la conoscessimo molto, signore, ma mi pare
che quella ragazza aveva lavorato alla vecchia fabbrica di conserve della Puerta de Lorca insieme a Encarnita e tant>altra
gente, io stessa avevo lavorato in quella fabbrica per dieci anni, e adesso, come pu vedere> non esiste nemmeno.
L'hanno
buttata gi per costruire.'
"E poi aveva sposato quel barbiere.'
"E avevano messo su insieme un negozio di barbiere e
uno di parrucchiera, marito e moglie, dalle parti delle case
nuove del quartiere della stazione.
"Erano riusciti persino a comprarsi quattro> cinque appartamenti> perch d'estate il lavoro non gli mancava di certo.
"S, cara> s, la Paca> quella tanto civetta che da bambina
sembrava tonta.
Ricordo quando entrava in quel bar di calle
Esparteros con una caffettiera di porcellana e chiedeva dieci
centesimi di caff.
"Sembrava tonta> ma tonta non lo era per niente.
Tonto
era suo padre, poverino, lo chiamavano Juan Pelata> perch
nessuno gli aveva mai visto un solo capello in testa.>'
Le donne si raccontavano la storia di Paca Larios, senza
badare ormai al forestiero che assisteva a uno scambio di informazioni indubbiamente miracoloso.
"Quanta fame aveva fatto da bambina!
"E chi non l'aveva fatta in quegli anni!
"Eppure in casa nostra era mancato quel che era mancato,
ma la fame non l'abbiamo conosciuta.'>
"Ah> questo senz'altro.
Caso mai ci vestivamo con grembiulini di percalle, ma in tavola avevamo tutti i giorni la nostra zuppa di pesce.'>
Tutte le donne del clan erano orgogliosissime del loro passato> e tanto sapevano degli anni di giovent e dei progressi
di Paca Larios, tanto ignoravano quelli presenti.
"Pensi un po>, sono anni che non si fa pi vedere in
giro.>'
"Qualcosa di brutto le dev'essere capitato.
L'ho sentito dire dalle parti di Jaravfa.>'
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"Ma aveva dei parenti che stavano nella zona del porto> vicino a quella casa dei vecchi> l dove vanno i vecchi a giocare a
carte.
Beh.
La trova di sicuro.
Domandi in giro dove sta il posto dei vecchi e glielo sapranno dire.
Carvalho aveva fatto troppi chilometri scomodamente seduto e appena usci sulla Glorieta and a cercare la macchina e un
albergo che gli raccomandarono In calle Carlos iii.
Non aveva
nemmeno voglia di cenare.
Frammenti di immagini e idee gli
avevano bloccato il cervello e questo blocco gli danneggiava i
sottili, segreti condotti che legano l'intelligenza al palato.
Lo svegli il canto del suo personale gallo mentale e gli occhi aperti gli comunicarono che era primissimo mattino.
Ma
nulla lo invitava a restare in quella stanza doppia, linda e fredda, e scese nella caffetteria dell'albergo per calmare la sensazione di solitudine che aveva nello stomaco.
Due o tre commessi
viaggiatori valenciani inseguivano i gesti da direttore di caffetteria del cameriere e, a giudicare dall'astio dei loro sguardi e
atteggiamenti, dovevano avere molte ore di viaggio sulle spalle.
Appena fu in strada fece passare un bambino dai capelli rossi,
che guidava un cieco che gli camminava dietro con entrambe le
mani appoggiate sulle spalle. "E arrivato il Torero' diceva il
cieco, e sembrava quasi un vagone costretto a procedere dal serio bambino locomotiva.
Una fila di pensionati aspettava davanti alla porta di una banca, ed erano la sola stonatura estetica della Glorieta, attorniata da case con fregi sull'orlo dell'erosione> insegne consunte, nella boyiaccia di una mattina quasi
tiepida che invitava a passeggiare e che spinse Carvalho fino alla zona del mercato: Commestibili Lo Zafferano, Panificio Lo
Stagno> Lady Pepa, zafferano e boutique> mucchi di peperoncini piccanti e freschi su una bancarella del mercato semivuoto.
Sole e mare per una passeggiata che inizi dalla spianata del
porto e prosegu lungo la sponda di un mare dal sonnecchiante
caracollio algoso dove soltanto la solitudine si levava di buonora, alla sola presenza di pochi bambini e donne che camminavano verso i loro impegni quotidiani, e della locomotiva trasformata in monumento alla ferrovia come annunciato dall'iscrizione sul piedestallo: "Monumento alla ferrovia> 1969, fonte della
ricchezza di questo paese.
L'inverno trasformava quell'angolo
marinaro in una vecchia cartolina> scolorita dall'oblio tra le pagine di un libro scarsamente consultato e tuttavia qua e l si
ergevano cubici caseggiati con intenzioni estive.
Poche cose a
sostegno del ricordo che Charo aveva ereditato dalla madre.
Intimit soleggiata con palmizi in un angolo del mondo aperto su un mare tranquillo, e promontori di rocce ossidate che
incorniciavano l'orizzonte, capo Cope, punta della Aguilica.
Gli torn in mente una delle confidenze di Charo, la vetrina
del fotografo Matran, e si mise a cercarla fino a quando uno
del luogo gli disse che cercava invano.
"Matran ha chiuso.
Da anni".
"Mi avevano detto che in vetrina ci stavano delle foto di
Paco Rabal, l'attore, a cavallo."
"Ci stavano.
Ma adesso quel personaggio lo pu vedere
in carne e ossa.
Ha una casa a Calabardina,  inconfondibile, ha delle arcate cos e cos.
Non ci viene solo d'estate.
Di
tanto in tanto si ferma qui.
Ci  venuto che  poco> quando
gli hanno dato non so che premio.
Un premio importante, di
tutta la Spagna, un premio nazionale, insomma.
Una folla
impressionante.
Si trovava in un negozietto dove si vendevano giornali>
riviste> libri> lecca-lecca e giocattoli di plastica.
Forse avrebbe
potuto portare a Charo una testimonianza di quello che la
donna non aveva mai vissuto direttamente e domand qualcosa che ricordasse il paese conosciu,to da sua madre.
"C' un libro che si chiama Aguilas nei secoli> di uno
scrittore locale, don Antonio Cerdan, per la precisione.
Ma
dubito che lo possa trovare.
E esaurito.
Forse in comune o
nell'ufficio turistico.>
In comune avevano soltanto un piano del centro storico
di Aguilas a prova di lenti di ingrandimento elettroniche e
un altro piano topografico dove il comune era ridotto in una
zuppa di toponimi separati da immaginarie frontiere disegnate da puntini.
La botte d il vino che ha, e pu darsi che
Charo sappia trovare carne umana o memoria in mezzo a
tutti questi segni.
All'ufficio turistico il libro lo avevano s>
ma c'era soltanto una copia e la tenevano da conto per dimostrare la sua esistenza a coloro che ne chiedevano ragione.
Carvalho la sfogli e venne a sapere che i pescatori pi vecchi del posto assicuravano che i loro nonni avevano visto in
fondo al mare> verso ponente, una misteriosa costruzione
sommersa da loro chiartiata Le Muraglie, possibili resti dell'antica Urci, culla di Aguilas.
Carvalho restitu il libro e si
mosse in cerca di Paca Larios> spinto dalla stanchezza di un
156
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viaggio che stava ormai per chiudersi in se stesso, per chiudersi
nel nulla.
Una donna tra il biondo e il castano con gli occhi azzurri e
un bambino attaccato a ciascuna mano gli disse che sua zia Paquita non viveva pi ad Aguilas.
"Si sono comprati un albergo dalle parti di Terreros e d'inverno vivono a Jaravfa.
Ma non proprio' a Jaravfa.
In una propriet che si chiama `La Rosa dello Zafferano'."
Tornando verso la macchina s'imbatt di nuoyo nel cieco
col suo bambino locomotiva; il cieco annunciava "E arrivato il
Torero" e gli si avvicinavano i compratori di biglietti della lotteria con la naturalit di chi compie un rito quotidiano.
La
stessa strada dell'albergo proseguiva verso quella per Aln~eria,
Terreros e la deviazione per Jaravfa e Pulpf.
I dintorni di Aguilas erano simili a quelli di un qualsiasi altro borgo ingrossato
nella sua crescita da quartieri a reticolo, ma a Carvalho parve
di riconoscere la Casita Verde sull'orlo della spiaggia, un edificio a doppio spiovente, dipinto di verde, capricciosamente isolato, quasi un monumento alla nostalgia della gente del luogo.
E, subito dopo, l'aperta campagna, tra il deserto e le palme, a
destra di nuovo l'orizzonte di terre color ruggine o gialle che
serpeggiavano verso le montagne e a sinistra cale buie per un
mare dolce e roulotte parcheggiate da cui uscivano stranieri poco vestiti, in maggior parte vecchi pensionati dell'Europa ricca
in cerca dei penultimi soli e mari a buon mercato delle loro vite.
Gli annunci pubblicitari dell'albergo Verdemar cominciarono a fiancheggiare la strada subito dopo la Casita Verde e ai
piedi della deviazione per Jaravfa e Pulpf apparvero il palazzone con tutte le finestre chiuse e un battaglione di manovali che
riasfaltava la strada.
"E vuoto.
Riapre soltanto in aprile."
"I proprietari, non vengono a vedere i lavori?"
"Il proprietario ci viene tutti i giorni.
Ma pi tardi."
Prese la strada per Jaravfa, verso la promessa di un'oasi
con palme intravista all'orizzonte.
Pi in l una montagna gialla e rossiccia, con cumuli di detriti minerari e un trenino giallo
che sembrava giocasse ad avanzare e s,tare in equilibrio sul
pendio.
Man mano che la strada saliva, Aguilas e le sue cale si
spargevano verso il Mediterraneo.
A sinistra, in coincidenza
con la fine delle costruzioni periferiche, una spiaggia con il
molo di ferro che conservava ancora un singolare carattere, scenario di un progresso ormai morto; e a destra la strada per Almeria in fuga dal litorale selvaggio e desolato.
Tra Los Jurados ed
EI Pilar de Jaravfa, impossibile smarrirsi, l'avevano orientato
gli asfaltatori, vedr una stradina con un cartello di "Accesso
vietato, propriet privata", e l in alto, una macchia di vegetazione e una casa grande, come un palazzo.
La strada imbastiva
una serra dopo l'altra, e una vegetazione da oasi si impose come una macchia variopinta sul paesaggio implacabilmente roccioso.
La macchina punt verso la stradina proibita e sal lungo
l'asfalto corroso fino a raggiungere un cancello con il minio in
attesa di una nuova mano di vernice.
Due suorine appena uscite dal giardino della casa si scostarono voltando il viso per far
passare l'auto di Carvalho, come se l'autista non le incuriosisse
minimamente.
Dietro il cancello, un patio pavimentato di
ghiaietta, al centro un'aiuola di grossi ficus che emergeva da un
laghetto bordato di rocaille, e una scalinata di granito ai piedi
di una facciata dove fio4va ancora la buganvillea.
"Signora! Signora! E arrivata una macchina," grid una
giovane domestica dai baffetti scuri, con la faccia girata verso
l'interno della casa e il corpo teso dagli strattoni di un bulldog
che vomitava latrati addosso al forestiero. "Non si avvicini, signore, questo qui morde.
Ha gi morso le suore che chiedevano la carit.'
"Morde anche te?"
"No, perch io gli do da mangiare.
Ma morde tutti quelli
che non gliene danno."
"Questo cane sa il fatto suo.~:
Arriv prima la voce.
"Questa ragazzina, non ha mai visto una macchina?"
E poi apparve la padrona, ottanta chili di larghezza per
quarant'anni di altezza e le sopracciglia marroni disegnate sul
viso talmente a nord che erano schizzate fuori dalla loro orbita.
"In casa ci sono tre macchine e devi mettere tutto sottosopra quando ne arriva una."
"Il cane non me lo lasciava dire."
"E adesso l'hai detto."
Ed erano grandi quegli occhi impreziositi dalle ciglia finte e
dalla curiosit.
"Che cosa desidera?"
"Ho parlato ad Aguilas con certi suoi parenti e mi hanno
indirizzato qui.'
"Tiene la macchina da fare schifo," disse la donna esaminando con disgusto l'aspetto da vecchio ronzino stanco della
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Ford Fiesta di Carvalho. "Lucita, di una passata con lo straccio alla macchina di questo signore, con quei vetri non vede
un palmo dal naso.'
"Non si disturbi.'
Ma era inutile.
"Ce n' di polvere in queste stra,de.
Sono mesi che non fa
un bell'acquazzone, solo di tanto in tanto, quattro gocce che
fanno pi male che bene.
Ma lei, non  di Aguilas?"
I grandi occhi avevano notato la targa.
"Vengo da Barcellona.
Per una faccenda che ha a che vedere con Encarna, Encarna Abellan."
"Encarna, la mia Encarna! Era ora che sapessi qualcosa di
lei.
Che lunatica, quella.
O mi scrive delle lettere che un mese non basta per leggerle da capo a fondo o il silenzio totale.
Entri.
E tu, ragazzina, lascia stare Bronco e d una passata con acqua e straccio alla macchina del signore, soprattutto al parabrezza.
Non riesco a sopportare le macchine sporche, e, oltretutto, sono pericolose, per chi guida e per gli alMentre Carvalho la seguiva attraverso un'anticamera eccessiva in tutto e accettava una poltrona turrita nel salone con
pianoforte e un enorme televisore idoneo a farci dormir dentro
i presentatori, pensava a cortie comunicare alla castellana la notizia della morte dell'amica.
"Dove si  cacciata quell'ingrata?"
"Credevo che lei lo sapesse.
"Sapere cosa? Che  successo?"
In qualche occasione Carvalho aveva scoperto che l'espressione pi indicata e semplice per comunicare la notizia di una
morte consiste nell'abbassare lo sguardo e lasciarlo fisso sul pavimento, come se fosse incapace di spiccare il volo.
Cos fece.
"Mi sta forse dicendo che Encarna...?"
Lo sguardo restava ostinatamente abbassato e lo scoppio
dei singhiozzi lo fece rialzare di scatto per accogliere con solidariet le convulsioni di quel viso incontrollato, dove le lacrime, i battiti di ciglia, i ruggiti delle narici e i crudeli sfregamenti dei polpastrelli avevano provocato il disastro dell'angoscia pi disperata.
"La mia Encarna! Ahi, Encarnita del mio cuore! La mia
Encarna!"
Le voci fecero accorrere la giovane domestica con lo stupore in viso e uno straccio sporco in mano, e un solido uomo calvo in babbucce e vestaglia di velluto che domand, ma che sta
succedendo?, prima che la donna gli si buttasse tra le braccia,
con tale impeto da fargli perdere l'equilibrio e con esso la habbuccia sinistra.
Erano diminuiti i singhiozzi sincopati e la stanza odorava
di Agua del Carmen e di lacrime.
L'uomo aveva tre indumenti sul petto inzuppati dalle lacrime della moglie: la vestaglia, la
camicia e la maglietta che si indovinava quando lo sguardo
ispezionava a fondo nella scollatura.
"Stai un po' meglio, Paquita?"
"Meglio.
Come vuoi che stia meglio?"
"Doveva succedere.'
"Perch doveva succedere?"
"Perch Encarnita era una sventata.
"E tu che ne sai, se non la conoscevi?"
"Signora, ho finito di pulire la macchina.
Ci ho messo persino il liquido per i piatti."
Carvalho pativa per il trattamento a cui era stata sottoposta
la povera bestia che avrebbe dovuto riportarlo a casa.
L'annuncio della giovane domestica fece tornare in s la signora Paca.
Scost il marito e affront Carvalho.
"Suppongo che voglia parlare con me.
Lei  un ispettore?"
"No.
Sono stato ingaggiato dalla famiglia di Encarna.'
"Mariquita?"
"Per l'appunto."
La donna indic con la testa al marito di uscire.
"Vattene, Manolo.
Ci sono storie di donne che vanno trattate tra donne."
L'uomo guardava perplesso Carvalho, ma l'aspetto virile del
detective era incontestabile.
Carvalho scroll le spalle e gli rivolse un gesto complice, oggi tocca a te, domani a me.
"Se hai bisogno chiamami.
Lei, desidera un bicchierino?"
"No, mille grazie."
"Un bicchierino di Marie Brizard per annegare i dispiaceri?"
"Ci tengo, ai miei dispiaceri.
Non  il caso di annegarli."
L'uomo sorrise senza sapere perch e usc dalla stanza.
Lo
Acqua ncdicinale con funzioni tonificanti
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sguardo della padrona di casa scrutava Carvalho, come se cercasse delle verit occulte oltre quelle che, le aveva gi detto.
"Si sa~chi ha fatto questa porcheria?'
"No.
E per questo che sono qui.
"Come ha saputo di potermi trovare qui?"
"C~e fosse qui,, non lo sapevo.
Pensavo invece che potesse
ancora vivere ad Aguilas.
Mi ha messo sulle sue tracce certa
gente che ha a che vedere col marito di Encarna."
"Quel bastardo.
Quel bastardo ha la colpa di tutto."
- Dopo il matrimonio, Encarna non era quasi pi tornata ad
Aguilas.
Due o tre volte.
D'estate.
No.
Non era pi la stessa.
Era una signora, ma la pagava cara.
"L'altro giorno una donna ha scritto una lettera a Elena
Francis * e la sua vita somigliava molto, moltissimo, a quella di
Encarna.
Per un attimo sono arrivata a pensare: ma guarda un
po', questa  Encarna che si sta sfogando.
Ma no.
Non poteva
Encarna con il suo carattere scrivere alla Francis.
Era molto introversa.
Molto chiusa.
Ma la storia era la stessa."
"Quale storia?"
"Di una ragazza che sposa un uomo per uscire da una vita miserabile e poi si trova a vivere un inferno.
Il marito, un puttaniere irresponsabile pi falso di Giuda e lei sola, senza figli, in una
citt dove non si fida di nessuno, circondata da amici che in realt sono quelli del marito, sempre pi abbandonata e sempre pi
pentita.
Mannaggia il giorno che ha incontrato quel riccone.
Ma
lei, che altro poteva fare? Passare tutta la vita a impacchei-tare fichi secchi o a salare capperi? Era questo il suo futuro ad Aguilas.
E anche il mio.
Ma io ho pazientato aspettando tempi migliori.
Qui tutto  cambiato negli ultimi venti o venticinque anni, e con
coraggio, voglia di lavorare e poche stronzate in testa, chi ha voluto ce l'ha fatta, ha fatto carriera, e chi non ha voluto  rimasto
in panciolle a prendere il sole, tanto qui non  il sole che manca.
Hanno sbagliato quelli che se ne sono andati, quasi tutti in Catalogna, pensando che l regalavano i biglietti di banca nelle biglietterie del metr.
E non creda che non sappia come vanno l le cose.
Ho vissuto qualche settimana in casa di uno zio e, mi creda, per
passarci un mesetto andr anche bene, ma per viverci, no.
Il mio
Manolo e io abbiamo avuto la fortuna di cogliere al volo i momenti
buoni del turismo e qui si fanno dei bei soldini se si  disposti a laFamosa consulente radiofonica di galateo e problemi amorosi
vorare d'estate; se invece quel che si vuole  starsene a prendere il sole, allora ciccia.
Noi, adesso, ne abbiamo di tempo per
prendere il sole." "Ma anche lei  andata via da Aguilas.'
"Siamo pi vicini all'albergo, e qui la coltivazione intensiva
in serra ha un grande avvenire.
Abbiamo fatto un grosso investimento per coltivare in questa zona anche gli avocado e le
anone, come nelle campagne di Almeria e Malaga.'
"Quelle volte che Encarna era venuta, si era messa in contatto con lei?"
"E con chi, altrimenti? E soprattutto mi scriveva e io le
scrivevo, sia ad Albacete che a Barcellona.',
"A Barcellona?"
"S.
Quando ci passava qualche giorno per farsi visitare dal
dottore, perch era di salute delicata, o almeno cos lei crede;
va.
Ha notato che le persone infelicemente sposate ascoltano di
pi il proprio corpo e un giorno hanno tpale qui e un altro hanno male l? Povera, povera Encarnita.
E la fatalit.
E il destino.
Andare incontro a una morte cos orribile.
E lei che si credeva tanto felice a Barcellona.
"Quando ci era andata da ragazzina?"
"No.
Adesso."
"Felice di andare dal medico?"
"Non andava solo dal medico."
L'esitazione della donna era appena un tentativo di rimandare la rivelazione che desiderava fare.
"Per quanto stesse attenta al proprio corpo, non sarebbe
andata ogni tre mesi a Barcellona per tutti quei controlli.
Il fe:
gato te lo esaminano al massimo un paio di volte, ma non ogni
tre mesi.
Non pensa anche lei?"
"Il corpo umano  pieno di cose.
"E soprattutto quello delle donne Ha mai notato quante
cose ci stanno nel ventre di una donna? Ci pensi un momento."
E cominci a enumerare aiutandosi con le dita.
"Le budella, beh, gli intestini.
Il fegato.
I reni.
L'appendicite.
Le ovaie.
L'utero.
La placenta.
E persino un bimbo, o
due o cinque, perch ci sono stati casi di cinque bambini.
Tutto questo ci sta nel ventre di una donna."
"Non ci avevo mai pensato."
"Noi donne pensiamo di pi a queste cose.
Visto che ci riguardano,  logico che sia cos...'
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"Che faceva Encarna a Barcellona?"
"Si yedeva con mio cugino.
Con Gins.
Un mio cugino marinaio.
E un signor ufficiale, anche lui  di Aguilas ed era stato
il fidanzato, beh, fidanzato, il pretendente, come allora dicevamo, di Encarna fino a quando si  messo di mezzo quel signorino di Albacet~.
Era stata una storia bellissima.
La leggi in un
romanzo o la vedi al cinema e non ci credi.
Anche in questo
senso la storia somigliava a quella della lettera alla signora
Francis: anche la donna che l'aveva scritta aveva ritrovato a un
tratto il suo vecchio amore per strada, precisamente quando si
sentiva pi disgraziata.
"Proprio in quel momento Encarna stava passeggiando sulle
Ramblas e qualcuno la chiama per nome.
Si volta, e chi vede?
Gins.
Vent'anni dopo.
Non era pi quel ragazzo timido che
arrossiva solo a vederla, ma un ufficiale di marina che si offriva di accompagnarla in una citt che lui conosceva molto bene.
Ogni tre mesi andava e tornava dall'America a bordo di un
carg~ La Rosa di Alessandria."
"E il nome della nave?"
"S,  il nome della nave dove lavora mio cugino."
"E una naVe egiziana, greca, turca?"
"No.
Non credo.
E una nave spagnola.
O almeno l'equipaggio  spagnolo, per esempio un amico di mio cugino, German
che  di Lorca.
Qualche volta mio cugino ha fatto una capatina
ad Aguilas e German l'ha accompagnato."
"S'incontrano casualmente sulle Ramblas vent'anni dopo.
Che altro?"
"Fissano un appuntamento per rivedessi al prossimo scalo
della nave a Barcellona e da quel momento in poi Encarna si
inventa qualsiasi scusa per presentarsi all'appuntamento.
Me lo
racconta nelle lettere e lo fa con quella naturalit, quella flemma che lei aveva per queste cose.
Perch Encarna sempre aveva
raggiunto i suoi scopi senza guardare in faccia nessuno."
"E il marito non sospettava niente?"
"Il marito viveva la sua vita.
E un mascalzone che, dopo
che si sono sposati, ha passato met del suo tempo a Madrid o
chiss dove, ma ben poco con Encarna.'
"E il marinaio tornava, una volta dopo l'altra.'
`Altroch se tornava.
Non si era mai levato Encarna dalla
testa.
Mio cugino  un ragazzo fuori serie, troppo sentimentale
per i miei gusti, perch non si pu andare in giro per il mondo
con il cuore in mano.
Io lo avevo gi avvertito allora, quand'eravamo ragazzini: attento a Encarna, lei bada ai fatti suoi.
E,
mi creda, a Encarna le ho voluto un bene dell'anima, che pi
di me g,l,iene ha voluto solo sua madre, ma ho sofferto per mio
cugino.
"E non parlavano mai di mollare tutto.
Di vivere insieme."
"No.
Encarna no.
Ma mio cugino s."
"Ed Encarna non voleva.
"Era indecisa.
All'inizio no, poi s, e ultimamente gli chiedeva di pazientare, di far passare un po' di tempo.'
Di dare tempo al tempo perch marcissero del tutto le ossa
di un marito definitivamente finito.
"E a un tratto le lettere non sono pi arrivate."
"Si.
Ma non me ne sono particolarmente preoccupata, perch Encarna era molto incostante, a volte due lettere alla settimana e a volte me le faceva desiderare per dei mesi.
Io aspettavo sempre che mi scrivesse o mi telefonasse, anche se mi telefonava di rado perch diceva che le pareti hanno le orecchie."
"Lei le scriveva ad Albacete?"
"Soprattutto a Barcellona."
"A Barcellona, a quale indirizzo?"
La donna studiava i suoi prossimi movimenti.
Finalmente si
decise e pos su Carvalho lo stesso sguardo che senza dubbio
aveva posato sul marito al momento di andarci a letto per la
prima volta.
Esce dalla stanza con maest e lascia Carvalho con
il nome di La Rosa di Alessandria sulle labbra silenziose della
memoria:
Sei come la rosa di Alessandria
graziosa bruna,
di Alessandria,
bianca di giorno e rossa di sera,
graziosa bruna,
bianca di giorno.
A cantare  una voce infantile e subito dopo sale un coro
che diffonde una strana tristezza di fondo, oscura, intorno a
una canzone apparentemente d'amore.
Ma dofla Paca stava gi
tornando con un foglietto di carta in mano e glielo allungava.
"Questo  l'indirizzo che mi aveva dato perch le scrivessi
a Barcellona.
E sulla busta dovevo mettere: all'attenzione personale di Carol."
"Sempre lo stesso?"
"S, fin dalla prima volta.
Circa due anni fa.
Un anno dopo
i suoi primi incontri trimestrali con mio cugino.'
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"Questo  tutto?"
"Tutto."
La donna aveva voglia di conoscere i particolari, piegava di
lato la testa chiudendo gli occhi quando Carvalho le ripeteva
dello strazio sul corpo della vittima.
Poverina.
Poverina.
E mio
cugino, ~o sa? Lo sa mio cugino? Carvalbo alz le spalle ormai
sulla soglia, davanti all0 spettacolo sullo sfondo di un mare pigro sotto un sole consolatorio.
"Adesso verr la polizia a interrogarmi?"
"Il problema  suo."
E la donna rimase senza sapere se si trattava di un problema della polizia o suo personale.
"Ha qualche foto recente di Encarna?"
"Di tre o quattro anni fa."
Finalmente Encarnaci6n Abellan acquistava il volto della
sua morte.
L'adolescente della Ragazza di Puerto Rico aveva lasciato maturare i lineamenti e rifinito il corpo nei limiti di una
presenza aggressiva, impossibile non guardare la bellezza matura e altera della donna che continuava a esserci senza esserci in
quella fotografia priva di sorriso.
Ud voci familiari che parlavano della sua febbre, e tra esse
quella del capitano, che consigliava un antipiretico e tanto
caldo.
"Deve sudare, deve sudare."
E oltre gli occhi aperti, German o Basora o Martfn e, di
tanto in tanto, Tour6n che lo guardava dalla sua statura di capitano con conoscenze mediche.
"Lei  in buone mani.
Ha un raffreddore da cavallo.
Si
esce dai Tropici in maniche di camicia e poi capita quel che capita."
Gli facevano male le giunture del corpo e si sentiva a suo
agio imbaccuccato sotto le lenzuola.
"Un bel brodo, molte arance, pesce alla piastra," ordinava
Tour6n al cameriere che prendeva appunti.
"E niente pensieri," aggiungeva il capitano.
"Non viziategli l'aria."
I tre ufficiali giocavano a carte accanto alla sua cuccetta e il
capitano li buttava fuori dal tugurio come se fossero stati tre
bari.
"Gli stiamo facendo compagnia.
"`Non fumate e tenete la porta aperta.
Qui i virus li si vede
volare.
Mancherebbe solo che ce li beccassimo tutti quanti.'
"Non si preoccupi, capitano, passeremo il tempo a sferruzzare e a cantare canzoni natalizie.
Ho promesso un golfetto alla
mia fidanzata."
Il capitano non fece caso all'ironia di Basora e pi tardi approfitt della solitudine del malato per introdursi in cabina e
guardarlo senza dire niente, trattenuto dagli occhi che Gins
stringeva per non favorire la conversazione.
"Dorme? Sta dormendo, Larios? Dorme sempre."
Dalla fessura delle palpebre, Gins vedeva come si avvicinavano quel volto bianco, quelle lenti solide come quarzi dal
cui fondo apparivano gli occhi sommersi.
Dopo il terzo giorno
fu impossibile fingere, e il capitano passava i momenti d'ozio
standogli seduto accanto, con le braccia incrociate sulla spalliera della sedia, e lo sguardo errante o fisso su un punto concreto
della cabina che l'ipnotizzava.
"Ha ripreso colorito."
"E possibile."
"Un bel colorito  sintomo di buona salute.
Un organisl~io
che funzioni bene si esprime attraverso il colore della pelle e in
particolare attraverso quello del viso.
Nelle persone brune, come lei, si nota meno, ma ili quelle di carnagione chiara la lettura  esatta, da manuale.
E stata un'influenza, credo, e lei ha
fatto tutto il resto.
Aveva il corpo in cattive condizioni.
Non
le hanno giovato le ferie a Trinidad."
`A quanto pare."
Aveva chiesto a German di non lasciarlo solo con il capitano e il collega faceva l'impossibile per spiare tutti gli andirivieni di Tourn sulla nave, nel caso si infilasse nella cabina di Gins.
Le entrate di German innervosivano Tour6n, che non tardava ad andarsene o cercava di mandar via Germa'n a eseguire
dei compiti che erano gi stati eseguiti.
"E come una chioccia con i suoi pulcini.
Gli piace sentirsi
necessario, e appena pu far sfoggio delle sue conoscenze mediche, sborra.
Ma per ordinare degli antipiretici e delle spremute
di arancia non serve manco il veterinario.'
Il quarto giorno Gins sal in coperta perch c'era un bel
sole e trov i marinai occupati a stendere un corrimano speciale da prua a poppa.
"Che state facendo?"
"In tuo onore.
Ordini di Tour6n.
Cos non caschi."
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"Ma stai dicendo sul serio?"
"Che pi sul serio non si pu.
Il mare non si muove nemmeno.
Vento forza tre, maretta.
Il corrimano  per te, tutto tuo.
Questo  amore.
Ti tratta come una regina."
Il corpo era diventato particolarmente sensibile al sole e al
vento ~ notava che gli iniettavano nuovi, entusiasmi, voglia di
muoversi e di comunicare con gli altri.
La traversata era in un
momento dolce, a detta di Basora, quel momento in cui c' pi
strada alle spalle che davanti a s, e la promessa del porto di arrivo sveglia gli appetiti.
Era inoltre una splendida giornata e gli
innocenti cumuli messaggeri del bel tempo passavano come timidi agnelli sulle loro teste, impressionati dalla solitudine della volta celeste sulla laguna atlantica.
Quella sera ascolt con piacere il
programma di Radio Nacional de Espaiia Diretto-Diretto e poi si
trasfer nella sala-video dove Martin aveva programmato Via col
vento.
"Ma quanto era bella quella donna, la Vivien Leigh! Invece
quella Olivia de Havilland non valeva un fico secco!"
"E ancora viva."
"Puoi immaginare quel che varr adesso.
A me Olivia de Havilland non  mai piaciuta, sembrava una bambina, o una mamma.
Te la trovi davanti in un'isola deserta, nuda come un verme, e non te la scopi perch ti mette in soggezione, non so se mi
spiego."
"In un'isola deserta ti scopi persino la Thatcher."
"Eppure la Thatcher, alla sua et, non  tutta da buttar via.'
"Bisogna essere di destra per dire che la Thatcher  scopabile."
"Io non ho detto che la Thatcher sia scopabile.
Ho detto che
alla sua et non  tutta da buttar via, prova a cacciarla nuda come mamma la fece in un circolo di camionisti pensionati e te la
ingravidano."
"Sei un sekaggio.'
"Guarda quant' maliarda questa troiona, la Vivien, stasera
mi faccio una sega in suo onore.
"Sei una bestia."
A Martfn piaceva farsi insultare, che lo trattassero come una
bestia lasciva.
"Stanotte me la ~appo;,quella h."
"Ma quanto sei porco.
"Le spalmo addosso un barattolo di latte condensato e me la
lecco dalla testa ai piedi.
Un servizio a puntino."
"Taci, amico, dacci un taglio, sembra che non scopi dai
tempi dell'avanspettacolo!"
Gins si appisol nell'istante in cui Leslie Howard, il freddo Ashley Wilkes, torna a casa ferito da una pallottola e si finge ubriaco, come Clark Gable, Rhett Butler nel film.
Lo svegliarono perch rientrasse in cabina e si lasci cadere sulla cuccetta stanco del suo primo giorno di convalescenza attiva.
Riusci ad addormentarsi e credette di trovarsi nell'immensa corsia
di un ospedale bianco, cos immensa che quasi non distingueva
il rilievo dei corpi in movimento, al di fuori di quello di Tour6n, che gli si avvicinava e gli accarezzava i capelli: poverino,
poverino il nostro Larios, dorme, dorme sempre.
Lo svegli
una mano pi contundente di quella del capitano sognato.
Era
Basora che bisbigliava:
"Te la senti di alzarti?".
"Che c'?"
"L'occasione tanto attesa.
Il capitano si  messo a cantare e
Germn ha lasciato la porta socchiusa.
Noi andiamo a vedere
che succede.
Te la senti di venire? E possibile che passino molti giorni prima che si ripresenti un'occasione come questa."
"Vengo.'
"Copriti."
Basora disfece il letto e gli butt una coperta sulle spalle.
Gins segu il collega lungo un percorso in penombra che li
condusse davanti alla cabina del capitano, dove si erano gi nascosti Martfn e Germn.
Basora afferr tra i polpastrelli il bordo della porta e cominci ad aprirla con una lentezza snervante
fino a ottenere una fessura sufficiente per poter ispezionare, lui
e Martfn, quanto accadeva all'interno.
Basora ritrasse subito la
testa, Martin la tenne dentro un po' pi a lungo.
La porta socchiusa consentiva di udire con maggior chiarezza la canzone del
capitano.
Chi ti chiam Salvaora
non ti conosceva ancora.
Chi di te si  innamorato
per la vita si  dannato.
Germn e Gins occuparono le posizioni cedute dagli altri
due cospiratori, e davanti a loro apparve una prospettiva rettangolare dove si scorgeva stranamente intera la figura di quan- In andaluso, Salvatrice.
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to era rimasto del capitano.
Abito di lam lungo fino ai piedi e
scollato, guanti fino ai gomiti, parrucca platinata, un fiore di
tessuto sulla punta della scollatura a V, occhiaie dipinte, labbra
color sangue, braccia serpentine che agitavano gli effluvi emozionali della canzone e il fumo di una sigaretta dorata tra le dita della~nano sinistra.

Sei bella quanto tutto il ft""'amento;
peccato che in cor non hai sentimento.

E il capitano appariva e scompariva nei suoi andirivieni in
uno scenario delimitato dalle luci di un teatro di variet che solo lui vedeva.
Sul viso gli si erano disegnati i lineamenti canaglieschi della puttana allo sfascio e dallo spacco della gonna si
affacciava una gamba vecchia, muscolosa, tutta peli, che si appoggiava al mondo mediante una scarpina rossa di vernice.
German si allontan, prese Gins per le spalle e allontan
pure lui con una certa fermezza.
I quattro si rifugiarono nella
cabina di Basora e cercarono i quattro angoli della stanza per
non guardarsi, n parlarsi, come se dovessero chiedersi perdono
a vicenda per qualcosa che avevano fatto e di cui si vergognavano.
"Merda," disse Basora.
"Pover'uomo," comment German.
Gins provava semplicemente paura, una paura inspiegabile, come se si fosse introdotto in una casa sconosciuta e tutte le
porte gli si fossero chiuse alle spalle.
"Allora, quello che ha visto il Coglioncini, il fuochista, non
era il delirio di un pazzo.
Quello l ha avuto il fegato di andare
a spasso in coperta travestito da donna."
"Il capitano di una nave che si traveste da donna pu andare a spasso in coperta, se ne ha voglia.
Per questo  il capitano.
E pu anche capitare che tiri fuori il camet de bal e ti inviti a
ballare la polca."
Martin rideva come un forsennato della battuta di Basora,
ma negli altri pesavano di pi il senso di disgusto e il non sapere come comportarsi.
"E domani, che si fa? Domani, quando si mette a impartire
ordini o in mensa, che si fa? Continueremo a vederlo come il
nostro capitano o come una cantante del variet?"
Martfn sputava dal naso il riso che non riusciva a smaltire
dalla bocca e questa volta trascin nelle risate Basora e poi
German.
Gins continuava nel suo mezzo sorriso indeterminato,
mentre gli altri si tenevano il petto o il ventre o il piscio, perch
le risate erano ormai un soffocamento isterico che li faceva rotolare sul letto o cadere per terra in cerca degli angoli della cabina.
"Lo sapete che gli dico domani quando lo incontro?" domand Martfn con le lacrime agli occhi.
Anche Germn e Basora avevano le lacrime agli occhi, ma le
trattennero, e cos le risa, perch sapevano che Martfn stava per
soffiare sul fuoco della loro ilarit.
"Ai suoi ordini, figona!"
E il capitano li ud ridere dalla sua cabina trasformata in camerino.
Il giorno seguente, Gins disse di essersi totalmente ripreso
e convinse German a lasciargli eseguire i suoi compiti abituali.
Lo terrorizzava la prospettiva di restarsene intrappolato in cabina, vittima a ogni pi sospinto delle visite di Tour6n, e costretto
a trattarlo come se nulla fosse accaduto.
Gironzol per gli angoli
della nave meno propizi alla presenza del capitano e scese persino nella sala macchine, dove venne ricevuto con sorpresa dai
macchinisti e da Martfn che gli confess di star giocando pure
lui a nascondino.
Venne l'ora di pranzo e non si pot fare a meno di presentarsi a tavola, ma lo fece con ritardo, sperando che i
suoi colleghi si sedessero per primi e fossero loro a rompere il
ghiaccio con Tour6n.
Arriv quasi insieme a German, quando
Basora e Martfn erano gi li.
"Il capitano?"
"Si  fatto portare il pranzo in cabina."
"Lo avete visto?"
"Io no.
Gli ho parlato all'interfono perch non si  fatto vedere sul ponte di comando."
"Nemmeno io."
"N io."
"Bisogna dedurre che non  uscito dalla sua cabina."
"Che ieri sera ci ha notati.'
"O che  malato o che gli gira cos.
Ebbene, mangiamo e godiamo."
Basora e Martfn mangiarono di buon appetito il riso con baccal e l'arrosto alla giardiniera del menu del giorno, German era
sempre assorto e Gins spilucc solo qualche forchettata del suo
riso in bianco con un po' di cipolla e la sua sogliola alla piastra.
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"Verr fuori dal suo guscio,' comment Basora mentre si
alzava per porre fine al pranzo.
Per tutto il pomeriggio il capitano segu le operazioni della
nave dalla sua cabina, rifiut la proposta di German di passarlo
a trovare e assicur di avere una piccola allergia alla pelle che
gli igipediva il contatto con l'aria aperta.
Gli ufficiali cenarono
in silenzio, sbadigliarono durante Via col vento, passato loro
per la seconda volta perch Martfn aveva dosato le tre nuove
cassette video e la terza non andava vista prima che avessero
superato la perpendicolare delle Azzorre, ormai in aperta discesa verso lo stretto di Gibilterra.
Il secondo giorno il capitano
fu di nuovo assente e il terzo sal sul ponte di comando quando
questo era deserto, ma dalla coperta videro la sua sagoma dietro i vetri che scrutava l'orizzonte coi prismatici, e la sera si
present a tavola simpatico e ciarliero, come se tornasse da un
lungo viaggio carico di aneddotti e regali della sua immaginazione.
Dopo un po' di dialogo, gli ufficiali avevano recuperato
il tono normale delle conversazioni delle altre sere, e il capitano esibiva uno dei suoi stati d'animo migliori, sebbene insistesse nel dedicare una particolare attenzione a Gins, la cui salute
lo preoccupava.
"Venga dopo cena nella mia cabina.
Ho delle vitamine nell'armadietto dei medicinali che le stimoleranno l'appetito.
Non
pu scendere a Barcellona con questa cera.
La prospettiva di un incontro tra Gins e il capitano, da soli, riemp di malizia gli ufficiali e di angoscia Gins, che sostenne di godere della miglior salute possibile pur di evitare
l'appuntamento.
Non cont sulla solidariet dei compagni,
complici del capitano nell'esagerare sulla sua cattiva salute.
"La tua salute  elemento fondamentale per il buon funzionamento di questa nave.
Come ha tante volte ripetuto il capitano Tour6n, ognuno di noi  parte di un tutto e l'avaria di
una parte significa il cattivo funzionamento del tutto."
Sebbene Tour6n non ricordasse il momento preciso in cui
aveva detto quanto Basora gli attribuiva, assent fermamente e
Gins si alz appena finita la cena, tallonando quasi il capitano
lungo il corridoio che conduceva alla cabina.
"Chiedo licenza, vorrei coricarmi presto e non disturbarla
troppo a lungo.
"Nessun disturbo.
Gins.
Si sieda.
Le do subito le vitamine, ma devo dirle che si  trattato di un pretesto per poterle
parlare in confidenza.
Esistono tre tipi di esseri umani, Gins:
le persone, la gente e la gentaglia.
Temo che i suoi compagni
siano della gentaglia, gentaglia della peggior specie, e in mezzo
a loro io la distinguo come una persona molto speciale.'
Tour6n si sedette vinto in qualche battaglia di cui non era
disposto a svelare il segreto, ma offriva a Gins i resti della
sconfitta.
"Sono un uomo solo, Gins.
Mia moglie si stanc di aspettare il mio ritorno, una traversata dopo l'altra, e non so nemmeno dove sia finita.
I miei figli sono ormai grandi e vivono la
loro vita.
Mi cercano solo quando hanno bisogno di soldi o si
trovano in qualche impiccio, per esempio mia figlia, la pi piccola, l'ultima volta ho dovuto tirarla fuori dalla galera dov'era
finita per traffico di droga.
Meno male che ho ancora qualche
amico che conta.
Tuttavia, non posso aspettarmi nulla dai miei.
E in questa situazione la solitudine diventa pi pesante, diventa pi pesante arrivare in porto.
Ho gi cinquantacinque anni,
tra poco comincer a invecchiare, mi sento gi vecchio.
E lo
sento quando scendo in un porto e tutti voi avete qualcosa che
vi aspetta.
Io non vivo le mie speranze, Gins.
Io vivo le vostre.
E per questo che mi sono emozionato quando l'ho vista
cos felice, quel giorno, sulle Ramblas, credo, insieme a quella
donna che sembrava cos, che sembrava cos interessante, 
questa la parola.
Ma le donne interessanti sono le peggiori.
Dico bene, Gins?"
Gli chiedeva di parlare e Gins aveva la bocca piena del
nulla che gli trasmettevano i polmoni e il cervello, non un'idea,
non una immagine, non una parola, nemmeno un po' d'aria.
"Non ha nulla da dirmi, Gins?"
Neg con la testa.
"Nulla di speciale."
"Ne  sicuro?"
"Cos credo."
"A volte  meglio parlare in tempo.
Che cosa l'aspetta a
Barcellona, Gins? Chi?"
"Ecco...
Spero che come sempre.
La stessa persona di
sempre.
"Sicuro?"
"Chi pu essere mai sicuro?"
"Lei.
Lei  la persona pi indicata a essere sicura di quello
che dice."
La mano del capitano vol sull'ufficiale e Gins chiuse gli
occhi quando se la sent su un ginocchio.
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"Posso prendere a pretesto un'avaria e virare verso le Azzorre.
Talvolta  possibile evitare un brutto destino."
La mano del capitano era una presenza vischiosa, e gli provocava un tremore che cercava di non esternare.
"A Barcellona non l'aspetta nulla di buono."
"E indispensabile che torni.
Secondo lei, che cosa mi
aspetta?"
"Una donna, no? Non  una donna che l'aspetta?"
"Proprio cos.
Si tratta della mia vita privata.
Sbagliare 
un mio diritto."
"Se lei stesse per gettarsi in mare, io cercherei di trattenerla."
Non poteva sopportare pi a lungo la situazione e si mise
in piedi, prese la scatoletta con le vitamine e balbett di urgenti impegni dimenticati che il capitano ascolt con gli occhi saggi e la calma della belva che si sa pi forte della preda.
"Siamo nel punto giusto in cui  ancora possibile virare la
nave verso le Azzorre."
"Che potrei fare alle Azzorre? La mia vita  legata a Barcellona."
"Domani sar tardi."
Gins sosteneva ora lo sguardo del capitano, ma sapeva che
nessuno dei due avrebbe chiamato le cose con il loro nome.
Fu
pervaso dall'irritazione della preda di fronte all'irrefrenabile
furia della belva e vide se stesso gettare la scatola con le pastiglie in faccia al capitano, in un movimento lento, da sogno a
occhi aperti, e in fondo a un corridoio di violenza, il viso allarmato della cantante del variet, - cui volt le spalle per uscire,
tentare di schivare le beffe dei compagni appoggiati allo stipite
della porta della cabina di Basora, e cercare poi nella propria
tana la normalit delle pulsazioni e la razionalit di quanto
era stato fatto e quanto restava da fare.
Ma la cabina sembrava essersi talmente rimpicciolita fino al limite dell'irrespirabile e scese in coperta per riconoscere i confini della propria prigione.
Il mare non contava.
Il cielo era la notte e le
stelle mentivano sulla possibilit di fuga.
Il carcere galleggiante
avanzava, e quando tent di contrapporre al proprio destino
l'immagine di un passato di salvezza, riapparvero quei Tropici
in sordina, a Trinidad, la fallita solidariet di Gladys, l'avarizia
del povero tassista ind che lo mungeva come una povera mucca
straniera e stupida.
E quello era il solo passato possibile.
Quanto immediatamente lo precedeva lo nauseava, lo faceva quasi
vomitare.
E di prima, di prima gli restavano soltanto esperienze di una giovent inutile che gi sapeva destinata al fallimento.
Che cosa sapeva Tour6n? Aveva saputo da s, o il suo nome, Gins Larios Prez, era gi un mandato di cattura telegrafico?
"Voglio solo dirti addio, Encarna.
Solo questo, forse."
Cap di rigirare il coltello nella piaga cercando di autocompatirsi.
Sorrise a se stesso e grid al di sopra dello strepito del
mare:
"State calmi, sto arrivando!".
Lasciare la macchina davanti al portone, gettare la borsa da
viaggio nello sgabuzzino dove teneva appesi i vestiti in attesa
della loro estate, fare la doccia e buttarsi a letto per spezzare la
rigidit che si era impadronita delle sue ossa, era questa la sua
ossessione fin da quando ebbe pagato l'ultimo pedaggio valenciano e attraversato la linea immaginaria dell'autostrada catalana.
Aveva sonno e aveva dovuto fermarsi due volte a bere un
caff e respirare a fondo, ma adesso poteva permettersi un bel
sonno, dopo la sorpresa delle cose familiari ritrovate e un breve
proposito di chiamate telefoniche, circondato dai pochi ormeggi
che lo legavano al suo piccolo porto privato, una pioggia di immagini sbriciolate che gli riempirono gli occhi di sonnolenza,
per svegliarsi quando l'alba era ancora lontana, con la testa piena di impegni urgenti e i nervi bisognosi di saltare gi dal letto.
Mise via i formaggi della Mancia comprati a El Bonillo e le
tortas per fare i gazpachos quando si fosse sentito in vena e Fuster si fosse sottoposto alla prova del primo gazpacho carvalbiano.
Fuster.
Doveva telefonargli per raccontargli l'impressione
sentita davanti alla nascita del Mondo, la magia di un attimo
dovuta forse soltanto all'eccesso di significato del nome di quel
fiume.
Ma doveva prima aspettare l'alba, e scaglion le chiamate secondo un supponibile ordine di apparizione nel nuovo
giorno: Mariquita, l'autodidatta, Biscuter e finalmente Charo,
da contattare una volta raggiunto l'ufficio.
Ascolt la radio.
Gironzol in cucina.
Usc in giardino, dove l'aspettava un freddo umido che fin per spingerlo nel guscio della casa.
Cerc di
riprendere sonno, ma la danza di immagini o i fiumi di caff immessi nel sangue durante la tirata da Aguilas a Barcellona gli tenevano aperti gli occhi, come se questi fossero la foce naturale
del caff.
In primo piano le due suore: perch proprio le due suo`74
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re?, e poi tutti gli altri, fino a raggiungere una lontananza dove si
configurava una nave immaginaria, grande ma con un solo marinaio, Gins Larios, l'amore di Encarna, recuperato in un incontro in piena Barcellona.
Forse l'uomo era rimasto all'oscuro di
quanto era capitato alla donna e avrebbe dovuto mettersi in con~atto con lui o informarsi almeno per quando fosse previsto il suo
scalo a Barcellona.
E appena il sole si affacci dall'angolo sinistro
della sua finestra belvedere sulla citt, come giungendo dal fondo
del Mediterraneo, Carvalho risal in macchina e guid fino al
porto ad aspettare che aprisse la capitaneria di porto per avere
notizie della Rosa di Alessandria.
"La Rosa di Alessandria, cargo generale polivalente, della
Compania Obreg6n, il suo arrivo  annunciato per il sette febbraio.
Capitano, Luis Tour6n."
"Controlli se ci sono i nomi degli ufficiali."
"Di certo, essendo una nave che arriva regolarmente, ci sono di certo.
Che nome mi ha detto? Gins Larios, sissignore.
Primo ufficiale."
Pens per un momento di spedirgli un messaggio ma si trattenne, doveva arrivare a qualche conclusione, e per il momento
era appena tornato dalle origini degli eventi senza nulla in mano o quasi nulla, la storia di un rincontro amoroso e un indirizzo dove Encarna, "Carol", faceva arrivare le lettere spedite da
Paquita.
Si incroci con Biscuter sulle scale dell'ufficio.
L'ometto era ancora mezzo addormentato e ci mise non pochi gradini prima di capire di aver dato il buongiorno a un Carvalbo
assente da giorni.
"Ostia, capo, passavo senza salutare!"
"Va' per la tua strada, Biscuter.
Rimarr sopra per un
"Le porto dei cruasan belli caldi."
Mariquita era in casa.
Si emozion ascoltando le notizie di
Aguilas, quasi le sole che Carvalho le dette insieme ai saluti di
Paca Larios, e si sorprese udendo il nome di Gins.
"Dio mio, ma di chi mi parla.
Non so pi nulla di lui da
quando era ancora un ragazzino."
"Lo sapeva che sua sorella e lui si erano rivisti in seguito?"
"Ma come vuole che si siano rivisti, lei ad Albacete e lui su
una nave in giro per il mondo?"
"Barcellona ha un porto, nei porti giungono le navi, e sua
sorella, per quanto abbiamo saputo, veniva qui con frequenza."
"Ma era una donna sposata."
"Ah, questo senz'altro."
La conversazione con l'autodidatta fu quasi inesistente.
Carvalbo parl come si parla a un cliente, fornendogli particolari che
poi avrebbero giustificato la fattura.
L'autodidatta continuava a
dirgli s, certo, bene, d'accordo, come se tutto ci che gli raccontava fosse materiale di seconda scelta o gradini di una salita o discesa verso ci che contava per davvero, e solo quando Carvalho si
trovava ormai ad Aguilas e spiegava di aver localizzato Paca Larios, l'attenzione dell'invisibile interlocutore cominci a concentrarsi e il suo silenzio fu la riprova di un interessamento al rapporto di Carvalho.
"Gins Larios, ha detto, il suo fidanzato?"
"Non erano mai arrivati a fidanzarsi.
Era un pretendente. `Si
parlavano', come dice la cugina.
Ma poi si sono rivisti a Barcellona, prima per caso e poi in una serie di incontri puntuali, a ogni
scalo del marinaio.
Di fatto, dopo una certa data, le visite di Encarna, le supposte visite dei dottori, dovrebbero coincidere con gli
arrivi della Rosa di Alessandria."
"Rosa di Alessandria.
Un nome suggestivo."
"Se lo dice lei."
"E adesso, che succede?"
"Ho l'indirizzo dove Paca Larios spediva le sue lettere a quel
nome, `Carol'.
Ah, e una foto recente."
"Le cose si mettono bene. `Carol', anche questo nome ha un
suo fascino.
Ammetta che  pi suggestivo che se si fosse inventata di chiamarsi Conchita."
"Non lo nego.
Vado a vedere che trovo a quell'indirizzo."
"Ottima decisione."
"La storia di Albacete  piuttosto sordida ed esclude il marito
dai sospetti.
Mi sorprende persino che quell'uomo sia riuscito a
spostarsi a Barcellona per identificare il cadavere."
"Ci  rimasto solo per poche ore.
La polizia aveva gi detto alla famiglia che non stava troppo bne di salute, ma l'abbiamo interpretato come un malessere passeggero.
Molto bene, Carvallio,
continui cos.
Prima raggiunge un risultato, e meno spendiamo."
"Curo sempre gli interessi dei miei clienti.
Spero sempre che
tornino."
"Statisticamente  quasi impossibile che in una stessa famiglia
o gruppo di persone si ripresentino fatti di questo genere durante
una stessa generazione."
"Ha parlato la voce della logica."
Quanto a Charo, sarebbe stato una crudelt telefonarle a quell'ora del mattino e fece passare il tempo mangiando i tre croissant
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freschi di forno che Biscuter gli lasci a portata di mano e bevendo due tazze di cioccolata poco densa con cui l'aiutante
aveva voluto festeggiare il suo ritorno e farsi perdonare del distratto incontro sulle scale.
Pi tardi, Charo non si accontent
delle spiegazioni telefoniche e gli chiese due minuti per vestirsi
e venire ir"'ufficio.
"Se vuoi, vengo io da te.'
"No.
Qui  tutto in disordine."
Di sicuro rimanevano ancora le tracce del suo lavoro notturno o c'era un cliente ritardatario, insistente o semplicemente
addormentato.
I due minuti diventarono un ora e Charo si prepar ad ascoltate l'intera storia del viaggio, ma in particolare
della visita ad Aguilas, con domande che cercavano di confrontare le cartoline mentali ereditate dalla madre con quelle portate da Carvalho dopo un viaggio cos recente.
Le distruzioni e
scomparse la rattristarono e le sopravvivenze le fecero pretendere da Carvalho descrizioni meticolose sperando che le immagini coincidessero.
"Volevo portarti un libro ma era esaurito.'
"Mi sarebbe piaciuto tantissimo.
La Casita Verde, com'?"
"E una casa molto particolare, come una casa di bambola,
sola davanti al mare, ma la stanno gi assediando i nuovi caseggiati, non so quanto riuscir a sopravvivere."
"E Terreros? E le saline?"
"Le saline non ci sono pi!"
"Le saline non ci sono pi!"
A che servivano a Charo le saline di Terreros? A conservare un ricordo preso in prestito di dune di sale terroso bersagliate dal sole.
"La storia del marinaio, quant' bella.
Povero ragazzo.
Tra
poco torna e si trova tutto quel pasticcio."
Carvalho non riusciva a tenere gli occhi aperti.
Biscuter gli
offr la sua branda perch ubbidisse al richiamo del sonno e
della stanchezza rimandati e Carvalho penetr per la prima volta in molti anni nel piccolo dominio del suo assistente, cinque
o sei metri quadri occupati da un lettino, una vecchia branda
comprata da Biscuter dai robivecchi di plaza de las Glorias.
"L'anno del golpe di Carrero, capo, ricorda?"
Un armadio di plastica blu chiuso da una cerniera lampo, un
poster di Sydney Rome nuda, un calendario della Caixa del
1984, e una piccola foto scattata da un fotografo ambulante,
con i bordi frastagliati, dove appariva una donna in un pacchiano
abito da passeggio, che guardava l'obiettivo con un muso un~po'
canagliesco.
L'aggettivo canagliesco, pur avendolo pronunziato
solo mentalmente secc Carvalho e se ne penti.
In fin dei conti
quella donna era `stata la madre di Biscuter, e aveva vegliato la
sua salma poco pi di un anno prima, insieme al figlio.
La branda
sembrava costruita su misura per Biscuter e Carvalho senti la sua
anima di metallo negli angoli del corpo, ma era tale l'aggressione
~ella stanchezza che si addorment e apr gli occhi solo a sera
inoltrata.
Nel suo orologio mentale, una ricerca urgente.
Un salto
brusco per capire dove si trovasse e poi l'ufficio, dove Biscuter
era rimasto con la luce della lampada della scrivania accesa, le
mani incrociate sul grembo, assorto o chiuso in un ricordo piccino, come la sua testa come lui stesso.
Carvalho scese i>n strada e non and nemmeno a prendere
la sua macchina.
Sal su un taxi che lo lasci davanti al portone
dell'indirizzo scritto da Paquita.
Un vecchio condominio in un
Peal\i~jiOfioOcii}~~~ D~Or n~iiiii;~~ decll~n zo,ans ap J~~e~ll `dEinn5~jin~ heess~ ~reOiiitinc~it\~%~aO {

sin dalla fine' dell'ultima guerra e svogliatezza al momento di
rispondergli.
"Qui non vive nessuna Carol.
Ci sta la signora Nisa, ma s,
qualche volta sono arrivate delle lettere a q'iesto nome,  vero.
Parli con lei.
Io non so nulla.
E voglio continuare a non sapere
nulla.'
Non erano buoni i rapporti tra la signorina o signora Nisa e
la portinaia, dedusse, e sal i gradini che lo separavano dall'ammezzato.
Gli aprirono la porta un vecchio azzimato che sembrava vestito per fare le condoglianze e un odore di stufato pesante e profondo.
"Viene per l'annuncio?"
"E possibile.'
Lo fece passare in un'anticamera semilluminata e si affacci
su un piccolo ufficio con poca luce dove due donne. bisbigliaviano tra di loro.
Il vecchio disse qualcosa, torno sui suoi passi,
annus Carvalho di sfuggita e si rifugi in una sala da pranzo
vetusta col pavimento ornato da vecchi mosaici.
Usc dall'ufficio una' delle conversatrici, che dall'aspetto aveva qualcosa a
che vedere con il vecchio, forse per via dell'et o delle maniere e lo segu Carvalho rimase in compagnia di un grugnito di
sal'uto e di u4a brunetta grassottella e sorridente che lo salutava con una compitezza da summit tripartito o quadripartito e
che lo invitava a entrare in un ufficio presieduto da una nic178
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chia-altare con una madonna paludata in un costume regionale
difficile da identificare.
"Viene per l'annuncio sul giornale, vero, bello?"
Si present ai suoi occhi un'immagine che, apparteneva pi al
ricordo che alla realt.
Era un appartamento di quartiere povero,
persino pi povero di questo, forse, ma la stessa economia di luce, la stessa penombra, un equivalente mistero, com'era equivalente il bisbiglio o la sordina nella voce della donna che gli faceva
gli onori di casa, sacerdotessa di un potere ignoto.
In quell'occasione era stata una fattucchiera con il dono di togliere il malocchio e il male della gelosia, ed era la gelosia quello che la madre di
Carvalho voleva levare al figlio, gelosia che gli metteva malinconia nei gesti e una inappetenza addosso che la brava donna non
sapeva attribuire alle pappette del dopoguerra condite con un po
di lardo rancido, o che forse non voleva attribuire alle pappette,
perch sarebbe stato come ammettere una certa responsabilit
nella quotidiana sconfitta della speranza.
Carvalho ricordava
confusamente a che cosa o a chi attribuivano la causa della gelosia, probabilmente a un altro bambino, un parente meno povero
che aveva la bicicletta in quegli anni e in quella classe sociale dove nessuno aveva quasi nulla.
La fattucchiera aveva pregato davanti a una immensa madonna in una nicchia-altare, aveva riempito il bambino Carvallio di segni della croce e di un profumino
speciale da casalinga appena uscita dalla sua cucina, dove senza
dubbio stava preparando qualcosa con dell'alloro e del vino, perch la fattucchiera odorava di alloro e di vino. .1 ricordi hanno un
loro odore e un loro suono, hanno un paesaggio musicale.
Con il
tempo e la cultura, prima di perdere il senso dell'uno e dell'altra,
Carvalho aveva scoperto di essere stato geloso del padre, di quel
padre quasi sconosciuto, appena uscito dal carcere, che si introduceva in un'alcova che per anni era stata un santuario di tepore
e intimit per lui bambino e per sua madre.
E ora gli si presentava davanti un'altra fattucchiera grassottella e ancora giovane e
una immagine di chiss quale madonna di chiss quale santuario,
in quel centro di mezzane postindustriali, mezzane da fine secolo, da fine millennio.
"Che vuoi? Devi spiegarmi che cosa vuoi.
"Quel che vogliono tutti quelli che vengono qui.'
"Primo errore.
Non tutti quelli che vengono qui vogliono la
stessa cosa."
C'era il trionfo dello specialista sull'ignorante in materia,
negli occhi sorridenti e luccicanti dell'incantevole grassottell~.
"Ogni uomo  un caso particolare, e ogni donna che io ti
posso procurare, pure.
Per cominciare.
Come ti chiami?"
"Ricardo.
E un nome che mi sarebbe sempre piaciuto portare.
"Benissimo.
Ricardo.
Sei sposato o scapolo?"
"Sposato."
"Ci tieni alla discrezione o no?"
"Tutta la discrezione possibile.
Mia moglie mi detesta e non
mi vuole perdere."
"Mi pare che sar piuttosto complicato.
Sei molto complicato."
Forse si era servito di un sistema di pensiero troppo elaborato.
Gli venne in mente che avrebbe potuto aiutarla recitando un
verso imparato quando i versi li imparava: chi non teme perdere
quello che ama? Ma pens che avrebbe allarmato maggiormente
la fattucchiera.
"Non so.
Non so.
Non voglio che sia una perdita di tempo."
"Quanto mi costa la tua informazione?"
"Seimilacinquecento pesetas e ti dar nomi e numeri telefonici di donne o dei contatti qui, solo i contatti, ripeto, per due
mesi.'
Carvaho mise due banconote da cinquemila pesetas sul tavolo e la fattucchiera li raccolse con efficacia e al tempo giusto,
n poco n molto, e diede il resto come un cassiere generoso.
"Le cose cambiano.
Adesso so che non  una perdita di tempo.
Non pensare male sul mio conto, sono in molti a presentarsi
qui che si mettono a chiacchierare, ti fanno perdere del tempo e
poi non cavi un ragno dal buco.
Torniamo a te.
Sposato.
Contatti discreti.
Ti interessano, quindi, donne sposate che devono
per forza essere discrete.
Voglio essere sincera con te, posso
procurarti delle donne che fanno questo perch hanno bisogno
di soldi, non per vizio, o per bisogno di affetto.
Donne sposate i
cui mariti guadagnano poco o sono disoccupati.
Ce ne sono alcune che lo fanno perch il marito non le soddisfa e a casa loro
non si fa che litigare.
Ma quelle cercano un rapporto fisso, che
un uomo sposato come te non gli pu procurare.
Tu non intendi
lasciare sola tua moglie i fine settimana."
"Non se ne parla nemmeno.
Abbiamo una villetta in un
complesso turistico a Montserrat e ogni fine settimana andiamo
ad annaffiare l'unico albero e a cucinarci una paella."
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"Hai visto? A te servono pertanto delle donne con il tuo stesso bisogno di discrezione.'
Si alz perch suonava il campanello, chiuse la porta alle sue
spalle, convers con qualcuno all'ingresso e torn da Carvalho
con una soddisfazione in viso maggiore persino di quella dimostrata ~alche minuto prima.
"E arrivata una ragazza che ti potrebbe interessare.
Da' una
sbirciata e dimmi come ti sembra."
Carvalho diede una sbirciata, controllato a vista dalla madonna e dalla fattucchiera, incollando un occhio alla fessura tra le ante della porta: una ragazza secca, con gli stivali e l'aspetto da venditrice di enciclopedie a domicilio, linda, seduta con gli occhi fissi verso la fessura da dove sapeva di venire esaminata.
"Molto magra.
"Non ti piacciono le magroline?"
"Ci sono magre e magre.
Insomma.
E una possibilit.
Ne
avrai delle altre..."
La fattucchiera scriveva numeri e nomi su un foglio di carta
come se compilasse una ricetta medica.
"Con questa, soprattutto, molta discrezione.
I pomeriggi soltanto."
Numeri di telefono e nomi di donne.
"E una volta che le ho contattate, dove le porto?"
"Io facilito solo il contatto."
"Ma non possiamo venire qui? Non avete un posticino?"
"Questa  un'agenzia che procura dei contatti.
Non un albergo a ore.
Alla tua et dovresti sapere dove portare una donna."
Sembro pi vecchio di quel che sono."
"Qui vicino, in plaza de Espalia, c' un albergo per appuntamenti, il Magoria.
Se vuoi, puoi cominciare con quella che hai visto.
Ma prima bevici qualcosa insieme.
Bisogna avere qualche attenzione."
"Mi coster molto cara? Non ho soldi con me, o quasi.
Il resto che mi hai dato tu.
Se devo pagare la camera...
"La camera ti coster settecento pesetas, circa, e il resto
che ti ho dato ti basta per la ragazza.
Ha molto bisogno, poverina.
"Devo confessare che sono passato a trovarti perch mi sei
stata raccomandata da un amico."
"Come si chiama questo tuo amico?"
"L'ho conosciuto in una sauna.
Non  che lo frequenti molto.
Ma lo sai di cosa parliamo noi uomini quando siamo soli.
Di donne.
Parliamo sempre di donne.
Gli ho raccoiitato il mi? proble;
ma e mi ha consigliato di passare a trovarti.
E di chiedere di
una certa Carol.
Una che tu gli avevi procurato, bellissima."
Si era appoggiato alla spalliera della sedia, con le mani 5ul
tavolo, le braccia tese per stabilire la distanza.
Gli occhi della
fattucchiera avevano smesso di sorridere.
Calcolavano la quantit di verit e menzogna che c'era nel cliente.
"Non ricordo nessuna Carol."
"Non  un nome che si dimentica facilmente.
Il mio amico,
beh, il mio amico, il mio informatore mi ha dato una foto che
lei ~~li~~~~0~70~ ~\~~~al,~~t~~~~"~ procuratagli da Paca rimase davanti al
la donna.
La poca luce di una lampada da tavolo la sommergeva in una pozzanghera gialla che la faceva apparire al suo peggio.
La fattucchiera sembrava adoperare un solo occhio per la
valutazione dell'immagine, mentre l'altro restava fisso su Carvalho
"Non mi piace che i miei clienti si passino le ragazze.
Mi
sembra poco delicato e inoltre ci rimetto la commissione."
"Vede a lui non interessava pi perch stava per andar via
dalla Spag'na o da Barcellona.
Non ricordo troppo bene.
Fatto
sta che ho tardato a decidermi.
E pi di tre mesi che ho la foto
e lui mi ha spiegato che questa donna non  sempre disponibile"
`~o molte donne cos.
Lo fanno a periodi.
Nei momenti di
bisogno."
"Questa a quanto pare non era di qui, o spariva per lunghi
periodi e poi tornava."
S.
"Gliel'hai procurata tu?"
"E possibile.
E passata senz'altro di qui.
Spariva e tornava
ogni tre o quattro mesi.
Non mi ha mai detyo il perch: Forse
aveva delle cambiali che le scadevano ogni novanta giorni e
aveva bisogno di qualche aiuto economico."
"Come la si pu localizzare?"
"Ho un numero di telefono."
Gli occhi studiavano Carvalbo e i loro sguardi si incrociarono.
"Me lo di?"
"Non  una donna a buon mercato."
"Non che io abbia molti soldi, ma insomma, ne ho abbastanza da togliermi un capriccio, sempre che la donna li valga."
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Una mano si appoggi al tavolo e scarabocchi un numero
accanto a quelli scritti prima.
"Pu darsi che non la trovi.
Mi ha telefonato per l'appunto tre o quattro mesi fa, e poi niente.
Ma adesso dovrebbe richiamare.
Non ha mai mancato in questi due anni.
Non so
che cosa facesse prima.
Io lavoro qui Qrmai da due anni.
Te lo
ripeto.
Questa  una specie di agenzia matrimoniale.
Io metto
in contatto delle persone che si cercano.
Quello che fanno dopo sono fatti loro, non miei.
Rimanga chiaro."
"Chiarissimo."
"Non so.
Non so.
Sei un cliente complicato.
La vuoi quella li fuori che aspetta?"
"Va bene.
Per il momento le offrir da bere.'
"Ben fatto.
Bisogna curare le buone maniere.
Da me vengono parecchi tipi che pensano che basti arrivare qui per fare
pum pum.
Chiamami tra due o tre giorni, se non ti sono serviti i contatti che ti ho procurato.
Come ti ho detto, i soldi
che mi hai pagato ti danno diritto a due mesi di segnalazioni.
Si alz dando per finita l'udienza e precedette Carvalho
per spiegare alla ragazza che quel signore voleva scendere in
strada con lei.
La ragazza scese le scale davanti al detective
con una certa eleganza nei movimenti della sua giovane ossatura e si lasci offrire un caff macchiato al bar all'angolo.
Raccont a Carvalho che andava di casa in casa a vendere una
macchina per fare i sorbetti.
"Non sapevo che i sorbetti spopolassero.
"Beh, la macchina serve anche a fare la maionese, impastare la farina, e persino a preparare gli insaccati e se sei un appassionato di cucina ci puoi anche adattare una serie di accessori che ti consentono di eliminare tutta la baraonda di piccoli
elettrodomestid che tieni stipata negli armadietti."
"E molto cara?"
"Prima era carissima.
Adesso  uscita quella che vendo io,
te la compri per trentamila."
"Ne vendi molte?"
"No.
Ho appena cominciato.
Per questo continuo a venire
qui.
A proposito.
Vuoi che andiamo da qualche parte?"
Avrebbe finito parlando del figlio o dell figlia senza padre
o con un padre cattivo o con un padre disoccupato che l'aspettava in casa, mentre lui le contava le costole arrossate dalla luce afrodisiaca di una stanza d'albergo dall'aria viziata.
Carvalho lasci cadere duemila pesetas nella borsa socchiusa
da cui la donna aveva estratto il catalogo del magico aggeggio
elettrico.
"Oggi non mi va.
Forse un altro giorno.
Dammi un catalogo.
La macchina mi sembra utilissima."
"Lo .
Lo ."
Le si raffredd il macchiato mentre decantava le eccellenze
del marchingegno.
Le domande di Carvalho sul sistema per entrare in contatto con la mezzana ottennero risposte scontate.
Per telefono.
Attraverso le pagine degli annunci economici di
"El Peri6dico" o di "La Vanguardia", come punto di riferimento.
Con il catalogo in tasca e un piede ormai verso la porta,
adesso era la ragazza a insistere nel protrarre una conversazione
sul lavoro e sulla vita.
A un certo punto introdusse una mano
nella borsa per prenderne un libretto.
"Hai letto questo?"
Il sentiero verto te stesso, dello yoghi Madhasharti.
Gli occhi
di serpente della ragazza non chiedevano pi n denaro n conversazione.
Chiedevano la comunione dei santi.
"Non sembro pi un lustrascarpe, Pepe.
Sembro un mendicante, uno di quei mendicanti moderni, Pepe, che nemmeno i
mendicanti sono pi quelli di prima.
Ricordi quei mendicanti come Dio comanda che c'erano dopo la guerra? Monchi, zoppi,
senza le gambe, ciechi, orbi, ma tutti d un pezzo, Pepe, e non
questi mendicanti di merda del giorno d'oggi che si fanno perdonare l'elemosina che ti arraffano fingendo di pulirti i vetri della
macchina o dicendoti che hanno perso il lavoro e i loro figlioli
muoiono di fame.
Questi non sono mendicanti, sono dei moderni.
E io sono un antico, Pepino, quando la gente mi vede con la
cassetta in mano pensano che sono appena uscito da un museo.
Tutti hanno in casa uno di quegli spruzzini per pulire le scarpe
ed  sfumata la passione per le scarpe lucide che c'era una volta.
Hai visto che cosa porta ai piedi la giovent? Niches o chiss come si chiamano.
Come si pulisce quella roba, Pepe?"
"Puoi rintracciare a che indirizzo corrisponde un certo numero telefonico?"
Bromuro ferm l'arco di violino della sua spazzola piena di
lucido e offri a Carvalbo la visione minacciosa dei suoi denti rotti e marci, dei suoi occhi gialli, bassi, lacrimosi, della sua pelata
piena di depositi di inquinamento atmosferico e di comedoni incistiti come chiodi.
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`~Adesso ti ascolto, amico.
Questa  una domanda dei vecchi tempi.
Quando ci si buttava a capofitto.
E pu darsi che
mi riesca di esserti utile, perch ho conservato i miei contatti,
e per alcune persone, molto poche, il cavaliere legionario Francisco Melgar  sempre il cavaliere legionario Francisco Melgar.'
"~ chi  costui?"
"Io.'
"Non sapevo che avessi cambiato nome.
"Pensi forse che sono nato col nome di Bromuro addosso?
Pensi forse che mio padre e mio nonno si chiamassero gi Bromuro? Mi prendi per i fondelli, Pepe? Avanti, dammi quel numero."
Carvalho gli allung un foglietto e Bromuro lo prese con
cura per non sporcarlo troppo con le mani lerce.
Allontan il
biglietto dagli occhi per riuscire a leggere i numeri.
"Hai con te un paio di occhiali, Pepe?"
No.'
"Perch io ho perso quelli che mi ero comprato qualche anno
fa e non vedo nulla.
Devo comprarmene un altro paio, ma non ho
mai tempo di andare dai robivecchi di plaza de las Glorias, l ci
sono occhiali per tutti, ammucchiati.
Bisogna armarsi di pazienza.
Li provi, un paio dopo l'altro, finch trovi quelli che ti vanno
bene.
Sono ottimi, pi economici e ti risparmi l'oculista."
Carvalho gli lasci duemila pesetas sulla cassetta di legno,
scurita e lustra alla sua et e condizione di stampella per il morale del penultimo lustrascarpe del Sud delle Ramblas.
"Generoso.
Sei dayvero generoso.
Non ce ne sono pi signori come te, Pepe.
E un piacere darti una mano.
Te e quattro scarpe.
Siete tutto quello che ho.
Meno male che io, con un
po' di vino e uno spuntino di calamari, carburo.'
"Perch non sistemi la faccenda del tuo ritiro?"
"Non ho pagato i contributi come lustrascarpe.'
"E come cavaliere legionario? Quando sei andato in Russia
con la Division AzuI?"
"Sono entrato nella legione con il nome di uno zio e per la
guerra in Russia non credo che paghino pensioni, e per di pi
non figuro."
"Ma come, non figuri?"
"Ti dico di no, Pepe.
Sono andato a chiedere le carte qualche
anno fa e mi hanno detto che ero morto attraversando un fiume
russo.
Io che non so nuotare.
Se non so nuotare, come possono
pensare che mi sia buttato in un fiume russo? Tu questo lo capisci,
ma quel funzionario, no.
Lei  annegato proprio per questo,
perch non sapeva nuotare, mi diceva, cos come lo senti, tranquillo come una pasqua.
Mi guardi, gli rispondevo, le pare che
questa sia la faccia di un morto? Lei pensa che se fossi morto
sarei qui ora? No.
E evidente.
E se sono qui  perch, non sapendo nuotare, non avrei potuto attraversare un fiume, e meno
che mai un fiume russo, manco se me l'ordinava il generale
Mufloz Grandes in persona, con tutto il rispetto che provavo
per lui, il pi grande generale che ci sia mai stato in Spagna sin
dai tempi delle invasioni napoleoniche.
Tu questo lo capisci.
Ma quel passacarte  rimasto fermamente convinto che ero
morto perch non sapevo nuotare.
Pu darsi che i socialisti mi
sistemino ora la faccenda, Pepe.
Cosa credi che penseranno i
socialisti di un ex legionario della Divisi6n AzuI?"
"Del gran bene.
Vogliono riconciliarsi con te.
"Io a loro non ho fatto niente.
Scriver ad Alfonso Guerra,
mi  pi simpatico di tutti.
Sai, Pepe, questo Guerra ha delle
cose che mi ricordano il generale Muiioz Grandes."
Carvalho si era staccato da Bromuro e camminava ormai
verso il porto sul marciapiede del ristorante Amaya.
Gli arriv
la voce di Bromuro con la promessa di informazioni appena le
avesse avute.
Era l'ora dell'angelus: "... e l'angelo annunci a
Maria", avrebbero detto le emittenti radiofoniche.
Ma sui marciapiedi delle Ramblas c'erano gi le puttanelle mattiniere, giovani come la loro voglia di mangiare e di vivere, ragazze travestite da puttane a buon mercato o forse lo erano, alla portata
dei cercatori mattutini, frettolosi visitatori della citt che non
potevano aspettare le ombre del tramonto.
Charo si era appena
alzata.
Aveva 5ul viso una maschera di fondotinta bianca e i
capelli raccolti in un foulard.
Nel lavandino, un paio di bicchieri di whisky con i cubetti di ghiaccio sciolti, un portacenere pieno di mozziconi di sigaretta e due di sigaro, e odore rancido di pessimo tabacco in tutta la casa, e puzza di chiuso che
si sparse nel cortile interno del palazzo quando Carvalho spalanc le imposte e un sole indeciso entr svogliato nella stanza.
"Apri, qui puzza come una stalla.
Intorno al porto  cos
umido che l'appartamento puzza sempre di chiuso, e non si
pu dire che io non apra le finestre.
Non erano frequenti le visite di Carvalho, di conseguenza il
pretesto di guadagnare tempo tra la conversazione con Bromuro e qualche impegno difficile da spiegare, non aveva disarmato la diffidenza di Charo.
Con una mano in un barattolino per
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ammorbidire le pellicine intorno alle unghie, Charo passava
dalla concentrazione sulla sua manicure a occhiate su un C arvalho silenzioso che sorseggiava un tazzone di caff con dell'anice secco.
"Non so come riesci cos di buon mattino a cacciarti quella
ibba nello stomaco.'
Carvalho non voleva parlarle del suo lavoro, eppure la contemplazione divagante di quelle quattro pareti gli suggeriva soltanto domande professionali che doveva trattenere prima che
gli sfuggissero dalle labbra.
"Sei al corrente di come funzionano quei posti che offrono
di mettere in contatto la gente?"
"Agenzie matrimoniali."
"Non precisamente matrimoniali.
"Ah, beh, ti riferisci a quello.
Vieni a parlare della fune in
casa dell'impiccato.
Mi fanno una concorrenza insostenibile.
Non so come mai, ma voi uomini ci cascate come mosche.
Prendi un po' quelle pagine di giornale ritagliate, li.
Leggi sotto `Relazioni' e poi sotto `Relax', da non crederci, e poi dimmi
tu se  giusto, quanta facciatosta al giorno d'oggi, la gente non
rispetta pi nulla.
Signorina ventiduenne bella non professionista, hostess modelle e accompagnatrici giovani universitarie...
"No, tra un po' dovr iscrivermi all'universit per adulti....
appartamenti privati di lusso, visite in albergo e a domicilio,
carte di credito."
"Vuoi credere, Pepiflo, che certi clienti mi vogliono pagare
con la carta di credito? Tutto,,per colpa di quelle tipe che sembrano merce da supermercato.
Maria, ventiquattrenne, commessa di boutiche, metro sessantacinque armoniosissima...
"Boutiche, con ci acca...
"Non si scrive con ci acca? Tanto peggio.
Pensa, si annuncia sul giornale ed  un'analfabeta di ritorno.'
Signora trentenne esuberante difficolt economiche chiede
aiuto signori benestanti.
Inganna tua moglie solo se vale la pena.
Vedove catalane mature e calde.
Sono un capriccio diciannovenne tua se te lo puoi permettere.
Club privato, compagnia
femminile liberale ma non professionale.
Procuro contatti molto
qualificati con signore e signorine gran classe, massima discrezione e solvenza richiesti.
Jessica, ventiduenne, i seni pi perfetti per il massaggio thallandese e la sensualit di una sirena.
Vuoi la miglior lingua?, tre signore andaluse ti aspettano a calle Pelayo cinquantadue...
"Dimmi tu che c'entra che siano andaluse.
Fossero anche
catalane di Reus..."
"E un ammiccamento ai compaesani.
La politica della
pata per affinit regionale.
"No, Pepe, no, tutta questa concorrenza pubblicitaria sta
facendo del gran male a noi lavoratrici serie.
Leggi, leggi fino
in fondo.
C' persino un annuncio che dice: madre e figlia per
qualche giorno.
Ma ti pare giusto? Un mio cliente ci  andato
e ha chiesto loro la carta d'identit per controllare se erano
madre e figlia, e secondo la carta di identit lo erano.
E tutto
quel bla bia sulla doppietta lesbica, della scopata alla greca, alla thailandese, del bacio nero, ma dove andremo a finire? Io
non mi stanco di ripeterlo ai miei clienti: se vi siete messi in
testa che io mi adegui a tutte le porcherie nuove che sono diventate di moda, vi sbagliate di grosso.
Io sono per il rapporto
classico.
Questo  quello che sento e quello che sentir fino a
quando mi ritiro o muoio.
E tutto `~il resto  una stronzata o
una degenerazione.
E bello che un uomo cerchi e trovi delle
cose che normalmente sua moglie non gli offre, ma dimmi tu
che cos' quella stronzata della madre e della figlia o della tabaccaia di Amarcord, dimmi tu che cosa pu offrire quella tizia che si annuncia come la tabaccaia di Amarcord."
"Mi interessano soprattutto i contatti.
Come funzionano.
Chi li gestisce.'
"Ci sono molte cose strane nella faccenda.
In genere si
pu trattare di una donna piuttosto sveglia che ha gi adoperato il proprio appartamento per appuntamenti clandestini e
che a poco a poco si coltiva delle ragazze fisse e le offre ai
clienti come donne sposate con problemi economici che fanno
il mestiere solo per qualche settimana o perch, beh, perch
stanno passando un brutto momento.
Ma c' anche molto
sfruttamento della prostituzione.
E poi succede quel che succede, perch voi uomini leggete degli annunci cos attraenti e
abboccate.
Ma un mio cliente, uno molto spiritoso, poveretto,
uno di laggi, vicino a Tarragona,  andato in una di queste
agenzie per farsi quattro risate e gli hanno dato degli indirizzi.
E ogni appuntamento era una fregatura, perch alcune facevano la commedia per spremere pi soldi, e prima di poterle
portare a letto doveva passare pi peripezie che nei Misteri di
Fu-Manci.'
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Si notava che Charo era di un'altra epoca.
Una donna pi
giovane avrebbe usato come esempio Guerre stellari, ma Charo
insisteva ancora su Fu-Manci e non poteva indovinare perch
a un tratto Pepiflo, sempre cos serio, la guardasse con un leggero sorriso.
"Stai ridendo di me? Credi forse che menta?"
"Vale a dire, una donna che volesse contattare dei clienti
per un certo periodo di tempo, quello che lei decide, potrebbe
mollare la cosa quando vuole?"
"A seconda dei casi.
Se non ci ha ficcato il naso dentro
qualche pappone, allora s.
Se si  fatta scoprire e sanno chi ,
la possono ricattare perch non si tolga dal giro.
Questo dipende anche dalla furbizia della donna."
"Vale a dire, che ci possono essere dei regolamenti di
conti.'
"Suppongo che ce ne siano.'
"Ma non ti risulta.
"Non mi risulta perch non mi interesso di quello che non
mi riguarda.
A quelle amiche che mi hanno proposto di passare
a quel genere di lavoro perch rende di pi e ti trattano persino meglio, perch  come se una non fosse quello che , ho risposto di no, perch non mi sentirei a mio agio facendo la
commedia.
Dobbiamo vederci a una cert'ora perch mio marito
rincasa alle sette.
O, se mi fingo commessa, dire che non esco
prima delle nove.
O telefonami in ufficio ma solo tra le due e
le tre, quando il capo esce a mangiarsi un panino.
Questa 
commedia.
Questo non  serio.
Non trov Bromuro nella sua sede lavorativa all'angolo di
calle Escudillers, n nei bar e antri della zona, e non gli aveva
nemmeno telefonato in ufficio.
In un bar di calle Arc del Teatre gli insinuarono la possibilit che fosse caduto nella retata
della sera prima, ma Bromuro era un personaggio noto alla polizia e non sarebbe stato trattenuto in commissariato se non il
tempo strettamente necessario per l'identificazione.
Nella pensione dove dormiva il lustrascarpe non lo vedevano da giorni,
tuttavia la padrona si prese la soddisfazione di urlare a Carvalho che lei non era tenuta a star dietro agli andirivieni di quel
vecchio, lazzarone e farabutto che le doveva di nuovo cinque
mesi di pigione, che un giorno rientrando si sarebbe trovato la
scatola di cartone sul pianerottolo.
Come la padrona chiari subito dopo la scatola di cartone era la stessa servita per consegnarle il' televisore a colori e che Bromuro si era fatta dare
per custodirci tutti i suoi beni.
Si stavano accendendo le luci
sulle Ramblas quando Bromuro buss alla porta dell'ufficio e
chiese qualcosa di forte da bere per recuperare la parola e la
dignit.
"Ho perso tutto in una notte, Pepe.
Posso anche morire."
Pi allarmato Biscuter di quanto non lo fosse Carvalho per
l'improvviso pessimismo del lustrascarpe non rasato, sporco e
spettinato nei pochi resti del vischioso tappeto dei suoi parietali.
"Mi hanno preso ieri sera, Pepino, nella retata, un tenentino di quelli che hanno scovato chiss dove e io sorridevo a me
stesso, tra un po' questo se ne accorge, se ne accorge che casino quando vedono comparire Bromuro in commissariato.
E appena arrivo vado dall'agente di guardia e mi identifico.
Nulla:
Come se gli avessi detto dell'arresto di uno zingaro.
Non mi
guardava nemmeno.
Esigo di parlare con Miraflores o con Contreras, lo sai di chi parlo.
Miraflores  andato in pensione e
Contreras se ne sbatte perch ormai si occupa di ben altro.
Ormai i coglioni mi giravano come le pale di un mulino, e gli ho
spiattellato sotto il naso il mio passato di legionario, la mia
campagna con la Divisi6n Azui, e il mio lavoro come confidente
di riguardo quando le strade pullulavano di pistoleri.
Allora arriva un bamboccio di quelli appena usciti dall'accademia, e non
mi viene a dire che i miei meriti non contano pi nulla?, e me
lo dice con la sua barbetta e quella faccia da comunista per corrispondenza, da comunista per corrispondenza, io questi tizi li
sento a naso, perch io un comunista vero, che lo  da sempre,
lo rispetto, ma un pivello poliziotto o comunista o democratico
o qualsiasi pasticcio contronatura, no.
Quel tizio mi molla fl
come uno straccio e mi dimentica, e io che divento sempre pi
piccolo, Pepe, davvero, perch pensavo tra me e me, tanti spari tanti inverni senza indossare la maglietta, a petto nudo, e
po'i finisce che non ti vogliono nemmeno come confidente.
Non merito la tua fiducia, Pepiiio.
Non sono niente.
Sono una
merda.
Ho lasciato i coglioni in commissariato.
Mi sono caduti
per terra come due pellacce secche, come due bucce di nespola."
Un paio di bicchieri di acquavite e un panino di salame piccante preparato da Biscuter restituirono a Bromuro la voglia di
tornare a essere colui che era.
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"Ma domani stesso, appena mi sono ripreso, mi pianto l e
chiedo di vedere Contreras e in sua presenza faccio chiamare
quel pivello di ieri e lo svergogno.
Nemmeno quando gli ho
detto della Divisin Azul ha cambiato espressione.
N quando
gli ho fatto presente che ero entrato insieme al generale Yage
~a liberare Barcellona.'
"Lui non era ancora nato.'
"Nemmeno io ero nato quando abbiamo perso Cuba, eppure ho sempre saputo benissimo chi fossero Weyler o Polavieja.
Non gli insegnano pi la storia, Pepe.
Conoscere la storia  maI
visto.
La gente vive alla giornata e non tiene quasi in conto
quel che  accaduto appena ieri.
Non c' posto in questo mondo per la gente con memoria.
"Parlando di memoria.
Ricordi quel che ti ho chiesto?"
"Tutto qui.
Pepe." E si tocc la testa con un dito. "Me lo
son ficcato qui quando ho viStO che il commissariato non  pi
quello di una volta.
Ho avuto paura che mi trovassero il biglietto con il telefono e l'indirizzo e mi piantassero una grana,
perch nemmeno della polizia ti puoi pi fidare.
Mi sono mangiato il biglietto.
Poi ho passato tutta la notte a ripetermi l'indirizzo per non dimenticaflo.'
Bromuro guard verso il soffitto e recit tutto d'un fiato:
"Carretera de Vallvidrera, 67 bis, pianterreno"
"Avanti, Bromuro, non raccontarmela.
Dalle prime cifre del
numero pensavo che fosse dalle parti di Sarri, non sulla mia
strada di casa."
"Che io possa morire di colpo, Pepe, se mento.
Mi son dato una consegna: sar forse il tuo ultimo gesto,, da uomo, ma
devi comportarti all'altezza degli ordini di Pepe.
Carvalho tir fuor~ da un cassetto l'elenco telefonico e cerc nella guida stradale l'indirizzo indicato da Bromuro.
C'era
soltanto un numero e coincideva con quello scritto sul biglietto
dalla mezzana, e il nome dell'intestatario di quel numero gli
succhi lo sguardo come se si fosse trattato di un campo magnetico: Juan Pons Sisquella.
C arvalho abbandon il proprio corpo sulla poltrona girevole
e smise di ascoltare la geremiade di Biscuter e Bromuro per cominciare a costruire l'intuizione di un sospetto.
Prese il telefono e chiam agli Elettrodomestici Amperi, ma la chiamata
squillava e squillava come se fosse caduta in una rete che non
le consentiva di raggiungere l'obiettivo dell'urgente bisogno di
Carvalho.
Subito dopo telefon alla famiglia di Charo e rispose
la voce ombrosa del disoccupato.
No, sua moglie non poteva
venire all'apparecchio.
Carvalho rivel la propria identit e lo
inform di essere in cerca di Narcfs.
"Non so nulla di lui.
So soltanto che hanno arrestato mio
figlio.
Mia moglie  andata in commissariato per cercare di vederlo."
"Perch?"
"Non ci hanno dato nessuna spiegazione.
Se lo son portati
via quest' tutto.
Il ragazzo stava gi prendendo la porta per
an~are a lavorare e se lo son portati via come un delinquente."
"Ha presente quale fos,,se il nome del padre di Narcfs? Ricorda se si chiamava Juan?
"No.
Non ricordo.
Mi suona che sua madre si chiama
Neus, Nieves in spagnolo, ma non ricordo il nome di suo padre.
Che interesse ha questo, ora? Per favore, se lo trova, ~1i
dica del mio Andrs.
Gli  sempre stato amico e potrebbe darci
una mano.
Lei non pu fare niente?"
"Far quel che potr."
Far quel che potr, ripeteva minuti dopo a una Charo con
i nervi a fior di pelle.
"Pepe, hanno perduto la bussola, non sanno come fare.
Prima, la storia del figlio tossicomane che non sanno dove sia andato a finire.
Ma ad Andrs  la prima volta che capita qualcosa del genere.
Non c' modo di localizzare Narcfs.
Come se
fosse scomparso."
"Ci vado subito io e parlo a Contreras," si offriva Bromuro
che si era ormai ripreso, marziale nella sua decrepitezza, disposto a capeggiare la spedizione verso la Questura.
Carvalho gli chiese di non muoversi dal posto per un po' di
ore forse quelle che gli servivano per riordinare i propri pensier'i e trovare un significato al senso di allarme percepito di
fronte alla coincidenza del cognome dell' autodidatta con quello
del proprietario della casa nella carretera de Vallvidrera.
Nemmeno il telefono dell'abitazione dell'autodidatta rispondeva e
non era il caso di iniziare un'indagine a tappeto in tutte le saune e "saloni di relax" della citt.
"Hai saputo il motivo della retata?"
"Perch s, perch le strade sono piene di delinquenti e i
poliziotti si sentono accusare da tutti i negozianti della Catalogna un giorno viene ucciso un gioielliere e un altro un droghiere' e devono muovere le chiappe perch la gente non dica
che non muovono un dito.
Nessuno riesce pi a fermare la de192
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linquenza.
Si pu fermare il terrorismo? No.
Finch non avranno sbattuto in galera la met dei baschi e spedito in Venezuela
il venticinque per cento di quelli rimasti, non c' nulla da fare.
In tutte le grandi citt succede lo stesso.
La gente  incazzata
nera e non fa che affrettarsi ad arrivare quanto prima chiss
d~~ve.
E cos anche per il delinquente col colletto bianco e per
il sedicenne che ruba una macchina per far bella figura con gli
amici o rapina una farmacia per bucarsi.
Ti dico la verit, Pepino, io ormai sono vecchio e dopo tutto quello che ho vissuto
non  il caso di giocarmi il tutto per il tutto, ma se fossi giovane e vedessi quello che vedo, mi impiccherei, non mi farei pi
ingannare, no, perch mai far la scalata a questa montagna di
anni, sempre a faticare, un giorno dopo l'altro, e beccati questa, e beccati quest'altra, per trovarmi alla fine senza manco un
pugno di mosche in mano?"
Su col morale, arringava Biscuter, come solo il conquistador
Corts avrebbe saputo arringare le sue scoraggiate e decimate
osti dopo la Notte Triste, e c'era un che di illuminata arringa
patriottica nell'allocuzione del biondastro, con un braccio in alto e gli occhi sull'effetto delle proprie parole nell'orografia tenebrosa della faccia di Bromuro.
Era il regolamento delle frontiere della speranza nella patria dei miserabili e Carvalho chiese
a Charo di andare incontro a Mariquita mentre lui sbrigava
un incombenza non rinviabile.
Il compito consistette nel risalire in macchina e ripetere i gesti quotidiani come per tornare a
casa.
Ma si trattava soltanto di un simulacro che aveva il suo
scopo annunciato ai piedi stessi della montagna, dove alla citt
sfugge la natura, e gli alberi e le piante, imprigionati dietro i
muretti delle ville pi o meno decadute, promettono la vicinanza della montagna.
Era il crepuscolo a macchiare di color sangue secco le mura delle scuole, e persino i ragazzini che recuperavano le loro pretese di libert, mentre le mamme si svagavano sostituendo l'autista, e i pachidermici bus venivano sorpresi
nell'istante in cui non sapevano se avanzare o indietreggiare,
restare o restituire il loro carico di reduci bambini.
E qualche
metro pi in alto, pensava Carvalbo, probabilmente, il luogo
del delitto.
Gli crebbe dentro la sensazione del tempo doppiamente ben
adoperato.
Come se gli portassero il lavoro a domicilio.
Il numero sul biglietto corrispondeva a un villino dall'aspetto esteriore
di abbandono, a pochi metri dalla stazione della funicolare.
Un
vigile urbano regolava l'uscita degli alunni di una scuola, come
un rigagnolo di formiche infantili che camminassero dall'edificio fino alla stazione, e fu lo stesso vigile a indicargli con gesti
energici che non poteva parcheggiare in strada.
Infil quindi il
ponte immediatamente prima della funicolare e lascio la macchina in una strada solitaria ai piedi delle alte mura di una propriet.
Cammin verso la casa e arriv davanti a un alto cancello metallico sul quale avevano fissato una ormai vecchia lastra di zinco per occultare il giardino.
Spinse la porta che si
apri.
Lo aspettava una distesa di ghiaietta e in mezzo un corridoio centrale di mattoni che avanzava verso la scalinata centrale di una casetta con pretese neoclassiche.
Ma il giardino non
era vuoto.
I due uomini gli si precipitarono addosso.
L'uno si
ferm a un palmo dalla sua fac~ia e l'altro gli marc il fianco
destro.
Forse riconobbe i loro visi, in ogni caso riconobbe il loro gesto.
"Si identifichi, per favore.~:
"E voi?"
La piastrina gli venne offerta con la pi rigorosa asepsi professionale.
A quello che aveva davanti non serviva la carta di
identit per riconoscere Carvalho, infatti quasi non lo guardo.
"Ci segua per delle formalit."
La porta della casa si era aperta e sulla soglia si mossero altri due poliziotti, mentre si indovinavano altre presenze all'interno.
La casa era stata occupata ed era una trappola: ci era cascato come un pivello.
Non pose ostacoli legali e preferi viaggiare nella macchina della polizia piuttosto che nella sua.
"Da quelle parti  difficile parcheggiare."
Durante il tragitto frug tutti gli angoli del cervello per indovinare quando e perch la polizia iavesse dato inizio a movimenti prima paralleli e poi coincidenti con quelli suoi.
O ~egulvano da tempo gli Abelliin, o lui stesso, oppure erano stati i sospetti della mezzana a scatenare tutto quanto.
Ci hai giocato
troppo, con quella donna.
Ti sei comportato come un detective
dilettante o come un detective da film.
"Contreras?"
"S.
Questo caso  nelle mani di Contreras.
Quando gli abbiamo detto per telefono che l'investigatore Carvalho si era
cacciato da solo nella gabbia,  mancato poco perch crepasse
dalle risate."
"Ma lui ride?"
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"Di tanto in tanto."
"Pensavo che avesse fatto voto di tristezza dopo la morte
di Franco."
"Non esageri.
Contreras appariva dietro una Manhattan di pratiche, alcune con l'aspetto di essere li fin dai tempi di Jack lo Squartatore.
"Accidenti, che stravaganza.
Il Superman privato.
A lei 
inutile propinare una lavata di capo.
Questa volta perde la licenza.
E si ritenga soddisfatto se tutto finisce con un semplice
cambiamento di mestiere.
Non ho tempo da perdere e le conviene cantare presto e bene.
Voglio tutto.
Chi cazzo l'ha cacciata in questa carneficina, perch lei sa gi che questo caso
non ha a che vedere con un assassinio, ma con una carneficina.
"Mi sento tentato di tacere il nome dei miei clienti, e se mi
scoccia un po' troppo e mi dichiara in arresto ho diritto di
chiamare un avvocato."
"Ma certo, uno, due, tre, tutti quelli che vuole.
E io pure.
Bisogna contribuire a che tutti si guadagnino la pagnotta.
Intende avvalersi %i1. ,s,egreto professionale, no?"
"Diciamo di
"Diciamo di si.
Tu, Renduelas, portami i segreti professionali di questo signore."
Renduelas era stanco o del suo mestiere o della vita, fatto
sta che si allontan con una lentezza agonica verso la porta di
vetro fum che separava l'ufficio di Contreras da quello contigao.
La lasci aperta e, mezzo minuto dopo, Sotto l'architrave,
c erano Andrs e l'autodidatta.
Andrs era abbattuto, l'autodidatta ostentava un mezzo sorriso cinico coperto dal rossore delle guance, un rossore inconfondibile, il rossore dovuto a due
schiaffi che l'autodidatta si era buscato ricorrendo al dizionario
enciclopedico che teneva nel cervello.
"Carvalho, ma guarda...'
"Tu, chiudi il becco.
Il ruggito di Contreras ammutoli il sapientone.
"Sono questi i tuoi segreti professionali? Allora hanno
smesso di esserlo.
Portali via.
Contreras si adagi nella poltrona e diede un'occhiata distratta a certe pratiche che non aveva esaminato negli ultimi
trent'anni.
Di tanto in tanto inarcava un sopracciglio per far
posto all'occhio che puntava su Carvalho.
"Ebbene? Si va avanti a giocare a nascondino?"
Si apri di nuovo la porta di vetro.
Renduelas, un po' i'i sveglio:
"Vogliono un avvocato".
"Tutti e due?"
"No.
Il quattrocchi.
Quello che si crede tanto furbo.
All'altro
gli  tutto indifferente.
"Portali qui.
Adesso, Carvalbo, vedr coa~e lavota la polizia
democratica.
Renduelas, cosa hanno ammesso finora?
Renduelas guard Carvalho.
"Scuci scuci il signore  come di famiglia.'
"Il quattrocchi dice che la casa  sua e che l'affittava alla donna
per incontrarsi con un fidanzato.
Ma che non sapeva nemmeno
che fosse morta.
E il cucciolo insiste a dire che non sapeva che sua
zia si incontrasse in quella casa con il fidanzato."
"Il nome del fidanzato."
"Gins Larios Prez.
Marinaio.
A bordo di una nave.
Non sanno su che nave, ma ci siamo informati, La Rosa di Alessandria, un
cargo.
"Dove si trova adesso?"
"In mezzo all'Atlantic, sta tornando a Barcellona.'
"Contatta il compartimento nautico e spedisci un cablo.
Quel
Gins che vada messo agli arresti nella sua cabina sotto responsabilit ~el capitano.
Quando arriva a Barcellona?"
"Tra quattro o cinque giorni.
"Riportami quei due."
La prostrazione di Andrs era ormai a livelli sotterranei.
L'autodidatta ostentava naturalit e cercava una sedia per accomodarsi
come gli spettava di diritto.
"Tu ti siedi quando io te lo dico.
Bene Vediamo di farla finita
con questa seccatura il pi presto possibIle.
Abbiamo ormai l'assassino e adesso voi due mi spiegate perch avete coperto quello,,
schifoso che ha sbudellato una donna come una bestia da macello.
"Io in ogni caso quel che ho coperto  una storia d'amore."
Cai'valho temett'e il peggio per la faccia dell'autodidatta dov'era ricomparsa l'aria sorniona.
"Mi assumo ogni responsabilit.
Il mio amico Andrs non sapeva che avessi dato in prestito la casa a sua zia.
Andrs scuoteva la testa affermativamente, come per affermare qualcosa a se stesso.
"Il tuo amico Andrs, quello che fa il marchettaro in un salone
di massaggi."
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Gli occhi di Andrs riassumevano la sua indignazione e fece
un passo verso il commissario, passo che gli venne calpestato

"Fermo, cucciolo, qui non siamo al cinema.
"Io non faccio le marchette, le marchette le fa sua..."
Calma, ragazzo, non cercarti quel paio di ceffoni che svolazzano nell'aria.
D'accordo, d'accordo, ti crediamo.
Lavori come inserviente.
Ma ammetterai che  un posto poco raccomandabile."
"Non c' scelta.
"Ma certo.
La disoccupazione.
La riconversione industriale.
La crisi economica.
La solita balla, ma te la do per buona.
Benissimo.
Tu ti guadagni onestamente da vivere facendo le pulzie in un bordello.
Qualcuno deve pur farlo.
Si d il caso che
tua zia sia una signora benestante di Albacete con un fidanzato
che fa il marinaio col quale si incontra a Barcellona e, non soddisfatta di questo, esercita occasionalmente la prostituzione in
una casa di propriet del tuo migliore amico e sotto lo pseudonimo di Carol.
E tu non ne sapevi niente.
"Glielo giuro, lui n,on sapeva niente.
Per me era una specie
di gioco, glielo giuro.
E mio amico, ma non sa tutto quello che
faccio durante la giornata.
"Lo sente, Carvalho?"
"Sono tutto orecchie."
"Allora, come diamine c'entra lei in tutto questo? Questo
signore sostiene che non sapeXa null,a dell'assassinio, ma ingaggiano lei perch scopra l'assassino.
Si fece avanti l'autodidatta.
"Mi sono vistO costretto a immischiarmi quando ho saputo
del delitto.
Anche la famiglia Abelln l'ha saputo solo alcuni
giorni dopo."
"Quindici, venti giorni dopo, quando sono stati identificati
i resti.
Da allora sono passati tre mesi, sufficienti perch lei,
che  tanto intelligente, associasse l'assassinio con la casa di
sua propriet e decidesse di venire a deporre s,u una prova circostanziale.
Renduelas.
Renduelas.
Dica un po al signore quanto si pu beccare per questo.'
"Un sacco."
"Avete trovato il cadavere in casa mia? No.
Che prova circostanziale ho mai nascosto?"
"Tu sapevi che lei vedeva q,ialcuno a Barcellona, tant' che
ci hai fornito nome e cognome.
"Non l'avevo associato all'assassinio.
Perch mai avrebbe
dovuto ucciderla?" .
"Andremo avanti quando arriveranno i. vostri avvocati,
perch qui, vivaddio, siamo piu costitu,zionali della stessa Costituzione.
Chiamate i vostri avvocati.
"Io non ce l'ho.'
"Quello mio sar anche il tuo.'
"Ben fatto.
Cos vi verr a trovare insieme in gattabuia.
Vi far lo sconto.
Portateli via.
Contreras era contento, fischiettava e osservava Carvalho
come se lo sorprendesse il suo riserbo.
"Ho appena risolto un br'itto caso, bruttissirno,; Manca
solo da provare la complicita di quei due disgraziati. al
Carvalho sorrise udendo la parola "disgraziato" riferita l'autodidatta.
"Era un brutto caso, bruttissimo.
E abbiamo aspettato
un elemento che facesse da detonatore.
Lo avevo detto a
questi.
Vero?"
"Questi" assentirono un po' controvoglia.
"Un giorno o l'altro si presenter un elemento che fara
da detonatore
"E questo elemento sono stato io.
La mia visita alla mezzana
li ch' cascato l'asino.
Possiamo dire di essere in buo
~1~~~1~~~aa~fO~~t0$~O~li~5~0~J0 ~e~~~~0~~J0~~\~~~~~\~~~~~~0~~~j{lp~~~~f1~~~~~$~~l~g~~~
si offre e a volte succedono cose strane.
Appena fiutano
qualcosa che puzza sanno benissimo che  meglio prevenire
che curare.
In quJsto caso c'era un fattore negativo che ci
ha fatto perdere del tempo.
I periodi di assenza tra una visita e l'altra della vittima a Barcellona.
Furono la ragione per
cui la mezzana, come lei la chiama, non sospettasse nulla.
Pensava, semplicemente, che si sarebbe rifatta viva, secondo
le sue strane abitudini.
A questo punto si presenta lei, Carlho.
Un se nale di allarme Ci interpella Le mostriamo le
~f~to E q~~5~~~ Il telefono.
La casa.
Il proprietario.
Quel
cervellone."
"Cervellotico
"Scervellato.
Si crede tanto furbo, lui.
Eppure, sta di fatto che potr cavarsela con poco, sempre che disponga di un
buon avvocato.
E cos che vogliono i tempi.
Noi puliamo e
loro sporcano.
Chi la dura la vince.
E lei, se ne vada, se ne
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vada prima che mi penta, ma la sua pratica segue il suo corso,
altroch se lo segue."
"Non mi ringrazi per questo.'
~uella sera Charo non pot ricevere i suoi clienti.
Il disoccupato si chiuse nel gabinetto e Mariquita pianse quanto le fu
possibile tra le braccia della cugina, mentre Carvallio cercava
di indovinare che cosa pensassero i due fratellini di Andrs,
un ragazzetto di tredici anni e una bambina di undici.
I piccoli se ne stavano seduti uno accanto all'altra all0 stesso angolo
del tavolo con la faccia tra le mani, avevano pianto ma ora
cercavano di spiegarsi il mondo in cui erano capitati, come se
lo avessero scoperto a un tratto.
Mariquita mescolava il suo
dolore per il figlio arrestato con quello per il figlio costretto a
lavorare in un posto tanto basso, in un posto tanto basso, aveva declamato il disoccupato prima di chiudersi nel bagno e
Charo aveva cercato di giustificare il lavoro del figlio, di nobilitarlo persino.
"Sono posti dove tutto  molto fine e chi non va in cerca
di cattivi esempi non li trova."
L'argomento aveva un po' consolato Mariquita, eppure immaginava scene di tutti i generi che aveva proibito a se stessa a
cui suo figlio poteva aver presenziato.
Quanto a Charo era
un'altra cosa.
In fin dei conti Charo lavorava a casa sua, come
se facesse la sartina o si dedicasse a lavori di taglio e cucito.
L'avvocato di Narcfs aveva telefonato verso sera e la sua voce
cauta preludeva alla parcella o rivelava. una prudenza reale.
Dal
punto di vista legale, le cose stavano peggio per Narcfs, ma se
avesse continuato sulla sua linea di difesa non ci sarebbe stata
alcuna prova che avrebbe potuto inchiodarlo per favoreggiamento.
Per Andrs, invece, se non fosse stato per il suo strano
lavoro, nessun giudice avrebbe chiesto la carcerazione preventiva.
"Mi aspetto che vengano rilasciati entrambi sotto cauzione,
a meno che non decidano di trattenerli fino all'arrivo del marinaio.
"E che cauzione possiamo pagare noi, povero figlio mio?"
Charo aveva offerto i suoi risparmi guardando di sottecchi
verso Carvallio, ma ritir lo sguardo appena capi di non avere
alcun motivo per poter contare su di lui.
Di tanto in tanto udivano i pugni mollati dal marito contro la porta del gabinetto,
non per uscire, ma perch ricordassero che lui era chiuso fl
dentro, solo con il suo dolore.
"Lascialo l, Mariquita, lascialo sfogare, almeno non se la
prende con noialtri.'
Carvallio era seccato o angosciato da tutta quella drammaticit, ma forse era seccato proprio perch il drammone cominciava ad angosciarlo e provava soprattutto una strana piet per
i bambini che disubbidivano ripetutamente alle sollecitazioni
della madre perch mangiassero qualcosa per cena, si scaldassero qualcosa, ma no mamma, non vedi che non abbiamo fame,
mamma.
Carvallio pens di offrirsi a portarli al fast-food supponendo che avrebbero accolto con entusiasmo l'idea, ma non
lo fece perch temeva di mettersi in ridicolo assumendo la parte dello zio fasullo o perch non voleva una corresponsabilit
nella degenerazione del gusto dei ragazzi.
E proprio nelle situazioni drammatiche, si disse Carvalho scherzando con se
stesso, che bisogna dar prova di fermezza di principi.
I fratellini quella sera rimasero quindi senza il fratellone, senza hot-dog
e probabilmente senza cena.
Charo cerc di convincere la cugina perch le lasciasse portare i piccoli a casa sua.
Da me saranno pi tranquilli.
Da te? Era orrore quel che apparve sul volto
di Mariquita, un orrore trasparente, pieno di innocenza, ma
che fece male a Charo, la quale continu a piangere per tutto
il tragitto da Montcada a Vallvidrera, dove Carvalho le offr
rifugio, cena e compassione.
Piangeva Charo per quel che era
capitato al nipote, per lo sgarbo della cugina e per la storia
della morta.
"Che cosa sar passato per la mente a quel ragazzo per fare
un simile sproposito? Perch tanta ferocia? Un uomo pu avere
un brutto momento, forse era venuto a sapere quello che lui
non sapeva, che lei faceva quello che faceva.
Pure lei, pure lei.
Pepe, tu credi che avesse bisogno di farlo? Le servivano dei
soldi? Altrimenti, lo faceva per vizio? Gins non le bastava?"
Carvalho voleva allontanare il caso da s.
Appena avessero rilasciato l'autodidatta, avrebbe presentato la parcella e sarebbe
passato ad altro.
Era l'ultima volta nella sua vita professionale
che intendeva accettare un caso che avesse a che vedere con una
persona cara e quasi si arrabbi con se stesso sentendosi mettere
in dubbio la logica dell'accanimento dell'assassino.
"Chiss.
Avr perso momentaneamente la testa.
Non sapendo che fare con il cadavere, avr pensato che, una volta fatto a
pezzi, sarebbe stato pi facile liberarsene."
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Nel sentirselo dire a voce alta gli sembrava addirittura verosimile e a Charo parve che lo fosse, perch bisbigli un chiss e si lasci portare a Vallvidrera mentre contemplava a occhi
aperti ricordi e immagini che solo lei vedeva.
"E bello Aguilas, Pepe?"
`Sl.
Ha un suo fascino.
Soprattutto com'era prima che cercasse di somigliare a Benidorm.
Le sue cale.
Le sue oasi di vegetazione sul viale.
"Un giorno ci torno.'
"Come fai a tornarci, se non ci sei mai stata?"
"E come se ci fossi stata.
Mia madre mi parlava di quel posto con un tale entusiasmo.
Poveretta, era stata la sola volta
che era uscita di casa, e aveva incontrato quella gente, son passati cinquant'anni, gli zii, la cugina, non sai quanto abbia voluto bene a Mariquita, e poi a Encarna.
Mia madre si ricordava
di tutti i compleanni, di tutti, Pepe.
Persino di parenti che non
aveva mai visto.
Aveva bisogno di sentire dietro le sue spalle
una grande famiglia.'
E dopo un silenzio:
"La vita  una merda, Pepe".
Forse la tua vita  una merda, Charo, pens Carvallio e forse anche la mia, ma perdere il controllo e autocompatirsi  da
fessi.
Coccol Charo portandole quel che gli aveva chiesto, un
tramezzino col pane a cassetta, di quelli che ti vengono cos bene, Pepe, con maionese all'aglio, lattuga, cetriolini sott'aceto,
formaggio, mortadella e fettine di pomodoro, e la lasci piangere a tratti, la lasci ricordare.
"Se gli fissano una cauzione e sono io a doverla pagare, rimani senza i tuoi soldi."
"Mi pagher l~autodidatta.~:
"Chi?"
"Narcfs.
"Quel ragazzo non mi piace, Pepe.
E un intrigante.
Che
ipocrita: sapeva tutto di mia cugina, le aveva affittato la casa e
non ha aperto bocca.
Perch?"
"Avrei bisogno di alcune ore per dimenticare la faccenda e
di altrettante per pensarci su, e forse ,dopo avrei in mano la soluzione.
Ma adesso non ne ho voglia.'
Charo si addorment sul divano.
Carvalho le cont le rughe
ancora lievi, apprezz la caduta tuttora tenue delle guance, gli
anelli sulla pelle del collo e cerc di cancellare con i polpastreffi
l'intrusione del tempo.
La maturit di Charo era la propria vecchiaia annunciata.
Pass gran parte della notte attizzando il
fuoco e gli venne voglia di dormire alle prime luci del giorno,
quando la citt cominciava a emergere ai piedi della montagna
come un modellino oppresso dall'inquinamento che galleggiava
come una proposta di coperchio nero.
Si sdrai a letto e qualche ora dopo venne svegliato dall'aggressione del telefono.
All'altro capo del filo la voce calma e didattica dell'avvocato.
"Il mio cliente verr rilasciato tra due ore.
Gli hanno fissato una cauzione di un milione di pesetas.'
"Di quale cliente mi parla? Credevo ne avesse due."
"Disgraziatamente il giudice ha chiesto la carcerazione preventiva, senza fissare una cauzione, per Andrs.
Da una parte
 stato danneggiato dall'immagine negativa conferitagli dal suo
lavoro, e dall'altra a loro serve un capro espiatorio fino a quando non avranno la conferma dell'arresto di Gins Larios.
Penso
che sia questione di giorni.
Ho gi parlato con don Narciso che
si  impegnato a pagare la cauzione dell'amico, appena il giudice vorr fissarla.
Credo che tutto si risolver favorevolmente.
Sarebbe cos gentile da comunicare tutto questo alla madre di
Andrs?"
"Perch non lo fa lei?"
"Ho cercato di farlo, ma mi ha risposto al telefono un maleducato che mi ha tenuto un comizio.
La sua tesi era elementare: i ricchi in libert e i poveri al fresco.
E stato impossibile
ragionarci insieme.
Carvalho appese il ricevitore e girovag in giardino, correggendo l'incorreggibile stato di abbandono delle piante, ringraziando i pini per la loro volont di sopravvivenza nonostante la
sua disattenzione e ruminando intimi furori che non riusc a
posporre e che lo spinsero a scrivere un biglietto che lasci alla
portata di una Charo dormiente per poi prendere con la macchina la strada per Montcada.
Da una cabina pubblica telefon
ai genitori di Andrs e pretese che la donna venisse all'apparecchio, vincendo l'ira piagnucolosa del disoccupato.
Non la lasci
molto tranquilla, ma dopo tutto aveva voglia di un po' di speranza.
Poi and agli Elettrodomestici Amperi.
Era orario di
apertura, ma il negozio era chiuso e sulla serranda si poteva
leggere un cartello dove si spiegava che per cause familiari l'esercizio restava chiuso per qualche giorno.
Gir intorno al caseggiato e si appost nel vicolo dove si apriva l'uscita del retrobottega.
Tutt'intorno odorava di polvere di cemento e di wrstei.
Dalla sua postazione, l'ingresso del vicolo era una porta
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aperta su qualcosa o su nulla.
L'autodidatta poteva anche andare a leccarsi le ferite da qualche altra parte, ma la sua logica di
comportamento yoleva che tornasse su quel palcoscenico e il
suo comportamento fu logico perch alle due del pomeriggio
imbocc il valico, rallent i passi vedendo Carvalho, ma poi gli
a~d incontro con sicurezza e la vieinanza consent al detective
di scorgere un viso piccolo, meschino e occhialuto come sempre, ma pi soddisfatto che mai.

Il cortile interno, la porta segreta, l'arredamento come un
misto di affari e cultura, un giocattolo svalutato dove Narcfs
penetrava quasi a recuperarlo dopo una lunga assenza.
E Carvaho che cercava la fine di una storia.
"Speravo che mi lasciasse riposare qualche ora.
"Sono venuto a riscuotere."
"Ha scoperto l'assassino? Mi sento sporco.
In questa stanzetta c' una doccia.
Faccio in un attimo."
Carvalho si sedette a un angolo della scrivania, ascolt il
crepitio dell'acqua sul pavimento di plastica, le interruzioni
delle mani dell'autodidatta mentre cospargevano il suo corpo di
purezza e libert.
Poi il silenzio e l'apparizione di un personaggio che agli occhi di Carvalho aveva acquisito un'improvvisa
vecchiaia, sebbene sembrasse un adolescente appena uscito dalla doccia e da una rasatura approssimativa, avvolto in un accappatoio di spugna marrone.
"Che celle schifose.
Qualche anno fa sono stato arrestato
per aver messo una senyera al Cinc d'Oros,* ero quasi un ragazzino, e nulla  cambiato.
Lo stesso puzzo.
La stessa sordidezza.
Avevo letto nei giornali che il ministro degli Interni, un
socialista, aveva visitato quelle celle.
Gli devono aver mostrato
la suite del direttore."
"Andrs  ancora li.'
"Non proprio li.
Lui  stato trasferito al carcere Modelo.
Questione di giorni.
Mi sento responsabile dell'accaduto e pagher la sua cauzione, ma  indispensabile che quel marinaio
torni."
"Lo conosce?"
La senyera  la bandiera catalana; il Cinc d'Oros  il nome popolare di una piazza barcellonese gi~ dedicata a ricordare la vittoria di Franco nella g,'erra civile spagnola.
"Capisco che provi curiosit per quello che non sa.
La storia  per certi versi affascinante, lo  stata fin dall'inizio e questo perch io ho contribuito a che cos fosse.
Qui lo dico e 5iui
lo nego.
Non ci sono testimoni.
Questa stanza non esiste
quasi."
L'autodidatta si versa un whisky abbondante.
Carvalho rifiuta ogni genere di bevanda.
E alla merc del suo cliente e
mincia a pensare a voce alta:
"Encarna veniva a Barcellona per sfuggire alla sua mediocre
esistenza di paruenu di provincia e un bel giorno incontra per
strada un suo vecchio pretendente.
Accade quel che era logico
che accadesse e si organizza in modo che i suoi viaggi a Barcellona coincidano con gli scali della Rosa di Alessandria, ma qualcosa deve essere intervenuto perch quello che all'inizio era
stato un adulterio quasi forzato e stimolante, diventa una sordida storia di prostituzione, crimine e sadismo.
E questo qualcosa, indubbiamente, ha a che vedere con lei, signor Pons.
Non so come, ma lei si mette in contatto con la donna e le offre un nido d'amore per i suoi incontri amorosi e commer
"Per gli amorosi, no.
O forse solo all'inizio.
Ma continui a
pensare a voce alta, mi rilassa.
Poi le dir la mia.
"...Forse avevano una relazione amorosa non paritaria, come di solito succede, e il marinaio ignorava la verit, tutta la
verit della doppia condotta di Encarna, fino al giorno in cui
l'ha scoperta e l'ha uccisa.
O forse l'ha uccisa uno dei suoi
amanti occasionali.
O forse lei stesso..."
"Non sia sciocco.
Se fossi stato io a ucciderla non avrei fatto partire questa investigazione.
Questo  un altro aspetto della faccenda.
Lei, signor
Pons, viene a sapere dell'assassinio e sa che se la polizia ne viene informata, durante il processo verranno chiarite le sue responsabilit, ma non  in condizioni di prendere l'iniziativa di
andare a deporre, perch non pu ammettere di essere a conoscenza del delitto.
Lei deve passare per un elemento passivo,
che si lascia trascinare dallo svolgimento dei fatti per paura di
destare sospetti.
Quando la polizia si fa avanti, deve ammettere una serie di cose: che conosceva la vittima, che le aveva ceduto un appartamento e nient'altro.
E perch la polizia la porti
a questo punto, che  a un tempo l'ora della verit e della liberazione, ha bisogno di me perch smuova le acque e con un
mezzo o un altro costringa la polizia a intervenire.
A questo
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scopo ha giocato coi sentimenti della famiglia della morta, con
me, con il presunto assassino.
Chapeau, signor Pons, noti che
da un pezzo a questa parte la chiamo signor Pons, perch ho
cominciato a rispettarla.
Fino a qualche ora fa mi sembrava un
matto forgiato in questa pseudobiblioteca teatrale, ma ho cambiato'opinione.
Lei  un pericoloso voy~r...
"Non immagina nemmeno quanto."
"...Tuttavia entrer presto in gioco un altro elemento rimasto finora in ombra: il marinaio.
Racconter la sua versione dei
fatti e ci potranno essere delle sorprese.
Per il momento, mi riservo un dubbio."
"Le posso assicurare che il marinaio  l'assassino.
Su questo
non ci sono dubbi.
"Pu darsi che sia indubitabile.
Dubito invece che, tenuto
conto delle caratteristiche del personaggio, o per quanto mi indica l'esperienza, si prenda poi la briga di fare a pezzi la donna.
Si tratta di un'operazione macabra che non quadra con il
resto."
"No.
Non quadra con il resto.
Su questo punto non posso
pi aiutarvi, n lei n la famiglia di Encarna che, detto qui ora e
tra di noi, era una donna singolare.
Non posso aiutarvi perch
devo proteggere la mia stessa sicurezza, anche se so o suppongo
esattamente quel che  accaduto dopo l'assassinio.
Mi sento ancora troppo stanco per mettermi a raccontare tutto quello che
so, signor Carvalho: lei, in questa faccenda,  arrivato per ultimo.
Per me invece  stata l'ossessione degli ultimi tre mesi, degli
ultimi tre anni, dal momento in cui casualmente ho conosciuto
Encarna.
E vero che fino a un certo punto mi son preso gioco
delle persone che non potevano avere la mia stessa visione d'insieme.
Ma sono stato io a cercarmela.
Mi trovo in una posizione
di vantaggio, e me la sono meritata, vale a dire che questa posizione di vantaggio me la sono conquistata a fatica, nessuno me
l'ha regalata.
Avevo gi cominciato a conoscere gli Abellan e a
interessarmi di loro, in parte per affetto per Andrs, questo non
lo metta in dubbio.
Ma anche perch erano delle persone curiose
con comportamenti diversi, sorprendenti, con sentimenti, morale, emozioni, e specialmente Mariquita, un'isola culturale, gliel'assicuro, un'interessante isola culturale.
Mariquita non  una
donna chiusa alle novit, ma le sue sono le ultime radici dell'esule, di quegli esuli che lo saranno per sempre.
E in questa cornice
familiare esisteva un mito: Encarna, Encarnita, il solo membro
di successo della famiglia, e si parlava di lei come in quella mia si
pu parlare di un prozio canonico o di un cugino di mia madre
che aveva vi~ un premio in un concorso di poesia, non riesco
a ricordare n dove n quando.
Era un elemento prestigioso.
Per sua sorella e per Andrs.
Andrs era persino innamorato di
lei, a distanza, perch non la conosceva, n1~~ l'aveva vista di
sfuggita ai funerali della nonna, e gli era sembrata una signora
che profumava, e tutto in lei sembrava aggraziato, quello che
indossava, quello che diceva.
Fin da quando eravamo adole
scenti, Andrs mi mostrava l'unica foto che avevano della zia,
e anche dentro di me cresceva il mito, seppure in modo un po'
accondiscer'dente, perch per me che una signora avesso avuto
successo per il semplice fatto di avere impalmato un notaio di
Albacete, mi capisca, non era tanto stimolante.
Stimolante era
il mito creato dagli Abellan.
Encarna era la ben maritata, il potere dello stato sociale e del denaro.
E un giorno ebbi occasione di conoscerla.
Tre anni fa.
Andrs mi venne a cercare, in
questa stessa stanza dove siamo ora, esaltato, quasi in estasi mi
disse di aver- incontrato sua zia per caso a Barcellona, che l'aveva riconosciuto e che a lei sulle prime la cosa non era piaciuta punto, ma poi avevano simpatizzato e gli aveva chiesto di
tenere il segreto perch non voleva incontrarsi con la famiglia.
Andrs si era offerto di mostrarle la citt, portarla a cena, e
via dice~ndo, e non aveva un quattrino.
Gli ho fatto da ban-chiere, ma ho preteso in cambio di fare il convitato di pietra,
almeno al primo incontro, alla prima cena.
In quell'occasione
sono stato provvidenziale, perch Andrs non aveva un soldo e
non avrebbe saputo dove portarla.
L'ho conosciuta ed era effettivamente un personaggio interessante, ma non interessante
come aveva supposto la famiglia.
Ossia, non era una gran signora.
Non era nemmeno una signora.
Beh, quel che convenzionalmente si intende per una signora.
Pu darsi che lo fosse
nel suo ambiente abituale, ma non qui.'
L'autodidatta non guardava neintieno Carvalho.
Lo supponeva preso da una storia che solo lui poteva racc~ntiirgli.
Cam
minava nella stanza come se cercasse un appoggio sicuro per i
suoi piedi e tornava a riempirsi il bicchiere di whisky man mano che lo svuotava.
"Naturalmente, io avevo molti vantaggi su Andrs.
Avevo
pi tempo libero e mi sono offerto di accompagnarla.
Avevo
inoltre del denaro ed ero in grado di renderle pi gradevole il
soggiorno.
E questo che ho supposto.
Ma in realt se lei accettava i miei inviti e di vedersi con me persino all'oscuro di An206
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drs, era per chiedermi qualcosa e proprio da questo qualcosa
sono venuto a conoscenza della sua storia col marinaio.
Mi ha
parlato di un incontro prodigioso accaduto giorni prima, all improvviso, per strada.
Il suo vecchio pretendente, come lei lo
chiamava, un amore folle, il pudore di lui al momento di farla
entriiAte nel suo albergo, o di salire nella camera d'albergo di
lei, per non parlare poi di portarla in una stanza a ore.
Aveva
recuperato il suo amore di giovent in uno stato platonico chimicamente puro.
Mi ha domandato se ero in grado di offrirle
un'alternativa da adoperare di tanto in tanto, ogni tre mesi, in
coincidenza con il ritorno della Rosa di Alessandria.
Mi sono ricordato di una vecchia casa di propriet dei miei genitori, che
erediter un giorno, difficile da affittare perch andrebbe prima ristrutturata, molto indicata invece per incontri di questo
tipo, con una camera in buono stato e un bagno.
Il resto della
casa sta andando in rovina.
Gliel'ho offerta, disinteressatamente, cio, no, non tanto disinteressatamente.
Ho fatto una prova.
Mi  costato molto decidermi, ma l'ho fatta.
Le ho chiesto
in cambio che qualche volta, non sempre, mi lasciasse spiare le
sue effusioni amorose con il marinaio dalla stanza accanto, con
tutte le precauzioni possibili per non farmi notare.
E stato il
momento chiave.
Se lei mi avesse detto di no, probabilmente i
fatti si sarebbero svolti in tutt'altro modo, ma mi ha detto di
s e me lo ha detto ridendo come una matta.
Immagini la scena.
Si  svegliato in me un sesto senso.
Quella donna era la
materia prima di un'esperienza affascinante.
Per il semplice fatto di dirmi di s mi dimostrava che la sua relazione con il marinaio non era nemmeno una tipica relazione adulterina.
Era un
gioco scenico.
Una rappresentazione.
Con lui giocava all'adolescenza ritrovata e aveva le sue buone ragioni per ridurre la relazione a cos poco.
Un paio di sedute come voyeur bastarono
a convincermi che quel marinaio non era quel che si dice un
atleta giapponese del sesso.
Era condannato ad amare platonicamente, cosa che in seguito ho commentato con la donna.
Lei
lo ammetteva e faceva addirittura dei commenti tecnici, non
in modo volgare, certo, ma tuttavia come se si trattasse del
frutto di un apprendistato sottoposto al giudizio di un testimone in grado di aiutarti a commentare e ricordare la lezione.
Adesso arriva il momento in cui lei dovrebbe manifestare curiosit per sapere se Encarna e io siamo andati o no a letto insieme.
Ha questa curiosit? Se cos  me la tacer, non mi regaler di sicuro questa carta vincente.
Ma voglio essere sincero con lei.
No.
Non siamo andati a letto insieme.
Avevo paura.
Mi sarei reso ridicolo, peggio del marinaio.
Le ho proposto invece di diversificare il gioco, di andare completamente oltre lo
specchio, quello specchio che le rimandava l'immagine di una
matura e rispettabile signora che vive un amore impossibile.
Lei e io abbiamo giocato insieme, sulle prime mentalmente, alle
possibilit immaginative e sensoriali della prostituzione entrQ
limiti che lei potesse controllare, perch non sarebbe stata una
prostituta costretta da motivazioni economiche.
Ha accettato e
il gioco ha avuto inizio.
Per cominciare, la casa di Vallvidrera
ha smesso di essere il luogo di incontro con il marinaio.
Bisognava diversificare i rischi.
Il marinaio  dovuto tornare ai turbamenti degli alberghi, dei portieri, dei tassisti, di tutto quanto.
Fatto sta che a Encarna interessava sempre meno il rapporto sessuale con lui e la casa di Vallvidrera  diventata il suo posto di lavoro in quanto "Carol" con i clienti procurati dall agenzia.
Ogni tre mesi, tre settimane con il marinaio e con tutto
il resto.
Poi, il ritorno al focolare, e cos per tre anni.
Fino al
giorno in cui un caso deplorevole ha creto le condizioni del
delitto.
Era andata come sempre al porto a congedarsi dal fedele marinaio e ha lasciato la nave che questa usciva gi dal molo.
Un'avaria tecnica ha fatto tornare in porto La Rosa di Alessandria e il marinaio si  messo a cercare la sua donna.
Non era in
albergo.
Ha ricordato allora il posto dei loro primi incontri
tranquilli, che lei aveva presentato come una villa di propriet
della famiglia del marito di cui si serviva solo in alcune occasioni, e mentre girava intorno alla casa ha scoperto lo strano cornmercio di Encarna.
Deve aver fatto passare parecchie ore prima di accettare l'evidenza e finalmente  entrato a chiedere
spiegazioni.
Non gli sono piaciute."
"Come fa a sapere che non gli sono piaciute? Lo intuisce?
Lo deduce?"
"Niente di tutto questo.
Io ero li.
Era uno di quei giorni in
cui mi nascondevo nella stanza accanto e assistevo a spettacoli
geniali, dalla platea.
Io ero l.
Io ho visto quello che  successo.
"Era appena uscito l'ultimo cliente telefonico di Encarna.
Era un vedovo di Granollers, tutto un poema, mi creda.
Il bello di questo tipo di rapporti  che tutti e due devono recitare
una parte.
Di primo acchito, Encarna si offriva come una don208
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na attamata di sesso perch suo marito era tenuto a letto da
qualche grave malattia.
Ma poi cambiava il personaggio a seconda delle caratteristiche del cliente, doveva stare particolarmente attenta al momento di chiedere i soldi, perch nonostante sappiano gi di doverli dare, a loro piace avvolgere la storia
di ro~anticismo.
Il cliente di Granollers era stato costante per
quasi tutto l'ultimo soggiorno a Barcellona e, per quel che ho
viSto e sentito, gli piaceva prima scopare e poi ricordare sua
moglie a luci spente, e non ricordarla genericamente, in quel
che chiamiamo una rievocazione, ma in situazioni concrete che
esponeva via via a Encarna come per consultarsi con lei.
Per
esempio, una festa familiare dove sua moglie non aveva voluto
andare e lui s.
Encarna era costretta a dargli la sua opinione,
hai ragione tu o no, no, Ferreres, lui si chiama Ferreres, Anseimo, no, no, Ferreres, mi spiace ma tua moglie aveva senz'altro
ragione, quelli l erano dei disgraziati e non meritavano la vostra presenza.
Forse hai ragione, Carol.
Capisce? Bene.
Ferreres era appena uscito e io stavo ormai per andare da Encarna
mi piaceva sorprenderla mentre si stava riassettando, rivestita a
met, con la personalit di giocatrice alla roulette russa sessuale
recuperata a met, ma qualcuno era entrato in casa, una casa
vuota fa da cassa di risonanza anche del pi piccolo rumore e
l'arrivo di Gins quasi non mi diede tempo di tornare nel mio
osservatorio.
Rimase l, sulla porta, con il gesto in sospeso, tra
il saluto e la minaccia, aveva bevuto, si era sbronzato, per
prendere coraggio o per disporre di un alibi quando Encarna
l'avesse sopraffatto psicologicamente, l'alcol cio rappresentava
la sua scommessa.
Poteva reagire aggredendo o scoppiando in
lacrime di autocompassione.
Io puntavo piuttosto sulla seconda
soluzione, che si sarebbe avverata se Encarna non avesse malauguratamente sbagliato ruolo.
All'inizio le  riuscito bene, benissimo.
Gins aveva un quadro incompleto della situazione.
Aveva visto uscire un uomo da quella casa, cerchi di capire
questo, un uomo, e quindi ha pensato all'esistenza di un altro,
alla classica esistenza di un altro, perch pur avendo visto Encarna che dava un bacio di saluto a Ferreres sulla porta, era ancora disposto a credere che si trattasse del marito giunto all'improvviso, a qualsiasi spiegazione che lo aiutasse ad autoingannarsi.
In questo Encarna  stata magistralmente implacabile.
Ferreres era Ferreres, punto e basta, e gliele ha cantate fino in fondo,
sebbene con delicatezza, vale a dire che lei aveva bisogno dell'amore nostalgico e dell'amore a letto.
E stato allora che Gins
si  lanciato in un discorso di lamentazioni, autocompatimenti,
sensi di colpa, tra la pena per se stesso e il montare dell'aggressivit.
Forse si sentiva nauseato, forse a poco a poco prendeva
coscienza della relativa nudit di Encarna, e pure lei, perch
lentamente si  tirata indietro, ha abbandonato la parte della
donna col diritto di non dare spiegazioni e ha cercato di consolarlo, di accarezzarlo persino.
Lui la respingeva con forza sem;
pre maggiore e in questa specie di lotta a un certo punto lei si
 sentita aggredita ed  scoppiata in una crisi di rabbia profonda, una collera terribile, da animale in trappola, fatto sta che
gli ha ficcato le unghie in faccia.
Come se lo stessi ancora vedendo.
Lo vedo, li, in una zona di luce, ha allontanato la mano
dalla faccia, la guarda, c' del sangue, si sente bruciare i graffi,
il bruciore dei graffi di una donna fanno particolarmente male,.
Carvalho, giustificano la reazione, perch vengono sentiti come
un'aggressione vergognosa per chi ne  la vittima e una vergogna per chi li ha fatti e allora vedo il braccio di Gins che si
alza e cade con un colpo deciso di pugno su Encarna e sento le
sue urla di odio e ne nasce un corpo a corpo che a un tratto si
interrompe, quando Gins le assesta quattro o cinque colpi il
cui solo rumore mi fa male ancora adesso, specialmente uno,
non so se l'ultimo, forse no, era un rumore speciale, poi ho dedotto che era il rumore della morte, uno dei rumori della morte.
Encarna  caduta per terra e pu immaginare la scena, oltremodo convenzionale, la faccia perplessa del marinaio, i suoi
tentativi di rianimare la vittima, infine, perch continuare?, se
lei  mai andato al cinema e ha visto la televisione non ha certo bisogno che io le descriva in tutti i dettagli quello che gi
deve conoscere.
Finalmente  andato via in modo assai cinematografico, camminando all'indietro, con gli occhi fissi 5ul cadavere, spalancati, beh, sa come, e suppongo che pure lui lo sapesse, perch da quando il cinema esiste i criminali reagisc~n~
come i criminali del cinema e a mio parere forse anche le vittime, non ho visto cadere Encarna, ma avr senz'altro cercato di
farlo bene, perch il suo cadavere avesse un ottimo aspetto da
cadavere morto di morte violenta.
Nella casa hanno risuonato
per un pezzo, per un pezzo troppo lungo, i passi di Gins nella
sua ritirata.
Io non sapevo che cosa fare, se entrare nella stanza
nel caso Encarna fosse ancora viva, o scappare di corsa, non so
che cosa avrei fatto se non mi fossi visto costretto a fare quello
che ho fatto.
Perch la storia non  ancora finita.
Non  ancora finita."

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Adesso s che contemplava gli effetti della sua rivelazione
su Carvalho.
Prima di proseguire assunse un mezzo sorriso, and verso lo stereo e inser una registrazione che divent una
musica ambigua, come sedativo o pacemaker della memoria, per
certi versi inquietante.
Un pianoforte posto in un punto indeterminato dell universo.
"Sono i Dialoghi di Mompou * interpretati dallo stesso
Mompou.
Dicevo che la storia non  ancora finita.
Forse mi
ero deciso a uscire dal mio nascondiglio e ho guardato per l'ultima volta la scena attraverso l'orifizio aperto nella parete.
Si
vedevano le gambe del corpo caduto di Encarna, ma non era
sola, accanto alla porta c'era qualcuno, ho tardato a capire in
qualche modo di chi si trattasse, ma non so spiegarglielo con
precisione, perch nemmeno ora so chi o che cosa fosse.
Apparentemente era una donna, ma non era una donna normale.
Era una specie di fantoccio o di caricatura.
Sembrava un ninot,
una di quelle figure di cartapesta che si bruciano a Valencia
durante le feste di san Giuseppe, o delle parate di carnevale.
Molto truccata, molto alta, molto robusta, vestita come le donne non si vestono pi.
La cosa pi semplice sarebbe dirle che
sembrava un travestito, ma non era precisamente cos, o almeno non era un travestito che cerca di sembrare la donna pi
bella del mondo, ma un travestito mascherato da signora cinquantenne che vuole nascondere l'et.
Non so se mi spiego.
Era una cinquantenne orribilmente truccata, cos orribilmente
truccata che le labbra dipinte di rosso le disegnavano un sorriso
costante, il sorriso con cui guardava il corpo di Encarna.
Sinceramente, non credo che sorridesse, o- forse non ho saputo capirlo perch ero terrorizzato, terrorizzato vedendo quella donna
gigantesca che si avvicinava al mio punto d'ossrvazione, si
piegava su Encarna, la scuoteva, poi guardava ai quattro angoli
della stanza e a un certo punto si  messa a fare qualcosa di
inatteso, si  chinata, e da dove mi trovavo le si vedevano solo le
spalle e un orribile brandello di pelliccia di non so quale animale,
di quelle che conservano la testa della bestiola, con la sua boccuccia, gli occhi lucidi come appena usciti dal tassidermista.
Quel tipo di pelli che usavano tanto tempo fa, mia madre ne conserva
una da qualche parte nell'armadio.
La boccuccia della bestiola
pendeva in primo piano, subito dietro si vedeva la faccia orribile e
Frederic Mompou (i893~i987), compositore catalano.
Autore, tra l'altro, di
M~sica siirnte e Perlimplin
concentrata della donna e, quando ha cambiato posizione, portava il corpo seminudo di Encarna sulle braccia, come una
bambola rotta di cui non sentisse quasi il peso, e l'avevo l, davanti a me, con le sue braccia possenti a presentarmi il cadavere che sembrava offerto su un vassoio.
Si  voltata di schiena,
aveva una schiena cilindrica, un corpo cilindrico, in alto una
parrucca platinata, in basso delle scarpe coi tacchi alti, rosse,
da un lato pendeva la testa di Encarna con la sua capigliatura
castana, bellissima, dall'altro dondolavano le gambe nude di
Encarna, un po' sottili, ma molto eleganti, e la donna ha camminato piano piano verso la porta della stanza e io mi sono seduto sul pavimento, disposto a non uscire fino a che tutto fosse finito, fino a che tutti i silenzi mi avessero fatto tornare in
me.
Era cos irreale quello che avevo visto che non riuscivo
quasi a crederci."
"La strana donna si  portata Encarna fuori dalla casa?"
"Non saprei.
Eppure si, non c' dubbio, perch alcuni giorni dopo l'ho ispezionata da cima a fondo, prima addirittura che
fosse rinvenuto il cadavere e non ho visto niente che mi inducesse a pensare che vi si fosse compiuto lo strazio.
N nei capanni del giardino, n in nessuna delle stanze abbandonate."
"Non ha sentito nemmeno il rumore di una macchina che
partiva?"
"Non posso assicurarlo.
Immagini in che stato mi trovavo.
Ma fatto sta che quella donna o quel che fosse si  portata via
Encarna e che il suo aspetto era cos irreale, inverosimile addirittura, che per me, dopo questo racconto, ha smesso di esistere.
Non solo, se io andassi dalla polizia con questa storia non
mi crederebbero, mi cr$erei delle inutili complicazioni e non
scagi9nerei il marinaio.
E stato lui a ucciderla."
"E possibile.
Ma  stata quella donna, o quel che fosse, a
farla a pezzi e sulla sentenza che verr inflitta al marinaio graver l:accanimento sul cadavere."
"E lui il colpevole.
Colpevole e imbecille.
E un adolescente
immaturo e pericoloso che si trascina da un posto all'altro perso in una storia d'amore, in un sogno a occhi aperti.
Proponeva
a Encarna l'affascinante avventura di fuggire insieme, di partire in cerca di un angolo di mare, del mare, Encarna, perch il
mare  tutta la mia vita, l'ultimo angolo del mare, tu e io insieme.
E le parlava di un viaggio che aveva fatto fino alle stesse
porte di quel posto, di quel posto mitizzato, un viaggio in Turchia, credo, da qualche parte nel Bosforo.
Non sapeva che don212
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na aveva tra le braccia.
Credeva di averla e non l'aveva.
L'assassino  stato quell'imbecille.
Tutto il resto  puro aneddoto."
"Ma quell'uomo pagher per quello che ha fatto e per quello che non ha fatto."
"La mia storia  finita e non la racconter mai pi e lei farebbe bene, pi che bene, a darmi~ retta, incassare la sua parcella e tacere.
Non possiamo aggiustare niente.
Il marinaio racconter la sua verit e la polizia non gli creder, la polizia tenter di accollargli il delitto e tutto il resto, secondo la regola
del minimo sforzo, sostenendo di aver fatto il suo dovere.
Tutto  in mio favore.
Andrs e io compariremo in giudizio solo
come testimoni.
Il marinaio non ci conosce nemmeno.
Ciascuno potr assumere il proprio ruolo.
Io pienamente consapevole,
Andrs sconcertato.
Perder senza dubbio un amico.
Ma si
tratta di un'amicizia che mi ha gi reso tutto ci che mi sarei
potuto aspettare.',
Narcfs apr un cassetto della sua preziosa scrivania di noce,
prese il libretto degli assegni, fece un calcolo mentale, riemp
un assegno, lo stacc e lo consegn a Carvalho.
"Le pago i miei tre quarti.
Forse potrei pagarle anche il quarto che spetta alla sua fidanzata, soprattutto in queste circostanze
dove mi  lecito supporre che lei avr la gentilezza di non chiederle niente.
Ma farebbe una brutta impressione, almeno a me la
farebbe, sarebbe come cercare di congratularmi con lei, Carvalho, per quello che sa e per quello che potrebbe raccontare in giro.
Non ho alcun bisogno di congratularmi con lei, sarebbe la sua
parola contro la mia.
Mi sembrerebbe inoltre di insultare la sua
intelligenza.
Non  un cattivo detective, ma mi pare che si muova a rimorchio degli eventi.
Non li anticipa."
Carvalho verific la somma e l'approv con la testa.
Mise
via l'assegno, cammin verso la porta nascosta, spinse il bottone e davanti a lui apparve il corridoio dipinto di recente in verde grigio brillante.
"Il solo ad anticipare gli eventi  l'assassino.'
"Non  il solo.
In questo caso anch'io ho anticipato i fatti,
li ho guidati, dall'inizio alla fine."
"Perch lei ha la stoffa dell'assassino.'
"Sono punti di vista."
Port la macchina fino in fondo al frangiflutti.
Scese, e arriv alla punta estrema della citt, rocce degradanti a proteggere la scogliera dalle folli indignazioni del mare, e osservando
l'orizzonte cercava di individuare il corridoio fatale da dove
sarebbe arrivata La Rosa di Alessandria, giorni dopo.
Di fronte, la svalutata presenza del castello di Montjuic, in altri tempi fortezza dell'orrore e ora giardino per passeggiate di masse
vestite per la domenica, sparso di gusci di semi di girasole e
pullman con vecchi pronti a morire dopo aver visto un mondo di pensioni minime.
La scogliera era un nastro d'asfalto in
cerca dell'origine della citt e le sue falde di pietra si allontanavano verso le spiagge popolari della Barceloneta, del Club
Natacin Barcelona, delle Orientales, della Deliciosa, di San
Sebastia'n, o forse non si chiamavano pi cos, ma erano h, le
spiagge ipocritamente concesse all'inverno, in attesa dei bagnanti poveri, della maggioranza senza ferie e senza voce che
ogni estate contava i suoi bagni in mare sulle dita di una mano una felicit degradata raggiungibile coll'autobus.
E in lontasianza i depositi della Maquinista Terrestre y Marftima, il
Maresme, la foschia.
Il cerchio si chiudeva di nuovo con la
via presentita, in altomare.
Una fila di navi ormeggiate fuori
dal porto tracciava una linea parallela all'orizzonte.
Facevano
parte della scenografia, come i pescatori veterani, animali da
roccia pietrificati nella loro immobilit in agguato.
Addentrarsi in mare e aspettare l'arrivo della Rosa di Alessandria, avvertire il marinaio, caricarlo su un delfino e consentirgli di andare a morire di malinconia ai confini della terra o del mare.
Ma il suo mestiere non era salvare vite o distruggerle, bens
osservarle per un certo tratto del loro percorso, senza preoccuparsi n dell'inizio n della fine.
Aveva visto spezzoni di
vita di Andrs, della sua famiglia, di Paquita, dell'insufficiente e ormai vecchio signorino di Albacete, della societ sportiva Albacete Balompi, di un cieco di Aguilas, di due suore
appiedate a Jaravfa, della Morona, di suo padre l'animero, della vecchia patita della radio, dello stesso autodidatta e di due
personaggi invisibili, per sempre immaginari.
Encarna e Gins, infelice accoppiamento di nomi non dotati per la sonorit del mito, Pellas e Mlisande.
Dafni e Cloe: Encarna e
Gins non potevano liberarsi di un vecchio odore di sottosviluppo, di angolo del mondo e della lirica.
Lungo la scogliera avanzava una macchina prepotente, una
macchina ricca, con carrozzeria svedese, motore tedesco e rifiniture inglesi.
Parcheggi dietro la miserabile Ford Fiesta di
Carvalho coperta dalla polvere di tanto inutili strade e dal
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cieco disprezzo degli uccelli.
Dalla maestosa limousine scese
un autista in uniforme che apr la portiera a un leggiadro signore sorridente.
N la correttezza del suo travestimento da
ricco discreto, n la sua gentilezza con l'autista, n il suo
brillante sorriso da uomo felice a tutti i costi avrebbero attirato l'attenzione di Carvalho, se non aves~ visto che teneva
in mano un vero cappello a cilindro assoluto, il cappello a cilindro pi cappello a cilindro che Carvalho avesse visto in vita sua.
E nemmeno il tragitto del signore fu discreto.
Abbord, una dopo l'altra, le poche persone che passeggiavano intorno al faro e scese le rocce in cerca dei pescatori isolati, e
a tutti consegnava qualcosa che traeva dal cilindro.
Qualche
promozione pubblicitaria, pens Carvalho, e smise di interessarsi degli andirivieni del personaggio fino a che non lo ud
rivolgersi a lui e lo ebbe davanti, con la testa magra e calva
spinta all'indietro per valutare a una certa distanza la capacit
di Carvalho di accogliere la sua proposta.
"Voglia accettare quel che le offro, signore."
L'uomo gli allungava un sigaro appena tratto dal cilindro.
Carvalho abbass lo sguardo verso l'omaggio, lo prese, l'etichetta annunciava la sua condizione di sigaro filippino speciale, 1884.
"Sulle prime ho pensato di regalare dei Cohiba, ma i sigari cubani sono, alla portata di chiunque.
L'intera lite politica
fuma Cohiba.
L'uomo prese allora un biglietto da visita e lo porse a
C arvalho.
"Antonio Gomii, manager di una multinazionale.
Ho compiuto cinquant'anni e vorrei spartire con voi la mia soddisfazione per questa vittoria della volont sulla logica.
Noi manager siamo dei personaggi solitari che quasi non appariamo sotto i riflettori e mi sono permesso questo piccolo gesto esibizionistico, qui, in un posto scelto a caso, un posto per gente
rilassata che pesca, passeggia o guarda il mare.
Molto bello.
Un posto molto bello."
Auguri.
"Lo fumi alla mia salute.'
L'uomo riprese a camminare in cerca di altri possibili beneficiari e Carvalho si avvi verso la sua macchina.
L'autista
della limousine era rimasto con il c,,ulo appoggiato alla macchina e leggeva il "Mundo Deportivo
"Ha molte di queste sortite, il suo padrone?"
"Non  il mio padrone.
Per me pu anche buttare la casa
dalla finestra.
Io lavoro per un'agenzia e mi hanno noleggiato
insieme alla macchina fino all'ora di pranzo."
Carvalbo sali sulla Ford Fiesta.
Avvi il motore e avanz
lentamente per qualche metro insieme al manager, che proseguiva la sua sorridente ricerca con il cilindro sottobraccio.
L'uomo avverti la manovra di Carvalho, e gli dedic un in
chino e un leggero saluto della mano.
Allora Carvalho parri
verso Valividrera e, appena entrato nella zona dell'Ensanche,
a ogni incrocio sopport le pretese di ragazzi tra la mendicit
e l'assistenza sociale disposti a pulirgli il parabrezza.
Gli automobilisti, intrappolati nella rete del semaforo rosso, gesticolavano dall'interno cercando di evitare che i ragazzi pulissero i
loro parabrezza e di decidere se pagare o meno per un servizio non richiesto.
Carvalho super tre controlli di polizia, tre
semafori, e sganci tre monete da venticinque pesetas per arrivare a Valividrera con il parabrezza un po' meno sporco di
prima e la coscienza tranquilla per aver contribuito al mantenimento di tre vittime della crisi ciclica.
Passando davanti alla villa del delitto, la guard come un nuovo vicino di casa
che, inevitabilmente, lo avrebbe aspettato l, ogni giorno, per
sempre, per tutta la durata del calore del ricordo.
Raccont la
storia dell'uomo col cappello a cilindro a Charo, ma non le
disse nulla del suo incontro con l'autodidatta.
La ragazza aveva gli occhi ancora arrossati, ma aveva fatto un po' d'ordine
tra le cose di Carvalho soprattutto in cucina, dove tutto era
in un posto che la logica o la memoria di Charo avevano cercato di individuare.
"Vado via subito.'
"No, resta qui tutto il giorno.
Poi scendiamo a fare un
po' di spesa, prepariamo una cena e invitiamo Fuster.
Ho voglia di raccontargli la mia gita ad Albacete, in particolare la
nascita del fiume Mondo.'
"Lascia stare.
Ti accompagno a far la spesa, ma poi me ne
torno a casa.
Due giorni senza lavorare sono un rischio.
Cos
come vanno gli affari...
La concorrenza.
I saloni di relax.
Ne
abbiamo gi parlato."
Tutto resta in famiglia, pens Carvalho, ma non lo pensava Charo, con la sua capacit immaginativa che dissociava
il ruolo attribuito ai membri della sua trib dal loro vero
ruolo.
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"Stacca il telefono.
Per qualche giorno.
Fai la prova.
Rimani a vivere qui.
Fai questa prova.
Charo lo guardava sconcertata.
"Non ho bisogno della tua compassione."
"Dovevo dirtelo."
Charo si sedette sulla terraz~a aperta sul Valls.
Il vento
aveva aiutato a ripulire i filtri della lontananza e si poteva scorgere la montagna di Montserrat come un capriccio visivo costruito da qualche mecenate del modernismo, probabilmente
con l'aiuto di un Gaudf flippato.
Charo pensava e Carvalho pure, pentito di un'offerta priva di senso.
Charo lo guardava meditare, dalla terrazza, strizzando gli occhi verso il sole e finalmente in piedi, decisa, decisa ad andarsene.
"Accompagnami in citt, Pepino.
O quantomeno alla funicolare."
"Vai via?"
"S.
Ciascuno  fatto a modo suo.
Io non ti servo nemmeno
per cucinare.
Lo fai meglio di me.
Dammi un bacio."
Carvalho la baci.
"Niente male."
L'accompagn in macchina fino a casa sua e poi il detective
and in ufficio, dove approv il menu proposto da Biscuter esigendo per di ridurlo perch intendeva preparare una cena solida per Fuster e non voleva abusare del proprio fegato.
"A proposito di fegato, capo.
Le  arrivata una lettera da
quella stazione termale dove voleva cacciarsi."
Era una busta illustrata con la riproduzione di un bel palazzo circondato da una vegetazione che si sarebbe detta tropicale
e, dentro, una lettera di risposta alla sua gentile richiesta di
prenotazione per un trattamento di disintossicazione che speriamo sia di beneficio per la sua salute.
"Non so che cosa vada a cercare in quel posto, capo.
Se
vuole le studio una dieta che la lasci sottile come un giunco e
sano come un pesce, sempre che essere come un pesce sia
sano.
"Non si tratta di questo, Biscuter, si tratta che mi piacerebbe andare in uno di quei posti prima di morire.
E come andare al monte Athos o alle cascate del Niagara.
Inoltre ti fanno
dei massaggi e dei bagni di fango.
Io mi muovo solo per questioni di lavoro e voglio riposare."
"Mi spiace che butti via il suo denaro, capo.
Quei posti sono dei gran succhiasoldi."
Carvalho usci lasciando Biscuter scontento, e and al mercato della Boquerfa.
Qualcosa lo avverti che dalla scaletta saliva una minaccia e
guardando in quella direzione la commozione del telegrafista gli
annunci che la sua sorte era segnata.
Il telegrafista si ferm alla
sua altezza.
Guardava per terra o il pezzo di carta che aveva
strappato dal telex.
Stava quasi per superare Gins, ma si volt
allungandogli il messaggio.
Polizia spagnola ordina detenzione e sorveglianza bordo dell'ufficiale Gins Larios Prezfino arrivo Barcellona.
Indiziato di omicidio.
Continuava ad allungarglielo come se avesse bisogno di una
seconda lettura, ma Gins disse di no con la testa.
"Grazie."
"Mi spiace, ma..."
"Lo consegni al capitano.
Meglio che non cerchi guai."
E lo vide salire la scaletta verso il ponte di comando.
E lui
rimase con una mano sulla scaletta e l'altra ferma in aria prima
di cadere, come se il contatto con il telex gli avesse paralizzato il
braccio nel gesto di trattenere il destino che gli sfuggiva.
Si sedette su un rotolo di cima e aspett il precipitare degli eventi.
Il
primo ad arrivare fu German e alle sue spalle lo seguivano Basora, Martin, due marinai.
Le gambe di Germa'n in primo piano, le
altre in graduale prospettiva verso la poppa, e non voleva alzare
gli occhi per non vedere la faccia di German, perch dalla faccia
piovevano lacrime che cadevano tonde e piene per scoppiare sulla plancia di coperta.
"Gins, Ginesico," si lamentava German, e nella semplice
pronuncia del nome c'era tutta la loro storia comune dall'adolescenza fino a quel momento, tutta la loro memoria condivisa.
"Gins.
Gins."
E si alz per mettersi all'altezza dei volti che non lo guardavano perch non volevano dirgli ci che era evidente.
"Dove mi rinchiudete?"
"Prima quel matto vuole parlare con te.
Si tratta di un errore, vero Gins?"
No, non era un errore, rispose la testa di Gins alla domanda
di Basora.
E poi il corpo si mise in movimento incamminandosi
verso il ponte di comando.
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"No.
Aspetta nella tua cabina.'
E lo seguivano i suoi nuovi guardiani.
German gli aveva messo un braccio sulle spalle, camminava seguendo il suo ritmo, gli
parlava all `orecchio.
"In che pasticcio ti sei cacciato, Ginesico? Mannaggia, perch
~ ho fatto tornare indietro? Perch non me ne hai parlato? Perch ti sei imbarcato di nuovo? Che hai fatto, Gins, che hai
fatto?"
Voleva chiedergli di non fargli altre domande, che avevano
ancora tempo per parlare, ma dalle sue labbra non usciva nulla,
forzava ostinatamente il passo per arrivare quanto prima dal capitano, ed era l, in fondo al corridoio, la porta socchiusa della cabina e pens che appena l'avesse aperta sarebbe apparsa la cantante
del variet con il suo vestito da maliarda di altri tempi mentre
cantava La Salvaora, ma la voce del capitano lo ferm davanti alla
porta.
"Non entri! Rimanga h!"
La voce usciva dalla fessura della porta socchiusa.
"Dica ai suoi compagni di ritirarsi, e lei, rimanga dov'!"
Gli ufficiali e i marinai voltarono le spalle alla scena e soltanto German rimase a distanza sufficiente per accorrere in aiuto
dell'amico.
La voce del capitano suonava prossima quando ordin:
"Si avvicini ma senza aprire la porta!".
Gins and a sbattere la fronte contro il pannello verniciato.
A pochi centimetri si udiva il respiro affannato dell'invisibile capitano e di nuovo la voce sommessa, come in un bisbiglio da confessionale:
"Adesso  tardi, Gins.
L'avevo avvertito in tempo".
Voleva domandargli: lei, che cosa sapeva? come mai lo sapeva?, ma gli parvero dettagli inutili da aggiungere alla teatralit di
una situazione che era diventata pi un ulteriore ostacolo che
non un necessario passaggio nella risoluzione definitiva del suo
dramma personale.
Non disse niente e la voce del capitano continu a sgorgare dal suo nascondiglio, soffocata, sporca, piena dei
vapoti della paura.
"E stato uno stupido.
Sono molti mesi che si sta comportando come uno stupido e non ha saputo smettere di farlo quando
era ancora in tempo.
Tra qualche anno, quando potr ricordare
tutto questo con sufficiente distacco, ricordi il suo capitano e
pensi a tutto quello che aveva fatto ed era disposto a fare per lei.
Mi promette che ci penser?"
Gins disse di s con la testa, di s a quella porta socchiusa, di
s a quella voce vergognosa, di s a quella presenza che immaginava accovacciata, al buio, come protetta dal segreto della confessione.
"Non ci rivedremo pi, Gins.
Questo  il suo ultimo viaggio.
Ma lo  anche per me.
Si ricordi di me!"
Un breve silenzio.
Qualche passo sul rivestimento di plastica
del pavimento, e quando il corpo invisibile del capitano prese la
sufficiente distanza, la sua voce si alz fino a diventare un ordine.
"German, Basora, fate il vostro dovere! Prendete in consegna
l'ufficiale Larios!"
Gins venne accompagnato via dai suoi amici, seguiti a distanza da due marinai che non osavano violare lo spirito della
trib.
"Prima ci ha detto di metterti in una cabina vuota e senza aerazione che c' accanto alla sala macchine, dove vanno a fare un
sonnellino i macchinisti che aspettano il turno di guardia.
Ma
German, ci  mancato poco che lo conciasse per le feste.
Finalmente siamo giunti a un compromesso e gli abbiamo imposto di
tenerti nella tua cabina, in teoria con la porta chiusa dall'esterno,
soluzione a dir poco cretina, perch non penso che tu ti butti in
acqua a nuotare...
Devi giurarci che rispetterai questo patto e
non ti butterai in acqua per fare una fesseria.
A me non importa,
a noi non importa quello che hai fatto, ma da quel che hai fatto
puoi uscirne, dall'Atlantico no.
Giura, Gins, che non farai una
cretinata e ti lasciamo la cabina aperta."
Gins prese un braccio di Basora e glielo scosse come se cercasse di comunicargli un'inutile sensazione di solidariet piena di
gratitudine.
"No, non far nessuna cretinata, ma chiudete la porta dall'esterno.
Devo cominciare ad allenarmi."
"Verremo a trovarti."
"Ma con attenzione, altrimenti questo matto ci fa rapporto.
Che ti ha detto, a tu per tu?"
"Non l'ho quasi sentito.'
Soltanto Germa'n non interveniva nel dialogo, in quel dialogo
ai piedi del patibolo, dialogo delle ultime volont, del congedo di
un viaggiatore senza ritorno.
"Di tanto in tanto mi piacerebbe fare una passeggiata in coperta."
"Ti spettano due passeggiate giornaliere sotto sorveglianza."
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Martfn prendeva il regolamento alla lettera, qualunque fosse.
Al momento di lasciarsi chiudere in cabina, Gins lesse nello
sguardo di Germn la promessa di tornare, per scavare nelle ragioni di quella tragedia che lo colpiva in quanto amico di cui non
si era fidato o comunque non fidato a sufficienza.
Gins accett
nuovo tipo di solitudine, divers~ da tutte quelle sperimentate
nei suoi vent'anni di navigazione, con pi notti e giorni di isolamento oceanico che di marinaio a terra, ma ora la solitudine era
qualcos'altro, forse pi simile a una quarantena dalla quale non
sarebbe uscito per molti anni.
Per il momento aveva alla sua portata un mondo di riferimenti radicati nella sua coscienza, voci
amiche dall'altro lato della porta, ma presto sarebbe stato preso
in un ingranaggio alienante che avrebbe iniziato con l'esigenza di
fargli raccontare tutto, come se quel che aveva fatto si potesse
spiegare, spiegare a qualcuno al di fuori di se stesso o della povera Encarna.
Forse avrebbe potuto prendere l'interrogatorio di
German come un allenamento per quello che lo aspettava all'arrivo a Barcellona.
Eccolo li Germn, appena un'ora e mezza dopo
l'inizio della sua detenzione, l'impaziente Germn seduto nella
cabina dell'amico prigioniero, senza il coraggio di guardarlo in
faccia, ma con l'intimo bisogno di chiedergli spiegazioni.
"Ho ucciso Encarna."
"Encarna.
Encarna, doveva essere.
Ma allora, perch mi hai
detto che ti era indispensabile tornare a Barcellona, che era indispensabile incontrare ancora Encarna?"
"Lo era.
E per certi versi continua a esserlo.'
"Ma tu sapevi di averla uccisa.'
Si.
"Forse speravi che non sapessero che eri stato tu."
"S.
Questa sarebbe la spiegazione pi razionale, ed  vero,
era questa la mia idea, ma non sempre.
Anche se non fosse stato
cos sarei tornato ugualmente.
Non nei momenti di paura, che
sono stati molti.
Per esempio quando sono scappato e non volevo
tornare a bordo.
Ma era come portarmi la pena sulle spalle, e
portarla per tutta la vita.'
"Ma che hai fatto, disgraziato? E perch?"
"E stato un brutto momento," disse all'inizio della litania di
lamenti e perplessit dell'amico. "Era scritto, arrivo a dire, ormai stanco di rimandare quella palla che Germiin gli buttava con
l'ostinazione di un giocatore di pelota basca rintronato.
"Era scritto.
Ho ricordato di nuovo certe storie vissute ad
Aguilas, di quando eravamo ragazzini e, anche se sembra incredibile, Encarna aveva dentro di s la sua stessa morte e io la mia
perdizione.
So che ti suoner r,omanzesco, di storie dell'altro
mondo, ma quando rivedo quegli anni, cos tanti anni, e mi vedo, vedo noi due, penso che le cose non potevano finire diversamente.
Io le ho proposto pi volte di piantare tutto, di sposarci,
di trovarci un angolo in capo al mondo dove vivere insieme, ma
sarebbe stato impossibile."
"Che ti ha fatto perch la uccidessi?"
"Nulla di tanto grave da ammazzarla.
Te lo dico ora, German, con il cuore in mano.
Forse la cosa peggiore che mi ha mai
fatto  stata all'inizio, quando mi ha mollato per colpa di quel tizio, ricordi, il villeggiante.
Forse  h che tutto  cominciato."
E abbracci con lo sguardo le quattro pareti della sua prigione.
"Devi trovarti un avvocato.
Avrai bisogno di testimoni.
Io
deporr in tuo favore, dir che avevi perso momentaneamente la
testa, devi cercare di motivare questa teoria, che non voleva venir via con te e che hai perso il lume della ragione.
Follia passeggera.
"D tempo al tempo."
"Ma lo hai capito che stai per farti anni e anni di galera?"
"D tempo al tempo."
"Un marinaio in carcere non ce la fa."
"Di tanto in tanto fammi avere notizie di questa nave.
Mi
piacer sapere dove si trova.
E appena esco, non importa quan-do, torno in mare, German."
Arriv un marinaio e comunic imbarazzato che il capitano
gli ordinava di chiudere la cabina e di montare di guardia davanti alla porta.
German usci adirato, gridando contro quel figlio di
puttana, ma che cazzo si era ficcata in testa quella cantante del
variet, gridava Germn davanti allo stupito marinaio.
Ma quando si senti rinchiuso e solo, Gins sorrise soddisfatto.
L'avrebbe potuta comprare a Saint Thomas pi a buon
mercato, approfittando dei prezzi del porto franco, ma voleva
proprio quella tuta da ginnastica vista nella vetrina di Beristain
all'angolo delle Ramblas e calle Fernando.
La tuta era ormai
sua, in una busta di plastica, e attravers il viale per raggiungere il marciapiede centrale delle Ramblas e iniziare la salita verso il centro della citt e la camera d'albergo che aveva preso
per disintossicarsi dalla lunga navigazione ed essere in condi222
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zioni di fare qualche gita in Catalogna.
Germn cercava di convincerlo a, noleggiare una macchina e a fare una tirata per piantarsi ad Aguilas, ma non era deciso e del resto non si sentiva
nemmeno troppo motivato a tornarci.
Si stava spiegando mentalmente le ragioni per non intraprendere un viaggio cos forsennafo, quando un'ombra familiare lo super a destra.
Il profilo della donna gli si fiss nello sguardo quando il corpo era gia
passato oltre e l'esame della schiena che procedeva risalendo le
Ramblas, stretta in un abito di mezza stagione che sottolineava
la figura proporzionata e tiepida, giustific il galoppo del cuore
e i passi che fece per raggiungerla e guardarla in faccia.
"Encarna!"
Anche lei lo riconobbe subito e si trovarono a baciarsi sulle
guance come due cugini che si incontrano dopo tanto tempo, a
prendersi le mani, le braccia, a muoversi entrambi come una
coppia danzante in pochi centimetri quadrati delle Ramblas, tra
l'andirivieni della gente che passeggiava in quel dolce pomeriggio primaverile.
Dopo pochi metri di strada si erano gi raccontati le cose pi importanti delle loro vite, sebbene entrambi
avessero continuato ad avere notizie reciproche da Paquita, un
punto fermo di due vite che in occasione dei viaggi di Gins o
Encarna ad Aguilas li teneva in comunicazione.
E cos trascorsero la sera, una cena in un ristorante scelto per caso e un dopocena di confidenze che all'inizio tennero nascoste le carte della
frustrazione, e poi finalmente queste carte vennero messe sul tavolo, una mano completa di fallimenti, un matrimonio fallito il
trantran relativo del mare dove nessun porto  esattamente un
porto di arrivo o di ritorno.
Lei non poteva disporre della sua
vita e lui poteva farlo fin troppo della propria.
La caricatura
della vita di Encarna ad Albacete li fece ridere, e per contraccambiare, Gins trasform la sua storia in un riassunto di aneddoti di cento porti, vicende vissute senza la speranza di poterle
mai raccontare a una persona in grado di ascoltarle affascinata.
"Ma  meraviglioso.
Poter vedere il mondo.
Io mi invento
cento malesseri all'anno per poter scappare via e venire qui, a
respirare.
E meraviglioso smarrirsi in una citt dove nessuno ti
conosce, dove nessuno sa che sei la signora Rodrfguez de Montiel.
Dove puoi vederti con qualcuno o con nessuno senza badare a nulla, assolutamente a nulla, e a nessuno.
Gins sentiva davanti a lei lo stesso conturbato bisogno di
abbracciarla, contrastato dalla non meno conturbata sensazione
di non doverlo fare provata da adolescente quando girava intorno alla casa della ragazza, quando i parenti dicevano che Gins
ed Encarna ""`si parlavano" e intendevano con ci che perlustravano i loro sentimenti reciproci, senza arrivare alle parole o
ai gesti decisivi.
E prov la stessa sensazione quella sera e il
giorno seguente, quando si dettero appuntamento a un'ora che
poterono scegliere, senza gli impedimenti di vent'anni prima,
studio, lavoro, famiglia, Paqui o quel che diranno.
E fu lei a
smettere di parlare per guardarlo con l'intenzione di saltare
dall'altro lato della barricata di ci che poteva essere e non fu,
fu lei a baciarlo per prima come un iniziale tocco di avvertimento, poi un bacio lungo e profondo che giungeva da un lungo viaggio, spinto da rimandi irrazionali.
Lei era la stessa ragazza, con i gesti pi lenti e il pensiero misurato da un calcolo
che controllava.
Era libera in una citt che per lei era libera,
aperta, e poteva esserlo periodicamente, in coincidenza con ciascuno dei ritorni della Rosa di Alessandria, e parlava affascinata
ditale possibilit quella prima sera nella camera d'albergo dove
lei alloggiava.
In precedenza aveva cercato di salire nella camera d'albergo di Gins, ma un radicale irrigidimento dell'uomo
aveva suscitato un dialogo sordido, comico, alla ricezione, un
dialogo inutile perch lei era gi entrata in ascensore e fu lui a
credersi costretto a giustificare la salita della donna in camera
dialogo che lei ascoltava infastidita e che fin quando
rinunci all'ascensore e usc in strada, seguita dalle spiegazioni
e dai sensi di colpa di Gins.
"Sei rimasto un provinciale," gli aveva detto con la gentilezza del tramonto, e loro erano nudi, e l'amore era stato insufficiente, perch nell'atto Gins aveva deposto vent'anni di
tempo, vent'anni in un istante e il corpo della donna gli si era
rivelato inaccessibile, come un muro di carne in fondo a una
decisione difficile.
"E orribile questa sensazione di clandestinit.
Questo entrare mezzo di nascosto."
"Io non sono entrata mezzo di nascosto.
Possiamo cambiare
albergo e farci registrare come marito e moglie.
"Che scusa potrei dare a Germn e agli altri?"
"Non vorrai farmi credere che non vi raccontate le vostre
conquiste e non vi aiutate a vicenda."
"E diverso.
Non voglio che lo vengano a sapere.
E diverso.
"Sei quello di sempre.
Lo avevo detto una volta a Paca.
Se
tuo cugino fosse stato diverso, se fosse stato pi deciso.
Ma
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forse no, a che serve ingannarci.
Mi facevi paura.
Paura di diventare la moglie di un marinaio sfortunato.
Vedova per mesi
e mesi, per avere in cambio nulla o mo{to poco.
Non sono una
suora.
Non sono nata per fare la suora.
Non erano troppo gratificanti, i loro rapporti sessuali.
La
dann~ta urgenza di scalare quel muro di carne, di accettare la
realt quotidiana di quel corpo, di togliergli, dopo averlo spogliato, i veli del mito sentimentale con cui l'aveva sempre
ammantato, gli impediva di sentirsi sicuro.
Durante i primi
incontri trimestrali, erano avvolti da una nube sentimentale e
Gins scusava se stesso perch riteneva che qualcosa di simile
all'amore otteneva sufficienti effetti compensatori, al di l del
successo o del fiasco sessuale.
E sembrava fosse questo l'atteggiamento di lei, che lo aspettava innamorata, il pi vicino
possibile al porto, arrivo dopo arrivo, come se avesse vissuto
quei mesi di separazione solo per il senso conferito dagli incontri.
Poche volte ebbe la lucidit sufficiente per guardare
con distacco critico quei rapporti.
Si erano inseriti nelle loro
vite, come nella sua si erano inseriti i porti e in quella di lei
le fughe.
Per quanto riguardava Gins non c'erano comparse
importanti da apportare, allontanare o dimenticare.
Quanto a
lei, prescindeva da tutto il prescindibile, senza legami con i
parenti barcellonesi, senza quasi contatti con quelli di Aguilas, solo il marito era una presenza negativa e necessaria, a
cui si riferiva prima con reticenza sofferta e poi con sdegno
sempre maggiore, come se all'inizio di quella relazione clandestina il marito fosse stato causa attiva della sua infedelt e alla fine causa passiva, qualcosa di molesto e assurdo da cui veniva e a cui doveva tornare.
Lungo quegli anni, quasi otto incontri e due periodi di difficile misurazione, con Gins all'inizio come unico motivo di speranza in quella splendida donna che lo aspettava al Caf de la Opera, un quarto d'ora dopo le operazioni di ormeggio della nave, quella donna che
aveva fatto fischiare i colleghi un giorno che li avevano visti
per strada andare a braccetto, e German seppe tacere di aver
riconosciuto Encarna.
Col tempo, lei era venuta agli appuntamenti con l'affetto iniziale, ma comunicandogli la sensazione che non fosse lui, ma la circostanza, il motivo reale delle
sue fughe e delle sue soddisfazioni.
E fu in quel momento
agrodolce che Gins ebbe paura di perderla di nuovo e le
propose di dare insieme un senso, e per sempre, alla loro relazione.
"Posso trovare qualcosa di attinente al mio lavoro e che
non richieda lunghi periodi di navigazione.
Potrei comprare un
piccolo yatch, registrano al Pireo o a Istanbul e organizzare
crociere per turisti.
Si fa molto, sempre di pi.
Tu potresti navigare con me.
Potremmo stare sempre insieme.
In Spagna non
usa cos tanto noleggiare yatch di questo tipo, forse alle Baleari, ma non ci sono abbastanza turisti.
Non ti pentiresti se andassimo a vivere nel Mediterraneo orientale.'~
E le raccontava affascinanti fantasticherie sulle isole greche
o sul Bosforo.
Particolarmente su Patmos e sul Bosforo, con
l'ansia di spartire con lei quello che si era visto costretto a godersi in solitudine con una soggettiva appropriazione masturbatoria di paesaggi ed esperienze non condivise.
Lei accettava l'idea o la rifiutava, a seconda delle fluttuazioni dello spirito
mosse da un processo logico che non gli comunicava mai, come
gli comunicava, come lui avrebbe volut?, tutti i particolari
che configuravano la sua vita prima e dopo i loro incontri.
Raccontami E allora che hai fatto.
Che pensi.
Che pensavi.
Domande che scivolavano sulla pelle di una Encarna in fondo im
penetrabile, quel muro di carne impenetrabile che a uti triatto si
trovava tra le braccia, a occhi chiusi, senza sapersi mai spiegare
se facesse cos per non vederlo o per il bisogno di cercarlo nel
ricordo.
E qualcosa di simile a un ultimatum era uscito dalle
labbra del marinaio nei primi giorni del loro ultimo incontro.
"Sono stanco di questa situazione.
Di questa finta normalit.
Hai notato? E come se fossimo sposati.
E come se tu aspettassi un marito imbarcato."
"Lo sembra ma non lo ."
Lui era in realt diventato una delle tante parti di un complesso mosaico di cui conosceva soltanto qualche tessera, di cui
il marito era la pi determinante.
"Abbi pazienza.
Mio marito ci sta lasciando," gli aveva
detto.
"Che intendi dire?"
"Che non ha molto da vivere."
"Ti fa pena?"
"Pena? Manco un po'.
Non voglio semplicemente buttare
in mare quest'ultimi vent'anni.
Se lo facessi mi prenderei a
schiaffi e darei una grossa soddisfazione a quella gentaglia.
Abbi pazienza."
Ma c'erano pi di una, pi di due Encarna.
"Gins."
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German era alla porta.
Si era accesa la luce della cabina aggredendo i suoi occhi, scorticandoli nel loro malaticcio guardare al buio, imbalsamati dall'umidit della rievocazione o dell'autocompassione.
"Gins, sei sveglio?"
"S." lo stretto.'

Era il principio della fine del viaggio, di tutti i viaggi, persino di quelli immaginari.
"Il matto si  rinchiuso nella sua cabina e quasi non esce.
Abbiamo un po' di tempo a disposizione.
Spiegati.
Forse posso
aiutarti.
Bisogna fare qualcosa.
Preparare qualcosa.
Racconrami.
Volt le spalle a German, alla luce, alla necessit di trasformare il suo fallimento in uno spettacolo.
German rimase li ancora qualche minuto.
Poi si stanc e chiuse la porta dietro di s
con ira e un filo di crudelt.
"Sulle prime ho pensato, spedisci un cablo a quello sciagurato.
Avvertilo.
Forse fa ancora in tempo a fuggire o a preparare una spiegazione che gli serva da materasso, perch appena
arriva gli piomba addosso tutta la sordidezza della storia.
Tutti
vorranno la loro parte: la polizia e la stampa.
Come se Io leggessi: dopo mesi e mesi di ricerche difficili e complesse, la polizia scopre un sordido assassino che aveva squartato la sua vittima.
Ma cosa importa.
Innanzi tutto stavo rischiando la mia licenza professionale e io alla mia licenza voglio bene per forza,
 la sola che ho e~a questo punto non ho un'altra professione, a
meno che non brevetti quella ricetta di spinaci alla marinara
che cerco di prepararti, e inoltre, che qualcuno inventi il sistema per inscatolarla, aggiungervi un po' di aroma di wrstel a
maggior gaudio delle generazioni presenti e future di drogati
del fast-food.
Ho pensato inoltre che il mio cablo lo avrebbe
raggiunto in alto mare e che la polizia aveva comunque avuto
occasione di spedirne uno prima di me.
E, ciliegina sulla torta,
a te che cazzo te ne frega? Ti credi forse sua madre o il suo
santo patrono? E grandicello, e far bene a godersela fin che
pu perch all'aria aperta ci star poco negli anni a venire.
Ma
mi rompe che paghi per quello che non ha fatto."
"Eppure qualcosa l'ha fatta.
"Elementare, caro Fuster."
Non era scetticismo quello che esprimevano le sopracciglia
alzate dell'amministratore, con il suo berretto blu da marinaio
greco e la sua zazzera bianca a sottolineare l'inclinazione della
testa sulla casseruola dove Carvalho dava gli ultimi tocchi ai
manicaretti.
"Cena extra per celebrare che cosa?"
"L'impossibilit di celebrare alcunch.
Mi sono sentito o
generoso o vecchio e ho offerto a Charo di venire a vivere qui,
a titolo di prova, per un po' di tempo, avremmo visto in seguito non si pu mai dire.
Ma dopo averci pensato su, niente,
me'zzo minuto, mi ha detto di no, che ognuno  fatto a modo
suo, che lei cucina peggio di me, che casa sua  casa sua.
E se
ne  andata.
E mi,  successo quel che mi  successo anche. con
quell'idea idiota di fa re da salvagente a un assassino evidentementeincapaceegoffo.
E in simili casi non c' come andare al
mercato della Boquerfa e comprare cose su cui puoi mettere le
mani e trasformare in altre: verdure, frutti di mare, pesce, carne.
Negli ultimi tempi penso all'orrore di mangiare, associato
all'orrore di uccidere.
La cucina  ufl mascheramento artificioso
di un assassinio selvaggio, talvolta perpetrato in condizioni di
una crudelt selvaggia, perch la crudelt suprema  quella
umana.
Quegli uccellini messi vivi ad affogare nel vino per renderli pi gradevoli al palato, per esempio." .
"Eccellente argomento di conversazione come aperitivo.
"Il 1984 non  che cominciato.
Gli astri si allineeranno e ci
manderanno affanculo, uno dopo l'altro.
Sar `in anno sfavorevole a detta degli astrologi.
E per questa ragione e per tante
altre', sono passato dalla Boquerfa con l'intenzione di cucinare
per me stesso."
"E per Fuster, la cavia."
"Sei libero di mangiare oppure no.
Ma non rifiutare soprattutto il primo piatto, un incontro di diverse culture, spinaci appena scottati, ben sgocciolati, tagliuzzati e poi un artificio gratuito e assurdo come tutto l'artificio culinario.
Si friggono alcune teste di ga'mbero nel burro; si tolgono dal burro e vi si fa
un court-bouillon.
Nel burro cos aromatizzato si soffriggono alcune teste d'aglio novello tritate, pezzettini di gamberi e di
vongole privi di gusci e valve e conditi con sale e pepe.
Subito
dopo, un cucchiaino di farina, noce moscata, mezza bottiglietta
di salsa di ostriche, si rimesta due o tre volte e vi si aggiunge il
court-bouillon ottenuto con le teste dei gamberi.
Si versa questa salsina sugli spinaci e si fa cuocere tutto insieme, non molto
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a lungo, quanto basta per aromatizzare il miscuglio e fargli
prendere un'umidit untuosa che faccia venir voglia di mangiarla con gli occhi.
Poi, prosciutti di capretto con le prugne,
elementare, qualcosa di un po' scontato, prosciuttini dorati nello strutto, insieme a una cipolla infilzata da chiodi di garofano,
u~ pomodoro, e un misto di odori.
"A questa base si aggiunge del bacon a pezzetti, il liquido
in cui si sono scottate alcune susine claudie, e si elabora una
salsa che ricorda quella spagnola, ma in cui predomina l'aroma
del chiodo di garofano, degli zuccheri sciolti dai prosciuttini e
dal bacon.
Si sistemano le susine scottate sui prosciuttini, sui
quali si versa la salsa, si mette il tutto per qualche minuto in
forno e la cena  pronta.
Un paio di bottiglie Remelluri de Labastida, del `78, ed eccoci pronti a invecchiare con dignit.'
"Ti pagano per non risolvere i casi?"
"Li risolvo sempre.
Arrivo sempre a sapere quasi tanto
quanto l'assassino e racconto tutto al mio cliente.
Persino in
quest'ultimo caso, in cui il mio cliente sapeva pi di me e cos
sar per sempre, addirittura ne sa pi dell'assassino, ma fa finta di nulla."
Fuster indovinava la tempesta che covava sotto il grembiule
decorato con una riproduzione di strani uccelli in volo sul cielo
bianco e diede tempo allo sfogo di Carvalho fino a che la prima bottiglia di vino pass a miglior vita.
"Il colmo  che hanno venduto il terreno davanti a casa
mia e forse mi copriranno in parte la veduta di Barcellona."
"E il peggio che ti sia capitato."
"Da quando ho memoria di questi paraggi, molto prima che
avessi la bench minima idea di venire a stare qui, quel pezzo
di terreno alberato  stata la mia immagine di Vallvidrera.
E
quella di migliaia di cittadini che ogni domenica vi sostavano e
vi si affacciavano a guardare la citt, come se fosse stato un
balcone.
Ma questo il comune democratico a quanto pare lo
ignora e, invece di regalare questo balcone ai cittadini e a se
stesso, ha permesso che vi si costruisse sopra un altro pezzo di
citt.
Senza dubbio lo si poteva fare a norma di legge.
Questo
paese si sta riempiendo di legulei.
La logica interna delle leggi
 come un percorso ferroviario,  la stessa locomotiva.
Non ha
mai tempo di fermarsi per domandare le loro ragioni ai suicidi
o per avvertire i sordi.
Questi ragazzi del comune democratico
devono essere di buona famiglia.
Fin da piccoli devono aver
passato le vacanze in villette col giardino e non sanno cosa significhi ~rendere il treno per andare a vedere un albero pubblico per un'ora o il fascino di contemplare lo scenario della commedia dal di fuori.
Questa citt."
La seconda bottiglia introdusse il paradiso nell' anima della
notte e Fuster raccont quanto sapeva di amici comuni, in particolare del professore Beser, che avevano adoperato come consulente letterario nell'investigazione di un crimine sociale.
"A questo servono i professori che propendono per il realismo letterario.
Devi leggere e fare esercizio fisico.
Vedresti la
realt in un altro modo.
Tu leggi soltanto per bruciare, per trovare ragioni per bruciare, e fai esercizio fisico solo per inseguire o perch sei inseguito.
E logico che tu abbia una percezione
negativa della realt."
"Sto per andare in una stazione termale."
"Baden-Baden? Marienbad? La Toja? Panticosa?"
"Una di quelle terme piene di stranieri in cerca del sole della Spagna, disposti a lasciare nelle nostre fogne tutta la merda
che avanza loro insieme alla mia.
Bagni di argilla.
Massaggi.
Disintossicazione."
"Sei malato?"
"No.
Ma ho bisogno di essere toccato come se fossi una
parte della natura, e prendere acque prodigiose, q,uelle che ti
imbottiscono il fegato di ferro e ti mettono la vaselina nella ve,scica.
Un accappatoio bianco.
Mi comprer un accappatolo
bianco e cos sar costretto ad andare a quelle terme."
"Mare? Montagna?"
"Tutti e due.
Devo fare una ricerca accuratissima.
Ci dev'essere una guida delle stazioni termali.
Il mondo ne  pieno.
Tutto il mondo  una stazione termale, con limitate e onorate
eccezioni, come il Libano o El Salvador.
Tanto peggio per loro.
Bisogna essere degli insensati per nascere nel Libano, per esempio.
E quel che pi mi rompe di tutta questa s,toria  che mi
puzza di vecchio, ascolta, sono stato sullo scenario da dove parte tutto ad Aguilas e lo scenario dove nasce il torbido sentimento ~ei protagoni'sti non esiste nemmeno.
Hanno fatto fuori
l'arena non esiste pi il posto dove piantava,no il tendone per
la sagra' nemmeno la passeggiata lungo il mare  pi la stessa, e
non SOAO le stesse le condizioni sociali, la fabbrica dove lei lavorava la voglia di tirare avanti propria dei sopravvissuti che
avevaA~o tutti noi trenta o quarant'anni fa.
E quella coppia di
I mari &l Sssd, di Manuel Vfzquez Mootalba'n (Feltrinelli, 1994).
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disgraziati  stata vittima della vecchiaia dei loro sentimenti,
della vecchiaia della loro bont e della loro malvagit.
Hanno
conservato dentro di s le loro stesse rovine, le rovine di ci
che non erano, e a un tratto le hanno messe in primo piano,
disprezzando tutto quello che aveva mutato le loro vite, e questo,  un fatto culturale, si sono cqmportati secondo modelli
non necessari, inutili."
"Andrai al processo?"
"Pu darsi che mi chiamino a testimoniare, ma ne dubito.
Se mi chiameranno, ci andr.
Se non mi chiameranno, no.
I
soggiorni alle terme, sono detraibili?"
"Se sono dovuti a motivi di salute e nel tuo caso, come libero professionista, senza dubbio.
E l'opinione di un esperto."
"Quel che faccio di sicuro  andare domani al po,rt~.
Voglio
vedere l'arrivo della Rosa di Alessandria, e il marinaio.
"Come te lo immagini?"
"Come quello che ai miei tempi si chiamava un adolescente
sensibile.
Un relitto.
Un relitto di adolescente sensibile."
"E il fiume?"
"Quale fiume?"
"Quando mi hai telefonato per invitarmi a cena, mi hai
detto: ti devo parlare della straordinaria nascita di un fiume
che si chiama Mondo."
"Al', s.
Ti pare poco? Sembra quasi che il paesaggio si sia
ispirato a Calder6n.
Un fiume che si chiama Mondo."
L'uomo ammanettato era alto, pi alto di me, pens Carvalho.
Numero di scarpa, quarantatr, sicuro.
Notevole il contegno con cui scendeva la passerella della nave, rispettato dai
poliziotti che gli camminavano davanti e dietro, esitanti con gli
occhi fissi su un pavimento che quasi non calpestavano.
Lui
non guardava i gradini.
Scendere con sicurezza le passerelle
delle navi faceva parte del suo mestiere e lo aveva fatto per pi
di vent'anni.
Era bruno e abbronzato.
Aveva il colore della
gente di mare, il naso aquilino del marinaio che annusa burrasche e porti.
A giudicare dalla sua disinvoltura, sembrava fosse
stato lui ad arrestare i quattro poliziotti che lo incorniciavano,
nervosi, senza abbastanza mani per chiedere coi cenni che la
L9 1 si avvicinasse alla passerella del trasbordatore che li aveva
portati dalla Rosa di Alessandria.
Mentre l'auto si avvicinava,
un poliziotto lo prese per un braccio e l'uomo alz lo sguardo
come se cercasse qualcuno nel porto, forse not Carvalho, quel
guardone svogliato che se ne stava appoggiato a un capannone
pieno di una merce occulta che puzzava di olio rancido, ma
cercava piuttosto con gli occhi un po' di mare libero tra le navi
attraccate, una strada per concludere il suo viaggio impossibile
verso il Bosforo e la fine del mondo.
Carvalho aveva educato
se stesso a non credere nel destino.
Si comincia col credere nel
destino e si finisce col credere nella propria morte, aveva letto
da qualche parte o forse era stato lui a pensarlo, per conto suo,
quando pensava, come se il mondo e gli altri meritassero che si
pensasse a loro.
L'uomo inghiott saliva e si lasci spingere nell'abitacolo della macchina, poi, in un batter d'occhio, la macchina pass accanto a Carvalho e part verso la citt del bene e
del male, la citt dei commissariati e delle carceri.
Carvalho alz le spalle e torn alla sua auto per abbandonare quanto prima
una citt che per quel giorno aveva ormai smesso di interessargli.
Una storia d'amore era sul punto di finire.
Probabilmente
il marinaio avrebbe cominciato a mentire per salvarsi o forse
avrebbe accettato il suo destino come se lo avesse letto nei libri
e si sarebbe lasciato condannare con lo sguardo volto verso la
sua intrasferibile memoria.
Carvalho fu contento di tornare a
casa e starsene da solo.
Il freddo umido del porto gli era entrato nelle ossa e non c' niente come un bi icre di acquavite
-~ghiacciata e un caff bollente per scaldare il corp .
Prese dal
frigo un'intera punta di petto di vitello, la lasci cadere sul tagliere e con un coltello affilato l'apr a met a forma di libr
Tagli via i lembi sporgenti fino a ottenere una specie di ret4tangolo e batt la carne con il pestello del mortaio per ammorbidirla e stenderne le fibr .
Come se si fosse trattato della tela
di un ` ` ` dispose sul taglio di carne
aperto delle fette di pancetta e strisce di peperone dolc , bietole tritate e amalgamate con la besciamella e un po di cumino,
tartufo, e dadini di uovo sodo.
A cominciare dal lembo da cui
sporgeva la pancetta, arrotol la carne come una pergamena e
l'involtino inghiott gli ingredienti fino a diventare un immenso
rullo di carne ripiena che Carvalho impacchett nel foglio doppio di alluminio, per mettere subito dopo l'invenzione nel forno bello caldo.
Tre quarti d'ora nel forno.
Poi, al fresco per
l'intera nottata.
Il giorno dopo avrebbe tolto il sudario di alluminio annerito e ne sarebbe emerso un involtone di carne fredda colmo di sorprese.
L'avrebbe mangiato a fette insieme a un
po' di salsa tartara in cui avrebbero prevalso i capperi.
La not232
233

te aveva ormai un senso e non mancavano che il caminetto acceso e un sigaro Condal n. 6, preso dalla scatola miracolosa speditagli da Tenerife da quel marito sfortunato ma pieno di gratitudine.
Un libro gli chiedeva di essere bruciato per via della sua
condizione di intralcio sentimentale, e strapp dal suo regno di
p~ole morte il Poeta a New York per condurlo all'olocausto.
Ultima grazia, apr il libro a una pagina che negli anni si era staccata dalle altre, memoria di una predilezione. "Luna e panorama
degli insetti." Ai piedi della pira i versi lo colpirono come il grido di un innocente.

Ma la notte e' inte,'ninahile quando preme sui malati
e ci sono navi che cercano di farti guardare per affondare tranquilie.

Torn sui propri passi e rimise il libro dove era stato fin da
quando aveva deciso di trasformare la sua biblioteca in una galleria di condannati a morte.

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